mercoledì 29 luglio 2026

29 luglio - info ex Ilva: Tornando sulla decisione della Corte d’appello di Milano - una nota

 

"La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di 

Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di 

legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. 

La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto 

ancora presente negli impianti»

 e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro l

imiti di sicurezza, 

con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno».

La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica 

degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il 

sistema produttivo, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare 

la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo 

ammaloramento dello stabilimento»


La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi 


della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, 


mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella 


loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e 


salute dei lavoratori e cittadini. 


La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione 

integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in 

tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle 

polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo 

Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i 

rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, 

peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal 

forte calo produttivo).  

A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica  

alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stat

del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la 

fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui 

chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni 

temporanee e di prospettiva.


Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non 

certo perchè si preoccupano dei lavoratori e degli abitanti di Taranto, 

ma perchè temono che salti o ritardi ancora di molto la 

svendita dell'ex Ilva. 


La Meloni, convocando "d'urgenza" una riunione dei ministri 

interessati, ha subito dichiarato: 

"il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi 

alla formalizzazione dell’accordo 

per la cessione dell’intero complesso industriale a 

un primario operatore siderurgico".


Ma questo testimonia ancora di più che sia il governo sia i possibili 


futuri padroni non vogliono mettere mano e soprattutto soldi 


nè ora nè in futuro per affrontare i rischi alla sicurezza e 


alla salute dentro e fuori la fabbrica; 


vogliono solo difendere gli interessi di aziende 

multinazionali, come la Jindal, e dei loro profitti - anche se comportano 

migliaia di tagli ai posti di lavoro, forte ridimensionamento produttivo 

e nessun impegno per bonifiche e ambiente.

Gli operai dell'ex Ilva di Taranto è da anni che denuncia

no la situazione all'interno dello stabilimento: 

non solo cassintegrazione massiccia, salari

 taglieggiati, commissari e capi che se ne fregano dei minimi diritti 

alla sicurezza - 


ABBIAMO AVUTO DUGIOVANI OPERAI 


MORTI NEL GIRO DI DUE MESI E PER LA STESSA SITUAZIONE


ma, per chi lavora, opera come in una gabbia di mostri, non si sa 

mai da dove deve venire il pericolo, manca la minima manutenzione; 

o non sai cosa fare nelle 8 ore...


Ma i sindacati confederali e l'Usb alle decine di incontri a Roma, a


Taranto, a Bari, non hanno mai posto delle richieste prioritarie a 


difesa degli operai e della situazione ambientale. 


La uilm, ora passata col nuovo segretario a fianco del governo, 

come già da tempo la Fim, sulla stampa in passato ha 

parlato anche di riduzione dell'orario di lavoro e a volte di 

integrazione alla indennità della cassintegrazione, poi ai Tavoli

"sene dimenticava"; la Fiom è una voce inutile;

l'Usb chiede solo provvedimenti, incentivi per l'uscita 

dal lavoro, o riduce gli operai della più grande fabbrica siderurgica

a LPU per i Comuni... 


Ora più che mai serve per gli operai: 

autonomia, lotta, piattaforma a

tutela del lavoro, salario e della salute, ora e in prospettiva.

Serve soprattutto dire basta, alzare la testa, ribellarsi, non 

aver paura (perchè l'unica paura che si deve avere è 

perdere il lavoro e anche la vita), scioperare fino 

a risultati concreti.


Noi siamo perchè si applichi, questa volta seriamente, la sentenza 


dei giudici di Milano, siamo perchè si facciano gli interventi 


prescritti 


e si vada rapidamente ad una decarbonizzazione e 

ristrutturazione (perchè anche questa decarbonizzazione 

è una chiacchiera, sono passati circa 2 anni per la vendita o altre 

soluzioni, quanti decenni vogliono far passare 

per forni elettrici, ed altro?) 

ma perchè gli effetti non ricadano sugli operai, 

è necessario lottare su una piattaforma imposta dagli operai, 

in unità con la popolazione di Taranto.

Alcune questioni:

- se per la chiusura dell'area a caldo gli operai addetti non 

potranno lavorare, ci vuole la riduzione generalizzata 

dell'orario di 

lavoro a parità di salario e l'integrazione all'indennità di una 

cassintegrazione strettamente necessaria;

- gli operai devono essere loro protagonisti della messa in sicurezza

 della fabbrica; hanno fatto, e stanno tuttora in atto, corsi di 

formazione totalmente inutili, soldi buttati, quando si possono 

e si devono fare corsi di formazione per bonifiche, 

ristrutturazione impianti, ecc. 

- serve una postazione ispettiva in fabbrica, per l'emergenza sicurezza.


Questo sarebbe il minimo. MA LO PORRANNO FIM-FIOM-UILM-USB 

al Tavolo che si tiene oggi a Roma? (domanda retorica...)


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