domenica 13 giugno 2021

12 giugno - MOBILITAZIONE A TARANTO: Presidio ieri al centro città: contro i licenziamenti - Mittal/ex Pasquinelli - contro la repressione a Taranto e ai lavoratori della FedEx - Manifestazione il 19 a Roma

 





12 giugno - aggiornamenti da Taranto: Licenziati due lavoratori della ex Pasquinelli

 

2 lavoratori della cooperativa L’Arca - ex lavoratori della Pasquinelli dello Slai Cobas, di cui uno delegato, hanno ricevuto oggi un inaccettabile e ingiustificato avviso di licenziamento immediato, su espressa intimazione da parte della presidenza dell’Amiu alla cooperativa, dopo che dal 13 maggio scorso, vale a dire dalla bellezza di quasi un mese, non lavorano e ora perdono la loro unica fonte del reddito per cui hanno lottato per 10 anni, e il loro sacrosanto diritto di ritornare a lavorare nell’impianto attualmente in funzione alla Pasquinelli, dove hanno operato per cinque anni - e dove invece altri lavorano da ben 8 mesi pur essendo parte dello stesso appalto e dello stesso percorso.

Questa azione è una vera e propria ritorsione da parte della presidenza dell’Amiu, per il fatto che questi lavoratori sono andati il 10 maggio all’inaugurazione dell’impanto per ricordare i loro diritti al lavoro stabile.

Dopo un’indegna pressione illegittima circa la loro iscrizione sindacale, oggi questi due lavoratori che non si sono piegati e sono rimasti nello Slai Cobas vengono licenziati; mentre gli altri 6 che erano stati mandati via dal lavoro ma che successivamente si erano piegati andando dai sindacati confederali, da lunedì prossimo riprendono il loro lavoro, (benchè con la "punizione" di perdere la retribuzione di un intero mese), a dimostrazione che è dello slai cobas e dei lavoratori combattivi che il presidente dell'Amiu - del PD - si vuole liberare. Ma tutti sanno in città come sia stato solo lo Slai Cobas con tante lotte che si è battuto per la raccolta differenziata, per l’attivazione dell’impianto Pasquinelli, come risorsa per il lavoro in sicurezza e per l’ambiente.

La lotta ora continuerà più di prima: vogliamo la revoca immediata di questi licenziamenti e il rientro al lavoro anche dei 2 lavoratori, senza discriminazioni.

LUNEDI' 14 GIUGNO CONFERENZA STAMPA ORE 10 SOTTO PALAZZO DI CITTA', ORE 11 SOTTO LA PREFETTURA!

SLAI COBAS per il sindacato di classe


venerdì 11 giugno 2021

11 giugno - Aggressione armata alla FedEx-Zampieri di Tavazzano: un lavoratore del SI Cobas in fin di vita!

 massima solidarietà e sostegno ai lavoratori Si Cobas e vicinanza al lavoratore massacrato dalla feccia assassina al soldo dei padroni Fedex e in gravi condizioni.

Slai Cobas sc


AGGRESSIONE ARMATA ALLA FEDEX- ZAMPIERI DI TAVAZZANO (LODI): UN LAVORATORE E’ IN FIN DI VITA MENTRE LA POLIZIA STA A GUARDARE!!!

FEDEX E ZAMPIERI MAFIOSI ASSASSINI!!!

Poco fa, verso l’1,00 di notte, alla Zampieri di Tavazzano il presidio dei lavoratori Fedex di Piacenza è stato aggredito a colpi di bastoni, frammenti di bancali, sassi e bottiglie da una cinquantina di bodyguard assoldati dai padroni. La squadraccia guidata dai capiclan di Zampieri, mimetizzatisi tra i lavoratori e col sostegno di qualche crumiro, ha attaccato il presidio, composto da circa 40 lavoratori del SI Cobas a mani nude, e per circa 10 minuti è stato lasciato agire indisturbato dalla polizia che era a pochi passi e non ha mosso un dito.

Il risultato è un lavoratore di Piacenza con la testa fracassata, e attualmente ricoverato in fin di vita!!!

E’ oramai evidente la reale identità di Zampieri: un’organizzazione mafiosa che agisce col sostegno di Fedex e col beneplacito delle forze dell’ordine. Come accaduto due settimane fa a San Giuliano Milanese, questi criminali hanno teso un agguato in maniera infame e vigliacca, approfittando della presenza meno numerosa del presidio rispetto ad altre sere a causa dell’impegno dei lavoratori su altri fronti di lotta. La lotta eroica dei lavoratori di Piacenza, oltre ad imprimere pesanti perdite economiche al colosso americano e ai suoi scagnozzi di Zampieri, sta contribuendo a svelare una volta per tutte la reale identità di Fedex: un’associazione a delinquere che si serve della criminalità organizzata per reprimere col sangue le proteste dei lavoratori.

Lo abbiamo promesso tre mesi fa e stiamo mantenendo l’impegno: Fedex e Zampieri non avranno tregua finchè non sarà restituito il posto di lavoro ai facchini di Piacenza!

Le loro aggressioni non fanno altro che rafforzare la lotta dei lavoratori e indebolire e screditare il fronte padronale!

Continueremo a rispondere colpo su colpo alla loro violenza con la forza organizzata dei lavoratori di tutta la filiera e dell’intero settore della logistica. Denunceremo in tutte le sedi che i complici del tentato omicidio di stasera sono il governo Draghi, il ministro Giorgetti e le forze di polizia che attaccano gli scioperi e assistono inermi alle aggressioni di bande armate contro i lavoratori!

Per questo il 18 giugno invitiamo tutti i lavoratori ad aderire allo sciopero nazionale del Trasporto merci e Logistica, e invitiamo tutti i proletari, i solidali e i movimenti che intendono opporsi alla brutalità di padroni e mazzieri a manifestare sabato 19 giugno a Roma.

Il SI Cobas si stringe al fianco del lavoratore colpito, augurandosi che tutto vada per il meglio, e chiama tutti i propri aderenti alla mobilitazione per far si che questa infame aggressione non resti impunita.

SI Cobas nazionale

11 giugno - dal blog tarantocontro: Contro il "nuovo codice appalti", gli appalti al massimo ribasso che scaricano le conseguenze sulle lavoratrici, lottiamo per l'internalizzazione dei servizi pubblici essenziali

 

Da Taranto stiamo lavorando per collegare, unire le varie realtà di lavoratrici a livello nazionale, perchè unite siamo più forti contro padroni, cooperative e governo/Istituzioni locali che vogliono solo "far mangiare" gli appaltatori, peggiorando i servizi e attaccando le condizioni di lavoro, il salario, spesso la salute delle lavoratrici che sono la maggioranza in questi appalti.

Il 19 giugno nella manifestazione nazionale a Roma contro i licenziamenti, la nuova normativa sugli appalti, la repressione delle lotte dei lavoratori, porteremo anche questa battaglia.

Lavoratrici Slai Cobas Taranto

per l'Assemblea Donne/Lavoratrici

  

Da un esposto delle lavoratrici Slai Cobas sc delle pulizie/ausiliariato degli asili comunali di Taranto

L’Amministrazione Comunale di Taranto da anni dà in appalto il servizio di pulizia/ausiliariato negli asili comunali di Taranto. Questo servizio ha i caratteri di essere permanente, essenziale, strutturale, cioè non separabile dal funzionamento generale della struttura pubblica, che senza questi servizi non potrebbe funzionare, gli asili non potrebbero aprire e gestire tutta l'attività. Rispetto alla stessa normativa sugli appalti questa permanente esternalizzazione di un servizio essenziale risulta un abuso, atteso che la normativa sugli appalti prevede che un'attività lavorativa possa essere affidata in appalto ma lì dove si tratti di attività specifiche, temporanee, che non pregiudicano l'intera attività della struttura.

Quali effetti su noi lavoratrici?

L'affidamento in appalto del servizio di pulizia/ausiliariato negli asili comporta una condizione di costante precarietà del nostro lavoro; le lavoratrici nonostante lavorino da 25/30 anni di fatto è come se stanno sempre a tempo determinato, visto che ogni 2/3 anni l'appalto scade e scade anche il loro contratto; questo impedisce una stabilità salariale e una progettazione del futuro; le gare d'appalto negli ultimi anni vengono fatte, benchè sotto la voce “offerta economicamente più vantaggiosa”, al “massimo ribasso”; nell'ultima gara d'appalto aveva in un primo momento vinto una ditta che aveva offerto un ribasso del 99%! e solo in seguito all'opposizione di noi lavoratrici, l'assegnazione è stata rivista. Questi ribassi poi vengono scaricati sulle lavoratrici in termini: a) con risparmi sul costo del lavoro (es. la sostituzione di personale assente viene fatta pretendendo dalle lavoratrici un doppio/triplo lavoro nelle stesse ore lavorative, senza alcun ora di lavoro supplementare); b) con taglio dei costi sulla sicurezza, Dpi, corsi di aggiornamento; c) con uso di materiali, prodotti scadenti (vedi detersivi) e anche pericolosi e di non adeguata strumentazione, ecc.

L'affidamento permanente in appalto costituisce inoltre un costo maggiore da parte dell'Amministrazione comunale rispetto al costo del servizio se fosse internalizzato; costo maggiore che grava sulla comunità, e in particolare sulle famiglie dei bambini che in questi anni hanno visto aumentare enormemente le rette degli asili. Pertanto l'affidamento in appalto di questo genere di servizi costituisce un danno per i lavoratori, la cittadinanza, le famiglie, e un abuso della norme sugli appalti. Occorre mettere fine a questo abuso illegittimo, affinchè l'Amministrazione comunale proceda invece ad un percorso di internalizzazione del servizio e dei lavoratori che da anni vi operano.


martedì 8 giugno 2021

IL FASCISMO PADRONALE ATTRAVERSA TUTTE LE FABBRICHE IERI 8 ORE DI SCIOPERO ALLA FONDERIA BREMBO

 


GLI OPERAI REAGISCONO ALLE SANZIONI DISCIPLINARI PRETESTUOSE, AI PEDINAMENTI DELLE AGENZIE PRIVATE CHE HANNO PORTATO A LICENZIAMENTI, ALLE PESANTI CONDIZIONI DI LAVORO CHE METTONO A RISCHIO LA SALUTE E IN UNA CALDA ASSEMBLEA SINDACALE COSTRINGONO I SINDACATI CONFEDERALI ALLA ‘INSOLITA’ PROCLAMAZIONE DI UNO SCIOPERO DI OTTO ORE, CONTRO QUESTO ‘CLIMA DI PRESSIONE’.

SIAMO DALLA PARTE DEGLI OPERAI CHE SI RIBELLANO, MA CONTRO ‘QUESTO CLIMA’ CI VUOLE AUTONOMIA, ORGANIZZAZIONE E UNITÀ DI CLASSE, ROMPERE IL LEGAME CON I SINDACATI CONFEDERALI DIFENSORI DELLA PACE PRODUTTIVA IN FABBRICA, CHE LE SPINTE DI RIBELLIONE LE SOFFOCANO, NON LE ALIMENTANO.

QUESTO CLIMA È IL FASCISMO PADRONALE, PARTE DELLA TENDENZA GENERALE AL MODERNO FASCISMO, CHE NON PERDE OCCASIONE PER MOSTRARE IL SUO FEROCE

lunedì 7 giugno 2021

SABATO MATTINA PROTESTA DAVANTI AI CANCELLI DEL DEPOSITO ITALTRANS DI CALCIO

PARTITA DAI LAVORATORI DELLA COOPERATIVA LAMEVA DEL SICOBAS IN SCIOPERO CHE CONTESTANO LE DECISIONI REPRESSIVE DELLA SOCIETÀ CHE CON TRASFERIMENTI ARBITRARI E L’ESCLUSIONE DI UN DELEGATO DALL’APPALTO, CERCANO DI FERMARE LE RIVENDICAZIONI DEI LAVORATORI.

CONTESTATA ITALTRANS PERCHÈ NON PUÒ NON SAPERE CIÒ CHE AVVIENE NEI MAGAZZINI.

È IL METODO ITALTRANS, IMPOSTO IN TUTTE LE COOPERATIVE DELL’APPALTO, PER SPREMERE 2OO COLLI L’ORA O 22/24 PALLETS AI CARRELLISTI

IN POCHE ORE ALMENO UN CENTINAIO DI TIR SI INCOLONNANO ALL’ESTERNO E ARRIVA UN INCONTRO SINDACALE MERCOLEDÌ.

E’ IL SISTEMA DEGLI APPALTI, SEMPRE DIRETTO INTERAMENTE DALLA COMMITTENTE CHE TOGLIE I DIRITTI AI LAVORATORI, DA QUELLI SINDACALI A QUELLI PERSONALI, PER UN PROFITTO EXTRA, PER CONDIZIONI DI LAVORO NEOSCHIAVISTE, PER UNA FORMA DI REPRESSIONE VERSO LE LOTTE E L’ORGANIZZAZIONE DEI LAVORATORI

È CENTRALE PER OGNI MOBILITAZIONE NELLA LOGISTICA UNIRE ALLE RIVENDICAZIONI PER IL LAVORO IL SALARIO… LA BATTAGLIA GENERALE CONTRO IL MODERNO CAPORALATO DEL SISTEMA DEGLI APPALTI ALLE COOPERATIVE, BEN PROTETTO DALLO STATO E DAL NUOVO CCNL LOGISTICA APPENA FIRMATO DA SERVI DI CGIL CISL UIL.

UNA BATTAGLIA NAZIONALE NEL SEGNO DELL'UNITÀ DELLE LOTTE, NECESSARIA PER IL DIRITTO DEI LAVORATORI A RESTARE AL LORO POSTO NEI MAGAZZINI, ANCHE SE CAMBIA LA COOPERATIVA O IL COMMITTENTE.

domenica 6 giugno 2021

6 giugno - primo comunicato su assemblea nazionale del 6 giugno

sinceramente siamo contrari ad appelli inutili per lo sciopero generale
esprimiamo appoggio allo scioperogenerale della logistia e alla manifestazione 18/19

per l'eventuale assemblea del 3 - decideremo strada facendo - ma l'appello dovrà essere modificato                   la nostra posizione è quella detta nella riunione
'abbiamo bisogno di un percorso verso lo sciopero generale che faccia leva sulle lotte e l'unità delle lotte sui temi in corso casomai trasformate in giornate di lotta con o senza scioperi - abbiamo lo sciopero della logistica del 18 - abbiamo la mobilitazione su salute e sicurezza post convegno -abbiamo l'estate calda dei braccianti e la lotta su documenti -case-sanatoria - abbiamo l'appuntamento proposto dai compagni di napoli e quello che viene da taranto contro gli appalti al massimo ribasso delle lavoratrici per l'internalizzazione - abbiamo gli appuntamenti almeno due da costruire davanti alle fabbriche - come proposto anche da de stratis - fca stellantis melfi - acciaierie italia taranto questo dobbiamo fare, allargandoci nella lotta e costruendo un passaggio nazionale in presenza tipo bologna dello scorso anno che sarà l'effettivo luogo di concretizzazione  della convocazione dello sciopero generale - sul 19 siamo che sia essenzialmente sulla repressione 

slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale
6 giugno 2021

6 giugno - SOLIDARIETÀ CON I LAVORATORI LICENZIATI

 

AL FIANCO DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI EX PASQUINELLI DI TARANTO LICENZIATI DAI PADRONCINI IN PIENO STILE FASCISTA CON LA PIENA COLLUSIONE DEL COMUNE DI TARANTO PER VENDICARSI VIGLIACCAMENTE CONTRO LA LOTTA COERENTE, COMBATTIVA E CLASSISTA DELLO SLAI COBAS SC
La repressione fascista/criminale dei padroni alleati con i palazzi del potere borghesi non deve fermare le giuste lotte! Lavoratrici e lavoratori Slai Cobas sc Palermo/Sicilia

***** 


8 lavoratori, di cui 5 donne, da un giorno all'altro sono state cacciate dal lavoro che tramite una cooperativa facevano per l'Amiu/Comune. Guarda caso, i responsabili dello "sblocco dei licenziamenti" sono per primi a Taranto proprio le Istituzioni ed Enti pubblici. E le prime ad essere licenziate sono le donne! Questa è la realtà. Basta con le ipocrisie sul "favorire il lavoro alle donne"!
Ma in questi provvedimenti c'è anche molto di più. Sono frutto di una rappresaglia in pieno stile fascio/nazista.
Le lavoratrici e i lavoratori sono stati cacciati dal lavoro perchè il 10 maggio avevano partecipato ad una legittima iniziativa sindacale dello Slai Cobas in occasione di una inaugurazione dell'impianto di selezione rifiuti dell'Amiu dove da anni e anni le lavoratrici e lavoratori Slai Cobas lottano per tornare a lavorare (dopo avervi operato per 5 anni), mettendo fine alle occupazioni precarie/tamponi con varie cooperative; ma anche per dire "Basta!" ad una chiara discriminazione sindacale, per cui altri lavoratori come loro sono già saliti da mesi sull'impianto solo perchè iscritti all'Ugl.
Ma l'Amiu, e il Comune (suo socio unico al 100%), inviperito perchè i lavoratori gli avevano "guastato la festa" dell'inaugurazione, ha pensato di trovare "finalmente" il pretesto per attaccare e liberarsi dello Slai Cobas, facendo fuori 8 lavoratrici e lavoratori, e arrivando a scaricare sulla coordinatrice dello Slai Cobas la responsabilità dei licenziamenti. Come ai tempi dei nazisti: per colpire 1 uccido 10.
Come ha dichiarato in maniera isterica il presidente dell'Amiu: "Bisognerebbe chiedere a lei la responsabilità di tutto quello che è accaduto... la signora cerca soltanto di fare causa e di mettere nei guai le persone, perchè non si mette lei nei guai ma i poveri lavoratori...".
Così, per vendetta da circa un mese le lavoratrici e i lavoratori sono senza lavoro; per vendetta si è bloccato l'avvio a pieno ritmo dell'impianto di selezione, che richiede il lavoro anche degli 8, con un danno alla città.
Ora l'Amiu si arrampica sugli specchi per trovare una motivazione "legale" a questa rappresaglia. Ma ha problemi...
E lo Slai Cobas sc non lo permetterà!
Questi licenziamenti non devono passare! Facciamo appello alla solidarietà, nostra arma importante contro la repressione!
Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe - Taranto

sabato 5 giugno 2021

5 giugno - MANIFESTO X ASSEMBLEA DEL 6 GIUGNO

 


5 giugno - TARANTO: GLI ENTI PUBBLICI ATTUANO PER PRIMI LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI E PER RAPPRESAGLIA

 

8 lavoratori, di cui 5 donne, da un giorno all'altro sono state cacciate dal lavoro che tramite una cooperativa facevano per l'Amiu/Comune.

Guarda caso, i responsabili dello "sblocco dei licenziamenti" sono per primi a Taranto proprio le Istituzioni ed Enti pubblici. E le prime ad essere licenziate sono le donne! Questa è la realtà. Basta con le ipocrisie sul "favorire il lavoro alle donne"!

Ma in questi provvedimenti c'è anche molto di più. 

Sono frutto di una rappresaglia in pieno stile fascio/nazista.

Le lavoratrici e i lavoratori sono stati cacciati dal lavoro perchè il 10 maggio avevano partecipato ad una legittima iniziativa sindacale dello Slai Cobas in occasione di una inaugurazione dell'impianto di selezione rifiuti dell'Amiu dove da anni e anni le lavoratrici e lavoratori Slai Cobas lottano per tornare a lavorare (dopo avervi operato per 5 anni), mettendo fine alle occupazioni precarie/tamponi con varie cooperative; ma anche per dire "Basta!" ad una chiara discriminazione sindacale, per cui altri lavoratori come loro sono già saliti da mesi sull'impianto solo perchè iscritti all'Ugl.

Ma l'Amiu, e il Comune (suo socio unico al 100%), inviperito perchè i lavoratori gli avevano "guastato la festa" dell'inaugurazione, ha pensato di trovare "finalmente" il pretesto per attaccare e liberarsi dello Slai Cobas, facendo fuori 8 lavoratrici e lavoratori, e arrivando a scaricare sulla coordinatrice dello Slai Cobas la responsabilità dei licenziamenti. Come ai tempi dei nazisti: per colpire 1 uccido 10.

Come ha dichiarato in maniera isterica il presidente dell'Amiu: "Bisognerebbe chiedere a lei la responsabilità di tutto quello che è accaduto... la signora cerca soltanto di fare causa e di mettere nei guai le persone, perchè non si mette lei nei guai ma i poveri lavoratori...".

Così, per vendetta da circa un mese le lavoratrici e i lavoratori sono senza lavoro; per vendetta si è bloccato l'avvio a pieno ritmo dell'impianto di selezione, che richiede il lavoro anche degli 8, con un danno alla città.

Ora l'Amiu si arrampica sugli specchi per trovare una motivazione "legale" a questa rappresaglia. Ma ha problemi...

E lo Slai Cobas sc non lo permetterà!

Questi licenziamenti non devono passare! 

Facciamo appello alla solidarietà, nostra arma importante contro la repressione!


Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe - Taranto


venerdì 4 giugno 2021

4 giugno - SABATO 5 GIUGNO: SECONDA ASSEMBLEA LAVORATRICI/LAVORATORI COMBATTIVI Milano e Lombardia. Invito a partecipare, intervenire

 per dare continuità al percorso di lotta e unità delle/dei lavoratrici/lavoratori, al di la dell'appartenenza sindacale e non




l'appello ai/alle lavoratori/lavoratrici della sanità dello Slai Cobas sc Milano



4 giugno - OMICIDI SUL LAVORO: SEI MORTI TRA BRESCIA, BERGAMO E VIBO VALENTIA. Su radio Onda D'Urto intervento di Enzo Slai Cobas sc Ravenna

 

4 Giugno 2021 - 07:08

Sei infortuni mortali sul lavoro giovedì 3 giugno: secondo i dati dell’Osservatorio indipendente sui morti di lavoro di Bologna, dal 1 gennaio 2021 a oggi ci sono stati in Italia 597 morti. Di questi, 290 sui luoghi di lavoro, i rimanenti sulle strade e in itinere.

In mattinata un operaio di 59 anni è morto sulla corsia sud dell’A2 Autostrada del Mediterraneo all’altezza di Francavilla Angitola, nel Vibonese. L’uomo, dipendente di una ditta impegnata in lavori per conto dell’Anas, stava attraversando la strada quando è stato urtato da un’auto in transito. Il colpo ricevuto alla testa è stato fatale per l’uomo, deceduto pochi istanti dopo l’urto.

L’intervista a Enzo, compagno del sindacato di base Slai Cobas – Per il sindacato di classe. Ascoltao scarica d

Nel tardo pomeriggio, lungo la bretella che collega la A4 e la A21, nel Piacentino, sono invece morti tutti e cinque i muratori, bresciani e bergamaschi, a bordo di un Fiat Doblò. Il mezzo, di ritorno da un cantiere dell’Università di Parma, si è schiantato, per cause ancora in accertamento, contro un Tir.

Si tratta di cinque uomini, tutti residenti tra il Bresciano e il Bergamasco: tre cittadini italiani di 55, 60 e 67 anni, due residenti ad Adro e uno a Corte Franca, nella Franciacorta bresciana. Le altre due vittime sono cittadini marocchini di 40 e 51 anni, uno residente a Castrezzato (Brescia) e l’altro a Covo (Bergamo).

Sempre nel Bresciano un vigile del fuoco è rimasto ferito a Prevalle, durante lo spegnimento di un incendio in un’abitazione, dove sarebbe esplosa una bombola di GPL. Il vigile del fuoco è rimasto ustionato al volto e si trova ora ricoverato in ospedale.


4 giugno - ancora sulla sentenza Ilva: PROCESSO ILVA DALL'INTERVISTA ALL'AVV. GIANLUCA VITALE DI TORINO: "...sotto processo è il sistema capitalista imprenditoriale, il sistema di sfruttamento imprenditoriale dei lavoratori e del territorio..."

 

D - Siamo con l’avvocato Vitale, uno dei tre avvocati del foro di Torino, insieme agli avvocati Bonetto e Pellegrin, che svolgono il ruolo di patrocinanti delle parti civili autorganizzate degli operai Ilva, lavoratori del cimitero, abitanti del quartiere Tamburi e familiari al processo "Ambiente svenduto". Secondo te qualè la differenza dal punto di vista  giudiziario, politico, tra questo processo e i precedenti processi cui voi come avvocati avete partecipato, Eternit, Thyssen ecc.

R - A me sembra che in questo più che negli altri sia sotto processo il sistema imprenditoriale allargato, per così dire. Cioè non solo il padrone, non solo chi inquina, chi non garantisce le misure sicurezza sul lavoro, chi fa morire gli operai ma tutto ciò che ci sta intorno. Al processo ambiente svenduto non sono imputati solamente i Riva ma lo sono anche il Comune, la Regione l'ARPA, tutto quello che stava intorno all’Ilva e ai Riva soprattutto. Quello che è stato individuato dalla Procura è il sistema capitalista imprenditoriale, il sistema di sfruttamento imprenditoriale dei lavoratori e del territorio che non riguarda solamente l'imprenditore, non riguarda solamente il padrone ma riguarda tutto quello che sta intorno, tutto quello che consente all'imprenditore di operare in quel modo e sfruttare in quel modo, sia i lavoratori che le risorse ambientali. Voglio dire, ad esempio: io posso fare il processo a un mafioso per un omicidio posso o fare il processo alla mafia per l'associazione mafiosa. Qui, ricordiamo, è contestata non solo il disastro ma anche l'associazione per delinquere che vede sostanzialmente i vertici dell'Ilva associati per fare quello che poi hanno fatto con quello che in altre situazioni, ad esempio di mafia, si sarebbe chiamato un concorso esterno di tutto quello che ci stava intorno: della politica, dell'ARPA, ecc.

D - Se questo è il tipo di processo credi che possiamo considerare che la sua durata, in fondo, non sia stata tanto lunga, per un processo di queste dimensioni e nonostante si sia dovuta fronteggiare l'attività ostruzionistica quasi sistematica della difesa.

R - Sicuramente fare un processo di queste dimensioni con tutti questi imputati comporta uno di quelli che una volta si sarebbero chiamati un maxi-processo. È un maxiprocesso all'imprenditoria inquinante. È una scelta che ovviamente porta con sé delle conseguenze che sono le lungaggini del processo. Come dicevi, giustamente, il processo è durato molto intanto perché ci sono state alcune battute di arresto specialmente all'inizio. È un processo nel quale ovviamente i difensori gli imputati hanno utilizzato tutto quello che il codice consente, forse anche di più, per tentare in qualche modo di ostacolare il prosieguo del processo.

D - Al di là delle osservazioni critiche che si possono sempre fare ai processi, alla giustizia borghese in un sistema capitalistico, l’orientamento della Procura sia di voler colpire un sistema, questo mi pare sia emerso dalle arringhe finali…

R - Direi assolutamente di sì. La procura ha ha fatto sostanzialmente un buon processo. Lo ha concluso molto bene, credo. Devo dire che dopo il cambio di procuratore c’era stata forse una sorta di battuta di arresto, quando la Procura aveva accettato sostanzialmente un patteggiamento delle imprese di Ilva Spa, [tra l’altro il procuratore dell’epoca è ora inquisito, ndr]. C'è stata quella battuta a vuoto, qualcosa che ci ha molto preoccupato perché sembrava che potesse smentire l'impegno della Procura. Fortunatamente, invece, poi il processo è andato avanti. la corte di Assise ha resistito a tutti i tentativi di “sabotaggio” del processo portati avanti dalle difese degli imputati, la procura è andata avanti.

D - La procura ha messo sotto accusa un intero sistema che ruotava intorno all’azione criminosa dei padroni, secondo noi ne discende un messaggio forte, che va ben oltre la dimensione del processo e riguarda quello che occorre fare fuori dal processo, nel senso che se è un sistema sotto accusa, evidentemente il processo può colpire alcuni esponenti di questo sistema in termini di giustizia penale, ma il sistema resta.

R - Certo. Mettere sotto accusa, processare, un sistema imprenditoriale allargato anche all'ambiente politico, all'ambiente economico che sta intorno alla fabbrica, all'imprenditore inquinante, sicuramente può portare certezze processuali per quella specifica vicenda ma non può e non credo che debba, in quanto processo, istituire un nuovo sistema imprenditoriale. Ricordo la fase storica cosiddetta di Mani Pulite, in cui si è sostanzialmente demandato alla magistratura l'abbattimento di un sistema. Questo ha comportato il fatto che dopo non c'era nulla, perché non era una rivoluzione quella, erano dei processi. La Magistratura può processare, mandare in carcere una persona, può chiudere una specifica vicenda ma non può cambiare un sistema. C'è un messaggio sicuramente positivo che può dare il processo “ambiente svenduto” ed è quello che abbiamo tentato di veicolare in questi giorni con le nostre conclusioni. Cioè gli imprenditori devono sapere che sfruttare, inquinare, uccidere non solo ti può portare un processo ma ti può portare a un costo e sappiamo che per l’imprenditore il costo è il fulcro della sua attività. Però questo messaggio positivo non sarà la rivoluzione, non sarà il cambiamento di passo di un sistema. Lo abbiamo visto con Mani Pulite che ha processato una classe politica, ma la generazione successiva ha fatto esattamente quello che faceva la precedente, proprio perché non era un movimento politico di massa che cambiava le cose, era un processo. Ambiente Svenduto è un processo assolutamente importante e fondamentale, credo, nella vita di Taranto, nella vita degli operai, dei lavoratori e dei cittadini ma questo processo non potrà portare il nuovo. Stiamo processando il vecchio, il nuovo credo che sia compito dei lavoratori e dei cittadini costruirlo, non possiamo demandare questo alla Magistratura

D - Recentemente in processi che hanno riguardato morti sul lavoro e disastri ambientali ci sono state sentenze abbastanza negative, con proteste di lavoratori, familiari. Tu pensi che questo processo possa essere un segnale importante per i gli altri processi in corso nel paese o purtroppo rimarrà a sé stante?

R - Sicuramente l'esempio che potrebbe arrivare dal processo "Ambiente svenduto" è proprio la possibilità di andare oltre la responsabilità imprenditoriale, di andare a guardare a 360° tutti gli altri denti di questo ingranaggio che ha consentito questo disastro. Purtroppo per Taranto, stiamo parlando di una vicenda che ha comunque delle peculiarità. Quello dell'Ilva, ricordiamolo, che forse è uno degli casi più gravi di disastro avvenuti Italia, più grave perché più continuato. In questo senso ricorda forse più il processo Eternit che quello Thyssen. Stiamo processando un giorno per giorno, decenni di sversamenti, di uccisioni. In questo senso sì, forse qualcosa potrà restare ed essere seguita anche negli altri negli altri processi, però devo dire che perché questo si possa ripetere è necessario che ci sia un procuratore, un pubblico ministero, che vogliano andare avanti, è necessario che ci sia una polizia giudiziaria che supporti il pubblico ministero, è necessario che ci sia un giudicante, dal gip al Gup alla corte, che segua o ascolti quelle che sono le richieste del pubblico ministero. Purtroppo sappiamo benissimo che da una parte c'è l’aspetto soggettivo: chi ha più coraggio, chi ha meno coraggio, chi ha più voglia di apparire chi meno voglia di apparire; dall’altro c'è l'aspetto politico: nonostante la costituzione dica che il giudice è soggetto soltanto alla legge, non tutti i giudici sono disposti a mettere sotto processo un sistema che è un sistema nel quale in qualche modo loro vivono. C'è un problema nella giustizia che io definisco di classe. Il giudice è soggetto soltanto alla legge e la legge è quella che viene dai rapporti di forza nella società. Dovendo obbedire soltanto alla legge, il giudice deve avvenire ai rapporti di forza che ci sono nella società. Quindi, in questo senso, è una giustizia di classe, perché applica necessariamente una legge che è anche espressione di classe che è una legge di classe. Questo significa che bisogna essere molto coraggiosi come giudici per affrontare un discorso che in qualche modo va contro gli interessi di quella stessa classe che ha fatto le leggi che è chiamato ad applicare.

D - Una caratteristica particolare di questa vicenda sta nel fatto che riguarda una fabbrica che è tuttora aperta, è tuttora, per numero di operai impiegati direttamente e nell’appalto, la più grande fabbrica del nostro paese, dopo che le altra grandi fabbriche si sono notevolmente ridimensionate. il più grande centro siderurgico d'Europa e uno dei primi, 30 o 40, al mondo. Per questo è decisamente diverso da altri processi. È quindi evidente che è impossibile separare il processo da ciò che sta realmente avvenendo fuori, in questa fabbrica.

R - Sì. Devo dire che forse questo è uno dei pochissimi casi in cui abbiamo visto, soprattutto all'inizio, uno scontro aperto tra gli inquirenti, una parte della magistratura Tarantina e il potere politico nazionale. Ricordiamo che a ogni mossa della Magistratura seguiva subito una contromossa il che, in un sistema classico, in un Stato fondato sulla ripartizione dei poteri. è abbastanza bizzarro che possa accadere. Così come abbiamo assistito, per neutralizzare l'intervento della magistratura, che è un intervento demolitivo e non può essere un intervento costruttivo, all'introduzione dell’immunità penale, un evento straordinario in un paese che si basa su regole democratiche. In questo senso, devo dire che è vero, senza queste contromosse forse il processo sarebbe proseguito a Ilva sospesa, a lavoro sospeso. Le contromosse hanno fatto in modo che continuasse il lavoro. Ma credo che le contromosse non fossero studiate nell'interesse della salvaguardia dei livelli occupazionali ma per qualcos'altro. Proprio questo sistema, questo paradosso che ci si è trovati a vivere durante il processo dimostra i limiti di questo processo. Questa magistratura non avrebbe mai potuto dire: riconvertite alla produzione ambientalmente compatibile, poteva solo chiudere, questo è il limite. La Magistratura non dice: ti impongo di fare in quest'altro modo che io ritengo più corretto. Avevamo da una parte l'Ilva che voleva continuare a lavorare, a produrre come aveva sempre fatto, dall'altra parte la Magistratura che voleva chiudere quella vicenda, fare una cesura giudiziaria, processare i responsabili di quelli che, essendo dei reati, non si poteva permettere si continuasse a perpetrare. Una parte della della politica nazionale in qualche modo seguiva la prima tesi, cioè continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto, una parte della politica locale e nazionale premeva per la chiusura tout court, chiudiamo e basta, è mancata, o meglio c'è stato in alcuni settori come voi, ma è mancata a livello di massa l'ipotesi realmente alternativa: tenere insieme salvaguardia degli operai con una produzione fatta diversamente.

D - Passiamo alla funzione svolta da voi come patrocinanti di parti civili. Noi ci siamo mossi secondo una logica che voleva contribuire il più possibile a che il processo facesse giustizia e incarnasse questa giustizia nei risarcimenti alle parti civili che abbiamo presentato. Lo Slai Cobas ha partecipato per rappresentare la battaglia che aveva fatto in tutti gli anni precedenti. Se ne parla poco ma ci sono stati altri processi che hanno riguardato il sistema Riva e lo Slai Cobas ne è stato protagonista. Ricordiamo, ad esempio, che la coordinatrice Margherita Calderazzi è stata a sua volta processata, alla presenza di Emilio Riva in persona, e fu l’unica volta che Riva ha assistito di persona a un’udienza, perché ritenuta la mandante di una scritta “Riva assassino” (e oggi possiamo il processo "Ambiente svenduto" le dà ragione). Noi ci siamo costituiti parte civile non certo per i risarcimenti, che in questo caso possono giusto avere il valore di sostegno alla nostra azione, niente di più, ma proprio per l'attività che avevamo fatto. Le associazioni, per non dire i sindacati, hanno scelto la via di presentare la propria sigla come parte civile, senza cercare di far vivere questo processo attraverso la partecipazione diretta di operai, lavoratori, abitanti, familiari. Noi invece abbiamo anche organizzato questi settori, certo nei numeri per noi possibili e in forma rappresentativa, proprio perché in questo processo si sentisse la voce diretta di questi soggetti. Noi abbiamo pensato che questa era la dialettica che doveva emergere nel processo. Che ne pensi di come ha vissuto il processo la città?

giovedì 3 giugno 2021

3 giugno - appello COSTRUIAMO UNA BATTAGLIA GENERALE CONTRO LO SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI, PER IL DIRITTO DI SCIOPERO E CONTRO LA REPRESSIONE DELLE LOTTE OPERAIE

anche se mancano i riferimenti ai gravissimi episodi di licenziamenti repressivi a Taranto e altre realtà sosteniamo l'appello per una assemblea nazionale in presenza - proposta dal testo per il 6 giugno

Nelle ultime settimane il ruolo del Governo Draghi è divenuto sempre più chiaro. Dopo gli annunci roboanti attorno al PNRR che verrà utilizzato dai padroni per rilanciare il ciclo di accumulazione e per dare ossigeno alle imprese e i settori virtuosi, lo sblocco dei licenziamenti è iniziato a divenire una concreta realtà al netto dei continui rinvii del Governo.

Utilizzando un clima favorevole costituito dal drastico calo dei contagi dovuto si all'accelerazione del piano vaccinale, ma soprattutto all'aumento delle temperature, il Governo ha pronamente accettato i rimbrotti di Confindustria rispetto alla necessità di garantire nuovamente alle imprese la possibilità di licenziare la manodopera in eccesso. È un emergenza che sottolineiamo sin dall'inizio di questa pandemia, e prima o poi la scure sarebbe arrivata anche nei confronti del lavoro dipendente dopo che per tutti questi mesi ha colpito duramente il lavoro precario e i contratti a tempo determinato.

Non è un caso che in queste settimane l'escalation repressiva verso lavoratori e disoccupati è vertiginosamente aumentata. Le violente cariche fuori palazzo Chigi verso disoccupati e operai TNT-FedEx sono state seguite dall'aggressione al magazzino Zampieri di San Giuliano Milanese dove la notte del 26 maggio una squadraccia al soldo dell'azienda ha teso un infame agguato con mazze e pistole taser ai lavoratori FedEx di Piacenza che erano in presidio fuori al magazzino, camuffandosi tra i dipendenti dell'azienda e col supporto attivo di padroni e capetti: il tutto con la complicità delle forze dell'ordine, subentrate ad aggressione conclusa solo per procedere alle identificazioni verso militanti e solidali. A questi due attacchi in grande stile da parte di stato e padroni, si aggiunge una lunga serie di episodi apparentemente "minori" (ad esempio lo sgombero del presidio alla Esselunga di Pioltello, le aggressioni ai delegati sindacali alla Miliardo Yida di Alessandria o il tentativo di aggressione ai lavoratori in sciopero da parte di alcuni autisti armati di martello alla DHL di Liscate), i quali indicano che siamo di fronte non più a dei casi circoscritti e/o a singole schegge impazzite, bensì a un tentativo di "soluzione finale" dei conflitti sui luoghi di lavoro, in cui appare sempre più evidente la presenza di una regia politica dedita a pianificare e a orchestrare un clima di terrore in chiave antisindacale. La violenza padronale ha un solo scopo: imporre con la forza i piani di ristrutturazione delle grandi multinazionali. In quest'ottica, l'esito della lotta dei lavoratori FedEx-TNT contro la chiusura dello stabilimento TNT di Piacenza rappresenta il principale banco di prova dell'attacco che si sta preparando contro tutto il proletariato, e al tempo stesso il primo terreno di sperimentazione della nuova "linea dura" padronale, finalizzata a radere al suolo ogni sacca di resistenza operaia attraverso l'attacco frontale al sindacalismo conflittuale e al diritto di sciopero. Tutto ciò avviene con la complicità attiva dei sindacati filopadronali, in primis dei vertici di Cgil-Cisl-Uil.

Di fronte a questo scenario che si aggraverà nelle prossime settimane sia sul lato sociale, con un ingrossamento senza precedenti delle file dei disoccupati, che su quello repressivo, dove a colpi di multe, denunce e fogli di via si da seguito alle intimidazioni di piazza, abbiamo la necessità di rilanciare con forza l'opposizione sociale e operaia. Lavoratori e lavoratrici combattivi, saldando le proprie lotte a quelle dei precari, degli studenti, autoctoni e non, territori e realtà politiche e sociali in lotta, hanno costituito un riferimento complessivo per tutti coloro i quali hanno battagliato sin dalle prime battute della pandemia per impedire che questa emergenza sanitaria diventasse anche emergenza sociale, e che quest'ultima dovesse risolversi con ulteriori sacrifici verso le classi oppresse della popolazione. Un fronte unico delle lotte che ha convocato giornate nazionali e locali di scioperi e manifestazioni che hanno portato all'avanzamento e allo sblocco di singole vertenze e alla costituzione di un chiaro punto di vista di classe in tutto il paese.

In vista dei prossimi scioperi di settore e per costruire collettivamente una solidarietà trasversale contro la repressione e rilanciare una battaglia complessiva contro lo sblocco dei licenziamenti, facciamo appello a tutte le realtà che hanno contribuito a questi percorsi e a coloro i quali vedono la necessità di andare al di là dei rispettivi orticelli, per dare vita a un nuovo momento di confronto e rilancio dell'iniziativa, da tenersi per la prima volta in presenza il prossimo 6 Giugno. Un momento che serva a confrontarci ma soprattutto a dotarci di utili strumenti collettivi: il lancio definitivo di una cassa di resistenza contro la repressione operaia e per la difesa del salario, la convocazione di momenti di sciopero comuni e la costruzione di una grossa mobilitazione nazionale sul tema licenziamenti.

Di fronte all'unità sacra del capitale sancita dal governo Draghi e accompagnata dalla fiducia trasversale di cui gode da tutto l'arco parlamentare e dai sindacati filopadronali, costruiamo l'unità degli sfruttati e delle sfruttate, lasciando autonomia e spazio alle singole battaglie ma rinforzando il principio che ci ha permesso di attraversare tutta questa fase pandemica con una forza diversa: marciare divisi, colpire uniti.

3 giugno - dal blog tarantocontro: GLI AVVOCATI DI TORINO DELLE PARTI CIVILI SLAI COBAS SC E LAVORATORI ORGANIZZATI DA ESSO SULLA SENTENZA DEL PROCESSO ILVA

 

AVV. SERGIO BONETTO

Le responsabilità sono state indicate in modo preciso. I tentativi di togliersi dalle responsabilità (vedi anche l'ultima dichiarazione di Vendola) non hanno portato e non portano da nessuna parte.

Confidiamo che la Corte d'Appello confermi questa sentenza.

Questa sentenza ha riconosciuto il diritto di lavorare senza esporsi al rischio di malattia o morte. E' quello che noi abbiamo affermato fin dal principio e che ha guidato la presentazione della maggior parte delle nostre parti civili, cioè che non era solo chi fosse già stato danneggiato ad avere legittimità di essere parte civile, ma tutti i lavoratori, gli abitanti dei quartieri inquinati che ogni giorno temevano e rischiavano per la loro salute e vita. 

In questo senso questa sentenza è "storica", è la terza sentenza in Italia, dopo quella dell'Eternit e della ThyssenKrupp. 

Se una punta di critica devo fare è per la scarsa attenzione verso le parti civili di operai Ilva, lavoratori, cittadini, famigliari. Su questi la Corte da un lato ha ammesso tutti, ma dall'altro si è sprecata poco nel quantificare il risarcimento: 5mila euro, quando, per esempio al processo Eternit in cui anche qui vi erano sulle 1000 parti civili sono state riconosciute 30mila euro a testa. 

AVV. ENZO PELLEGRIN

Confermato l'impianto accusatorio nel processo Ambiente Svenduto. Il primo grado del processo ha condannato molti degli imputati alle pene di legge e soprattutto ha riconosciuto le provvisionali per danno da esposizione alle parti civili da me rappresentate, lavoratori del cimitero San Brunone ed abitanti dei quartieri inquinati.

È un processo che ha visto anche e soprattutto l'impegno infaticabile di un combattivo sindacato conflittuale, lo Slai Cobas di Taranto, e dei suoi altrettanti infaticabili militanti guidati da Margherita Calderazzi ed Ernesto Palatrasio, nonchè di un grande ambientalista e pacifista, il Prof. Alessandro Marescotti. Personaggi e militanti che ho l'onore di aver conosciuto e stimato, e che ringrazio per il loro insostituibile impegno e lavoro.

Con la loro azione diretta, il sindacato Slai Cobas e l'associazione Peace-link, hanno contribuito a sollevare l'attenzione sociale e giudiziaria su uno dei più grandi disastri ambientali del mondo, e sulle loro vittime: l'ambiente, i lavoratori, i cittadini di quella bella Taranto che ho iniziato ad amare, in barba all'inutilitá della politica elettoralista dei partiti, i quali arriveranno ora a tentare di mettere i loro cappelli per prender voti.

I partiti hanno invece visto nel processo la chiara condanna politica della loro inutilità, del loro servilismo, della loro ipocrisia, e in qualche caso qualcuno  ha  avuto anche una condanna giudiziaria per la responsabilità di alcuni personaggi.

Questo il primo grado di un processo, che si è fatto in aula, con le garanzie del nostro processo e la decisione di un collegio giudicante integrato dai giudici popolari, il cui giudizio considero di somma importanza anche dal punto di vista democratico.

Da militante sociale, ma anche da convinto garantista, aspetto con piena serenità il secondo grado.


mercoledì 2 giugno 2021

3 giugno - Precarie e precari assistenti coop sociali: Un anno senza lavoro, senza reddito e senza assistenza!

 

 Un anno senza lavoro, senza reddito e senza assistenza!

L’instancabile lotta delle e degli assistenti igienico personale agli studenti disabili delle scuole superiori della Sicilia hanno costretto la Regione a “trovare” i fondi necessari per il servizio (5 milioni in Finanziaria) e a convocare una riunione specifica della “Commissione speciale di indagine e di studio per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi” dell’Assemblea Regionale Siciliana per il 3 giugno, che rappresenta un’ulteriore pressione nei confronti di tutti i funzionari dei palazzi che fino a questo momento sono stati impegnati a mettere ostacoli su ostacoli sul diritto allo studio e sul diritto al lavoro.

A questa riunione è stata invitata la nostra organizzazione sindacale, come anche alla riunione organizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, a proposito di diritto allo studio, che ha risposto positivamente alla nostra richiesta di incontro che si terrà, anche questo, il 3 giugno.

Un anno intero senza lavoro e senza reddito, e senza assistenza! Così hanno continuato a gridare nelle piazze, assediando i palazzi, queste precarie e precari, denunciando la continua interruzione del servizio pubblico, la cui gravissima responsabilità, è della Regione di Scavone/Musumeci innanzi tutto e poi di tutti i Sindaci delle Città Metropolitane per le scuole superiori e dei Comuni per le scuole di primo grado, inadempienti e omissivi, con la disapplicazione indecente delle leggi vigenti che un parere del CGA non ha cancellato, come si vuole invece far credere.

In questi giorni, inoltre, anche i Dirigenti Scolastici delle scuole superiori di Palermo e provincia, hanno preso posizione con una lettera inviata a diversi uffici istituzionali, chiedendo espressamente il servizio di assistenza igienico personale come previsto dalle leggi vigenti.

Non ci sono più “ostacoli”: le leggi ci sono e i soldi, stanziati e liquidati, anche, e ci sono pure quelli risparmiati nel periodo di chiusura per il covid, che non si sa che fine abbiano fatto…

Insomma, si tratta di una vera congiura contro i ragazzi disabili, le loro famiglie, e le lavoratrici e i lavoratori di questo settore, una congiura organizzata da Musumeci e Scavone, compreso la Città Metropolitana! Contro questa congiura le famiglie sono state anche costrette a fare partire diffide e denunce penali contro tutti i responsabili.

Nessuno tocchi il diritto al lavoro degli Assistenti igienico-personale specializzati! Il lavoro deve cominciare adesso ed è ancora più urgente preparare il necessario, affinché il prossimo anno scolastico abbia inizio in modo conforme al normale anno scolastico 2021-2022

 Slai cobas per il sindacato di classe

Via G. Del Duca 4, Palermo  340.8429376

lunedì 31 maggio 2021

31 maggio - Fincantieri e Fiom-Fim-Uilm firmano un accordo sugli operai delle ditte appaltatrici, cioè sull’80% della manodopera totale

               


“Trieste, 26 maggio 2021 – Fincantieri ha sottoscritto un importante e innovativo accordo sindacale con FIM, FIOM e UILM Nazionali e l’Esecutivo del Coordinamento sindacale nazionale sul tema degli appalti.” Questo si legge nel comunicato (https://www.fincantieri.com/it/media/comunicati-stampa-e-news/2021/fincantieri-accordo-appalti/) pubblicato sul sito della Fincantieri che fa l’elenco delle “significative linee di intervento” del documento (che non è stato pubblicato per intero) dopo aver rassicurato sulla “condivisione di quanto già disciplinato in materia dal contratto integrativo vigente…”

Riportiamo e commentiamo in grassetto queste linee:

- “La definizione di rapporti di partenariato di lungo periodo con primarie ditte di appalto con conseguente riduzione del turn over e mantenimento delle necessarie competenze professionali;”

[si impegnano, cioè, a decidere quali ditte sono per loro più affidabili e con operai “professionali”

e con queste fare da ora in poi contratti che durano un po’ di più per non cambiarle troppo spesso];

- “La semplificazione e riduzione delle attività in subappalto nelle aree “labour intensive”, anche attraverso l’avvio di progetti di automazione, in particolare nell’area della saldatura, con la finalità di sopperire altresì alla cronica carenza di manodopera specializzata, accrescendo le competenze degli operatori;”

[nelle aree dove c’è uso intensivo di manodopera, e secondo loro poco specializzata, si introducono robot per la saldatura. Il rinnovo dei macchinari è una necessità per i padroni, ma qui siamo all’assurdo che viene spacciata per possibilità di “maggiore stabilità occupazionale” l’introduzione dei robot, come dice il Sole24Ore, quando tutti sanno che ad ogni introduzione di macchine più moderne una parte degli operai viene licenziata.];

- “Il coinvolgimento delle ditte dell’indotto su temi della sostenibilità, quali tra l’altro l’adesione al “Codice Etico”, la cui adesione è condizione essenziale per l’assegnazione degli ordini così come l’estensione degli audit di finalizzati all’analisi delle tematiche relative ad ambiente, salute e sicurezza;”

[si tratta di una denuncia di fatto del caporalato delle ditte che imperversa in tutti gli stabilimenti di cui la Fincantieri ha da sempre la piena responsabilità, come ce l’ha sull’inquinamento e sull’avvelenamento storico degli operai per amianto e altre sostanze. Questa trovata del “Codice Etico” somiglia molto ai tanti e vecchi “protocolli di legalità” firmati con sindacati confederali e prefetture: chiacchiere];

- “Il proseguimento dei piani di investimento (18 milioni di euro nel biennio 2019-2020 e 34 milioni di euro previsti nel periodo 2021-2022) per il miglioramento delle infrastrutture logistiche dei servizi di supporto per i dipendenti delle ditte esterne (con particolare focus su spogliatoi, mense e parcheggi);”

[A questo proposito il Sole24Ore titola in maniera ingannevole: “Fincantieri investe 52 milioni sul benessere degli addetti dell’appalto”, ma a leggere questo punto ci si chiede: ma fino ad ora gli operai si sono cambiati e hanno mangiato per strada? Praticamente sì! Qui, più che l’investimento ci vuole il risarcimento per il trattamento bestiale!]

“L’accordo inoltre,” continua il comunicato “in considerazione della sempre crescente competizione e complessità del mercato cantieristico, riconosce come elemento strategico il processo di rafforzamento delle competenze tecnico professionali della filiera della cantieristica attraverso azioni quali:

- “il rafforzamento delle iniziative con le amministrazioni regionali e comunali per la predisposizione di programmi di recruiting e di formazione/riqualificazione di personale uscito dal mercato del lavoro con particolare riferimento anche a crisi industriali;”

- “la costituzione di gruppo di lavoro paritetico per la promozione di un “Bacino delle Professionalità di Settore” a livello nazionale, da sviluppare di concerto con le Istituzioni centrali e locali competenti.”

[provano a scaricare ancora una volta sugli enti locali la “formazione professionale”, come chiesto dall’amministratore delegato Bono già qualche anno fa, e hanno così tanta paura di perdere la manodopera specializzata che vogliono creare addirittura un “Bacino delle Professionalità di Settore”, una riserva di caccia dove poter pescare alla bisogna!]

“Infine”, bontà loro! “Fincantieri e le Organizzazioni Sindacali hanno condiviso l’opportunità di rafforzare il sistema informativo a livello di sito tra azienda e RSU per quanto attiene le tematiche dell’appalto, così come di favorire l’esercizio dei diritti sindacali dei lavoratori delle ditte dell’indotto anche attraverso la messa a disposizione di locali per lo svolgimento di assemblee sindacali per un massimo di tre ore annue per tematiche di rilevanza contrattuale nazionale.”

[tre ore di assemblea all’anno! Per favorire l’esercizio dei diritti sindacali!].

Insomma, ancora una volta i sindacati confederali Fiom-Fim-Uilm corrono in soccorso alla Fincantieri, (come fanno con tutti gli altri padroni) che ha bisogno di manodopera fresca e ben addestrata senza spendere soldi; i milioni di cui si parla, se e quando si spenderanno, sono in parte obbligati dalle norme di sicurezza rese più urgenti dagli “scandali” creati dalla scia inarrestabile dei morti sul lavoro e da alcune norme sull’ambiente; corrono in soccorso dell’azienda che occupa circa 9000 lavoratori (metà operai e metà impiegati) e decine di migliaia di operai delle ditte appaltatrici, dando via libera all’ammodernamento tecnologico che taglierà posti di lavoro.

Le condizioni di lavoro di questi operai sono pesantissime, con lunghi orari di lavoro e con salari bassissimi, a “paga globale” cioè senza diritti. E i contratti e gli “accordi” di Fiom-Fim-Uilm non fanno altro che peggiorare la situazione.

La rivendicazione necessaria, tanto per cominciare a parlare di diritti, è quella dell’internalizzazione, dell’assunzione diretta da parte della Fincantieri!

31 maggio - SENTENZA ILVA: CONDANNE PER I PADRONI E I LORO SERVI NELLE ISTITUZIONI E NELLA POLITICA - RISARCIMENTI PER TUTTE LE PARTI CIVILI

Sono quello che lo Slai cobas per il sindacato di classe e gli operai Ilva e appalto, lavoratori del cimitero, abitanti  quartiere Tamburi, Paolo VI e familiari da esso organizzati come parte civili chiedevano e che sono stati gli unici sempre presenti alle udienze del processo, mentre gli altri vengono ora a farsi pubblicità anche elettorale e a riscuotere-

Ringraziamo gli avvocati torinesi Bonetto, Vitale, Pellegrin e gli avvocati di Taranto Silvestre e Lamanna per l'importante lavoro svolto.

Una sentenza che può essere storica se non rimane nelle aule giudiziarie ma diventa fattore di forza nella lotta per salute e il lavoro in sicurezza per operai e masse popolari a Taranto e a livello nazionale 

La sentenza non dimostra affatto che l'ilva va chiusa, dimostra che la produzione capitalistica per il profitto producono morte e devastazione ambientale;

non dimostra che la fabbrica in quanto tale a Taranto è nociva, ma che i padroni e i loro servi calpestano la vita operaia e la vita umana del territorio stravolgendo leggi e attaccando diritti di opposizione e resistenza agli attacchi alla salute e all'inquinamento, imponendo il loro potere in fabbrica e sul territorio; 

dimostra invece che era possibile che anche una fabbrica siderurgica non producesse inquinamento, morti e malattie, se non fosse stata gestita con una politica "criminale" - come hanno detto gli stessi PM;

ci indica che fabbrica e produzione devono essere nelle mani dei lavoratori e svolgersi in uno stato, governo e società che siano al servizio del popolo.

Questa battaglia va fatta qui e ora nella fase in cui si decidono i destini di Acciaieria d'Italia e di migliaia di operai.

Domani, Martedì alle 17.30 presso sede Slai cobas via Livio Andronico, 47 conferenza stampa con la presenza di parte delle parti civili per fare il punto delle iniziative da prendere subito nella gestione della sentenza e per i risarcimenti, mentre un convegno nazionale si terrà non appena ci siano le condizioni

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto e le parti civili operaie e popolari

31 maggio - PROCESSO ILVA - LUNEDI' LA SENTENZA - MA COSA E' STATO ED E' QUESTO PROCESSO

 

Una delle tante iniziative dello Slai Cobas sc durante il processo

Il processo Ilva “Ambiente svenduto” è un processo di rilievo nazionale e internazionale. È stato il più grande processo di questo genere con la fabbrica aperta, per di più ora nelle mani di una multinazionale, uno dei primi produttori di acciaio nel mondo, con stabilimenti in 30-40 paesi. È diventato un processo a un sistema, ed è in questo senso che lo Slai Cobas a Taranto ha costruito sin dall'inizio la sua partecipazione. Bisognava portare dentro l'aula dei Tribunali la lotta dei lavoratori, la resistenza e i danni che i lavoratori, i cittadini avevano subito.

Un processo di classe contro una classe. Il processo, infatti, mette sotto accusa un intero sistema. Non esistono altri processi come questo; che riguardi allo stesso tempo morti sul lavoro e disastro ambientale e in cui come imputati trovi oltre i padroni della fabbrica e i loro "fiduciari", il rappresentante dell’arcivescovo, il Presidente della Regione, della Provincia, il Sindaco di Taranto, gli Enti che dovevano controllare la tutela dell'ambiente, un dirigente della Digos, uno che in tutta la sua vita ha perseguitato i compagni comunisti e dello Slai Cobas, ecc.

Questo tipo di processo avrebbe meritato un'azione di “guerra”, a fronte della guerra che padroni, Stato, Istituzioni locali e nazionali hanno fatto e continuano a fare agli operai, alle masse popolari dei quartieri, sul fronte del lavoro, dello sfruttamento, della salute, della sicurezza, dei diritti. Questa intera vicenda drammatica per lo scontro di classe nel nostro paese è entrata in questo processo, ma con difficoltà, e sta combattendo la sua battaglia fino alla fine, perché sappiamo che questo è un processo infinito. Ci sono voluti anni per poterlo portare a conclusione e ancora non è finita; si tratta solo del primo grado di giudizio e possiamo immaginare che seguirà l’appello dei condannati, il ricorso in Cassazione, tentativi sporchi di azzerare i risultati acquisiti, come è avvenuto per il processo Eternit, per il processo Thyssen Krupp, per tutta un'altra serie di importanti processi e più recentemente per il processo per la strage di Viareggio.

In questo quadro il processo non è altro che una delle pagine della lotta di classe, l'interfaccia di quello che materialmente poi sta avvenendo oggi in ArcelorMittal - ora Accieierie d'Italia. In questo quadro, organizzare come parti civili, in forme auto-organizzate, dei lavoratori è stata anche un problema. All'inizio noi avevamo pensato realmente di organizzare centinaia e centinaia di operai e lavoratori per essere parti civili in questo processo. Questa battaglia l’abbiamo vinta solo parzialmente. Solo un centinaio, si è autorganizzato con noi in questo processo, insieme aD una rappresentanza di settori della città, del quartiere Tamburi, dei familiari. Avremmo voluto fosse molto più largo ma abbiamo trovato opposizione del Comitato Liberi e Pensanti che prima ha rifiutato di costituirsi al processo e quando abbiamo chiesto che i 200-300 lavoratori da loro raccolti si organizzassero per essere parte nel processo non l'hanno fatto, salvo poi, all'ultimo momento, costituirsi come associazione, non certo come lavoratori. Così l'Usb è presente come organizzazione sindacale (nazionale, provinciale, territoriale, ecc.) ma non ha fatto costituire come parte civile neanche mezzo operaio. Ma non ha senso un processo in cui sono presenti le sigle e non i lavoratori concreti che hanno subito i danni, non i cittadini e così via. Lo stesso hanno fatto tutti gli altri sindacati, la Fiom che dice di aver presentato come parti civili 500 operai, non ne ha mai organizzato uno perché  assistesse direttamente alle udienze, se non il primo giorno, quando Landini venne a fare il suo show. Per non parlare anche di Fim, Uilm che sono presenti come parti civili, quando dovevano stare anch'essi sul banco degli imputati. Poi abbiamo visto una platea di rappresentanti di parti civili che hanno fatto pura demagogia, che hanno trasformato la giustezza delle rivendicazione delle parti civili in una farsa, sparando cifre pensando alle proprie parcelle invece che agli interessi lesi.

Questo processo è stato grande sia nei lati positivi, sia nei lati negativi.

Questo processo si svolge mentre gli operai non stanno guardando al processo, e non perché siano su una posizione di classe che considera la giustizia a favore dei padroni, ma perché sono attanagliati da una guerra più vicina che li riguarda, la guerra che ne vuole mandare a casa almeno 4000, che gli fa rischiare la vita ogni giorno, che li fa vivere in cassintegrazione (compresi i lavoratori in Ilva AS) con quasi la metà dello stipendio. Una guerra che avviene anche sul fronte mediatico, in cui gli operai vengono bombardati, confusi da chi gli dice, dal sindaco ad alcuni ambientalisti, che la fabbrica si deve solo chiudere e per loro ci sono ammortizzatori sociali, corsi di formazioni, lavori di pubblica utilità in attesa di una "riconversione economica" di Taranto fasulla e grottesca. Ma la fabbrica senza gli operai diventa il cimitero industriale più grande d'Italia, un deposito di inquinamento e scorie molto ma molto più grande di come lo è da anni Bagnoli - in cui da trent'anni non è stata fatta la benché minima bonifica. Sarebbe la morte civile della città. Il nostro problema è un altro. Noi vogliamo che gli operai si ribellino, si liberino del sindacalismo aziendalista, mettano a ferro a fuoco la città, la blocchino e impongano soluzioni alternative reali.


31 maggio -  IL C.P.R. DI TORINO È UNA FERITA NELLO STATO DI DIRITTO - lo Slai Cobas per il sindacato di classe sottoscrive il testo e lo fa circolare ovunque

 

La morte di Moussa Balde, il 23 maggio, nei così detti “ospedaletti” del CPR di Torino, ci interroga, come cittadini e come giuristi, su alcune fondamentali questioni in merito al trattamento oggi riservato ai migranti.

Moussa Balde è stato trattenuto al C.P.R., e prima ancora è stato condotto presso gli uffici di polizia di Ventimiglia, perché cittadino straniero irregolare, subito dopo aver subito una selvaggia aggressione da parte di tre italiani, a Ventimiglia, il 9 maggio. Per quanto noto in questa fase, la sua condizione di persona offesa è stata immediatamente dimenticata, a causa dell'irregolarità del suo soggiorno, e non gli era stata fornita alcuna delle informazioni conseguenti, quali, tra l'altro, la facoltà di presentare denunce o querele, il diritto di chiedere di essere informato sullo stato del procedimento, la possibilità di avvalersi dell'assistenza linguistica. Gli è stato di fatto negato il diritto di partecipare al procedimento penale. Moussa Balde aveva anzi riferito di non avere neppure compreso che l'aggressione avesse generato delle indagini, che i suoi aggressori fossero stati identificati, né tantomeno sapeva che c'era un video che aveva ripreso quella aggressione (all'ingresso nel CPR i trattenuti vengono privati dei telefoni cellulari, benché la legge garantisca la libertà di comunicazione anche telefonica con l'esterno, e non hanno accesso ad internet). Questa prima parte della vicenda conferma per l'ennesima volta che per lo Stato italiano la persecuzione degli stranieri privi di un permesso di soggiorno è considerata una priorità assoluta, da esercitare a qualunque costo, anche a scapito di diritti fondamentali (in alcuni casi, e il Mediterraneo ne è muto testimone, anche della vita dei migranti).

L'altra grande questione che la tragedia di Moussa Balde solleva riguarda ciò che accade dentro i CPR italiani, e dentro il CPR di Torino in particolare.

Moussa Balde vi è stato rinchiuso senza alcuna valutazione preliminare sulla sua idoneità psichica al trattenimento e ciò nonostante le presumibili conseguenze di un'aggressione tanto violenta. Appena entrato al C.P.R., è stato privato del telefono cellulare ed è stato collocato nei c.d. “ospedaletti”, vere e proprie celle di isolamento non previste dalla normativa, separate dalle altre aree, lontane dagli uffici e dall'infermeria, dove è impossibile effettuare un controllo o un’osservazione di chi vi è rinchiuso. Luoghi in cui una patologia psichiatrica o una semplice depressione sono destinati ad aggravarsi e dove è purtroppo molto facile, in solitudine, compiere gesti anticonservativi.