Lo Slai Cobas per il
sindacato di classe sostiene la mobilitazione partita in questi
giorni contro il DDL scuola del Governo Meloni/Valditara, il ddl del
tetto del 30% per gli alunni stranieri, che prevede multe fino a
mille euro per chi indossa il burqa e per i genitori che si rifiutano
di studiare l’italiano, un ddl che rientra nelle politiche razziste
e securitarie di questo governo.
La giusta protesta che è
partita in questi giorni nelle scuole, a Genova come in diverse città
italiane, di studenti, genitori, docenti, mette ancora una volta a
nudo la vera faccia di un governo che risponde al dissenso con la
repressione. La vergognosa rimozione dello striscione antirazzista
dei bambini e dei genitori fuori dalla scuola primaria Daneo di
Genova, a opera della Digos, è un vergognoso e grave atto
intimidatorio. Ci dice chiaramente quale è la linea
ideologica/politica del governo Meloni/Valditara: una scuola
asservita alla propaganda fascio-razzista, dove la libertà
d'espressione deve essere repressa e i bambini, gli studenti devono
essere schedati in base al passaporto.
Questo DDL che impone il
tetto del 30% di alunni stranieri per classe non nasce affatto per
"migliorare la didattica" o per tutelare l'integrazione
scolastica. È l'ennesimo tassello di un razzismo di Stato che questo
governo ipocrita e osceno scaglia a larghe mani ogni giorno a livello
di massa in un paese la cui l'economia è fondata anche sul lavoro,
spesso anche in nero, sottopagato e supersfruttato, di migliaia e
migliaia di immigrati nei campi, nella logistica, nei cantieri e nei
servizi di cura e domestici.
Ma questo governo sdogana quotidianamente razzismo in molteplici forme prendendo di mira i migranti, negando loro diritti basilari, la cittadinanza, la dignità, utilizzando i bambini, i figli degli immigrati per diffondere la logica della divisione, dell’odio sociale verso gli immigrati da escludere, isolare, se non cacciare se non si conosce bene la lingua italiana, perché gli serve deviare l’attenzione di massa sui migranti per distrarre anche da tutti i problemi economici e sociali che in questo paese lavoratori e proletari devono subire, l’aumento dei prezzi, il carovita, il lavoro che manca, lo smantellamento della scuola pubblica, della sanità pubblica…
Scrive e denuncia una Dirigente Scolastica di una scuola del nord “… nelle prime classi della scuola primaria, quasi il 50% degli iscritti possiede un cognome d'origine straniera; alcuni non parlano ancora l'italiano, molti altri sono nati o cresciuti qui, pur essendo privi di cittadinanza. In un quadro globale complesso e drammatico, le persone continueranno a fuggire da guerre e povertà per cercare dignità e offrire un futuro ai propri figli. È un impulso umano e legittimo: chiunque di noi farebbe lo stesso. Inoltre, i dati stessi del Ministero evidenziano una realtà innegabile: se la scuola italiana tiene ancora fermi i propri numeri di fronte al drastico calo demografico, è grazie alla presenza degli alunni di origine straniera. E la presenza di lavoratori stranieri è ormai di importanza fondamentale in molti settori strategici del paese. Come Dirigente Scolastica — e prima ancora come educatrice — per me nessun alunno è straniero. Sono tutte e tutti miei studenti. Qualunque sia la loro origine o la loro storia, sono a scuola per esercitare il diritto all'istruzione. Sono minori, rappresentano il futuro e la speranza in un mondo spesso ostile, costruito dalle generazioni adulte. Ciò di cui le nostre scuole hanno disperatamente bisogno non sono vincoli formali, ma risorse umane stabili: docenti specializzati nell'insegnamento dell'Italiano come Lingua Seconda (L2). Servono figure strutturate che affianchino i bambini e i ragazzi nell'acquisizione della lingua del Paese in cui vivono, consentendo loro di studiare con successo e di non sentirsi meri “equilibristi interculturali”, per citare la pedagogista Anna Granata. È l'unico modo per garantire loro una reale libertà di scelta nei percorsi della scuola secondaria di secondo grado, evitando che siano le condizioni materiali a destinarli precocemente alla formazione professionale (CFP) e agli istituti professionali, oggi frequentati in larghissima parte da studenti con background migratorio. Introdurre tali figure con interventi d'emergenza o contratti annuali non basta: laddove sperimentate, queste misure sono spesso svanite o sono state ridimensionate nei tagli d'organico regionali. Risulta ancora più allarmante l'ipotesi di sanzionare o penalizzare le famiglie che non padroneggiano la lingua italiana. Di fronte ai dati diffusi dal coordinatore nazionale dei Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA) — che registrano oltre 31.000 persone in lista d'attesa, per il 90% di origine straniera —, appare del tutto sproporzionato pretendere che questi genitori frequentino corsi spesso saturi, ancorché indispensabili per il raggiungimento del livello B1 richiesto per la cittadinanza. Come istituzione come posso colpevolizzare famiglie spesso monoreddito o monoparentali, in cui i genitori svolgono lavori usuranti, sottopagati e con orari incompatibili con la frequenza scolastica?...”
A fronte di tutto questo il ministro Valditara arriva invece perfino ad agitare lo spettro della “fuga dei bianchi” parlando in modo mistificatorio e osceno di rischio in questo paese “dell’Alabama degli anni 50” perché questo nuovo ddl rientra e deve rientrare nella propaganda ideologica e anche spudoratamente elettorale e conseguente azione politica repressiva e securitaria di stampo fascista e razzista del governo Meloni.
Un provvedimento di legge, quello del DDL scuola, che affossa la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista:
•L’Articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Schedare i bambini e imporre tetti razziali significa violare la Costituzione e imporre per legge la diseguaglianza sociale e la discriminazione di classe
•Articolo 33: "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento." La scuola pubblica non può diventare una caserma come piace tanto a Valditara o una centrale di controllo ideologico e poliziesco. La censura degli striscioni e la repressione del pensiero critico sono l’ennesimo grave attacco alla libertà d'insegnamento, di pensiero e di espressione.
•Articolo 34: "La scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi." La scuola pubblica è per definizione lo spazio dell'inclusione universale, non un'azienda come la vuole sempre più imporre questo governo con la scuola del merito, ma per i figli dei ricchi e dei padroni.
Mentre tutti i reali problemi nelle scuole restano al palo sia per gli studenti che per i lavoratori con miliardi di euro sottratti da questo governo all'istruzione pubblica per essere dirottati sull'economia di guerra e sul riarmo!
Sosteniamo le giuste proteste contro il DDL scuola del governo
Meloni/Valditara, respingiamo al mittente il DDL e ogni misura
discriminatoria, di schedatura e tetto razziale nelle
classi.
Denunciamo in ogni forma la censura e le intimidazioni
poliziesche: la scuola pubblica è democratica, antifascista e
plurale. Giù le mani dalle giuste proteste e dai cartelli/striscioni
di studenti e genitori.
Lottiamo per reali
risorse per la scuola e i servizi pubblici e non per la guerra.
Basta razzismo di Stato e sfruttamento: lottiamo per la
regolarizzazione immediata di tutti i migranti, per la cittadinanza
a chi vive, lavora e studia in Italia, per la cancellazione dei
decreti sicurezza e delle leggi liberticide.
Costruiamo anche nel mondo della scuola un vero sciopero generale unendoci agli altri settori lavorativi contro il governo Meloni fascio/razzista che deve essere cacciato.
Slai Cobas per il sindacato di classe

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