mercoledì 11 febbraio 2015

11 febbraio: Sostenere i lavoratori della Scala, che stanno resistendo agli attacchi di governo-comune-sindacati collusi che ha l'obiettivo di ooggi colpire loro ma per domani colpire tutti



Turandot del Primo maggio, l'ala dura: l'opera dipende dai tecnici
Teatro alla Scala, si aprono le buste con la decisione dei dipendenti. Intanto c'è chi propone di chiamare un service esterno, cambiare spettacolo o data
Milano, 9 febbraio 2015 - Le parole del premier Matteo Renzi hanno lasciato il segno. E hanno fatto riflettere una volta di più i lavoratori della Scala. Sia quelli che hanno deciso di essere in teatro il Primo maggio per l’inaugurazione di Expo, sia quelli che continuano a rivendicare il diritto di stare a casa. Una cosa è certa: in pochi si sono sorpresi della presa di posizione del presidente del Consiglio («Pronti a interventi normativi per evitare figuracce») su una telenovela che va avanti da settimane. Oggi potrebbe essere (il condizionale resta d’obbligo) un giorno-chiave per il Piermarini: stamattina, infatti, la dirigenza del teatro, che ha atteso il rientro da Parigi del dg Maria Di Freda, aprirà le buste che contengono le risposte dei dipendenti alle lettere inviate dal sovrintendente Alexander Pereira. Sul responso si possono fare almeno due pronostici. Il primo: la stragrande maggioranza di professori d’orchestra e coristi ha risposto affermativamente alla domanda del manager austriaco, dando seguito a una raccolta-firme consegnata in direzione due mesi fa. Il secondo: ci saranno parecchie defezioni, forse meno del previsto, tra le maestranze. E sono proprio quei «no» a mettere in difficoltà la macchina organizzativa. Sì, perché l’allestimento di un’opera – a maggior ragione la Turandot, seppur in versione meno mastodontica rispetto al passato e con pochi cambi di scena – richiede la presenza di tutti i protagonisti. Un esempio su tutti: lo scorso 4 dicembre, il Fidelio per i ragazzi è iniziato un quarto d’ora dopo per attendere il primo oboe (treno in ritardo), insostituibile nella prima parte della rappresentazione. Stavolta, invece, tutto o quasi dipende dai tecnici di palcoscenico, in particolare dagli elettricisti fedeli a Cgil e Cub. Così qualche delegato pro-Turandot prova a suggerire: «Perché non li prendono da un service esterno?». In teoria si potrebbe fare: non trattandosi di una giornata di sciopero, non si profilerebbero gli estremi della condotta antisindacale. In pratica, però, pare improbabile che Pereira, sempre attento a non alzare la tensione («Alla fine ciascuno decide per sé e spero vinca il buon senso, abbiamo bisogno di parlare con tranquillità in queste settimane » ha detto ieri al Tg1), avalli una decisione simile. Anche perché nei prossimi mesi arriverà sul tavolo un’altra questione non da poco: il contratto unico della Scala, da firmare entro gennaio 2016 pena la perdita dell’autonomia. Meglio evitare strappi. E allora è la Fials a proporre un’altra soluzione: «Se non ci sono tecnici sufficienti per la Turandot – ribadisce Giuseppe Nastasi, segretario della sigla maggioritaria tra gli artisti del Piermarini – possiamo sempre fare un concerto o un altro tipo di spettacolo». Ipotesi praticabile. Perde quota invece quella caldeggiata dagli irriducibili Cgil («Non ci faremo intimidire da Renzi» continuano a ripetere), vale a dire lo spostamento della data. Non sembrano esserci i margini in calendario: il 30 aprile c’è lo show di Andrea Bocelli sul sito di Rho-Pero, il 2 maggio l’esibizione dei Berliner diretti da Simon Rattle. nicola.palma@ilgiorno.net

....e quanto siano false le "ragioni" messe in campo da Renzi e soci lo dimostra la denuncia di altri lavoratori dello spettacolo, che mostra che ci sono in pericolo 850 posti di lavoro

 

laVerdi, i sindacati a Franceschini: "Niente contributo, a rischio 850 lavoratori"
Appello dei sindacati la ministro della Cultura Franceschini: "Non risulta pervenuto il contributo statale, sopravvivenza a rischio"
Milano, 7 febbraio 2015 - Un appello da parte dei sindacati al ministro Franceschini per laVerdi, storica orchestra sinfonica milanese, prima che la situazione precipiti per la mancanza di fondi: a tutt'oggi non risulta pervenuto il milione di euro stanziato nel 2013. La richiesta di un incontro "per illustrare la situazione milanese" e' contenuta in una lettera che porta la firma di Graziano Gorla, Segretario generale Cgil Milano, Danilo Galvagni, Segretario Generale Cisl Milano Metropoli, Paolo Puglisi, Segretario generale SLC-Cgil Milano e Silvio Belleni, Segretario generale FISTel CISL Milano Metropoli, e che denuncia il rischio della perdita di posti di lavoro per 850 persone. "Il fatto che nel 2014 non sia stato erogato il contributo ordinario annuale, a suo tempo concordato - scrivono - mette a repentaglio la vita de laVerdi, e con essa 150 posti di lavoro a tempo indeterminato e altre 700 posizioni di lavoro a tempo determinato. Cio' sarebbe un fatto gravissimo, in un settore affetto da una cronica disoccupazione, creata da una domanda di impiego ben al di sopra dell' offerta occupazionale. Il nostro auspicio e' che, con il Suo impegno, si risolva concretamente una situazione che rischia di precipitare". (Fonte AGI)


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