Due casi sono particolarmente emblematici: quello di Sofia Ansalone, giovane donna di soli 21 anni morta in un incidente in itinere — come le oltre 100 donne che nel 2025 hanno perso la vita andando o tornando dal lavoro — e quello di Loris Buscaglia, che vediamo sorridente in bicicletta prima della tragedia. Vi chiedo ancora una volta di non ingoiare passivamente ciò che non vi viene detto sui morti sul lavoro: da 19 anni i numeri reali sono stabilmente il 30–35% in più rispetto ai dati ufficiali, perché molti lavoratori non rientrano nelle statistiche INAIL (lavoro nero, categorie non assicurate, agricoltori, ecc.). Vi invito anche a non prendere per oro colato le statistiche “colorate” per province e regioni: chi le produce sa bene che l’indice occupazionale, in questo caso, non ha alcun valore statistico reale, soprattutto quando una parte consistente dei morti non è assicurata a INAIL.
Chiedo a chi ha seguito per tanti anni i miei report e il lavoro dell’Osservatorio un piccolo, anche simbolico, contributo economico per realizzare un docufilm sull’Osservatorio e dare visibilità a questa strage silenziosa, senza far dimenticare gli oltre 20.000 morti registrati in questi 19 anni. Se i fondi lo permetteranno, verrà realizzata anche una piramide con centinaia di foto di lavoratori morti sul lavoro negli ultimi anni, che seguirà il “Muro delle farfalle bianche”, dove sono già presenti le foto di 300 lavoratori deceduti. Vivo con la mia pensione di metalmeccanico e continuerò a contribuire di tasca mia, come ho sempre fatto, ma per questi due progetti servono risorse importanti. In allegato troverete anche la vera classifica regionale, calcolata sull’incidenza rispetto alla popolazione attiva, che include tutti i morti sul lavoro e non solo quelli assicurati a INAIL. Grazie. Carlo Soricelli



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