Operai Contro
Non difendiamo una magistratura che favorisce sempre i ricchi ma usiamo il voto per dare un colpo alla Meloni e al suo governo.
La
magistratura non è indipendente, fra operai e padroni, fra i ricchi
e i poveri è sempre dalla parte di chi ha il potere economico e
politico. La magistratura – dicono – applica la legge e la legge
è uguale per tutti, ma non tutti i cittadini sono uguali di fronte
alla legge. E’ andato forse in galera qualche padrone grande o
piccolo per la morte sul lavoro di 1032 operai nel 2025? No!
L’indipendenza della magistratura si riduce al suo ruolo di
garanzia che i diversi gruppi di potere e i singoli che li compongono
rispettino le regole di gestione del potere economico e politico che
loro stessi si sono dati. Se ad un gruppo di potere, ad un governo,
in questo caso la Meloni e i padroni grandi e piccoli che
rappresenta, queste regole vanno strette, si mobilitano per
modificare il funzionamento della magistratura, per poter controllare
direttamente la sua attività e volgerla a proprio favore.
Il SI
al referendum per il governo e la banda che lo sostiene ha questo
compito. Votare NO, per gli operai e gli strati poveri della
popolazione non ha niente a che fare con la difesa della
magistratura, né come è strutturata oggi, né come sarà modificata
in futuro, essa è e rimane uno strumento delle classi superiori che
all’uso è pronta a colpire col rigore delle loro leggi chi si
ribella, chi si organizza per mettere in discussione il sistema della
schiavitù a salario. Il referendum di oggi ci dà una possibilità.
Si potrà andare a votare senza dover delegare a nessuno dei partiti
dei borghesi la nostra rappresentanza. I cosiddetti partiti di
opposizione, che si definiscono progressisti, quando hanno governato
lo hanno fatto colpendo gli operai e i lavoratori poveri. Non abbiamo
dimenticato la libertà di licenziare di Renzi e il lavoro
precarizzato di Prodi. Si può andare alle urne usando il voto con
l’unico scopo di colpire la Meloni, i suoi scagnozzi, buttare sul
piatto della bilancia il NO degli astensionisti per farla smettere di
raccontare che ha il consenso della maggioranza degli elettori. La
grande maggioranza fra chi vive di salario, fra chi viene licenziato
da un giorno all’altro, fra coloro che rischiano la vita tutti i
giorni nelle fabbriche e nei cantieri sa che il governo è un suo
nemico, che se vincesse il SI si rafforzerebbe nelle scelte di
reprimere ed impedire ogni possibile protesta o sciopero contro di
esso. Sarebbe capace in caso di una ripresa delle lotte operaie per
il salario e contro i padroni di varare nuove norme e mezzi di
repressione poliziesca. Oltre a quelle che già produce ogni quindici
giorni.
I votanti alle elezioni politiche che sono il 50% degli
aventi diritto si dividono più o meno a metà per il Si o per il No.
Il NO degli operai astensionisti, che questa volta decidono di far
pesare il loro voto, può far saltare il banco, battere il SI con
netto vantaggio, senza ambiguità. La possibile vittoria del NO agita
gli incubi notturni di Nordio amplificati da qualche bicchiere di
vino in più, agita gli incubi della Meloni che si vede trascinata in
catene assieme a Salvini, alla Santaché e tanti suoi sostenitori
davanti ad un tribunale del popolo di giudici togati rossi.
PARTITO OPERAIO

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