giovedì 4 giugno 2026

5 giugno - SABATO 6 GIUGNO DA TARANTO AD AMENDOLARA- manifestazione

 

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto ad Amendolara sabato alla manifestazione di rilievo nazionale promossa dalla CGIL alla stazione di servizio ore 16..30.della strage dei braccianti

partenza da Taranto sede Slai Cobas via Livio Andronico 47  ore 14 - info 3475301704 Margherita




5 giugno - PUGLIA CONTRO LA GUERRA: *CONTRO LE GUERRE, LA CORSA AL RIARMO E LA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO, A SOSTEGNO DEL POPOLO PALESTINESE*

 

Lo Slai Cobas Taranto aderisce all'appello e all'assemblea del 19 giugno info slaicobasta@gmail.com

 *Appello per una mobilitazione regionale*

La Puglia è stata, negli ultimi anni, attraversata da numerose mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e contro le guerre, il riarmo e la militarizzazione dei territori. Presìdi e manifestazioni hanno coinvolto siti militari, fabbriche di armi, luoghi simbolici come il consolato onorario di Israele, oltre alle iniziative legate alle imbarcazioni partite verso Gaza e alle vicende di attivisti e attiviste colpiti dalla repressione in mare e a terra.
Riteniamo che tutto questo debba oggi tradursi in un salto di qualità nella costruzione di una mobilitazione ampia e condivisa contro l’ulteriore militarizzazione della Puglia, contro il riarmo e per la risoluzione di ogni forma di collaborazione militare e commerciale con Israele, utilizzando anche le campagne BDS di boicottaggio, a partire da quella dell'azienda farmaceutica israeliana TEVA.
Per questo proponiamo di avviare momenti di confronto e coordinamento finalizzati alla costruzione di percorsi unitari regionali e di future iniziative comuni.
Sono già stati stanziati 500 milioni di euro — su un investimento complessivo di 1,76 miliardi — per il potenziamento dei porti militari di Brindisi e Taranto. Nel frattempo aumentano le esercitazioni nei poligoni militari e i sorvoli a bassa quota sui centri urbani da parte dei velivoli della Marina Militare e delle altre basi aeree presenti sul territorio.
La presenza militare condiziona profondamente lo sviluppo economico e sociale della Puglia, ostacolando modelli fondati sul lavoro sostenibile, sul turismo, sull’agricoltura, sulla tutela del paesaggio e delle risorse naturali. Produce inoltre conseguenze rilevanti sul piano ambientale e sanitario.
A tutto questo si aggiungono i massicci investimenti nell’industria bellica, di cui la conversione dello stabilimento Leonardo di Grottaglie a produzioni militari rappresenta un esempio emblematico, insieme ai processi di sfruttamento e devastazione ambientale che colpiscono da anni la regione.
La possibile localizzazione di siti destinati allo stoccaggio di scorie radioattive, così come le recenti inchieste sullo smaltimento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni — sversati nelle campagne del Tavoliere e nel Parco dell’Alta Murgia — mostrano ancora una volta come la Puglia venga troppo spesso considerata una periferia sacrificabile, destinata ad attività impattanti e dannose decise altrove.
La militarizzazione del territorio si inserisce nella stessa logica: una logica che sottrae alle comunità il diritto di decidere del proprio futuro e subordina la tutela dell’ambiente, della salute e delle vocazioni produttive locali a interessi esterni.
Nel quadro delle strategie della NATO nel cosiddetto “Mediterraneo Allargato”, la Puglia assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie militari internazionali, con ricadute dirette sulle popolazioni e sui territori.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile rilanciare una mobilitazione regionale per la pace, contro tutte le guerre, contro il riarmo e a sostegno del popolo palestinese.
Invitiamo cittadine e cittadini, gruppi, movimenti, associazioni e comitati territoriali a partecipare all’assemblea regionale che si terrà *venerdì 19 giugno alle ore 17:30*, in presenza presso la *Casa dei Comboniani di Bari* oppure *da remoto al seguente link*: meet.google.com/bsq-vvca-wcj

*Aderiscono:*
(per aderire: WhatsApp 3355844895) 
Associazione delle Chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata - CAM Comitati Alta Murgia - COBAS Puglia - Comitato Carmosino per la Palestina - Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il riarmo e per la pace Brindisi - Comitato contro il riarmo del Salento - Comitato promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 - Comunità palestinese di Puglia e Basilicata - Donne in Nero Bari - La Giusta Causa - Rete dei Comitati per la Pace di Puglia - Rete dei Punti Pace Pax Christi Puglia - Rete Puglia - UDS Puglia



mercoledì 3 giugno 2026

4 giugno - info da tarantocontro: Processo "Ambiente svenduto" - Presidio di protesta al Tribunale di Potenza - per partecipare wa 3519575628

 

Invito a stampa e TV
5 giugno ore 10 davanti al Tribunale di Potenza  - info 3519575628
Nuovo presidio di protesta e proposta per il processo "Ambiente svenduto" ex Ilva.
Le prescrizioni non sono assoluzioni, ma il frutto malato di un processo sabotato sulla pelle dei lavoratori e cittadini di taranto
Si vogliono cancellare morti sul lavoro e morti da inquinamento, si vuole affermare un regime di impunità e sfruttamento per il profitto, di crisi industriali non risolte, a Taranto come in tutto il paese e in tutto il mondo del lavoro.
Si vogliono negare GIUSTIZIA E RISARCIMENTI.
Cosa intendiamo fare per contrastare tutto questo

Per le parti civili e avvocati rappresentate dallo Slai Cobas Taranto
Avv. Antonietta Ricci - foro di Taranto - anche per tutto il collegio difensivo TA/TO/PZ di queste parti civili
Calderazzi Margherita - coord provle Slai Cobas Taranto



4 giugno - Ancora su Amendolara: CHI STA DIETRO AI CAPORALI?

 


Si chiamavano Ullah Ismat Quiem, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Layiad, 27 anni, tre braccianti afghani e un pakistano, costretti a raccogliere frutta e verdura in quelle campagne per 12 – 13 ore di lavoro al giorno, sotto il solleone, trattati come schiavi, senza diritti, senza contratto, salari mai pagati. I caporali, al soldo dei clan mafiosi e dei padroni di quelle terre, li hanno bruciati vivi nella loro auto, perché si erano ribellati, in una squallida stazione di servizio Ip di Amendolara, nel cosentino.

Erano in cinque, quattro sono morti carbonizzati, il quinto – Taj Mohammad Alamyar, pure lui di nazionalità afghana – è riuscito a salvarsi ed ha raccontato, terrorizzato, a stampa e Tv, del ruolo della mafia afghana in quelle campagne e di un sistema schiavile a cui lui e i suoi compagni erano sottoposti.

Ci dobbiamo chiedere per chi lavoravano questi caporali che costringevano lavoratori agricoli in quelle condizioni bestiali, sfruttati per intere giornate lavorative e, per giunta, senza paga?

Lavoravano per aziende agricole regolari che, a loro volta, rifornivano, di frutta e verdura, i banchi delle principali aziende della grande distribuzione organizzata.

E’ quel che avviene nelle campagne di tutt’Italia, dal Sud al Nord, è un sistema schiavile che funziona così. Ovunque.

Non è vero - come dicono alcune associazioni imprenditoriali agricole – che il sistema è buono, c’è qualche mela marcia! Non è vero, perché, per limitarci al Piemonte che è la Regione in cui viviamo, questo sistema lo incontriamo a Saluzzo, nell’astigiano, nell’albese, a Carmagnola, nel torinese, nelle risaie del novarese e in Bassa Valle Scrivia.

Secondo l’ONU, metà della popolazione agricola italiana è costituita da migranti, per lo più irregolari. Manodopera sfruttata dal sofisticato sistema alimentare dell’Italia.

Anche noi consumatori siamo parte del problema.

Quando ci sediamo a tavola, ci dobbiamo chiedere cosa c’è dietro a un bel bicchiere di vino o a un’insalata di pomodori|

Abbiamo più volte denunciato questo sistema perverso, anche attraverso il nostro libro uscito di recente SCHIAVI MAI!, ma, siamo sicuri, in questo caso come in altri che l’attenzione dei media durerà qualche giorno, poi tutto passerà nel dimenticatoio.

Eppure, in Italia, da una decina d’anni, esiste una legge – la 199/2016 – che si è posta l’obiettivo di perseguire non solo i caporali, ma anche le aziende agricole committenti.

Legge totalmente inapplicata.

Avete mai letto, accanto a nomi di caporali, anche solo un nome di un italianissimo proprietario terriero che utilizza i caporali a proprio uso e consumo?

Occorre affrontare con forza questo sistema criminale, ma, al tempo stesso, occorre affrontare il ruolo delle imprese agricole.

Bisogna cambiare le leggi ingiuste, pretendere la cancellazione della Bossi – Fini che relega i lavoratori in condizioni di semiclandestinità rendendoli ricattabili, contrastare le logiche che hanno ispirato i decreti sicurezza e i decreti flussi.

Una volta che arrivano, queste persone sono abbandonate ai caporali. Basta leggere i dati: sapete quanti entrati con il decreto flussi conseguono il contratto di lavoro? Il 20%. E il resto dov’è va a finire?

Certo, parliamo di caporalato, però i caporali sono solo parte del problema. Ci sono altri tre grandi responsabili: il datore di lavoro che li sfrutta per quelle ore, li paga in quel modo e li tiene in quelle condizioni lavorative, poi ci sono i liberi professionisti – consulenti, avvocati, notai, associazioni agricole – che assistono i padroni, li consigliano, conoscono perfettamente la situazione, sanno quanti lavoratori sono in “nero” e quanti in “grigio” e poi c’è la grande distribuzione che fa il bello e il cattivo tempo, detta prezzi e condizioni.

A fronte di ogni caporale, c’è sempre un’azienda che si rivolge a lui. Gli schiavi lavorano, i caporali controllano e i padroni guadagnano” Fannie Lou Hamer

Castelnuovo Scrivia, 3 giugno 2026 - Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia



martedì 2 giugno 2026

3 giugno - Sulla strage di braccianti immigrati ad Amendolara

 da ORE12 Controinformazione rossoperaia

Come mai i giornali ora sono così pieni di dettagli precisi sulla strage dei braccianti di Amendolara? Ora sanno tutto, descrivono tutto, all'improvviso gli "invisibili" diventano immediatamente visibili. Non dovremmo aggiungere niente a quello che descrivono i giornali sulla condizione dei braccianti in Calabria, in Puglia, in Basilicata; eppure, oltre al fatto che non bisogna mai stancarsi di descrivere questa condizione "schiavista" e di denunciarla, il punto ora è il che fare.

E sul che fare siamo alle solite: la catena di inchieste giudiziarie - ma non c'erano prima e finora, cosa hanno prodotto? Le denunce apparse sui giornali, che cosa hanno prodotto? Cos'ha prodotto l'attività, anche spesso lodevole, dei sindacati, della CGIL sostanzialmente? perché la CISL e la UIL o non sono presenti nelle campagne oppure sono completamente d'accordo per lo sfruttamento schiavista dei lavoratori e spesso vi è un intreccio molto stretto tra padroni e padroncini che gestiscono questo lavoro nelle campagne e organizzazioni sindacali che lo favoriscono.

Così come è del tutto evidente che questo sistema, chiamato caporalato, in realtà si chiama capitalismo, sfruttamento selvaggio, riduzione in schiavitù dei lavoratori migranti approfittando delle leggi del

governo che permettono questo sfruttamento.

Quindi, dove vanno a finire tutte queste denunce? Quanti altri morti ci devono essere nelle campagne perché questa cosa diventi materia di uno sciopero generale, diventi materia di manifestazioni, di proteste anche violente nei confronti dei padroni sfruttatori e, naturalmente, del sistema economico, politico, militare, criminale, che lo mantiene.

Tutto questo avviene ogni estate, ogni giorno, si condisce sempre più di sfruttamento e di razzismo, un razzismo diffuso, un razzismo istituzionale, la cui matrice è il governo, lo Stato, le istituzioni. E' da questo che bisogna partire per non ripetere l'eterna giaculatoria.

Ovunque i migranti vengono sfruttati e schiavizzati, sia alla costruzione del nuovo Consolato a Milano degli Stati Uniti, sia nelle campagne della Calabria, della Puglia e della Basilicata. 

La lotta nelle campagne richiede l'autonomia e l'organizzazione della Lega dei Migranti, un tentativo in questo senso è stato fatto negli anni scorsi, con “Campagne in lotta” che, nei limiti del possibile, come Slai cobas abbiamo supportato. Ma chiaramente siamo ben distanti dalla necessità di combattere lo schiavismo, lo sfruttamento.

Quindi tocca al sindacalismo di classe, tocca allo Slai cobas per quanto ci riguarda nei territori della Puglia e della Basilicata - e se ci arriviamo anche della Calabria - offrire un punto di riferimento che richiede anche una presenza sul territorio e un appello ai compagni del territorio perché siano presenti, perché si lavori verso le campagne. Noi proviamo a farlo ogni volta che riusciamo ad andarci, ma chiaramente siamo una realtà di Taranto, siamo una realtà che per raggiungere questi territori ogni volta deve fare viaggi, deve girare, non può starci stabilmente.

Ma oggi il problema è organizzare i braccianti, trasformare la denuncia in organizzazione, e per organizzare i braccianti bisogna capire che si ha a che fare con caporali che spesso provengono dalle etnie, come è il caso della cosiddetta mafia pakistana, ma ce ne sono anche altre, che operano per conto di quelli per cui lavorano. Quindi che cosa facciamo senza colpire le aziende piccole, medie e grandi che li sfruttano? Evidentemente nulla.

Senza bloccare la produzione, senza trasformare la denuncia in lotta, organizzazione non è possibile neanche una minima difesa. Ma basta parlare del fermo delle attività produttive in questa zona, basta parlare di colpire i padroni e padroncini che quotidianamente producono schiavismo e subito si ha a che fare con amministrazioni comunali complici, con parti degli apparati statali complici, con parti della magistratura complici e chiaramente con il braccio armato dei padroni e padroncini che chiamano la “malavita organizzata” che è parte di questo sistema di sfruttamento.

Ora però la catena si sta allargando a dismisura e si fonde con il razzismo di Stato, con la politica dei governi e questo lo vediamo proprio in questi giorni perché non c'è solo la strage di Amendolara, ci sono state anche le aggressioni sempre più frequenti dei migranti, fino ad ammazzarli; c'è stato il caso del bracciante di Taranto, Bakari Sako, ucciso selvaggiamente da razzisti, razzisti che vengono anche dalle file del popolo e che sono più o meno legati alla bassa malavita.

Razzisti sono gli esecutori ma i mandanti restano uguali: questa catena dello sfruttamento capitalistico è sistemica ed è una catena il cui cuore sono le leggi del capitale, del massimo profitto, il minimo del salario e delle condizioni di lavoro più disumane, sono le leggi delle catene commerciali che partono dallo sfruttamento dei braccianti pagati anche 1 euro all'ora e arrivano ai grandi centri commerciali dove i prezzi di quei prodotti raccolti dai migranti sono sempre più alti; è evidentemente l'applicazione sul territorio delle leggi dello Stato, di un governo, della Meloni, Salvini, e tutta la banda, che li vuole cacciare, che li vuole affondare con un blocco navale, di un governo che vuole rinchiudere i migranti nei lager CPR, un governo che vuole trasferire i migranti nei centri in Albania.

Sul territorio cosa diventa tutto questo se non quello che assistiamo in questi giorni? 

Si vuole colpire una parte consistente di quello che è il proletariato di questo Paese, si vuole dividere e isolare i proletari più sfruttati dai proletari nelle fabbriche e nei posti di lavoro, alimentando il razzismo, nell'interesse esclusivo dei padroni e del governo fascista.

Noi vogliamo fare la nostra parte da Milano alla Calabria, alla Puglia, alla Basilicata, a Latina, a Bergamo e così via.
Ma per fare questa parte abbiamo bisogno che tutti i compagni e compagne, associazioni, si uniscano intorno a una linea di sindacalismo classista e combattivo, un sindacalismo in grado di fare la guerra di classe contro i padroni e gli sfruttatori
.


lunedì 1 giugno 2026

2 giugno - CASSINO LA SITUAZIONE

 

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 25.05.26

ORE 12 - L’annuncio del prossimo piano industriale per quanto riguarda Cassino non è arrivato, anzi, già si sapeva da qualche giorno che sarebbe stato disatteso, quindi si sono presi pure un po' di tempo. 

OPERAIO STELLANTIS - Effettivamente non solo non c’è questo piano industriale, ma non è in calendario, questa mi è sembrata la novità perché è legato a questa ipotesi che lo potrebbero prendere i cinesi.

ORE 12 - quindi vuol dire che la situazione è realmente vaga.

OP STELLANTIS - Sì, molto, perché da che c'erano le prospettive di un probabile acquirente che poteva essere la Dongfeng, a questo punto sono saltati questi incontri perché hanno preferito investire in Francia e non qui in Italia. 

ORE 12 - Ma oggi hanno partecipato i sindacati di Cassino a questa cosiddetta call che ha fatto Elkann?

OP STELLANTIS - Non ho la certezza se quale sindacalista abbia partecipato, penso che qualche rappresentanza nazionale dovrebbe aver partecipato, anche la FIOM ha emesso un comunicato che sostanzialmente dice che non c'erano le prospettive per Cassino.

ORE 12 - Ma a livello di operai c'era attesa con qualche speranza?

OP STELLANTIS - Sì, era molto atteso questo giorno, infatti molti si aspettavano che il 21 venisse emanato il piano industriale per quanto riguarda Cassino, invece poi c’è stata la delusione più totale, sull'annuncio del rafforzamento e di un piano per gli altri siti come Pomigliano e Melfi hanno escluso

Cassino, ma non solo, anche Maserati e questo la dice lunga sulle prospettive, quindi le possibili aperture, adesso, sono diverse, potrebbero puntare su un indebolimento ancora maggiore del sito di Cassino, fino a portarlo poi alla chiusura e questo ha creato maggior dubbi nella testa degli operai.

 ORE 12 - Voi state sempre lavorando al minimo da quanto ho capito?

OP STELLANTIS - Allora, lo stabilimento di Cassino lo possiamo dividere in due frazioni: lo stampaggio che riguarda lo stampaggio a freddo, stampaggio a caldo e stampaggio plastico. L'altro polo all’interno dello stesso stabilimento è la lastratura e il montaggio che stanno lavorando pochissimo, addirittura 1-2 giorni a settimana, a differenza del polo dove c'è lo stampaggio che produce anche per Sevel, qui ci sono i 21 turni, la cassa integrazione c'è poco e niente, quindi c'è pure questa cosa ambigua nello stesso sito. 

ORE 12 - In termini di numeri tra i due siti che numeri ci sono?

OP STELLANTIS - Considera che nello stabilimento di Cassino siamo 2.400 operai di cui una gran parte è in cassintegrazione, mentre c'è quella fetta dei reparti di stampaggio che è un migliaio più o meno tra tutti e tre i reparti, lavora, potenzialmente al 50%, però se dobbiamo esaminare la statura montaggio i rapporti sono più alti. 

ORE 12 - Tu pensi che la delusione si possa trasformare in mobilitazione?

OP STELLANTIS - Questo è difficile dirlo e pure da farsi, perché nel frattempo non è mai stato curato quell'aspetto che rafforzasse la coscienza operaia, sono stati sempre fuori dallo stabilimento, non è stato semplice avere un contatto con gli operai e poter rafforzare questo rapporto per elevare questa coscienza di classe, però un po' di mormorii ci sono da parte di qualche sindacato che ancora riprende quella linea, come la CUB per esempio.

ORE 12 - Dopo che non hanno dato sul momento nessuna prospettiva, almeno una assemblea generale dovrebbero fare, mettere in campo qualche iniziativa, perché siccome il piano è comunque in divenire, movimenti nel piano vi possono essere se i lavoratori si mobilitano. Non si chiude un sito come Cassino di colpo, almeno imbrogliami ma non mi puoi tenere proprio fuori dal piano generale dopo che hai caricato di soluzioni - tutte abbastanza eventuali - tutti gli altri siti.

OP STELLANTIS Io spero che comunque ci sia quella parte sana del sindacalismo confederale, perché comunque in ogni sindacato c'è una testa e c'è una sinistra e speriamo che ci sia quella parte di sinistra che spinga a prendere una posizione più chiara, un po' più schietta e preparare il terreno a eventuali lotte, perché non sappiamo effettivamente cosa ci diranno da qui ai prossimi mesi, può darsi che arriveremo a dicembre e ci annunceranno poi una chiusura, quindi ci potremmo aspettare una cosa del genere. Quindi sarebbe il momento di cominciare a guardare pure oltre al proprio orticello

ORE 12 - Questo mi pare proprio necessario perché altrimenti con una pseudo pacificazione che possono realizzare verso gli altri stabilimenti con questa aspettativa, effettivamente si rischia di essere ancora più abbandonati di prima, quindi veramente bisogna far di tutto per farsi sentire subito, in maniera che il messaggio a Stellantis e ai loro amici interni al sindacato arrivi forte chiaro, che non si può mica aspettare e trasformare questa situazione in una vera e propria agonia dello stabilimento.

OP STELLANTIS - Io credo che adesso il prossimo passo che dovremmo fare noi operai più avanzati, sarà proprio quello di spingere le rappresentanze sindacali a prendere una posizione un po' più chiara, ma già sarebbe molto fargli organizzare un'assemblea.

Ore 12 - Se si riesce a fare un'assemblea generale, io credo che quelli che tu chiami la “parte sana” possa avere un effettiva voce ed egemonia poi sull'intero stabilimento, proprio perché i fatti alla fine gli danno ragione. Però l'assemblea è un passaggio indispensabile perché noi la stiamo vedendo quasi da semestre a semestre all'Ilva in cui in qualche maniera si sono create le circostanze per assemblee generali, le cose si sono veramente mosse e non sono andati in direzione della parte non sana che sindacato pilotava. Lo stesso è stato a Melfi perché proprio l'assemblea di qualche settimana fa si è trasformata in una protesta massiva degli operai, c'è stato un operaio che ha cominciato dicendo non rispondete più nemmeno al telefono e questo ha trovato un’ovazione di tutti gli altri lavoratori e l'assemblea si è immediatamente riscaldata per la circostanza che finalmente i lavoratori erano stati messi insieme in assemblea e non era continuata quella circolazione di informazioni per sigla o per reparti che è poco incisiva per far sentire la voce dei lavoratori invece quando hanno messo insieme tutti i lavoratori le cose sono andate in tutt'altra direzione e questo a Cassino mi sembra un passaggio decisivo altrimenti effettivamente la situazione può realmente peggiorare proprio perché l'intenzione di chiudere non proprio Cassino ma tutto il piano di ristrutturazione è in generale un piano a perdere per diversi stabilimenti e poi scavando dentro cose del piano si vede che i tempi sono molto differenziati, che alcune variabili sono legate all'andamento effettivo del mercato, quindi si cade in una palude di stabilimento per stabilimento di cui difficilmente se ne esce vivi ma soprattutto non ne uscirebbe vivo Cassino.

OP STELLANTIS - Sì, perché ad oggi è l'unico sito che è stato totalmente depotenziato che lascia intendere che la strada che si andrà a percorrere i prossimi mesi, la preoccupazione è quella di ulteriore depotenziamento, quindi riuscire a incentivare porterebbe lo stabilimento a 2000 unità. Quattro anni fa nel periodo di Renzi lasciava intendere già questo con 1800 esuberi che è ancora oggi nel sito di Cassino dichiarano 1800 esuberi, quindi in un momento in cui ci sono esuberi vuol dire per loro ancora previsti tagli, questo è chiaro, lo hanno detto proprio in tutte le lingue.

 ORE 12 - Pensate di fare un volantino a caldo o aspettate che ci sia qualcosa?

OP STELLANTIS - La Fiom già è uscita un proprio volantino, ha già preso una posizione in merito quindi hanno fatto capire che bisogna già organizzarsi, a muoversi perché non ci sarà più tempo quando arriverà nel piano definitivo che magari prevederà la cosa peggiore per questo sito, anche noi come operai possiamo organizzare un volantinaggio.

ORE 12 - Questo mi sembra un passaggio proprio inevitabile che forse può effettivamente essere una scintilla in positivo rispetto anche a livello di pressione che i lavoratori possono esercitare verso le organizzazioni sindacali.