lunedì 25 luglio 2022

25 luglio - Intervista ad un'operaia delegata Slai Cobas sc della Beretta di Trezzo - La lotta di queste operaie ha un valore generale che ci riguarda tutte e tutti

 riceviamo e pubblichiamo

Come Assemblea donne/lavoratrici (ADL) un’intervista a S., un’operaia della fabbrica Beretta di Trezzo, successivamente all’assemblea telematica nazionale donne del 9 giugno sulla guerra in cui appunto alcune operaie Beretta hanno partecipato. 

Una parte delle operaie in appalto nel salumificio Beretta, organizzate con lo Slai Cobas per il sc, sono in lotta da mesi in difesa del posto di lavoro, per migliori condizioni contrattuali e oggi in particolare contro un grave accordo fatto dai padroni con la Uil che taglia il salario già basso colpendo diritti basilari come la maternità e chi si infortuna o denuncia gli infortuni.

Un accordo firmato sottobanco senza comunicazione alle operaie, che rappresenta il vero volto dei padroni e dei sindacato organicamente dannosi e asserviti ad essi come i confederali, e che costituisce un pericoloso precedente che si può estendere in altri posti di lavoro contro altre lavoratrici, la lotta di queste operaie è pertanto importante per tutte e tutti perché oltre all’aspetto della lotta sindacale ha anche una valenza sul piano politico/ideologico per quanto attiene alla lotta che come donne siamo chiamate a mettere in campo contro la condizione di doppio sfruttamento e oppressione che questo società capitalistica ci pone/impone.

ADL: innanzitutto portiamo nuovamente solidali saluti a te e a tutte le operaie in lotta dalle lavoratrici e compagne che aderiscono e partecipano all’Assemblea Donne/Lavoratrici, con questa intervista vogliamo fare conoscere in modo più ampio la vostra attuale situazione e la lotta coraggiosa che appunto state mettendo in campo da mesi e verso cui in questi giorni stanno arrivando da più parti, da altre realtà di lavoratrici, collettivi, compagne… diversi messaggi di solidarietà e sostegno. Una lotta non facile ma necessaria e importante che in in questa fase si sta facendo contro l’accordo firmato dai padroni con la Uil che peggiora e attacca in modo significativo la vostra condizione di lavoratrici ma pone anche la questione della condizione che vivete come donne, rispetto a quanto accennavi in assemblea telematica in merito a tutte le oggettive difficoltà a gestire per esempio il lavoro di cura in famiglia, i figli… “difficoltà doppie, triple” essendo per la maggior parte anche donne immigrate che non hanno nessuna risorsa a parte il lavoro.

S.: innanzitutto questo accordo non ce l'hanno neanche fatto vedere interamente né ci hanno consultato, la parte che abbiamo visto riguarda il “premio annuale” che noi avevamo prima senza vincoli specifici ma era legato alla presenza, ancora prima era soggetto al fatto che se ti assentavi più di 15 gg di malattia e per maternità/congedi parentali non lo prendevi, infatti quante volte per esempio io l'ho perso, avendo due figli, per periodo di congedi parentali più lunghi.

Poi c’è stato appunto il premio legato alla presenza e solo le operaie che avevano meno di 18 mesi di lavoro non lo percepivano, ma ultimamente non erano tante queste operaie perché al massimo facevano 3/4 mesi di lavoro e se ne andavano quindi non arrivavano neanche ai sei mesi, noi questo premio lo prendevamo infatti ogni sei mesi, che comunque sia è una misura aggiuntiva nel salario che fa sempre comodo visto il carovita e l’aumento costante dei prezzi…ma adesso ci ritroviamo davanti un vincolo sul premio a mio avviso troppo brusco perché che sia un figlio piccolo che sta male, e questo può accadere spesso, o che stiamo male noi stesse si viene penalizzate in modo più forte, si mette dentro questo accordo una penalizzazione sulla fruizione della maternità/congedi parentali/malattia bambino a brevissimo termine contro di fatto la maggioranza delle operaie perchè

al 90% siamo mamme …

ADL: ma questo accordo come penalizza nel concreto la maternità?

S.: siccome questo premio è ogni tre mesi di circa 200 euro se fai un giorno di assenza ti tolgono 50 euro, se ne fai due 100 euro, in pratica se continui non lo prendi più, se è fortunato a non stare male l’unico a prenderlo sarebbe l’operaio magazziniere, ma anche lui prende tante volte la paternità perché la moglie lavora e si devono alternare quando i bambini hanno qualche problema.

ADL: ma voi siete a maggioranza donne in questa fabbrica? E quante siete?

S.: si nel mio reparto siamo tutte donne a parte questo operaio magazziniere, noi dell’appalto siamo 48/50, in totale arriviamo forse a 400 operaie tra dirette e in appalto.

ADL: questo accordo dei padroni fatto con Uil riguarda tutte le operaie della fabbrica?

S.: no riguarda solo noi operaie che siamo in appalto, e questo è una discriminazione perchè le operaie dirette hanno un premio di circa 700 euro che non ha comunque questo tipo di vincoli così stringenti, anche se si assentano per malattia i criteri posti al raggiungimento della curva della malattia per una diminuzione del premio non sono come questo accordo firmato ora con la Uil che è un sindacato che rappresenta una minoranza delle operaie, pochissime operaie, ma adesso questo accordo deve valere per tutte, in Beretta c’è anche Cisl e Cgil ma i confederali li senti parlare e capisci la loro vera natura, mi cambiavano le parole quando ho parlato con alcuni di loro… prima di incontrare lo Slai eravamo Cisl, nelle assemblee si capiva ben poco o si mettevano ad urlare se parlavamo…

Abbiamo poi conosciuto lo Slai Cobas sc, si capisce quando un sindacato vuole fare davvero qualcosa in difesa dei lavoratori sia nelle parole che nei fatti anche se non sono facili.

ADL: quindi in questa fabbrica ci sono reali differenze contrattuali, salariali ecc tra le operaie cosiddette dirette, voi in appalto e le interinali ma a parità di mansioni?

S.: di fatto si a parità di mansioni, anzi forse noi operaie dell’appalto per ceri versi facciamo anche di più, ma vi è qui una logica di sfruttare di più e pagare di meno.

ADL: ci spieghi meglio la vostra mansione, questa è una domanda che ci è stata posta anche da lavoratrici di altri settori

S.: noi dell’appalto siamo nel reparto imballaggio dove sulla linea passano le buste con i salumi che si comprano nei supermercati, queste buste arrivano da vari nastri dalla camera bianca dove vengono affettati e confezionati i salumi, in queste buste si deve apporre la data di scadenza, dopo che le buste passano nel metal detector e nell’etichettratice ritornano a noi attraverso i nastri e iniziamo a metterle nei cartoni, tipo 8/10 buste a cartone, chiudiamo, mettiamo l'etichetta sul cartone e poi mettiamo sui bancali, facciamo turni di 7,30 ore perché non c'è la mensa però veniamo pagate per 8 ore.

ADL: alcuni anni fa come compagne Mfpr abbiamo fatto un’inchiesta tra le operaie della Fiat di Melfi in particolare sull’aspetto della salute e sicurezza che accanto ad aspetti più generali che riguardavano tutti gli operai ha fatto emergere anche aspetti specifici che incidevano in termini alquanto negativi sulla salute delle operaie. Come incide il vostro lavoro sulla vostra salute e condizione più generale di vita?

S.: il nostro lavoro è molto usurante soprattutto per le mani e la schiena perché sei sempre lì a sfogliare le buste e a chiudere i cartoni, dobbiamo fare movimenti rapidi, alcune di noi sono state operate al tunnel carpale, ma emergono anche problemi frequenti alla schiena, io alcune settimane fa per esempio ho dovuto fare una risonanza magnetica, non tanto per lo stare in piedi ma per i movimenti continui per cui non abbiamo il tempo per stare attente a come ci appoggiamo per esempio…facciamo due turni, mattina e pomeriggio, facciamo due pause, una da 10 minuti e una da 20 minuti… per il covid le mascherine ce le danno giornalmente ma non ci hanno mai fatto fare tamponi neanche nei momenti più rischiosi in cui ci sono state molte assenze di malattia, soprattutto nelle camere bianche dove si affettano i salumi, ma c’è stato un atteggiamento da parte dell’azienda di coprire diciamo…

ADL: secondo te sono bastevoli queste pause? Le operaie della Fiat si lamentavano tantissimo sulla breve durata delle pause, alcune dicevano non abbiamo neanche il tempo di andare in bagno a volte lontano dai reparti che la pausa finisce, a maggior ragione se abbiamo il ciclo…”

S.: si in teoria diciamo che è così per noi operaie, precedentemente la prima pausa era di 5 minuti … diciamo che siamo passate da una situazione di più elasticità ad una situazione attuale in cui i nuovi capi ora fanno controlli più pressanti sui minuti, abbiamo visto che segnano quando usciamo e quando entriamo…

ADL: vi siete dunque organizzate, almeno una parte di voi, con lo Slai Cobas per il sc decidendo di iniziare una lotta in difesa del posto di lavoro per contrastare il peggioramento della condizione lavorativa, l’attacco a diritti basilari e sacrosanti, per l’assunzione diretta di tutte contro un sistema di appalto che ha portato anche a questo accordo padroni/Uil peggiorativo e ulteriormente discriminatorio che divide di fatto e di più le operaie anche in termini di lotta… ce ne parli?

S.: in questo momento la cosa che ci preme di più è la chiarezza perché comunque sia stanno facendo tantissimi cambiamenti e non sappiamo quanto durerà perché quello che si sente dire è che di fatto non c'è posto di lavoro, la speranza è di toglierci dal sistema di appalto ed essere internalizzate ma non è affatto facile e anche lì ci sono problemi, cioè per le operaie assunte dirette… per esempio vedi la questione della formazione, noi avevamo chiesto di far fare formazione alle operaie nuove assunte prima di metterle alla linea di produzione, questo non è mai avvenuto, pochi giorni fa si è fatta male una ragazza perché un operaia nuova ha acceso una macchina mentre la ragazza aveva ancora le mani sotto… ho detto su questo chiaramente come la pensavo, io sono delegata Slai, ma il responsabile di reparto ha risposto “guarda che a noi la formazione mica ce la pagano”.

Ho detto “ noi non possiamo contemporaneamente farci carico dei nuovi assunti per spiegargli la mansione, perché noi dell’appalto facciamo la formazione a chi viene assunto diretto, mentre stiamo già lavorando, è rischioso, dovete far fare solo l’affiancamento senza metterci in linea, non è un problema nostro che non vi pagano la formazione, ma così non è possibile, così rischiamo tutte e tutti sia i nuovi assunti che i vecchi…” , alla fine è successo realmente quello che temevamo, un’operaia si è infortunata e poi è andata in ospedale, è chiaro che a chi come me è delegato sindacale si tende a non dare tante informazioni su questi fatti ma in generale su questa questione degli infortuni diciamo che c’è l’atteggiamento di intimidire le operaie o ridimensionare gli eventuali infortuni…

25 luglio - Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

 

Documento approvato dall'assemblea permanente dei lavoratori ex Gkn

Dal 19 gennaio, data dell'accordo quadro, l'azienda non ha presentato di fatto un piano industriale dettagliato e indagabile, né ha chiarito le modalità con cui avverrà l'investimento in Qf. Abbiamo presentato al Mise la cronistoria di tutti gli incontri mandati a vuoto: 31 marzo, 20 aprile, 27 aprile, 31 maggio, per non parlare degli incontri interni.

Il consorzio che in teoria dovrebbe nascere in questa settimana non è un passaggio né concordato con noi, né condiviso né tanto meno chiaro. Nè a noi, né, ci permettiamo di dire, al tavolo istituzionale. Abbiamo appreso solo venerdì scorso che si tratterà di un consorzio “non a scopo di lucro” e che avverrà un'entrata nel cda di Qf di rappresentanti di società terze che, almeno, saranno finalmente disvelate.

Il punto non è che delle società non possano consorziarsi “senza scopo di lucro” per attività di rappresentanza o di ricerca. Il punto è che nessuno di questi passaggi chiarisce quanto andiamo chiedendo da tempo: quali sono i presupposti di continuità aziendale, quali sono i vincoli contrattuali, societari e solidali tra gli investitori e Qf, i dettagli del piano industriale che ad oggi è solo “una fotografia dall'alto”, la finanziabilità del progetto, la linea di credito, le commesse, la solidità di prospettiva, la linea di approvvigionamento delle materie prime, il bacino di reclutamento della figure professionali mancanti, le tappe per tornare al saldo occupazionale, ecc. ecc.

🥁 Questi elementi non solo sono indispensabili per poter avviare una trattativa seria, serena e professionale tra le parti sociali sul cronoprogramma e gli aspetti della reindustrializzazione. Ma sono anche elementi chiave da esplicitare per chiunque voglia accedere a fondi pubblici e a un tipo di ammortizzatore sociale.

Il fatto che l'Inps non abbia ancora autorizzato il pagamento della cassa integrazione ordinaria e che il Mise abbia richiesto la convocazione urgente di un tavolo tecnico con l'azienda dimostra che tali elementi non mancano solo al collettivo di fabbrica, alla Rsu o alle organizzazioni sindacali. Mancano a tutti i soggetti che hanno firmato l'accordo quadro del 19 gennaio.

I passaggi chiave dovevano essere: proposte vincolanti entro il 31 marzo, trattativa sul piano industriale, closing con vendita della società all'investitore in piena continuità occupazionale e di diritti entro agosto. Tali passaggi sono stati fatti saltare unilateralmente dall'azienda, rassicurando che comunque gli investitori sarebbero entrati in Qf. Oggi invece ci troviamo con un consorzio, non a scopo di lucro, e con ancora forti elementi di incertezza.

Il ritardo e lo stallo derivano da questo contesto. E da nient'altro. Invece di prenderne atto, l'azienda ha preferito percorrere la via “solita”, che conosciamo fin troppo bene: dipingere i lavoratori come pericolosi intransigenti, sostenere e diffondere la leggenda metropolitana dello stabilimento inagibile. Ha in pratica giocato a creare tensione e divisione, predicando a parole invece trasparenza e disponibilità.

Ancora all'ultimo incontro abbiamo sentito il dottor Borgomeo affermare che è tutto pronto ma mancano solo due elementi per dare il via al progetto: l'agibilità dello stabilimento e la cassa integrazione che non viene concessa. Ancora una volta si invertono causa ed effetto: la cassa integrazione non viene concessa perché non c'è chiarezza sul progetto, non il contrario. E lo stabilimento è perfettamente agibile. Il punto è che i lavoratori non hanno alcuna intenzione di smantellarlo senza chiarezza sulla sua reindustrializzazione.

🛠 Se c'è qualcosa che rende inagibile lo stabilimento è la lentezza e l'immobilismo aziendale. Sia chiaro che non solo siamo noi ad avere fretta, ma abbiamo proposto a ripetizione e nel tempo tutti gli elementi di trattativa per fare un passo in avanti. Oggi questi elementi di trattativa sono diventati per noi richieste categoriche per raggiungere un nuovo punto di equilibrio che ristabilisca quella cosiddetta fiducia, che mai come in questa vicenda è stato termine usato, abusato e inflazionato.

Lungi da quanto sostenuto, la nostra vicenda è tutt'altro che conclusa. E' ancora tempo di attivismo, impegno e solidarietà di tutto il territorio, delle sue competenze e intelligenze solidali. Fuori da ogni attendismo, iniziamo a costruire un'azienda socialmente integrata, dove professionalità e diritti continuino ad alimentarsi a vicenda. Le istituzioni, di fronte al prolungarsi di questo stato di incertezza, non attendano oltre e trovino tutti gli strumenti necessari a intervenire dentro Qf.

⚙️ Noi non creiamo problemi, da sempre forniamo proposte e soluzioni. Eravamo al lavoro, ci è stato tolo e da quel 9 luglio non facciamo altro che parlare e proporre vie per tornare al lavoro. Se l'azienda è realmente interessata a un passo avanti, si metta realmente a discutere e sottoscrivere accordi, pancia a terra, su tutti gli aspetti ad oggi non chiari o non definiti:

⏩ 1. Nuovo accordo di implementazione dell’accordo quadro del 19 gennaio, visto come è stato largamente disatteso. Qualsiasi annuncio e mossa societaria dovrebbe essere fatta a seguito del tavolo al Mise, dell'accordo tra le parti e della restituzione pubblica del tavolo tecnico tra istituzioni e azienda.

2. Avvio del processo di entrata di Invitalia e /o di altri soggetti pubblici in Qf.

3. Commissionare a Artes, a università toscane, con il contributo della regione il progetto di creazione del competence center nella palazzina nord dell'azienda, con l’idea di concedere l’uso della palazzina nord a un soggetto di ricerca pubblico e locale ai fini di creare un polo di ricerca utile a Qf e al territorio, per continuare a identificare le migliori soluzioni di prodotto. E' da tempo che insistiamo su questa proposta e se fosse stata presa seriamente in considerazione, oggi saremmo un bel passo avanti.

4. Nel nuovo accordo, chiarimento dei meccanismi di closing e di vincoli degli investimenti. Nello stesso accordo o subito dopo calendarizzare discussione sul cronoprogramma dettagliato della reindustrializzazione

5. Definizione quantitativa dei passaggi di ripresa produzione (inizio 2023) e di pieno regime (2024), sia con date certe ma anche con la chiarezza di quale è l’ammontare di ore di lavoro associate ai vari passaggi (prima produzione-pieno regime)

6. Chiarezza, codificata nell'accordo di cui sopra, su: i dettagli del piano industriale”, la finanziabilità del progetto, quali sono i vincoli contrattuali e societari tra gli investitori e Qf, la linea di credito, le commesse, la solidità di prospettiva, la linea di approvvigionamento delle materie prime, il bacino di reclutamento della figure professionali mancanti e non, le tappe per tornare al saldo occupazionale ecc. ecc.

7. Vista la tendenza di Qf a esternalizzare momenti decisionali e funzioni produttive, rinuncia all’utilizzo degli appalti in Qf. Pulizie e logistica siano reinternalizzate. Questo sia a causa della lunga cassa integrazione, sia perché per l'ennesima volta Qf ci ha mostrato come lo strumento appalto sia solo finalizzato a peggiorare la qualità del lavoro, a esternalizzare i centri di decisione e a comprimere il costo del lavoro. Dopo cinque mesi, ancora non sono partite le pulizie interne e non abbiamo visto uno straccio di capitolato.

8. Il cronoprogramma non può riguardare solo lo smantellamento dello stabilimento ma deve comprendere tutto ciò che è necessario al pieno ritorno alla funzionalità dello stabilimento: lavori edili e ripristino funzioni “infrastrutturali” (server, magazzino, docce, mensa, ufficio spedizioni, ufficio finanze, reparto industrializzazione, servizi informatici ecc. ecc. ecc.)


domenica 24 luglio 2022

24 luglio - GRANDE RISPOSTA COMBATTIVA E PROLETARIA: UNA MAREA INVADE PIACENZA.

 immagini del corteo

Ringraziamo tutti i partecipanti, solidali e compagni/e venuti in piazza. Oltre 5.000 lavoratori e lavoratrici rispondono nel miglior modo ai teoremi giudiziari della Procura di Piacenza e urlano alla liberazione di Aldo, Arafat, Carlo, Bruno, Roberto e Iassa. Dopo gli scioperi spontanei e lo sciopero nazionale dell'altro ieri, oggi una marea ha invaso Piacenza. 

Rilanciamo la mobilitazione per la giornata del riesame al Tribunale di Bologna che si terrà i primi giorni di Agosto.

LE LOTTE OPERAIE NON SI ARRESTANO.

LA REPRESSIONE NON CI FERMERÀ.

LA LOTTA DI CLASSE LA SPEZZERÀ.


 






24 luglio - PALERMO CON PIACENZA

 

Questo sabato pomeriggio, in concomitanza con la manifestazione nazionale dei sindacati conflittuali svoltasi a Piacenza, i coordinamenti sindacali di base della città di Palermo - insieme a lavoratori, studenti e precari - hanno manifestato piena solidarietà ai compagni arrestati e accusati dalla Procura di Piacenza di ‘’estorcere’’ migliori condizioni di lavoro per i lavoratori e le lavoratrici nei confronti del padronato. 


 In questa fase di crisi economica e sociale che vede la prosecuzione dello sforzo bellico imperialista e il progressivo arricchimento delle classi dirigenti, in cui la presenza dello Stato si palesa esclusivamente in termini repressivi, le organizzazioni cittadine, i sindacati di base e i movimenti politici della città manifestano la necessità di convergere insieme a partire dai propri territori per rispondere con unità e forza agli attacchi degli apparati repressivi.

Se toccano uno, toccano tutti. Questo è stato uno degli slogan del presidio che si è svolto sotto la prefettura di Palermo. Le lotte condotte nei posti di lavoro minacciano lo status quo voluto dai padroni delle grandi aziende e delle multinazionali; a difenderli lo Stato e le sue istituzioni. Per questi motivi, anche noi, a partire dalle lotte, ci uniamo ai lavoratori del Si Cobas e dell’USB per chiedere l’immediata liberazione dei compagni e dei dirigenti delle suddette organizzazioni sindacali. 

Il corteo di Piacenza ha dimostrato una grande partecipazione. La forza delle classi lavoratrici, insieme agli studenti, disoccupati e precari non si è arrestata; per questi motivi abbiamo bisogno di una risposta forte in grado di rompere le condizioni di sfruttamento di milioni di lavoratori e lavoratrice in tutti i territori.

Si Cobas Palermo

Federazione USB Palermo

CUB Palermo

Slai Cobas per il sindacato di classe - Proletari Comunisti - Mfpr Palermo

Potere al Popolo Palermo

Partito Comunista dei Lavoratori - Palermo

Comitato di Base No Muos - Palermo

Federazione Anarchica Siciliana - Palermo

sabato 23 luglio 2022

23 luglio - Le lotte operaie non si processano! Manifestazione nazionale sabato 23 luglio a Piacenza

 

di SI Cobas –USB – ADL – SGB – Slai Cobas per il 

sindacato di classe - Cub trasporti - Unicobas – 

Cobas Sardegna – USI CIT- confederazione cobas

All’alba di martedì, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari e disposto altre misure cautelari per otto dirigenti nazionali e locali del SI Cobas e della USB operanti da anni nel settore della logistica. A questi si aggiungono decine di lavoratori e attivisti messi sotto accusa.

Con ben 350 pagine di ordinanza si costruisce un vero e proprio “teorema giudiziario” sulla scorta di un elenco interminabile di “fatti criminosi” quali picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee ecc. Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio.

Per la procura di Piacenza le lotte condotte nei magazzini della logistica dal 2014 al 2021: sarebbero state attuate per motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale.

Questo teorema giudiziario è un evidente tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori. Si vuole negare la legittimità del sindacalismo conflittuale e delle sue pratiche e si vuole dare una ulteriore spinta repressiva contro il diritto di sciopero in un settore strategico per le multinazionali e per il capitale.

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, IKEA, Leroy Merlin ecc.: mobilitazioni grazie alle quali il sindacalismo di classe e combattivo è riuscito a rivoltare come un calzino un settore che per anni ha rappresentato una vera e propria giungla di supersfruttamento, caporalato, precarietà e salari da fame: una giungla resa possibile dalle connivenze istituzionali e dalla complicità dei sindacati Cgil-Cisl-Uil, con l’utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a finte cooperative, con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata.

Grazie ad anni di dure lotte migliaia di lavoratori a Piacenza e in gran parte del centro-nord hanno conquistato salari dignitosi e messo fine ai ricatti imposti dai padroni, pagando un prezzo durissimo in termini repressivi e di sangue, come dimostrato dagli omicidi di Abd El Salaam nel 2016 fuori ai cancelli GLS di Piacenza e di Adil Belakhdim lo scorso anno all’esterno del magazzino Lidl di Biandrate.

È del tutto evidente il legame tra questo teorema repressivo “ad orologeria” e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato dell’associazione padronale del settore (Assologistica), con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala teso a mettere fuori legge gli scioperi e la contrattazione nelle aziende, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

L’avanzare della crisi capitalistica, e il malessere sociale sempre più montante a seguito dell’economia di guerra e del carovita, producono un’offensiva sempre più stringente contro i lavoratori, e in particolare contro le avanguardie di lotta sindacali e sociali.

Contro questa ennesima provocazione poliziesca è necessario rispondere in maniera unitaria e compatta, al di là di ogni steccato di categoria o di appartenenza di sigla.

Per questo motivo, facciamo appello a tutte le forze del sindacalismo conflittuale e a tutti i movimenti sociali e politici non asserviti ai diktat dei padroni e del governo Draghi, a costruire una manifestazione nazionale a Piacenza, sabato 23 luglio alle ore 14,30 con concentramento ai Giardini Margherita (di fronte alla stazione FS).

Le lotte contro sfruttamento e caporalato non si processano. La vera associazione a delinquere sono Stato e padroni.

ALDO, ARAFAT, BRUNO, CARLO, FISAL, ISSA, RIADH E ROBERTO: LIBERI SUBITO!


23 luglio - Un saluto proletario  ai compagni e lavoratori/lavoratrici turchi di AGEB da oggi in campeggio in Italia

 

PROGRAMMA DEL CAMPO:

Festa di apertura

Eventi culturali e sportivi

Conversazioni attuali e politiche

Seminari

Storia e viaggi nella natura

Programmi per bambini

Divertimento al campo

UNIONE DEI LAVORATORI MIGRANTI IN EUROPA – AGEB

Ageb teoricamente, ideologicamente, politicamente fa capo a PARTIZAN/TKP/ML

Lavoratori migranti, compagni, amici;

Dal 23 luglio al 06 agosto 2022 a Scalea, sulla costa mediterranea italiana, terremo il nostro AGEB 1st Collective Holiday Camp.

Ti aspettiamo all'AGEB 1st Collective Holiday Camp, che abbiamo organizzato per condividere la vita


23 luglio - CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA: La ribellione dei portuali continua

 

Il CALP (Collettivo autonomo lavoratori portuali) reagisce con sdegno alla risposta, definita “banale e sciocca” del Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano all’interrogazione presentata dalla parlamentare Yana Ehm del gruppo ManifestA sul transito di armi nel porto di Genova.

Di Stefano ammette che la nave “Bahri Jeddah” battente bandiera dell’Arabia Saudita, attraccata nel porto lo scorso aprile, proveniente da Baltimora (USA) e diretta verso Alessandria (Egitto) con sbarco di destinazione a Jeddah (Arabia) e Jebel Ali (Emirati Arabi Uniti) trasportava “materiale militare, anche pericoloso ed esplosivo, ma non radioattivo”.

Con una giravolta tecnica di rara ipocrisia, Di Stefano afferma poi che questi transiti, contrastati anche in passato da scioperi e blocchi del porto di Genova, non violino la legge 185/90 sull’esportazione di

armi, perché queste non vengono scaricate o maneggiate dai portuali, ma rimangono nelle stive o nei container. Dunque “non si ravvede la necessità di assumere specifiche iniziative in proposito.”

Ma possibile, chiedono i portuali, assistiti dallo studio dell’avvocato Andrea Danilo Conte che “la necessità di rispettare le normative internazionali sui trasporti prevalga su quella di rispettare le normative internazionali sui diritti umani?” Merci prima di esseri umani, insomma. Logica economica a discapito della vita umana. Risposta tecnica invece che politica.

Eppure il transito di armi destinate a Paesi in conflitto e per di più colpevoli di gravi violazioni di diritti umani viola l’articolo 9 del Trattato sul commercio delle armi e anche l’articolo 11 della Costituzione. Inoltre, ricorda il CALP, “il 20 dicembre 2020 la Commissione Esteri della Camera ha votato la risoluzione n. 7-00588 di embargo nei confronti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, così come hanno fatto molti Paesi dell’Unione Europea. Il 17 settembre 2020 il Parlamento Europeo ha stabilito che le armi esportate in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti vengono utilizzate nella guerra dello Yemen, dove 22 milioni di persone hanno bisogno di protezione e aiuti umanitari”.

23 luglio - GKN la lotta continua!

 

    Comunicato del Collettivo di Fabbrica-Lavoratori GKN Firenze.

    Ci avete espulso e cancellato da ogni forma di dibattito pubblico. Ingannati, raggirati e perfino derisi. Siamo quelli che non subiscono il fascino del mercato, che non si piegano al meno peggio che prepara il peggio, che dovrebbero sempre piegare la testa perché “se chiedi salario” spaventi i mercati, “se chiedi un contratto” spaventi i clienti, “se pretendi i diritti” spaventi l’investitore.

    Siamo quelli che “così fai fuggire i poveri capitali dall’Italia”. Ma se invece siamo noi a fuggire da un lavoro sottopagato, rifiutandolo, “allora in Italia abbiamo un problema “.

    Avete drogato la nostra gente di qualunquismo e superficialità, salvo poi pretendere di coinvolgerci emotivamente nello show del palazzo.

    Avete agitato così tanto la paura per controllarci, che siamo ormai assuefatti e non abbiamo più paura.

    Quaggiù, in cassa integrazione, sulle rive dei fiumi in secca, tra le ondate di calore, con una bolletta che ti manda in crisi, giocando non sul filo del fuorigioco ma su quello della soglia di povertà relativa, mentre proviamo a fermare la follia della vostra guerra, dove 1000 euro finiscono subito e il mese è ancora lungo, e un familiare da accudire ti stravolge la vita, ci è rimasta almeno la libertà di gridare che i vostri giochetti, ricatti, psicodrammi, faziosita’ non ci toccano più.

    Il punto non è il Governo vecchio o il Governo nuovo, ma il mondo vecchio o quello nuovo.

    C’è un abisso sociale, diremmo quasi antropologico, tra noi e le vostre vicende politico-parlamentari.

    Mai stati ostaggi della BCE, di Mario, del “lo chiedono i mercati”, degli spauracchi “del meno peggio “.

    Non abbiamo più paura. Padroni di niente e ostaggi di nessuno. E può sembrare difficile, ma è la sola verità che conosciamo: “”.

    E sulla nostra agenda non ci sono voti di fiducia ma la mobilitazione che è la sola salvezza:

    – sabato 23 luglio alle 14 a Piacenza contro la repressione della nostra famiglia allargata

    – tra luglio e agosto, per la vicenda Gkn le chiacchiere finiscono

    – dal 26 luglio a Torino Climate Camp

    E ancora Festival Alta Felicità, campeggi studenteschi, no Muos ecc.

    E il 23 settembre è di nuovo Global strike per il clima.

    #insorgiamo

    Collettivo di Fabbrica-Lavoratori GKN Firenze 

    https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze

    https://www.instagram.com/collettivofabbricagkn/

    collettivo.gkn.firenze@gmail.com




venerdì 22 luglio 2022

ELIMINARE IL COBAS… QUESTO AL CENTRO DEGLI APPUNTI SMARRITI DA UNA DIRIGENTE ALLA BERETTA DI TREZZO. LA MOBILITAZIONE DELLE OPERAIE SLAI COBAS SI CARICA ANCORA DI PIÙ. NELLO SCIOPERO DI GIOVEDÌ LOTTA E SOLIDARIETÀ CONTRO LA REPRESSIONE DEL PADRONE E DELLO STATO NELLA DIFESA DEL POSTO E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO…


La mobilitazione delle operaie alla Beretta è una coraggiosa resistenza collettiva ai piani dell’azienda che le vuole cacciare dalla fabbrica; racconta e contrasta pressioni e ricatti usati per alzare lo sfruttamento; la repressione antisindacale verso le delegate seguite come ombre dai capi terrorizzati; gli attacchi vigliacchi alle operaie in quando donne, con improvvisi cambi di orario e di turno, per mettere in difficoltà le lavoratrici madri che hanno sulle spalle la produzione e l’assistenza; la complicità confederale, con accordi infami e il crumiraggio delle iscritte Uil delegata compresa, con ore di straordinario per coprire le linee ferme per sciopero…

Due assemblee ci restituiscono l’immagine vera della Beretta, marchio di largo consumo che si è costruita un immagine commerciale familiare e accattivante.

La prima giovedì 14, delle operaie dipendenti dirette Beretta, iscritte Cisl e Cgil,

giovedì 21 luglio 2022

21 luglio - LE LOTTE OPERAIE NON SI PROCESSANO: TUTTI A PIACENZA SABATO 23

 


21 luglio - VENERDÌ PREFETTURA TARANTO

 



21 luglio - SOLIDARIETÀ E CONDIVISIONE: dalle lavoratrici combattive

 

Lottare non è reato! Massima solidarietà dalle lavoratrici ai compagni del Si.Cobas e Usb arrestati - Liberi subito! 

Ieri sono stati arrestati 4 dirigenti nazionali e delegati del Si.Cobas e 2 dell'Usb per lotte, scioperi e vertenze per ottenere migliori condizioni salariali e di lavoro, portate avanti negli anni.

Questa repressione è molto grave perchè mette in discussione il diritto di sciopero e di lotta, il diritto a chiedere aumenti salariali e fare vertenze, il diritto di organizzarsi nei sindacati di base. 

Se passano questi arresti, è un attacco a tutti i sindacati di base e a tutti i lavoratori e lavoratrici, a tutti i residui nostri diritti.

Questi arresti, gravi anche per le motivazioni con cui sono stati fatti, sono interni al clima da guerra in corso avviato dal governo Draghi, per cui le lotte proletarie fino al dissenso democratico, non sono legittime e devono essere messe a tacere, per imporre forzatamente consenso all'azione criminale, guerrafondaia, al servizio dei padroni nazionali e internazionali. 

Non dobbiamo permetterlo.

Chiamiamo tutte le lavoratrici alla solidarietà e a

 partecipare alle iniziative 

Lavoratrici Slai Cobas sc 

Assemblea Donne/Lavoratrici

mercoledì 20 luglio 2022

20 luglio - Oggi mobilitazione alla prefettura di milano, cosiì come in tante città, contro l’attacco repressivo al Sicobas e Usb piacenza,

 Lo stato dei padroni nei giorni scorsi  ha arrestato 4 dirigenti  del Si Cobas e 4 dirigenti di USB Piacenza per la loro attività sindacale a difesa dei lavoratori.


Un presidio,  a cui hanno partecipato centinaia tra lavoratori e compagni. per rivendicare la liberazione immediata degli arrestati, il diritto di sciopero non si tocca !   Lottare non è reato !



Una delegazione di lavoratori dello slai cobas per il sindacato di classe ha partecipato per portare l’appello all’unità e lotta contro la repressione e la necessaria denuncia del governo della guerra che colpisce loro perchè vuole fermare le lotte dei lavoratori.

Un messaggio importante da far arrivare anche nelle fabbriche e che continuerà con iniziative di contro-informazione e denuncia della situazione anche  domani ai cancelli della Tenaris Dalmine.

20 luglio - "Caldo soffocante e ritmi insostenibili", a Mirafiori gli operai incrociano le braccia

 

la Fiom ha proclamato lo sciopero. Lazzi: "Fanno profitti su lavoratori di 54 anni di media"

Fiom denuncia: "Ritmi insostenibili con il caldo"

"Ritmi di lavoro troppo intensi che con il caldo insopportabile di queste settimane procura moltissimi disagi", spiegano dalla Fiom Cgil in una nota ufficiale. E Gianni Mannori, responsabile Fiom di Mirafiori aggiunge: "Stiamo ancora aspettando che la dirigenza chiami i rappresentanti dei lavoratori per trovare delle soluzioni e alleviare il disagio in officina. In questi giorni di caldo torrido, all’interno della fabbrica si raggiungono temperature altissime e il lavoro in catena di montaggio ha dei ritmi troppo elevati. Le persone non ce la fanno, stanno patendo, hanno in media 54 anni e nonostante ci mettano tutto l’impegno possibile non riescono a stare dietro la produzione".

"Un gruppo mondiale che fa profitti altissimi soprattutto grazie a chi lavora nelle officine e negli uffici, con un amministratore delegato che guadagna 600 volte quello che guadagnano gli operai, si rifiuta di trovare delle soluzioni per far stare meglio i lavoratori, soprattutto in queste giornate di caldo infernale".

"Stanno svuotando la fabbrica mandando via persone e appena c’è un po’ di produzione da fare pretendono che chi è rimasto faccia il lavoro doppio".


20 luglio - Fibronit Broni - padroni e manager assassini assolti. ENNESIMA INGIUSTIZIA

 

Fibronit Broni, tutti assolti: 

"Migliaia di morti e nessun 

colpevole"

L’Appello bis fa calare il sipario sugli ultimi ex manager a giudizio. Rabbia dei parenti delle vittime: "I due imputati sono innocenti? Allora la magistratura ci deve dire chi sono i veri responsabili"

Broni (Pavia), 19 luglio 2022 - Il processo d’Appello bis per le morti d’amianto della fabbrica Fibronit di Broni si è concluso con l’assoluzione degli ultimi due ex manager ancora a giudizio. Si tratta di Michele Cardinale, settantacinque anni, e Lorenzo Mo, settantuno anni, che erano accusati di omicidio colposo. Dei dieci imputati iniziali, tre erano stati assolti in precedenza e altri cinque sono morti o giudicati incapaci di attendere al processo, per cui erano rimasti a giudizio solo Mo e Cardinale. Per loro la Procura generale aveva chiesto nella scorsa udienza rispettivamente 3 anni e 2 mesi di reclusione per Cardinale e 2 anni e 8 mesi di reclusione per Mo.

Ieri la Corte ha assolto entrambi: "Siamo soddisfatti perché abbiamo visto recepite le nostre eccezioni,

che sono state portate avanti sin dal giudizio di primo grado – ha spiegato l’avvocato Paolo Zambianchi che ha assistito Mo -. Aspettiamo le motivazioni, tra sessanta giorni, ma presumiamo che le ragioni dell’assoluzione siano da ricondurre al fatto che al momento attuale, con le conoscenze scientifiche di ora, non si può determinare il momento esatto di innesco della malattia, diverso dal momento di evidenza clinica, e quindi è impossibile valutare se quando i due imputati ricoprivano posizioni di garanzia in qualche modo non fosse già determinata la patologia".

La richiesta di approfondimenti in tal senso era stata avanzata dalla Cassazione, che nel 2020 aveva annullato la condanna in secondo grado per i due ex dirigenti, che avevano lavorato nella fabbrica di Broni tra il 1981 e il 1985, e aveva ordinato di disporre un nuovo processo d’Appello. Cardinale e Mo in primo grado nel 2017 erano stati condannati dal tribunale di Pavia a quattro anni di reclusione il primo e a tre anni e quattro mesi il secondo, in Appello nel 2019 le pene erano state leggermente ridotte a tre anni e otto mesi per Cardinale e a tre anni per Mo.

Inizialmente, il processo per il caso Fibronit si era aperto nel 2012 con l’udienza preliminare, che si svolse nel centro natatorio di Voghera e non in tribunale per il gran numero di parti civili, diverse centinaia. Ora ne erano rimaste costituite poche decine, numerose morti sono andate prescritte: "Migliaia di morti e nessun colpevole. Ci devono essere dei responsabili: se i due imputati sono innocenti, allora la magistratura ci deve dire chi sono i responsabili -. ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, che ha assistito alcune parti civili -. Rispettiamo la sentenza, ma la magistratura ci ha dato un ennesimo schiaffo". E annuncia ricorso in Cassazione.


martedì 19 luglio 2022

19 luglio - SOLIDARIETÀ DA TARANTO

 

Arresti domiciliari per dirigenti Si. Cobas e attivisti dell'USB - I padroni, il governo Draghi, lo Stato borghese scatenano la repressione contro il sindacalismo di lotta classista e combattivo contro le lotte operaie e proletarie, nella logistica. Massima solidarietà e denuncia 


 

Lo Slai Cobas Taranto esprime la massima 

solidarietà ai compagni del Si.Cobas e Usb colpiti 

dalla repressione.

Oggi alle 13 alle portinerie Acciaierie d'Italia e Ditte d'appalto dazibao e volantino informativo;

mercoledì 20 all'assemblea dei lavoratori della Tessitura Albini Mottola ore 20.30 piazza Plebiscito, approvazione mozione solidale e adesione a distanza alla manifestazione del 23 a Piacenza;

vorremmo per venerdì 22 presidio unitario alla prefettura di Taranto., ma l'USB fa da sola ..

Poi la lotta continua con ulteriori iniziative.

Unità di lotta contro la repressione!

Liberare subito i compagni arrestati!

Il diritto di sciopero non si tocca!

Lottare non è reato!

Preparare una grande risposta di massa - a Piacenza, in tutti i posti di lavoro e in ogni città - A Roma proponiamo il 17 settembre.

Fronte unico di classe - lotta sindacale di classe finalizzata alla lotta generale contro Draghi e ogni governo dei padroni - Insorgiamo il potere deve essere operaio!

Slai Cobas per il sindacato di classe - Taranto 


19 luglio - Ultim’ora. Arresti domiciliari per dirigenti Usb e Sicobas nella logistica. Nemmeno il tempo di "gioire" per la revoca del foglio di via per dirigente Si Cobas che scatta l'ennesima operazione repressiva contro il sindacalismo di base e classista. MASSIMA SOLIDARIETÀ

 

Piacenza: Attacco al mondo del lavoro. Arresti domiciliari per dirigenti Usb e Sicobas nella logistica

Osservatorio

    luglio 19, 2022

Dall’alba di stamattina è in corso un’operazione di polizia, su ordine della Procura di Piacenza. Arresti domiciliari a  dirigenti sindacali della USB e Si Cobas della logistica.

Le accuse sono quelle di aver fatto i picchetti. Per la Procura di Piacenza, grazie alle normative dei pacchetti sicurezza approvati nei governi Conte 1 e 2, questa pratica di lotta sindacale è trasformata in un associazione a delinquere.

Sappiamo che i lavoratori della logistica ricoprono un settore strategico non solo per i profitti delle aziende e multinazionali che li impiegano ma anche perché rappresentano un’avanguardia di lotta sindacale e politica, di conflitto e autonomia che proprio non va a genio a padroni e classi dirigenti.

Prove tecniche di regime…

Questo succede nel paese in cui c’è chi si piega a Draghi e chi sceglie di lottare!

Dopo le condanne arrivate solo una settimana fa per le proteste contro l’omicidio di Abd Elsalam operaio della logistica, ora la magistratura prova a criminalizzare chi lotta nell’intero settore.

 

il comunicato del Si.Cobas nazionale:

ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS: UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.

All’alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.

Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…

Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.

È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.

È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.

Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.

Come da noi sostenuto in più occasione, l’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.

Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva.

Invitiamo sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere.

Seguiranno aggiornamenti.

Le lotte contro lo sfruttamento non si processano.

La vera associazione a delinquere sono stato e padroni.

ALDO, ARAFAT, CARLO E BRUNO: LIBERI SUBITO!

SI cobas nazionale

Seguiranno aggiornamenti


lunedì 18 luglio 2022

18 luglio - A PIAZZA ARMERINA/BARRAFRANCA LA ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE CONTINUANO A LAVORARE ANCHE NEL MESE DI LUGLIO CON UN LABORATORIO... ma la lotta deve riprendere da settembre in tutta la Sicilia

 ....ESTIVO RIENTRANTE NEL SERVIZIO SPECIALIZZATO , A 20 ORE SETTIMANALI, VERSO GLI STUDENTI DISABILI CHE HANNO SEGUITO A PARTIRE DA FEBBRAIO NELLE SCUOLE DELL'INFANZIA E PRIMARIA.

COMUNICATO

UN RISULTATO PER NULLA SCONTATO!

MA ORA SI DEVE ANDARE AVANTI E GUARDARE GIA' A SETTEMBRE PROSSIMO, PERCHE' ALCUNI PROBLEMI RESTANO E ALTRI SE NE PRESENTANO.

RESTA IL PROBLEMA DEL MONTE ORE DEL SERVIZIO CHE NON E' ADEGUATO PER UNA PIENA ASSISTENZA DEI BAMBINI DISABILI.

RESTA IL PROBLEMA DELL'UVM, posta non legittimamente anche da questi comuni, CHE, NONOSTANTE I PROCLAMI DI ALCUNI INDECENTI POLITICANTI DELL'ARS SOLO PER BECERI SCOPI ELETTORALI, E' RIMASTA IN VIGORE E VIENE TUTT'ORA RIVENDICATA DAL NERO ASSESSORATO MUSUMECI/SCAVONE., che ha rimesso come dirigente delle politiche sociali una delle più attive artefici del gravissimo tentativo di cancellare questo servizio la Diliberti, COME MISURA NECESSARIA MA SOLO PER TAGLIARE SPESE SUL SERVIZIO IGIENICO-PERSONALE SPECIALIZZATO A SCAPITO DI ALUNNI DISABILI E ASSISTENTI SPECIALIZZATI. RICORDIAMO CHE LA CERTIFICAZIONE UVM NON E' AFFATTO UN DOCUMENTO LEGATO AI SERVIZI SCOLASTICI DI ASSISTENZA ED' E' ASSOLUTAMENTE ILLEGALE IMPORLO ALLE FAMIGLIE PER RICEVERE IL SERVIZIO DI ASSISTENZA IGIENICO-PERSONALE SPECIALIZZATO.

SE NON SI CAPISCE IN GENERALE CHE OCCORRE COMBATTERE TRA LE ALTRE COSE LA QUESTIONE dell'UVM IL SERVIZIO SARA' SEMPRE PIU' SOGGETTO A FRAMMENTAZIONE E DISCRIMINAZIONI PALESI TRA GLI STUDENTI DISABILI.

RESTA IL PROBLEMA DELLA RIPRESA DEL SERVIZIO DALL'INIZIO DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO SU CUI AD OGGI NON CI SONO CERTEZZE DA PARTE DEI COMUNI DI PIAZZA ARMERINA E BARRAFRANCA E PIÙ IN GENERALE A LIVELLO REGIONALE.

E' CHIARO CHE ANCHE LA SITUAZIONE DELLE ASSISTENTI SPECIALIZZATE DI PIAZZA ARMERINA/BARRAFRANCA RIENTRA NELLA PIU' GENERALE LOTTA CHE SI DEVE PORTARE AVANTI, QUELLA PER LA STABILIZZAZIONE DI QUESTO SERVIZIO, PER LA STABILIZZAZIONE DEGLI ASSISTENTI PRECARI STORICI, PER LA GARANZIA DEFINITIVA DEL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI STUDENTI DISABILI SICILIANI, MA QUESTA LOTTA CHE RICHIEDE LA SCESA IN CAMPO DI TUTTI I SOGGETTI INTERESSATI, GLI ASSISTENTI, LE FAMIGLIE, TUTTE LE REALTA' SOLIDALI DEVE NECESSARIAMENTE RIPRENDERE SLANCIO, COLLEGAMENTO, COORDINAMENTO A LIVELLO REGIONALE DA SETTEMBRE CONTRO I PALAZZI DEL POTERE, DALLA NERA REGIONE SICILIANA MUSUMECI/SCAVONE AI VARI ENTI INTERMEDI, CHE ANCORA UNA VOLTA MIRANO A SOFFOCARE/CANCELLARE DIRITTI BASILARI DA UN LATO MENTRE DALL'ALTRO SONO PRONTI A METTERE IN CAMPO UN "NUOVA" CAMPAGNA ELETTORALE IN VISTA DELLE REGIONALI IN CUI USERANNO PER I LORO FINI DI CLASSE ANCHE LA QUESTIONE DISABILITA' MA COME SI VEDE CHIARAMENTE GIA' OGGI SONO LE AZIONI QUELLE CHE PARLANO NON I MULINI DI "BELLE" PAROLE E PROMESSE...

NOI CI STIAMO PREPARANDO PER LA RIPRESA DELLA LOTTA... ORGANIZZIAMOCI, COLLEGHIAMOCI!

Ai primi di settembre assemblea generale in presenza e telematica!

SLAI COBAS SC PALERMO/SICILIA

cobas_slai_palermo@libero.it

18 luglio - info solidale: PER NOI, PER TUTTI: FINO ALLA VITTORIA!

 

Ora centinaia e centinaia di disoccupati/e nel centro di Napoli per l'assemblea generale ed il prosieguo della mobilitazione a seguito dell'incontro del 6 Luglio.

Durante l'iniziativa abbiamo avuto conferma che domani incontreremo il Ministro del Lavoro per dare seguito agli impegni con Prefettura e Comune di Napoli

Nella giornata del 6 Luglio scorso, infatti, si è tenuto il tavolo in Prefettura, con il Ministero del Lavoro, il Prefetto di Napoli, il Comune di Napoli e l'Assessorato al Lavoro, con le relative parti tecniche e dirigenziali, hanno incontrato in due momenti le delegazioni del Movimento di Lotta - Disoccupati 7 Novembre e del Movimento 167 - Disoccupati Vele Scampia.

Un incontro, ottenuto solo grazie alla lotta di tutti questi anni e mesi, frutto di numerose interlocuzioni preliminari. Durante l'incontro sono state illustrate e consegnate finalmente diverse ipotesi progettuali del Comune di Napoli concordate con il Ministero del Lavoro Sono state valutate le possibili soluzioni, la loro fattibilità, l'impegno di tutti gli enti presenti a raggiungere un protocollo d'intesa e nelle prossime settimane ci saranno incontri importanti che dovranno coinvolgere anche il Ministero degli Interni e la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Inoltre i finanziamenti G.O.L. sono stati deliberati e nella delibera c'è il riferimento specifico ai disoccupati di lunga durata iscritti ai centri per l'impiego ed alle platee storiche di disoccupati.

In particolare, alcune di queste ipotesi progettuali, sono proprio le rivendicazioni del movimento di lotta dei disoccupati che negli anni ha unito la lotta per il lavoro con i bisogni sociali, quindi innanzitutto della classe lavoratrice e degli strati popolari, tramite lavori socialmente necessari tramite i disoccupati di lunga durata e delle platee storiche.

Un passo in avanti perché finalmente abbiamo ottenuto alcune proposte concrete e reali che però ci fa rimanere con i piedi ben saldati a terra perché abbiamo bisogno di continuare la mobilitazione e la lotta fino alle risposte concrete e materiali. Non solo, dobbiamo anche far capire che chi ha fatto la lotta merita e non liste e listarelle che spuntano e stanno spuntando per politicanti di turno che vogliono approfittare della situazione per mettere gli amici degli amici.

Non abbiamo mai avuto bisogno di raccontare frottole ai disoccupati/e. Senza clientelismo, senza accordi elettorali ma solo con la lotta e garantendo a chi ha lottato il diritto ad un lavoro ed un salario. Questo è il nostro obiettivo. E per raggiungere questo obiettivo che, nonostante l'autonomia che ha contraddistinto le storie e le mobilitazioni, ci siamo ritrovati insieme in piazza e nella lotta.

La nostra lotta si inserisce in un contesto di crisi capitalistica che ci consegna una fase economica, sociale, sanitaria composta da un mix esplosivo di aumento delle spese militari frutto dell'escalation bellica ai danni della spesa, dei servizi sociali e dei livelli salariali ai minimi, aumento delle bollette di acqua, luce e gas, costo della benzina, del costo del pane, pasta e cereali, in generale del costo della vita, aumento dei tassi d'interesse, mancanza d'acqua, aumento del costo di pane, pasta e cereali, chiusura di piccole e medie aziende con conseguenti licenziamenti, aumento vertiginoso del costo della vita, ripresa grave della crisi sanitaria, esacerbazione crisi climatica ed ambientale, mancanza di scorte di gas con inverno freddo, ancora aumenti del costo della benzina.

E' per questo necessario rafforzare l'unità tra tutte le forze della classe che lottano per un salario dignitoso ed un lavoro nella prospettiva di collegamento di tutte le lotte sociali per rimettere al centro gli interessi dei proletari e delle masse impoverite dalla crisi.

Le eventuali crisi di governo, i cambiamenti politici, non devono condizionare la nostra vertenza. Questo o un altro governo devono dare risposte ai disoccupati.

Per questo ci dobbiamo impegnare per dare il nostro contributo alla stagione di sciopero generale in autunno fino ad una grande mobilitazione a Roma ed una manifestazione nazionale a Napoli, come tappa dell'Insorgiamo, auspicando affinché succeda in tutto il paese.

Abbiamo accolto il saluto del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze per lavorare alla massima unità di classe e mobilitazione unitaria.

Contro la guerra ed i costi sociali scaricati sulle nostre vite!

Per la garanzia di un salario, per ridurre l'orario di lavoro a parità di salario, per lavorare tutti e lavorare meno!

Per un piano straordinario per il lavoro finalizzato alla realizzazione di progetti socialmente necessari ai bisogni sociali!

MOVIMENTO DI LOTTA - DISOCCUPATI 7 NOVEMBRE

MOVIMENTO DISOCCUPATI 167 SCAMPIA


18 luglio - LO SCIOPERO IN AMAZON NON È REATO. REVOCATO FOGLIO DI VIA A DIRIGENTE SI COBAS

 



domenica 17 luglio 2022

17 luglio - LANDINI/CGIL IN SOCCORSO DEL GOVERNO DRAGHI

 

 Un giudizio da operai ex Ilva Taranto su questo

Paradossale (ma neanche tanto) come in questa situazione 
i sindacati confederali saltino sul carro -o meglio, 
lo trainino assieme ai partiti- dell'attuale governo, 
dovesse mai passare il salario minimo per legge avranno 
perso anche la loro ultima merce di scambio con i padroni 
visto che la dignità e le loro mamme sono state vendute 
già da tempo.
 
 L'infame comunicato "salva Draghi" della Cgil di Landini