giovedì 29 novembre 2018

29 novembre - MONTELLO: TUTTE LE OPERAIE RIENTRANO AL LAVORO! Comunicato


Dopo oltre 40 giorni di resistenza tutte le 17 operaie illegittimamente escluse dall’ultimo cambio di cooperativa nell’appalto della Montello sono rientrate al lavoro a fine settimana scorsa.
Questo è sicuramente un primo risultato, imposto grazie alla tenacia e direzione della lotta, dalla solidarietà a livello nazionale che si è sviluppata a sostegno del rientro delle operaie in fabbrica. Elementi che hanno dato più forza al sindacato che le organizza e ha permesso di mantenere accesi i riflettori su quanto stava accadendo alla Montello spa, coperto da una scandalosa censura da parte della stampa locale.

Le 17 operaie sono state lasciate senza lavoro per oltre 40 giorni, per una pura azione repressiva padronale, perché hanno osato rivendicare il riconoscimento delle 8 ore di lavoro pagate 8 ore, mezz’ora di mensa compresa, arrivando anche a promuovere un’azione legale.
Una giusta rivendicazione sindacale sabotata fin dal suo nascere da parte della Cgil che parallelamente alla mobilitazione in fabbrica dello Slai Cobas, ha blindato il grosso delle operaie dell’appalto con una conciliazione tombale da 150/250 euro a seconda dell’anzianità e sottoscritto un accordo per un misero ticket …. di fatto una barriera contro le rivendicazioni.
Un’azione di fiancheggiamento che si è espressa ancora nell’immobilismo di fronte all’esclusione delle 17 in violazione dell’accordo di cambio appalto firmato dalla stessa Cgil, dove nero su bianco avevano garantito che tutte le operaie sarebbero state assunte nel nuovo appalto.


A seguito di una forte contestazione davanti alla sua sede il 26 di ottobre in occasione di una manifestazione provinciale nella giornata di lotta al governo Salvini DiMaio, Cgil fa uscire un vigliacco comunicato, di circostanza sulla vicenda ma pesante nei contenuti dicendo che ‘...non avrebbe partecipato a scioperi per le 17 operaie e che se erano restate fuori era solo colpa del loro sindacato...’ (Slai Cobas)

Questo il quadro in cui si è svolta la lotta delle operaie, che hanno dovuto dare battaglia su tutti i fronti, tra cui anche quello della giustizia nei tribunali con varie iniziative per accelerare una decisione del giudice, che invece non ha avuto il coraggio di decidere subito il rientro al lavoro, ma che dopo 1 mese dalla presentazione del ricorso, burocraticamente ha chiesto di sapere entro l’8 novembre se venivano pagate le spettanze del mese di ottobre quando era chiaro che i pagamenti degli stipendi arrivano a fine mese, per poi il 9 novembre emettere una sentenza di rigetto paradossale: le operaie hanno ragione sul merito della loro richiesta di riassunzione, ma siccome c’è il “rischio" che la vecchia cooperativa le possa pagare, non esistono quindi i presupposti per la causa d’urgenza e quindi per ottenere “ giustizia" si devono rivolgere al rito ordinario con un altro giudice con un udienza che si avrebbe dovuto tenersi il 21 febbraio.
Nella vertenza non è mancato l’intervento del padrone della Montello Sancinelli, sceso in campo direttamente vista la tenuta delle operaie, visto che il ‘caso Montello’ accumulava energie su larga scala, facendo saltare tutti i piani padronali di vittoria facile.
Questa azione trova l’appoggio di una delle 17 operaie che ‘salta il fosso’ e inizia un’attività sotterranea disfattista propagandando la resa tra le operaie in cambio del rientro al lavoro, ‘visto che è passato tanto tempo, il giudice non decide, magari cambiano ancora la cooperativa e non rientriamo più…’ Nella sottomissione al ricatto alla repressione, l’obiettivo preciso di disgregare il gruppo delle coraggiose operaie che stavano lottando, dando un colpo anche alle operaie dentro la fabbrica che le stavano sostenendo.
Fino a sabato 3 novembre quando, nel mezzo di un crescendo di iniziative davanti alla fabbrica, di protesta alle redazioni locali e al tribunale, questa operaia si smaschera nel tentativo di portare tutte le 17 operaie al cospetto del padrone per siglare un accordo ‘senza sindacato, senza avvocato’ e rientrare subito al lavoro. Un tentativo nelle intenzioni che avrebbe dovuto restare nascosto al sindacato, fino al fatto compiuto (all’incontro in attesa, pronti per ogni evenienza, i rappresentanti legali di tutte le società coinvolte!!!), ma che grazie alle altre operaie è stato smascherato e contrastato.
L’incontro si terrà, presenti 4 operaie, va da se che l’obiettivo primario per il padrone era la resa di tutte 17 e la manovra così non riesce perché la maggioranza delle operaie segue le indicazioni del sindacato. Ma le 4 operaie che si staccano per conciliare con il padrone, assestano comunque un colpo al fronte di lotta e seminano confusione anche tra le operaie in fabbrica.
In sostanza, da quel giorno ha preso forma, incarnata nel gruppetto diventato di 5, la falsa alternativa del lavoro prima di tutto (senza diritti). La teoria del cedere al ricatto, mollare il sindacato e arrendersi come soluzione. Una proposta da parte dell’azienda di accordo al ribasso, incentivata da 1000 euro per abbandonare la causa e chiudere le pendenze, rinunciando persino al pagamento del mese di ottobre passato senza lavoro, senza avvocato, senza sindacato.
Ma quanto sofferto fino a quel momento in 10 anni di duro lavoro in piedi alle linee di selezione dei rifiuti per la Montello, la nuova esperienza di resistenza collettiva alle angherie  di capi capetti e delegati sindacali confederali che si è aperta con l’iscrizione allo Slai Cobas, il grande sciopero delle donne dell’8 marzo 2018 fortemente voluto costruito e fatto  nonostante le mille minacce, 40 giorni di lotta e di solidarietà, hanno permesso di mantenere l’unità del gruppo con il sindacato e definire degli obiettivi comuni per la soluzione.
La proposta di conciliazione gli avvocati delle società Montello l’hanno subito formalizzata appena dopo la sentenza di rigetto del provvedimento d’urgenza da parte del giudice. Tuttavia  grazie al fatto che il resto delle operaie è rimasto compatto con il sindacato, hanno dovuto farla collettivamente, per la sola conciliazione economica per gli arretrati della 1/2 ora senza la conciliazione tombale come quelle fatte precedentemente in azienda dalla Cgil, senza rinuncia alla rivendicazione per lo stipendio del mese di ottobre e metà novembre.
Pertanto dopo una valutazione collettiva con il sindacato le operaie hanno deciso che in quel contesto e visto tutti i fattori in campo, la scelta migliore era quella di rientrare tutte al lavoro ma con il sindacato, per continuare assieme alle altre iscritte la battaglia per i diritti sul posto di lavoro dentro la Montello.

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