martedì 10 marzo 2026

SCIOPERO DELLE DONNE AL SALUMIFICO BERETTA DI TREZZO

Tante immagini dalle manifestazioni delle donne in tutto il mondo, sono state significativamente attaccate al portone della fabbrica durante lo sciopero delle donne alla Beretta di Trezzo, a segnare l’unità delle operaie in sciopero, con le mobilitazioni internazionali delle donne nella giornata dell’8 marzo contro la doppia oppressione e sfruttamento che colpisce le donne nei posti di lavoro, nella società capitalista, nei paesi oppressi dall’imperialismo, con una vicinanza particolare alle donne dell’Iran, della Palestina, dei paesi arabi sotto i colpi della guerra e del genocidio.

Le operaie che hanno partecipato, hanno voluto esprimere nello sciopero le ragioni della lotta, della ribellione delle donne.,

Necessarie a partire dalle condizioni della fabbrica, dove il lavoro per le donne è anche emancipazione. Alla Beretta di Trezzo più del 50% delle operaie sono precarie secondo gli ultimi dati pubblici, divise tra agenzie e appalto, i ritmi sono intensi, il lavoro consuma, la paga è bassa, le discriminazioni piccole e grandi sono tante e poi ancora, duri a morire, certi capi viscidi, con le carezze i bacini, gli abbracci…

In questa situazione in tante si lamentano, ma ‘io ho bisogno di lavorare’ e vince la paura individuale del ricatto anche per pochi mesi di contratto o meno.

 

E in modo più ampio contro l’oppressione di questo sistema contro le donne, dove all’aumento delle spese militari il governo guerrafondaio cala le spese sociali scaricandole sulle donne, quel governo moderno fascista della Meloni, che con il Ddl Bongiorno vuole salvare i molestatori e chi fa violenza sessuale, togliendo alle donne il diritto di dire NO, perché sta portando avanti a tutto campo la negazione dei diritti e della libertà di scelta delle donne, anche l’aborto è sotto attacco, e alimenta un clima di odio e violenza contro le donne.

Durante lo sciopero c’è stato un presidio alla portineria con un messaggio di classe a tutte le lavoratrici, chiuse ognuna per se, nei propri problemi senza soluzione, a tutto ciò non c’è soluzione individuale.

Uno sciopero giusto, che è stato bene fare, anche bello, di minoranza rispetto alla fabbrica, ma per la prima volta operaie dell’appalto e ‘fisse’ Beretta hanno, con Slai Cobas, partecipato assieme unite nello sciopero, che da forza e fa crescere la coscienza della lotta, perché ‘tutta la vita deve cambiare’ ma è possibile farlo solo collettivamente, organizzate, perché il sistema che ci opprime e ci sfrutta è nato per il profitto dei padroni e non è modificabile.

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