Si
è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa
internazionale che si terrà a Bruxelles il 27 gennaio prossimo per
denunciare il massacro in corso delle popolazioni Adivasi, nella
cosiddetta “fascia tribale” dell’India.
In apertura dopo
aver annunciato la partecipazione all’iniziativa di due delegati di
Palermo dello Slai cobas per il sindacato di classe, Donatella Anello
e Rosario Sciortino, alla presenza di lavoratori lavoratrici e alcuni
militanti è stato commentato il contenuto dell’appello
internazionale della Campagna Internazionale di Emergenza contro
l'Operazione Kagaar e della lettera inviata al Parlamento europeo e
ai suoi membri, in particolare a quelli delle Commissioni
interessate, da un lato perché prendano atto della violazione dei
diritti umani e dall’altra per denunciare i rapporti tra Unione
europea come l’Accordo di libero scambio con la firma della von der
Leyen, che ha a capo in questo momento il fascista hindutva Narendra
Modi. Un regime, è stato detto, che oramai viene denunciato per le
sue atrocità da diversi anni e da più parti, come i tanti istituti
di difesa dei diritti umani sia all’interno che all’esterno
dell’India.
La presentazione si è concentrata sulle terribili
condizioni delle popolazioni tribali, con la citazione di alcuni
degli ultimi esempi tratti dalla lettera inviata al Parlamento
Europeo come quello che riguarda la repressione di chi denuncia vedi
ad esempio alcuni giornalisti: “Da più di tre anni, il giornalista
Rupesh Kumar Singh è stato arrestato per i suoi articoli contro le
campagne militari o l'Operazione Samadhan-Prahar contro il popolo
adivasi nello stato di Jarkhand”, o come quella che riguarda circa
50 giovani che protestavano contro le politiche antiambientali del
governo Modi e che sono stati arrestati. La protesta nella capitale è
stata scatenata dalla cosiddetta “nube tossica” su New Delhi”,
ma anche contro la svendita dei fiumi ai privati delle multinazionali
o il taglio indiscriminato di migliaia di alberi delle foreste per
fare spazio alle industrie e miniere.
È stato citato il
dispiegamento di almeno 60.000 uomini dell’esercito nelle aree di
vari stati federali come il Chhattisagrh, Telangana, Odisha, Andhra
Pradesh, Jharkhand che produce morti a causa dei bombardamenti,
dell’uso dei droni forniti da Israele, paese con cui il regime di
Modi ha strette relazioni militari, come li ha con il governo
italiano della Meloni, attraverso gli investimenti della Leonardo e
della Fincantieri, solo per citare due multinazionali.
Ma, il
regime fascista indù di Modi non si limita agli attacchi alle
popolazioni tribali (solo i Dalit, gli “intoccabili”, sono circa
50 milioni) o alle popolazioni di fede musulmana che sono circa 200
milioni, attacca chiunque si opponga ai suoi piani di svendita del
paese, delle sue immense risorse naturali alle multinazionali sia
estere che dinterne: attacca intellettuali come la famosa scrittrice
Arundhati Roy, artisti, preti, giovani, studenti universitari e le
donne.
Il prete gesuita Stan Swamy di 84 anni, per esempio, è
morto in carcere, mentre il professore universitario Saibaba,
invalido al 90% e in carrozzina, dopo essere stato tenuto in carcere
per anni, è morto subito dopo che un tribunale ne aveva dichiarato
l’innocenza ed era stato scarcerato. Sia per questi difensori dei
diritti umani che per chiunque osi attaccare il regime, l’accusa è
quella di avere legami con i “maoisti” che si battono da anni al
fianco delle popolazioni tribali. Sull’attacco alle donne, in
particolare, è stato fatto un breve resoconto dell’orrore che sono
costrette a subire a migliaia: dalle violenze, agli sgomberi forzati
dalle case e dai villaggi, agli stupri usati come arma di
guerra…
Questo insieme di condizioni è stato inserito nel
contesto dell’attuale situazione globale che ha visto negli
interventi a Davos soprattutto del presidente degli Stati Uniti,
Trump, la conferma che i genocidi in corso continueranno, da quello
dei palestinesi a quello, appunto, “silenzioso” delle popolazioni
tribali dell’india…
Infine è stato detto che ai responsabili
del Parlamento europeo verranno consegnati direttamente l’appello
della Campagna d’Emergenza e altri documenti, e sono state
annunciate altre iniziative, oltre quella del 27 a Bruxelles, per
dare voce alle popolazioni oppresse, e naturalmente un appuntamento
al ritorno dell’iniziativa che faccia il punto sulla Campagna in
corso e la rilanci

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