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domenica 16 ottobre 2022
16 ottobre - ACCIAIERIE ITALIA TARANTO
L'intervento all'Acciaierie d'Italia e appalto di questa mattina - Riportiamo il volantino diffuso su nuovo governo e situazione in ex Ilva
Elezioni, nuovo governo e azione operaia e proletaria
Le elezioni politiche hanno sancito la prevedibile vittoria del centrodestra, così come la sconfitta dei sostenitori dell’”Agenda Draghi”, in primis il PD di Letta, la ruota di scorta ‘Sinistra italiana’‘Verdi’, l’alleato-non alleato Calenda/Renzi.
Il M5S a guida Conte con una campagna mirata a difesa del Reddito di cittadinanza e del Salario minimo, secondariamente contro l’aumento delle spese militari, è riuscito nel corso della campagna elettorale a recuperare i voti, soprattutto al Sud, necessari per essere il terzo partito e l’unica opposizione al nuovo governo di centrodestra.
Come prevedibile, irrilevante è stato il voto alle altre liste di destra presenti alle elezioni, Paragone e lista rossobrune e agli insignificanti sedicenti “partiti comunisti”.
Unione Popolare a guida De Magistris non è riuscita ad entrare in parlamento e vano è stato il tentativo di intercettare voti democratici e popolari nel campo dell’astensione.
Risultati elettorali abbastanza scontati e ampiamente previsti dai sondaggi.
Ciò non toglie che altri dati hanno un certo interesse. Innanzitutto la crescita di oltre il 10% dell’astensionismo Si tratta in generale di un astensionismo passivo, specchio della passività di ampi settori delle masse; ciononostante esso contiene al suo interno l’astensionismo militante, una parte rilevante di astensionismo operaio e popolare, un massiccio astensionismo giovanile.
L’astensionismo è importante per misurare il grado di consenso effettivo della Meloni, del centrodestra, contro una propaganda incentivata anche dall’attuale sistema elettorale che permette al partito che ottiene la maggioranza di voti di ottenere anche la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Comunque i votanti non sono numeri ma persone e i dati reali sono questi: oltre il 37% di astenuti - quindi il 26,1% alla Meloni, corrisponde a poco più del 17% di voti effettivi dell'intero elettorato, e pur aggiungendo i voti del centrodestra si arriva a poco più del 27% per tutto il centrodestra. Quindi circa l’82% non ha votato Meloni e circa il 73% non ha votato il centro destra e sicuramente la stragrande maggioranza degli operai non ha votato la Meloni.
Il secondo elemento importante è che la vittoria della Meloni avviene nel quadro di un crollo della Lega di Salvini e di un ulteriore ridimensionamento di Forza Italia. Questo alimenterà le contraddizioni interne e la lotta per le poltrone sia a breve che a medio-lungo periodo, nella composizione e compattezza del nuovo governo.
Nella sostanza ora si tratta di ripartire dalla posizione proletaria e popolare per così dire “extraparlamentare” e scendere in campo sulle rivendicazioni economiche e sociali e nella lotta contro la guerra, l’economia di guerra per essere punto di riferimento e di attrazione del movimento proletario, popolare, antifascista, antirazzista, antimperialista, del movimento a difesa della Costituzione e, in misura assai importante, del movimento delle donne che è una sorta di “bersaglio principale”, “nemico principale” del primo governo a guida di una donna al servizio dei padroni, delle classi dominanti e del sistema capitalista, imperialista.
Questa opposizione deve esprimersi in modo coraggioso, determinato e visibile da subito e deve misurare tatticamente e strategicamente l’azione del nuovo governo e la sua marcia verso una dittatura del capitale ancora più aperta che sarà di tipo oggettivamente e soggettivamente moderno fascista.
La prospettiva è una Nuova Resistenza adatta alle condizioni economiche, politiche di oggi a livello nazionale e internazionale. Questo richiede la costruzione di un Partito proletario e comunista, come reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia, il fronte unito proletario e popolare contro i padroni e i loro alleati, la lotta a difesa della repressione e dagli attacchi alla Costituzione nella prospettiva del cambiamento della situazione e dei rapporti di forza per un governo espressione realmente degli operai e delle masse popolari, dell’alternativa del potere operaio. La situazione è abbastanza chiara, la marcia è difficile e tortuosa ma non ha alternative.
Le battaglie da fare subito in maniera unitaria nelle fabbriche posti di lavoro territorio:
1 – contro ristrutturazioni e chiusura delle fabbriche, con maggior sfruttamento, licenziamenti, cassa integrazione flessibile e permanente anticamera dei licenziamenti; per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; contro il carovita, bollette, benzina, riscaldamento ecc per forti aumenti del salario; salario minimo garantito per precari e disoccupati; lavoro e difesa del reddito di cittadinanza per le masse povere; sicurezza e salute nelle fabbriche e nel territorio – no devastazione ambientale per i profitti e la speculazione capitalistica e parassitaria
2 - No alla guerra imperialista, No all'Italia in guerra con più spese militari, basi, soldati, No all'economia di guerra per fondi alla sanità, scuola, servizi sociali
3 – No a nuove leggi antimmigrati, per l’accoglienza, solidarietà, permesso di soggiorno, diritto di asilo, documenti regolari, alloggi, contratti - No schiavismo e razzismo
4 - difesa del diritto d'aborto e dei diritti delle donne
5 - contro la repressione, per la difesa del diritto di sciopero, le libertà sindacali, la libertà di manifestare, contro ogni modifica della Costituzione e nuovo fascismo
Slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com pcro.red@gmail.com proletaricomunisti.blogspot.it
sabato 15 ottobre 2022
venerdì 14 ottobre 2022
14 ottobre - info: ANSALDO GENOVA, 2 GIORNI DI RABBIA, MOBILITAZIONE E OCCUPAZIONI OPERAIA
GENOVA: “NON VI FAREMO CHIUDERE ANSALDO ENERGIA!”. LE TUTE BLU OCCUPANO L’AEROPORTO
Seconda giornata di lotta per i lavoratori di Ansaldo Energia, il più grande stabilimento genovese con quasi 2.400 dipendenti diretti, che diventano oltre 3.000 contando l’indotto.
Mercoledì 12 ottobre le tute blu avevano paralizzato per ore il centro cittadino, portando la loro rabbia fuori dalle mura dello stabilimento di Genova Campi. In serata Cassa Depositi e Prestiti ha diffuso una nota che non va nella direzione auspicata: la ricapitalizzazione, unico strumento per salvare azienda e posti di lavoro, viene infatti demandata a un nuovo piano industriale che – denunciano i sindacati, Fiom Cgil in testa – sarà come sempre da lacrime e sangue.
Da qui la decisione di mobilitarsi ancora, già dall’alba di giovedì 13 ottobre, con un presidio permanente che di fatto ha blindato le portinerie di Ansaldo Energia, mentre numerosi negozi di Genova Ovest avevano le serrande abbassate in solidarietà con i lavoratori.
A metà mattinata è partito poi un nuovo corteo, con oltre un migliaio di tute blu, diretto all’Aeroporto di Genova, con qualche momento di forte tensione con la polizia. Nonostante spintoni e qualche scudata, le tute blu sono entrate dentro lo scalo, occupandone l’ingresso e i gate e bloccandone l’operatività, mentre in Regione incontro tra il presidente Toti e i rappresentanti sindacali.
GENOVA TOTALMENTE PARALIZZATA DALLA RABBIA DELLE TUTE BLU DI ANSALDO ENERGIA. BLOCCO DELL’AUTOSTRADA
Aggiornamento: questa mattina gli operai dell'Ansaldo sono scesi nuovamente in corteo e dopo aver forzato il cordone di polizia sono riusciti ad occupare l'aeroporto di Genova, portando di fatto allo sospensione dell'operatività fino alle 17. “Nulla di fatto, le istruzioni ci hanno detto cose che già sapevamo. Ci sono parole ma nessuna garanzia sulla ricapitalizzazione. Abbiamo il dubbio che il piano industriale sarà pesantissimo, noi non ci stiamo. La lotta continua anche con modalità aspre. La questione Ansaldo Energia è sentita dalla città e dai lavoratori delle altre aziende della città”, così Stefano Bonazzi segretario Fiom Genova.
Seconda giornata di lotta per i lavoratori di Ansaldo Energia, il più grande stabilimento genovese con quasi 2.400 dipendenti diretti, che diventano oltre 3.000 contando l’indotto.
Mercoledì 12 ottobre le tute blu avevano paralizzato per ore il centro cittadino, portando la loro rabbia fuori dalle mura dello stabilimento di Genova Campi. In serata Cassa Depositi e Prestiti ha diffuso una nota che non va nella direzione auspicata: la ricapitalizzazione, unico strumento per salvare azienda e posti di lavoro, viene infatti demandata a un nuovo piano industriale che – denunciano i sindacati, Fiom Cgil in testa – sarà come sempre da lacrime e sangue.
Da qui la decisione di mobilitarsi ancora, già dall’alba di giovedì 13 ottobre, con un presidio permanente che di fatto ha blindato le portinerie di Ansaldo Energia, mentre numerosi negozi di Genova Ovest avevano le serrande abbassate in solidarietà con i lavoratori.
A metà mattinata è partito poi un nuovo corteo, con oltre un migliaio di tute blu, diretto all’Aeroporto di Genova, con qualche momento di forte tensione con la polizia. Nonostante spintoni e qualche scudata, le tute blu sono entrate dentro lo scalo, occupandone l’ingresso e i gate e bloccandone l’operatività, mentre in Regione incontro tra il presidente Toti e i rappresentanti sindacali.
giovedì 13 ottobre 2022
13 ottobre - TARANTO: LOTTA A 360° PER SALARIO, SICUREZZA, LAVORO MA ANCHE SOLIDARIETÀ ALLA LOTTA DELLE DONNE IN IRAN
Presidio/Assemblea questa mattina al Comune delle lavoratrici delle pulizie/ausiliariato degli asili comunali
Come in passato, solo la lotta deve pagare! Più ore, più salario, difesa della salute, internalizzazione basta più di 30 anni di precariato! Il Comune ha fissato un incontro per lunedì prossimo alle 10 presso l'assessorato alla Pubblica Istruzione.
Durante il presidio le lavoratrici hanno mandato un forte saluto solidale alle donne che in Iran, nonostante la pesantissima repressione e assassinii, continuano la rivolta contro il regime dittatore reazionario. La battaglia delle donne per la libertà, contro ogni oppressione in ogni parte del mondo, è comune!
13 ottobre - la lotta contro i licenziamenti da tarantocontro: Lavoratori ex Paquinelli - Respingono i licenziamenti
La nuova Amministrazione comunale e il CDA dell'Amiu il primo atto che fanno è il licenziamento dal 16 ottobre dei lavoratori ex Pasquinelli che da 10 anni hanno prima avviato a Taranto la raccolta differenziata, poi per ben 5 anni l'impianto di selezione differenziata, poi hanno lavorato nei quartieri più inquinati per la pulizia e decoro urbano.
Una vergogna! Per un Comune che ogni giorno nei giornali e Tv presenta piani, progetti di rinnovamento della città, per un'azienda partecipata (l'Amiu) il cui presidente nella recente campagna elettorale delle politiche esaltava Taranto come esempio azioni positive, ecc.
Tutto questo non passerà! E già da stamattina i lavoratori Slai Cobas hanno iniziato la mobilitazione.
13 ottobre - La sicurezza sul lavoro secondo i funzionari dell’ITL di Napoli: il lavoratore senza formazione e DPI che rifiuta la prestazione va punito. SU SALUTE E SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO TRIBUNALI AL SERVIZIO DEI PADRONI ASSASSINI
Ha senso stracciarsi le vesti sulla mancanza di sicurezza nei posti di lavoro e sulla strage quotidiana, quando proprio i fuzionari degli organismi deputati al controllo della normativa inviano segnali che definire contraddittori è poco?
Accade a Napoli, dove un collegio arbitrale presieduto da un funzionario dell’Ispettorato territoriale del lavoro (ITL), dà torto al lavoratore che si rifiuta di prendere servizio in mancanza degli adempimenti di legge da parte dell’azienda.
Secondo l’illuminato provvedimento del collegio, la visita medica preventiva è un di più, l’articolo 1460 del codice civile virgolette rosa sulle parole “lavora e zitto”, l’articolo 37 del D.Lgs 81/08 un optional. Il risultato è che il lavoratore che aveva fatto ricorso contro le giornate di sospensione comminategli, ha visto confermato lo stigma sul proprio legittimo comportamento, sia pure derubricando la sanzione ad ammonizione scritta, e si è ritrovato a pagare metà della parcella dell’ineffabile arbitro.
I fatti: il 1° febbraio S.E., caposquadra ed RSA, dopo il cambio di appalto all'ospedale Monaldi di Napoli tra le società GESAP ed EPM, consorziate della società CSI (Consorzio Servizi Integrati), viene assegnato a mansioni inferiore rispetto al V livello nel quale è inquadrato. Nessuna comunicazione scritta che avrebbe mantenuto il livello V ma che avrebbe dovuto effettuare semplicemente mansioni da II livello – nonostante per 20 anni avesse gestito il personale, i turni e l’organizzazione del lavoro - nessuna informazione sull’organigramma, nessuna commissione scritta dei reparti assegnati, niente uniforme e nemmeno DPI, tesserino e badge (gli saranno assegnati dopo i provvedimenti disciplinari).
Il 14 e 15 marzo due successive ispezioni dell’azienda gli contestano di non svolgere la sua attività lavorativa, sanzionata la prima volta con una giornata di sospensione, salite a due nella seconda occasione. Il lavoratore fa ricorso e con USB presenta le proprie motivazioni a un collegio arbitrale, chiedendo l’annullamento delle sanzioni.
S.E. elenca le inadempienze aziendali:
- violazione dell’articolo 2103 del codice civile, che prescrive comunicazione scritta del cambio di mansione
- violazione del D.Lgs. 81/08 e del capitolato Consip, che prescrivono al cambio di mansione una formazione teorica di almeno 16 ore e pratica di almeno 24, oltre a un aggiornamento annuale di almeno 12 ore.
- violazione dell’articolo 1460 del codice civile, sull’eccezione di inadempimento
- violazione del CCNL del settore
- violazione della normativa sulla sicurezza.
mercoledì 12 ottobre 2022
12 ottobre - info solidale, continua l'attacco al diritto di sciopero nella logistica e non solo: Nella logistica di Piacenza vige il divieto di sciopero. Lo stabilisce una sentenza che condanna al carcere tre lavoratori Gualapack. USB: non un passo indietro
Con una sentenza dal sapore tutto politico, sono stati condannati a un mese di carcere tre lavoratori che fecero sciopero alla Gualapack di Piacenza per un cambio appalto in cui il fornitore di servizi fallito (l'ennesima coop farlocca) lasciò non pagati TFR, ferie non fruite, quota sociale e retribuzioni
L'accusa, come sempre è che lo sciopero sia da considerarsi una manifestazione non autorizzata nella quale si commette una violenza privata. In questo caso la violenza sarebbe stata commessa nei confronti di un camionista che, secondo l'accusa, voleva entrare a tutti i costi in Gualapack.
Nel dibattimento odierno, però, la persona reputata offesa ha rilasciato testimonianza nella quale ha escluso di essere stata oggetto di minacce e intimidazioni volte a NON fare entrare il suo mezzo in fabbrica.
Il giudice ha ritenuto comunque che lo sciopero fosse in realtà una manifestazione non autorizzata e che quindi si configurasse il reato di violenza privata.
Si tratta di uno stravolgimento giuridico di proporzioni gigantesche, di un sonoro ceffone alla Costituzione repubblicana e antifascista, all'uso dell'azione penale in termini dissuasivi dall'azione sindacale.
Nella città di Piacenza continua ad imperversare il teorema secondo cui le vittime dello sfruttamento, dell'evasione contributiva e fiscale, del furto di salario, che chiedono quanto dovuto, che chiedono giustizia, sono in realtà dei delinquenti.
È la rappresentazione del mondo rovesciato a gambe all'aria.
USB non fa un passo indietro per rimetterlo a gambe all'in giù, per riportare la Costituzione in piazza Cavalli.
USB Lavoro Privato Settore Logistica
martedì 11 ottobre 2022
11 ottobre - Dalla fabbrica Beretta - verso l'Assemblea operaie del 28 ottobre
Il giorno 30 settembre vi è stato un intervento alla Beretta di Trezzo da compagni dello Slai Cobas sc di Bergamo e compagne del Mfpr. L'intervento, con volantinaggio, si è svolto alle 21, al turno di uscita delle operaie. Il volantino di post elezioni/governo aveva sul retro il volantino di preparazione assemblea operaie.
L’uscita delle operaie, singolarmente o a piccoli gruppi, ha permesso di parlare con loro. Molte si sono fermate. Abbiamo parlato principalmente sulla preparazione dell’assemblea operaie, a partire dalla lotta della Beretta, ma subito collegandoci alla necessità di unità di altre lavoratrici in lotta, in particolare in questa fase contro il nuovo governo. La maggior parte delle operaie con cui abbiamo parlato ha accolto molto bene l’assemblea in preparazione a Trezzo, pur nelle difficoltà in fabbrica sia con azienda/capi, sia con le altre lavoratrici dirette;. hanno voluto sapere meglio del perché e dei contenuti, e tante hanno lasciato loro recapiti.
Dopo l'intervento alla fabbrica in un bar vicino vi è stato l’incontro/riunione con due operaie delegate dello Slai Cobas sc. Abbiamo condiviso l'importanza e necessità di questa prima assemblea cittadina in questa fase a cui chiamiamo altre operaie delle fabbriche della zona principalmente (per es. Montello di Bergamo) a cui nei mesi scorsi è stata portata l'informazione della lotta della Beretta che ha incoraggiato altre lavoratrici. Si è sottolineato il valore dell’assemblea anche a livello nazionale, prima assemblea di operaie, e come necessaria raccolta delle tante solidarietà arrivate alla loro lotta.
Poi si è vista la questione dell’assemblea, la data, il 28 ottobre in una sala a Trezzo dalle ore 12,30/15; giorno e orario sono state decisi per favorire, in questa prima assemblea, la partecipazione delle operaie Beretta. Chiediamo a chi viene da fuori un piccolo sforzo, per una grande battaglia, per l'unità delle donne/lavoratrici
11 ottobre - MORTI, "ASSASSINI", SUL LAVORO: nella continua carneficina oggi emerge il dato "oscurato", quello delle lavoratrici
Ancona, la macchina finisce nel canale mentre rientrano da lavoro: in due annegano e un terzo si salva
I quattro colleghi stavano tornando a bordo di una Volkswagen Polo. Intervenuta la squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco
Due donne sono morte e un'altra è rimasta gravemente ferita in un incidente stradale avvenuto in serata nel territorio di Serra San Quirico (Ancona). Illeso un uomo che viaggiava con loro su una Volkswagen Polo, finita fuori strada e caduta in un canale all'altezza dell'Abbazia di Sant'Elena. I quattro erano colleghi dell’azienda Elica nello stabilimento di Mergo, in provincia di Ancona. L'incidente è avvenuto verso le 19:30 di ieri sera. I quattro erano appena usciti dal turno di lavoro dallo stabilimento del gruppo leader mondiale nella produzione di cappe aspiranti da cucina: l'auto stava percorrendo una scorciatoia per evitare un semaforo e un sottopasso, un'abitudine 'logistica' a quanto pare anche per altri operai.
Incidente mortale sul lavoro stanotte in stazione a Sanremo: riattivato un binario sulla linea ferroviaria
L’incidente ha visto il decesso di un operaio di una ditta appaltatrice esterna a Rete Ferroviaria Italiana, che era impegnata in un cantiere notturno per la manutenzione della linea tra Taggia e Ventimiglia.
E’ stata riattivata alle 8.05, solo su un binario, la circolazione dei treni tra Taggia e Ventimiglia. La sospensione si era resa necessaria, questa notte (la notizia QUI) poco prima dell’una, per l’incendio a un locomotore che si trovava all’interno della galleria della stazione ferroviaria di Sanremo, sul quale ha purtroppo perso la vita il conducente dello stesso.
Binasco (Mi)
Le lastre di cemento sfondano la cabina e schiacciano il camionista a Binasco
L'uomo, 25 anni estratto dall'abitacolo dai vigili del fuoco del comando di Milano: è gravissimo. Sul posto 118 e forze dell'ordine
Schiacciato dal pesante carico trasportato dal suo camion: lastre di cemento che hanno sfondato l’abitacolo intrappolando il conducente di un camion, un uomo di 25 anni che versa in gravi condizioni.
È successo martedì mattina alle 7 e 30 circa sulla strada statale 35 nel comune di Binasco, Sud Ovest di Milano quando un camion adibito al trasporto di carichi eccezionali per cause ancora da accertare ha visto il carico composto da alcuni pilastri in cemento armato sfondare l’abitacolo e intrappolare il conducente.
11 ottobre - PADRONI E GUERRA: INTERVENTO SLAI COBAS sc Ravenna alla Marcegaglia
MARCEGAGLIA
LOTTA E UNITA’ DI CLASSE CONTRO I PIANI PADRONALI
E L’ECONOMIA DI GUERRA!
Marcegaglia, dopo i “risultati eccezionali nel 2021”, dopo la pandemia, con le quotazioni dell’acciaio alle stelle e con i conseguenti profitti legati alla vendita, oggi, con la feroce competizione tra capitalisti, acutizzata dalla guerra in Ucraina, è intenzionata a ridurre la produzione con le fermate nei fine settimana, con la sospensione straordinaria dell'intera produzione a novembre, con tagli di posti di lavoro, in particolare nell’appalto, con l’imposizione di ferie forzate. La presidente e ad di Marcegaglia Holding ha detto che i problemi dei costi delle materie prime e dell’energia sono cominciati prima della guerra: “Il gas è andato da 10 a 100 prima della guerra e anche i prezzi delle materie prime erano ai massimi prima della guerra. La guerra ha solo acuito e reso duraturi questi effetti, tanto più per un settore, come quello in cui operiamo noi, il siderurgico, che dipende molto da Russia e Ucraina”. Ma ora i padroni vogliono l’economia di guerra scaricata sugli operai e sulle loro famiglie per difendere i profitti. A questa guerra il governo Draghi prima, e quello di destra che si sta formando ora, ci hanno trascinato per rispondere ai piani di spartizione del mondo e di accaparramento delle materie prime dei padroni, dietro l’appoggio al criminale presidente ucraino ci sono i mercati, le Borse, i profitti, su cui governi e media asserviti lanciano il fumo della loro propaganda ideologica con falsi principi (democrazia contro autocrazia e balle varie) che significa più armi al governo ucraino, più morte e distruzione, più corsa agli armamenti, una politica che per lavoratori e per le masse si tratta di attacco al salario, all’occupazione, di precarietà, di razionamenti, di speculazioni, di extraprofitti, mentre l’azione del governo Draghi è stata tutta per i padroni. Il nuovo governo di destra continuerà l’opera di difesa degli interessi dei padroni italiani. La catena dell’approvvigionamento, con la guerra, si è spezzata, la Russia non è più il principale fornitore ma, comunque, Marcegaglia si è garantita grandi volumi di stoccaggio di materie prime necessarie al suo ciclo produttivo, mantenendo i livelli di prima della guerra di 350 mila tonnellate al mese con i nuovi fornitori dall’Asia, Giappone, Australia. Mentre i profitti i padroni se li sono assicurati, per gli operai questo significa cassintegrazione in arrivo, licenziamenti, intensificazione dello sfruttamento e aumento del rischio-sicurezza nei reparti. Quei profitti “straordinari” dello scorso anno intanto sono stati realizzati sullo sfruttamento degli operai e non è esagerato dire “sulla pelle degli operai”: c’è stata la morte annunciata sul lavoro di Bujar Hysa, c’è stato un netto peggioramento delle condizioni di sicurezza con pericolosissime cadute di pinze, carroponti nel reparto zinco-verniciatura e coils che solo per fortuna non hanno causato vittime mentre nessun investimento è stato fatto per la messa in sicurezza degli impianti. Una condizione aggravata oggi dalla guerra in corso che colpisce i salari che non bastano più contro carovita, carobollette. Le fermate annunciate colpiranno tutti, operai dipendenti e dell’appalto, così come avanzerà sempre di più il fascismo padronale con la complicità dei confederali collaborazionisti. I sindacati di base presenti, al solito, agiranno “sulla difensiva” e non riusciranno a fermare l’attacco padronale. Ora è più che mai necessaria la lotta con scioperi e blocco della produzione e con l’unità degli operai all’interno della fabbrica e con le altre realtà operaie in lotta a livello nazionale. Non una “normale” lotta sindacale, non una lotta occasionale, ma una lotta continua condotta da un nuovo risveglio operaio, per cambiare tutta la condizione operaia e ribaltare i rapporti di forza in fabbrica e nella società. L’Assemblea Proletaria Anticapitalista del 17 settembre a Roma, promossa dallo Slai Cobas per il sindacato di classe, è stata una prima risposta di classe che ha cominciato ad unire gli operai rappresentanti di lotte con altre realtà di lotta esterne alla fabbriche. Gli operai della Marcegaglia di Ravenna devono sostenere questo percorso, non ci sono altre strade se si vuole rispondere agli attacchi dei padroni, isolati non possono riuscire, bisogna uscire dalla frammentazione e da logiche esclusivamente aziendaliste, bisogna unire le forze del sindacalismo di base per cambiare veramente questa situazione!
Slai Cobas per il sindacato di classe-Ravenna
email: cobasra@gmail.com 3398911853
11 ottobre - dal blog tarantocontro: L'intervento all'Acciaierie d'Italia e appalto di questa mattina
Elezioni, nuovo governo e azione operaia e proletaria
Le elezioni politiche hanno sancito la prevedibile vittoria del centrodestra, così come la sconfitta dei sostenitori dell’”Agenda Draghi”, in primis il PD di Letta, la ruota di scorta ‘Sinistra italiana’‘Verdi’, l’alleato-non alleato Calenda/Renzi.
Il M5S a guida Conte con una campagna mirata a difesa del Reddito di cittadinanza e del Salario minimo, secondariamente contro l’aumento delle spese militari, è riuscito nel corso della campagna elettorale a recuperare i voti, soprattutto al Sud, necessari per essere il terzo partito e l’unica opposizione al nuovo governo di centrodestra.
Come prevedibile, irrilevante è stato il voto alle altre liste di destra presenti alle elezioni, Paragone e lista rossobrune e agli insignificanti sedicenti “partiti comunisti”.
Unione Popolare a guida De Magistris non è riuscita ad entrare in parlamento e vano è stato il tentativo di intercettare voti democratici e popolari nel campo dell’astensione.
Risultati elettorali abbastanza scontati e ampiamente previsti dai sondaggi.
Ciò non toglie che altri dati hanno un certo interesse. Innanzitutto la crescita di oltre il 10% dell’astensionismo Si tratta in generale di un astensionismo passivo, specchio della passività di ampi settori delle masse; ciononostante esso contiene al suo interno l’astensionismo militante, una parte rilevante di astensionismo operaio e popolare, un massiccio astensionismo giovanile.
L’astensionismo è importante per misurare il grado di consenso effettivo della Meloni, del centrodestra, contro una propaganda incentivata anche dall’attuale sistema elettorale che permette al partito che ottiene la maggioranza di voti di ottenere anche la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Comunque i votanti non sono numeri ma persone e i dati reali sono questi: oltre il 37% di astenuti - quindi il 26,1% alla Meloni, corrisponde a poco più del 17% di voti effettivi dell'intero elettorato, e pur aggiungendo i voti del centrodestra si arriva a poco più del 27% per tutto il centrodestra. Quindi circa l’82% non ha votato Meloni e circa il 73% non ha votato il centro destra e sicuramente la stragrande maggioranza degli operai non ha votato la Meloni.
Il secondo elemento importante è che la vittoria della Meloni avviene nel quadro di un crollo della Lega di Salvini e di un ulteriore ridimensionamento di Forza Italia. Questo alimenterà le contraddizioni interne e la lotta per le poltrone sia a breve che a medio-lungo periodo, nella composizione e compattezza del nuovo governo.
Nella sostanza ora si tratta di ripartire dalla posizione proletaria e popolare per così dire “extraparlamentare” e scendere in campo sulle rivendicazioni economiche e sociali e nella lotta contro la guerra, l’economia di guerra per essere punto di riferimento e di attrazione del movimento proletario, popolare, antifascista, antirazzista, antimperialista, del movimento a difesa della Costituzione e, in misura assai importante, del movimento delle donne che è una sorta di “bersaglio principale”, “nemico principale” del primo governo a guida di una donna al servizio dei padroni, delle classi dominanti e del sistema capitalista, imperialista.
Questa opposizione deve esprimersi in modo coraggioso, determinato e visibile da subito e deve misurare tatticamente e strategicamente l’azione del nuovo governo e la sua marcia verso una dittatura del capitale ancora più aperta che sarà di tipo oggettivamente e soggettivamente moderno fascista.
La prospettiva è una Nuova Resistenza adatta alle condizioni economiche, politiche di oggi a livello nazionale e internazionale. Questo richiede la costruzione di un Partito proletario e comunista, come reparto d’avanguardia organizzato della classe operaia, il fronte unito proletario e popolare contro i padroni e i loro alleati, la lotta a difesa della repressione e dagli attacchi alla Costituzione nella prospettiva del cambiamento della situazione e dei rapporti di forza per un governo espressione realmente degli operai e delle masse popolari, dell’alternativa del potere operaio. La situazione è abbastanza chiara, la marcia è difficile e tortuosa ma non ha alternative.
Le battaglie da fare subito in maniera unitaria nelle fabbriche posti di lavoro territorio:
1 – contro ristrutturazioni e chiusura delle fabbriche, con maggior sfruttamento, licenziamenti, cassa integrazione flessibile e permanente anticamera dei licenziamenti; per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga; contro il carovita, bollette, benzina, riscaldamento ecc per forti aumenti del salario; salario minimo garantito per precari e disoccupati; lavoro e difesa del reddito di cittadinanza per le masse povere; sicurezza e salute nelle fabbriche e nel territorio – no devastazione ambientale per i profitti e la speculazione capitalistica e parassitaria
2 - No alla guerra imperialista, No all'Italia in guerra con più spese militari, basi, soldati, No all'economia di guerra per fondi alla sanità, scuola, servizi sociali
3 – No a nuove leggi antimmigrati, per l’accoglienza, solidarietà, permesso di soggiorno, diritto di asilo, documenti regolari, alloggi, contratti - No schiavismo e razzismo
4 - difesa del diritto d'aborto e dei diritti delle donne
5 - contro la repressione, per la difesa del diritto di sciopero, le libertà sindacali, la libertà di manifestare, contro ogni modifica della Costituzione e nuovo fascismo
Slai cobas per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com pcro.red@gmail.com proletaricomunisti.blogspot.it
Agli operai acciaierie d’Italia/Appalto/Cigs AS ex-ILVA
Ad Acciaierie d’Italia e nell’appalto la situazione è sempre più a rischio e pesante; ma le denunce dei sindacati confederali non possono certo da sole cambiare la situazione degli operai. La Uilm, ma anche Fiom e Fim, non pongono negli incontri la richiesta di integrazione alla cassintegrazione (pur da loro accennata nel coordinamento nazionale Rsu di inizio estate); non pongono la fine o quantomeno una forte riduzione della cassintegrazione attraverso una riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga – questo punto è stato posto nel congresso Uil ma deve passare dalle parole ai fatti; nè pongono al governo la richiesta di prepensionamenti anche a fronte dell'amianto; dall'ultimo tavolo nazionale in cui i sindacati confederali hanno solo ascoltato non si sa nulla dei famosi "incontri aziendali" per verificare gli effettivi numeri di cassintegrati necessari; nessuno dei sindacati pone la richiesta di aumenti salariali, l'azienda riceve miliardi per la sua crisi di liquidità, ma la crisi di reddito degli operai è solo oggetto di chiacchiere sulla stampa. Nell’appalto insieme a tutto questo c’è la continua minaccia di licenziamenti e chiusura ditte e i mancati o ritardi nel pagamento degli stipendi. Qui non si può affrontare la situazione per ogni singola Ditta o aspettare e di fatto andare dietro le mobilitazioni dei padroni; serve una battaglia di tutto l’appalto per una vertenza unica – se non vengono pagati alcuni operai prima o poi toccherà anche agli altri; serve un unico CCNL metalmeccanico con la clausola sociale per il passaggio di Ditte, serve il consorzio delle ditte dell’appalto perchè gli operai non perdano il lavoro se una ditta chiude o licenzia. Quello che occorre sono le assemblee generali dei lavoratori Acciaierie/Appalto/cigs di Ilva AS per sottoporre ai lavoratori le proposte in campo e sulla base del loro consenso avviarle a livello aziendale/cittadino/ e nazionale non appena si insedia il nuovo governo. I punti essenziali verificati dagli incontri alle portinerie dallo Slai Cobas riguardano:
11 ottobre - Interventi all'Assemblea proletaria anticapitalista del 17/9: SI.COBAS - USI - PROSPETTIVA OPERAIA - PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALISTA
SI.COBAS ROMA
Questa assemblea è un'occasione molto utile non solo a livello romano per mettere insieme una serie di realtà che su vari aspetti danno un contributo per portare avanti le proprie lotte, e tutti gli interventi che mi hanno preceduto mettevano anche in rilievo il fatto che oltre che rappresentare queste lotte si tentava di avere una prospettiva più ampia, antisistema. Comunque per me fare un intervento che non sia semplicemente rappresentativo di quello che noi siamo, della nostra realtà, sulla repressione che abbiamo subito insieme a tanti altri compagni di altre situazioni, non credo sia utile, perché un'assemblea come questa un pò programmaticamente si pone il problema di discutere come unire le lotte come proletari e come comunisti. E la difficoltà sta nel fatto che dobbiamo riconoscere che esiste una difficoltà e noi dobbiamo sforzarci di riconoscerlo fino in fondo, anche se molti compagni questo ragionamento l'hanno già fatto. Sforzarci di capire per quali motivi, perché il motivo non è solo uno, noi oggi siamo in una situazione per cui la nostra classe, i lavoratori, il precariato e tutte le situazioni lotta che tentiamo di rappresentare, sono veramente indietro rispetto al nemico di classe. Il problema è che tutti da decenni cerchiamo di unire le lotte però forse va accentuata la riflessione che non basta unire le lotte e che evidentemente c'è qualcosa che ancora non siamo stati in grado di individuare per fare dei passi avanti rispetto a unire le lotte. Penso che questa nostra situazione in una parte non trascurabile dipenda pure da una situazione oggettiva, perché non è che le lotte, la capacità politica nostra o della classe dipende solo da quanto siamo bravi, da quanto abbiamo capito la realtà, ci sono anche le condizioni oggettive, per cui l'Italia di oggi non è l'Italia degli anni del dopoguerra, la fase economica, la fase politica italiana e internazionale non è quella che c'era qualche anno fa, e chiaramente il contesto determina in maniera notevole anche un quadro politico. Però una soluzione che funzioni non ce l'ho. Penso che anche da parte nostra ci sia intesa come classe, come soggettività che c’è un grosso problema di inadeguatezza soggettiva, anche se non penso che se noi fossimo più bravi, più avanzati politicamente, ecc. potremmo cambiare la situazione da così a così. Credo però che rispetto a quello che si potrebbe fare una buona parte dipende da quello che riusciamo a esprimere politicamente. Ormai un pò gli schemi si sono rotti per cui siamo probabilmente di fronte al fatto che la gente ha una maggiore attenzione a ragionare un pò meno per steccati, un po meno per “parrocchiette” almeno a parole; però il salto di qualità ci consente innanzitutto di individuare il problema. Il problema è che in una situazione economica e politica cosi disastrosa, ma non per colpa di questa assemblea ovviamente né per colpa nostra, abbiamo difficoltà a rapportarci con la nostra classe, rappresentiamo dei settori estremamente ristretti, e io penso che tutto questo ci deve fare interrogare anche rispetto al fatto che probabilmente qualcosa stiamo sbagliando. Chiudo con questa nota di pessimismo, anche se qualcosa si sta muovendo e in Italia e per fortuna non solo in Italia, perché una serie di settori sociali in vari paesi vengono fuori, sono in movimento; le contraddizioni esistono e stanno mettendo in discussione gli equilibri a cui eravamo abituati prima e che non ci piacevano. Oggi c'è stata questa assemblea sicuramente positiva, domani a Bologna c'era un'altra assemblea spero altrettanto positiva, però in tutto quello che facciamo bisogna un pò iniziare a ragionare su qualcosa che ci manca. Certo, non è che riusciremo a prendere il potere in una settimana, probabilmente faremo costretti a giocare sempre in difesa, probabilmente avremo una marea di difficoltà enormi con cui dovremo fare i conti, però io penso che data la situazione oggettiva che ci pone dei limiti noi siamo ben lontani anche dall'arrivare a ottimizzare quello che possiamo fare soggettivamente rispetto a questi limiti. Perché è interessante ed è bello avere dei momenti in cui vari compagni e vari compagni di varie situazioni o di varie organizzazioni si confrontano, raccontano le proprie esperienze, pongono anche i problemi che sono enormi. Questa era un'assemblea il cui titolo era unire le lotte, giustamente i compagni poi ci hanno fatto trovare qui uno striscione in cui si richiama la questione della guerra che è una questione che ci riguarda in pieno, e richiama nella parola d'ordine tutta la questione della della lotta delle situazioni delle fabbriche in cui la Gkn è stata un emblema. Ma io credo che dobbiamo prendere coscienza che qualcosa ci manca, altrimenti nessuno di noi è in grado di dare un contributo per poi tentare di avvicinarci all'esterno all'altezza dello scontro che è molto tosto e che non potrà che peggiorare.
USI
Dobbiamo ringraziare i compagni che hanno costruito questa occasione di confronto in presenza. stiamo pagando duramente due anni di pressione con la scusa della pandemia, all'interno di una ristrutturazione del capitale. Noi ci avviamo sl nostro Congresso a metà ottobre, in cui faremo una giornata dibattito su quelle che sono tematiche simili. Abbiamo scelto di riprendere la sigla perché rivendichiamo lo statuto storico centrale rispetto alla lotta di classe. Il sindacalismo non può essere quello autonomo, di fatto mediatore del sistema, il sindacalismo deve essere solo conflittuale, deve unificare le lotte, unire le lotte proletarie sul territorio alle lotte nelle fabbriche. Dopo due anni stiamo ricominciando da capo a iniziare però questo ci deve dare la forza, la resistenza contro la repressione. Io sono vissuto in quegli anni nei comitati contro la repressione e quindi mi ricordo bene tutto quello che è successo. Oggi c’è bisogno di questa rete di lotta, non possiamo stare nel nostro piccolo. Le lotte e le vertenze che portiamo avanti all'interno di tutti i posti di lavoro se non hanno quella complessità e quella vastità sono lotte che restano lì per sempre. C’è la necessità di costruire una piattaforma sociale, sindacale e politica, e oggi ci troviamo come compagni a dover anche rilanciare quello che i partiti più o meno di sinistra hanno dimenticato, il conflitto non si fa nelle aule del Parlamento ma si fa nelle piazze, nel territorio. La battaglia contro il carovita, rivendicando le vecchie posizioni di autoriduzione bollette, la lotta per la casa che i compagni immigrati hanno ricordato prima, sono le nostre battaglie che devono essere al centro di tutto quello che sarà la lotta. Non e possibile seguire tutti gli scioperi generali che si stanno costruendo; la data la scadenza è l'otto Marzo come ricompositivo delle lotte che abbiamo fatto, per unificare in un quadro complessivo le lotte di genere, le lotte sociali e le lotte sindacali.
PROSPETTIVA OPERAIA
lunedì 10 ottobre 2022
10 ottobre - info ASSEMBLEA GKN, FIRENZE 9 OTTOBRE
il report è del compagno Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto intervenuto
All’assemblea hanno partecipato complessivamente circa 300 persone
Nessun gruppo politico era presente o quantomeno è intervenuto.
Gli unici materiali
distribuiti, a parte i nostri, erano il documento del collettivo GKN
esposto nell’introduzione e il volantino appello per la
manifestazione del 22, sempre GKN.
Nell’introduzione Dario
Salvetti, prima di illustrare il documento allegato, ha ricostruito
lo stato della vertenza indicando lucidamente pro e contro della
situazione attuale.
In particolare, ha indicato come pericolo principale la “devastazione” che la CIG porta nelle vite degli operai, i quali, se non mantengono un senso e una pratica di comunità, se non si danno impegno e disciplina collettiva per continuare in forme adeguate alla fase una lotta che dura già da 15 mesi e tutto lascia intendere che durerà ancora a lungo, cedono, si allontanano dalla lotta, o per cercare soluzioni individuali di lavoro e alcuni addirittura precipitano nel vero e proprio abbrutimento, cedendo così alla strategia di logoramento della controparte.
Non c’è perciò tempo da perdere, occorre fermare questo “sgocciolamento” delle forze, combattere “uomo per uomo” per trattenerle e recuperarlo.
Il progetto di
mutualismo presentato serve principalmente a questo, impegnare tutti
in un piano di lunga durata e prospettiva, trovare, auspicabilmente
presto, soluzioni di auto-recupero che diano soluzioni
collettivamente determinate alle situazioni critiche individuali,
fermare il logoramento.
In questo si tratta di una scelta
strategica, non perché indichi già nella via della fabbrica
recuperata la sola soluzione su cui puntare, ma in quanto dà oggi
gli strumenti di lotta che servono, quelli che permettono di
resistere abbastanza a lungo per vincere.
Di seguito gli interventi principali, estremamente sintetizzati.
Coop. Soc. Assalto al Cielo Roma
Ha ricostruito la storia di un’esperienza di autoproduzione che nel 5° municipio di Roma, nel tempo, ha dato lavoro ad alcune decine di precari e disoccupati, realizzato un “patto formativo”, un piano di formazione di classe, fermato i progetti di speculazione sull’area dell’ex Centro Carni. Costruendo diversi rapporti di forza e imparando a gestire contraddizioni e pressioni con le diverse istituzioni, si è dato un percorso che ha mostrato una via per crescere come classe dirigente.
Salvatore Cannavò (Il Fatto
Quotidiano)
Da giornalista militante, ha dato la sua disponibilità a contribuire a un progetto che punta a riappropriarsi a una delle pratiche fondanti del movimento operaio, il mutualismo. Innegabile il ruolo delle società di mutuo soccorso nella nascita dei Partiti Socialisti, dal cooperativismo operaio di Owen in poi. Un mutualismo che deve essere conflittuale: “solidarietà per” una società diversa e “solidarietà contro” capitale, Stato che cercano di appropriarsi di quella stessa pratica per sottoporla però alla logica del profitto (esempio le recenti acquisizioni di case di cura da parte di gruppi finanziari). La definizione di Marx della Comune di Parigi: “La grande misura sociale della Comune fu la sua stessa esistenza operante” vale oggi per la fabbrica pubblica socialmente integrata: la sua stessa realtà operante sarà la misura del suo grande valore sociale.
Rete Imprese Recuperate (in collegamento dall’Argentina)
Illustrazione di un’esperienza nata prima ma sviluppatasi pienamente come risposta alla grande crisi finanziaria del 2001, per applicare a realtà industriali lo slogan dei Sem Terra in Brasile: “Occupare, resistere produrre”. Le fasi del percorso: a) lotta per la proprietà, b) organizzazione interna per la produzione, c) rapporti con lo Stato, c) rapporti col mercato. Un’esperienza che ha come condizione il cambiamento di logica degli operai, non più da salariati ma autorganizzatori della propria vita e lavoro, parte di un collettivo che lavora e decide per tutti e su tutto il tempo di lavoro. Su questa base si sviluppa, si maneggia la contraddizione con lo Stato, i diversi governi che a seconda del colore possono essere passivi spettatori o attivamente ostili, e quella con il mercato, necessario per garantire la sopravvivenza della produzione, senza però capitolare alla tecnocrazia capitalista. Un’esperienza a tutt’oggi vincente: tra le tante imprese recuperate nei settori più diversi, dall’alimentare al metalmeccanica, al chimico, non c’è stato nessun fallimento.
CLA
Come contributo, raccogliendo
il permanente appello “insorgiamo”, è stato dato conto
dell’assemblea del 7 ottobre che ha riunito intorno a parole
d’ordine comuni (basta treni-bomba ecc.) i ferrovieri
macchinisti autoconvocati, protagonisti di ben 5 scioperi recenti,
nonostante le enormi difficoltà poste dalla regolamentazione del
settore, il comitato dei familiari delle vittime della strage di
Viareggio, altre realtà di lotta di lavoratori e sociali.
MAG Firenze
Coop finanziaria mutualisticaDisponibilità a mettere a disposizione risorse e competenze il più possibile, dall’elaborazione di piani e progetti finanziari alla futura eventuale forma di azionariato popolare. La finanza mutualistica va oltre la “finanza etica”, che in definitiva punta a “trasformare”, imponendo limiti e principi a un sistema, quello finanziario, che non si può riformare ma solo superare.
Miraflow
Siamo
nati dalla resistenza contro la delocalizzazione con pratiche
mutualistiche, seguendo l’esempio della rete delle imprese
recuperate argentina, oggi condividiamo la parola d’ordine della
fabbrica pubblica socialmente integrata come fase ulteriore della
lotta, coniugando mutualismo e conflitto. Autoproduzione senza
conflitto è giardinaggio sociale, mutualismo senza conflitto è
assistenzialismo. Nella nostra esperienza abbiamo sentito il bisogno
di dotarci di uno strumento economico oltre quello sindacale che ci
permettesse di resistere. Lo scopo non era comperarci la fabbrica ma
costruire un’altra trincea di resistenza. Importante imparare a
usare tutti gli strumenti, anche legislativi, dalla legge Marcora
all’art. 11 dello Statuto dei Lavoratori ecc.
Rinaldo, operaio
Firenze
Racconto della sua vicenda da operaio metalmeccanico in una fabbrica chiusa nel 2017 ad attuale operaio interinale. La lotta della GKN come esempio e speranza a cui unirsi
Paolo Basini, Fiom Emilia Romagna
Apprezzamento per l’analisi della fase della vertenza e del piano per portarla avanti. Questo però deve essere un piano di fase, in cui si approfondisce il progetto e la discussione su quali sono gli obiettivi finali e l’ambizione della lotta. Il collettivo GKN è un esempio di come creare coscienza e migliorare i rapporti di forza e perciò sono fiducioso. Ma attenzione: l’obiettivo finale non può diventare ora il mutualismo, per le stesse ragioni per cui ai loro tempi Marx ed Engels lo criticarono. Del resto in Emilia Romagna abbiamo ben presente la storia delle cooperative che, nate con le migliori intenzioni e di fatto genitrici delle organizzazioni del movimento operaio, sono finite con l’essere parte integrante e nient’affatto migliore del sistema di sfruttamento capitalista. Credo invece che la maturità e il peso politico di questa lotta possa e debba aprire la discussione sulla nazionalizzazione come soluzione. Nazionalizzazione da intendersi non solo come semplice cambio di proprietà ma come trasformazione della fabbrica in un bene pubblico nelle mani dei lavoratori.
Slai Cobas per il sindacato
di classe
Personalmente ho
apprezzato molto lo stile asciutto e lucido con cui l’intervento
dei compagni GKN ha individuato con precisione tutti gli aspetti, i
pro e i contro della situazione, in particolare il franco
riconoscimento dei problemi attuali, che sono quelli di ogni lotta
che si misuri con lunga durata, cassa integrazione, logoramento.
Credo che sia una lezione di metodo da raccogliere e che lo stile di
lavoro, organizzato, disciplinato “di classe” dell’assemblea di
oggi, al di là del merito delle proposte, su cui c’è sicuramente
molto da discutere e approfondire, sia una prima indicazione visibile
di metodo e soluzione. Detto questo il contributo che vogliamo
portare come compagni da Taranto si pone in quello sforzo comune per
cambiare i rapporti di forza generalizzando l’insorgiamo, che noi
chiamiamo unità delle lotte proletarie e popolari e che per quanto
ci riguarda tre settimane fa ha avuto un passaggio positivo e
significativo nell’Assemblea Proletaria Anticapitalista tenutasi a
Roma il 17 settembre e che ha contato anche sull’intervento a
distanza del collettivo GKN e di cui ho distribuito prima a tutti il
resoconto. In particolare vorremmo rappresentare e condividere gli
ultimi sviluppi di due lotte importanti in cui operiamo
localmente.
La prima è quella della Ex-Ilva, dove c’è stata
una prima ripresa della lotta operaia contro l’ultimo malefatta
dell’azienda, la trasformazione delle ferie godute dai lavoratori
dei mesi estivi in giornate di cassintegrazione, frodando e
depauperando ulteriormente allo stesso tempo il salario dei
lavoratori e le casse pubbliche . Certo è ancora una prima e
parziale risposta ma tutti siamo ben consci dell’impatto che
avrebbe la ripresa della lotta in questa gigantesca concentrazione
operaia.
L’altra è la lotta analoga a quella della GKN,
contro la delocalizzazione della Tessitura Albini di Mottola, che
molti compagni già conoscono. In questa lotta, drammaticamente, la
controparte è un passo avanti rispetto a quella con cui vi misurate
qui. La controparte è un passo avanti nel senso che il presunto
compratore si è tirato indietro prima ancora di rilevarla e questo
ha esposto i lavoratori al ricatto della vecchia proprietà. Noi
siamo un passo indietro nel senso che non si è ancora riusciti a
costruire una unità di lotta della maggioranza dei lavoratori che
impedisse ai sindacati collaborazionisti di svendere e tradire gli
interessi operai cedendo completamente ai ricatti dell’azienda.
Il
risultato è l’ultimo accordo con cui sono accettate tutte le
richieste poste dalla Albini: avvio della procedura di licenziamento
collettivo di tutti i dipendenti addirittura prima della richiesta di
nuova CIGS, impegno a non adottare nessuna iniziativa sindacale che
ostacoli la rimozione dei macchinari dal sito, possibilità di
risoluzioni dei rapporti di lavoro per un miserrimo incentivo
all’esodo, 14.000 euro lordi. Un accordo presentato a una platea
selezionata di solo una trentina di lavoratori sui 109 dipendenti, in
cui però c’è stata forte l’aperta opposizione dei lavoratori
Slai cobas. Un accordo che per quanto ci riguarda non mette la parola
fine alla lotta e già martedì prossimo abbiamo chiamato i
lavoratori a riunirsi per decidere come portarla avanti. Ma su tutto
questo ci auguriamo di poter dire più e meglio, di approfondire la
discussione di come avanzare e unirsi nella lotta generale contro le
delocalizzazioni nella tappa di Taranto del prossimo tour
“insorgiamo” per preparare le prossime mobilitazioni. Arrivederci
a presto allora, compagne e sempre uniti nella lotta.
Altri interventi:
Collettivo Territoriale No Aeroporto; Contadino Rete Genuino Clandestino Bologna; Altro operaio Miraflow; Produzioni SfruttaZero Puglia.
Conclusioni
Quella
attuale è una fase in cui siamo ancora troppo forti per perdere ora
ma non ancora abbastanza da vincere presto.
Il mutualismo,
l’autorecupero, ecc. sono gli strumenti che dobbiamo darci subito,
prima che sia tardi, per resistere abbastanza da vincere, contrastare
lo “sgocciolamento” delle nostre forze e iniziare a dare
soluzioni collettive a problemi anche individuali.
Abbiamo
imparato che le grandi manifestazioni, anche di 20.000 persona non
bastano.
Siamo coscienti del grave impatto che avrebbe
l’eventuale decisione della proprietà attuale di sospendere
l’anticipo della CIG, ma siamo altrettanto coscienti che questo
impatto sarebbe ben diverso se nel frattempo l’ex-cassintegrato è
rimasto legato una dimensione di impegno comune, organizzato e
disciplinato o se ne è stato senza far niente a bere birra in
giro.
Il mutualismo è arma della lotta contro la devastazione
della cassa integrazione.
È ben chiaro che per noi la campagna
per la nazionalizzazione è quella per la fabbrica pubblica
socialmente integrata e abbiamo già chiarito che cosa significa. Il
problema è che attualmente, salvo lodevoli eccezioni, il movimento
operaio organizzato di questo paese o non ci capisce o ci fa la
guerra.
Da una parte, i confederali si sono inventati una
manifestazione nazionale a Roma contemporanea a quella nostra di
Bologna, dall’altra, buona parte del sindacalismo di base e di
classe ci accusa di tirare la volata alla CGIL. Quello che è certo è
che non abbiamo molto tempo prima che scattino nuove contromosse e
magari, forse, persino la repressione diretta contro l’assemblea
permanente.
Voglio concludere raccontando che di recente sono
stato nella sede dell’ADL cobas a Vicenza, dove ho trovato oltre
agli uffici del sindacato, un ambulatorio popolare al piano di sotto
e delle occupazioni abitative al piano di sopra. Personalmente ho
molte differenze con le posizioni e anche delle pratiche dell’ADL
cobas. Ma un ambulatorio come quello lo vorrei, fa parte del tipo di
cose che ci serve, anche se sappiamo bene che gestirle ci porterebbe
molto nuove contraddizioni non facili da affrontare. Ma presto quel
tipo di cose saranno anche le nostre e continueremo a fare quel che
dobbiamo fare.





















