....un ragionamento da facebook condivisibile che mostra in primiss: 1) la condivisione a destra e a manca dello sfruttamento capitalista a discapito della sicurezza dei lavoratori; 2) la diversità del governo fascista Meloni che mostra tutto il disprezzo della vita operaia praticata come parte della guerra interna, tramite tutti i decreti sugli appalti e la legge di bilancio, che lasciano mano libera e impunita ai padroni da un lato e dall'altra tagliano le risorse per il controllo; 3) che non possiamo più contare i nostri morti, 4 al giorno, ma occorre rispondere a questa guerra
È morto di freddo, a -15° nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d'Ampezzo, in fase di ultimazione per gli imminenti Giochi olimpici invernali lombardo-veneti. Pietro Zantonini, 55 anni, originario di Brindisi, residente a Lecce, lavorava per mantenere la famiglia in un gabbiotto riscaldato solo da una stufetta, e aveva più volte lamentato di non riuscire a sostenere i turni notturni lunghi e talvolta consecutivi.
Open Olympics, la rete che vigila sulle spese e gli appalti di Milano-Cortina '26, ha di recente emesso un verdetto molto negativo sui lavori per l'evento. I cronoprogrammi hanno subito un progressivo slittamento. A fine ottobre risultavano concluse 16 opere, mentre 51 erano in esecuzione, 3 in gara e addirittura 28 ancora in progettazione.
Il risultato è che solo 42 opere finiranno prima dell’evento, mentre il 57% sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033. Tutto molto all'italiana.
E, sempre nella migliore tradizione italiana, sono lievitati i costi, inizialmente stimati in 1,4 miliardi di euro, in gran parte a carico di Veneto, Lombardia e sponsor. Sala, Fontana e Zaia, il trio dell'autonomia differenziata, alla vigilia della candidatura, dopo aver fatto fuori Torino, dissero che sarebbero stati "i Giochi dell'autonomia". Nel dossier presentato, i Giochi del 2026 dovevano essere i più sostenibili e low-cost di sempre, e la parola "sostenibilità" compariva ben 96 volte. L'allora vicepremier Luigi Di Maio disse: «Lo Stato non deve metterci un euro»(1). Come no!
I costi sono cresciuti di circa quattro volte, ovviamente accollati principalmente allo Stato e agli enti locali, con spesa stanziata per opere stradali e ferroviarie e per l’aeroporto di Malpensa, come se non si trattasse già di una delle aree più sviluppate del Paese. Soldi dello Stato per migliorare ulteriormente il Nord, con buona pace del Sud e delle aree meno sviluppate. A tal proposito, indimenticabili le parole dell'allora ministra alle infrastrutture, Paola De Micheli, per annunciare lo stanziamento di oltre un miliardo dal Governo per il finanziamento delle infrastrutture nelle due regioni interessate, nonché in Trentino:
«Faremo compiere un salto di qualità infrastrutturale a una delle aree più sviluppate del Paese con una ricaduta importante per la qualità della vita delle persone e anche un miglioramento competitivo per le imprese».
Ricchezza dove c'era già ricchezza. Aumento dei costi, ma anche carte secretate e scontri con le comunità locali e con le associazioni ambientaliste. E i classici ritardi, con conseguente fretta per chiudere i cantieri (mica tutti) in tempo per l'accensione del braciere olimpico (6 febbraio), lavorando pure di notte a quindici gradi sotto zero.




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