domenica 17 ottobre 2021

16 ottobre - Prato MANIFESTAZIONE CONTRO LE AGGRESSIONI PADRONAL-MAFIOSE AI LAVORATORI IN SCIOPERO

LA REPRESSIONE DELLE LOTTE DI GOVERNO E PADRONI, IN TUTTE LE VARIE FORME, E' UN PROBLEMA CHE TOCCA TUTTE LE REALTA' DI LOTTA E DI CLASSE SUI POSTI DI LAVORO, PER QUESTO DEVE TROVARE UNA  RIPOSTA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE 

DAL COMUNICATO SI COBAS PRATO E FIRENZE :"C’è bisogno che questi luoghi invisibili dove cova lo sfruttamento siano attraversati da un vento nuovo di cambiamento."

Quello che è accaduto lunedì alla Dreamland non deve più accadere. Quello che è successo alla Dreamland è già successo alla Texprint, alla Gruccia Creations, alla DS di Montemurlo. Operai che manifestano pacificamente aggrediti da sgherri armati capitanati dai padroni delle aziende. Operai che finiscono in ospedale per aver rivendicato di lavorare 8x5 e non più 12x7. Quello che è successo alla Dreamland è successo perché fino ad ora, e tutt’ora, queste aggressioni di matrice mafiosa si sono consumate nell’indifferenza, nel silenzio delle istituzioni e della politica, nell’inerzia della Questura, nelle complicità sempre meno celati di cui questo sistema di sfruttamento gode sul territorio.

sabato 16 ottobre 2021

15 ottobre - Alla Fincantieri a Palermo volantinaggio e prima inchiesta tra gli operai - VACCINI: NON PER IL PADRONE, NON PER IL GOVERNO, MA PER UNA COSCIENZA DI CLASSE COLLETTIVA

In una fabbrica di fatto "militarizzata" con la presenza di camionette della polizia e carabinieri e digos, e questo deve fare capire subito come i padroni che durante il lockdown non si degnavano di dare neanche le mascherine agli operai oggi sono a favore del green pass perchè gli operai devono essere sfruttati per produrre più e come


di prima, a pochi giorni dello sciopero generale dell'11 ottobre ieri con alcuni Assistenti precari siamo stati tra e con gli operati della Fincantieri di Palermo e nonostante la forte pioggia battente, abbiamo fatto una prima inchiesta: gli operai con cui abbiamo parlato si sono espressi a favore della vaccinazione anche come necessità oggettiva più generale a prescindere dal green pass...

Il volantino portato agli operai
VACCINI: NON PER IL PADRONE, NON PER IL GOVERNO, MA PER UNA COSCIENZA DI CLASSE COLLETTIVA
3 morti al giorno sul lavoro, in media, e ripresa enorme degli infortuni sul lavoro! I padroni e il governo se ne fregano altamente della salute dei lavoratori, non è certo per la difesa della salute che vogliono il green pass! I padroni delle grandi fabbriche, soprattutto, vogliono il green pass per produrre a pieno ritmo, rifarsi subito dei profitti ridotti nel lockdown e non avere problemi di fermate per contagi.
Da parte del governo il green pass è una misura per correre ai ripari ipocritamente, e che soprattutto scarica la responsabilità, la scelta sulle singole persone, invece di assumersi la responsabilità e l'onere di una vaccinazione obbligatoria, come fu nei decenni passati per la vaccinazione per la poliomielite, o ancora
prima per il vaiolo, o per altri vaccini, con i quali ancora oggi vacciniamo i nostri bambini.
Da parte del governo il green pass è soprattutto per tornare alla normalità della gestione della vita sociale; ma è una loro normalità che per i lavoratori è fatta di miseria, condizioni di vita, di salute sempre peggiori.
Il governo Draghi invece di avviare la vaccinazione per tutti obbligatoria fa conciliazione con Salvini-Meloni sull' applicazione del green pass, e così di fatto favorisce la protesta fascista NOVAX; con la polizia che lascia campo libero allo squadrismo fascista - come è stato sabato a Roma con l'attacco squadrista alla sede CGIL, un attacco che in realtà è antisindacale, antioperaio e antipopolare.
DETTO QUESTO DICIAMO CHIARAMENTE AGLI OPERAI/LAVORATORI:
Lo Slai cobas per il sindacato di classe è per l'obbligo verso tutti della vaccinazione e che sui posti di lavoro non si possa stare se ci si rifiuta di vaccinarsi (a parte i casi di impossibilità sanitaria certificati) e si mette a rischio la salute degli altri lavoratori. In una pandemia come questa, che non è affatto finita, non ci può
essere “libertà di scelta individuale”; ma c'è una responsabilità collettiva.
Come ha detto un bravo scrittore - Marco Revelli "...il lavoratore con coscienza di classe si vaccina e si fa il green pass per rispetto verso i suoi compagni. Il lavoratore non vaccinato è come il crumiro durante gli scioperi: non paga pegno in prima persona e poi si prende l’aumento di stipendio..."
Purtroppo, è un paragone azzeccato. Perché motivato dalla stessa (in)coscienza, difesa del proprio “io”, dello stesso menefreghismo della condizione e battaglia collettiva. E come giustamente gli operai in sciopero contrastano i crumiri (anche chi lo fa perché confuso) e impediscono che possano continuare a nuocere a tutti, così gli operai avanzati, i sindacati devono contrastare il lavoratore che non vuole vaccinarsi.
Nella pandemia, lo abbiamo già scritto, non ci può essere la difesa della scelta individuale che si basi sul rischio collettivo. Tra i lavoratori in particolare non possiamo far passare che la scelta è individuale e la difesa debba essere collettiva.
In questo senso ogni posizione pubblica, soprattutto dei sindacati di base, deve essere chiara, rivolgendosi a quegli operai, che oramai sono una netta minoranza, per convincerli che la loro posizione è sbagliata e che invece devono vaccinarsi tutti per rispetto della propria salute e di quella di tutti gli compagni di lavoro.
Slai cobas per il sindacato Palermo

venerdì 15 ottobre 2021

15 ottobre - DALL'ACCIAIERIE D'ITALIA, TARANTO

 

Alle Ditte dell'appalto ex Ilva - lunga fila




"VACCINAZIONE OBBLIGATORIA" - Questo è ciò che dice e vuole la maggioranza degli operai ad Acciaierie d'Italia e all'appalto. Lo Stato si deve assumere la responsabilità, non scaricarla sui lavoratori con la questione del green pass.

Questa della "vaccinazione obbligatoria per tutti" è l'indicazione principale portata questa mattina dallo Slai Cobas per il sindacato di classe alle portinerie A e D e alle ditte dell'appalto.

La situazione stamattina era varia. Alle portinerie di Acciaierie d'Italia l'azienda aveva predisposto una vigilanza-controllo dei green pass, per cui chi lo aveva e l'aveva già potuto segnalare in azienda entrava normalmente; gli altri che pur lo avevano, o per essersi vaccinati o per aver fatto il tampone, ma non erano registrati dall'azienda (per esempio operai fino a stamattina in cassintegrazione) dovevano mostrare green pass e tesserino aziendale alla vigilanza e poi entravano normalmente.

Da quanto abbiamo visto nessuno non era proprio in possesso del green pass e ha dovuto tornarsene a casa. Questa verifica non ha creato grossi problemi, solo alla port. D si è formata una fila di diverse decina di operai. Tenendo conto che circa 400 lavoratori sono in cassaintegrazione.

Diverso invece alla portineria ditte, in cui al mattino entra il 90% dei 3800 operai, divisi in varie ditte.

Qui c'è stato il problema che se la ditta appaltatrice non ha segnalato ad Accieierie d'Italia l'elenco degli operai con green pass, i lavoratori stamattina non potevano passare se non prima aver mostrato green pass e tesserino d'ingresso alla vigilanza. Per cui, soprattutto per responsabilità delle ditte che non avevano ancora fatto la segnalazione anche se i lavoratori avevano consegnato il green pass, verso le 6,30 si è formata una lunga e lenta fila di operai che non sapevano se potevano entrare direttamente o passare prima dal controllo della vigilanza. .

Quindi questa mattina ha dimostrato da un lato che la maggiorparte degli operai si è vaccinata o non è affatto contraria a vaccinarsi, dall'altra che governo e aziende con questo uso vessatorio del green pass, scaricato tutto sui singoli lavoratori, stanno creando una situazione assurda e inaccettabile, in cui gli operai non solo devono andare a lavorare ma in tanti possono entrare tardi sul lavoro, col rischio di vedersi detrarre il tempo perso nella fila.

Questo al momento non ha creato proteste, in generale è stato preso con pazienza, "filosofia" e anche ironia dagli operai. Non c'erano le forze dell'ordine annunciate dai mass media locali.

Ma così non può andare avanti.

Lo stessa decisione di Accierie d'Italia di far fare gratuitamente i tamponi diventa altrettanto vessatoria. L'azienda ha fatto una convenzione solo con una farmacia dei Tamburi, per cui anche operai che abitano in provincia ogni due giorni dovrebbero venire a Taranto, fuori dall'orario di lavoro, per farsi il tampone. Quando, anche volendo accettare la questione tamponi (su cui lo Slai Cobas è però critico), il modo più normale per non scaricare tutto sui singoli lavoratori sarebbe quello di mettere nell'area industriale una postazione della farmacia o della Asl.

Ma, ripetiamo, la maggioranza degli operai è d'accordo che la strada giusta sarebbe quella della vaccinazione obbligatoria. Tra i lavoratori si contano come le mosche bianche chi è contrario per principio alla vaccinazione.

Sulla vaccinazione obbligatoria la denuncia del governo Draghi è unanime. Non vuole farla per non assumersi responsabilità e impiego dei soldi necessari, ma soprattutto, come denunciava il volantino dello Slai Cobas sc, per tenere insieme da Salvini a Letta, la grande ammucchiata.

Su questo rivendicazione, dicevano alcuni operai, si può fare anche uno sciopero.

PS. I sindacati confederali e Usb anche in questa occasione hanno mostrato la loro inutilità anche a livello di informazione agli operai, a parte un delegato della Fiom. O non c'erano o se c'erano non erano affatto impegnati o in grado di limitare i danni. L'Usb sì era presente, ma sembrava soprattutto per farsi autopropaganda, con tanto di cappellino e maglietta.


VACCINI: NON PER IL PADRONE, NON PER IL GOVERNO, MA PER UNA COSCIENZA DI CLASSE COLLETTIVA

Tra gli operai Tenari Dalmine questa mattina all'ingresso in fabbrica la posizione dello Slai Cobas sc, per ribadire che nella pandemia non ci può essere la difesa della scelta individuale che si basi sul rischio collettivo. Tra i lavoratori non possiamo far passare che la scelta è individuale e la difesa debba essere collettiva.... Vaccinarsi tutti non è per l'azienda, ma per tutti i nostri compagni di lavoro.


giovedì 14 ottobre 2021

14 ottobre - ALLE LAVORATRICI, ALLE DONNE: IMPORTANTE ASSEMBLEA TELEMATICA OGGI ALLE 18. Informate e partecipate

Dopo lo sciopero dell'11,

Oggi 14 ottobre alle ore 18 assemblea nazionale telematica di donne/lavoratrici.
il link per l'assemblea è :https://meet.google.com/pyp-tnni-ttj

I femminicidi seriali da parte dei padroni e degli uomini che odiano le donne, le condizioni di lavoro/non lavoro, di sfruttamento e oppressione nella fase attuale di profonda crisi capitalistica amplificata dalla pandemia che padroni e governo vogliono scaricare ancora più doppiamente sulle nostre spalle, chiamano le lavoratrici, le donne proletarie a rimettere in campo una nuova, forte e generale risposta di lotta avanzando in quel percorso già tracciato nei mesi precedenti che si deve rafforzare, deve ricollegare le lotte che si fanno, deve estendersi ad altre realtà di lavoratrici/donne…

La parola alle lavoratrici che hanno fatto lo sciopero dell’11 ottobre, portando in esso il protagonismo della doppia lotta delle donne, così a tutte le altre lavoratrici/donne per fare il punto della situazione che vivono nei posti di lavoro e anche più in generale.

Riprendiamo in mano la piattaforma delle donne/lavoratrici alla luce delle lotte che sono continuate o delle nuove lotte che si sono sviluppate in questi mesi ma anche alla luce delle ultime inchieste che si sono fatte tra le operaie, lavoratrici, precarie, di recente.

Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe

info slaicobasta@gmail.com

mfpr.naz@gmail.com


 

mercoledì 13 ottobre 2021

13 ottobre - sullo sciopero dell'11 ottobre - valutazione e comunicato nazionale

Lo sciopero generale dell’11 ottobre indetto da 15 organizzazioni sindacali di base e di classe ha avuto successo e ha costituito un passo in avanti per il movimento sindacale di classe, per la prima unità col movimento degli studenti e alcuni movimenti sociali di lotta, come sulla casa e sul territorio.

I partecipanti agli scioperi sui posti di lavoro sono stati in numero decisamente maggiori dei precedenti scioperi indetti dal sindacalismo di classe – vedi quello del 29 gennaio - e ha cominciato a riempire il vuoto di lotte operaie e popolari creato dalla politica collaborazionista dei sindacati confederali.

Su questo, l’unità del sindacalismo di base e di classe ha dimostrato di essere un’arma utile e necessaria per allargare il fronte di lotta e unirlo. Questa unità nelle lotte si è espressa in forme parziali nelle circa 30 manifestazioni tenutesi nelle città grandi e piccole.

Importante è stato il quadro unitario anche per l’affermazione degli obiettivi espressi dalla piattaforma nazionale, integrata nelle diverse sedi e dalle diverse organizzazioni sindacali, con rivendicazioni aggiuntive che rispondono agli interessi dei lavoratori.

Chi ha scioperato e manifestato l’11 ottobre?

Una risposta, come sempre, classista e combattiva è venuta dagli operai della logistica che hanno dato vita ad una grossa manifestazione all’Amazon di Piacenza e hanno avuto un ruolo attivo in numerose altre manifestazioni. Insieme alla logistica, in questa occasione, sono scesi in campo ampi settori sindacali dei trasporti, dalle ferrovie ai portuali; forte in tutte le manifestazioni è stata la presenza degli studenti e di lavoratori e lavoratrici della scuola e gruppi di altri settori lavorativi.

Il problema degli scioperi del sindacalismo di base rappresentato dalla difficoltà degli scioperi operai delle fabbriche ha registrato dei passi in avanti. Non tanto sul fronte dello sciopero vero e proprio il cui dato resta basso, quanto per l’iniziale partecipazione in tutte le iniziative e manifestazioni di operai delle fabbriche in lotta e di operai anche singoli ma rappresentativi di numerose grandi e piccole fabbriche del nord e del sud.

Certamente importante è stata la presa di posizione e la partecipazione del collettivo degli operai di fabbrica della Gkn, non solo perché si tratta della più grande fabbrica in lotta nel nostro paese in questa fase, quando per il riconoscimento dello sciopero espresso nel loro comunicato di adesione: “non vedremo mai i compagni e le compagne del sindacalismo di base come concorrenti nel tesseramento o peggio come avversari...Lo sciopero dell’11 ottobre è l’unica data di sciopero pianificato e tutti i lavoratori dovrebbero augurarsi la maggiore riuscita possibile della giornata ...

L’estensione dello sciopero ha caratterizzato in generale le manifestazioni sviluppatesi nelle diverse città sia nei numeri che nella rappresentatività.


Nelle manifestazioni è avanzato lo spirito unitario tra i lavoratori, al di là delle sigle, cosa che non era avvenuto nella preparazione di esso. Questo è un segnale che i lavoratori vogliono l’unità di lotta e di classe e mal sopportano in generale le contese e le false unità intersindacali, proposte dai vertici dei sindacati di base

Le manifestazioni hanno messo sotto accusa il governo Draghi e il fronte unico dei padroni. che stanno scaricando la crisi e la pandemia sulla pelle dei lavoratori, che stanno peggiorando la condizione salariale di tutti i proletari e masse popolari e favorendo licenziamenti, precarietà.

Forte è stata la denuncia delle condizioni della scuola e della sanità e non è mancata una precisa opposizione alla repressione delle lotte dei lavoratori. In alcune manifestazioni come Napoli sono stati fortemente presenti i disoccupati organizzati che da mesi lottano anche contro le istituzioni locali. A Palermo Taranto e in qualche altro caso sono stati importanti le delegazioni di lavoratrici organizzate che danno un taglio più avanzato alle stess lotte dei lavoratori

In questo senso lo sciopero generale è stato un segnale forte e chiaro ai lavoratori e alle masse popolari di questo paese per aprire un possibile scontro prolungato che possa via via coinvolgere un numero molto più grande dei lavoratori e contribuire alla modifica dei rapporti di forza.

Certo non sono mancati i lati negativi in questo sciopero. Primo tra tutti, lo ribadiamo, il coinvolgimento delle fabbriche. La classe operaia vive sotto il “tallone di ferro” del comando padronale fuso con le direzioni sindacali, ma vive anche le profonde contraddizioni interne della divisione e frammentazione, dell’arretramento della coscienza di classe e dell’assenza sostanziale di un sindacalismo operaio classista e combattivo nella quasi totalità delle fabbriche grandi e piccole di questo paese

Questo macigno dovrà essere affrontato e rimosso. E qui pesa la scarsa coscienza di questo e di come affrontare questo problema presente nell’ampio settore dei dirigenti del sindacalismo di base.

L’altro dato è che è stata abbastanza debole e fragile la presenza di alcuni settori chiave dello scontro sulla pandemia – vedi lavoratori della sanità.


E’ chiaro che in quasi tutte le manifestazioni vi è stata una discriminante antifascista e in alcune di esse vi è stata una combattivo allontanamento di inquinamenti fascisteggianti che in questa fase sono fusi sostanzialmente coi no vax - anche travestiti da ‘no green pass’. Ma non è stato ovunque così.

Milano ha vissuto una pagina nera nella manifestazione. Così come non sono mancate posizioni ambigue a Napoli e in alcune altre città.

Il sindacalismo di base e di classe se vuole rappresentare l’interesse generale della classe e delle masse ha bisogno di epurare ogni influenza della piccola borghesia inferocita , del sottoproletariato – tinto da no vax - che oggi sono funzionali solo al fascismo e alla reazione e incompatibili con la lotta proletaria.


Quello che conta ora è andare avanti continuando con scioperi e manifestazioni, capitalizzando il anche grande lavoro preparatorio che gli operai e i proletari hanno fatto e può trasformarsi in più lotta, più cobas e collettivi di fabbrica, più coscienza di classe. E tutti comprendiamo quanto l’unità, anche con i suoi limiti, serva a questo avanzamento.


Contro il governo Draghi, padroni, lo Stato del capitale intensifichiamo la lotta di classe!

Avanti verso l’unità del sindacalismo di classe e del fronte unico proletario e popolare

Per una vera opposizione politica e sociale anticapitalistae antimperialista finalizzata alla lotta potere dei lavoratori!


SLAI COBAS per il sindacato di classe

Coordinamento nazionale

13 ottobre 2021

13 ottobre - Turchia: Lotta per l'occupazione nella fabbrica tessile

 

Categoria: Asien


A Urfa, nel sud-est della Turchia, il produttore tessile "Uğur Textile" ha licenziato 300 lavoratori da una fabbrica in una volta sola, usando la loro sindacalizzazione come pretesto. In risposta, i lavoratori hanno tenuto un picchetto fuori dai cancelli della fabbrica questa mattina per tornare al lavoro da sindacalizzati.

I rappresentanti dell'azienda, sotto pressione, hanno poi annunciato colloqui con la "DİSK" (Confederazione dei sindacati rivoluzionari dei lavoratori della Turchia), ma hanno comunque permesso che il picchetto fosse molestato da soldati e gendarmi. Un rappresentante del DİSK ha dichiarato:

"Come parte della nostra lotta di tre giorni contro l'antisindacalismo e il massacro dei lavoratori, siamo usciti dalla fabbrica questa mattina per iniziare un'azione di picchetto. Di nuovo abbiamo visto barrivate di soldati e gendarmeria di fronte a noi. Abbiamo appreso che il governatore di Urfa ha ordinato di non avvicinarsi alla fabbrica tessile Uğur. Dieci volontari che hanno partecipato al picchetto hanno detto che non avrebbero nemmeno lasciato che i nostri amici aspettassero fuori dalla fabbrica. In altre parole, volevano persino impedire il picchetto, che è il nostro diritto democratico e costituzionale, solo perché il capo della fabbrica è scomodo. Ma noi, insieme ai nostri compagni di lavoro, abbiamo dichiarato che non lasceremo la fabbrica, non importa cosa, non importa quanti carri armati e veicoli corazzati vengano portati anche dai gendarmi e dalle truppe di guardia ..."

I licenziamenti di massa dei lavoratori in Turchia sono il risultato della crisi di sovrapproduzione dell'imperialismo, e l'esempio della fabbrica tessile Uğur, che produce i suoi beni principalmente per il mercato "centroeuropeo", mostra come la crisi degli imperialisti si sposti sulle nazioni oppresse. Anche il fatto che l'organizzazione sindacale sia l'unica ragione dei 300 licenziamenti non è realmente credibile.



13 ottobre - Sciopero generale - MANIFESTAZIONE 11 OTTOBRE DI MILANO - immagini e intervento dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 



13 ottobre - lo sciopero del 11 ottobre a Firenze

 



13 ottobre - lo sciopero dell'11 ottobre a Bologna

 

OLTRE 5 MILA LAVORATRICI E LAVORATORI OGGI A BOLOGNA SONO SCESI IN PIAZZA CHIAMATI DAL SINDACALISMO DI BASE CONTRO LICENZIAMENTI, CONFINDUSTRIA E GOVERNO DRAGHI.

In piazza oggi erano presenti migliaia di lavoratori e lavoratrici, tra cui quelli delle aziende che sono state chiuse nel territorio Bolognese e che si aggiungono agli oltre 900 mila licenziamenti avviati nel corso di questi ultimi mesi.

Un corteo determinato che ha messo al centro dello sciopero non soltanto la lotta contro i licenziamenti ma anche la necessità di continuare una battaglia contro il perdurare della crisi pandemica e sull’impatto sociale che questa ha prodotto sulle condizioni di vita generale dei lavoratori e sul versante sanitario.

Allo sciopero e alla manifestazione hanno partecipato lavoratori di tutte le categorie, fra le quali : logistica, produzione, scuola, cooperative , pubblico impiego, trasporti, sanità oltre a precari, disoccupati e militanti dei movimenti sociali.

La giornata è stata importante non solo per la riuscita dello sciopero ma perché ha dimostrato che l’unità del sindacalismo conflittuale può essere non soltanto importante per l’oggi ma anche per le prospettive future e diventare un punto di riferimento per quei lavoratori e quelle lavoratrici che in questo momento hanno necessità di riprendere il conflitto nei luoghi di lavoro.
Le migliaia di bandiere delle singole organizzazioni che s’intrecciavano tra di loro non è soltanto un fatto di scenografia da concedere agli scatti degli smartphone ma ci indicano un percorso che seppure tra mille difficoltà va coltivato e proseguito.

La necessità di costruire un blocco di opposizione sociale e anticapitalista, contro i padroni, contro il Governo Draghi che con la complicità di CGIL, CISL e UIL stanno portando avanti i piani di una ristrutturazione capitalista che ha già lasciato sul campo centinaia e centinaia di licenziamenti, deve essere una prospettiva che ci deve vedere tutti impegnati, nei luoghi di lavoro e nelle piazze.

Bologna 11 ottobre 2021

Adl Cobas
Confederazione Cobas
Si Cobas
SGB Sindacato Generale di Base
USB
USI-CIT

13 ottobre - lo sciopero dell'11 ottobre a Torino - immagini

 


13 ottobre - lo sciopero dell'11 ottobre a Genova

A GENOVA PIÙ DI 3000 LAVORATORI SCENDONO IN PIAZZA E BLOCCANO PER ORE LA CITTÀ!

Sono state migliaia i lavoratori e le lavoratrici che dalle 9 si sono concentrate presso il Terminal Traghetti di Genova, dando vita a un corteo che con determinazione ha prima cacciato dalla manifestazione i fascisti (e chi pensava di poter strumentalizzare questa importante giornata di lotta) e ha poi occupato la Sopraelevata, una delle arterie principali della città, bloccando il traffico per ore soprattutto a Ponente, distretto INDUSTRIALE metropolitano.

Tantissimi gli interventi di lavoratori e compagni che hanno ricordato le ragioni dello sciopero, mettendo in evidenza le tante lotte e le tante vertenze aperte oggi sul territorio: a partire dai lavoratori Conad, sotto ricatto di chiusura del magazzino, ai lavoratori BRT in battaglia per la difesa di salario e salute, arrivando agli autisti TIE in lotta contro gli accordi a perdere di CGIL-CISL-UIL che tagliono il salario e aumentano l'orario di lavoro!

Scesi in piazza insieme a loro anche lavoratori e lavoratrici di tanti altri settori pubblici e privati: alberghi, sanità, scuola, igiene ambientale, commercio!

Il corteo sceso dalla Sopraelevata si è poi concluso sotto la sede di Confindustria dove i lavoratori e le lavoratrici hanno espresso la loro rabbia contro le politiche padronali avvallate in tutto e per tutto dal governo Draghi.

Dopo la grande giornata di lotta odierna, si ritorna sui posti di lavoro e sul territorio rilanciando con ancora più forza la necessità di articolare e unire le lotte contro le politiche anti operaie che padroni e Governo stanno articolando.

PER LA COSTRUZIONE DI UN FRONTE UNICO ANTICAPITALISTA


13 ottobre - lo sciopero dell'11 ottobre a Piacenza - cronaca e immagini

Gli iscritti del SiCobas si radunano a Milano intorno alle nove e mezza. Ci sono sette pullman, tutti da magazzini diversi della provincia: i lavoratori hanno scelto di recarsi insieme ai cancelli del più grande hub di Amazon in Italia, a Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, e di non confluire al presidio fuori l’Assolombarda con gli altri sindacati di base. «Dare voce a Bonomi – dicono – non ci interessa. Oggi è sciopero del lavoro, preferiamo attaccare direttamente le tasche del colosso per eccellenza dello sfruttamento internazionale». Alle dieci sono in tanti a rispondere all’appello: i lavoratori del magazzino di Unes, sospesi dall’azienda e senza retribuzione da oltre un mese, definiti “criminali” per aver condotto scioperi a oltranza in difesa del posto di lavoro; alcuni dei lavoratori di Zara, che lamentano trasferimenti motivati dalla chiusura di uno dei due reparti del magazzino, e che sono preoccupati dal rischio di chiusura totale del sito; i lavoratori della Spreafico di Lecco, la cui azienda da pochi giorni è al centro di un’indagine per caporalato e frode fiscale per oltre tre milioni di euro sequestrati dalla Guardia di finanza; gruppi di srilankesi della Number1 Logistic Group, una trentina dei quali sono entrati da poco in contatto con il sindacato, nel tentativo di riprendersi i mesi di permessi e di ferie accumulati in anni di lavoro e rifiutati dall’azienda; ancora, alcuni lavoratori della DHL, che con i solidali della SDA e di Bartolini già definiscono un programma per confluire nel picchetto organizzato per la sera a Carpiano, dove alcuni lavoratori rivendicano di voler essere riconosciuti dalla Muteki s.r.l. per siglare un accordo sindacale. Tutti loro, insieme ai lavoratori FedEx e ad altri lavoratori in sciopero dalla periferia milanese, si incontreranno con più di cinquecento iscritti piacentini per dare continuità alla mobilitazione che aveva visto il SiCobas invadere lo spazio Amazon già lo scorso primo maggio. Sono le undici e nonostante qualche camionetta della polizia circondi lo stabilimento Amazon già da ore, i manifestanti riescono a raggiungere il sito indisturbati. La Digos sostiene che l’impianto – quasi centomila metri quadri – presenti un solo varco d’ingresso e uscita dei tir, adiacente all’area parcheggio. Ai manifestanti la cosa non sembra credibile: la “cattedrale” del capitalismo globale in Italia, sprovvista di una uscita di emergenza per le merci! Nell’attesa dei piacentini, i milanesi decidono di srotolare lo striscione e improvvisano un corteo costeggiando la casa del gigante della logistica. Esterrefatti dall’iniziativa, si scorgono al di là del muro due lavoratori Amazon che stazionano nell’area fumatori, una cabina costruita in plexiglass, che più che proteggere dal Covid sembra costruita per impedire la socialità tra gli operai, mentre si “scannano” una sigaretta in fretta e furia. Improvvisamente dal lato opposto del magazzino si levano i cori dei lavoratori di Piacenza e si scorgono centinaia di bandiere che sfilano lungo la statale per ricongiungersi agli altri operai. Tornati tutti al cancello principale si contano quasi duemila persone. Le prime parole al megafono sono dedicate ad Adil, delegato sindacale marocchino del SiCobas ucciso da un camion durante l’ultima iniziativa di sciopero nazionale, a cui gli operai della Lidl di Novara hanno dedicato il presidio. E poi si descrive il modello Amazon, la trasformazione del lavoro nella filiera e delle lotte stesse, non più sul contratto nazionale e suoi mancati rinnovi, ma contro le aziende che assumono in maniera esclusiva attraverso agenzie interinali, con contratti a termine che non superano i sei mesi, normalizzando la “precarietà globale a vita” e impugnando un’enorme arma di ricatto.

Per oltre un’ora decine di operai raccontano al megafono la loro esperienza in fabbrica, le condizioni di lavoro e i diritti conquistati con le lotte. Qualcuno ricorda l’ovazione ricevuta all’assemblea di Confindustria dal premier Draghi, colui che «invece della patrimoniale ci ha portato in dote l’aumento sui costi di luce e gas, benzina e grano». Un gruppetto si sgancia dall’ingresso e si dirige sul retro: «Andiamo a farci vedere ai cancelli di Zara!». Ma è proprio sul retro che qualcuno nota un via vai di tir “Prime”, quelli che Amazon utilizza per le consegne gratuite in quarantott’ore. Ai cancelli, dove i clienti vanno a recuperare in autonomia il proprio pacco, c’è grande confusione di mezzi pesanti e auto, rimaste bloccate dall’imponente manifestazione. Ma il nemico è organizzato quanto la lotta, e la merce che conta ha trovato una via d’uscita

                        

                    

                

13 ottobre - lo sciopero dell'11 ottobre a Napoli - cronaca da Napolimonitor

 

Comincia intorno alle otto del mattino lo sciopero indetto anche a Napoli dai sindacati di base, con il blocco improvviso – la questura non ne sapeva nulla – dell’ingresso autostradale all’altezza del porto. Sulla rampa che conduce al bivio tra l’A1 e la Salerno-Reggio Calabria si arrampicano circa duecento persone, restandoci per un po’, fino a che qualche camion incomincia a risalire contromano il percorso. Il corteo a quel punto avanza, raggiungendo il varco Bausan e bloccando le vie di fuga, mentre la coda di macchine si snoda ininterrotta per i tre chilometri tra San Giovanni e calata Porta di Massa, e per quasi una decina all’ingresso in città da Caserta. In presidio, davanti al varco, i manifestanti ci resteranno per quasi un’ora. Il gruppo più consistente è quello degli operai del SiCobas, ma ci sono anche i disoccupati organizzati della sigla “7 Novembre”, i lavoratori dell’Unione Sindacale di Base, i militanti dei collettivi Iskra e della Mensa Occupata.

Intorno alle dieci il gruppo di manifestanti fuori controllo, scortato da qualche camionetta della guardia di finanza, si muove verso la stazione. Attraversano corso Lucci e arrivano a piazza Garibaldi, dove ad attenderli ci sono circa mille persone pronte a partire in un corteo che durerà fino alle due del pomeriggio. I lavoratori e i militanti che avevano bloccato porto e autostrada si prendono la testa del corteo, ma dietro di loro la composizione è eterogenea. Ci sono studenti, movimenti di disoccupati come quello di Torre del Greco, sindacati di base come il Sindacato Lavoratori in Lotta, lavoratori della scuola e della manutenzione stradale,

Le rivendicazioni della piazza sono chiare: lo striscione di apertura è contro governo, Confindustria e una gestione della pandemia che mette il profitto davanti alla salute dei lavoratori. Lo sblocco dei licenziamenti (avallato dai sindacati confederali), il rincaro di luce, gas e consumi, la repressione nei confronti dei lavoratori sono punti su cui la piazza si esprime senza derogare.  Intorno a mezzogiorno, quando la manifestazione raggiunge piazza Borsa e tocca il suo picco di partecipazione, in strada ci sono non meno di duemila persone.Il corteo va avanti per ancora due ore, fino a raggiungere il salotto buono della città, quella piazza dei Martiri dove, davanti alla sede di Confindustria, e dopo un consistente lancio di uova, il corteo si scioglie in maniera naturale. È la prima volta dopo molto tempo che i sindacati di base hanno scioperato insieme e l’hanno fatto dando vita a una piazza eterogenea che non ha avuto paura di confrontarsi con esigenze e spinte diverse, portando in strada migliaia di lavoratori. Non è che un primo passo, probabilmente, ma un passo importante a cui sarà necessario farne seguire altri nelle settimane a venire.


martedì 12 ottobre 2021

12 ottobre - SCIOPERO GENERALE: MANIFESTAZIONE E CORTEO A PALERMO

 

 Immagini e riferimenti video

Corteo da Piazza Politeama alla Prefettura

Contro lo sblocco dei licenziamenti il taglio dei salari la precarietà a vita la disoccupazione il massacro della sanità e della scuola pubblica i tagli dei servizi sociali essenziali le morti sul lavoro carovita e caro bollette ogni attacco alla condizione di vita delle donne/lavoratrici....

Contro i padroni il governo Draghi al loro servizio e le scellerate politiche di macelleria sociale amplificate dalla pandemia - Il posto di lavoro nn si tocca!

Allo sciopero generale a Palermo Assistenti igienico personale di

Palermo Bagheria Monreale Termini Imerese Caccamo Trapani e provincia

In piazza e in corteo lavoratori e lavoratrici scuola sanità Amat

precari e precarie dello spettacolo della ristorazione, del turismo

operatori call center assistenti igienico personale scuole genitori di studenti disabili pensionati, studenti, braccianti migranti attivisti lotta per la casa disoccupati...

Le donne/lavoratrici/precarie Slai in prima linea nella lotta

contro doppio sfruttamento e doppia oppressione

 

Contro la gravissima lesione al diritto allo studio degli studenti disabili

piccoli e grandi degli Enti locali con il silenzio complice del MIUR

Mamme e Assistenti igienico personale specializzate di Trapani oggi in delegazione al corteo

Le Assistenti igienico personale specializzate di Monreale oggi allo sciopero generale a Palermo

Non ci fermeremo!

Lavoratrici/precarie Slai cobas sc

la lotta dei migranti


 Arrivo alla prefettura

Apertura TG2 sera

https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2021/10/sic-palermo-ritornano-corteo-sindacati-base-76b06fe4-b4ff-47b2-8aee-269d7ffa6975.html?fbclid=IwAR0_ooQIIgAF0Y0Za1lae_wNnRP-MiOr-v9R9FUcldUmj4kOhgCte3pvbfE

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/10/11/news/no_green_pass_in_piazza_a_palermo_al_politeama_una_quarantina_di_manifestanti-321729779/?fbclid=IwAR3MTXKYhB1sU_Oy_BRFiLkAHWC8TiUKyr2CzvHg-t-6FZJH_Zo57lEvkec

https://www.facebook.com/100009211697071/videos/930924761192163

https://www.facebook.com/100009211697071/videos/1086189238855229


12 ottobre - Dal corteo dell'11 ottobre di Taranto - video interventi operai - foto che danno il senso della importante, significativa, ricca, unitaria manifestazione

 

 

Alcuni interventi dei lavoratori

                                                            

Tessitura Albini Mottola

                                       

Cemitaly

                                      

Natuzzi