domenica 9 agosto 2026

10 agosto - Morto dopo il malore nel cantiere, l’autopsia sull'operaio di 35 anni smentisce gli indagati: «Non aveva bevuto alcolici»

 

di Roberta Polese

Padova, i primi riscontri dell’esame sull'operaio moldavo. La compagna: «Non aveva soldi per l'acqua, figuriamoci per il vino»

«Nicu ubriaco? Impossibile». Alina Nosei era la compagna di Nicu Terletchi, 35 anni operaio, padre di due bambini, nato in Moldavia e giunto in Italia pochi giorni fa per lavorare nei cantieri di un uomo che conosceva, Viorel Roman di 49 anni, titolare di un’impresa edile. Martedì 4 agosto, mentre le temperature sfioravano i 38 gradi, alle 17 Nicu è stato soccorso nel parcheggio del Prix di Saonara (Padova): era in macchina con due donne che avrebbero dovuto portarlo in ospedale dopo che, dall’una del pomeriggio, aveva perso conoscenza nel cantiere in cui lavorava, in nero. I soccorsi sono arrivati tardi, Nicu era morto. Ora sei persone sono indagate per quel mancato soccorso: Viorel Roman, titolare della ditta, sua moglie Mioara Roman di 46 anni, la zia di Roman Costanda Pasare e la figlia Claudia Nicoleta Pasare oltre ai due operai Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni, entrambi rumeni.

Le varie responsabilità

Tutti, a detta della procura, hanno un ruolo in questa vicenda: se avessero portato Nicu subito in pronto soccorso dopo il malore che lo aveva colto alle 13, il giovane lavoratore straniero si sarebbe potuto salvare. Invece tutti hanno perso tempo, ben sapendo, è questa l’ipotesi degli investigatori, che in ospedale ci sarebbero state tante domande, e che prima o poi quindi qualcuno avrebbe scoperto che il giovane lavorava in nero. «Aveva bevuto» hanno detto gli indagati. Ma dall’autopsia svolta giovedì scorso dal medico legale Antonello Cirnelli, questo dato non emerge. Ora tutti gli esami tossicologici sono nella mani della dottoressa Donata Favretto, e per una relazione definitiva bisognerà attendere. Al vaglio della pm Claudia Brunino, che ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso, ci sono le dichiarazioni di tutti gli attori di questa vicenda, che di fronte ai carabinieri che indagano si sarebbero contraddetti.

Questa in sostanza la ricostruzione di quanto accaduto il 4 agosto scorso. Nicu Terletchi, giunto dalla Moldavia con un bus, sarebbe andato a lavorare per conto di Viorel Roman in un cantiere in via Bainsizza, in un quartiere di Padova immerso nel verde a pochi passi dal centro. Alle 13 il giovane operaio si sarebbe sentito male, crollando a terra. I due operai del cantiere Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni decidono di portare il ragazzo a casa di Roman, a Saonara, un tragitto di almeno mezzora. Lì c’è la moglie dell’imprenditore, Mioara, di 46 anni. Il giovane non si muove, tentano di farlo riprendere ma non ci riescono. Roman chiama quindi la zia Costanda Pasare e le chiede aiuto: la donna, di 64 anni, parte da Bovolenta, dove abita, con la figlia Claudia Nicoleta Pasare, trentottenne. Le due cercano di portare aiuto, poi decidono di caricare Nicu in auto e di andare in pronto soccorso, ma all’altezza del Prix di Saonara chiamano il 118 perché il giovane è bianco come un cencio, non risponde ad alcun segnale. Lì arriva il 118, che prova a rianimarlo, senza riuscirci.

I «pellegrinaggi»

Nicu muore così, dopo 4 ore di «pellegrinaggi» quando invece una corsa in ospedale alle 13 avrebbe potuto salvargli la vita. Qualcuno degli indagati dirà che aveva con sé due bottiglie di alcol vuote, i primi risultati dell’autopsia smentirebbero questa versione e la moglie di Nicu afferma: «Non aveva i soldi per l’acqua figuriamoci per il vino».
A difendere i sei indagati ci sono gli avvocati Gianni Morrone e Giacomo Magello, per l’imprenditore, la moglie e i due operai, e Riccardo Cerioni ed Elisa Carraro per le 
due parenti giunte da Bovolenta. Non resta che attendere l’esito completo dell’autopsia, il medico legale al momento ha constatato che il cuore di Nicu ha ceduto, il caldo potrebbe aver avuto un ruolo determinante: quel 4 agosto era un giorno da bollino rosso, nessuno avrebbe dovuto lavorare all’esterno, all’una, in quelle condizioni. Intanto lontanissimo da Padova, in Moldavia, restano una donna e due bambini che atte



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