giovedì 2 aprile 2026

3 aprile - Morti sul lavoro: triste primato del Veneto

 di Carlo Soricelli (*). Il tragico bilancio dei primi tre mesi del 2026, le statistiche per Regioni e una poesia in ricordo di Mamour Pope, stritolato a 22 anni.

Amaro” è l’unica parola che mi viene in mente. Anche quest’anno il Veneto svetta ai vertici di questa tragica classifica: con 28 decessi sui luoghi di lavoro, la regione si avvia purtroppo a confermare il suo triste primato.

È evidente un cambiamento strutturale: oggi a morire sono soprattutto gli stranieri. Sembra quasi che, come nel resto del Paese, i lavori più pericolosi — spesso privi delle necessarie protezioni — vengano delegati a chi arriva da fuori. È successo solo ieri nel veronese, dove ha perso la vita un lavoratore rumeno, ed è accaduto pochi giorni fa a Mamour Pope, un ragazzo di soli 22 anni a cui ho voluto dedicare una poesia. Il suo sorriso dolce, quello di un bambino cresciuto troppo in fretta, spezza il cuore.

Mamour é morto
giovane immigrato dalla pelle scura
Ucciso in una fabbrica del Veneto padano,
dove é più facile lavorando morire giovane
Tanti i casi, ma lì la classe padronale è dominante
E con sindacati della cogestione subalterna son pacche sulle spalle
E il padrone che uccide viene assolto
​Mamour nero d’abano
dal viso dolce di bambino cresciuto tanto in fretta  da non togliersi dal viso l’infanzia sorridente
Ha tanta voglia di lavorare
E alla sera va pure a scuola
per migliorarsi e migliorarci
​Un macchinario voleva l’olio
per lubrificarsi meglio
Il ragazzino non aspetta un attimo a darglielo
non gli hanno neppure detto
che il mostro quando lo nutri occorre spegnerlo
Mica si poteva perdere qualche minuto di guadagno
​La macchina più feroce dei leoni del Senegal
lo acchiappa e lo maciulla.
Nulla può fare il compagno
nero come lui accorso per salvarlo,
rimane ferito e poco ci manca che ghermisse pure lui
​Il padre dal volto frastornato osserva incredulo quello che è accaduto.
Vedere il figlio in quello stato
è disumano, neppure le fiere d’africa riducono così
​Veneto tragico per chi lavora

sempre in testa nella conta dei morti sul lavoro.
Ma pace all’anima sua
e sotto a chi tocca
nel Veneto leghista,
Tanto ormai son solo negri,
magrebini e dell’est europeo
​e i veneti tengono il braccio piegato nel gomito
vacci te a morire al posto mio caro padroncino
Già troppi di noi hai già ucciso.
​I veneti dalla camicia verde con manica alzata, tesa e dura
si dimenticano del loro sangue sparso per il mondo
come quelli degli stranieri e dei terroni come me.

I numeri parlano chiaro: nel 2025, in Veneto, sono stati 35 i lavoratori stranieri a perdere la vita; nel 2026, siamo già a quota 5.

I dati nazionali al 31 marzo 2026

Il monitoraggio nazionale scatta una fotografia drammatica del primo trimestre dell’anno:

  • 231 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro.

  • 289 morti totali, se si includono i decessi “in itinere” (durante il tragitto casa-lavoro).

Rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando le morti sui luoghi di lavoro erano 244), si registra una flessione del 5,3%. Tuttavia, questo dato non deve trarre in inganno: il 2025 è stato l’anno più nefasto degli ultimi 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http//cadutisullavoro.blogspot.it, un picco di tragicità che rende ogni piccolo calo ancora del tutto insufficiente.

Report morti sul lavoro nei primi 3 mesi del 2026

231 morti sui luoghi di lavoro al 31 marzo . Con itinere 289 accertati

L’Osservatorio morti sul lavoro di Bologna li monitora tutti, anche in nero, di categorie diverse da INAIL

Nel 2025, ogni 24 ore sono morti 3,95 lavoratori compresi sabati e domeniche.
Alla sera del 28 dicembre 2025, sono stati 1.432 lavoratori morti (dato parziale), compresi i decessi
 in itinere e quelli per Karoshi — parola giapponese che significa “morte per superlavoro”.
Tra loro figurano anche dirigenti, impiegati, medici, infermieri, camionisti, spesso stroncati da infarti o malori improvvisi. Impressionante il numero di camionisti trovati morti nei parcheggi autostradali o con il camion accostato ai bordi della strada, talvolta dopo aver causato incidenti che coinvolgono altri automobilisti. 1027 sono deceduti sui luoghi di lavoro (esclusi i morti 
in itinere e di categorie che operano sulla strada).
CHI PARLA DI CALI O DI STABILITÀ NEL NUMERO DELLE MORTI MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perché una parte consistente di queste vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali, con la scusa che “non sono di competenza INAIL”.

Le cause politiche e normative dell’aumento dei morti sul lavoro

  • Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (2015), l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43%.

  • Appalti a cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e anche negli appalti pubblici.

Le grandi tragedie recenti

  • Brandizzo (Ferrovie dello Stato)

  • Suviana (Enel)

  • Calenzano (ENI)

  • Esselunga di Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con 49 aziende subappaltatrici.

  • Strage di Carabinieri in provincia di Verona

  • strage in un deposito rifiuti

I dati più allarmanti

  • Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri regolari.
    A loro andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai clandestini come hanno sostenuto certi “disertori delle urne” e i partiti degli stranieri “brutti e cattivi” che muoiono al posto nostro facendo i lavori più umili e pericolosi.

  • Molti lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta in altre regioni.

  • Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere in rapporto al numero degli addetti, spesso a causa di fretta e stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia.

Proposte per la sicurezza e l’equità sociale

  • Introdurre per legge la flessibilità in entrata e uscita dal lavoro, per tutelare la salute psico-fisica, in particolare delle madri lavoratrici.

  • Contrastare il crollo della natalità, che è in buona parte causato dal “martirio” quotidiano delle donne con figli che lavorano.

  • Lo Stato e gli enti locali dovrebbero riservare parte dei posti di lavoro alle donne con figli, come misura concreta di sostegno alla genitorialità.

(*) Carlo Soricelli è curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro


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