Dobbiamo continuare a denunciare e a mettere in campo azioni solidali
con il popolo palestinese su cui ogni giorno che passa si scatena
sempre più la ferocia criminale dello Stato occupante, terrorista,
nazisionista, israeliano, su Gaza in particolare, ma anche nei
Territori occupati, in Cisgiordania.
Con
una lunga scia di sangue lo Stato terrorista di Israele continua a
bombardare quartieri dove vive la popolazione civile, colpisce
ospedali, scuole, ambulanze, depositi di acqua - a Tal al Zaatar, nel
nord di Gaza il contenuto del serbatoio rotto si è riversato nelle
strade. E questo avviene mentre i palestinesi di Gaza stanno
affrontando una terribile carenza di acqua dolce -, mentre avvengono
decine di uccisioni, pestaggi nella West Bank da parte di coloni
impuniti.
I
lavoratori palestinesi che si trovano in Israele sono stati prelevati
sul posto di lavoro e spediti con forza nella Striscia di Gaza. Molti
di questi sono stati "sottoposti a tortura elettrica, picchiati
e detenuti. Le forze israeliane gli hanno scatenato addosso i cani”.
E’
salito a 9.488 il bilancio delle vittime a Gaza da quando Israele ha
iniziato a colpire la Striscia, come rappresaglia agli attacchi del 7
ottobre compiuti da Hamas. Dei morti 3.900 sono bambini e 2.509
donne.
Ma
il popolo palestinese non è solo. Le masse popolari in tutto il
mondo da settimane stanno manifestando a loro fianco, lottando anche
contro i propri governi che sostengono il governo razzista, nazista,
criminale, di Netanyahu. Operai in diversi paesi cominciano a
scendere in campo per la Palestina, dal Canada alla Gran Bretagna. I
sindacati belgi dei lavoratori aeroportuali si sono fermati bloccando
il transito d'armi Usa verso Israele.
Anche
in Italia la mobilitazione per la Palestina non si ferma, da
Milano a Palermo, a Torino, ecc.
Sabato ci
sono stati cortei e manifestazioni in oltre 40 città italiane, con
decine di migliaia di presenze; sono state occupate università e
sedi UE. Le manifestazioni più importanti e numerose, sono state a
Milano e Roma.
A
MILANO oltre 10.000 al fianco del popolo di Palestina, mentre è
stato un flop la provocazione di Salvini: solo quattro gatti nella
manifestazione dal titolo “in difesa dell’Occidente”,
amplificati dai media, messi sullo stesso piano di chi esprime la
solidarietà al popolo palestinese. 4 gatti ad ascoltare uno che con
la solita faccia come il c…, lui che sta con i fascisti, ed è
fascista, razzista come chi governa Israele, da del “fascista” a
chi manifesta contro Israele.
Scrivono
i compagni di proletari comunisti presenti al corteo a Milano.
“A
fronte di schifosa campagna di criminalizzazione di media, questura,
governo, anche questo sabato una marea di palestinesi, comunità
arabe, centri sociali, lavoratori, organizzazioni solidali e
politiche, sono scese in piazza al grido di "Stop genocide a
Gaza" - "Israele fascista, stato terrorista" - "Free
Palestine"; ed
è risuonata
forte dal camion la
denuncia della complicità del governo Meloni nel genocidio che sta
avvenendo in questi giorni, in queste ore, contro il popolo
palestinese.
Una
manifestazione con una presenza asfissiante di Digos che filmava e
registrava, alla ricerca di ipotetici slogan "terroristici",
quando proprio dal corteo si alzava forte il grido "le mani di
Netanyahu di Biden della Meloni, siete sporche del sangue dei
bambini, delle donne, dei civili di Gaza". Una manifestazione
che si è ingrossata lungo il percorso e che ha ricevuto la
solidarietà anche dai balconi del centro, che ha denunciato vicino
la sede di Assolombarda il sostegno militare del governo
italiano”.
“Almeno
la metà del corteo –
riporta
nella cronaca Radio Onda d'urto
- è composta dalla
comunità e dalle associazioni palestinesi. Grande partecipazione
anche da parte delle altre comunità originarie di paesi arabi, da
parte di giovani di seconda e terza generazione migrante, ma sono
presenti anche tutti i centri sociali milanesi e diversi partiti e
associazioni della sinistra”.
E
poi il fuoco davanti a Confindustria: “Vi
boicotteremo”, “industrie italiane complici del genocidio”,
“Boicotteremo le industrie italiane che producono e vendono armi a
Israele", "non vi lasceremo in pace: state aiutando Israele
a commettere un genocidio“.
A
ROMA, dal quartiere Esquilino è partito il corteo per arrivare
in piazza S. Giovanni. In 10 mila anche a Roma hanno scandito slogan
contro Meloni e Israele, contro “la complicità del governo nella
guerra di sterminio a Gaza”. Diversi gli striscioni: . "Fuori
l'Italia dalla guerra", "No alla guerra e alle spese
militari". "Fuori dalla Nato", "Palestina libera"
e "Nato, Ue, sionisti: cacciamoli via”.
E’
stato esposto uno striscione con i volti di Meloni, Biden, Netanyahu,
del segretario generale della Nato Jens Stoltemberg e di Ursula Von
der Leyen. Vicino ai volti compariva la richiesta di "una nuova
Norimberga per i crimini dell'Occidente in Palestina".
Il
governo Meloni e il Parlamento nero volevano il 4 novembre come festa
nazionale, anche da contrapporre e sostituire quella del 25 Aprile,
per celebrare l’ideologia della Patria, l’ideologia del
nazionalismo, del militarismo, della guerra al servizio dei padroni
capitalisti/imperialisti, si è invece levata alta e forte la
bandiera dell’internazionalismo, della solidarietà alla Resistenza
del popolo palestinese che ha seppellito la retorica
fascio-imperialista.
Segnaliamo
e appoggiamo nel nostro paese le lotte dei lavoratori in solidarietà
con i lavoratori e il popolo palestinese, perché altri lavoratori
comincino a fare sentire la propria voce e si schierino contro i
massacri dei nazisionisti israeliani, contro l’imperialismo che li
sostiene, contro il nostro governo che li appoggia. 10/100/1000
azioni dirette per sostenere il popolo palestinese e la sua
Resistenza!
“Governi
complici dei massacri, fermiamo la lobby delle armi”: è l’appello
dei portuali di Genova per bloccare gli armamenti diretti in Israele
L’appello
è a bloccare il varco di San Benigno, a Genova, all’alba di
venerdì 10 novembre. E' solo l’ennesimo atto di una lotta, quella
contro il transito di armamenti dal porto, che il Collettivo autonomo
dei lavoratori portuali porta avanti da oltre cinque anni: “La
catena logistica è necessaria ad alimentare i conflitti rifornendoli
di armamenti e non vogliamo fare parte di questo ingranaggio”.
“La compagnia marittima Zim ha messo a disposizione la sua
flotta per portare armi verso Israele, sappiamo che in questi giorni
transiteranno di qua, mentre in banchina ci sono già armamenti
destinati all’Arabia Saudita, pronti a essere imbarcati sui cargo
della compagnia Bahri”. “Quello a Gaza non è certo
l’unico conflitto in Medio Oriente, ma indubbiamente è il più
feroce e sanguinario. Noi siamo sempre dalla parte delle popolazioni
oppresse e dei civili che restano vittime di chi per motivi economici
sostiene l’industria delle armi e alimenta guerre sempre più
pericolose”.
“Il
porto di Genova continua a caratterizzarsi come snodo per la
logistica di guerra –
si legge nel volantino diffuso dall’Assemblea contro guerra e
repressione, che insieme al Calp ha lanciato l’iniziativa –
quanto sta accadendo a
Gaza lo rende evidente, chi governa le nostre società ci sta
portando sull’orlo della Terza Guerra mondiale, e le conseguenze
indirette sono già arrivate”.
Il
timore di chi organizza il presidio non è solo l’allargamento del
conflitto nelle regioni vicine, ma i tagli al sociale necessari per
implementare le spese belliche e l’aumento del costo delle materie
prime; e questo a causa della scelta dei “governi occidentali” di
“continuare a supportare e armare” le parti coinvolte, mentre una
certa omologazione dei media scredita chi propone soluzioni
diplomatiche e nonviolente, arrivando a sostenere la repressione
delle proteste antimilitariste. Il riferimento particolare è al
divieto, in Francia e Germania, di manifestazioni che “chiedono di
fermare il massacro in Palestina” con la motivazione di possibili
atti di “apologia di terrorismo”.
Nel
frattempo, agli operai che lavorano al Genoa Metal Terminal, la
società Steinweg avrebbe dato indicazioni in chiave
“antiterroristica”. Il terminal è ritenuto “obiettivo
sensibile per atti di terrorismo” dal momento che lì, da anni,
approdano le navi della flotta saudita Bahri, con i loro carichi
d’armamenti destinati al Medio Oriente. “La guerra è fatta
anche di chi ci lucra sopra – scrivono in uno dei comunicati
che lancia il presidio di protesta previsto per venerdì mattina –
I porti si confermano uno snodo fondamentale per la logistica di
guerra” e per questo, chi intende “mettere della sabbia
negli ingranaggi della macchina bellica” si dà appuntamento ai
varchi portuali.
Ma
su questo campo, c’è l’aperto coinvolgimento del governo
italiano che tutto questo rende lecito! Se esportare e consentire il
transito di armamenti verso zone di guerra è vietato dalla legge 185
del 1990 e dal trattato internazionale sulle armi convenzionali,
secondo il Weapon Watch “molti grandi gruppi stranieri, in
particolare americani, hanno aperto filiali in Italia che a loro
volta esportano materiale militare verso destinazioni terze, in
maniera quanto meno opaca e difficilmente tracciabile”.
Siamo
con i compagni del Calp di Genova, supportiamo e sosteniamo queste
iniziative e creiamole anche negli altri posti di lavoro.