mercoledì 29 luglio 2026

29 luglio - IRAN, LA REPRESSIONE DI GUERRA NON FERMA LA PROTESTA INTERNA E GLI OPERAI IN LOTTA. info

 Operai Contro 1

Il sistema carcerario iraniano sta intensificando le esecuzioni con la scusa dell’emergenza bellica. Nell’attuale situazione difficile e pericolosa la resistenza della società civile continua sotto la guida delle organizzazioni dei lavoratori che firmano l’appello qui sotto.

A cura di M.B.

Sono in corso lotte in varie zone dell’Iran che, sia pure piccole e spesso isolate, danno coraggio alla resistenza nel paese contro il regime e l’aggressione straniera.
Negli ultimi giorni.
6 luglio:
sciopero dei minatori di rame di Sarcheshmeh (miniera nel sud-est del paese, a 2600m di altitudine) per tre mesi di salario non pagato
8 luglio:
-agitazione di lavoratori licenziati dalla raffineria di Bid Boland (nor del Golfo Persico); hanno presentato denunce al governo, all’ufficio del lavoro e al tribunale perché la direzione della raffineria non ha rispettato il contratto che prevedeva la loro assunzione definitiva. Il procuratore del tribunale a sua volta li ha minacciati di denuncia. La raffineria è stata bombardata dagli americani il 23 luglio;
– gli operai di produzione e sicurezza del campo petrolifero di Masjid-e-Suleiman (Iran Occidentale) sono in agitazione per mancato pagamento del salario di un mese. Stanno organizzando una manifestazione davanti alla prefettura assieme alle loro famiglie e con il sostegno organizzativo del consiglio per l’organizzazione delle proteste dei lavoratori del petrolio.
12 luglio:
è stata ottenuta la scarcerazione di Yasr Ahmadi Nejad, ex operaio petrolifero che ha organizzato e guidato lotte sindacali, incarcerato varie volte, l’ultima con una condanna a 42 mesi per partecipazione alle mobilitazioni di “Donna, vita, libertà” del 2023. Da prima del 2023 si era laureato in legge ed aveva iniziato l’attività di avvocato nei processi contro i lavoratori.
13 luglio:
– circa 700 lavoratori assunti con il sistema delle cooperative (come in Italia ad esempio nella logistica) nella miniera di carbone di Tazreh (est di Tehran a 2200m di altitudine ) sono scesi in sciopero per ottenere le retribuzioni arretrate e il versamento dei contributi non pagati da precedenti cooperative e miglioramento della sicurezza e delle condizioni di lavoro (6 morti per un crollo nel 2023);
– sciopero dei lavoratori della fabbrica di materiale rotabile ferroviario di Karaj (nord di Tehran, verso il Caspio) per salari non pagati e contributi non versati.
16 luglio:
proteste nei mercati di Tehran per i prezzi delle derrate.
20 luglio:
manifestazione della domenica di pensionati ad Ahvaz e altre città per il costo della vita e l’assistenza sanitaria

Pubblichiamo qui di seguito un appello degli operai del settore petrolifero iraniano


IRAN – APPELLO DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA PETROLIFERA

Contro la pena di morte e la repressione, contro la distruzione del tenore di vita, smettiamo di lavorare!

29 luglio - ASSEMBLEA E CORTEO AL SAN RAFFAELE PER IL REITEGRO DI MARGHERITA. foto e breve report

 una partecipatissima assemblea con decine di operatori sanitari e solidali che ha poi sfilato in corteo lungo i viali dell'ospedale


29 luglio - info ex Ilva: Tornando sulla decisione della Corte d’appello di Milano - una nota

 

"La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di 

Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di 

legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. 

La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto 

ancora presente negli impianti»

 e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro l

imiti di sicurezza, 

con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno».

La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica 

degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il 

sistema produttivo, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare 

la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo 

ammaloramento dello stabilimento»


La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi 


della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, 


mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella 


loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e 


salute dei lavoratori e cittadini. 


La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione 

integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in 

tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle 

polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo 

Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i 

rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, 

peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal 

forte calo produttivo).  

A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica  

alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stat

del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la 

fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui 

chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni 

temporanee e di prospettiva.


Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non 

certo perchè si preoccupano dei lavoratori e degli abitanti di Taranto, 

ma perchè temono che salti o ritardi ancora di molto la 

svendita dell'ex Ilva. 


La Meloni, convocando "d'urgenza" una riunione dei ministri 

interessati, ha subito dichiarato: 

"il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi 

alla formalizzazione dell’accordo 

per la cessione dell’intero complesso industriale a 

un primario operatore siderurgico".


Ma questo testimonia ancora di più che sia il governo sia i possibili 


futuri padroni non vogliono mettere mano e soprattutto soldi 


nè ora nè in futuro per affrontare i rischi alla sicurezza e 


alla salute dentro e fuori la fabbrica; 


vogliono solo difendere gli interessi di aziende 

multinazionali, come la Jindal, e dei loro profitti - anche se comportano 

migliaia di tagli ai posti di lavoro, forte ridimensionamento produttivo 

e nessun impegno per bonifiche e ambiente.

Gli operai dell'ex Ilva di Taranto è da anni che denuncia

no la situazione all'interno dello stabilimento: 

non solo cassintegrazione massiccia, salari

 taglieggiati, commissari e capi che se ne fregano dei minimi diritti 

alla sicurezza - 


ABBIAMO AVUTO DUGIOVANI OPERAI 


MORTI NEL GIRO DI DUE MESI E PER LA STESSA SITUAZIONE


ma, per chi lavora, opera come in una gabbia di mostri, non si sa 

mai da dove deve venire il pericolo, manca la minima manutenzione; 

o non sai cosa fare nelle 8 ore...


Ma i sindacati confederali e l'Usb alle decine di incontri a Roma, a


Taranto, a Bari, non hanno mai posto delle richieste prioritarie a 


difesa degli operai e della situazione ambientale. 


La uilm, ora passata col nuovo segretario a fianco del governo, 

come già da tempo la Fim, sulla stampa in passato ha 

parlato anche di riduzione dell'orario di lavoro e a volte di 

integrazione alla indennità della cassintegrazione, poi ai Tavoli

"sene dimenticava"; la Fiom è una voce inutile;

l'Usb chiede solo provvedimenti, incentivi per l'uscita 

dal lavoro, o riduce gli operai della più grande fabbrica siderurgica

a LPU per i Comuni... 


Ora più che mai serve per gli operai: 

autonomia, lotta, piattaforma a

tutela del lavoro, salario e della salute, ora e in prospettiva.

Serve soprattutto dire basta, alzare la testa, ribellarsi, non 

aver paura (perchè l'unica paura che si deve avere è 

perdere il lavoro e anche la vita), scioperare fino 

a risultati concreti.


Noi siamo perchè si applichi, questa volta seriamente, la sentenza 


dei giudici di Milano, siamo perchè si facciano gli interventi 


prescritti 


e si vada rapidamente ad una decarbonizzazione e 

ristrutturazione (perchè anche questa decarbonizzazione 

è una chiacchiera, sono passati circa 2 anni per la vendita o altre 

soluzioni, quanti decenni vogliono far passare 

per forni elettrici, ed altro?) 

ma perchè gli effetti non ricadano sugli operai, 

è necessario lottare su una piattaforma imposta dagli operai, 

in unità con la popolazione di Taranto.

Alcune questioni:

- se per la chiusura dell'area a caldo gli operai addetti non 

potranno lavorare, ci vuole la riduzione generalizzata 

dell'orario di 

lavoro a parità di salario e l'integrazione all'indennità di una 

cassintegrazione strettamente necessaria;

- gli operai devono essere loro protagonisti della messa in sicurezza

 della fabbrica; hanno fatto, e stanno tuttora in atto, corsi di 

formazione totalmente inutili, soldi buttati, quando si possono 

e si devono fare corsi di formazione per bonifiche, 

ristrutturazione impianti, ecc. 

- serve una postazione ispettiva in fabbrica, per l'emergenza sicurezza.


Questo sarebbe il minimo. MA LO PORRANNO FIM-FIOM-UILM-USB 

al Tavolo che si tiene oggi a Roma? (domanda retorica...)


martedì 28 luglio 2026

27 luglio, parte il presidio permanente di solidarietà per il reintegro di Margherita Napoletano, licenziata dal S. Raffaele

Oggi si è tenuto un partecipato presidio in solidarietà e sostegno a Margherita con delegazioni del sindacalismo di base, e altri solidali.
In tutto 150 con una presenza continua di operatrici e operatori sanitari del San Raffaele.
Nel corso sia nelle interviste che negli interventi è stato ribadito che da oggi parte un presidio permanente con alcuni delegati e delegate iniziano lo sciopero della fame ad oltranza, invitando non solo i lavoratori dell'ospedale ma tutte le realtà solidali a venire a sostenere il presidio.
Poi si è fatto un corteo per accompagnare Margherita a consegnare il badge in direzione. Infine è stata annunciata un'assemblea generale dei lavoratori del San Raffaele a cui sono stati invitati i sindacati solidali












domenica 26 luglio 2026

Processo Ilva - La battaglia degli avvocati delle parti civili Slai Cobas contro il tentativo di cancellazione di tutti gli atti (prove testimoniali, verbali, ecc.) del processo di 1° grado 27 luglio -

 

Abbiamo già denunciato quanto sta accadendo nelle ultime udienze 


al processo a Potenza: 


https://tarantocontro.blogspot.com/2026/07/il-processo-ilva-potenza-sta-diventando.html


Lo Slai Cobas, con i suoi avvocati e le nostre parti civili sta contrastando passo passo il 


tentativo, dopo aver già cancellato atti e prove del processo di 1° grado, 


di considerare non validi al processo di Potenza verbali, prove testimoniali, 


perizie del 1° grado, documentazione decisiva per un processo che non diventi una 


farsa a favore dei padroni assassini e dei loro complici.


PUBBLICHIAMO PARTI DELLA CORPOSA ULTIMA MEMORIA 


PRESENTATA DAGLI AVVOCATI DELLE PARTI CIVILI SLAI COBAS - 


SE NE DISCUTERA' NELLA NUOVA UDIENZA A SETTEMBRE.   

*****

"...si svolgono alcune osservazioni  in tema di effetti della declaratoria di incompetenza 

ex art. 11 c.p.p. sulla validità e utilizzabilità delle prove assunte nel precedente 

dibattimento innanzi alla Corte di Assise di Taranto. Nel corso del dibattimento 

celebrato innanzi alla Corte di Assise di Taranto è stato raccolto un rilevante 

compendio probatorio, comprensivo di numerose prove dichiarative (esami di imputati, 

persone offese, testimoni, consulenti), estesa documentazione, perizie e consulenze

tecniche, atti di indagine e accertamenti tecnici. 

La difesa degli imputati, con parere pro veritate e memoria difensiva sostiene, 

in sintesi, che:   

l’incompetenza ex art. 11 c.p.p. integrerebbe una “carenza di potere istruttorio” o 

“apparenza di parzialità” tale da rendere radicalmente invalida l’intera attività 

istruttoria svolta a Taranto... 

il nuovo giudizi dovrebbe, pertanto, ripartire “a tabula rasa”, senza alcuna 

possibilità di utilizzo, 

neppure ai soli fini di contestazione, delle dichiarazioni rese nel precedente 

dibattimento. 

Le parti civili, con la presente memoria, contestano radicalmente tale impostazione 

Preliminarmente pare opportuno evidenziare che il preciso perimetro di applicazione, 

nel caso 

di specie, delle disposizioni di cui all’art. 11 cpp è stato reiteratamente e definitiva

mente fissato sia dalla sentenza della Corte di Assise di Appello ionica, sia dalle 

pronunzie del 

Giudice dell’Udienza Preliminare di Potenza, sia nelle prime fasi del presente 

giudizio avanti la 

Corte di Assise del capoluogo lucano (in particolare con l’ordinanza 3.7.26 che ha 

sancito l’utilizzabilità, sia pure nei soli confronti degli attuali imputati... dell’incidente