Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 ottobre
Speciale dalla Ex-Ilva in lotta
Questa settimana seguiremo quasi quotidianamente l'ex Ilva Acciaierie d'Italia e appalto di Taranto che è in lotta insieme a tutti i lavoratori del gruppo da questa mattina (12/10) con uno sciopero generale.
A Taranto i lavoratori si sono concentrati in massa nel piazzale della direzione, migliaia di operai, questa volta con tantissimi operai diretti delle Acciaierie. Qui, dopo gli interventi dei segretari sindacali di FIM, FIOM, UILM, USB, i lavoratori si sono recati in massa e stanno via via arrivando per bloccare la strada Taranto-Reggio Calabria nei pressi dell’Eni. Come è stato detto, non una goccia di gasolio deve uscire da quella fabbrica.
Questa come prima iniziativa di lotta in risposta al grave e provocatorio attacco che viene dall'azienda, coperta chiaramente dal governo Meloni/Urso.
La decisione di fermare tutti gli impianti indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e dalle decisioni che si richiedono volte a salvaguardare salario, lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è
un'inaccettabile e provocatoria azione, volta a chiudere gli stabilimenti, con cassintegrazione di massa e licenziamenti nell'appalto.
Così in realtà si vanifica, si toglie il potere contrattuale ai lavoratori in maniera che gli incontri romani e locali creino un fatto compiuto e lasciano i lavoratori senza soluzioni vere e senza un vero futuro.
Questo è il punto forte della discussione odierna e della giornata di lotta odierna a cui i sindacati confederali tutti hanno risposto con lo sciopero di 24 ore e con le iniziative che sono in corso.
Si è parlato negli interventi sindacali di lotta ad oltranza. Noi siamo d'accordo, risposta dura e prolungata è la nostra parola d'ordine usando tutte le forme di lotta.
Il problema sono ancora una volta i contenuti delle lotte.
Gli interventi dei sindacati confederali, a parte la giusta denuncia della gravità della situazione e della vera sostanza dell'azione decisa da padroni e governo, si sono concentrati sulle proposte. Ma qui noi vediamo un lato debole nelle proposte o almeno nella loro interpretazione.
Si chiede l'intervento dello Stato. A nostro giudizio si deve andare invece alla nazionalizzazione subito perché l'intervento dello Stato c'era stato già con ArcelorMittal, e anche ora lo Stato non nega affatto di voler intervenire, ma all'interno di una fabbrica consegnata a nuovi padroni che vogliono tagliare almeno il 50% dei posti di lavoro o fare uno “spezzatino” di Acciaierie d’Italia. Invece la nazionalizzazione come misura concreta attuale permetterebbe ai lavoratori di avere come interlocutore lo Stato e chiedere direttamente le rivendicazioni immediate possibili.
Nello stesso tempo, i sindacati hanno denunciato che nessuna soluzione concreta è stata offerta finora dal governo. L'unica questione è il decreto che sarà fatto nella giornata di domani e quanto pare per la Cassa integrazione per tutti i lavoratori, addirittura due anni iniziali per tutti subito, ma con la prospettiva - conoscendo quello che è già avvenuto per le precedenti cassaintegrazioni in questo stabilimento – di anni futuri (gli stessi sindacalisti hanno parlato di 5-10 anni).
Noi invece vogliamo che in realtà lo stabilimento sia in condizione di essere riavviato, sentenza o non sentenza, e vogliamo che soprattutto ci sia la possibilità dei lavoratori di continuare ad essere nello stabilimento in maniera che questa sia l'arma che i lavoratori hanno per ottenere una soluzione concreta e un piano straordinario su ambientalizzazione e bonifiche in fabbrica e nel territorio.
I sindacati considerano le misure straordinarie coincidenti con il discorso della “Legge Taranto”, che altro non sarebbe che un allargamento degli stessi ammortizzatori sociali, vale a dire estensione dei benefici amianto, lavori usuranti e misure di incentivo all'esodo.
Concentrare tutto su questo non è per noi corretto, perché da un lato evidentemente anche queste misure non possono che essere di accompagnamento della cassa integrazione, e quindi prevedono comunque una cassa integrazione di massa, perché comunque solo una minoranza di operai potrebbe beneficiare di quegli ammortizzatori sociali; dall’altro l'eccessiva insistenza sull'incentivo all'esodo riduce la soluzione a scelte individuali, che si sono dimostrate illusorie.
Il resto sono diritti, c'è il diritto a ottenere l'estensione dell'amianto, c'è il diritto a ottenere i lavori usuranti, ma c'è soprattutto il diritto ai prepensionamenti, 44 anni di stabilimento sono troppi e di conseguenza il nostro problema è di abbassare questo livello. Questa è una rivendicazione che risponde a esigenze immediate, ma è una rivendicazione generale permanente per i lavoratori della siderurgia per cui noi da tempo immemorabile abbiamo insistito - la nostra parola d'ordine è “25 anni bastano”.
Ma soprattutto non bisogna concentrare tutto su queste misure, bisogna invece rivendicare lavoro, lavoro, lavoro e quindi un piano industriale all'altezza di continuità del lavoro, delle bonifiche e dell'ambientalizzazione della fabbrica.
Inoltre, a nostro giudizio il problema non sono i tavoli regionali e romani, che evidentemente restano in piedi, ma quanto imporre che la trattativa si deve fare a Taranto, perché questo permette ai lavoratori di fare la pressione necessaria per ottenere le misure che richiedono, perché sappiamo tutti che la questione centrale è Taranto.
Circa lo sciopero generale riteniamo che l’acciaieria di Taranto sia la più grande fabbrica in questo paese, l'industria siderurgica raccoglie migliaia e migliaia di lavoratori; quindi a nostro giudizio è necessario uno sciopero generale di tutti i lavoratori metalmeccanici.
In questa città bisogna ricostruire l'unità tra operai e masse popolari, e gli studenti, dato che evidentemente la grande contraddizione della fabbrica del capitale ex Iiva resta quella della continuità dell'insicurezza sui posti di lavoro, dei morti sul lavoro, della continuità dei processi di inquinamento della città, della continuità delle malattie professionali e così via. Quindi la trattativa a Taranto, al di là delle sbagliate contrapposizioni sviluppate soprattutto dall'area piccolo-borghese e anti-operaria dell'ambientalismo, permetterebbe agli operai e alle masse popolari di unirsi e di avere un interlocutore immediato della loro battaglia per il lavoro, la salute e l'ambiente.
Tutto questo vogliamo che cammini all'interno nel fuoco della lotta, della continuità di una lotta prolungata, che trovi lungo la strada il modo per rivendicare, per affermare l'autonomia operaia, il potere contrattuale dei lavoratori, il potere di decisione dei lavoratori e delle masse popolari che ad essi si uniscono.
Forniremo quotidianamente elementi, testimonianze e cronache di quello che sta avvenendo.

Nessun commento:
Posta un commento