Scritto da Redazione
- Creato: 13 Ottobre 2026
Foto di repertorio
La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva "non rappresenta un atto dovuto", ma una scelta che punta alla chiusura dello stabilimento, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto.
È
la posizione espressa dallo Slai Cobas per il Sindacato di Classe,
che chiede la prosecuzione della mobilitazione e rilancia la
richiesta di una trattativa sul futuro del siderurgico direttamente a
Taranto.
«La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti
gli impianti dell'ex Ilva, indipendentemente dalla sentenza della
Cassazione e da qualsiasi misura finalizzata a salvaguardare lavoro,
salario, salute e sicurezza, non rappresenta un atto dovuto. Al
contrario, si tratta di un'inaccettabile scelta che punta alla
chiusura degli stabilimenti, alla cassa integrazione di massa e ai
licenziamenti nell'appalto».
Secondo il sindacato, il
provvedimento «vanifica gli incontri tenuti a Roma e sul territorio,
creando un fatto compiuto che lascia migliaia di lavoratori senza
soluzioni e senza una prospettiva concreta per il futuro».
«Come
Slai Cobas abbiamo sostenuto tra i lavoratori che questa situazione
doveva essere impedita attraverso un'azione diretta all'interno della
fabbrica, con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali.
Questo non è avvenuto ed è stato un errore».
Il sindacato
chiama in causa anche il Governo: «Oggi è necessario chiedersi:
quale gioco sta facendo il Governo? Per conto di quali interessi e
quale soluzione reale si sta lavorando per Taranto?».
Da qui
l'appello a rafforzare la mobilitazione. «Di fronte a questa
situazione la risposta dei lavoratori deve continuare a essere forte,
unitaria e prolungata nel tempo, utilizzando tutte le forme di lotta
necessarie, compresa l'occupazione della fabbrica».
Lo
Slai Cobas indica quindi una piattaforma rivendicativa che comprende
l'uscita dei commissari, il no al fermo degli impianti fino a
soluzioni concrete per lavoro, salari, salute e sicurezza, un piano
straordinario di ambientalizzazione e bonifiche con l'impiego dei
lavoratori diretti e dell'indotto e la nazionalizzazione immediata
dell'azienda.
Tra le altre richieste figurano nessun esubero,
integrazione salariale per lavoratori diretti e dell'appalto,
superamento del contratto Multiservizi nelle ditte dell'indotto con
applicazione del contratto dei metalmeccanici, una legge speciale su
amianto e lavori usuranti, una postazione ispettiva permanente in
fabbrica e nell'area industriale e lo svolgimento della trattativa
sul futuro di Taranto direttamente in città.
«Costruire un vero
sciopero generale che unisca operai, studenti e masse popolari.
Proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento di risultati
effettivi. Lavorare meno, lavorare tutti: riduzione dell'orario di
lavoro a parità di salario».


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