domenica 26 luglio 2026

Da Skatenati Electrolux: IL TERRORISMO IMPRENDITORIALE. TREVISO È LA PROVINCIA DOVE AMMAZZANO E GAMBIZZANO PIÙ LAVORATORI.

 

Treviso maglia nera in Veneto

​Nessun comparto risparmiato

​Il dibattito

​Una scia di sangue che non si arresta e un'emergenza ormai strutturale che continua a 

colpire con durezza il tessuto produttivo. I dati Inail diffusi pochi giorni fa dalla Cgil tracciano 

un quadro di forte criticità per la provincia di Treviso e per il Veneto, evidenziando la crescita 

costante degli infortuni e un tragico aumento delle vittime. Un'estate drammatica, quella in corso, 

che ha visto nella Marca anche numerosi infortuni (in alcuni casi mortali) anche a causa del 

calore esposti ad alte temperature.

​I numeri

​Già i dati dello scorso anno mostravano un fenomeno in espansione. Nel 2025 in Italia sono 

state presentate 597.710 denunce di infortunio (495.590 sul lavoro e 102.120 in itinere), +1,4% 

sul 2024 (sotto quota 590mila), con 1.093 morti. In Veneto i decessi sono balzati da 79 a 111 

(+40%), mentre a Treviso le vittime sono salite da 14 a 16. Nel 2026 la situazione si è aggravata. 

Tra gennaio e maggio le denunce in regione sfiorano quota 31.000 

(26.330 sul lavoro e 4.629 in itinere), +2,8% rispetto all

o stesso periodo 2025 (30.102). I decessi in Veneto salgono a 44 rispetto ai 38 

dell'anno prima (+15,8%).

​Treviso maglia nera

​Nella Marca le denunce nei primi cinque mesi sono cresciute del 2,5% (da 5.435 a 5.570: 4.700 sul

 lavoro e 735 in itinere). Ma è sui mortali che Treviso registra la crescita percentuale maggiore 

del Veneto: 5 decessi nei primi cinque mesi (erano 4 nel 2025), a cui si aggiungono le 5 vittime delle 

ultime settimane e l'operaio di Resana morto nel Padovano. Una strage da 10 vittime che 

tocca dal metalmeccanico all'agricoltura, fino a cantiere e cave, ponendo la provincia in 

una fascia di rischio superiore alla media nazionale.

​La reazione

​Di fronte a un sistema che non si autoregola e al calo dei controlli, la sicurezza deve torna

re a essere un investimento e non una formalità da adempiere su carta. A denunciare la situazione 

è la segretaria generale della Cgil di Treviso, Sara Pasqualin: «Dieci morti e quasi 5.600 

denunce di infortunio sul lavoro, peraltro in significativo aumento tra le lavoratrici, 

gli under 20 e gli over 60, dimostrano in modo drammatico che il rischio è diffuso, 

trasversale e in costante aumento – incalza Pasqualin – Questo è l'altro elemento che 

evidenziamo: il bisogno assoluto e non più rimandabile di controlli ispettivi e di 

investimenti per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Come organizzazioni sindacali ab

biamo contrattato e voluto con forza il neonato "Protocollo d'Intesa

per la gestione del rischio da calore negli ambienti di lavoro" siglato con la Regione 

del Veneto, uno strumento che definisce una...

​PAGINA INFERIORE

​Sabato 25 Luglio 2026 | LA TRIBUNA | 23

info - Stellantis, Melfi: “State a casa e non rompete” - all'ombra dei piani Stellantis e della passività/complicità sindacale - in fabbrica comandano i capi, fino a quando...?

 Bonanata su basilicata 24


Lo strapotere dei capi Ute: decidono “le squadre preferite” 

e “la lista nera” di chi non deve “scendere mai” al lavoro

LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo 

di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea 

di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo 

col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai 

chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce 

un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione 

e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai 

vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio, 

msulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”

AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro 

a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a 

S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito? 

Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’ 

e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti 

mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds 

perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’. 

“Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che 

non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra 

‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene, 

e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono 

il naso e non ne vogliono proprio sapere.

SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la 

chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su 

un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i

cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla, 

non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi, 

al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana, 

ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’. 

“Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto, 

ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta 

da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.

NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire 

come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio 

questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto 

tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.

 Lo Slai Cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori

 dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro 

...Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai 

diranno: Basta! E cerca di impedire...

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, 
che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente 
la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso 

con gli operai alla Stellanti

Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operai/e. Anche se erano passati dei 

mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con 

rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o 

addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce 

sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, 

mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca 

di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire 

il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a 

tono, ed è dovuto andare via).  Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, 

che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, 

ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. 

Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) 

la fabbrica sarà chiusa. 

Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che 

sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per 

concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.



Da C. Soricelli: STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir

 

Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a causa 

dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e aveva 59 

anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per chi si ostina a 

tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di casa nostra la loro vita 

non conta niente. 

Mentre una parte politica e mediatica s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà 

dei fatti ci mette davanti a uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I 

cittadini marocchini e i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più 

faticose, meno pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre 

fabbriche. Muoiono in percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo 

quei lavori che garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a 

morire al posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia 


Mohammed Gannaoui  27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia 

romagna abdelbak zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss 

Najem 50 edilizia marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 

autotrasporto marocco 12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria 

marocco 07/06/2026 cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 

29/06/2026 mantova lombardia Haddad Taher 

55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil Abdelhakim, 33 installatore 

marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59 edilizia marocco L'assenza di 

umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso d'umanità. Si assiste al razzismo 

persino di fronte alla sofferenza 

e alla morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza. 

Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo si 

sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è inevitabile 

ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i nostri figli e nipoti. 

L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non accetteremo che si continui a morire 

nell'ombra e che la retorica razzista nasconda le responsabilità di chi non garantisce 

la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno 

morendo al posto nostro.


giovedì 23 luglio 2026

Fakir, la protesta si sposta all'Interporto: "Blocchiamo le merci"

 

il comunicato del Si Cobas nazionale

UN SCIOPERO OPERAIO HA BLOCCATO L’INTERO INTERPORTO DI BOLOGNA!

21-07-2026

L’assassinio di Fakir Abderrahim da parte della polizia ha avuto un forte eco tra i lavoratori dei vari magazzini dell’interporto bolognese.

Una massa umana si è addensata davanti all’entrata di questa area dimostrando cosi ai padroni e allo Stato che l’uccisione di un loro compagno non resterà impunità.

I mandanti di quei poliziotti che hanno ucciso con una violenza repressiva disumana pagano cosi un prezzo altissimo.

Migliaia di camion fermi altre miglia dirottati su Milano. Nelle due settimane precedenti 5 giornate di sciopero contro Sda, Brt e Gls avevano “dissanguato” la fonte dei profitti di quelle aziende e oggi hanno subito una batosta memorabile.

Ogni uomo, proletario, ha ricordato ai padroni che la repressione non passerà senza conseguenza verso la loro sete di potere, hanno pagato( ancora poco) delle gesta degli sbirri assassini del compagno Fakir.

Uno striscione con scritto ” Con te Fakir Abderrahim non hanno ucciso la nostra lotta. Tremate padroni noi continueremo a lottare”, significando cosi con 24 ore di sciopero che la memoria operaia è viva in onore di ogni sfruttato che il sistema capitalistico ogni giorno uccide per mano della polizia o nei luoghi di lavoro dove lo sfruttamento si realizza.

Uno sciopero di questo genere dimostra che la classe esiste non solo per vivere del proprio salario ma che ciò non basta, aspira si ad avere il pane ma anche le rose.

Una battaglia vinta in giornate di lutto per un loro compagno caduto per la repressione assassina degli uomini al servizio dello stato borghese.

SI COBAS Nazionale


da bolognatoday

Blocchi e rallentamenti dalle 22 di lunedì. Il Si Cobas ferma le aziende della logistica dove lavorava il 43enne morto al Pilastro: "Facciamo un danno economico"

Dopo il presidio e i disordini in centro per la morte di Abderrahim Fakir, durante un intervento della polizia al Pilastro, si prosegue con la mobilitazione sindacale. Nella notte tra lunedì e martedì è iniziato lo sciopero nelle aziende dell'Interporto di Bologna, con ripercussioni sulla circolazione nell'area, Fakir lavorava infatti in una ditta di facchinaggio. 

Alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'Interporto di Bologna”, aveva fatto sapere Si.Cobas, quindi nella serata di ieri, 20 luglio, si sono verificati blocchi e rallentamenti lungo via Santa Maria in Duno, la Rotonda Segnatello e la Trasversale di Pianura, disagi alla viabilità potrebbero proseguire anche nella mattinata di oggi, 21 luglio. Il blocco sarebbe terminato, mentre lo sciopero si concluderà alle 22 di oggi. 

Anche la Cgil aveva proclamato un pacchetto di due ore di sciopero "per favorire la massima partecipazione" alla manifestazione in programma in piazza Nettuno. "Scendiamo in piazza e rispondiamo alla chiamata del sindaco di Bologna Matteo Lepore a tutte le forze democratiche della città. Invitiamo tutti ad esserci, vogliamo verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir", avevano dichiarato Anna Cocchi, presidente dell'Anpi di Bologna, Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna, e Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna.

Perché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l'arreso mortale di Abderrahim Fakir: "Hanno seguito il protocollo"...

Il Si Cobas rivendica lo sciopero in corso nel settore della logistica, dove lavorava Fakir, spiegando che la mobilitazione "risponde all'omicidio avvenuto" e sostenendo che "ci sarà ancora necessità di continuare la mobilitazione a fianco della famiglia".

Blocchiamo le merci, facciamo un danno economico”

Abderrahim chiedeva aiuto e che gli hanno dato un ginocchio sul collo, lo spray urticante e la morte come se fosse una bestia”, dice al megafono un sindacalista Si. Cobas all'Interporto. “Se vogliamo davvero giustizia è importante che ci sia una lotta nei tribunali, ma la vera lotta è di classe, di chi viene sfruttato tutti i giorni e non vuole fare la stessa fine di Abderrahim".

Gli scioperi hanno il merito di dimostrare che se c'è un problema in questo paese, sono i salari, sono le condizioni di vita, sono la m… che si vive tutti i giorni nei quartieri popolari”. Quindi, contro Vannacci “che cerca di convincerci che il problema sono gli immigrati, quando la classe operaia immigrata è uno dei pochi motivi di vanto che abbiamo in questo paese, perché le migliori lotte negli ultimi anni, le avete fatte voi anche in questo interporto, avete strappato diritti che prima non esistevano. Ci avete insegnato, ci avete fatto ricordare che cos'era la lotta di classe. Tutti noi viviamo le condizioni che hanno portato Abderrahim a morire come un cane". 

Continuiamo con lo sciopero tutta la notte - annunciano - blocchiamo le merci, facciamo un danno economico perché ricordiamoci Abderrahim è morto nel giorno in cui non lavorava, mentre tutta la settimana la passava a spaccarsi la schiena per ingrassare il portafogli di un padrone che magari poi andava in giro, andava in televisione, andava a dire che il problema di questo paese sono gli immigrati. Chi tocca uno tocca tutti."

"Bologna ha un lungo debito col Pilastro"

Nel documento del sindacato si legge inoltre che "Bologna ha un lungo debito col Pilastro, l'uccisione di Fakir allunga la lista. Questo debito non può essere curato con la retorica, può essere pagato solo ridando dignità, servizi e serenità ai quartieri popolari: la vera sicurezza è quella sociale". Il comunicato si conclude con la richiesta di "verità e giustizia per Abderrahim Fakir".

Secondo la Cub, quanto accaduto “si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza” e annuncia il sostegno "allo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e allo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell'Interporto di Bologna", invitando lavoratrici e lavoratori a partecipare alla mobilitazione.



UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

 In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferatezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.


La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.

Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.

Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!

Basta omicidi di Stato e capitale!

A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!

Solo la lotta è l’unica risposta!

Mobilitiamoci subito!!

Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS




lunedì 20 luglio 2026

20 luglio - info da tarantocontro: Jindal - Esuberi e intensificazione dello sfruttamento alla ArcelorMittal - NO alla trattativa romana - L'altra strada dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

Bisogna togliere fiducia alle OO.SS. Verso cui si deve porre una vera e propria questione morale, non è possibile che dirigenti di questi sindacati fanno carriera - prima Sperti UILM e D'alò FIM divenuti segretari nazionali e ora Brigati Fiom divenuto segretario regionale - mentre i lavoratori stanno sempre peggio e a rischio futuro.

Bisogna sostenere e portare avanti la Piattaforma operaia, renderla un vincolo per governo e OO.SS.

Firma e fai firmare la piattaforma operaia, pretendere assemblee, togliere la fiducia alle attuali OO.SS.


PIATTAFORMA OPERAIA

NO al fondo Flacks – NO a Jindal

Nazionalizzazione subito

Nessun esubero – Riduzione dell'orario di lavoro a parità salariale

CIGS con integrazione per lavoratori diretti e appalto

NO Ccnl Multiservizi alle Ditte dell'appalto – CCNL metalmeccanico con clausola sociale – NO contratti a termine

Legge speciale per amianto, lavori usuranti, prepensionamenti

Basta morti sul lavoro – Postazione ispettiva permanente in fabbrica

Le trattative si devono fare a Taranto – Lo Slai cobas presente per una voce autonoma

Per un vero sciopero generale fino a risultati effettivi


Slai Cobas

via Livio Andronico, 47 Taranto – WA e tel 3475301704 – slaicobasta@gmail.com



20 luglio - «Muoiono al posto nostro», lettera di C. Soricelli

 di Carlo Soricelli (*)


gentile Natalia Aspesi,

ho letto la sua riflessione nell’ultimo numero de Il Venerdì di Repubblica e vorrei rispondere alla sua domanda su cosa temono davvero quegli italiani. Spesso si teme l’immigrato per via di una narrazione distorta legata alla delinquenza, ma la realtà dei fatti e dei numeri ci racconta una storia completamente diversa, eppure drammaticamente invisibile. Sì, anche tra di loro ci sono alcuni delinquenti, come tra gli italiani. E allora? Vediamo la realtà.

Ci conosciamo ormai da anni: lei stessa ha pubblicato più volte all’interno della sua rubrica le mie considerazioni sui morti sul lavoro, e ospita periodicamente i report e le situazioni che racconto attraverso la mia attività di monitoraggio.

Proprio per questo, da Bologna, continuo a portare avanti da diciannove anni questo osservatorio indipendente: registro ogni singola vittima, giorno dopo giorno. Se in questi giorni si sfogliano i registri dei morti sul lavoroi, si incontra un’infinità di nomi marocchini, tunisini, albanesi, rumeni. Sono soprattutto ragazzi arabi e dell’Est Europa, giovanissimi, mandati allo sbaraglio senza alcuna formazione o preparazione. Ma c’è di più: lavorano incastrati nella giungla del subappalto, del sub-subappalto, una catena senza fine alimentata da leggi orrende che hanno praticamente legalizzato lo schiavismo. È proprio questa frammentazione estrema che ha fatto impennare la strage di lavoratori, costringendo questi poveri stranieri ad ammazzarsi di fatica e a venire uccisi nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi, dappertutto, facendo i lavori più umili e pericolosi. Muoiono al posto nostro, muoiono il triplo rispetto ai lavoratori italiani.

Fa rabbia, e per certi versi fa persino sorridere, sentire ancora oggi una retorica che vorrebbe un’Italia senza immigrazione. A volte penso che mi piacerebbe vedere cosa succederebbe se, per un solo giorno, tutti i lavoratori stranieri decidessero di andarsene contemporaneamente. Questo Paese si bloccherebbe all’istante, e saremmo noi a dover correre loro dietro, perché una parte consistente della ricchezza degli italiani e della nostra quotidianità si regge interamente sulle loro braccia.

C’è una crudeltà profonda che si sta facendo strada, e l’episodio che più mi ha turbato recentemente è accaduto in Veneto, che – lo ricordo – è la Regione con più morti sul lavoro.  Tre giovani braccianti  marocchini   Abdelghani Gari, 33 anni, El Arbi Saifi, 36, e Yassin Mazi, 28  sono morti all’alba, volando in un canale con il furgone che li portava al lavoro. La CGIL aveva posto una lapide per ricordare il loro sacrificio e la loro dignità. Ebbene, quella targa è stata prima vandalizzata e poi asportata, rubata, solo perché ricordava lavoratori immigrati.

Cancellare il ricordo di chi è morto lavorando per noi è un atto di una miseria culturale e umana sconsolante. Chi invoca certe chiusure dimentica che stiamo parlando di persone che pagano con la vita il benessere del nostro Paese. Continuare a monitorare, a fare memoria e a dare dignità a questi ragazzi è l’unico modo che abbiamo per restare umani.

Un cordiale saluto, Carlo Soricelli

Nota drammatica a margine: A rendere tutto ancora più turbante e urgente sono i dati del mio osservatorio. In questi giorni abbiamo purtroppo superato i 600 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro, una cifra spaventosa che, se sommata agli infortuni mortali in itinere, supera i 750 decessi. Siamo di fronte a una strage mai vista. 

(*) curatore dell’osservatorio di Bologna: cadutisullavoro.blogspot.com


20 luglio - UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

 

In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferatezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.
La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.
Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.
Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!
Basta omicidi di Stato e capitale!
A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!
Solo la lotta è l’unica risposta!
Mobilitiamoci subito!!
Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS


venerdì 17 luglio 2026

17 luglio - Sul lavoro si muore: ci sono state 7 vittime in 48 ore. «Il sistema non funziona». L'unico decreto sicurezza che il governo Meloni non fa è quello...

...della salute e sicurezza dei lavoratori che mostrano tutto il suo odio per la classe lavoratrice

di Giulio Isola

Un uomo travolto mentre operava sui binari in Friuli, un operaio folgorato durante gli interventi dopo il maltempo in Lombardia. Due addetti hanno perso la vita durante la raccolta dei rifiuti in Toscana. Decessi anche in ditte e cantieri. I sindacati: non è una fatalità, il profitto è messo davanti alla sicurezza

17 luglio 2026

Francesco Vona, 39enne di Vittorio Veneto (Treviso), operaio alla Postumia Inerti di Giavera del Montello (Treviso), è morto alle 8 di giovedì 16 luglio soccorrendo un collega che era rimasto con un braccio impigliato in un nastro trasportatore che i due lavoratori stavano revisionando. Vona secondo una ricostruzione confusa, sarebbe salito sul nastro liberando il collega, ma sarebbe rimasto a sua volta intrappolato nell’impianto, riportando le lesioni che ne hanno causato la morte. Secondo uno dei titolari dell’azienda l’operaio sarebbe invece caduto dal nastro durante il soccorso e avrebbe battuto con violenza la testa, fratturandosi le vertebre cervicali.

Fadil Abdelhakim, 32enne di Ivrea (Torino), egiziano di nascita, operaio di E.S. Impianti srl, azienda napoletana subappaltatrice dei lavori di posa della fibra ottica, è rimasto folgorato durante l’installazione dei cavi a Montesano Salentino (Lecce). Alle 11,30 di giovedì 16 luglio ha appoggiato la sua scala a un palo della rete elettrica, è salito per le operazioni di cablaggio ed è rimasto fulminato da una scarica, segno evidente che le lavorazioni venivano portate avanti senza la disattivazione dell’alimentazione. Un urlo, poi l’operaio è rimasto penzoloni fino all’arrivo dei Vigili del Fuoco, intervenuti in sicurezza per il recupero del corpo. Tre settimane fa il Comune di Montesano Salentino aveva diffidato Open Fiber per la cattiva esecuzione dei lavori nelle strade del paese.

Alessandro Magnani, 41enne di Canolo di Correggio (Reggio Emilia), dipendente della cooperativa di servizi La Bussola di Reggio Emilia, si è spento martedì 14 luglio nell’Ospedale Maggiore di Parma, dove era ricoverato dal giorno prima. Intorno alle 12 di lunedì 13 dopo aver consegnato un documento a Campagnola Emilia (Reggio Emilia), Magnani tornando alla sua auto si è scontrato con la bici di Paolo Belli ed è crollato a terra battendo la testa. Il cantante, che secondo le testimonianze procedeva ad andatura tranquilla, si è fermato per soccorrere l’uomo cercando di tenerlo sveglio in attesa dei soccorsi. Le condizioni della vittima si sono rapidamente aggravate, fino al decesso il giorno dopo in ospedale. L’autopsia stabilirà se la morte è legata a un malore o alle conseguenze del trauma cranico. Paolo Belli, che ha riportato ferite trascurabili, è indagato per omicidio stradale.

Claudia Mastrovalerio, 24enne di Torino, dipendente della ex Magneti Marelli di Venaria Reale (oggi Marelli, del fondo Usa Kkr), è morta per un incidente stradale avvenuto alle 5,30 di mercoledì 15 luglio mentre andava al lavoro sulla sua Yamaha R6. A un paio di chilometri dalla destinazione ha perso il controllo della moto, è finita contro lo spartitraffico ed è stata sbalzata sull’asfalto. Portata al San Giovanni Bosco di Torino, si è spenta poche ore dopo il ricovero.

Un bracciante 36enne indiano è morto prima dell’alba di giovedì 16 luglio a Pontinia (Latina) mentre in bici andava al lavoro in un’azienda agricola della zona. Erano circa le 5,15 quando il lavoratore, a luci spente e senza il giubbotto rifrangente, è stato investito su una strada nei pressi dell’Appia dall’auto di un altro bracciante diretto al lavoro. Il ciclista è morto sul colpo.

Johann Mittelberger, agricoltore 82enne di Cermes (Bolzano), sposato, sei figli, è l’ultima vittima di un incidente con un trattore. Alle 11 di giovedì 16 luglio è uscito di strada con il mezzo agricolo, ribaltandosi lungo un pendio di una quindicina di metri e rimanendo schiacciato.

#francescovona #fadilabdelhakim #alessandromagnani #paolobelli #claudiamastrovalerio #johannmittelberger #mortidilavoro

Luglio 2026: 55 morti (sul lavoro 41 in itinere 14; media giorno 3,4)

Anno 2026: 651 morti (sul lavoro 536; in itinere 115; media giorno 3,3)

Diff. 2025: + 37

91 Lombardia (sul lavoro 72 – in itinere 19)

73 Veneto (60 – 13)

56 Campania (48 – ?

53 Piemonte (44 – 9); Lazio (37 – 16)

51 Toscana (43 – ?

49 Emilia Romagna (39 – 10)

46 Sicilia (39 – 7)

34 Puglia (27 – 7)