giovedì 23 luglio 2026

Fakir, la protesta si sposta all'Interporto: "Blocchiamo le merci"

 

il comunicato del Si Cobas nazionale

UN SCIOPERO OPERAIO HA BLOCCATO L’INTERO INTERPORTO DI BOLOGNA!

21-07-2026

L’assassinio di Fakir Abderrahim da parte della polizia ha avuto un forte eco tra i lavoratori dei vari magazzini dell’interporto bolognese.

Una massa umana si è addensata davanti all’entrata di questa area dimostrando cosi ai padroni e allo Stato che l’uccisione di un loro compagno non resterà impunità.

I mandanti di quei poliziotti che hanno ucciso con una violenza repressiva disumana pagano cosi un prezzo altissimo.

Migliaia di camion fermi altre miglia dirottati su Milano. Nelle due settimane precedenti 5 giornate di sciopero contro Sda, Brt e Gls avevano “dissanguato” la fonte dei profitti di quelle aziende e oggi hanno subito una batosta memorabile.

Ogni uomo, proletario, ha ricordato ai padroni che la repressione non passerà senza conseguenza verso la loro sete di potere, hanno pagato( ancora poco) delle gesta degli sbirri assassini del compagno Fakir.

Uno striscione con scritto ” Con te Fakir Abderrahim non hanno ucciso la nostra lotta. Tremate padroni noi continueremo a lottare”, significando cosi con 24 ore di sciopero che la memoria operaia è viva in onore di ogni sfruttato che il sistema capitalistico ogni giorno uccide per mano della polizia o nei luoghi di lavoro dove lo sfruttamento si realizza.

Uno sciopero di questo genere dimostra che la classe esiste non solo per vivere del proprio salario ma che ciò non basta, aspira si ad avere il pane ma anche le rose.

Una battaglia vinta in giornate di lutto per un loro compagno caduto per la repressione assassina degli uomini al servizio dello stato borghese.

SI COBAS Nazionale


da bolognatoday

Blocchi e rallentamenti dalle 22 di lunedì. Il Si Cobas ferma le aziende della logistica dove lavorava il 43enne morto al Pilastro: "Facciamo un danno economico"

Dopo il presidio e i disordini in centro per la morte di Abderrahim Fakir, durante un intervento della polizia al Pilastro, si prosegue con la mobilitazione sindacale. Nella notte tra lunedì e martedì è iniziato lo sciopero nelle aziende dell'Interporto di Bologna, con ripercussioni sulla circolazione nell'area, Fakir lavorava infatti in una ditta di facchinaggio. 

Alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'Interporto di Bologna”, aveva fatto sapere Si.Cobas, quindi nella serata di ieri, 20 luglio, si sono verificati blocchi e rallentamenti lungo via Santa Maria in Duno, la Rotonda Segnatello e la Trasversale di Pianura, disagi alla viabilità potrebbero proseguire anche nella mattinata di oggi, 21 luglio. Il blocco sarebbe terminato, mentre lo sciopero si concluderà alle 22 di oggi. 

Anche la Cgil aveva proclamato un pacchetto di due ore di sciopero "per favorire la massima partecipazione" alla manifestazione in programma in piazza Nettuno. "Scendiamo in piazza e rispondiamo alla chiamata del sindaco di Bologna Matteo Lepore a tutte le forze democratiche della città. Invitiamo tutti ad esserci, vogliamo verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir", avevano dichiarato Anna Cocchi, presidente dell'Anpi di Bologna, Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna, e Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna.

Perché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l'arreso mortale di Abderrahim Fakir: "Hanno seguito il protocollo"...

Il Si Cobas rivendica lo sciopero in corso nel settore della logistica, dove lavorava Fakir, spiegando che la mobilitazione "risponde all'omicidio avvenuto" e sostenendo che "ci sarà ancora necessità di continuare la mobilitazione a fianco della famiglia".

Blocchiamo le merci, facciamo un danno economico”

Abderrahim chiedeva aiuto e che gli hanno dato un ginocchio sul collo, lo spray urticante e la morte come se fosse una bestia”, dice al megafono un sindacalista Si. Cobas all'Interporto. “Se vogliamo davvero giustizia è importante che ci sia una lotta nei tribunali, ma la vera lotta è di classe, di chi viene sfruttato tutti i giorni e non vuole fare la stessa fine di Abderrahim".

Gli scioperi hanno il merito di dimostrare che se c'è un problema in questo paese, sono i salari, sono le condizioni di vita, sono la m… che si vive tutti i giorni nei quartieri popolari”. Quindi, contro Vannacci “che cerca di convincerci che il problema sono gli immigrati, quando la classe operaia immigrata è uno dei pochi motivi di vanto che abbiamo in questo paese, perché le migliori lotte negli ultimi anni, le avete fatte voi anche in questo interporto, avete strappato diritti che prima non esistevano. Ci avete insegnato, ci avete fatto ricordare che cos'era la lotta di classe. Tutti noi viviamo le condizioni che hanno portato Abderrahim a morire come un cane". 

Continuiamo con lo sciopero tutta la notte - annunciano - blocchiamo le merci, facciamo un danno economico perché ricordiamoci Abderrahim è morto nel giorno in cui non lavorava, mentre tutta la settimana la passava a spaccarsi la schiena per ingrassare il portafogli di un padrone che magari poi andava in giro, andava in televisione, andava a dire che il problema di questo paese sono gli immigrati. Chi tocca uno tocca tutti."

"Bologna ha un lungo debito col Pilastro"

Nel documento del sindacato si legge inoltre che "Bologna ha un lungo debito col Pilastro, l'uccisione di Fakir allunga la lista. Questo debito non può essere curato con la retorica, può essere pagato solo ridando dignità, servizi e serenità ai quartieri popolari: la vera sicurezza è quella sociale". Il comunicato si conclude con la richiesta di "verità e giustizia per Abderrahim Fakir".

Secondo la Cub, quanto accaduto “si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza” e annuncia il sostegno "allo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e allo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell'Interporto di Bologna", invitando lavoratrici e lavoratori a partecipare alla mobilitazione.



UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

 In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferatezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.


La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.

Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.

Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!

Basta omicidi di Stato e capitale!

A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!

Solo la lotta è l’unica risposta!

Mobilitiamoci subito!!

Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS




lunedì 20 luglio 2026

20 luglio - info da tarantocontro: Jindal - Esuberi e intensificazione dello sfruttamento alla ArcelorMittal - NO alla trattativa romana - L'altra strada dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

Bisogna togliere fiducia alle OO.SS. Verso cui si deve porre una vera e propria questione morale, non è possibile che dirigenti di questi sindacati fanno carriera - prima Sperti UILM e D'alò FIM divenuti segretari nazionali e ora Brigati Fiom divenuto segretario regionale - mentre i lavoratori stanno sempre peggio e a rischio futuro.

Bisogna sostenere e portare avanti la Piattaforma operaia, renderla un vincolo per governo e OO.SS.

Firma e fai firmare la piattaforma operaia, pretendere assemblee, togliere la fiducia alle attuali OO.SS.


PIATTAFORMA OPERAIA

NO al fondo Flacks – NO a Jindal

Nazionalizzazione subito

Nessun esubero – Riduzione dell'orario di lavoro a parità salariale

CIGS con integrazione per lavoratori diretti e appalto

NO Ccnl Multiservizi alle Ditte dell'appalto – CCNL metalmeccanico con clausola sociale – NO contratti a termine

Legge speciale per amianto, lavori usuranti, prepensionamenti

Basta morti sul lavoro – Postazione ispettiva permanente in fabbrica

Le trattative si devono fare a Taranto – Lo Slai cobas presente per una voce autonoma

Per un vero sciopero generale fino a risultati effettivi


Slai Cobas

via Livio Andronico, 47 Taranto – WA e tel 3475301704 – slaicobasta@gmail.com



20 luglio - «Muoiono al posto nostro», lettera di C. Soricelli

 di Carlo Soricelli (*)


gentile Natalia Aspesi,

ho letto la sua riflessione nell’ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica e vorrei rispondere alla sua domanda su cosa temono davvero quegli italiani. Spesso si teme l’immigrato per via di una narrazione distorta legata alla delinquenza, ma la realtà dei fatti e dei numeri ci racconta una storia completamente diversa, eppure drammaticamente invisibile. Sì, anche tra di loro ci sono alcuni delinquenti, come tra gli italiani. E allora? Vediamo la realtà.

Ci conosciamo ormai da anni: lei stessa ha pubblicato più volte all’interno della sua rubrica le mie considerazioni sui morti sul lavoro, e ospita periodicamente i report e le situazioni che racconto attraverso la mia attività di monitoraggio.

Proprio per questo, da Bologna, continuo a portare avanti da diciannove anni questo osservatorio indipendente: registro ogni singola vittima, giorno dopo giorno. Se in questi giorni si sfogliano i registri dei morti sul lavoroi, si incontra un’infinità di nomi marocchini, tunisini, albanesi, rumeni. Sono soprattutto ragazzi arabi e dell’Est Europa, giovanissimi, mandati allo sbaraglio senza alcuna formazione o preparazione. Ma c’è di più: lavorano incastrati nella giungla del subappalto, del sub-subappalto, una catena senza fine alimentata da leggi orrende che hanno praticamente legalizzato lo schiavismo. È proprio questa frammentazione estrema che ha fatto impennare la strage di lavoratori, costringendo questi poveri stranieri ad ammazzarsi di fatica e a venire uccisi nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi, dappertutto, facendo i lavori più umili e pericolosi. Muoiono al posto nostro, muoiono il triplo rispetto ai lavoratori italiani.

Fa rabbia, e per certi versi fa persino sorridere, sentire ancora oggi una retorica che vorrebbe un’Italia senza immigrazione. A volte penso che mi piacerebbe vedere cosa succederebbe se, per un solo giorno, tutti i lavoratori stranieri decidessero di andarsene contemporaneamente. Questo Paese si bloccherebbe all’istante, e saremmo noi a dover correre loro dietro, perché una parte consistente della ricchezza degli italiani e della nostra quotidianità si regge interamente sulle loro braccia.

C’è una crudeltà profonda che si sta facendo strada, e l’episodio che più mi ha turbato recentemente è accaduto in Veneto, che – lo ricordo – è la Regione con più morti sul lavoro.  Tre giovani braccianti  marocchini   Abdelghani Gari, 33 anni, El Arbi Saifi, 36, e Yassin Mazi, 28  sono morti all’alba, volando in un canale con il furgone che li portava al lavoro. La CGIL aveva posto una lapide per ricordare il loro sacrificio e la loro dignità. Ebbene, quella targa è stata prima vandalizzata e poi asportata, rubata, solo perché ricordava lavoratori immigrati.

Cancellare il ricordo di chi è morto lavorando per noi è un atto di una miseria culturale e umana sconsolante. Chi invoca certe chiusure dimentica che stiamo parlando di persone che pagano con la vita il benessere del nostro Paese. Continuare a monitorare, a fare memoria e a dare dignità a questi ragazzi è l’unico modo che abbiamo per restare umani.

Un cordiale saluto, Carlo Soricelli

Nota drammatica a margine: A rendere tutto ancora più turbante e urgente sono i dati del mio osservatorio. In questi giorni abbiamo purtroppo superato i 600 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro, una cifra spaventosa che, se sommata agli infortuni mortali in itinere, supera i 750 decessi. Siamo di fronte a una strage mai vista. 

(*) curatore dell’osservatorio di Bologna: cadutisullavoro.blogspot.com


20 luglio - UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

 

In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferatezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.
La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.
Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.
Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!
Basta omicidi di Stato e capitale!
A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!
Solo la lotta è l’unica risposta!
Mobilitiamoci subito!!
Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS


venerdì 17 luglio 2026

17 luglio - Sul lavoro si muore: ci sono state 7 vittime in 48 ore. «Il sistema non funziona». L'unico decreto sicurezza che il governo Meloni non fa è quello...

...della salute e sicurezza dei lavoratori che mostrano tutto il suo odio per la classe lavoratrice

di Giulio Isola

Un uomo travolto mentre operava sui binari in Friuli, un operaio folgorato durante gli interventi dopo il maltempo in Lombardia. Due addetti hanno perso la vita durante la raccolta dei rifiuti in Toscana. Decessi anche in ditte e cantieri. I sindacati: non è una fatalità, il profitto è messo davanti alla sicurezza

17 luglio 2026

Francesco Vona, 39enne di Vittorio Veneto (Treviso), operaio alla Postumia Inerti di Giavera del Montello (Treviso), è morto alle 8 di giovedì 16 luglio soccorrendo un collega che era rimasto con un braccio impigliato in un nastro trasportatore che i due lavoratori stavano revisionando. Vona secondo una ricostruzione confusa, sarebbe salito sul nastro liberando il collega, ma sarebbe rimasto a sua volta intrappolato nell’impianto, riportando le lesioni che ne hanno causato la morte. Secondo uno dei titolari dell’azienda l’operaio sarebbe invece caduto dal nastro durante il soccorso e avrebbe battuto con violenza la testa, fratturandosi le vertebre cervicali.

Fadil Abdelhakim, 32enne di Ivrea (Torino), egiziano di nascita, operaio di E.S. Impianti srl, azienda napoletana subappaltatrice dei lavori di posa della fibra ottica, è rimasto folgorato durante l’installazione dei cavi a Montesano Salentino (Lecce). Alle 11,30 di giovedì 16 luglio ha appoggiato la sua scala a un palo della rete elettrica, è salito per le operazioni di cablaggio ed è rimasto fulminato da una scarica, segno evidente che le lavorazioni venivano portate avanti senza la disattivazione dell’alimentazione. Un urlo, poi l’operaio è rimasto penzoloni fino all’arrivo dei Vigili del Fuoco, intervenuti in sicurezza per il recupero del corpo. Tre settimane fa il Comune di Montesano Salentino aveva diffidato Open Fiber per la cattiva esecuzione dei lavori nelle strade del paese.

Alessandro Magnani, 41enne di Canolo di Correggio (Reggio Emilia), dipendente della cooperativa di servizi La Bussola di Reggio Emilia, si è spento martedì 14 luglio nell’Ospedale Maggiore di Parma, dove era ricoverato dal giorno prima. Intorno alle 12 di lunedì 13 dopo aver consegnato un documento a Campagnola Emilia (Reggio Emilia), Magnani tornando alla sua auto si è scontrato con la bici di Paolo Belli ed è crollato a terra battendo la testa. Il cantante, che secondo le testimonianze procedeva ad andatura tranquilla, si è fermato per soccorrere l’uomo cercando di tenerlo sveglio in attesa dei soccorsi. Le condizioni della vittima si sono rapidamente aggravate, fino al decesso il giorno dopo in ospedale. L’autopsia stabilirà se la morte è legata a un malore o alle conseguenze del trauma cranico. Paolo Belli, che ha riportato ferite trascurabili, è indagato per omicidio stradale.

Claudia Mastrovalerio, 24enne di Torino, dipendente della ex Magneti Marelli di Venaria Reale (oggi Marelli, del fondo Usa Kkr), è morta per un incidente stradale avvenuto alle 5,30 di mercoledì 15 luglio mentre andava al lavoro sulla sua Yamaha R6. A un paio di chilometri dalla destinazione ha perso il controllo della moto, è finita contro lo spartitraffico ed è stata sbalzata sull’asfalto. Portata al San Giovanni Bosco di Torino, si è spenta poche ore dopo il ricovero.

Un bracciante 36enne indiano è morto prima dell’alba di giovedì 16 luglio a Pontinia (Latina) mentre in bici andava al lavoro in un’azienda agricola della zona. Erano circa le 5,15 quando il lavoratore, a luci spente e senza il giubbotto rifrangente, è stato investito su una strada nei pressi dell’Appia dall’auto di un altro bracciante diretto al lavoro. Il ciclista è morto sul colpo.

Johann Mittelberger, agricoltore 82enne di Cermes (Bolzano), sposato, sei figli, è l’ultima vittima di un incidente con un trattore. Alle 11 di giovedì 16 luglio è uscito di strada con il mezzo agricolo, ribaltandosi lungo un pendio di una quindicina di metri e rimanendo schiacciato.

#francescovona #fadilabdelhakim #alessandromagnani #paolobelli #claudiamastrovalerio #johannmittelberger #mortidilavoro

Luglio 2026: 55 morti (sul lavoro 41 in itinere 14; media giorno 3,4)

Anno 2026: 651 morti (sul lavoro 536; in itinere 115; media giorno 3,3)

Diff. 2025: + 37

91 Lombardia (sul lavoro 72 – in itinere 19)

73 Veneto (60 – 13)

56 Campania (48 – ?

53 Piemonte (44 – 9); Lazio (37 – 16)

51 Toscana (43 – ?

49 Emilia Romagna (39 – 10)

46 Sicilia (39 – 7)

34 Puglia (27 – 7)



17 luglio - DA VIAREGGIO A GENOVA: SOLIDARIETA' E LOTTA CONTRO LE STRAGI SUL LAVORO E TERRITORIO

 

Il volantino diffuso di fronte al Tribunale

Genova, 16 luglio 2026

Viareggio: presente alla sentenza di 1° grado del ‘Ponte Morandi’ (14 agosto 2018): 43 Vittime e decine di feriti. Siamo qui, al Tribunale, PER esprimere la nostra solidarietà e il sostegno ai familiari delle vittime.

La solidarietà si dà e si riceve. E’ una potente arma contro la rassegnazione, la passività, la delega … Esercitiamola, in primo luogo, nei confronti dei familiari di stragi operaie, industriali e ambientali, e dei morti sul lavoro e da lavoro.

Il 25 giugno 2026, le condanne nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio.

Dopo 17 anni: 250 udienze, 7 gradi di giudizio, 28 giudici.

Le condanne definite e definitive a pene da 4 a 6 anni per le figure apicali delle società coinvolte; in primis l’ex Ad delle ferrovie, Mauro Moretti. Il 25 giugno si è consegnato nel carcere di Orvieto.

In questo caso, sicuramente un’eccezione, poteri forti, centri di potere della casta, delle lobbies, non l’hanno fatta franca.

La rituale e ordinaria impunità è stata loro negata!

Le responsabilità sono state accertate anche penalmente, pur se a pene lievi, di fronte all’immane tragedia: 32 Vittime e feriti gravissimi che mai saranno ex ustionati.

Dopo Viareggio, altre stragi di lavoratori e passeggeri: Andria e Corato (Puglia, 2016), Pioltello (Mi, 2018), Livraga (Lodi, 2020), Brandizzo (To, 2023) ...

A Viareggio, la mobilitazione popolare ha prodotto un risultato’. Una strage che non è stata dimenticata e che ha strappato un brandello di giustizia.

Uniti e organizzati per impedire ogni altra strage (industriale, operaia, ambientale), ogni morte nei luoghi di lavoro e nel territorio.

L’UNITA’ fa la forza! La LOTTA la differenza!

- Associazione “Il Mondo che vorrei” (Familiari di Viareggio)

- Assemblea 29 giugno (Ferrovieri e cittadini/e di Viareggio)


GENOVA: EX-VERTICI DI AUTOSTRADE CONDANNATI PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI. PENE DA 12 A 5 ANNI



giovedì 16 luglio 2026

17 luglio - info da tarantocontro: Lo Slai Cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori della Pmc

 Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai Cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai. E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso con gli operai alla Stellantis (in calce il foglio diffuso).

Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operaie. Anche se erano passati dei mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a tono, ed è dovuto andare via). Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) la fabbrica sarà chiusa. 

Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.

Dopo l'intervento alla Stellantis siamo andati al presidio/tenda operaia della PMC, appalto stellantis, che dura da 9 mesi! Gli operai hanno tradotto la sigla aziendale in Presidio Metalmeccanico Combattivo. 

Siamo stati molto ben accolti - Ci hanno informato dello stato della loro lotta e dei vari passi fatti in questi mesi, che hanno portato ad una nuova possibilità lavorativa con altra azienda - il 27 giugno vi sarà un incontro risolutivo; hanno anche parlato del rapporto contraddittorio coi sindacati. Ma soprattutto hanno giustamente voluto sottolineare il valore per tutti gli operai del loro presidio: hanno mantenuto e mantengono una "luce" accesa, indomita che è un esempio per tante altre ditte dell'appalto che rischiano di licenziare.

Il loro rappresentante ci ha detto: voi siete venuti da Taranto, col caldo, a incontrarci... invece chi sta qui a Potenza (vedi Potere al popolo) non lo abbiamo mai visto.

Poi hanno voluto sapere dell'Ilva e del processo di Potenza. Questo ci ha dato la possibilità di raccontare tanto di questa grande fabbrica, passato e presente, facendo informazione e spiegando linea e esperienze, positive e negative.

Ci hanno offerto e insistito che mangiassimo pane e salame, frutta e caffè.

Di seguito alcune foto che i lavoratori hanno voluto per suggellare questo positivo incontro, con l'arrivederci a presto.




mercoledì 15 luglio 2026

15 luglio - info Electrolux 3: IL CASO FORLI'

 

Skatenati Electrolux

Il caso Electrolux a Forli. L'annuncio alcuni mesi fa, urbi et orbi, è stato di 1700 licenziamento + stop a 200 contratti a termine, di cui nello stabilimento di Forlì hanno fissato 318 gli operai in più da licenziate oltre a un numero imprecisato di impiegati; vivi turni e orario a giornata per tutti, riduzione quantità di prodotti da fare, via tutti i contratti a termine.

Ma a Forlì chiedono straordinario a tutti, anche nel turno di notte, nessuna riduzione dei turni, aumentano le quantità di pezzi da fare.

Come dire che nessuna delle cose affermate dalla multinazionali ai tavoli del Ministero, come azioni immediate, che precedevano la gestione esuberi si era vera.

Meglio, ma il dubbio che qualcosa non torni e che stiamo battendo cassa in UE e al Governo è più che fondato.



15 luglio - MILANO: Slai Cobas sc AL FIANCO DEGLI ABITANTI DI MOLISE CALVAIRATE

 

Nell’ultimo sopralluogo nei cortili di via Faa di Bruno 5 e di piazza Insubria 3 che abbiamo fatto giovedì scorso come “Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate” abbiamo constatato che la situazione igienico-sanitaria in quartiere è peggiorata. I ratti sono tantissimi, molto grossi e seguiti da tanti cuccioli che diventeranno presto altri ratti adulti che si sommeranno a quelli già esistenti. Non abbiamo dubbi che la situazione sia più o meno identica nei civici degli altri nostri caseggiati. Tutto ciò significa che la possibilità che in Molise-Calvairate esplodano epidemie o che persone (soprattutto bambini) vengano morse dai topi si moltiplica.
Il recente sgombero delle montagne di rifiuti che si erano accumulate nelle aree rifiuti nelle ultime tre settimane, non corrisponde a una diminuzione della presenza dei ratti. Ciò vuol dire che Aler non sta facendo la derattizzazione adeguata e che le nuove grosse trappole – sbandierate come risolutive - non stanno servendo. Inoltre, nei cortili le feci di topi si accumulano e questo significa che Aler non sta provvedendo da mesi neanche a pulire i cortili. Anche queste feci, oltre a sprigionare un tanfo insopportabile, possono portare gravi malattie. Le aree rifiuti, pur sgomberate dall’eccesso di masserizie, non sono state bonificate e, di conseguenza, i topi continuano a farne il loro territorio che difendono anche con aggressività, rendendo davvero pericoloso buttare i rifiuti e impossibile farlo normalmente. Le cantine dei suddetti civici sono ancora in stato di abbandono, piene dì masserizie marce, detriti da rimuovere, sporcizia e feci di topo. Infine, cominciano a vedersi, sempre nei cortili, cadaveri di ratti in decomposizione.
I topi sono portatori di numerose malattie trasmissibili e il contagio avviene principalmente attraverso il contatto con feci, urine, saliva, morsi o tramite pulci e zecche portate dai ratti. Queste malattie sono molto gravi e, spesso, mortali: Leptospirosi, Salmonellosi, Hantavirus, Tifo Murin, Peste, Coriomeningite Linfocitaria, ecc. Un’epidemia anche solo di una di queste malattie che dovesse esplodere nel. Molise-Calvairate, certamente non resterebbe confinata all’interno dei caseggiati ma si propagherebbe anche oltre, interessando l’intera città di Milano. Come ripetiamo da settimane questa è una grave emergenza sanitaria di cui presto o tardi vedremo le conseguenze tutti, in particolare in queste settimane di temperature altissime.

Le prime segnalazioni della presenza di topi nei caseggiati risalgono al 2022. Se allora fosse stato fatto un intervento tempestivo e risoluto certamente non ci troveremmo oggi in una situazione di emergenza fuori controllo. Ciò che Aler fa è sempre troppo in ritardo e quindi insufficiente per lo stato attuale.
Dopo il nostro presidio sotto la sede Aler di mercoledì 1 luglio e l’incontro ottenuto da una delegazione dell’Assemblea abitanti del Molise-Calvairate, il Presidente di Aler, Alan Rizzi, è stato costretto a impegnarsi a venire in quartiere personalmente a incontrare gli abitanti e l’Assemblea. Lo farà domani, mercoledì 15 luglio, alle ore 17 nel cortile di piazza Insubria 3. Noi lo accoglieremo per fargli toccare con mano la gravità della situazione e per chiedergli conto delle condizioni di degrado, pericolo e mancanza di dignità in cui Aler ci sta facendo vivere da anni. Non permettiamogli di fare passerella e di continuare a dire che Aler già sta facendo il massimo.
Auspichiamo la presenza di tutte e tutti. Solo con la partecipazione è l’unità riusciremo a difendere la nostra salute e cambiare questa storia terribile.
Facciamoci vedere e sentire. Ora basta!
Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate


15 luglio - info Electrolux 2, Solaro: Electrolux Solaro, la Fiom accusa: “Volumi promessi al Ministero, in fabbrica è tutta un’altra realtà” 15 Luglio 2026

 

SOLARO – Dopo l’incontro di martedì 14 luglio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul piano industriale di Electrolux, la Rsu Fiom-Cgil dello stabilimento di Solaro diffonde una nota dai toni molto duri. Nel comunicato i rappresentanti sindacali contestano il comportamento dell’azienda, dalla gestione delle ferie alla conferma degli esuberi, ribadendo che gli impegni assunti con l’accordo del 2023 devono essere rispettati.

Di seguito il testo integrale della nota.

In data odierna, 14 luglio, si è tenuto a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’incontro tra le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm (segreterie nazionali e territoriali), le Rsu di tutto il Gruppo e la dirigenza aziendale di Electrolux.

Come Rsu di Solaro, siamo usciti da questo tavolo con un giudizio di totale fermezza e netta contrapposizione rispetto alle posizioni arroganti espresse dall’azienda.

Un metodo unilaterale inaccettabile e forzature sulle ferie

Abbiamo contestato duramente il metodo unilaterale che la direzione aziendale sta mettendo in campo. Electrolux si sta dimostrando del tutto incapace di gestire corrette relazioni sindacali. L’ultimo esempio inaccettabile riguarda la gestione delle ferie: l’azienda sta applicando il Contratto nazionale dei metalmeccanici a proprio piacimento, imponendo forzature intollerabili. Con estrema arroganza pretendono di comandare le ferie d’ufficio. Queste continue forzature non fanno altro che spingere verso rotture pesanti e, di fronte a questo atteggiamento, noi metteremo in campo tutte le iniziative di lotta necessarie.

Il teatrino dei volumi: bugie al Ministero, realtà in fabbrica

Siamo di fronte a un paradosso grottesco. Al Ministero i rappresentanti di Electrolux parlano con leggerezza di volumi futuri in crescita per Solaro, ma la realtà che viviamo ogni giorno in fabbrica è ben diversa: i volumi stanno crollando verticalmente. Invece di agire con responsabilità e concordare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire la situazione, l’azienda risponde imponendo le ferie in modo unilaterale. Ci chiediamo: questo è l’atteggiamento e il comportamento del gruppo dirigente di una multinazionale seria? Noi abbiamo un dubbio, o meglio, moltissimi dubbi sulla loro reale credibilità.

Solaro ha già dato: l’accordo del 2023 non si tocca

Abbiamo ribadito con forza un concetto chiaro e indiscutibile: Solaro i sacrifici li ha già fatti, e sono stati tantissimi. Ci chiediamo che fine abbiano fatto gli impegni solennemente presi con l’accordo del 2023: 102 milioni di euro di investimenti sul sito di Solaro e l’incremento della velocità delle linee fino a 108 pezzi. L’azienda deve ricordarsi che tutto deve ripartire nel pieno rispetto dell’accordo 2023.

Vergogna: dichiarano esuberi anziché assumere

La beffa è totale: mentre l’accordo del 2023 prevedeva assunzioni, oggi la multinazionale decide di dichiarare esuberi e, nello stesso momento, punta a fare cassa speculando sulle nostre spalle per ottenere utili ancora più elevati. A tutto questo noi diciamo: vergogna! Vogliono nascondere la loro totale incapacità manageriale e gestionale minacciando di fatto la tenuta dello stabilimento. Lo gridiamo a gran voce: gli unici veri ‘esuberi’ dentro questa azienda sono i dirigenti che la gestiscono in questo modo, non le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno mandano avanti la produzione con professionalità e fatica.

È ora di dire basta

Non arretreremo di un millimetro contro queste logiche padronali tipiche delle multinazionali legate all’alta finanza, che guardano solo ai dividendi dei soci e calpestano la vita di chi lavora. Ci faremo sentire, dentro e fuori la fabbrica. La mobilitazione comincia adesso. Le lavoratrici ed i lavoratori vanno rispettati.”



martedì 14 luglio 2026

15 luglio - info Electrolux 1: Electrolux. Primi passi della azienda, ma ancora insufficienti. Necessario intervento istituzionale per sbloccare la vertenza e sostenere Cerreto

 continua la pantomima degli incontri al Mimit, i "famosi" 50 gg di tregua, dove l'azienda continua spedita per la sua strada e le organizzazioni sindacali continuano a chiedere a governo e Regioni 

"Al prossimo incorro del 21 luglio chiediamo a Governo e Regioni di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza."

e di fatto concorrono, tra caldo torrido e proclami farlocchi (una promessa non si nega a nessuno), a comprimere il protagonismo operaio, che rompa gli argini (come negli anni 70) e metta in campo i rapporti di forza per ottenere risultati



15 luglio - Rimini, operaio sale sulla gru: senza stipendio da cinque mesi....

 .....mentre il fascista Piantedosi vara l'ennesimo decreto "anti maranza" gli operai migranti non hanno nemmeno la sicurezza dello stipendio e subiscono lo sfruttamento schiavistico del caporalato

Accade nel cantiere di un asilo nido, il lavoratore è un egiziano di 25 anni. Altri colleghi in situazioni analoghe. Pracucci, Fillea: “Vivono in una baracca, colpa dei subappalti”

Redazione

14 luglio 2026 • 14:54

Un operaio egiziano di 25 anni è salito su una gru, a venticinque metri di altezza, minacciando di lanciarsi nel vuoto per il mancato pagamento degli stipendi. È accaduto stamani a Rimini, nel cantiere del nuovo asilo nido di via Pindemonte, a Rimini. Lo riferisce l’agenzia Agi. La protesta ha richiesto l'intervento di vigili del fuoco, polizia di Stato e personale del 118. Il fatto si è verificato intorno alle 10.30. L’uomo si trova attualmente sulla gru, esposto al caldo estremo, sul posto sono arrivati i negoziatori per un confronto che lo convinca a scendere. Nel frattempo, sempre secondo l’agenzia, alla base del cantiere si sono radunati altri lavoratori, anche loro di origine egiziana e impiegati in diversi cantieri della zona. Gli uomini denunciano ritardi analoghi nel pagamento delle retribuzioni. Per il segretario della Fillea Cgil di Rimini, Andrea Pracucci, arrivato sul posto, gli operai sarebbero senza stipendio da circa cinque mesi: il sindacato riferisce inoltre che tre di loro avrebbero vissuto in una baracca nel cantiere, una situazione che lancia l’ennesimo allarme sulla catena dei subappalti. Sono in corso gli accertamenti delle forze dell’ordine per ricostruire i fatti e verificare i contratti dei lavoratori.