martedì 17 giugno 2025

17 giugno - Incidente sul lavoro a Taranto, 55enne trovato morto nell’azienda di autodemolizioni dove lavorava

 

di F. Q.

Vito Penna, 55 anni, potrebbe essere stato schiacciato da un’auto impilata. I carabinieri e i tecnici dello Spesal indagano sull'incidente

È stato trovato senza vita nell’azienda di autodemolizioni in cui era impiegato. Il cadavere di Vito Penna, operaio di 55 anni, è stato rinvenuto ieri nell’agro di Palagiano, in provincia di Taranto, forse schiacciato da un’auto impilata. La dinamica dell’incidente tuttavia è ancora da accertare. A nulla è servito l’intervento dei soccorritori del 118.


Incidente sul lavoro, operaio di 55 anni morto schiacciato da un'auto

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Incidente sul lavoro, 55enne muore in autodemolizione

Tragedia nel Tarantino. Forse schiacciato da auto impilata

MASSAFRA, 17 giugno 2025, 09:40

Redazione ANSA

Tragedia sul lavoro nell'agro di Palagiano, in provincia di Taranto.

Vito Penna, 55 anni, è stato trovato senza vita ieri sera all'interno dell'azienda di autodemolizioni in cui era impiegato. A nulla è valso l'intervento dei soccorritori del 118: l'uomo era già deceduto.
Le cause dell'incidente sono ancora in fase di accertamento.
Secondo una prima ricostruzione, l'operaio potrebbe essere stato schiacciato da un'auto impilata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Massafra e i tecnici dello Spesal (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell'Asl per i rilievi e la verifica di eventuali responsabilità legate a malfunzionamenti o errori umani.
Il Comune di Massafra ha proclamato il lutto cittadino in concomitanza con i funerali. "Un altro caduto sul lavoro - ha dichiarato la sindaca Giancarla Zaccaro - che ci obbliga a riflettere. Ogni perdita è un dramma umano e sociale". Bandiere a mezz'asta sugli edifici pubblici.


lunedì 16 giugno 2025

16 giugno - info: Stellantis - Operai in svendita con accordi sindacali

 Dice una bella canzone: basta lamenti, prendi il bastone e tira fuori i denti...

Operai in svendita:

"Novantamila euro per dare le dimissioni. È questo, in media, il "premio" per gli operai Stellantis che lasceranno spontaneamente il lavoro da luglio a ottobre. E saranno quasi 2.000 in tutta Italia. Ecco le cifre dell'accordo firmato con (non tutti) i sindacati

A Cassino - Appena 48 giorni di lavoro (su 98) nei primi cinque mesi del 2025; mentre gli ammortizzatori sociali ormai da anni, e quest’anno in maniera ancora più importante, stanno decurtando le buste paga degli operai con salari inferiori ai mille euro al mese. Intanto con accordi sindacali si preparano 265 "uscite volontarie".

Lo stesso vale per lo stabilimento di Atessa, con 402 uscite volontarie, una riduzione di personale poco inferiore al 10 per cento degli attuali 4947 dipendenti. Qui è stato siglato un preaccordo sindacale. Con la sola esclusione della Fiom, che ha scelto di non firmare "decisioni unilaterali". 

A Mirafiori - I primi 610 esuberi sono stati annunciati nei giorni scorsi: coinvolgono le Carrozzerie, gli Enti Centrali, il Centro Ricerche Fiat e altre sedi nel Torinese. 

Il piano - viene detto - proseguirà verso tutti gli stabilimenti italiani. Questo piano già concordato con il

nuovo ceo Antonio Filosa (il cui ufficio "base" sarà a Detroit) e il comitato esecutivo presieduto da John Elkann, prevede circa 1.925 "uscite volontarie".

A chi accetta la proposta di buonuscita - si dice - andranno 6 mesi di retribuzione, oltre al TFR, per quei lavoratori che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento. Per i lavoratori cui mancano due anni per la pensione, Stellantis offre di integrare la Naspi (l'assegno di disoccupazione) fino al 90% della retribuzione. Per gli altri, l'offerta è fino a 33 mensilità e 30.000 euro di incentivo per quei lavoratori più anziani (ma l'età media a Mirafiori è attorno ai 54 anni). Per i più giovani, 12 mensilità e 20.000 euro di buonus

L'obiettivo è attuare il ricambio generazionale - spiegano dal Gruppo. Tradotto: carne fresca, con meno diritti, a contratti precari, meno salari, e (sperano i padroni) più ricattabili.

A Mirafiori già ad agosto saranno inseriti giovani lavoratori per la produzione della Fiat 500 Ibrida. Non è ancora stato reso noto il numero di quanti saranno inseriti, alcune fonti parlano di un migliaio, nei quali però dovrebbero rientrare anche lavoratori interinali.

E per ogni protesta si rischia il lavoro

Nei giorni scorsi a Mirafiori vi è stata una legittima protesta per le pesanti condizioni di caldo in cui si lavora. La protesta si è rapidamente estesa. Le stesse sigle sindacali, constatando il perdurare delle criticità legate al caldo e ai sistemi non attivi, avevano annunciato l'intenzione di estendere l'agitazione anche alla linea di montaggio. Ma, poco dopo l'annuncio, è arrivata una comunicazione dalla direzione aziendale di Stellantis in cui veniva detto che, a partire dalle ore 12:15, i lavoratori interessati sarebbero stati posti in "senza lavoro", una misura che di fatto sospende l'attività lavorativa per il personale coinvolto.

La Stellantis, esce da situazioni di crisi, attuando la sua legge del profitto: mette fuori dalla fabbrica centinaia di operai, sostituisce una parte con "carne fresca", ricatta coi trasferimenti in altri stabilimenti (es. Serbia); per chi resta vi è aumento di ritmi, di carichi di lavoro - per cui meno operai lavorano di più, cassintegrazione ultra flessibile (es. Melfi) in cui si lavora anche solo un giorno alla settimana e chiamati all'ultimo momento; taglio il salario. 

Risponde alla crisi, che è mondiale, alla concorrenza aumentando il pluslavoro (tradotto: sfruttamento) degli operai e operaie, allargando quindi il tempo di lavoro gratis per il capitale e restringendo invece il lavoro necessario per ricostruire la forza-lavoro degli operai.

E attualmente ci riesce. 

I sindacati confederali (con divergenze da parte della Fiom) firmano accordi di attacco all'occupazione. 

Gli operai e le operaie sono chiaramente preoccupati, denunciano, si lamentano. Ma occorre un cambio secco e urgente: occorre una grande ribellione, lotta prolungata fino a risultati, occorre l'unità tra operai dei vari stabilimenti in Italia, come tra fabbriche italiane ed estere. Occorre impedire che i sindacati confederali firmino accordi di svendita.

Occorre ricominciare a vincere dopo tanti anni!

domenica 15 giugno 2025

16 giugno - TARANTO: Acciaierie d'Italia - nessun incontro romano può cambiare lo stato di cose - O si fa la lotta o non c'è futuro per gli operai

 

Come abbiamo già detto, come un gioco dell'oca il governo, che non sa che pesci prendere, vorrebbe tornare alla casella di partenza: il fondo Bedrock potrebbe tornare in corsa per l’acquisizione dell'ex Ilva. Secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier a MF-Milano Finanza, in questi giorni è in corso una missione negli Stati Uniti per riportare in partita il veicolo di investimento privato americano.

La società Bedrock cerca attività già produttive o prossime alla produzione in grado di generare flussi di cassa e con una struttura dei costi favorevole (cosa che non è l'ex Ilva). Comunque deal che favoriscano la strategia diversificata a livello globale del fondo. Si sa che Beldrock è uno dei gruppi sostenitori di Trump. 
Il fondatore di Bedrock è Alan Kestenbaum, che vive a Miami, in Florida, e da settembre 2017 ricopre anche la carica di ceo del colosso siderurgico canadese Stelco. 

La Bedrock non è un'azienda, è un fondo di investimento. Questa - l'avevamo denunciato, all'inizio dell'avvio delle offerte per Acciaierie d'Italia. Bedrock allora disse sostanzialmente: datemi l’impianto, non vi do un centesimo, poi lo metto in sesto e solo allora vi darò qualcosa e poi lo rivenderò. 

E ricordiamo anche - siccome si è riparlato pure di ritorno in campo del gruppo Jindal - che questo aveva detto che non poteva tenere tutti gli operai, che ne volevano una metà, che però sarebbero stati attivi per trovare altre occupazioni a questi operai eccedenti. 

Baku Steel a sua volta, ha fatto l'ultima "offerta", consistente nel dimezzamento finanziario della precedente offerta, nave rigassificatore subito, e non più di 6mila operai in totale.

Quindi, più andiamo avanti, più si invocano incontri chiarificatori e "risolutivi", e peggio sta avvenendo.

sabato 14 giugno 2025

14 giugno - PALERMO: Slai Cobas, "Studenti disabili a rischio scuola e assistenti igienico-personale a rischio lavoro..."

 

https://www.palermotoday.it/economia/studenti-disabili-a-rischio-scuola-e-assistenti-igienico-personale-rischio-lavoro.html

COMUNICATO

Ci giungono notizie di genitori di studenti con disabilità di scuole superiori che si recano presso l'ASP di competenza per richiedere, al fine di avere assegnato il servizio di assistenza igienico-personale specializzato a scuola il prossimo anno, la certificazione UVM o il certificato medico diagnostico funzionale.
Ebbene sembrerebbe che i medici delle Asp facciano molto ostruzionismo verso le famiglie se non addirittura neghino il rilascio della suddetta certificazione.
Se tutto questo si conferma, chiaramente non esiteremo a procedere con tutte le denunce del caso anche verso le ASP, FERMO RESTANDO che per gli studenti certificati art. 3 comma 3 ai sensi della L.104/92 il servizio se previsto nel PEI scolastico deve essere assicurato a prescindere!
UVM o certificati alternativi imposti dalla Regione Siciliana in primis, vedi l'ultima circolare in merito dell'Assessorato Regionale Famiglia Lavoro Politiche Sociali, sono assolutamente illegittimi dinnanzi alle leggi già vigenti in materia di assistenza igienico.personale specializzata.
Dinnanzi a queste notizie i rischi di pesanti tagli al servizio dal prossimo anno sono più che reali con la conseguenza che tantissimi studenti disabili saranno privati di un servizio necessario, obbligatorio ed essenziale e che tantissimi Assistenti specializzati non rientreranno al lavoro.
I DIRITTI BASILARI NON SI TOCCANO! Non vi lasceremo in pace!
Slai Cobas per il sc
cobas_slai_palermo@libero.it


venerdì 13 giugno 2025

13 giugno - Meloni porta Sbarra al governo: l’ex capo della Cisl diventa sottosegretario. L'avevamo previsto e denunciato....

 ...la Cisl è un sindacato di regime e vanno cacciati dai lavoratori, anche i loro iscritti, perché servi del moderno fascismo e non degli interessi della classe lavoratrice

di Andrea Tundo

Ha lasciato la leadership della Cisl, sempre morbida con il governo, da pochi mesi e ora la presidente gli porge una poltrona: sua la delega al Sud

Se n’era andato appena quattro mesi fa, salutando il sindacato che aveva guidato per anni con accanto a sé proprio la presidente del Consiglio. E tra Luigi Sbarra e Giorgia Meloni era stato tutto un sorrisino, una buona parola, un elogio e un fiume di complimenti. E va bene che il segretario aveva schierato la Cisl su posizioni morbidissime nei confronti del governo, passi per il rifiuto di condividere la battaglia del referendum voluta dalla Cgil, va bene anche il netto rifiuto allo sciopero generale, alle rotture su sanità e Jobs Act, ma quegli abbracci erano apparsi più prodromici a qualcos’altro che una vicenda di stima reciproca. E infatti, a 121 giorni di distanza dall’addio e 60 dall’uscita di scena ufficiale, ecco avversarsi quello che per settimane era stato solo sussurrato, previsto, immaginato: Meloni porta Sbarra al governo.

C’era chi immaginava una sua candidatura blindata alle prossime politiche, altri avevano pensato che il suo nome sarebbe spuntato in caso di rimpasto o in una girandola necessaria in caso di dimissioni di Daniela Santanché. Invece, l’ex capo della Cisl diventa subito sottosegretario al Sud, delega che la premier aveva trattenuto quando Raffaele Fitto aveva lasciato l’esecutivo per andare a ricoprire il ruolo di vicepresidente esecutivo della Commissione europea. La proposta di nomina, portata in Consiglio dei ministri, arriva all’indomani del quorum mancato dei referendum ai quali Sbarra si era opposto con tutte le sue forze criticando aspramente Maurizio Landini, per i quesiti e altre ragioni, arrivando a definire la sua cultura sindacale come “contrassegnata da un mix di antagonismo, populismo e ‘benaltrismo’”.

mercoledì 11 giugno 2025

11 giugno - ESITO REFERENDUM: LO SLAI COBAS sc APPOGGIA QUESTA POSIZIONE


 Nell'affrontare l'esito del referendum noi partiamo da un punto importante che rivolgiamo a noi stessi, ai nostri compagni, ai proletari d'avanguardia e alle masse popolari in generale. Innanzitutto noi non pensiamo affatto che il referendum sia una sconfitta. E questo è il primo problema che bisogna affermare.

A fronte di un trend astensionista che ormai tocca il 50% e in tante realtà oltre il 50%, che è un astensionismo di carattere strutturale su cui abbiamo parlato in altre occasioni, il risultato del referendum è positivo. Oltre il 30% ha votato e in tutti e cinque i referendum il sì ha nettamente prevalso. In maniera schiacciante sui referendum sociali: il primo quesito 87,57 % contro i 12,43%, il secondo quesito 86,02 a fronte del 13,98, il terzo quesito 87,53 rispetto al 12,47, il quarto quesito 85,78 rispetto al 14,22. Anche sul quinto quesito, quello più difficile, il sì ha prevalso con il 63,34% rispetto al no del 34,66%.

Circa 15 milioni di persone hanno non solo partecipato al voto referendario, ma hanno votato massicciamente il sì. Questa è una vittoria, non una sconfitta.

Certo, con le leggi attuali esistenti sui referendum, questi referendum non hanno superato il quorum, ma in questa situazione non sono i referendum che sono sbagliati, ma il quorum; vale a dire, deve valere anche per i referendum la legge che vale per le normali elezioni che si fanno in questo Paese.

Non si capisce perché rispetto alle normali elezioni qualsiasi percentuale è valida, quindi si può diventare Presidente del Consiglio non arrivando neanche al 17%, si può arrivare a essere sindaci avendo preso i voti di un'estrema minoranza della popolazione votante, e invece non si possono considerare validi, effettivi e dirimenti il numero dei voti che vengono espressi nel referendum.

Si sta parlando di modifica delle leggi sul referendum e chiaramente anche qui la nostra posizione è che il referendum deve essere mantenuto, perché un diritto democratico all'interno di un sistema democratico borghese è l'unico strumento di cosiddetta democrazia diretta esistente in questo sistema, quindi il referendum deve essere mantenuto e difeso, mantenuto e difeso significa che bisogna respingere le proposte del governo di parte della stessa opposizione che chiede un aumento delle firme per presentare, per farle. L'unica modifica democratica necessaria è di riconoscere il referendum per quello che sono e che i numeri del referendum sono sufficienti per determinare la vittoria del sì e il no sui singoli quesiti, eliminando la soglia del quorum.

Detto questo, noi non ci uniamo al coro di coloro che dicono che il referendum è stata una sconfitta, il referendum è stata una vittoria nell’attuale situazione per i numeri raggiunti e per la netta prevalenza del sì, ed è stata una vittoria anche sul quinto referendum che era sicuramente molto difficile, in cui i diretti interessati non potevano votare, e ciò nonostante ha visto una prevalenza significativa del sì. Come non considerare che all’astensionismo, che non poteva certo essere modificato dal fatto che c'erano i referendum, si è aggiunta una campagna sfrenata del governo, della sua stampa, televisioni, che ha oscurato il referendum, impedito a tanta parte dell'opinione pubblica e delle masse di saperne esattamente la natura. Chi, come noi, analizza e comprende la natura moderno fascista del governo non poteva e non può essere sorpreso da questo risultato referendario.

Tutto questo è stato fatto volutamente per far fallire il referendum e nascondere dietro la non partecipazione al voto la sconfitta inevitabile che le forze governative e padronali avrebbero avuto in questi referendum.

11 giugno - PALERMO: Protesta oggi all'Assessorato Regionale Famiglia-lavoro-politiche sociali degli Assistenti igienico personale specializzati.

 

Comunicato stampa 11/06/2025

Per l'anno scolastico prossimo la Regione siciliana in combutta con gli Enti intermedi (Città Metropolitane, Liberi Consorzi, Comuni) si prepara a mettere in atto pesanti tagli al servizio di assistenza con una ennesima operazione di macelleria sociale sulla pelle di studenti disabili, famiglie e Assistenti.
Forte e prolungata è stata la protesta oggi al palazzo, con continua denuncia al megafono, cartelli striscione,e diffusione di un volantino.

Nei momenti iniziali della protesta l'Onorevole Schillaci, componente della 5 Commissione dell'Ars, ha raggiunto il presidio per informare i lavoratori sulla presentazione di un disegno di legge a suo nome, volto ad un percorso di prima regolamentazione dei servizi di Assistenza verso gli studenti disabili, percorso che i lavoratori e lavoratrici seguiranno nell'ottica di un miglioramento concreto e necessario della situazione di questi servizi a livello regionale che è assolutamente negativa.

Abbiamo fermato per alcuni momenti la Dott.ssa Di Liberti dello Staff dell'Assessore Albano, di fatto latitante, che ha ribadito la illegittima posizione dell'Assessorato in merito ad UVM ecc. e alla quale abbiamo detto che proprio per queste sue affermazioni noi continueremo a difendere diritti basilari negati.
Il capo di Gabinetto Greco dell'Assessore non ha voluto ancora una volta fare l'incontro, nonostante ben due sollecitazioni al suo Ufficio da parte della stessa Presidenza della Regione pervenute per iscritto a questa O.S., ma attraverso la Digos ci ha poi mandato a dire che entro il 30 giugno ci convocherà.

Bene! in attesa della convocazione, che sembra più un voler fare ostruzionismo, continueremo la lotta perchè giusta e sacrosanta.
Da anni la Regione, con il beneplacito dei governi nazionali, oggi ancor di più con il governo Meloni, tenta invano di cancellare questo servizio che è considerato un costo inutile, mentre la legge vigente chiaramente dice che si tratta di servizi obbligatori, essenziali e non sottoposti a vincoli di bilancio, oggi con la giunta Schifani/Albano ripartono all'attacco imponendo come paletto per l'erogazione del servizio il possesso da parte dello studente o della certificazione UVM o del cosiddetto certificato medico diagnostico funzionale, rilasciati eventualmente dalle ASP.
TUTTO ILLEGITTIMO!

  Gli studenti certificati art. 3 comma 3 ai sensi della Legge 104/92, se hanno assegnato nel PEI il servizio di assistenza igienico personale, allora hanno pienamente diritto ad averlo assicurato.

E addirittura abbiamo anche saputo di medici delle ASP che in combutta con la Regione si sono rifiutati di assegnare nei GLO il servizio di assistenza igienico personale specializzato per il prossimo anno , nonostante le evidenti necessità di alcuni studenti disabili. Vergogna è dire ben poco!

Tutto questo se messo in atto comporterà il taglio del servizio per centinaia di alunni disabili e l'altrettanto taglio del lavoro per centinaia di Assistenti specializzati del settore.
NON LO PERMETTEREMO!
Assistenti igienico personale specializzati
Slai Cobas per il sc - cobas_slai_palermolibero.it




11 giugno - info Stellantis: Il nuovo AD Filosa di Stellantis ha cominciato il suo lavoro, taglio di lavoratori e fermi di produzione...

 

MIRAFIORI - taglio di 610 operai in esubero

Avviata una procedura di licenziamento collettivo nello stabilimento torinese: via con esodo incentivato. Si aggiungono a oltre 1.000 nelle altre fabbriche: 500 a Melfi, 200 a Termoli, 300 a Pomigliano d’Arco e 50 a Pratola Serra. E martedì arriverà un nuovo taglio nella fabbrica di Cassino, una di quelle in maggiore difficoltà sotto il profilo produttivo tanto da chiudere del tutto lo scorso mese.

Stellantis dismette un altro pezzo di Mirafiori, la storica fabbrica torinese. L’azienda ha comunicato l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo, con incentivo all’esodo, per 250 operai delle Carrozzerie, 19 del reparto Presse e altri 31 della Costruzione Stampi. In ben 212 dovranno lasciare gli enti centrali, 20 lavoratori al Services, 16 al Centro Ricerche Fiat, 53 sono gli operai in esubero alla PCMA di San Benigno e 9 alla ex Tea di Grugliasco. In totale, nel polo produttivo torinese, Stellantis ha circa 12mila dipendenti: taglierà quindi quasi il 20% degli addetti.

È il benvenuto del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, che proprio da Mirafiori aveva

voluto iniziare il suo tour degli stabilimenti del gruppo.

“Cambiano gli amministratori delegati, ma non cambia il trend di svuotamento di Mirafiori e il depauperamento di Torino. Invece di rilanciare le produzioni, di avere un piano composito per lo stabilimento torinese, il nuovo Ad continuare a solcare la strada sbagliata del suo predecessore”, dice il segretario generale della Fiom Cgil di Torino.

Nel 2025 dalla fabbrica torinese sono uscite appena 9.860 vetture, il 22,2% in meno rispetto alle 12.680 rilevate nello stesso periodo del 2024.

Ma anche negli stabilimenti esteri le cose vanno male.

Nel 2024 sono stati assemblati meno di mezzo milione di veicoli, con un calo superiore al 40% rispetto all’anno precedente, i cui dati già in ribasso. 

Da martedì 3 di giugno, lo stabilimento francese di Stellantis a Sochaux è fermo per un problema alla pressa. Stop forzato per oltre 3 mila operai, e non mancheranno anche problemi economici, visto che si teme la riduzione della produzione di circa 1.000 auto al giorno per la holding multinazionale olandese. 

Stellantis ha così fermato la produzione dei modelli Peugeot 3008 e 5008, vale a dire le vetture più importanti che vengono prodotte in questo stabilimento. La macchina che ha causato il guasto pesa ben 5.400 tonnellate ed è stata acquistata dalla Cina, ed è unica nel suo genere in Europa. Pur essendo stata inaugurata pochi anni fa, nel 2019, la macchina in grado di stampare sino a quattro pezzi alla volta, e di lavorare acciaio ed alluminio, ha causato un guasto molto pesante.

L’impianto francese è stato il primo in cui ha fatto visita il nuovo CEO, il 52enne napoletano Antonio Filosa


11 giugno - info solidale: PAVIA, LOGISTICA LOMBARDA IN CRISI, CARICATI I LAVORATORI IN PRESIDIO A DIFESA DEL POSTO DI LAVORO ALLA GEODIS

 

Un nuovo attacco all’occupazione nella logistica lombarda. Ai magazzini della GEODIS di Marzano, Pavia, i lavoratori e lavoratrici in presidio sono stati caricati dalle forze di polizia nella giornata di martedì, 10 giugno 2025.

Erano in protesta da una settimana davanti ai cancelli del magazzino della logistica per difendere il posto di lavoro quando un plotone di polizia ha tentato di sgomberare il gazebo e i lavoratori (qui il video).

“GEODIS, dopo aver internalizzato i lavoratori del sito di Carpiano (MI), a seguito dell’inchiesta della procura di Milano, adesso vuole licenziare, liquidando chi lavora con pochi spiccioli e lasciandoli nella totale incertezza per il futuro” fa sapere il sindacato Usb Logistica.

La protesta si inserisce nel contesto della crisi del comparto logistico, in fase di re-industrializzazione e ricollocamento: a marzo Amazon aveva “scaricato” il suo fornitore GEODIS di Capriano lasciando a casa un centinaio di lavoratori e lavoratrici.

L’intervista su Radio Onda d’Urto a Salvatore Tomaselli, di Usb Logistica. Ascolta o scarica.


martedì 10 giugno 2025

10 giugno - da tarantocontro: Acciaierie - L'incontro conferma il negativo e l'arrampicarsi sullo specchio del governo - Le lamentele dei sindacati confederali sono parole che aspettano nuovo incontro non nuove iniziative di lotta

 

Come avevamo detto, l'incontro di Roma di ieri non ha portato alcuna novità, ma conferma l'aumento della cassintegrazione e che gli eventuali fondi, per cui dovrebbe esserci un nuovo decreto, servono solo per la liquidità dell'azienda, non certo per sostenere lavoro, integrazione alla miseria di indennità di cassintagrazione, per bonifiche e ambiente. Mentre il governo sta per tornare, come un gioco dell'oca, alla casella di partenza per quanto riguarda la svendita dell'ex Ilva, per cui "se non è zuppa e pan pagnato"; se non sarà Baku Steel, che ad ogni uscita aumenta il numero dei lavoratori in esubero, diminuisce i soldi e aumenta le sue pretese sulla nave rigassificatore; potrebbero tornare in campo Jindal e Bedrock che pretendono più tagli di posti di lavoro e, Bedrock, di dare soldi a "babbo morto". I sindacati confederali, al di là delle scontate lamentele e vani appelli al governo, di fatto ora come ora attendono solo il nuovo incontro, che non potrà che confermare le cose già dette il 9. La Fiom dice che lo Stato deve assumersi la responsabilità della gestione con capitale proprio, la Uilm si azzarda a parlare di temporanea nazionalizzazione. Ma su questo, come abbiamo detto, è lo scopo e gli effetti sugli operai che non sono posti chiaramente - manca una piattaforma operaia. La Usb continua ad essere una sorta di "reggicoda" di Urso; come Urso parla che determinante è l’esito delle consultazioni amministrative a Taranto, e scarica le responsabilità degli effetti della fermata dell'Afo 1 sulla magistratura. La strada deve essere l'altra, il 21 c'è stato sciopero e blocco stradale, ora è sempre la lotta che deve continuare e allargarsi. Chi non vuole fare questo, di fatto "accompagna il morto".

Dalle prime notizie da Roma 

Ilva, decreto in arrivo. Fiom e Uilm ''L'incontro non è andato bene"

sabato 7 giugno 2025

7 giugno - Da operai della Tenaris Dalmine dello Slai Cobas: SI a tutti e 5 i referendum, ma serve che gli operai tornino a lottare realmente

 

Parliamo dei referendum, mettendo però al centro, oltre i contenuti dei quesiti, la questione di come questo referendum viene visto dagli operai in un clima creato da questo governo di contrapposizione, dicendo in maniera ipocrita di non andare a votare, affermando chiaramente che la condizione dei lavoratori non è all'ordine del giorno del governo, perché è un governo dei padroni, un governo fascista, la cui azione è solamente volta a peggiorare le condizioni di lavoro, i licenziamenti, la disoccupazione, in sostanza ad attaccare, nel clima più generale di guerra, riarmo e reazionarizzazione dello Stato, ancora di più i diritti e le condizioni generali dei lavoratori. Si tratta di uno schieramento per far fallire i referendum che vede governo, padroni ma anche sindacati collaborazionisti della CISL e la stessa stampa come Corriere della Sera, Repubblica, schierati e alleati - basta su questo un commento fatto da Tito Boeri che dice appunto che questi referendum sono “fuori della storia”. Dall'altro lato questi referendum sono stati sponsorizzati dalla CGIL, che cerca di rimettere al centro, dal punto di vista però riformista, le questioni del lavoro. Noi riteniamo che comunque i lavoratori, la presa di coscienza dei lavoratori avviene attraverso la lotta, non con i referendum. Ma dall'altro non possiamo esimerci come compagni, anche come sindacato di base e di classe, Slai Cobas per il sindacato di classe, dal dire ai lavoratori di andare a votare per il SI a tutti e 5 i referendum. Votare SI all'interno del fuoco di queste contraddizioni e ben conoscendo qual’è la situazione che si è creata in questi anni nelle fabbriche grazie al collaborazionismo sindacale e ai partiti della falsa opposizione che ora cercano di riprendersi una facciata dalla parte dei lavoratori ma che sono completamente osteggiati nei posti di lavoro. Nelle fabbriche i sindacati non hanno sviluppato una azione che comunque potesse essere utile per cominciare a smuovere la situazione e tra gli operai; una situazione che in questi anni si è incancrenita, anche con il virus razzista che comunque è stato propagato a piene mani dai governi e de questo della Meloni in particolare che ne fa una questione identitaria. Un fatto che è successo proprio in questi giorni a Brescia dà l'idea di questo clima; qui sono stati strappati i manifesti del SI e al loro posto è stato messo un manifesto dove si diceva “no cittadinanza facile, fermiamo la sostituzione etnica”. Noi siamo perché si voti SI a tutti e cinque i quesiti. Chiaramente senza enfatizzare, come viene fatto dal comitato referendario e in particolare dalla Cgil, che con il referendum si potrà cambiare il paese; perché sappiamo benissimo dalla storia che comunque i governi non rispettano i diritti dei lavoratori e neanche il diritto di voto quando questo voto va contro le politiche di questi governi. Quindi è chiaro che dopo il 9 giugno comunque rimane importante l'indicazione di costruire un vero sciopero generale dal basso contro i padroni e il governo.  Sui quesiti referendari. Partiamo dall'ultimo quesito sulla riduzione da 10 a 5 anni per la cittadinanza italiana agli immigrati. Questo dal nostro punto di vista quello che servirebbe la cittadinanza per tutti, la libertà di circolazione, i permessi di soggiorno, ecc. ma questo non non può essere posto nelle discussioni tra i lavoratori, nelle assemblee senza attaccare il nucleo del razzismo che c'è anche in fabbrica. Al massimo la Fiom in questi giorni sta parlando genericamente di solidarietà, della Costituzione, ma non denuncia questo governo e l'azione razzista che sta portando avanti come anti operaia. Ma questa battaglia deve essere fatta, anche dopo i referendum, perché dobbiamo rispondere alle politiche di divisione e di attacco alla classe operaia attraverso il razzismo nelle fabbriche, politiche che aumentano l'effetto delle politiche imperialiste di guerra, dei dazi, in cui si individuano chi sta peggio di noi, i lavoratori degli altri paesi come dei nemici quando invece i nemici sono i padroni, il governo. Anche sugli altri quesiti, la Cgil/Fiom nasconde, come è per esempio successo nell’assemblea alla Dalmine, che ci troviamo adesso a dover abrogare alcune parti di leggi che sono sempre state peggiorative; vedi i primi due quesiti che mirano a cambiare l'odierna disciplina del licenziamento illegittimo nelle grandi e piccole aziende; ma queste leggi sono state in questi anni introdotte dai cosiddetti governi “amici” dei sindacati confederali, che in questi anni non hanno fatto una battaglia per fermare questa deriva; lo stesso vale per la questione della riduzione del lavoro precario, per cui se passasse questo referendum ogni nuovo contratto e tempo determinato dovrà essere motivato con ragioni di carattere temporaneo; ma il sindacato tace sul fatto che nella contrattazione nazionale è sempre previsto il lavoro precario anche nelle fabbriche. Il referendum sulla sicurezza sul lavoro pone una questione molto, molto importante, che chiaramente meriterebbe uno sciopero generale solo per questo aspetto. Su questo giustamente la Cgil/Fiom mette in evidenza che 7 su 10 infortuni avvengono negli appalti e quindi è giusto porre la questione delle responsabilità per l'impresa che esternalizza il lavoro. Ma sugli infortuni, come è stato detto anche nell'intervento dell’operaio dello Slai cobas, che segue, occorre una forte mobilitazione a partire dalle grandi fabbriche, una lotta perché tutti i lavoratori abbiamo lo stesso tipo di contratto e tutele. La questione che noi vogliamo mettere al centro è che sicuramente i lavoratori devono votare 5 SI ma questi SI devono anche significare SI alla lotta contro padroni e governo. Una lotta che bisogna incominciare a fare con gli scioperi, i blocchi della produzione, una costante contrapposizione nelle fabbriche, in ogni posto di lavoro. Questo è fondamentale anche perché dobbiamo togliere illusioni che vengono non solo da Landini ma ad esempio anche dalle dichiarazioni della cosiddetta “alternativa” a Landini, della sinistra Cgil, che da un lato dice una cosa ovvia, che questi referendum hanno rimesso al centro la condizione dei lavoratori che sono stati abbandonati in questi anni, dall’altra costruisce alleanze con le forze che hanno sostenuto i precedenti governi di centrosinistra dei padroni, - al PD a Conte, a tutti gli altri. Infine, una piccola nota su quello che sono le posizioni del sindacalismo di base che in vari modi si è schierato per il SI, ma non indicando i limiti del referendum, uno strumento rischioso perché possono votare tutti, insufficiente in una situazione come quella odierna in cui bisogna ritornare ai cancelli delle fabbriche. Quindi argomentazioni giuste che però arrivano ad un limite in cui, ad esempio un'organizzazione come il Si.cobas dice che ci saranno sicuramente i nostri iscritti (molti lavoratori immigrati della logistica) che andranno a votare per il 5° quesito, quello della cittadinanza, ma non fa un appello a tutti i lavoratori, indipendentemente dalle loro iscrizioni sindacali. Questo riflette un'inadeguatezza anche dei sindacati di base rispetto allo scontro necessario in tutti i posti di lavoro per una nuova unità tra gli operai, per un ciclo di lotte che porti a un vero sciopero generale dal basso. Perché, come abbiamo detto all'inizio, è comunque attraverso la lotta di classe che avviene una ripresa della coscienza dei lavoratori, ma anche uno scontro/chiarezza tra gli stessi lavoratori.

INTERVENTO DELLO SLAI COBAS SC NELL’ASSEMBLEA FIOM ALLA DALMINE.

Parto da alcune considerazioni che sono state fatte dal segretario della FIOM.

Lui dice: parliamo degli ultimi 25 anni… Appunto! Ma negli ultimi 25 anni quando queste leggi venivano fatte perché non si è chiamati alla mobilitazione gli operai? 

venerdì 6 giugno 2025

6 giugno - 5 Sì contro il governo Meloni, contro tutti i governi dei padroni, contro il sindacalismo collaborazionista

 

Domenica si vota per i cinque referendum. L'indicazione di proletari comunisti, dello Slai Cobas per il sindacato di classe e degli altri organismi che fanno riferimento alla nostra organizzazione e allo strumento ORE 12/Controinformazione rossoperaia, è quella di votare 5 sì.

Sul merito del voto non abbiamo molto da dire.

Le richieste contenute nei referendum sono richieste normali, richieste sociali a difesa dei diritti dei lavoratori, materia di lotte e di mobilitazioni anche nella forma di sciopero generale, soprattutto dei sindacati di base.

Il quesito sulla cittadinanza è nettamente inferiore a quello che sarebbe necessario, noi siamo per la piena cittadinanza di tutti i migranti, per il diritto d'asilo, per la libertà di circolazione, per i permessi di soggiorno. Questo referendum incide su un punto accorciando i tempi del diritto di cittadinanza che è assai parziale rispetto all'effettiva situazione che vivono centinaia di migliaia di migranti nel nostro Paese.

I 5 sì sono però anche qualcos'altro. Sono innanzitutto una risposta al governo, sono 5 sì alla lotta contro il governo.

Questo governo dicendo NO a questi referendum, non solo, ma dicendolo in maniera ipocrita, invitando

all'astensione con la Presidente del Consiglio in prima fila, risponde che i diritti lavoratori non sono all'ordine del giorno della sua azione e che tutta la sua azione è volta a peggiorarli in termini di salario, di lavoro, di condizioni di lavoro, di contratti, di licenziamenti e disoccupazione.