sabato 19 marzo 2022

19 marzo - ETERNIT IL PROCESSO INFINITO: L’INDECENTE DIFESA DEL PADRONE ASSASSINO CONFERMA LA GIUSTIZIA NEGATA NEI TRIBUNALI BORGHESI

 

Processo Eternit Bis, la difesa: “Nessun legame tra i morti e la gestione Schmidheiny”

Al processo Eternit bis prosegue la linea difensiva dell’ex proprietario svizzero della fabbrica. L’accusa è di omicidio volontario con dolo eventuale per 392 vittime 

CASALE MONFERRATO. Dimostrare che chi si è ammalato di mesotelioma era stato esposto all’amianto nel periodo prima della gestione di Stephan Schmidheiny. È la tesi difensiva che stanno portando avanti gli avvocati dell’imprenditore svizzero nel processo Eternit bis, ripreso davanti alla Corte d’Assise di Novara dopo uno stop forzato di due mesi a causa del Covid e dell’aumento dei contagi.

Nell’udienza di mercoledì, davanti ai giudici, sono stati ascoltati una ventina di testimoni, parenti di alcune delle 392 vittime per cui si sta celebrando il processo e di cui Schmidheiny è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Saranno ancora qualche decina le testimonianze chiamate davanti alla Corte nelle prossime due udienze: l’obiettivo dei legali dell’imprenditore, gli avvocati Guido Carlo Alleva e Astolfo Di Amato, sarà dimostrare come l’insorgere della malattia sia avvenuto prima del 1976, ossia del periodo svizzero. «Per noi è stato difficile riascoltare i testimoni – commenta Bruno Pesce ex sindacalista e rappresentate di Afeva – ma ancora più difficile è stato per loro ripercorrere la malattia dei loro cari. È mancata anche una certa sensibilità perché i dati di cui si è discusso sono già tutti agli atti. Noi continueremo a stare al loro fianco, come abbiamo sempre fatto, per cercare dì ottenere quella giustizia che in tutti questi anni non è ancora arrivata».

Schmidheiny, già condannato per disastro ambientale doloso, reato prescritto in Cassazione nel 2014, è sotto processo anche in altre città. Si tratta di procedimenti derivano da uno spacchettamento deciso dai giudici di Torino, che aveva inviato i fascicoli alle procure italiane competenti territorialmente. Nel capoluogo piemontese l’imprenditore è chiamato a rispondere di omicidio colposo e il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna a quattro anni di carcere. Mentre la Procura di Napoli ha chiesto 23 anni e 11 mesi.


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