mercoledì 3 agosto 2022

3 agosto - info solidale: Bologna - Liberi subito! presidio e manifestazione a Bologna per l'Udienza del Tribunale

 

da agenzia Dire

Sindacalisti di base arrestati, barricate davanti al Tribunale di Bologna. “Tutti liberi subito”

Trecento militanti  bloccano via D'Azeglio in attesa che il Riesame si pronunci sugli arresti di sei dirigenti

BOLOGNA – “La lotta sindacale non è un reato. Tutti liberi, subito”. È questo l’urlo che oltre 300 militanti e lanciano davanti al Tribunale del riesame di Bologna, che oggi era chiamato a esprimersi sulla convalida degli arresti domiciliari dei dirigenti, quattro esponenti di Si Cobas e due di Usb, disposti dalla Procura di Piacenza.

I manifestanti, in attesa della pronuncia, hanno bloccato la strada all’incrocio tra via D’Azeglio e via della Tovaglie, facendo una vera e propria barricata con i bastoni delle bandiere, in solidarietà ai propri dirigenti. L’accusa è di associazione a delinquere, violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio, reati che sarebbero avvenuti in occasione degli scioperi nei magazzini della logistica di Piacenza avvenuti tra il 2016 e il 2021.


 

SI COBAS E USB DIFENDONO I SINDACALISTI

 Sono “compagni che ci hanno insegnato ad alzare la testa, ha riportato la dignità sui posti di lavoro, hanno fatto sì che la classe operaia vada a lavorare a testa alta e non a testa bassa”. Secondo loro, tutta la vicenda sarebbe “un’operazione repressiva che intende infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, evitando di contestualizzare e narrare le pessime situazioni di lavoro esistenti nel settore logistico”. L’ampia rappresentatività sindacale viene letta dalla Procura quale “elemento ricattatorio, gli scioperi e le proteste negli anni poste in atto sono letti come richieste estorsive”.

 

SINDACALISTI ARRESTATI ESCONO DA TRIBUNALE, E PARTE CORTEO

Dopo qualche ora di appostamento davanti al Tribunale del Riesame di Bologna, i militanti sono rimasti in attesa di conoscere il destino dei loro dirigenti agli arresti domiciliari, in corso di giudizio per reati che sarebbero avvenuti in occasione degli scioperi nei magazzini della logistica di Piacenza avvenuti tra il 2016 e il 2021. Un lungo sit-in che aveva portato le centinaia di militanti essenzialmente del Si Cobas a bloccare via D’Azeglio, come a dire che non se ne sarebbero andati fino alla fine. L’attesa, trascorsa tra cori di rabbia e lotta, dura fino a metà pomeriggio, quando gli imputati finalmente escono dal civico 56 della strada, salutando i manifestanti con il pugno in aria, ma separati dai ‘compagni’ dal cordone di Polizia.


 

Dopo qualche attimo di confusione, si sono allontanati scortati dalla Polizia, mentre l’avvocata Marina Prosperi ha spiegato la situazione a chi era rimasto. Ancora nulla di fatto sulla loro condizione, ha spiegato, ma ci sono buone sensazioni per una risoluzione positiva della vicenda, che nel migliore dei casi imporrebbe la revoca degli arresti. Ad ogni modo, i giudici si devono ancora esprimere. Lo faranno forse oggi, o più probabilmente domani. Nel frattempo, raggiunto l’obiettivo di rivedere i dirigenti, i militanti dei sindacati di base lasciano il presidio e si tuffano in corteo per le vie della città, passando proprio di fronte al Tribunale del Riesame.






3 agosto - Intervento dello Slai Cobas SC alla manifestazione di Piacenza - Lanciata la proposta di una nuova mobilitazione e assemblea nazionale per il 17 settembre

   

L'appello per il 17 settembre

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ed altre realtà sindacali, organismi di lotta proletaria, rete sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio, realtà politiche anticapitaliste e antimperialiste, assemblea nazionale donne/lavoratrici, organismi contro la repressione e solidali con i prigionieri politici del mondo, raccolti nella Assemblea Proletaria Anticapitalista propongono e invitano tutti a una assemblea nazionale a Roma il pomeriggio del 17 settembre - luogo comunicato in seguito.

L'obiettivo e' lavorare per il fronte unico di classe e contribuire alla battaglia nazionale contro padroni governo dei padroni e Stato imperialista su tutti i terreni oggi necessari

salari lavoro sicurezza
opposizione alla guerra e alla repressione
migranti
movimento delle donne
internazionalismo

L'assemblea si esprimerà sulle elezioni fuori e contro le attuali forze della borghesia ed elettoraliste anche nel nostro campo.

Info provvisorio slaicobasta@gmail.com per adesione contatti proposte


3 agosto - info: Crisi di Ansaldo Energia, centinaia di lavoratori in piazza. I sindacati: a settembre pronti a una battaglia epica. La Regione: convocheremo un tavolo di confronto

 

Durante la manifestazione è stato bloccato anche il casello di Genova Ovest. Poi i lavoratori sono rientrati nello stabilimento di Campi


da

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Insorgiamo con i lavoratori GKN


Genova. Ansaldo Energia.

L'amministratore delegato dichiara il prefallimento.

Gli operai si organizzano in assemblea e partono in corteo.

Bloccano il casello autostradale.

Con la memoria torniamo indietro di due anni quando nelle fabbriche, nei magazzini e nella grande distribuzione fummo definiti "essenziali".

Per tornare ad esser definiti "esuberi" evidentemente basta poco.

C'è un solco profondo che divide la classe operaia da chi la sfrutta.

Nella Stato dell'emergenza, dei sacrifici necessari, del "siamo tutti sulla stessa barca" provano ogni volta a dirci che quel solco non esiste, in nome dell'interesse nazionale.

Noi invece quel solco dobbiamo scavarlo bene, più di quando già non lo sia per ragioni materiali. Dobbiamo scavarlo ancora per meglio capire chi sta di qua e chi sta di là.

Quali sono gli interessi di chi sta di qua e di chi sta là.

Quali sono le emergenze di chi sta di là e le urgenze di chi sta di qua.

Chi sta di qua ha l'obbligo di convergere perché il nostro programma, la nostra agenda, il nostro futuro è tutto da scrivere.

Non domani ma già da oggi!

A fianco degli operai Ansaldo e della Genova che vuole insorgere!

Per questo, per altro, per tutto. #insorgiamo


3 agosto - da tarantocontro: Cemitaly - Riportiamo i comunicati ripresi da Corriere di Taranto dello Slai Cobas e Usb che chiariscono la posizione, differente, portata dai due sindacati nell'incontro convocato dalla Regione

Ex Cementir, Slai Cobas e Usb tornano al tavolo

I commenti delle due sigle sindacali sull'incontro in Regione in merito alla vertenza del cementificio
Corriere di Taranto

“L’incontro tenutosi in Regione per la prima volta è stato convocato unitariamente, per cui insieme ai sindacati confederali sono stati presenti Slai Cobas per il sindacato di classe e Usb. Questo è stato il frutto della protesta esplicita dello Slai Cobas contro gli incontri separati fatta nel precedente incontro regionale, e, quindi, per la prima volta si è rotto questo assurdo andazzo che cancellava la volontà dei laviratori di decidere liberamente il sindacato in cui organizzarsi. E’ rimasto, su volontà dell’azienda e dei sindacati confederali, la firma solo di queste parti dell’accordo formale di consultazione per la nuova cassintegrazione. Ma onestamente a noi interessa che sulle decioni sostanziali per l’occupazione futura non ci siano Tavoli in cui si decide e Tavoli in cui semplicemente si informa a cose fatte“. Così in una nota lo SLAI COBAS per il sindacato di classe in merito all’ultima riunione sulla vertenza ex Cementir.

“Per questo sono stati importanti gli interventi della rappresentante dello Slai Cobas che, contro “l’aria fritta” delle cosiddette “politiche attive del lavoro” che in realtà sono “politiche passive”, di accompagnamento ai licenziamnti, ha posto altri obiettivi e altra strada e la necessità a settembre che si convochi un reale Tavolo di discussione nel merito delle prospettive occupazionali. Questa proposta ha trovato il consenso della Regione e la non opposizione (esplicita da parte della Uil) dei sindacati confederali” si legge nella nota del sindacato di classe.

“Lo Slai
Cobas sc durante la riunione ha ribadito la sua posizione su questi temi: che, dato che per responsabilità di azienda e Istituzioni nei precedenti periodi di cig nulla si è fatto per passare da cassintegrazione a lavoro effettivo, perchè questa situazione non ricadesse sui lavoratori togliendo loro il reddito, la ulteriore cassintegrazione di 12 mesi a partire da settembre prossimo è inevitabile; ma perchè non sia un altro anno inutile (poi il governo e la maggiorparte dei partiti parlamentari dicono che sarebbero i lavoratori che vogliono essere “assistiti”, prendere soldi e non lavorare, quando è chiaro invece che è il governo, per difendere gli interessi dei padroni che aprono e chiudono fabbriche, che vuole lavoratori che stiano per anni con l’elemosina della cassintegrazione e con davanti solo la prospettiva di licenziamenti o miseri incentivi alle dimissioni), respingiamo nettamente le ipotesi di “politiche attive” presentate nell’incontro; perchè, uno, hanno già dimostrato negli anni passati che non creano nessun posto di lavoro; due, si poggiano tutte sulla azione/ricerca individuale del lavoratori e non su soluzioni collettive; per questo le proposte portate dalla Slai Cobas sono: occupare i lavoratori nei necessari (anche per la cittadinanza) lavori di bonifica dell’area industriale (presenti in piani e progetti da circa 10 anni e mai effettivamente realizzati o portati a compimento); finalizzare a questi lavori di bonifica i corsi di formazione.; a settembre discutiamo nel merito, in maniera concreta; senza questo passaggio diventano parole che accompagnano una “lenta morte” degli operai le ipotesi futuribili – da qui a 10 anni – di riconversione industriale per la produzione di idrogeno verde” concludono dallo SLAI COBAS per il sindacato di classe.

A rappresentare i lavoratori Cemitaly per l’USB, sono intervenuti Giuseppe Farina e Federico Cefaliello, che plaudono al buon risultato ottenuto al termine dell’incontro: la cassa integrazione per ulteriori 12 mesi. “Si mette in sicurezza così il sostegno al reddito dei 45 lavoratori Cemitaly e si scongiura, almeno per il momento, un epilogo che si preannunciava davvero difficile da gestire – commentano i rappresentanti dell’USB -. Il rinnovo della cassa integrazione non e’ stato un obiettivo affatto facile da raggiungere, vista l’attivazione da parte dell’azienda nel luglio 2021 di una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Approfittiamo col dire che, a questa procedura, l’Usb si oppone fortemente e, giova ricordarlo, questa particolare formula di cassa  per “transizione occupazionale”, nel suo concepimento non e’ assolutamente orientata, e quindi vincolata a procedure di licenziamento“.

L’USB e i lavoratori della Cemitaly auspicano “che questi ulteriori 12 mesi servano davvero a mettere in campo soluzioni mirate ad individuare una collocazione definitiva e sicura per le 45 unità lavorative, sfibrate da uno stato di assoluta incertezza che dura da più di 8 anni. Farina e Cefaliello, in chiusura del tavolo regionale, hanno messo in evidenza che USB, al termine di questo periodo di cassa, continuerà ad opporsi ai licenziamenti sulla base della mancanza di volontà dei diretti interessati. Usb ringrazia i lavoratori per l’atteggiamento costruttivo con cui affrontano la vertenza” concludono i due esponeneti e rappresentanti dei lavoratori.


martedì 2 agosto 2022

2 agosto - CLA VOLANTINO/LOCANDINA INFORTUNIO LAVORATRICE PIAGGIO DI PONTEDERA DIFFUSO OGGI

 



2 agosto - invito/appello: ROMA 17 SETTEMBRE

 

Lo Slai Cobas sc ed altre realtà sindacali,organizzazioni di lotta 
proletaria, rete sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio,
realtà politiche anticapitaliste e antimperialiste, assemblea 
nazionale donne lavoratrici, organizzazioni contro la repressione 
e solidali con i prigionieri politici del mondo raccolte nella 
Assemblea Proletaria Anticapitalista, propongono e invitano tutti a 
una assemblea nazionale a Roma il pomeriggio del 17 settembre - 
luogo comunicato in seguito - l'obiettivo e' lavorare per il fronte 
unico di classe e contribuire alla battaglia nazionale contro padroni 
governo dei padroni e stato imperialista su tutti i terreni oggi 
necessari 
- salari lavoro sicurezza 
 - opposizione alla guerra e alla repressione  
 - migranti- movimento delle donne - internazionalismo  
 - l'assemblea si esprimerà sulle elezioni fuori e contro le attuali 
forze della borghesia e elettoraliste anche nel nostro campo.  
Info provvisorio slaicobasta@gmail.com. per adesione contatti proposte


2 agosto - info solidale 2: 4.08 SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLE CAMPAGNE DEL SALUZZESE E PRESIDIO

 

Scriviamo per informare dello sciopero e manifestazione promossi dai lavoratori autorganizzati delle campagne del saluzzese, che si terrà questo giovedì 4 agosto sotto la sede di Confagricoltura - Saluzzo. Vi inoltriamo il comunicato e vi chiediamo massima diffusione. Qui un audio appello alla partecipazione.  Per contatti: 3337789786.

Saluzzo - Giovedì 4 agosto: sciopero dei lavoratori delle campagne per contratti, case e documenti per tutt! Giustizia per Moussa! 
l'11 Luglio è morto un nostro fratello, Moussa Dembelé, ucciso da un macchinario nei campi di Revello. Come moltissimi altri, Moussa aveva il permesso di soggiorno bloccato da oltre un anno ed era costretto di conseguenza ad un lavoro precario, irregolare e senza sicurezza. Per lui e per noi stessi, per gli altri lavoratori braccianti morti o scomparsi nei campi in queste ultime settimane da Caserta a Ragusa; contro lo sfruttamento e il razzismo che uccidono, scendiamo in piazza e andiamo a chiedere risposte a chi di queste morti ha una grande responsabilità: i padroni e le istituzioni!
Nelle campagne della provincia di Cuneo, che quest'anno traboccano di frutta, le condizioni di vita e di lavoro continuano ad essere difficilissime. Nonostante la stagione di raccolta sia iniziata da mesi, gran parte delle "accoglienze" destinate ai lavoratori non sono aperte, e i posti sono comunque limitatissimi nelle case adibite dai comuni, mentre un bando regionale fresco di pubblicazione annuncia 116mila euro per l'installazione e l'affitto di nuovi container in gestione ad associazioni ed enti locali. Container in cui nessuno dovrebbe vivere, e dove i lavoratori non vogliono andare anche perché le cosiddette accoglienze diffuse prevedono un contributo da parte dei datori di lavoro, che quindi spesso non rinnovano il contratto a chi si è rivolto al comune e alle associazioni per chiedere un alloggio. Per questo ci sono ancora persone che nonostante abbiano un contratto in mano dormono fuori, per non perdere il posto di lavoro. Non sono pochi i lavoratori che dormono al parco di Saluzzo da inizio estate, senza servizi igienici e senza un riparo dalla pioggia, trattati come un problema di ordine pubblico e sotto il controllo e la repressione quotidiana delle forze dell'ordine. Alla Regione Piemonte e Comuni della provincia diciamo: con tutti i soldi che spendete per container che poi rimangono mezzi vuoti, potreste dare un sostegno all'affitto; adibire case vere ad alloggi, invece di creare business intorno alla gestione di un'accoglienza non solo inutile ma anche dannosa, che crea ricatti e dipendenze dalle associazioni e i sindacati che si pongono come intermediari. Vogliamo anche la possibilità di chiedere la residenza nei Comuni dove viviamo. Il lavoro stagionale obbliga le persone a spostarsi, a lavorare metà anno in Piemonte e l'altra metà a Foggia, a Rosarno, o altrove. Ovunque i comuni si rifiutano di concedere la residenza, che però è un requisito essenziale per rinnovare il permesso di soggiorno, accedere al sistema sanitario e molto altro. Noi qui lavoriamo e qui viviamo, anche se solo per parte dell'anno, e i comuni non possono rifiutarcela!

lunedì 1 agosto 2022

1 agosto - info solidale 1: INDIZIONE SCIOPERO NAZIONALE DI 36 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE E SET- TORI PRIVATI,

COOPERATIVI E PUBBLICI AD ESCLUSIONE DEI SETTORI INERENTI I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI REGOLATI DALL’ART.1 L.12 GIUGNO 1990 n°146.

LO SCIOPERO SI ARTICOLERÀ CON DIVERSE MODALITÀ NEI DIVERSI TURNI A PARTIRE DAL GIORNO 02 AGOSTO ORE 18.00 PER LE SUCCESSIVE 36 ORE


Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Sico- bas e Usb. Il giorno 03 Agosto 2022 il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati. Gli arresti sono stati richiesti dalla procura piacentina nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 che con- testa diversi reati e ipotizza due diverse “associazioni a delinquere” per le due organizzazioni sindacali che negli anni hanno avuto l’ardire non solo di far rispettare lo stesso CCNL firmato dai sindacati confederali ma addirittura di porre in essere una “non necessaria contrattazione di secondo livello”. Un teorema giudiziario estremamente pericoloso che si concretizza in un attacco senza precedenti all’esercizio del diritto di sciopero e ai diritti e alle libertà sindacali nel nostro paese. Un’ operazione repressiva che intende infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, evitando di contestualizzare e narrare le pessime situazioni di lavoro esistenti nel settore logistico. L’ampia rappresentatività sindacale viene letta dalla Procura quale “elemen- to ricattatorio, gli scioperi e le proteste negli anni poste in atto sono letti come richieste estorsive”. Assenti dalle 22.000 pagine dell’inchiesta analisi e considerazioni che permettano di ricostruire il contesto delle pessime condizioni di vita e di lavoro precedentemente imposte a migliaia di lavoratori e lavoratrici, dei diritti basilari precedentemente negati. Le lotte operaie sviluppatesi nel piacentino, così come in altri importanti luoghi considerati crocevia fondamentali della logistica, hanno portato in centinaia di aziende e magazzini ad un miglioramento di queste condizioni, ripristinando una legalità prima inesistente. Assente dall’inchiesta qualsiasi forma di approfondimento sugli effetti che la capacità di autorganizzazione dei lavoratori ha saputo produrre permettendo il superamento di un sistema di vero e proprio caporalato attraverso il quale finte cooperative spesso legate alla criminalità organizzata hanno infiltrato i “paradisi non solo fiscali della logistica”.

1 agosto - info da Taranto: Tessitura di Mottola - Importante è la mobilitazione dei lavoratori da settembre

 

Da diversi giorni abbiamo attivato la nostra azione verso la Regione e nella riunione di venerdì 29 dei cobas a Mottola abbiamo portato verità e punto della situazione.

L'agitarsi come mosche in un bicchiere dei sindacati confederali e' cosa inutile.

I fatti sono: dalla comunicazione inviataci dalla Regione c'è un auspicio che il contenzioso tra Albini e Motion si chiuda entro ferragosto e la Regione convocherà nella seconda metà d'agosto, o più ragionevolmente ai primi di settembre, il tavolo;

ma firma di programma di sviluppo e piano industriale sono ancora lontani e potranno avvenire, se i lavoratori non si muoviamo con la lotta, solo con il prossimo governo - peraltro l'on Turco e la Todde che si sono per così dire 'occupati della vicenda' sono ormai fuori gioco.

Solo la mobilitazione dei lavoratori può cambiare le cose e questa dovrà cominciare a settembre in modo serio - a Mottola, a Bari e a Roma.

La "camomilla" diffusa a piene mani dai sindacalisti locali e' veleno per i lavoratori - prima c'è ne si rende conto e meglio sara'.

Un nuovo anno di cassa integrazione e' quasi certo, ma la garanzia possiamo averla solo - per ragioni di procedura - questo autunno.

Nella riunione dei cobas e' stato detto molto altro, ma questo lo vedremo insieme alla ripresa del confronto con tutti i lavoratori in funzione della ripresa della lotta.

Slai Cobas sc Taranto


domenica 31 luglio 2022

31 luglio - INTERNAZIONALISMO PER I MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE INDIANA, a cura dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

sosteniamo l'appello in circolazione in Italia

Cari compagni sono disponibili i testi in italiano della celebrazione dei martiri della rivoluzione indiana che si realizza dal 28 luglio al 3 agosto in India e a livello internazionale.

Essa ricorda anche il 50esimo anniversario dell'uccisione di Charu Mazumdar leader della rivoluzione indiana della storica rivolta di Naxalbari e riferimento di essa fino ai giorni nostri, insieme all'altro grande riferimento del movimento comunista rivoluzionario e della via della guerra di popolo in India, Chatterjee. 

La celebrazione è un atto di guerra e di azione a tutti i livelli del proletariato e delle masse popolari in armi in India in lotta contro l'imperialismo e il regime fascista indutva di Modi.

Naturalmente a questa grande e articolata iniziativa è legata la campagna internazionale in corso da tempo per la liberazione dei prigionieri politici nelle carceri indiane.

In Italia agisce una sezione del Comitato di solidarietà e sostegno internazionale. che organizza una iniziativa all'ambasciata indiana a Roma nella settimana 13-19 settembre

Sono disponibili naturalmente molti materiali anche in italiano, mostra per le prigioniere politiche, video, canti, ecc

Vi chiediamo di fare messaggi di appoggio e sostegno, di far circolare, diffondere in tutte le forme materiali informativi - siamo disponibili a sussidiare anche con la presenza diretta ogni iniziativa che si voglia organizzare di informazione e sostegno.

info csgpindia@gmail .com

slaicobasta@gmail.com


31 luglio - info: Stellantis: grande adesione allo sciopero di ieri

 

I lavoratori protestano per le precarie condizioni igieniche e di sicurezza dello stabilimento

Grande adesione allo sciopero indetto per ieri, 29 luglio, dalla rappresentanza sindacale FIOM-CGIL e sostenuta dalla FIOM-CGIL Territoriale nello stabilimento Stellantis di Verrone dopo quello già andato in scena venerdì scorso per protestare contro il degrado in termini di pulizia e sicurezza.

Durante l’assemblea di giovedì i lavoratori hanno lamentato le precarie condizioni dei servizi igienici, per i quali la direzione aziendale ha ridotto gli interventi del servizio di pulizie, sversamenti d’olio dalle macchine di produzione, che aumentano i rischi di scivolamento degli operatori a causa dei ritardi sulla manutenzione degli impianti. Inoltre, per lunedì al rientro al lavoro le maestranze hanno nuovamente trovato gli aeratori spenti nonostante le temperature superassero il limite di guardia e così pure nei giorni successivi.

La situazione preoccupa i lavoratori per il futuro di continuità dello stabilimento e dopo il lungo periodo di cassa integrazione, anche se a singhiozzo, fatica a tornare agli standard di un passato di quella che rappresentava la perla del nostro territorio. Un luogo di lavoro per anni molto ambito, ma ora sono molti i lavoratori che lo stanno abbandonando, per lo più giovani, anche senza gli incentivi proposti dall’azienda, in cerca di prospettive, magari meno prestigiose ma con maggiori opportunità.

Per tali motivi i lavoratori hanno rinnovato la volontà di proseguire nella lotta, scioperando e quindi rinunciando al salario, al fine di porre in evidenza la preoccupazione che non può essere solo delle maestranze, ma anche del sistema territoriale che non potrà reggere all’ipotesi di svuotamento dell’insediamento manifatturiero più importante del biellese.

Le maestranze e la FIOM chiedono chiarezza e trasparenza sui piani aziendali sul futuro dello stabilimento, ma servono impegni concreti per un piano di rilancio che restituisca lavoro e dignità al popolo metalmeccanico e alle sue famiglie. Le rappresentanze sindacali tutte e i lavoratori sono in ascolto per poter essere coinvolti attivamente all’ipotesi di riconversione che faccia tornare a brillare quella che veniva considerata la perla di Verrone, capace di vincere ripetutamente, negli anni passati, i premi di efficienza.

Ora si attende un segno dalla direzione aziendale per un tavolo di confronto, magari allargato al sistema territoriale biellese, che esprima la voglia di ricucire la frattura e proseguire nel migliorare insieme quello che è da decenni l’orgoglio del saper fare biellese.


sabato 30 luglio 2022

30 luglio - VERSO ASSEMBLEA PROLETARIA ANTICAPITALISTA ROME 17 SETTEMBRE: SULLA MANCANZA DI SICUREZZAA NEI LUOGHI DI LAVORO.

 

di Vito Totire (*)

Sul grave evento (**) verificatosi alla Piaggio di Pontedera

Sostegno pieno allo sciopero operaio

Partiamo da quello che sappiamo:

– un evento verificatosi alle ore 7 del mattino

– colpita una operaia quarantenne con contratto a termine.

Evento non vissuto come imprevedibile (“fulmine a ciel sereno”) ma verificatosi in un clima di sovraccarico lavorativo con distress e preceduto da “discussioni” tra operai e dirigenza proprio su tema della sicurezza (gli operai hanno indirizzato una chiara contestazione sul “tema” ).
Altri eventi che presentano qualche analogia si sono recentemente verificati in Toscana: per esempio ad Altopascio presso la Bama group il 5 luglio (alle 6 del mattino!); d’altra parte i dati generali INAIL (ancorché sempre sottostimati come ci ricorda Carlo Soricelli con il suo Osservatorio indipendente) mostrano un incremento oggi di lesioni ai danni dei lavoratori – inclusi eventi mortali – rispetto a precedenti e all’analogo periodo del 2021.
Che fare? Auguri di guarigione e ripristino integrale della salute psicofisica della salute alla operaia colpita dall’evento; se, come possiamo dedurre dalle cronache, la prognosi comporterà una condizione di malattia superiore a 40 giorni la magistratura dovrà avviare una indagine per “lesione colposa”.
Sacrosanto lo sciopero indetto dagli operai che ci auguriamo abbia una adesione massiccia; vogliamo ribadire una proposta: che, a indagine conclusa, nel caso di evidenza di omissione di misure di prevenzione, lo sciopero non comporti detrazioni dalla busta paga; i lavoratori non possono pagare con la decurtazione del reddito le loro lotte per la sicurezza.
Che l’evento sia occasione per una revisione critica del DVR (documento di valutazione del rischio) al fine di: verificare le misure di prevenzione e di sicurezza incluse le condizioni di distress lavorativo; chiarire se esiste un nesso (in termini di carenza di “formazione”) fra l’evento e lo stato di precarietà (lavoro a termine); chiarire se c’è un collegamento, nell’ambito della valutazione realistica del distress fra l’evento – o futuri possibili eventi – e il rispetto dei ritmi fisiologici e circadiani di lavoratrici/lavoratori; le “promesse” derivanti dall’uso della sensoristica, dalla analisi dei near miss (quasi incidenti), dall’uso della robotica eccetera mostrano come questi nuovi strumenti, quando esistono, sono finalizzati più – o solo- all’aumento della produttività che alle garanzie di effettiva speranza di salute dei lavoratori ; SI TORNI, PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO ALLE ASSEMBLEE OPERAIE DI GRUPPO OMOGENEO.
Se vi saranno condizioni ed opportunità : costituiamoci parte civile nell’eventuale procedimento per lesione colposa (se , come è verosimile, dovesse “partire”).
(*) Vito Totire, medico del lavoro, è coordinatore pro-tempore della «RETE NAZIONALE LAVORO SICURO» che terrà il suo convegno a Firenze il 23 settembre.
(**) Nell’assemblea di fondazione della «Rete lavoro sicuro», il 26 maggio, abbiamo proposto di evitare il termine “infortunio” che letteralmente indica – fin dai tempi di Cecco Angiolieri – “mancanza di fortuna”; è una parola che rischia di mistificare la natura di eventi non attribuibili alla fortuna ma invece all’omissione delle misure di prevenzione e sicurezza.

30 luglio - REPRESSIONE: ASSEMBLEA PROLETARIA ANTICAPITALISTA 17 SETTEMBRE ROMA

 

Comitato Lavoratori delle Campagne

Solidarietà totale a chi alza la testa e ribalta il tavolo pieno di merda al quale ci vogliono far mangiare! Solidarietà totale a chi, attraverso le lotte, costruisce ogni giorno un altro modo distare nel mondo....

In ordine temporale c'è il duro attacco che ha colpito il Si Cobas e l'USB e che vede come principale capo di imputazione quello di associazione a delinquere. Organizzazioni che da anni, soprattutto i primi, hanno saputo non solo colpire ed in parte eliminare il sistema di corruzione e sfruttamento che caratterizza anche il settore della logistica in Italia; ma che in questo lungo periodo intorno alle lotte hanno anche fatto nascere relazioni che sono andate oltre i magazzini e hanno riempito le strade delle città. Ricordiamo che la quasi totalità dei facchini e dei drivers proviene da differenti parti del mondo e la partecipazione a questi percorsi di lotta (forse in parte inconsapevolmente) ha avviato delle vere e proprie pratiche antirazziste nella vita quotidiana. È quindi ovvio che un percorso come quello che è stato praticato in centinaia di magazzini attraverso tutto il paese vada fermato, perché non solo costituisce un attacco al capitale, ma anche alla società nel suo insieme, che ci vuole individualisti e razzisti. Così come andavano fermat le/i compagne/i imputate/i nel processo Scripta Manent e il compagno Juan - solo per citare gli episodi più recenti - destinatari di pene incredibili, tanto quanto tutto l'impianto accusatorio messo in piedi da giudici e pm che le e li condannano tra tutto anche per strage politica, pena che prevede l’ergastolo. Colpendo loro, oltre ai singoli individui, si sono voluti attaccare vissuti, pratiche quotidiane, idee e tensioni verso un'altra visione di società. Senza dimenticare i tentativi di applicazione dell'associazione con finalità di terrorismo e l’utilizzo del regime di 41 bis in cui è stato costretto Alfredo, vera e propria tortura in un paese che riconosce il reato di tortura. Sempre limitandosi ad osservare gli ultimi anni, constatiamo che al sistema democratico in cui ci viviamo non piacciono neanche gli studenti che in massa scendono nelle strade di tutta Italia perché non vogliono morire schiacciati da un muletto o in un incidente automobilistico tornando da lavoro, come è accaduto a due loro coetanei, Lorenzo e Giuseppe, morti nel giro di pochi mesi l'uno dall'altro per colpa dell'alternanza scuola-lavoro. Anche in quel caso quelle belle e forti proteste sono state punite con alcuni studenti a Torino rinchiusi in carcere, agli arresti domiciliari e con obblighi di firma giornalieri. Perché non si può mica pensare di mettere in dubbio un modello scolastico, formativo e culturale che ti dice chiaramente che siccome per tutta la vita dovrai vivere lavorando con paghe misere, è bene che impari a fare qualcosa sin da subito, è bene che ti abitui allo sfruttamento sin dall'adolescenza!… A Torino – nota fabbrica di repressione – l’accusa di associazione a delinquere ha colpito 11 compagne e compagni del CSOA Askatasuna. A Napoli lo stesso teorema è stato rivolto contro il Movimento di Lotta Disoccupati 7 Novembre, che da anni porta avanti una battaglia per un lavoro stabile e regolare, costruendo al contempo percorsi e intessendo relazioni nei quartieri. Se poi ad alzare la testa e a bloccare il movimento dei soldi sono le/gli immigrate/i, allora la musica cambia di nuovo. In questo caso l'apparato repressivo ha qualche strumento in più; il pensare di poter agire impunemente, perché tanto queste persone qui non hanno legami e affetti e quindi nessun chiederà di loro, che sempre più spesso si tramuta in licenza d'uccidere. I 16 morti durante le rivolte del 2020 nelle carceri di tutta Italia, la cui maggior parte provenivano da altri paesi, è tra i momenti più crudeli rivelatori di questo modo di agire; trovare supporto nella "società civile" - dai centri d'accoglienza, passando per alcuni pezzi grossi del Terzo settore - il cui approccio di base nei confronti delle persone immigrate è quello di "educare" con l'intento di "calmare". Per questo, uno dei peggiori incubi delle controparti è quando le lotte e le rivendicazioni di chi non è italiano trovano forza nella solidarietà e la partecipazione anche di chi italiani lo è. Proprio per questa vicinanza, come gruppo di compagni negli ultimi anni ci siamo visti arrivare addosso un po' di tutto: una quantità spropositata di fogli di via, decine di processi in corso e tentativi - in parte falliti- di addossarci il reato di associazione a delinquere, di istigazione, fino a fantomatiche relazioni con la mafia nigeriana. Mentre contro le/gli immigrati che si ribellano la vendetta è costante: processi con accuse di devastazione e saccheggio di luoghi dove non c'è niente, (anche per quello protestavano); controlli continui dentro ai ghetti; trattenimento del permesso di soggiorno di persone individuate (spesso totalmente a caso) in manifestazioni con centinaia di partecipanti. Parliamo delle lunghe mobilitazioni nelle campagne, dal Piemonte, alla Puglia, dalla Basilicata alla Calabria; così come alle lotte contro i centri per il rimpatrio (CPR) e tutte le frontiere del paese, da Ventimiglia al Brennero, passando per tutti i centri d'accoglienza e i campi più ingenerale dove sono costretti le/gli immigrati in Italia, in Europa, nel mondo.

30 luglio - Filippo, morto dissanguato a 18 anni in un cantiere forestale: era stato adeguatamente formato? A scuole chiuse si continua a morire di alternanza. Serve una Rete Nazionale, ne parliamo il 17 settembre a Roma

 

Sassari, 29/07/2022 15:58

Filippo Bua era un ragazzo di 18 anni compiuti da poco. Ieri intorno alle 10 il ragazzo di Alà dei Sardi, in provincia di Sassari, è morto in un cantiere forestale a Santu Lussurgiu dove tagliava il sughero dagli alberi. L’accetta che stava usando gli è sfuggita dal controllo e lo ha colpito alla gola, causando la violenta emorragia che lo ha ucciso in pochi minuti.

Filippo era uno studente che durante la chiusura estiva della scuola, se poteva, lavorava nel settore edile o al taglio nelle sugherete con occupazioni precarie e stagionali. Il nostro pensiero va immediatamente ai familiari della vittima. Tutti i cittadini di Alà dei Sardi si uniranno sinceramente alla famiglia di Filippo, il sindaco indirà il lutto cittadino. Ma poi tutto continuerà come prima.

Del resto, in Italia esiste una economia funzionale solo al raggiungimento del profitto fine a se stesso e nessuno ai piani alti muoverà un dito per cambiare le cose. Si mettono al primo posto i profitti e la competitività, ritenendo gli investimenti per migliorare salute e la sicurezza “costi” che devono essere tagliati.

Filippo era stato adeguatamente informato e formato sulla sicurezza prima di essere inserito nella squadra di lavoro? Il datore di lavoro ha predisposto tutte le misure previste dalle norme sulla sicurezza?

Di lavoro si muore troppo spesso e non solo quando ne parla la stampa o la televisione. Le vittime quest’anno in tutto il Paese sono arrivate a 646 (dei quali: sul lavoro 454; in itinere 188; Covid 4) e in Sardegna sono già 18, una cifra enorme se rapportata percentualmente ai lavoratori occupati. Giovedì insieme a Filippo sono morti altri tre lavoratori, tutti nel settore agricolo: due schiacciati da trattori, uno in una serra dove la temperatura era di 40°.

Di fronte a questa strage noi di USB e Rete Iside, insieme alle deputate di Manifesta, abbiamo elaborato una proposta di legge che prevede l’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro. Con la sua approvazione si predisporrebbe uno strumento di deterrenza nei confronti di coloro che non applicano misure per tutelare di salute e sicurezza dei lavoratori. Con oltre 600 morti solo nei primi mesi del 2022 approvare questa legge ci appare sempre più urgente e necessario.

Non serve piangere sulle morti, se non si conduce quotidianamente la battaglia contro lo sfruttamento e l'impoverimento dei lavoratori, contro modi e i tempi di lavoro antiumani

È per questo motivo che USB ha lanciato la campagna per l’introduzione nel codice penale del reato di omicidio sul lavoro, proprio come è stato fatto per contrastare i morti sulle strade con il reato di omicidio stradale. E serve garantire la totale impunità e salvaguardia dal licenziamento per i lavoratori e le lavoratrici che denunciano le irregolarità aziendali in tema di sicurezza. E sappiamo tutti che maggiore precarietà, come la condizione di Filippo, significa anche minore sicurezze perché significa maggiore difficoltà da parte dei lavoratori a rivendicare i propri diritti.

Le chiamano “morti bianche”, parlano di errore umano o fatalità, ma fatalità non sono, altro non è che “omicidio sul lavoro”. È urgentissimo fermare la strage e introdurre il reato di omicidio sul lavoro.

Unione Sindacale di Base – Federazione Sardegna

30 luglio - CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

 

APPELLO: ciò che è in discussione con gli arresti a Piacenza ai danni Si Cobas e Usb è l'idea stessa di lotta sindacale.

Se sfondano lì, sfondano dappertutto. Fermarli lì, per non essere le prossime e i prossimi.

La neutralità, o anche solo il silenzio, da parte di qualsiasi organizzazione sindacale è un atteggiamento irresponsabile verso le proprie iscritte e iscritti.

Quanto accade a Piacenza oggi non è nuovo. Ma ogni volta il livello peggiora. E peggiorerà, se non lo fermiamo.

In questo caso specifico, l'impianto accusatorio entra nelle dinamiche sociali, politiche, sindacali della lotta, puntando a stabilirne le modalità per via penale.

Siamo al picchetto, allo sciopero, alle rivendicazioni contrattuali migliorative come “azione estorsiva”. Siamo ai soldi versati in cassa di resistenza come "appropriazione indebita", all'organizzazione della lotta come “associazione a delinquere”, i tesserati e gli scioperanti definiti “adepti”.

L'impianto accusatorio non regge probabilmente nemmeno di fronte all'attuale ordinamento giuridico. Ma che regga o no, il principale scopo è già ottenuto: intanto il faldone con intercettazioni volutamente equivoche gira, diffondendo confusione.

Non ci nascondiamo dietro a un dito. Questura e procura hanno deciso in questo caso di usare come leva per il loro teorema forme di accesa concorrenzialità tra realtà sindacali diverse. Ma qualsiasi sia il giudizio, sindacale, politico e sociale, che possiamo avere di questo livello di concorrenzialità, tale dibattito non appartiene alle forze dell'ordine e mai e poi mai può diventare oggetto di provvedimenti di ordine pubblico.

Tutto questo ci dice solo una cosa: abbiamo perso il diritto alla frantumazione. Stare in testuggine, coltivare le nostre differenze all'interno di un unico campo convergente e solidale, non è una possibilità. E' la sola possibilità.

Invitiamo tutte e tutti, e soprattutto chi ha ruoli sindacali a qualsiasi livello, a firmare l'appello promosso in solidarietà agli arrestati e/o a scrivere direttamente nei commenti di questo post la propria adesione alla solidarietà. Il 3 agosto saremo a Bologna per il riesame.

Un abbraccio li seppellirà.

#insorgiamo


giovedì 28 luglio 2022

29 luglio - Da Palermo a Piacenza! Massima solidarietà dalle lavoratrici ai compagni...

29 luglio - RELAZIONE INAIL 2021: LA RIPARTENZA DOPO LA PANDEMIA È PAGATA CON LE VITE DEI LAVORATORI

 

Lunedì 25 luglio l’Inail ha presentato la relazione annuale 2021, il rapporto che analizza infortuni, malattie e morti sul lavoro accertati dall’Istituto l’anno scorso. Salta immediatamente all’occhio è la diminuzione delle denunce: si parla infatti di un 1,4% in meno dovuto alla minore incidenza della pandemia da Covid 19 sul mondo del lavoro, passati dai 150mila del 2020 ai 50mila del 2021.

Le morti sul lavoro, che la relazione definisce con una scelta quantomeno infelice “tradizionali”, sono invece in terribile aumento. Le denunce per infortuni, infatti, si sono alzate del 20%. I numeri diffusi dall’Inail sono sconfortanti: si parla di 349.643 infortuni denunciati all’Istituto, il 17,5% di questi fuori dall’azienda cioè in occasione di lavoro con mezzo di trasporto o in itinere. Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1361, più di tre al giorno!

Il decremento del 19% rispetto agli oltre 1600 del 2020, è però da imputare totalmente alla diminuzione dei morti Covid: erano stati ben 600 nel 2020, sono stati200 l’anno scorso. Le morti sul lavoro, se non si considerano i casi Covid, aumentano infatti del 10%.

La prima considerazione è che la cosiddetta ripartenza, dopo il periodo più duro della pandemia, è stata fatta pagare interamente ai lavoratori, con le loro vite e la loro salute. Il settore edile è stato incentivato a dismisura con il cosiddetto superbonus 110%, provocando l’esplosione dei cantieri ed il fiorire di appalti e subappalti, con i lavori da terminare sempre più in fretta per cominciarne altri.

Le fabbriche hanno ricominciato a lavorare a pieno regime, mentre il settore della movimentazione delle merci non si è mai fermato: i magazzini della logistica, i porti e gli scali commerciali sono ormai luoghi dove la morte dei lavoratori è tragicamente vista come un costo accettabile.

Quanto riportato dalla relazione Inail, quindi, conferma ciò che come Unione Sindacale di Base e Rete Iside Onlus sosteniamo ormai da tempo: salute e sicurezza sul lavoro sono viste dalla parte datoriale come un costo, da ridurre in favore dei profitti.

Siamo convinti che tramite l’introduzione di un dispositivo di deterrenza reale si possa porre un freno a questa strage: per questo, insieme alle parlamentari del gruppo ManifestA, abbiamo presentato alla Camera una proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro. Tagliare sulle misure che potrebbero salvare la vita a lavoratrici e lavoratori, o perfino manomettere macchinari pericolosi per diminuire i tempi di lavorazione come successo troppe volte negli ultimi anni, non può più essere vista come una pratica ammissibile.

Di fronte alla strage di lavoratori sono in molti a stracciarsi le vesti, definendola inaccettabile, ma si continua a proporre azioni premiali per le aziende che rispettano le regole o in alternativa la semplice esclusione dagli appalti pubblici per chi non lo fa. Noi di USB e Rete Iside, forti di un rapporto di collaborazione solido e proficuo sul tema sicurezza, abbiamo deciso di proporre qualcosa di concreto: introdurre il reato di omicidio sul lavoro è una necessità che non si può rimandare oltre.

Unione Sindacale di Base

Rete Iside Onlus

https://www.usb.it/.../relazione-inail-2021-la-ripartenza...


29 luglio - Per i sindacalisti arrestati a Piacenza. Per la libertà sindacale e la liberazione degli arrestati

 

Appello per i sindacalisti arrestati a luglio ’22

Il 19 luglio a Piacenza sei militanti del sindacalismo di base (appartenenti a SI Cobas e Usb) sono finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di aver costituito delle associazioni a delinquere che agivano sotto la copertura dell’attività sindacale. Si tratta dell’ennesimo e più grave attacco ai sindacati che da oltre dieci anni si battono per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici nel settore della logistica. Delle accuse contenute nelle 350 pagine del dossier della Procura piacentina si è parlato a livello nazionale: gli arrestati sono accusati di aver fatto conflitto per migliorare le condizioni di lavoro in uno dei settori strategici dell’economia italiana, ma anche un settore caratterizzato da livelli altissimi di sfruttamento. L’impianto accusatorio mira a una pesante delegittimazione dell’attività sindacale mettendo sotto la sua lente l’organizzazione di un conflitto collettivo, le forme di autofinanziamento per sostenere l’attività e il fatto che vengano strappate a imprese locali e multinazionali più denaro e migliori condizioni di lavoro. Ma ci chiediamo cos’altro dovrebbe fare un sindacato precisamente. I sindacati di base che lottano nella logistica in Italia, e in particolare a Piacenza, sono conosciuti a livello internazionale. Della loro capacità di organizzare lavoratori e lavoratrici per lo più migranti nei magazzini delle multinazionali della logistica si discute in ambienti sindacali e accademici in Europa e nelle Americhe. Anche perché le lotte piacentine dell’ultimo decennio sono tra le più durature e radicate ma non certamente uniche nel settore logistico: scioperi, picchettaggi e blocchi delle merci avvengono ciclicamente in altri hub logistici, dal porto di Rotterdam a quelli di Hong Kong e Los Angeles. Se c’è qualcosa di unico nel caso piacentino, questo è casomai il livello di repressione incontrato dai sindacati di base locali, che negli anni hanno dovuto affrontare cariche violente, arresti e denunce quasi quotidiane. Lo stato d’eccezione subito dal sindacato nella logistica si vede anche nelle leggi scritte ad hoc per colpirlo. Per esempio, il decreto sicurezza di Salvini, nel 2018, ha reintrodotto il reato di “blocco stradale”, che punisce con pene fino a sei anni una delle principali forme di lotta nella logistica, cioè il picchettaggio per bloccare la circolazione delle merci. Poche settimane fa, l’associazione padronale AssoLogistica ha festeggiato l’introduzione di una norma nel Pnrr del governo Draghi: una deroga alle leggi nazionali che abolisce la responsabilità in solido delle imprese nel solo settore logistico. Significa che lavoratori e lavoratrici non potranno più rifarsi sulla ditta committente (per esempio la grande multinazionale) per gli abusi perpetrati dalle ditte che lavorano in appalto per essa (le interinali e cooperative della logistica). Si abolisce così un meccanismo rodato usato dai sindacati per recuperare per esempio i salari non pagati dalle cooperative. Il mondo del sindacalismo di base e dei movimenti ha già dato una prima risposta alle accuse della procura piacentina sabato 23 luglio con un corteo che ha portato in piazza a Piacenza una grande espressione di solidarietà con gli imputati. Nel frattempo scioperi e manifestazioni di solidarietà continuano in Italia e in tutto il mondo. L’udienza del Tribunale del riesame si svolgerà a Bologna i primi di agosto.

Siamo accademicə, studiosə, attivistə, sindacalistə e operaiə, solidali con gli arrestati.

Con questo appello ci rivolgiamo ad intellettuali, giuristə, politicə, giornalistə, scrittori e scrittrici, attivistə, artistə e a tutte le persone solidali che vogliano aggiungere la propria voce per dire che il sindacalismo di base deve poter avere la piena legittimità di iniziativa e per chiedere l’immediato decadimento delle misure cautelari.

Per firmare l’appello, clicca qui:

Per approfondimenti: 

Le prime firme:

  • Zerocalcare, fumettista

  • Sandro Mezzadra, Università di Bologna

  • Federico Chicchi, Università di Bologna

  • Andrea Fumagalli – Effimera

  • Tania Rispoli, Duke University, Dinamopress

mercoledì 27 luglio 2022

28 luglio - info solidale: 27 luglio: Gran Bretagna bloccata dallo sciopero dei ferrovieri

 alcune similitudini con l'attacco al sindacalismo combattivo in  Italia

Ieri 27 luglio, il principale sindacato dei trasporti britannico l’RMT (Union of Rail, Maritime and Transport Workers) e il TSSA (Transport Salaries Staff Association) hanno messo in atto il quarto sciopero in meno di due mesi.

La data di oggi non è casuale, infatti domani si terranno a Birmingham, in linea con la tradizione sciovinista britannica, i giochi del Commonwealth che dovrebbero vedere l’afflusso di decine di migliaia di persone.

La minaccia di perdita di occupati, l’aumento del carico di lavoro e una proposta di aumento salariale per i prossimi due anni giudicata insufficiente sono i tre assi principali che hanno portato alla mobilitazione nazionale. La più partecipata e prolungata nel settore dagli anni 80’.

Dopo la straordinaria adesione di 40 mila lavoratori e lavoratrici all’ultimo sciopero del 25 giugno, il segretario dell’RMT, Mick Lynch, è diventato il protagonista dell’opposizione al governo Tory. Conservatori che, come noto, sono nel pieno della campagna elettorale interna per nominare il successore di Boris Johnson a Downing Street.

La dialettica messa in campo dall’RMT e dal suo segretario non fa una piega:

Il ministero dei trasporti nel piano formulato per rilanciare il settore, prevede nei prossimi anni migliaia di lavoratori in meno, con conseguente maggiore carico di lavoro e un aumento salariale che non è nemmeno metà dell’inflazione in Gran Bretagna, oggi al 9% ma che su base annua rischiare di arrivare a doppia cifra.

Il ministro dei trasporti Grant-Shapps, a fronte di una perdita di viaggiatori del 20% rispetto al pre-Covid e di ingenti investimenti che andranno fatti sulla rete ferroviaria del paese, ha proposto un aumento salariale dell’8% nei prossimi due anni.

Immaginatevi Landini che annunci gloriosi farebbe davanti ad un tale aumento per qualsiasi comparto produttivo del Bel Paese. Invece, l’RMT, schiena dritta, ha spedito la richiesta al mittente definendola insufficiente davanti all’aumento del costo della vista che sta affrontando la classe lavoratrice.

Rispetto al piano di investimenti è interessante sottolineare che una parte di essi sono legati alla necessità di aggiornare la rete ferroviaria in virtù dell’aumento delle temperature in Gran Bretagna. Un esempio plastico, come se ce ne fosse bisogno, per ricordare che il cambiamento climatico e i suoi costi saranno scaricati sui lavoratori.

Il tempo cambia, anzi peggiora, stringete la cinghia.

E allora? Sciopero oggi con 35 mila adesioni su 14 aziende del traporto, numeri che risultano ancora più alti dello sciopero scorso poiché non è stato coinvolto il personale TFL dell’underground londinese.

E ancora, sciopero il 30 il luglio convocato dall’Aslef (Associated Society of Locomotive Engineers and Firemen), e di nuovo scioperi programmati per il 18-19-20 agosto di cui due convocati di nuovo dall’RMT. Bisognare sottolineare che la segmentazione del trasporto britannico, ossia tante aziende che gestiscono le varie linee, permette a questi diversi sindacati di convocare scioperi su linee differenti che tuttavia hanno spesso tratti ferroviari in comune. Un esempio efficace è il seguente, se scioperano i lavoratori dell’overground londinese anche la linea metropolitana ne risente poiché i due percorsi si intersecano costantemente. Il risultato è un trasporto a singhiozzo prolungato nel tempo che sta facendo tremare il ministero. La questione è diventata talmente importante da entrare a gamba tesa nel duello interno ai conservatori per la leadership del partito e la carica di primo ministro. La candidata Liz Truss, ex ministra del commercio, ha annunciato che, in caso di vittoria nella corsa alla leadership, “contrasterà i poteri sindacali al fine di prevenire gli scioperi”.

Mentre il suo oppositore, Rishi Sunak, ex ministro del tesoro, ha affermato che interverrà sulla questione “impedendo ai sindacati di estrema sinistra di tenere in ostaggio i lavoratori”.

Più chiari di così.

28 luglio - SCIOPERO NELL’INDOTTO A MELFI

 un commento da Operai Contro

I contrasti tra i piani di ristrutturazione di Stellantis e gli interessi dei padroncini dell’indotto lasciano spazio alla mobilitazione degli operai, i primi ad essere colpiti dalle “razionalizzazioni”. Lo sciopero riesce. Siamo ancora lontani da una mobilitazione indipendente, ma il segnale della forza operaia è stato dato.

A Melfi, nello stabilimento centrale Stellantis e nelle fabbriche dell’indotto si va avanti alla giornata. Si è passati dal calendario annuale, a quello mensile, a quello settimanale, la maggior parte delle volte neanche rispettato. Stellantis comunica i giorni lavorativi settimanali che poi, puntualmente, vengono tagliati. Si lavorano meno giorni di quelli annunciati e gli operai finanche gli abbonamenti degli autobus devono buttare perché non completamente utilizzati. Ogni giorno si va al lavoro non sapendo se il giorno dopo si dovrà lavorare, l’unica certezza è che sulla linea di montaggio si lavora più di corsa e con meno operai. La causa è sempre la stessa: aumenti dei ritmi e carichi di lavoro. Venerdì 22 luglio, Fim, Uilm, Fismic insieme alle rispettive sigle del sindacato della categoria dei trasporti, hanno proclamato sciopero per tutta la giornata in alcune aziende della logistica, Bcube, Sit, Multilog, Fdm, SitRail, Business, Sgl, Its, Las. Allo sciopero non hanno partecipato la Fiom e la Cgil Trasporti. Secondo i sindacati promotori dello sciopero in queste aziende l’incertezza è ancora maggiore che nelle altre. Si teme che da un giorno all’altro molti operai potrebbero rimanere a casa e senza lavoro. La causa sarebbe la ristrutturazione in corso in Stellantis, che investe immediatamente le aziende che si occupano di rifornire le linee dello stabilimento centrale, trasportando con le tradotte i componenti che vengono prodotti nelle aziende dell’indotto del comprensorio di Melfi.

27 luglio - STABILIMENTO PIAGGIO. GRAVE INFORTUNIO SULLA LINEA 6 (VESPA). I RESPONSABILI CHIEDONO DI FAR RIPARTIRE IMMEDIATAMENTE LA PRODUZIONE E GLI OPERAI REAGISCONO CON SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DI FRONTE ALLA DIREZIONE

 

Questa mattina, intorno alle 7 all'interno dello stabilimento Piaggio, una lavoratrice con contratto a termine ha subito un grave infortunio ad una mano mentre era impegnata sulla linea 6 in officina 2R.

E' stata trasportata in ambulanza e nei prossimi giorni sarà operata a Firenze.

Dopo pochi minuti dall'incidente, i responsabili della linea, chiedevano agli operai di far ripartire subito la produzione senza che prima vi fosse chiarezza sulla causa dell'infortunio e con i colleghi ancora sotto shock.

La sacrosanta rabbia dei lavoratori ha presso il sopravvento e, insieme ai delegati presenti, è stato dichiarato sciopero immediato. Tutti gli operai sono usciti dal reparto invadendo Viale Rinaldo Piaggio fino all'ingresso della direzione.