10 aprile - da tarantocontro: EX ILVA DI TARANTO, NESSUNO IN CARCERE PER 11 OPERAI MORTI IN 14 ANNI
riprendiamo questo articolo che condividiamo -
ricordando a tutti la coerenza dello Slai Cobas per il sindacato di
classe nel condurre la sua battaglia costante nelle forme possibili e
con le nostre attuali forze per la vita degli operai in fabbrica, per
la creazione di una postazione ispettiva permanente in fabbrica e
nella zona industriale e nei tribunali a partire dal 'processo
ambiente svenduto
Operai
Contro
Una
strage causata da condizioni lavorative estremamente rischiose per
assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita. Ma i
processi per tali morti o languono oppure si sono conclusi con
l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in
alcuni casi, di pesci piccoli. Precipitati nel vuoto, schiacciati,
travolti, bruciati, annegati, travolti da tubi o colpiti da cavi o
stritolati dai nastri trasportatori. Sono morti così, dal 2012 a
oggi, 11 operai nello stabilimento siderurgico di Taranto di
Acciaierie d’Italia (ex Ilva). La recente morte di Loris Costantino
è sola l’ultima di una serie impressionante di morti nella
fabbrica tarantina, causate da condizioni lavorative estremamente
rischiose per assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita
degli operai. Ma qua non vogliamo analizzare le cause di tali morti,
come peraltro abbiamo già fatto, bensì capire che cosa è accaduto
dopo la morte di ciascuno di questi operai. A ogni morte è seguito
un inevitabile processo, che tuttavia, anche per morti lontane nel
tempo, o non è ancora terminato oppure si è concluso con
l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in
alcuni casi, di cosiddetti pesci piccoli, peraltro mai andati in
carcere. Il percorso e l’esito di questi processi per morte di
operai evidenziano come i magistrati, – che hanno dato battaglia
contro il governo Meloni, in occasione del recente referendum
costituzionale sulla giustizia, per affermare la propria indipendenza
istituzionale, – sono in realtà strettamente subalterni agli
interessi generali degli industriali, compresi quelli che appoggiano
e sostengono apertamente il governo Meloni. Una magistratura che
nell’insieme è funzionale alle esigenze di salvaguardia non solo
dei profitti ma anche della immunità legale di imprenditori grandi e
piccoli. Guai, perciò, agli operai che, invece di organizzarsi per
migliorare le proprie condizioni di lavoro in fabbrica, si illudano
di poter riporre fiducia in questi gangli vitali del sistema
capitalista, il quale non solo li sfrutta ogni giorno ma spesso li
ammazza senza scrupoli e senza pagarne alcuna conseguenza. Il NO al
referendum da parte operaia è stato un NO al governo e alla sua
politica contro le classi subalterne, non certo per difendere una
magistratura che nelle aule dei tribunali usa sempre un occhio di
riguardo per chi per il proprio guadagno manda a morire sul lavoro i
propri dipendenti.
Il
30 ottobre 2012 il 29enne Claudio
Marsella morì
schiacciato fra due locomotori durante le operazioni aggancio nel
reparto Mof.
Il
28 novembre, meno di un mese dopo, un uragano si abbatteva su
Taranto: Francesco
Zaccaria,
anch’egli di 29 anni, si trovava nella cabina della gru al molo
portuale gestito dall’Ilva per scaricare materie prime da una nave
attraccata in banchina. Nessuno gli ordinò di scendere e restò
nella cabina anche quando la tempesta la trascinò in mare,
annegandolo. I due omicidi colposi sono confluiti nel maxi processo
“Ambiente svenduto” che, dopo l’annullamento della sentenza di
primo grado, adesso pende dinanzi al tribunale di Potenza!
Ciro
Moccia,
42 anni, è morto il 28 febbraio 2013 in un incidente durante i
lavori di manutenzione nel reparto Cokerie. Il processo ha portato
alle condanne dei vertici di una ditta dell’indotto, ma ha
scagionato tutti i dirigenti dell’ex Ilva inizialmente coinvolti
nell’inchiesta.
Angelo
Iodice,
54 anni, ha perduto la vita in un altro incidente il 4 settembre
2014: originario di Caserta era un operaio della ditta dell’appalto
“Global Service”: impegnato in attività di manutenzione
nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era
verificato uno sversamento di ghisa, venne travolto sui binari da un
mezzo meccanico guidato da un altro operaio. Prosciolti i dirigenti
dell’ex Ilva, unico responsabile per la sua morte è stato
riconosciuto un dirigente dell’azienda dell’indotto.
L’8
giugno 2015 una fiammata nell’Altoforno 2 investì in
pieno Alessandro
Morricella,
di 35 anni, causando ustioni nel 90% del corpo: l’operaio morì
dopo giorni di sofferenza. Il processo di primo grado ha portato alla
condanna di tre dirigenti dell’ex Ilva e ancora adesso sta per
partire il giudizio dinanzi alla corte d’appello.
Qualche
mese dopo, il 6 gennaio 2016, un altro incidente spezzò la vita
di Cosimo Martucci: 49 anni, dipendente della ditta
dell’appalto, venne travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio
durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della
nuova condotta per l’aspirazione di fumi e polveri. Dopo la
sentenza di primo grado, il processo per fare luce sulla sua morto è
ora dinanzi alla corte d’appello.
Anche Giacomo
Campo lavorava nell’indotto: fu vittima di un incidente il
17 settembre 2016, schiacciato all’interno di un nastro
trasportatore. Il procedimento penale è ancora in corso dinanzi al
tribunale di Taranto.
A
maggio 2018 un incidente al porto costò la vita ad Angelo
Fuggiano, 28 anni, operaio di una ditta dell’appalto, quando,
durante una fase di ancoraggio al molo, un cavo saltò e lo travolse,
colpendolo alla testa e al collo. Anche per lui è in corso il
processo di primo grado.
Sempre
al porto morì Cosimo Massaro, 38 anni: a luglio 2019 un
nuovo tornado si abbatté su Taranto e trascinò in mare la gru dove
lavorava, in un incidente simile a quello di Zaccaria. Nemmeno per
Massaro è ancora giunta una sentenza di primo grado.
Il
12 gennaio 2026 è morto Claudio Salamida, operaio di 47
anni precipitato per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa
di una pavimentazione con griglia di ferro che copriva un buco su una
passerella: l’indagine della procura è ancora in corso.
Infine
a marzo scorso, neanche due mesi dopo Claudio, un altro
operaio, Loris Costantino, 36 anni, è morto esattamente
con le stesse modalità. Operaio della ditta d’appalto Gea Power, è
precipitato al suolo da un’altezza di oltre 10 metri, mentre
lavorava nel Reparto Agglomerato alla pulizia di un nastro
trasportatore fermo dal 2017 che Acciaierie d’Italia era
intenzionata a rimettere in funzione. È caduto per la rottura e il
cedimento di una passerella il cui piano di calpestio era costituito
da una griglia metallica logora e sbrindellata. L’indagine della
procura è appena iniziata. Anch’essa si concluderà chissà
quando…
L.R.
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