domenica 9 marzo 2014

4 marzo: a Roma le donne verso un 8 marzo di lotta - Roma. Le donne occupano l'Ordine dei Medici. Basta obiettori, l’aborto è un diritto

Questa mattina a Roma un gruppo di attiviste e giovani donne ha occupato la sede dell'Ordine dei Medici, perché l'aborto deve essere libero, gratuito e garantito. Mentre gli uffici dell'ordine venivano chiusi alle richieste dei manifestanti, la polizia è arrivata sul luogo tentando di intimidire e identificare i presenti.
Crescono le iniziative verso la giornata dell’8 marzo. Dopo aver manifestato il primo febbraio a fianco delle donne spagnole contro l’attacco alla legge sull’aborto del ministro Gallardon, abbiamo deciso di ripartire ancora dall’Italia e da noi. Nel Bel Paese la situazione è altrettanto drammatica: il diritto alla salute e la libertà di scelta sono ogni giorno messi in discussione dentro gli ospedali pubblici e i consultori. Questo avviene a causa dei tagli sempre più indiscriminati alla sanità e per lo svuotamento della legge194, esautorata di ogni valore per l’altissimo numero di medici obiettori (nel Lazio sono circa il 90%). Non è un mistero che l’obiezione di coscienza sia il passepartout verso lo scatto di carriera e quei pochi medici che,invece, praticano ancora l’aborto rimangono spesso isolati dalle stesse istituzioni mediche. Nelle sale parto le donne sono sottoposte ad abusi e violenze ostetriche, fisiche e psicologiche, ad interventi medici non necessari e non acconsentiti, spesso in contrasto con le evidenze scientifiche e quindi dannosi per la loro salute. Altrettanto tragica è la situazione quando si decide di intraprendere un percorso di transizione, che diventa un calvario fatto di ostacoli e umiliazioni. altra violenza agita sui bambini intersex a cui viene brutalmente assegnato un sesso con il ricorso ad operazioni chirurgiche irreversibili: si tratta dell'ennesimo attacco all’autodeterminazione.
Siamo perfettamente consapevoli della cultura cattolica che sostiene tutte queste pratiche e della tendenza al controllo dei corpi delle politiche europee e nazionali.
Oggi siamo qui per denunciare tutto questo, ma siamo qui anche per chiedere a voi medici, operanti nel servizio pubblico, di prendere una posizione chiara in merito a questi punti:
• accesso libero e gratuito all’aborto. per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere.
• possibilita di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital
* reperibilità h 24 in ogni territori del Levonorgestrel
* prescrizione in pronto soccorso del Levonorgestrel senza ticket e senza l'autorizzazione dei genitori per la dimissione delle minorenni
• autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio);
*rispetto delle evidenze scientifiche sul parto con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque previo consenso libero e informato della donna ( taglio cesareo, episiotomia, manovra di kristeller, induzione farmacologica, rottura artificiale delle membrane, etc..)
• nessun bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché "atipici";
* depatologizzazione della condizione trans
• riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso;
Dalla parte dei diritti o dei profitti?

Rete cittadina "io decido" verso l’otto marzo


4 marzo: UN CARNEVALE TINTO DI ROSSO DALLE LAVORATRICI E DISOCCUPATE



Il volantino diffuso ieri
Noi lavoratrici, disoccupate, già in lotta a Taranto per il lavoro, reddito, case, noi che il 25 nov. abbiamo fatto lo “sciopero delle donne” contro femminicidi, stupri ma anche contro l'insieme degli attacchi, oppressioni alle nostre condizioni di vita

QUEST'ANNO A TARANTO L'8 MARZO INVADIAMO LA CITTA'
e chiamiamo le ragazze, le studentesse ad esserci!
concentramento p.zza Ramellini ore 9
per andare con presidi vivaci a p.zza Castello

Noi donne non vogliono più solo denunciare, lamentarci, ma ci stiamo ribellando e stiamo lottando. E diciamo: “mai più come prima!”, agli uomini che odiano le donne, ai padroni, al governo, allo Stato che odia le donne; “tutta la vita deve cambiare!”

Nella nostra realtà di Taranto e provincia alcuni problemi: lavoro, reddito, casa, servizi sanitari rappresentano un macigno sulla condizione di noi donne. Senza lavoro, senza reddito, senza casa noi donne siamo di fatto dipendenti dagli uomini, e non solo economicamente, non possiamo fare scelte, non possiamo rompere rapporti violenti, non possiamo liberarci di situazioni familiari oppressive; nello stesso tempo, quelle che hanno la "fortuna" di lavorare vengono umiliate e offese con lavori a nero, anche subendo ricatti sessuali, a pochissime ore e salario che ugualmente non permettono indipendenza, scelte di vita; a tutto questo si aggiunge il costo dei servizi sanitari particolarmente gravoso in zone come le nostre a rischio salute, e la grave situazione che esiste negli ospedali della nostra provincia con il grande numero di medici obiettori di coscienza, che impedisce alle donne il diritto d'aborto e quindi una libera scelta. Alle ragazze viene imposta una cultura falsa, usata per opprimerci; una scuola che dopo gli studi ci riserva un futuro precario o addirittura un non futuro.

Noi non vogliamo frasi ipocrite una volta all'anno dai rappresentanti istituzionali, vogliamo conquistare risultati concreti. Per questo, è il nostro grido, la nostra forza che si deve sentire!
Noi non siamo "vittime" da commiserare o assistere, ma siamo donne in lotta contro tutti i "sepolcri imbiancati"!

L'8 marzo scendiamo in piazza anche per Ilaria di Statte, uccisa dal suo fidanzato, per dire: basta con la paura, basta con l'accettare rapporti schifosi; scendiamo in piazza per la donna Bielorussa massacrata a Taranto e data fuoco dal suo ex, per farle sentire che non è sola; per Carmela di 13 anni perchè ad aprile i suoi stupratori vengano condannati ma poi si apra un processo contro le istituzioni che l'hanno colpevolizzata e uccisa, ecc.

VI ASPETTIAMO A TARANTO L'8 MARZO!!

Le disoccupate, lavoratrici del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

4 marzo: LA LOTTA DELLE PULIZIE DEVE CONTINUARE, LA REPRESSIONE NON CI FA PAURA!

La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori pulizie scuole statali di Taranto per il diritto al lavoro e a un salario dignitoso deve continuare.

La vergognosa proroga di un ulteriore mese, fino al 31 Marzo, e la promessa del tavolo interministeriale per trovare soluzioni alla vertenza non sono accettabili, in molte province di tutta Italia oggetto dei cambi di appalto le imprese fanno firmare ai singoli lavoratori contratti con la

riduzione dell'orario del 60% e parliamo di orari già ridotti all'osso, e dove i contratti sono già attivi stanno chiedendo comunque la riduzione dei contratti in essere.

I Sindacati confederali Cgil Cisl e Uil che firmano accordi all'insaputa dei lavoratori e  indicono

scioperi nazionali senza avvisare i lavoratori, conniventi con il governo e con le ditte contro i lavoratori, cercano in ogni modo di sedare la giusta ribellione con false parole di accomodamento.

Nella conferenza stampa del Consiglio dei Ministri del 28 Febbraio 2014 data in cui si è decisa la proroga il ministro Giannini ha parlato di una soluzione definitiva all'interno di un quadro di riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori delle pulizie scuole e che il 4 Marzo ne avrebbero discusso in un tavolo lavoro- istruzione.


Parole generiche che significano solo che lavoratori che hanno dai 40 anni in sù  dovranno cercarsi un altro lavoro.


La lotta fa paura e genera repressione  si vuole intimorire i lavoratori, la rappresentante dello slai cobas nella manifestazione sotto la prefettura di Taranto del 19 Febbraio dove i lavoratori attendevano risposte alla loro condizione e che giustamente arrabbiati hanno effettuato un blocco della strada adiacente, la Rsa Fiorella Masci è stata denuciata per blocco del traffico e dovrà  pagare una multa fino a 10.000euro!

MA NOI NON ABBIAMO PAURA LA LOTTA CONTINUA  E NON SI FERMERA'!


Fiorella Masci Rsa Slai Cobas per il sindacato di classe


4 marzo: contro il job act

Quello che Matteo Renzi va spacciando come nuovo piano per il lavoro
(dandogli anche un termine inglese, che fa tanto moderno...: "Job Act"), che
eliminerebbe il precariato, altro non è che la riedizione della proposta di
Ichino, fatta a suo tempo per accompagnare l'attacco all'art. 18.
Vale a dire: le ditte non pagherebbero i contributi nei primi tre anni, che
quindi sarebbero a carico dello Stato, e quindi di tutti i lavoratori, e i
neoassunti verrebbero esclusi dall'applicazione dell'articolo 18 per i primi
tre anni, durante i quali i padroni possono tranquillamente e in ogni
momento licenziarli senza rischio di ricorsi legali. Si sta discutendo sul
campo di applicazione. "se restringerlo al primo contratto della vita
lavorativa o agli under 35, oppure per qualsiasi assunzione senza limiti di
età e di numero di rapporti di lavoro dipendenti". Se passa quest'ultima
soluzione, tra vari contratti di durata massima tre anni e nessun limite di
età, i lavoratori sarebbero a vita sempre e in ogni momento licenziabili!!

Per questo Renzi nelle interviste sta dicendo che non vuole parlare
sull'art. 18, o di modifiche della riforma Fornero (che continua
pietosamente a chiedergli Maurizio Landini); infatti di cosa dovrebbe
parlare se con questo piano l'art.18 è bello che sparito, almeno per i primi
tre anni, poi...
La flessibilità "in entrata", come dice Renzi, è in realtà tutta in
"uscita";
"l'appetibilità" per i padroni per le assunzioni con questo contratto di
inserimento ci potrebbe essere proprio perchè garantisce la "flessibilità in
uscita", che non verrebbe certo scoraggiata a causa dell'"indennità
risarcitoria" che si vuole introdurre nella prima fase dato che già Renzi
sta pensando di renderla poco onerosa per le aziende.
La proposta del piano Renzi, con il suo effettivo mentore, Ichino, di un
contratto unico, per - si dice - eliminare i contratti a termine che si
susseguono, quelli interinali, ecc., in realtà è l'unificazione al livello
più basso (anche a livello di inquadramento contrattuale e quindi
retributivo), sarebbe l'unificazione di tutte le forme di precarietà in una
sola, senza più limiti e rischio di vertenze per i padroni.

Stessa unificazione al ribasso riguarderebbe la introduzione di una
retribuzione minima oraria garantita per tutti i lavoratori, e in
particolare per precari, immigrati, donne che rientrano dalla maternità...
Al di là che in questo modo si vuole rendere legale l'illegalità (già in
essere), vale a dire la non applicazione dei contratti a questa settori di
lavoratori, lavoratrici, questa proposta è davvero oscena anche dal punto di
vista della filosofia oggettivamente razzista, sessista che l'accompagna, e
che cristallizza, invece di rimuoverla, una condizione di inferiorità.

Altro aspetto del piano riguarda i contratti flessibili, per cui il progetto
prevede l'estensione delle tutele: dalla maternità alla malattia... Ma
questa, che non è affatto una proposta nuova, lascerebbe sempre intatta
tutta l'illegalità di rapporti di lavoro di fatto dipendenti, come e più di
quelli effettivi, spacciati, anche con Renzi, come rapporti parasubordinati.
Si pensa anche di far tornare i co.co.co (collaborazioni coordinate e
continuative) al posto dei contratti a progetto per rendere di fatto più
larghi, flessibili i tempi e i modi di utilizzo del lavoratore.

Infine, l'altra "vecchia novità" del sussidio di disoccupazione universale
al posto dell'attuale cassa integrazione, che dovrebbe essere uguale per
tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell'azienda, all'area
geografica, all'età anagrafica. Anche qui ci troviamo all'unificazione delle
condizioni di coloro che hanno perso il lavoro, ma al più basso livello. Gli
operai attualmente in cassintegrazione ci perderebbero due volte, per
l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè verrebbe
immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna
possibilità, come ora, di rientro.
Inoltre questo sussidio di disoccupazione è condizionato all'obbligo di
frequentare un percorso di formazione - che se fosse legato ad una
riqualificazione per un effettivo sbocco occupazionale potrebbe anche essere
utile, ma in realtà, come alcune esperienze già mostrano, si tratta solo di
ore di tempo sprecate, inutili, senza prospettiva, usate di fatto in forme
ricattatorie.

QUINDI, RENZI PUO' ANCHE USARE FORMULE "NUOVE", MA SEMPRE DI VECCHIE
POLITICHE, A FAVORE DELLE AZIENDE E CONTRO I LAVORATORI, SI TRATTA!

slai cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionae
1 marzo 2014


4 marzo: SCIOPERO PRECARIO DELL'11 APRILE: SCUOLA LIBERA DAL MERCATO, SCUOLA LIBERA DAL PRECARIATO!

Hanno finora risposto positivamente all'appello, indicendo lo sciopero, i
sindacati *USI-AIT, CUB* e *Slai-Cobas per il sindacato di classe*, ma i
Precari auspicano e, anzi, postulano la convergenza, sulla data dell'11
aprile, anche dei sindacati confederali, di quelli di base e delle
associazioni di categoria, per una mobilitazione generale di tutti i
lavoratori della scuola.

Documento allegato

*SCUOLA LIBERA DAL MERCATO, SCUOLA LIBERA DAL PRECARIATO!*
*(VERSO LO SCIOPERO PRECARIO DELL'11 APRILE)*

Non si contano, finora, i proclami governativi che hanno millantato di
voler restituire dignità e risorse alla Scuola Pubblica, depauperata dal
taglio di 8,5 miliardi di euro e 150.000 posti; le concrete politiche
scolastiche, tuttavia, appaiono chiaramente finalizzate alla riconversione
della Scuola in una fucina di manodopera acritica, addestrata a rispondere
ai bisogni di un Mercato volubile, fattosi, con la crisi, più aggressivo
nelle sue pretese di "selezione" e controllo sociale.
I Precari della Scuola Pubblica, che da anni, a prezzo di immensi
sacrifici, garantiscono la tenuta strutturale del sistema scolastico e
quella culturale delle nuove generazioni, riuniti in assemblea nazionale a
Roma, lo scorso 19 gennaio, dopo aver operato una ricognizione delle
criticità vecchie e nuove, soffermandosi, in particolare, sull'avvio
illegale (mancando il vincolante e obbligatorio parere del CNPI), a Milano
e a Napoli, di sperimentazioni "pilotate" di cicli di studio superiore
della durata di soli 4 anni, preludio a ulteriori tagli, hanno convenuto
che Scuola e Ricerca, lungi dall'essere al centro del dibattito politico,
vengono prosciugate delle ultime risorse e surrettiziamente assimilate,
nelle loro dinamiche, al modello produttivo dell'azienda, con grave
pregiudizio per la libertà d'insegnamento, per il livello di preparazione
degli studenti e per il confronto democratico.
I ministri che si sono finora succeduti si sono fatti garanti di questo
scellerato progetto di liquidazione dell'istruzione e di azzeramento della
mobilità sociale, mascherandolo con uno specioso ricorso alla
"meritocrazia". I docenti e gli ATA precari, dunque, privati del sacrosanto
diritto ad una stabilizzazione che perfino l'UE, minacciando di comminare
all'Italia multe salate, ha ritenuto assolutamente improcrastinabile, hanno
deliberato di proclamare un'agitazione che culminerà nelle giornate del 21
marzo e dell'11 aprile. Nella prima giornata, i Precari chiederanno in
massa le ferie, evidenziando il cruciale ruolo svolto dal personale
precario nella Scuola, e organizzeranno, in simultanea, iniziative di
protesta a livello locale. Per l'11 aprile, poi, è stato indetto uno
sciopero dei precari della Scuola Pubblica, cui si accompagnerà una
manifestazione nazionale.
Hanno finora risposto positivamente all'appello, indicendo lo sciopero, i
sindacati *USI-AIT, CUB* e *Slai-Cobas per il sindacato di classe*, ma i
Precari auspicano e, anzi, postulano la convergenza, sulla data dell'11
aprile, anche dei sindacati confederali, di quelli di base e delle
associazioni di categoria, per una mobilitazione generale di tutti i
lavoratori della scuola, in ragione dei molteplici e gravissimi attacchi
sferrati al comparto nel suo complesso, dal blocco degli scatti stipendiali
e
dal mancato pagamento delle ferie non godute alla riduzione all'osso dei
Fondi di Istituto; dall'attivazione di procedure di abilitazione costose, a
posti zero, con l'intento di fomentare guerre tra poveri alla fatiscenza
vergognosa delle strutture scolastiche; dai BES e dall'ingerenza
intollerabile dell'Invalsi nella valutazione e nella programmazione
didattica alla neutralizzazione della collegialità. Parimenti, i Precari
chiamano in piazza anche le numerose associazioni di genitori e cittadini
da anni impegnati nella difesa strenua della Scuola Pubblica, per chiedere,
unitariamente e con fermezza:

- L'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari della scuola,
docenti e ATA, attraverso il rifinanziamento della scuola pubblica e il
ritiro dei tagli Gelmini
- L'attivazione di un sistema di reclutamento unitario che consenta, in
tempi rapidi, nel rispetto della normativa europea contro l'iterazione
abusiva dei contratti a tempo determinato, l'immissione in ruolo di tutti i
docenti abilitati inseriti nelle Gae, dei neoabilitati TFA e di tutti i
docenti non abilitati, seguendo, per quanto riguarda i tempi di
stabilizzazione, il criterio del servizio prestato e dei titoli, e
prevedendo corsi abilitanti gratuiti
- L'abrogazione della Riforma Fornero, in ottemperanza ai prescrittivi
pronunciamenti dell'UE sull'intollerabile abuso del lavoro precario (L.
70/1999/CE)
-   Lo sblocco del turn-over per il tramite dell'abrogazione della L.
449/97, che condiziona le assunzioni al parere favorevole del MEF, perché
l'istruzione non può essere considerata e trattata come una variabile
dell'economia
-   La definitiva rinuncia del governo alla forzata immissione dei docenti
"inidonei" nei ruoli degli ATA precari
-   Il ritiro delle confuse e vergognose direttive sui BES, volte a
tagliare posti di sostegno, che ledono il diritto allo studio dei disabili
e quello all'integrazione degli immigrati. Il ripristino del rapporto 1:1
per gli alunni con gravi disabilità, in ossequio alle numerose sentenze
emesse in tal senso
-   La soppressione dei quiz INVALSI, che calpestano le prerogative dei
docenti, isteriliscono le capacità di elaborazione critica, rimodellano la
didattica sulle esigenze dell'imprenditoria e costituiscono il pretesto per
tagliare fondi proprio a quegli istituti che costituiscono la sola
occasione di riscatto di certi territori
- Il rifiuto della chiamata diretta da parte dei dirigenti e di ogni altra
pratica equivalente (concorsi per reti di scuole, organico funzionale per
reti di scuole, etc.), da cui conseguirebbero derive clientelari e
tentativi di "normalizzazione" ideologica
-  Il ripristino dei quadri-orario anteriori alla riforma Gelmini, dei
laboratori e delle discipline caratterizzanti penalizzate dai tagli
-   Il pagamento regolare delle ferie non godute e degli scatti di carriera
al personale precario e di ruolo e il pagamento regolare degli
   stipendi dei supplenti temporanei, spesso costretti a elemosinare le
loro spettanze
-   Il blocco dell'incostituzionale finanziamento della scuola privata e
"paritaria", per lo più confessionale
-  Lo stanziamento di fondi per la messa in sicurezza delle scuole, teatro,
negli ultimi anni, di incidenti anche mortali
I Precari sono ben consci che uno sciopero comporta sacrificio; sono
tuttavia convinti che si tratti di una forma di protesta ancora dirompente,
oltre che moralmente dovuta. Auspicano, perciò, che l'11 aprile emerga con
forza il dissenso di quelli che non si arrendono alla logica del "cosa
fatta capo ha", né vogliono chiudersi in un individualismo rassegnato.
Insieme, con il nostro "no" solidale e deciso, possiamo invertire la rotta,
per evitare di naufragare e di veder naufragare le nostre laboriose
conquiste e i nostri irrinunciabili diritti di lavoratori.

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI
(Per adesioni e comunicazioni: 
precari_uniti.2014@yahoo.it);
*Pagina di riferimento su facebook: *PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI

Coordinamento *3 ottobre*  MILANO
Coordinamento Precari Scuola BOLOGNA
Coordinamento Precari Scuola ROMA
Coordinamento Precari Scuola NAPOLI
Coordinamento Precari Scuola RAVENNA
Precari uniti contro i tagli ROMA
Movimento Precari Scuola FIRENZE
Precari TORINO
Coordinamento Precari Scuola LATINA
Precari della scuola in lotta MODENA
Precari COSENZA

*Per**  info:*
339 4461905     (Bologna)
340 4863365     (Firenze)
338 2992047     (Milano)
338 1641083     (Milano)
339 1574764     (Napoli)
328 5312437     (Roma)
328 6456407     (Roma)



3 marzo: la repressione a Ravenna non ferma l'attività incessante della Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio

Ravenna
Attivisti rete nazionale Sicurezza sul Lavoro a processo: presidio davanti al Tribunale

I sette nel 2008 manifestarono occupando l'agenzia interinale che assunse un 22enne, morto al primo giorno di lavoro

RAVENNA - Sette attivisti della rete nazionale Sicurezza sul Lavoro sono finiti a processo per una protesta non autorizzata organizzata all'interno dell'agenzia interinale che aveva curato l'assunzione di Luca Vertullo, il ventiduenne morto il primo settembre del 2006 al porto schiacciato da un rimorchio nella stiva di un traghetto durante il suo primo giorno di lavoro. Le accuse sono per tutti - oggi tra i 29 e i 60 anni, difesi dall'avvocato Monica Miserocchi - di occupazione di edificio in concorso. In due devono rispondere anche dei danneggiamenti provocati al portone della struttura. E uno di violenza privata per avere presumibilmente impedito all'allora console della Compagnia Portuale, proprietaria dell'immobile, di accedere all'area.
La vicenda si era inizialmente risolta con un decreto penale di condanna per cifre tra i 574 e i 1.140 euro; gli attivisti si erano però opposti. In mattinata in occasione dell'apertura del dibattimento, un gruppo di loro ha manifestato davanti al palazzo di giustizia srotolando uno striscione con la scritta: “Da processare è la precarietà che uccide non chi la combatte”. Tra gli altri, era presente anche la madre di Luca Vertullo.
La vicenda risale al 13 marzo del 2008 quando, in occasione dell'anniversario della morte di 13 lavoratori nella stiva della Mecnavi sempre al porto di Ravenna, un gruppo di attivisti della rete nazionale Sicurezza sul Lavoro entrò nell'area dell'agenzia interinale affiggendo su pareti, bachece esterne e recinzione perimetrale vari manifesti e distribuendo volantini. A quel punto le quattro impiegate presenti nell'agenzia si chiusero a chiave dentro avvertendo sia le che le forze dell'ordine che la Compagnia Portuale.
Quest'ultima si è costituita in parte civile con l'avvocato Aldo Guerrini lamentando un danno - morale e materiale - di alcune centinaia di euro. In aula hanno parlato l'allora dirigente della Digos, oggi capo della squadra Mobile, Nicola Gallo; l'allora console e consigliere comunale dei Ds, oggi in pensione, Roberto Rubboli; le quattro impiegate coinvolte e il legale rappresentante dell'agenzia interinale. Il Got Tommaso Paone ha aggiornato l'udienza a metà maggio quando verranno sentiti, tra gli altri, gli imputati e verrà mostrato un video girato dagli stessi antagonisti.
“Non eravamo lì per una manifestazione vuota - ha detto al termine dell'udienza Enzo Diano, uno degli imputati -. Eravano lì per protestare per la morte di Vertullo e per quella di Denis Zanon, avvenuta a Porto Marghera, e anche lui operaio interinale. Ci sembrava davvero strano che dentro al porto ci fosse un'agenzia interinale ma non un ufficio dell'ispettorato del Lavoro”.

3 marzo: GLI OPERAI DELLE LOGISTICHE IN LOTTA CHIEDONO LA SOLIDARIETA' AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE


COMUNICATO STAMPA
04/03/2014 ALLE H16.30 IN VIA BETTY AMBIVERI (all’altezza del nr.21) A BERGAMO, 
in occasione dell’avvio del tavolo di trattativa tra rappresentanze sindacali e nuove cooperative appaltanti, GLI OPERAI DELLA LOGISTICA EX LOMBARDINI DI VIGNATE E CAPRIATE INVITANO I MEDIA LOCALI A PARLARE CON LORO NEL CORSO DI UNA CONFERENZA STAMPA.

Questi 160 lavoratori improvvisamente senza occupazione, si aggiungono ai 300 (120 solo in provincia di Bergamo), che in conseguenza dell’acquisizione di Lombardini da parte del gruppo Lillo, si son ritrovati senza lavoro e da qualche tempo anche senza cassa integrazione, poiché pare che il gruppo Lillo non intenda rispettare gli impegni presi in fase di accordo sindacale (Vedi articolo Bergamonews qui). 

info: SEBASTIANO LAMERA COORD. TERR. SLAI COBAS S.C. 3355244902

3 marzo: il mondiale assassino del Brasile - campagna anche in Italia della Rete nazionale - testo denuncia dei compagni Liga operaia del Brasile

12 mortes nos Estádios da Copa da FIFA
fev 20th, 2014 | By ligaoperaria | Category: Liga Operária
Ao contrário do que é divulgado, já chegam a 12 as mortes de operários nas obras de construção ou reforma dos estádios que serão palco dos jogos ou dos treinos da Copa da Fifa. E ainda é um número subestimado pois as construtoras escondem o número real de acidentes de trabalho, mutilações e mortes. As obras dos estádios da Fifa se transformaram em verdadeiros cativeiros, com os operários, em sua maioria aliciados em regiões pobres e distantes do país, sob promessa de bons salários e depois alojados em condições precárias, fragilizados e submetidos a precaríssimas condições de trabalho, sem adoção pelas empresas das devidas medidas individuais e coletivas de proteção, excesso de jornada, trabalho noturno e até trabalho escravo. Esses abusos somados a pressão para o cumprimento de apertados cronogramas para execução das obras, o excesso de jornada de trabalho e horas extras, são as causas dos denominados “acidentes de trabalho”, na verdade crimes premeditados cometidos pela ganância da patronal, Fifa e governo.
Os crimes cometidos pela Fifa, empreiteiras e governo:
03/10/2011 - Arena do Grêmio – Porto AlegreJOSÉ ELIAS MACHADO, 40 anos, trabalhador da OAS, natural da cidade de Juru – Paraíba, fazia a travessia entre o alojamento dos funcionários e o canteiro de obras do estádio, às margens da BR-290, quando foi atropelado fatalmente.  Em protesto contra a morte de José Elias, seus colegas de trabalho incendiaram os alojamentos.
11/06/2012Estádio Nacional /Mané Garrincha – BrasíliaJOSÉ AFONSO DE OLIVEIRA RODRIGUES, 21 anos, ajudante de carpinteiro, natural de Campo Largo – Piauí, sofreu queda do ponto mais alto da obra do estádio Mané Garrincha, após a madeira do andaime do pilar ceder ha mais de 30 metros de altura. Ele havia sido designado para trabalhar em um dos locais mais perigosos da obra, sem o treinamento necessário para trabalhar nessa situação e o local não tinha o cabo guia para prender o cinto de segurança, além da madeira do assoalho do andaime estar deteriorada.


19/07/2012 - Estádio do Mineirão – Belo HorizonteANTÔNIO ABEL DE OLIVEIRA, 55 anos, armador, natural do Piauí, se sentiu mal durante o trabalho e chegou morto ao Hospital Odilon Behrens, com parada cardiorrespiratória. O operário morreu de exaustão.
06/12/2012Arena do Grêmio – Porto Alegre - DIEGO BAPTISTA, 32 anos, apontador, empregado de uma empresa terceirizada da OAS, na Arena do Grêmio, quando chegava ao trabalho,  foi morto com três tiros nas imediações da obra.



23/01/2013 - Arena do Grêmio – Porto Alegre - ARACI DA SILVA BERNARDES -  funcionário da Epplan Construtora Ltda, empresa terceirizada da OAS que executa as obras da Arena do Grêmio. Ele trocava uma luminária no estádio quando sofreu uma descarga elétrica, caiu de uma altura de três metros e morreu.
28/03/2013 - Arena Amazônia – Manaus - RAIMUNDO NONATO LIMA COSTA, 49 anos, pedreiro, caiu fatalmente enquanto trabalhava sobre uma viga a 4 metros de altura.

IML recolheu o corpo do operário na madrugada de sexta feira da paixão
15/04/2013 – Arena Palestra / Palmeiras– São Paulo -  CARLOS DE JESUS, 34 anos, operário, natural de Araci (BA), morreu atingido por uma viga de 03 toneladas no desabamento e outro operário ficou gravemente ferido.

27/11/ 2013  - Arena Corinthians – São Paulo - FÁBIO LUIZ PEREIRA, 42 anos, operador, natural de Limeira (SP)  e RONALDO OLIVEIRA DOS SANTOS, 44 anos, montador,  natural de Fortaleza (CE) morreram após a queda do guindaste que levantava uma peça da cobertura do estádio.

14/12/2013 - Arena Amazônia – Manaus - MARCLEUDO DE MELO FERREIRA, 22 anos, operário, natural do Ceará, que trabalhava na instalação dos refletores do estádio no turno da madrugada caiu fatalmente de 35 metros de altura.


Marcleudo caiu em cima das cadeiras do estádio e não resistiu
14/12/2013 - Arena Amazônia – Manaus –  JOSÉ ANTÔNIO DA SILVA NASCIMENTO, 49 anos, operário,  que trabalhava no serviço de limpeza e terraplanagem, teve um infarto enquanto trabalhava.
07/02/2014 - Arena Amazônia – Manaus - ANTÔNIO JOSÉ PITA MARTINS, 55 anos, técnico-operador , natural de Portugal, trabalhava na desmontagem de um guindaste quando foi atingido na cabeça por uma peça metálica durante desmonte, morreu durante cirurgia de urgência, devido ao traumatismo craniano que sofreu.




Outros acidentes nos Estádios da Copa da FIFA
05/08/2011-  ( Estádio Mineirão – MG). O operário Claudilon Lima Pereira, 23 anos, que atuava como armador nas obras do Mineirão para a Copa do Mundo de 2014, caiu em um tubulão de 12 metros de altura, o acidente aconteceu quando a armadura estava sendo montada e um dos pontaletes que calçava a armadura cedeu causando diversas escoriações no operário.
16/08/2011 (Estádio Maracanã – RJ). Carlos Felipe da Silva Pereira sofreu ferimentos após a explosão de um barril que cortava com um maçarico. O recipiente continha gás e estourou enquanto era partido.
03/10/2011 (Arena do Grêmio – Porto Alegre).  Em protesto contra a morte do colega de trabalho,  José Elias, operários incendiaram os alojamentos.

Complexo de três prédios foi incendiado pelos funcionários em protesto
07/08/2012 (Estádio Nacional – Mané Garrincha – Brasília)  O acidente  feriu cinco operários no canteiro de obras. A estrutura que sustentava uma das vigas do estádio desabou ferindo os operários. Um deles ficou preso às ferragens por cerca de três horas até conseguir ser resgatado. Jeferson Neves de Almeida, 23 anos, José Amiltom Sousa, 33, Antônio José Alves da Silva, 27, Silvano Santos Silva, 33, e Francisco Gusmão, 62.
10/12/2012 (Arena Pantanal – Cuiabá)  Marcos Lopes da Silva, de 34 anos, ele foi atingido por uma barra de ferro, sobreviveu.
24/04/2013 (Arena Castelão – Fortaleza) Dois operários que faziam a manutenção se desequilibraram com o rompimento do cabo. Felizmente, eles conseguiram se equilibrar e evitar ferimentos maiores. Os operários chegaram a rolar na estrutura coberta, quando conseguiram se segurar para não cair de altura superior a 100 metros.
09/05/2013 (Arena das Dunas -  NATAL – RN) Edson Wenis, de 36 anos, caiu de uma altura de mais de cinco metros.



3 marzo: la solidarietà di classe non alberga nella Fiom di Torino...

La Fiom Torino rifiuta la solidarietà ai Notav arrestati
Durante lo svolgersi del congresso provinciale che si è tenuto in questi giorni a Torino, tre iscritti al sindacato dei metalmeccanici, hanno posto all'attenzione della dirigenza e degli altri iscritti un ordine del giorno che intendeva sollecitare una presa di posizione da parte del sindacato in solidarietà ai 4 compagni agli arresti dallo scorso 9 dicembre con la pesante accusa di "terrorismo".
L'ordine del giorno è stato respinto. Nella dichiarazione di voto contrario, il segretario provinciale torinese, Federico Bellono, ha sostenuto "che non si può sostenere che si aderisce a tutte le iniziative in anticipo, e che non si può far finta di non vedere che nel movimento no tav ci siano frange che ….”.
Il problema vero era la critica alla Magistratura - peraltro non citata nel documento -  o meglio la non critica e presa di distanza esplicita dalle azioni "non legali" al cantiere. Del resto, sembra difficile pretendere un piccolo sforzo in più da parte di un sindacato che ha costruito tutta la sua azione vertenziale sul ricorso ai tribunali... con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi: un Marchionne che continua a fare e disfare come e quanto vuole, una perdita di potere del Lavoro di fronte al Capitale, l'accorrere di Landini alla corte di Renzi e ora la "scoperta" che l'accordo siglato dalla Camusso chiude ogni possibilità di reale opposizione alle scelte di Confndustria e del padronato.
Troppo tardi...
(Come si può notare qui sotto, il documento era molto tranquillo e sostenibile anche da un sindacato che non ha certo mai brillato per "estremismo").  



3 marzo: LA LOTTA PER IL LAVORO ASSEDIA I PALAZZI - Pozzuoli

Pozzuoli. Lavoratori Lsu in rivolta. Assalto al Comune

Tornano sul piede di guerra gli oltre duecento lavoratori socialmente utili di Pozzuoli. Oggi i lavoratori hanno fatto irruzione nella palazzina 7 dove c’è il sindaco e la segreteria generale, devastando suppellettili e rovesciando i cassonetti della differenziata.
Gli Lsu, impegnati nel settore comunale della Nettezza urbana, hanno forzato il blocco del drappello di polizia municipale al pianterreno e hanno invaso la palazzina del complesso municipale di Toiano. Chiedono un incontro urgente con l’amministrazione comunale per definire il piano di stabilizzazione e i nuovi progetti relativi alla gara di gestione pluriennale del servizio di raccolta dei rifiuti. Oltre a rivendicare il pagamento di una serie di spettanze: dagli straordinari al salario accessorio.
La sede comunale è stata devastata, con calci e pugni nelle porte, mentre sul posto è arrivata poco fa anche una pattuglia del locale commissariato di polizia di Stato
All’esterno della struttura comunale sono stati collocati striscioni e bandiere sindacali. "Siamo in stato di agitazione e chiediamo da tempo un incontro con il sindaco, ma finora nessuno ci ha voluti incontrare – dice Pasquale Elemento, uno dei rappresentanti sindacali degli Lsu di Pozzuoli – Attendiamo risposte e nel frattempo restiamo in assemblea permanente".


sabato 1 marzo 2014

1 marzo: DALLO SCIOPERO DELLE DONNE ALL'8 MARZO ROSSO, DI LOTTA!

Dopo lo “sciopero delle donne” non possiamo permettere che ci infanghino ancora l'8 marzo!
Vogliamo che quest'anno l'8 marzo sia SIA NOSTRO E ROSSO!
Un 8 marzo che unisca le battaglie delle donne, contro la guerra di bassa intensità che ci uccide, contro l'insieme della nostra condizione di vita, contro tutte le oppressioni.
Un 8 marzo che unisca in una stessa lotta le donne italiane e le immigrate.
Un 8 marzo che sia “ponte” verso le donne, operaie, lavoratrici che lottano negli altri paesi, dalla Cina al Bangladesh, verso le compagne rivoluzionarie che sono in prima linea nelle guerre popolari, dall'India, alle  Filippine, alla Turchia...


Un 8 marzo che dica basta con il riformismo, vogliamo fare la rivoluzione!! Se vogliamo che tutta la nostra vita cambi, tutta la società deve essere rivoltata!
Un 8 marzo che, con il grido delle donne in lotta, respinga e affossi l'ipocrita campagna massmediatica-istituzionale, delle rappresentanti della politica borghese che ancora una volta verrà fuori per soffocare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione!

Un 8 marzo in cui, come è stato per lo "sciopero delle donne", le operaie, le lavoratrici, le giovani prendano nelle loro mani le iniziative, per ridare dignità storica, verità di classe, perchè l'8 marzo non è di tutte, non è interclassista, ma delle donne più sfruttate e oppresse che sono la maggioranza, delle donne che si ribellano, delle ragazze che vogliono lottare per un altro futuro. 

FACCIAMO UN 8 MARZO, ROSSO, DI LOTTA, PROLETARIO!

Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

1 marzo: A POCHI GIORNI DALL'8 MARZO LO "SCANDALO" DELLA CONDIZIONE DELLE OPERAIE CONTINUA

DALLE OPERAIE dello Slai cobas per il sindacato di classe di Venezia/Marghera:
CHE SUCCEDE NELLE FABBRICHE CALZATURIERE DI VENEZIA

Presso le aziende CALZATURIFICIO CA'D'ORO srl con sede in Fiesso d'Artico (VE) e AVATAR srl, con sede nella stessa zona industriale, di fatto una sua ditta di appalto costituita da una ex capo reparto della stessa Ca' d'Oro, ove il personale è di fatto ruotante tra una ditta e l'altra, e recentemente lavoratrici Avatar sono in servizio presso la Ca' d'Oro senza alcuna sottoscrizione di accordi.

In data 25-2-2014 una lavoratrice dipendente Avatar, e da molti anni operaia calzaturiera a Fiesso d'Artico (VE), si è sentita male e si è dovuta  recare al Pronto soccorso dove è rimasta sotto flebo tutto il pomeriggio e dimessa in serata con una grave patologia faringea. La lavoratrice ci ha riferito che lavora a un metro e mezzo - due metri da una lavoratrice rumena che fa vernicitaura a spruzzo di parti di cinture. In questa maniera lei ed un'altra delle tre lavoratrici sono esposte ad esalazioni maligne da vernici che non vengono attuate entro cabine o reparti separati, ma a fianco di lavoratrici come loro che svolgono altre normali attività calzaturiere.
Le abbiamo anche chiesto perché non ci aveva informato di nulla di quanto accade in ditta sin dal maggio/giugno scorso, ci ha detto che acevano gli straordinari, e temeva ripercussioni, ma che adesso sta troppo male.
In questa azienda la Cgil ha fatto recentemente un'assemblea per sostenere la giustezza di una Cig da loro firmata a gennaio di quest'anno; ma le lavoratrici hanno obiettatto che stanno lavorando tutte 10-11 ore al giorno e che in queste condizioni la CIG non è valida. Il sindacalista avrebbe detto loro che la CIG va bene poiché SICCOME LA AZIENDA NON PAGA LA MALATTIA (!!!!!!) - queste assenze verranno imputate alla Cassa Integrazione!!!

1 marzo: Controinformazione sulla lotta degli operai della Logistica LDD di Trezzo su cobasinforma

cobasinforma
vari video su lotta logistica LDD Trezzo