sabato 8 luglio 2023

8 luglio - STELLANTIS POMIGLIANO / SCIOPERO SLAI COBAS

 

L’AZIENDA É COSTRETTA A GETTARE LA MASCHERA E CONFESSARE L’INADEGUATEZZA

PRODUTTIVA DEGLI IMPIANTI.

A causa degli scioperi Stellantis è impossibilitata a recuperare – coi doppi turni al sabato – la produzione

persa durante la settimana in conseguenza dei gravi handicap

 tecnico-impiantistici e richiede ai sindacati di far lavorare gli operai mezza 

ora in più per ogni turno di lavoro (In allegato il comunicato del 7 luglio 2023).

Intanto anche oggi la prevista e confermata adesione al 40% dei lavoratori allo sciopero di Slai cobas ancora una volta ha reso impossibile l’organizzazione del recupero della produzione delle vetture Panda e Tonale sui due turni 

costringendo l’azienda a far convergere più lavoratori possibili sul primo turno, compresi i trasfertisti di Melfi: rispetto alla preventivata produzione di 

306 Panda, al primo turno, ne sono state prodotte solo 210; per la Tonale rispetto alle 206 preventivate ne sono state prodotte 100.

..."É evidente che con gli scioperi in atto l’Azienda è impossibilitata ai recuperi della produzione persa al punto di essere costretta a confessare ai suoi 

sindacati le gravi magagne produttive che impediscono il decollo della 

fabbrica e ne pregiudicano il futuro"… dichiara Mara Malavenda per

 l' Esecutivo Nazionale del sindacato di base … “ di questo passo Stellantis 

non riuscirà a recuperare il deficit produttivo di 60.000 vetture perse. Deficit destinato in prospettiva ad estendersi per evidenti e gravi colpe Aziendali"..."Stellantis si rassegni: con le buone o le cattive riporteremo la democrazia in fabbrica per la forte tutela dei lavoratori e dei loro diritti.

Slai cobas Pomigliano Stellantis/Fca 8 luglio 2023

www.slaicobas.it

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venerdì 7 luglio 2023

7 luglio - ORE12 - Controinformazione rossoperaia - 28

 

 

7 luglio - GLI SCIOPERI DEL SABATO A POMIGLIANO

 


7 luglio - IN MEMORIA DI MARCELLO COLASURDO. UNA VOCE OPERAIA: una vita al servizio della cultura e la lotta della classe. CIAO MARCELLO A PUGNO CHIUSO

 

da 

Operai Contro 1

“O padrone a fine mese
tene sempe a busta appesa
l’operaie e vintisette
manco e sorde pe sigarette

Aumenta o pane e a pasta
aumenta a mericina
e pure stu guverno
è overo na latrina”

Sono i versi iniziali della canzone “Posa e Sorde” del Gruppo Operaio E Zezi. Ancora attuali 30 anni dopo. Come quelli scritti nel 1975 a seguito della strage di operai avvenuta nei capannoni della fabbrica Flobert di Sant’Anastasia per un incendio:
“E chi và ‘a faticà/pur’ ‘a morte addà affruntà/murimm’ ‘a uno ‘a uno/p’e colpa ‘e ‘sti padrune.”
Chi dava voce a questi canti di lotta era Marcello Colasurdo, che ci ha lasciato ieri dopo una lunga malattia. Marcello era operaio addetto alle pulizie nella fabbrica Alenia di Pomigliano, oggi Leonardo Finmeccanica, dove si trasferì giovanissimo con la sua famiglia. Faceva parte di quella generazione ancora legata ad un mondo arcaico e contadino che dovette presto fare i conti con la sua proletarizzazione, con l’ampliamento e lo sviluppo delle fabbriche automobilistiche e aeronautiche del Mezzogiorno che richiamavano migliaia di giovani contadini, piccoli artigiani e disoccupati, inadatti a ritmi e tempi di lavoro prestabiliti, impegni regolarizzati, mansioni rigidamente codificate: “L’Alfasud è stata un macello – racconta Marcello Colasurdo – ha cambiato la vita del paese, ma ha portato un sottosviluppo culturale. A volte era una sofferenza, c’era la festa di Castello e tu non ci potevi andare perché dovevi andare a lavorare. A volte cantavo le cilentate in fabbrica, i capi ti guardavano storto, ma agli operai piaceva, dicevano che queste canzoni non si sentivano più”. Dal sentimento di alienazione, dallo sfruttamento, dalle ingiustizie e dalle tragedie che si consumano in fabbrica, nasce così un collettivo operaio che propone una rilettura dei repertori della tradizione orale napoletana adattandoli alla nuova realtà produttiva. E Zezi. “Abbiamo trasformato i canti di lavoro della terra in canti della catena di montaggio”.

7 luglio - SOSTEGNO ALLA LOTTA DEL Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

 

1. I pagamenti sono partiti. Parziali e con grande confusione. L'ultima volta che ci dissero che erano partiti fu al blitz all'Inps del 19 giugno. Ora siamo saliti su una torre e sono partiti forse davvero. Risulta dimostrato: siamo ormai al rispetto di diritti già conquistati, a suon di azioni di forza e lotta.

2. Dove sono le anime pie che hanno messo sotto accusa l'azione dei lavoratori quando risulta ormai palese che la nostra azione è provocata dalla privazione di lavoro e diritti che subiamo e non il contrario.

3. Fin dove volete spingerci? Noi a un certo punto scendiamo anche da quella torre. E poi? Cosa ci toccherà fare la prossima volta?
I lavoratori alla fine forse saranno gli unici a prendersi le denunce. C'è un livello di mancanza di indagine, ispezione e inchiesta spaventoso su Qf.

4. Tutti parlano di cassa. Che pretendiamo! Tutta! Nessuno parla del fatto che Qf non sta pagando gli stipendi. E non consegna le buste paga Chi ha lavorato di più ora riceve meno cassa. Questa azienda sta giocando con i nervi e sequestrando il contratto nazionale. È stato fatto passare il concetto che il pagamento degli stipendi non sta in capo al privato. Vogliamo indignarci per questo o lasciamo ancora una volta che gli unici a metterci faccia e corpo siano gli operai del collettivo di fabbrica?

5. Noi abbiamo avuto sentore sin dall'inizio di avere a che fare con una proprietà incompetente o con manovre poco chiare. Chi ha esercitato, oltre a noi, la funzione di verifica e controllo? Un intero sistema ha preferito le suggestioni del Cavaliere bianco alle osservazioni puntuali di un gruppo di operai. E siamo così arrivati fin qua.

6. Cosa chiediamo oggi? I flussi per sbloccare tutta la cassa. I pagamenti di tutti gli arretrati. Un tavolo di regia tra Inps, istituzioni, ispettorato del lavoro, Inail perché si smetta di usare la burocrazia e i rimpalli tra enti competenti come arma invisibile e involontaria complice delle trame aziendali, per fare impazzire nell' incertezza una comunità operaia

7. Della reindustrializzione ne parliamo domani. Diciamo solo una cosa: tutte le idee da noi portate, elaborate a mani nude, da operai e solidali, sono nella migliore delle ipotesi il migliore volano della svolta. Nella peggiore sono complementari.
L'idea della fabbrica socialmente integrata, delle produzioni socialmente ed ecologicamente avanzate, che qualcuno ha provato a bollare come fantasie ingenue, sono oggi la via industriale per un intero territorio

8. Non permetteremo un secondo Borgomeo. Chi è venuto a parlare di lavoro, diritti e futuro, si è innamorato del Collettivo di fabbrica. Chi è venuto a depredare e ingannare ci odia alla morte. E noi ricambiamo. A testa alta. 45 metri da terra.

9. Ora che tutta la visibilità su di noi, solidarietà a Fimer, Mondoconvenienza, Maggio Fiorentino e a tutte le vertenze aperte. Ci scusiamo invece con le lavoratrici e i lavoratori del cantiere di San Niccolò per il contrattempo. Ma a volte meglio un contrattempo, che avere un tempo contro.

10. Ci vediamo l'8 e 9 luglio presso Gkn. Comunque vada, a luglio insorgo quando voglio.


giovedì 6 luglio 2023

6 luglio - Scioperiamo contro il "decreto lavoro" del governo Meloni - Per aumentare il salario e la sicurezza, contro la precarietà

Bisogna scioperare contro il decreto lavoro del governo Meloni 


Non per il rilancio dell’economia dei padroni e la falsa opposizione del PD-Schlein


invece lo sciopero di 4 ore di Fiom-fim-uilm più che un avvertimento al governo è di non opposizione alle sue scelte, visto che pochi giorni fa il Parlamento ha convertito in legge il “decreto lavoro”, che è “… un chiaro attacco alla classe lavoratrice. Attacco che però va ulteriormente contestualizzato nella realtà italiana, che di fatto è una realtà drammatica”, come viene definito giustamente nell’articolo che riportiamo e che spiega come dietro ogni misura emerga chiaro il disprezzo per i lavoratori per un lavoro sempre più da schiavi.

A partire dall’operazione che toglie il reddito di cittadinanza e per l’assegno di inclusione così i padroni potranno assumerli con un esonero contributivo del 100% per il primo anno, al taglio del cuneo fiscale che è il contrario della battaglia per aumenti salariali, contratti a termine e lavoro precario senza vincoli,  si rende normale l’alternanza scuola lavoro e le conseguenze mortali per i giovani studenti istituendo un Fondo per indennizzare i decessi nei percorsi “on the job”

Da questa situazione emerge chiaro che se non si comincia a lottare nelle fabbriche e dal basso, come lavoratori continueremo a pagare, come ci ricorda a babbo.morto il segretario della Fiom De Palma: “I lavoratori metalmeccanici già stanno pagando gli effetti derivanti dalla pandemia, dalla crisi economica, dall'instabilità geopolitica e da un'inflazione a livelli record”….”...ora è necessario un intervento del governo di detassazione”. 

……………………….

Ma quale (decreto) lavoro? Sfruttamento e precarietà, la ricetta del governo Meloni

di Coniare Rivolta *

Pochi giorni fa, con 154 voti a favore, 82 contrari e 12 astenuti, il Parlamento ha approvato la conversione in legge del decreto-legge 48/2023, conosciuto ai più come “decreto Lavoro”.

Un decreto che aveva davvero poco in favore dei lavoratori, che era stato vergognosamente presentato il Primo Maggio e che avevamo già commentato a caldo il giorno dopo.

Ma vediamo le modifiche intervenute in Aula.

6 luglio - Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 5/7 - Ci fa specie... ma dobbiamo occuparci anche dello schifo della Santanchè

 

Con i tanti fatti che avvengono nel nostro paese e che ci provengono da altre parti del mondo, colpendoci al cuore oltre che alla mente, ci dovremmo occupare della Santanchè, una ricca cafona imprenditrice che fa sfoggio di sé, fascista e razzista, ma anche truffaldina di bassa macellazione che, in quanto imprenditrice, non paga neanche la cassa integrazione, e quando invece non è imprenditrice fa di peggio.

Si discute della Santanchè. Sembra uno scherzo ma in realtà è il concentrato della realtà: la Santanchè sta lì come parte della cordata di La Russa. La Russa il capo dello Stato in questo paese, visto il viaggio di Mattarella all'estero. Eppure quando erano all'opposizione la “vergine del candido manto” della Meloni gridava ai ministri di dimettersi, mentre ora l'accozzaglia dei ministri che compone il suo governo non si deve dimettere mai, non si deve dimettere un lurido porco come Sgarbi come non si deve dimettere la Santanchè.

La Santanchè è un anello di questo sistema di governo, non è vero che è una ministra marginale, è una delle quintessenze di questo governo, fascista, razzista, padrona,

ostentatrice di lusso e corruzione come se fosse una medaglia.

Per questo è importante che questo venga detto. Il Parlamento non è in grado di cacciarla perché il suo governo fa quadrato perché se cade un pezzo ne cadono 1000 di pezzi, perché se la Santanchè oggi è in prima fila gli altri ministri non sono da meno.

6 luglio - LETTERA APERTA DEL Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

 

Lettera aperta alle colleghe e ai colleghi della stampa da parte dell'ufficio stampa del Collettivo di fabbrica.

Care colleghe e colleghi, abbiamo ricevuto svariate richieste di fare collegamenti con chi sta sulla Torre, se non addirittura di salire in cima, a fianco degli operai. Al di là della questione legata alla sicurezza (possiamo assicurare che stare lassù non è cosa semplice), il rifiuto a queste richieste attiene a una scelta ben precisa, che crediamo sia giusto chiarire. Abbiamo scelto di non spettacolarizzare in nessun modo la presenza sulla Torre di per sé, mettendo i riflettori su chi ha deciso di salire: chi è lassù incarna solo il prolungamento di una lotta che è in fabbrica, per le strade, nell'elaborazione di un piano industriale.

Nel pieno rispetto del ruolo che riveste la stampa, è per noi importante sottolineare come rischi di essere sbagliato un sistema dell'informazione che scelga di inseguire la spettacolarità del gesto estremo.

Spettacolari sono le 23 pagine di dossier su tutta la vicenda QF che gli operai sono riusciti a scrivere e presentare alla Camera dei Deputati. Spettacolare è stata la capacità di prototipare una cargobike, benché i lavoratori siano senza stipendio.

Spettacolare è aver visto le operaie e gli operai trasformarsi in classe dirigente capace di discutere dalle tecnologie del fotovoltaico fino agli statuti mutualistici e cooperativisti.

Per questo crediamo che l'inseguimento del gesto estremo o eclatante possa alimentare circoli viziosi, mettendo in ombra tutto ciò che questa lotta ha dimostrato di essere.

Non vi chiediamo di condividere necessariamente questa riflessione che abbiamo voluto offrirvi, vi chiediamo però di tenerla presente e di rispettarla.

Una posizione ovviamente lontana da qualsiasi volontà di giudizio, atteggiamento snobistico o come rifiuto al dovere di cronaca.

Vi ringraziamo per il vostro lavoro quotidiano di racconto di questa vertenza.

Rimaniamo come sempre a disposizione, augurando a tutte e tutti un buon lavoro



6 luglio - SCIOPERO CONTRO GLI STRAORDINARI DEL SABATO AD ATESSA

 


mercoledì 5 luglio 2023

5 luglio - ORE12 - Controinformazione rossoperaia

 

5 luglio - info solidale: Torino: violenza contro i lavoratori in sciopero alla Raspini

 

Aggrediti dai carabinieri gli operai Raspini in lotta per internalizzazione e aumenti di salario contro licenziamenti.

da Si Cobas Torino

Lo sciopero è un diritto dei lavoratori, non un problema di ordine pubblico: gli operai non sono “criminali” ma “lavoratori essenziali” perché indispensabili per la società.

Cambiano i governi, i salari rimangono fermi, avanza la guerra in Ucraina… continua la repressione di stato contro i lavoratori: il padrone chiama, rispondono prefettura e questura con l’intervento di polizia e carabinieri in assetto antissommossa armati contro gli operai in sciopero che difendono diritti e posto di lavoro.

Questa è la democrazia borghese: con una mano garantisce la libertà dei padroni di sfruttare gli operai usando caporalato e contratti al ribasso per ricattare gli operaie sottopagandoli (vedi inchiesta nella Raspini della Dtl Ispettorato del lavoro di Torino), con l’altra mano reprime la libertà sindacale dei lavoratori provando a impedire loro di organizzarsi sindacalmente sul luogo di lavoro e fare iniziativa sindacale (anche di protesta).

Dai cancelli Raspini di Scalenghe, lo sciopero continua per:

martedì 4 luglio 2023

4 luglio - COMUNICATO DEI LAVORATORI DELLE CAMPAGNE DEL SALUZZESE

 Buongiorno, vi inviamo il seguente comunicato sulla situazione emergenziale dei lavoratori agricoli nel Saluzzese, con preghiera di diffusione. Grazie. 

Come ogni anno, l’arrivo dei braccianti reclutati per la raccolta della frutta nel distretto del Monviso, in provincia di Cuneo, viene ignorato da chi dovrebbe impegnarsi a garantire loro un alloggio - datori di lavoro e associazioni di categoria in primis, e a seguire Prefettura, Regione, Comuni, sindacati e associazioni. Nonostante la stipula del solito protocollo di intesa tra tutti questi soggetti, avvenuta proprio in Prefettura a Cuneo qualche settimana fa per “attività di accompagnamento, accoglienza e informazione”, decine di lavoratori, la maggior parte già muniti di contratto, sono costretti a dormire all’aperto, sotto i portici adiacenti al solito Parco Gullino di Saluzzo, mentre le strutture di accoglienza rimangono chiuse fino a data da destinarsi - ad alcuni lavoratori è stato comunicato che rimarranno chiuse addirittura fino al 15 agosto. E’ una storia che si ripete, in forme diverse, da decenni, ma quest’anno sembra non interessare nemmeno i media, di solito a caccia di qualche storia di “degrado”. Interpellata, la Prefettura conferma di essere a conoscenza della situazione - d’altra parte, i lavoratori accampati raccontano di continue “visite” da parte di forze dell’ordine, sindacato e rappresentanti della cooperativa Armonia, che ha in gestione le accoglienze secondo quanto conferma la stessa Prefettura. Tutti sanno, ma nessuno sembra voler prendere alcuna iniziativa, nemmeno davanti alle piogge torrenziali degli ultimi giorni. “Stiamo facendo il possibile” è il mantra che si ripete meccanicamente, dove “il possibile” significa semplicemente “nulla”, al più uno scaricabarile. Per il Prefetto si tratta di trovare posti in accoglienza, quando quelli disponibili sono vuoti e sigillati, e rimanda alla cooperativa. Che, dal canto suo, dice di dover “valutare caso per caso”, respingendo i lavoratori che bussano alla sua porta, alla casa del cimitero di Saluzzo, perchè il loro contratto di lavoro è registrato in un altro comune. Poco importa che chi non ha una casa e lavora in campagna già dorme a Saluzzo, sobbarcandosi i chilometri che distano dal posto di lavoro in bicicletta oppure usufruendo del trasporto fornito dal datore di lavoro.  Già, perchè i padroni sanno benissimo dove andare a reclutare manodopera a basso costo, in quella “piazza” dove tutte le mattine prelevano i loro braccianti per poi riportarceli la sera, e cosa importa come dormono, dove mangiano e come si lavano, in barba ai contratti e all’umanità. Gli agricoltori non hanno posto in azienda e non vogliono pagare le accoglienze, e non tutti i Comuni vogliono questo tipo di strutture ricettive sul loro territorio. In ogni caso, anche quando apriranno le accoglienze - spesso e volentieri container fatiscenti, bollenti e sovraffollati - saranno destinate unicamente ai titolari di contratto. Che in agricoltura, si sa, è ancora più precario e limitato che in altri settori. Ragione per la quale tra una raccolta e l’altra (mirtilli prima, pesche, mele e pere poi, fino a concludere con i kiwi in autunno inoltrato) si rimane disoccupati. Per non parlare del fatto che molti agricoltori si rifiutano di ingaggiare personale che non abbia un indirizzo stabile, proprio per non doversi prendere la responsabilità dell’alloggio. Insomma, in uno dei territori più ricchi d’Italia si cercano lavoratori sempre disponibili, a basso costo e senza pretese, solo quando servono, e per il resto che se la vedano da soli, sono abituati. Storie di ordinario razzismo e sfruttamento, che ormai non fanno nemmeno più notizia. Ma gli anni precedenti hanno dimostrato che questi lavoratori non sono soggetti passivi disposti ad accettare qualsiasi ricatto, ed è stato solo grazie alle loro lotte se si sono fatti passi avanti nel garantire gli alloggi - evidentemente, vista la situazione, non si può abbassare la guardia. La lotta continua.

Braccianti in lotta Saluzzo


4 luglio - GKN SULLA TORRE. MASSIMA SOLIDARIETÀ E DIFFUSIONE

 

Ieri quarto giorno di protesta degli operai ex Gkn saliti sulla torre di San Niccolò a Firenze, per protestare e pretendere il pagamento della cassintegrazione.

Nel loro comunicato scrivono: “Siamo stati contattati dalle istituzioni. Ci hanno detto che ‘la cassa è stata sbloccata’ e ‘mercoledì arrivano i pagamenti’. Questo di per sé ancora non vuole dire nulla. E dimostra che prefettura e ministero del Lavoro sulla nostra vicenda non capiscono niente o fanno finta di non capire. Abbiamo chiesto un incontro stamattina in prefettura per delineare il complesso della situazione e delle nostre richieste. Ci è stato detto che l’incontro sarà possibile quando scendiamo dalla torre. Atteggiamento grave, gravissimo, da parte di chi tollera da 8 mesi un sequestro di diritti. Non siamo in un film e questo non è un gioco. Sono stati muti e inoperosi di fronte a famiglie senza stipendi e ora dettano condizioni. L’azione sulla torre prosegue e finisce come e quando decidiamo. Il tema è avere certezza di questi pagamenti, ma non solo. Di quali mensilità stiamo parlando? Qf consegna le buste paga? Paga tutto il dovuto? In una frase, la violenza di Qf verso questo territorio deve cessare. Qf trattiene in maniera indebita i giorni di cassa integrazione dall’1 al 9 ottobre. Sono una frazione della precedente cassa (11 ter) che Qf ha dichiarato di avere anticipato ai lavoratori. Ma questo non è vero per il periodo 1-9 ottobre. Sono soldi Inps diretti ai lavoratori che Qf sta trattenendo. Non esiste solo la cassa integrazione ma tutta la quota parte di giorni lavorativi, elementi contrattuali (ferie, benefits, permessi ecc) che Qf non sta pagando. Per impedirci di accedere al nostro credito, Qf non consegna le buste paga da dicembre. Prefetto e ministero del lavoro devono attaccarsi al telefono e chiedere perché una azienda non consegna le buste paga degli ultimi sei mesi.

I casi infatti sono due: o l’azienda non è in grado di fare delle buste paga o le trattiene indebitamente. Nel primo caso, se una azienda non è in grado di fare le buste paga, vuol dire che non è una struttura di impresa. È evidentemente una struttura con altre finalità. Se invece non le consegna per scelta, questo è un crimine sociale e l’ispettorato del lavoro deve iniziare una azione, con risvolti penali. Convocare immediatamente un tavolo regionale che faccia il punto sulla reindustrializzazione, a partire dallo scouting pubblico e dal progetto di reindustrializzazione operaio... Sarà un’altra lunga giornata. Degna di essere vissuta. Per la fabbrica socialmente integrata, per ricreare 400 posti di lavoro, per le produzioni ecologicamente e socialmente avanzate. A luglio insorgo quando voglio. Non ci sarà una sola azione risolutiva ma un altro capitolo di questa caparbia lotta operaia. La nostra rabbia ora tocca il cielo. Spiccare il volo o cadere.

In ogni caso ci vediamo poi tutte e tutti l’8 e 9 luglio di fronte ai cancelli della Gkn

Insorgiamo con i lavoratori GKN


Mentre prosegue la protesta sulla torre di San Niccolò.

Mentre vanno avanti i preparativi per la due giorni dell'8 e 9 luglio, a due anni dall'inizio dell'assemblea permanente.

Andiamo a ripercorrerli insieme questi due anni, nella seconda puntata del podcast GKN Files. Lo trovate qui

https://open.spotify.com/episode/60HOFnOJGYlDXNlECUf5Ie...

4 luglio - info solidale: OPERAI IRANIANI IN LOTTA E SINDACALISTI COLLABORAZIONISTI INTERNAZIONALI

 da

Operai Contro 1

Mentre in Iran gli operai continuano da soli a lottare contro il regime, i sindacalisti collaborazionisti, riunitisi in occasione dell’assemblea annuale dell’ILO, si rifiutano di esprimere solidarietà nei loro riguardi.

In Iran al momento sono rimasti solo gli operai a scontrarsi con il regime. Attorno è stato fatto il vuoto: studenti messi fuori gioco da spie e polizia, ultimi quelli dell’università di arte a Teheran a inizio giugno. Movimenti popolari che riempivano le strade al momento sono stati “silenziati” , le uniche manifestazioni che si vedono nelle città sono quelle dei pensionati che protestano per l’impoverimento delle pensioni ma che non preoccupano più di tanto il governo. La resistenza dei cittadini si esprime solo con scritte notturne sui muri e grida di protesta che echeggiano tra i palazzi d’abitazione la sera, al buio. La vita della maggioranza degli abitanti delle città è schiacciata tra problemi di prezzi crescenti al mercato e la mancanza d’acqua nelle case per gran parte della giornata, causa risparmi delle amministrazioni pubbliche sulla manutenzione della rete. Gli operai, stretti tra salari svalutati dalla forte inflazione e controlli polizieschi nei posti di lavoro, sia pure a fatica riescono a mantenere l’iniziativa secondo gli obiettivi di sciopero che si erano dati a maggio: richiesta di aumenti di salario di almeno il 79% e proteste contro la repressione. Esprimono anche solidarietà agli studenti, rimasti in pochi a protestare. Minacce da parte delle direzioni aziendali e provocazioni delle forze di sicurezza interne sono all’ordine del giorno. Due organizzatori degli scioperi sono già stati arrestati a Bushehr, zona petrolifera Pars, a fine maggio. Padronato e sindacati corporativi diffondono false notizie di accordi avvenuti qui e là con gli scioperanti oppure del fallimento degli scioperi, tutto per creare confusione. In alcuni casi, per necessità locali, le aziende hanno trattato offrendo contratti con aumenti salariali dal 20 al 40% : il tutto per far rientrare al lavoro e spezzare il fronte dello sciopero. In quella cupa atmosfera di intimidazione poliziesca e ricatto delle direzioni aziendali la difficoltà di comunicazione gioca un ruolo importante e negativo: sono scoppiati dissidi tra i lavoratori, alcuni hanno accettato gli aumenti proposti altri hanno semplicemente smesso di scioperare; gli attivisti delle organizzazioni quali il Consiglio per l’organizzazione delle proteste dei contrattisti petroliferi (Consiglio petroliferi) devono impegnarsi per ricucire. Nonostante le grosse difficoltà, il fronte dello sciopero operaio pare che tenga ancora.

4 luglio - info: [NAPOLI] I disoccupati per salario, salute e servizi. La nostra forza è la piazza. Il 7/7 mobilitazione dal Municipio

 

LA NOSTRA FORZA È LA PIAZZA

SALARIO, SALUTE, SERVIZI: VOGLIAMO TUTTO

In questi mesi, in un clima di economia di guerra e di fronte a un aumento del costo della vita sui generi di prima necessità che sfiora oramai il 20%, la disoccupazione a Sud ed i bassi salari diventano sempre più come una pentola a pressione pronta ad esplodere.

1) Un terzo dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato percepisce un salario lordo al di sotto dei 9 euro all’ora, che al netto delle tasse significa circa 6 euro all’ora.

2) L’11,7% dei lavoratori dipendenti (circa 2 milioni e mezzo) riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali.

3) Numerosi Ccnl di settore sono ancora oggi inchiodati su livelli retributivi da fame, pari o inferiori a 6 euro netti l’ora.

Parliamo di settori che nel loro insieme interessano diversi milioni di lavoratori: cooperative nei servizi socio-assistenziali, pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale e del turismo, tessile e dell’abbigliamento servizi socio-assistenziali, imprese di pulizia e multiservizi, vigilanza e servizi fiduciari.

4) L’aumento vertiginoso dell’inflazione, e con essa del costo degli affitti e dei mutui sulla prima casa che ha falcidiato i salari reali.

4 luglio - FRANCIA - ITALIA: RIVOLTA LOTTA DI CLASSE da ORE 12 Controinformazione Rossoperaia del 3 luglio

 

In Francia lo stato delle cose vede sempre più un governo che pone in stato di assedio un intero paese e in particolare le zone della rivolta della gioventù proletaria dei quartieri popolari.

Alla rivolta giusta e necessaria dopo l'assassinio del giovane Nahel il governo ha saputo rispondere solo con la violenza, mettendo in campo tutte le sue forze repressive e attivando i Tribunali che stanno condannando uno dietro l'altro giovani, protagonisti - sempre secondo lo Stato - della rivolta in corso. Anche le ultime ore hanno testimoniato che per lo Stato capitalistico e imperialista francese, per Macron, il suo governo, il Parlamento da lui controllato - con alcune voci di opposizione - hanno deciso di rispondere alla rivolta solo e semplicemente con la repressione.

I giornali, le televisioni, anche in Francia, quando parlano di questi giovani protagonisti della rivolta nei quartieri proletari e popolari e nelle altre città di tutta la Francia, prendono in considerazione le condizioni sociali, di povertà, di disoccupazione, di discriminazione, di mancanza di servizi sociali, che negano ai giovani proletari in Francia un presente e un futuro dignitoso. Ma a tutto questo fanno corrispondere solo ed esclusivamente una risposta di dittatura poliziesca e giudiziaria.

Eppure la rivolta non si ferma, non si è fermata: è qui il primo punto.

Essa va difesa e sostenuta in Francia e nelle altre parti del mondo.

Il messaggio che viene da questa rivolta riceve attenzione, mobilitazione, in altri paesi dove le condizioni della gioventù proletaria sono le stesse e di qui le iniziative che si sviluppano in Belgio e anche in Svizzera. Il contagio. I governi imperialisti europei temono il contagio.

Macron si fa forte di questo possibile contagio per ottenere il massimo consenso all'interno da parte delle classi dominanti e dei suoi partiti e all'esterno all'interno dei governi dell'Europa imperialista. Solidarietà che gli viene subito concessa. Tutta l'Europa capitalista e imperialista - dietro Macron e con Macron - gli chiedono di reprimere, di schiacciare la rivolta, di stabilire condizioni di legge ed ordine sia per conto dei padroni e dell’imperialismo francesi sia per conto dei governi degli altri paesi. 

Per questo i proletari, le masse popolari, in Francia come in tutti i paesi capitalisti e imperialisti europei, devono solidarizzare con la rivolta dei loro fratelli di classe e in particolare con la gioventù ribelle che sta animando questa rivolta.

La rivolta usa le armi che ha a disposizione: essere quindi critici verso alcune delle iniziative che si sviluppano è sbagliato, perché non si tiene conto che si misurano con un apparato repressivo di Stato che mette in campo tutto il suo armamentario.

domenica 2 luglio 2023

2 luglio - info GKN

 

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

"Ascolta una voce, nell'ora in cui tace tutta la città"

L'azione fatta dal Collettivo di Fabbrica in questi giorni è una tappa di una lotta lunga due anni. E che quasi certamente non terminerà qui. Si tratta di riunirci in assemblea e fare il punto su cosa sta accadendo. Ma anche di capire che tipo di azioni mettere in campo da subito per sostenere chi sta sulla torre insieme e chi resiste in tutta la città: da Mondoconvenienza a via del Leone.

L'unica possibilità che abbiamo è dare una risposta complessiva. L'unica possibilità che abbiamo è continuare a convergere e insieme insorgere!

Per questo domani sera (domenica 2 luglio) chiamiamo tutte le realtà solidali a una assemblea alle h 18 sotto la Torre di San Niccolò. #insorgiamo



2 luglio - La giornata internazionale del 1° luglio - Dallo SPECIALE ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 1° luglio

 

Il 1 luglio Controinformazione rossoperaia è stata dedicata alla giornata internazionale in onore de Martiri della rivoluzione in India e nelle Filippine, così come per la libertà dei prigionieri politici in India e in tutto il mondo e a sostegno delle guerre popolari che si sviluppano in questi due paesi.

Una giornata indetta dal Comitato di sostegno alla guerra popolare in India, un organismo che raccoglie a livello internazionale partiti e organizzazioni, realtà solidali con la guerra popolare che si sviluppa in quello che è oggi il più grande paese del mondo.

In India del mondo esiste il più grande Partito Comunista del mondo, un partito che conduce la guerra di popolo, un partito radicato nelle larghe masse contadine e povere, un partito che ha la sua bandiera nella lotta rivoluzionaria della classe operaia e del proletariato, come guida e direzione del movimento generale delle masse popolari, che possa rovesciare all'interno di questo paese il regime reazionario indiano indutva, vale a dire fascista, integralista e nazionalista che, per conto dell'imperialismo, delle multinazionali e dei capitalisti indiani, guida la politica contro i proletari, le masse popolari, non solo dell'India ma dell'intero scacchiere dell'Indo Pacifico.

Nello stesso tempo siamo solidali in questa giornata con la guerra di popolo condotta nelle Filippine - una delle più antiche guerre di popolo - anch'essa diretta dal Partito Comunista delle Filippine

guidato, in teoria e ideologia, per tutto lungo corso della sua vita, dall'amato compagno Josè Maria Sison che recentemente è morto.

Questi due partiti oggi costituiscono un punto di riferimento per il movimento comunista internazionale per la lotta della classe operaia, del proletariato internazionale e per il movimento di liberazione nazionale e sociale che si sviluppa nei paesi oppressi dall'imperialismo.

Lo sviluppo delle guerre di popolo, lo sviluppo della rivoluzione in questi grandi paesi, va insieme all’avanzata del processo di ribellione, di rivolte all'interno delle cittadelle imperialiste. Salutiamo con entusiasmo la rivolta in corso nei quartieri popolari di Parigi; la gioventù proletaria di questo paese ancora una volta ha alzato la bandiera della ribellione e della lotta di fronte all'uccisione di un giovane per mano della polizia, una uccisione che ne segue tante altre e che in direzione del giovani proletari delle banlieues è anche di carattere razzista.

E’ giusto ribellarsi ed è giusto che il movimento di ribellione in corso nei quartieri popolari ottenga il sostegno e la solidarietà di tutto il mondo, ottenga risultati concreti nel mettere un freno alle violenze poliziesche e alla dittatura dello Stato del Capitale. Macron, il suo Stato, i suoi ministri, la sua classe dominante, reagisce di fronte alla rivolta dei giovani con più violenza, con più repressione. Li vuole incarcerare tutti? Ne vuole ammazzare tanti altri? Ma come la storia ci ha insegnato proprio in Francia: la repressione alimenta la ribellione.

E sono stati proprio i compagni delle guerre popolari, i compagni del Partito Comunista dell'India maoista che in occasione del grande movimento di lotta – sempre in Francia - dei lavoratori contro la riforma del pensioni, lo hanno appoggiato. Un movimento di lotta prolungato fatto di 14 giornate di mobilitazione nazionale con milioni di proletari partecipanti a cui via via si sono aggiunti gli studenti, i giovani e anche lì vi sono stati scontri con la polizia, perché anche lì il governo borghese, il governo dei padroni, imperialista, degli affaristi, degli industriali della Francia guidati da Macron, hanno voluto opporre il No alle richieste dei lavoratoriì e hanno utilizzato il Parlamento come cosa propria, con una logica da dittatura. Ma opponendosi alle richieste dei lavoratori ne hanno alimentato l’estensione.

Ebbene i compagni indiani hanno appoggiato dall'India questo movimento, lo hanno salutato come importante, hanno fatto riferimento alla storica Comune di Parigi e alla storia del proletariato francese che ha avuto un ruolo importante nella storia del movimento operaio per indicare la strada. I compagni indiani verso cui esprimiamo la solidarietà oggi sono i primi ad essere solidali con tutto ciò che si muove all'interno delle cittadelle imperialiste.

I compagni indiani, i compagni filippini sono in prima fila nella lotta contro la guerra imperialista che dall'Ucraina si estende in tutto il mondo. Conoscono bene l'imperialismo, lo combattono nei loro paesi perché il regime reazionario delle Filippine è uno dei puntelli dell'imperialismo USA nella zona, così come il regime indiano è uno degli anelli-chiave dei nuovi schieramenti della guerra imperialista.

Recentemente vi è stata una visita di Modi negli Stati Uniti e questa visita si è tradotta in un rafforzamento dell'alleanza anche militare tra India e Stati Uniti, nuove forniture di armi che vengono usate dall'India sia in chiave interna contro il proprio popolo, contro le masse contadine che si ribellano con la guerra di popolo; sia per consolidare le alleanze in funzione anti cinese nell'area.

Quindi solidarizzare con le guerre popolari in India e nelle Filippine è contribuire all'avanzata della lotta rivoluzionaria nel mondo, è contribuire alla lotta contro la guerra.

sabato 1 luglio 2023

1 luglio - ORE 12 - Speciale Controinformazione - Onore ai martiri rivoluzionari, libertà per i prigionieri politici

 

 

1 luglio - info: 29 GIUGNO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIAREGGIO, immaggini

 



1 luglio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 30/6 - testi: Sulla rivolta in Francia e altro...

 

Buone notizie dalla Francia

40.000 poliziotti, città in stato d'assedio, non hanno fermato la rivolta in atto nelle banlieues parigine, da Nanterre a tutti i quartieri popolari, da Parigi a tante città.

Ancora una volta un giovane, Nahel, è stato ucciso a sangue freddo dalla polizia francese, come avviene negli Stati Uniti e in alcuni casi anche nel nostro paese.

Un banale controllo poliziesco, una reazione del giovane, niente di che. I poliziotti diventano brutali e gli gridano a più riprese che gli avrebbero sparato, che gli avrebbero tirato una palla in testa. E lo fanno.

17 anni, un giovane di un quartiere proletario, assassinato a sangue freddo.

Ma anche questa volta nelle banlieues parigine la notizia si diffonde e i giovani - e non solo i giovani - entrano in lotta, in rivolta. Per tre notti si combatte: gli edifici pubblici, i commissariati della polizia, diventano oggetto della rivolta dei giovani.

Chi ha ucciso Nahel? È importante anche capire queste cose. L'ha ucciso un poliziotto che si chiama Florian Menesplier, uno già messosi in luce il 10 dicembre del 2020 durante la repressione dei gilet gialli; egli vi prende parte e riceve una medaglia di bronzo per atti cosiddetti “di coraggio”. E’ un militare del Reggimento di fanteria di Belfort, un poliziotto fascista e assassino, dell'esercito repressivo messo in piedi dallo Stato imperialista francese di Macron che uccide.

E’ lo stesso Stato che ha represso le grandi manifestazioni dei lavoratori ed i momenti di ribellione dei

giovani, degli studenti, in occasione della grande lotta per la riforma delle pensioni, 14 giornate nazionali che, anche quelle, hanno paralizzato trasporti e città in Francia e hanno visto a Parigi, come altrove, la lotta, la rivolta, lo scontro.

Durante la grande lotta contro la riforma delle pensioni più volte ci siamo chiesti: cosa succede nelle banlieues? I giovani delle banlieues ci sono? Nelle banlieues c’è il movimento che dalla lotta per la riforma per le pensioni diventa lotta contro la disoccupazione, i bassi salari, la povertà?

No, non lo era diventato ma si sono dati la mano: dalla rivolta dei lavoratori - sia pure in forme certo non simili alla rivolta delle banlieues - ai giorni d'oggi.

Il Ministro degli Interni ha parlato di “intollerabili violenze”. C’è una sola “intollerabile violenza”, quella che uccide un giovane.

E oggi l'allarme dilaga in Francia così come esiste la paura del contagio verso gli altri paesi.

D'altra parte l'assassinio di Nahel non è che la logica conseguenza delle leggi che questo governo sta facendo: il nuovo articolo 435/1 del codice di sicurezza dà un'ampia discrezionalità agli agenti prevedendo 5 circostanze in cui è legittimo ricorrere all'uso delle armi.

E’ chiaro che, se dai questo potere e mano libera ai poliziotti, “5 circostanze” diventano “tutte le circostanze”.

Questa rivolta viene da lontano: viene dal 2005, un'altra grandiosa rivolta che mise a ferro e fuoco per più di un mese Parigi e tutta la Francia.

Allora al governo vi era Sarkozy, un poliziotto corrotto che dimostrò che cosa significava il potere poliziesco, lo Stato borghese, la dittatura in Francia quando le masse si ribellano.

“E’ giusto ribellarsi!” - dicono i giovani – “senza giustizia niente pace”, “tout le monde déteste la police”.

Ebbene questa rivolta dimostra che siamo in Francia in una situazione rivoluzionaria in sviluppo. Nel cuore dei paesi imperialisti non è tutta uguale la situazione e la Francia oggi indica una strada come l’ha indicata in altre occasioni.

Il blog proletari comunisti dà molto spazio a questa rivolta, in francese direttamente, per fare presto - ma chi vuol leggere riesce a leggere - per dare elementi di cronaca, di valutazione sul campo, per dire che il vento della rivolta, le idee di rivolta non sono mai morte!

Da questo noi dobbiamo trarre non tanto un fragile slogan “facciamo come in Francia” - le condizioni sono e restano diverse - ma la comprensione che è giusto ribellarsi, che è possibile, che è necessario e quando una scintilla - è il caso dell'ultimo, criminale, omicidio poliziesco - incendia la prateria, allora la prateria in fiamme è il brodo di cultura della Rivoluzione, dello spettro della Rivoluzione. Perché solo la Rivoluzione oggi serve in Francia come in tutti i paesi imperialisti, per non dire quello che serve da sempre nei paesi oppressi dall'imperialismo, dove la ribellione delle masse e le guerre di popolo stanno indicando una strada, stanno offrendo il punto di riferimento di un incendio che deve dilagare.

Guardare oltre il quotidiano, guardare il quotidiano alla luce del mondo, pensare che un altro mondo è davvero possibile ma la via di un altro mondo è quella che la Francia ci indica, in un paese capitalista/imperialista avanzato. Dalle grandi giornate di lotta contro la riforma delle pensioni, per i salari, per il lavoro, contro le insopportabili condizioni di lavoro e di oppressione alla rivolta generale, al ruolo di prima linea della gioventù ribelle, della gioventù più povera, della gioventù dei quartieri, della gioventù multinazionale, multirazziale, che ancora una volta si dimostra essere una leva potente, una forza poderosa del cambiamento all'interno dei nostri paesi, cambiamento indispensabile su ogni cosa.

Abbiamo fiducia che anche da questa rivolta i giovani, le avanguardie, la classe operaia, le forze autenticamente comuniste, ribelli, rivoluzionarie trarranno insegnamenti e impugneranno la strada per trasformare la rivolta in Rivoluzione, perché la Rivoluzione è l’unica soluzione.

Torniamo al nostro paese, ai nostri padroni.

I nostri padroni vogliono tutti i soldi del Pnrr, tutti i soldi del Mes, tutti i soldi destinati dallo Stato alle emergenze industriali, alle emergenze della transizione ecologica, alle emergenze della contesa internazionale tra padroni nel mondo, contesa che origina le guerre e le porta anche alle loro estreme conclusioni.

“I soldi sono nostri” dice Bonomi. Si azzuffano per averli, si uniscono per averli e quindi insistono con i governi per ottenerne di più nei tavoli europei ma sempre con la stessa logica: che tutti quei soldi devono andare a loro. E Bonomi lo dice chiaramente: le imprese devono averli, “c'è bisogno di un piano di investimenti per la transizione 5.0 indipendente dalla logica dagli aiuti di Stato che dia le risorse direttamente alle imprese a livello UE”, una politica industriale che metta al centro le imprese.

E agli operai che producono? E ai lavoratori e ai cittadini? per loro invece niente.