giovedì 23 gennaio 2025

23 gennaio - da tarantocontro: Parti civili processo Ilva. Invece che giustizia e risarcimenti - restituzione della provvisionale con maggiorazioni

La storia della madre di Antonio Parente è la grave situazione di decine di parti civili del processo "Ambiente svenduto" seguite dal Codacons. Come è stato giustamente scritto: al danno di non avere ancora giustizia per operai, abitanti dei Tamburi fatti ammalare, morire per la logica di profitto del capitale, ora si unisce la beffa di dover restituire maggiorati i soldi della provvisionale proprio a quei padroni (Nicola Riva in particolare) che li hanno sfruttati e hanno attaccato la loro salute e vita. 

Noi, dello Slai Cobas proponiamo a queste parti civili di NON RESTITUIRE NIENTE e non pagare altre spese legali. Lo Slai Cobas e i suoi avvocati li sosterrà, anche se non sono parti civili organizzate dallo Slai Cobas. Si tratta di una battaglia che non va vista con occhi puramente legali, è una battaglia di classe, pienamente interna alla lotta che noi e i nostri avvocati abbiamo fatto dall'inizio del processo per impedire che i padroni, i loro complici e tutti i loro servi la facciano franca.

PS. Un chiarimento. Antonio Parente (iscritto allo Slai Cobas e parte civile con lo Slai Cobas) dice che per la madre ha pagato 1500 euro per le spese dell'avvocato del Codacons. 

Fermo restando che noi non abbiamo mai condiviso la demagogia di Rienzi/Codacons, nè "brindisi" e festeggiamenti per la provvisionale con cantanti e personaggi politici ultra equivoci, le nostre parti civili hanno pagato solo 50 euro all'atto del deposito di costituzione di parte civile e altre 50 quando abbiamo tentato di avere le provvisionali (ma dopo ci siamo fermati, visto l'annullamento del processo di 1° grado), totale 100 euro, che non sono andate assolutamente ai nostri 8 avvocati, ma necessarie per spese, marche, fotocopie sentenza, certificati delle società imputate, ecc. richieste dal tribunale. 

Come sanno tutte le nostre parti civili, gli avvocati di Torino (Bonetto, Vitale, Pellegrin), gli avvocati di Taranto (Fausto Soggia - che da poco con nostro dolore ci ha lasciato, Lamanna, Silvestre, e nell'appello Ricci), così come l'avvocato Mario Soggia intervenuto per la questione del riconoscimento della provvisionale, NON HANNO MAI VOLUTO UN CENTESIMO PER SE'. Hanno e continuano a fare una difesa gratuita perchè sono fino in fondo dalla parte degli operai e ne sostengono la battaglia sindacale di classe in questo processo "Ambiente svenduto"

Taranto, la storia di Antonio: deve restituire 7mila euro all'ex patron dell'Ilva. «I soldi di Riva li ho già spesi per avvocato e cure mediche»
Antonio Parente è disperato, sua madre, Pina Falco, è una delle parti civili coinvolte nel processo «Ambiente svenduto», che avevano ottenuto 5mila euro a testa da Nicola Riva come provvisionale sull’eventuale risarcimento per i danni subiti dall'Ilva

TARANTO - «I soldi di Riva, sono già andati via tra visite e cure mediche, una parte allo studio Rienzi che ha seguito mia madre, insomma la somma che avevamo ricevuto non c’è più e neanche era sufficiente»... più 2mila euro di spese legali. «Settemila euro e passa, entro la fine di gennaio che non sappiamo dove andare a prendere».

Casalinga sulla settantina, Pina è affetta da una malattia autoimmune, la Sclerodermia, dovuta, secondo i medici, ad agenti chimici tossici che hanno contribuito a scatenare la patologia. Nonostante le cure invasive, convive con forti dolori reumatici, le sue mani sono sempre gonfie e bitorzolute. Ma non solo, la malattia piano piano sta aggredendo, oltre alla pelle, anche i polmoni e il cuore. Oggi Pina ha solo il 65 per cento di funzionalità polmonare.

In questi anni di processo, Antonio ex operaio Ilva, era riuscito a portare via sua madre e la sua famiglia dal quartiere Tamburi per andare a vivere nella borgata di Talsano, vicino al mare. «...Sono stato dipendente dell’acciaieria e so da vicino cosa voglia dire vivere in quell’azienda...». Anche lui era parte civile nel processo: per anni è stato a contatto con i Pcb, i Policloro Bifenili, gli oli che venivano utilizzati per abbassare la temperatura dei trasformatori elettrici. Anche lui non è uscito illeso da quel periodo, ma non ha fatto in tempo a chiedere il risarcimento provvisionale. «A questo punto – afferma – devo dire menomale. Io sono seguito da un altro studio legale, con i Cobas»...




mercoledì 22 gennaio 2025

22 gennaio - CONTINUA A SALIRE IL TRIBUTO DI SANGUE OPERAIO IN NOME DEL PROFITTO: Autotrasportatore 64enne precipita dalla scaletta di un’autocisterna e muore nella Bassa Bergamasca

 

L'uomo di 64 anni è morto mentre stava lavorando nella cava Ghisalba

di F. Q. | 22 Gennaio 2025

Ennesima morte sul lavoro. Un autotrasportatore di 64 anni è morto nel primo pomeriggio mentre stava lavorando nella cava Ghisalba, nella Bassa Bergamasca, dove sarebbe precipitato dalla scaletta di un’autocisterna che avrebbe dovuto riempire di gasolio. Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo di indagini per ricostruire la dinamica. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale dell’Ats. Non è chiaro se la causa del decesso sia stata la caduta stessa o un precedente malore, che forse potrebbe averla causata.

Ieri pomeriggio un altro operaio, di 32 anni, è morto nell’azienda di packaging Europoligrafico di Perugia: è stato stato schiacciato da un macchinario. Lavorava per un’azienda esterna e stava facendo manutenzione su una pressa, quando il macchinario lo ha colpito e schiacciato.

Roberto Catalano è morto all'alba mentre tornava dal suo lavoro di barista, ogni anno il 25/30% dei morti muore in itinere, tra questi tantissime donne

Carlo Soricelli



martedì 21 gennaio 2025

22 gennaio - dal blog tarantocontro: La (s)vendita dell'ex Ilva: le parole di Jindal e la realtà per gli operai e abitanti dei quartieri

 

Uno stralcio dell'intervista

"Stimiamo investimenti superiori ai 2 miliardi di euro per il rilancio e la modernizzazione degli impianti esistenti e per i forni elettrici»

Ha detto il Director of European Operations di Jindal Steel (International), in un'intevista apparsa sulla Gazzetta del Mezzogiorno.  Jindal è una delle 3 multinazionali (le altre due sono dell'Azerbaijan e degli Usa, che ha presentato l'offerta per l'intero gruppo di Acciaierie d'Italia- ex Ilva, e rispetto alle due sarebbe in pole position.

Nell'intervista il Director Narendra kumar Misra (che si occupa della "definizione della strategia internazionale del gruppo e dell'ottimizzazione dell'efficienza operativa") dice: «Si tratta di un'opportunità unica per espandere la nostra presenza nel mercato europeo... riteniamo che questa rappresenti una straordinaria e sfidante occasione di crescita... Qui intendiamo rispondere alle esigenze dei clienti... dei settori automotive, elettrodomestici e alimentare... Il nostro progetto mira a trasformare l'ex Ilva in uno dei principali e maggiori produttori di acciaio a basse emissioni in Europa... prevediamo una completa integrazione a monte dello stabilimento di Taranto, utilizzando le nostre miniere in Camerun, Mozambico e India. Questo garantirà un approvvigionamento diretto di materie prime, migliorando l'efficienza dei costi e la sostenibilità del processo produttivo...

E ancora: "prevediamo il rilancio, modernizzazione e il miglioramento degli impianti esistenti e per la transizione dal processo a forno al processo DRI/EAF... una capacità produttiva annuale di 5 milioni di tonnellate... Jindal ha sviluppato un piano dettagliato di decarbonizzazione...in piena conformità con le normative del Green Deal europeo e con la progressiva eliminazione delle quote gratuite di CO2 entro il 2034, dismissioni degli altoforni entro il 2030 sostituiti a Taranto da due forni elettrici ad arco... chiusura degli impianti di cokeria per rispondere alle preoccupazioni della comunità sugli impatti ambientali"; "il nostro piano industriale prevede di attrarre industrie a valle come quelle dell'automotive, della produzione di turbine eoliche e degli elettrodomestici, le quali utilizzeranno il nostro acciaio a basse emissioni..."

ALLORA TUTTO BENE? NIENTE AFFATTO:

Sul fronte dell'occupazione l'altra faccia della medaglia sono tagli : "Il nostro obiettivo - dice Jindal - è mantenere il personale necessario per gestire la transizione verso una produzione più sostenibile, adattando il numero dei lavoratori in base alle necessità operative e alle dinamiche del mercato"; tagli di almeno 3mila operai, che si aggiungono ai circa 1500 operai in cigs permanente in Ilva AS che non passeranno mai con i nuovi padroni, insieme a un uso sempre della cassintegrazione per adattare il numero degli operai alle sue esigenze produttive e alle richieste del mercato. Combinando quindi migliaia di esuberi, operai appesi ad un filo con la cassintegrazione sempre presente e operai da sfruttare di più nei momenti di richieste e a fronte di meno operai. 

Sul fronte dell'ambientalizzazione, siamo alle fantasie, usate per acquisire consenso dalla popolazione di Taranto. Il Director parla nell'intervista di "iniziative destinate a migliorare la qualità della vita a Taranto; tra cui la pianificazione urbana per la creazione di nuove aree residenziali e scuole" - ma che vuol dire? - "la promozione di attività culturali ed educative e progetti di riforestazione urbana e mobilità sostenibile" - Parole che non costano niente. Alcune anche ambigue e preoccupanti, come le nuove aree residenziali - ritornerebbe per caso il progetto (già detto nel processo "Ambiente svenduto" sdai legali dei Riva) di spostare i quartieri inquinati?

Gli investimenti, sono pochissimi. Siamo, come nel passato, con  Riva, con Mittal, ad una svendita dell'Ilva - il più grande stabilimento siderurgico d'Europa - da parte del governo, a cui, tra l'altro, si chiedono incentivi (per la realizzazione di impianti DRI e la fornitura di gas); solleticando per questo il made in Italy del governo Meloni/Urso. "Puntiamo a coinvolgere - dice Jindal - numerosi fornitori italiani... per sostenere e diffondere il concetto di "Made in Italy...".

Per gli operai, per gli abitanti di Taranto, tutta questa "elaborata" (s)vendita, rischia di portare un "già visto".

Mancano i bisogni, gli interessi operai, manca una piattaforma operaia chiara di classe, manca la mobilitazione degli operai per imporla a governo e nuovi padroni.

Questo è allora il problema che hanno gli operai. Il resto sono anche da parte sindacale solo lamentele, con timide e misere richieste.


21 gennaio - GUERRA IMPERIALISTA E CLASSE OPERAIA: "I primi ad opporci alle guerre imperialiste siamo chiamati noi operai con gli scioperi..." - Un intervento di un compagno operaio dell'Ex Ilva Taranto

 

Guerra, ricorre continuamente, ad ogni edizione di ogni tg megafono della propaganda imperialista. Non possiamo fare a meno di sentire come questa barbarie della politica sia sempre più condizione da normalizzare tra le masse. Perché sì, la guerra non è conseguenza di condizioni sfavorevoli dovute a strane congiunzioni astrali, ma bensì è frutto della specifica volontà dei capitalisti e dei governanti che li rappresentano di tutto il mondo, i nostri mostri compresi. Ad ogni periodo di crisi del capitale, ad ogni stagnazione dei profitti seguono sempre delle guerre, che portano nient’altro che miseria, sofferenza, perdita tra le genti cosiddette “comuni”, alle quali noi apparteniamo, e nuove spartizioni di bottino tra i ricchi che usano, che abusano, dei poveri ai quali queste guerre vengono imposte con la forza e la violenza di combatterle.

Ed è la rapina di nuove terre che ha giustificato e che comunque continua a giustificare, nonostante la tregua, attraverso la narrazione filosionista dei media di regime, il genocidio dei palestinesi, il più grande massacro che la Storia recente ricordi. E questo massacro è potuto accadere grazie agli immensi aiuti inviati dall’Occidente al proprio cane da guardia in Medio Oriente. I più grandi alleati di Israele non è un caso che siano gli Stati Uniti, una nazione che sin dalla sua nascita ha conosciuto la violenza, una nazione nata essa stessa dal massacro dei popoli indigeni per far posto ai coloni, una nazione che è come un’epidemia la quale ovunque arrivi uccide.

Sappiamo benissimo qual è la politica di Trump nei confronti dello scontro tra palestinesi ed israeliani, ma l’amministrazione a maggioranza democratica con a capo Biden, con un colpo di coda prima di

lasciare lo scranno da presidente, ha voluto sanzionare la corte penale internazionale, corte penale che gli stessi USA non riconoscono, rea di aver emesso mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant.

Ma il conflitto purtroppo non è solo quello presente in Medio Oriente; tra i tanti, troppi, presenti nel mondo quello che probabilmente ci riguarda più in maniera diretta è quello in Ucraina iniziato oramai da quasi tre anni, anche se in realtà bisogna tornare indietro di ben undici anni per inquadrarlo nel giusto contesto storico.

In quello che nella narrazione della TV di regime è l’invasione da parte della Russia di uno Stato sovrano, noi proletari non vediamo altro che lo scontro tra due blocchi imperialisti pronti a tutto pur di raggiungere i propri interessi, che non sono mai stati, e mai lo saranno sino a che questo sistema economico vivrà, gli interessi dei lavoratori, delle masse.

Come ogni guerra di carattere imperialista, i popoli non hanno nulla da guadagnare ma solo tutto da perdere, e siamo chiamati ad opporci con ogni mezzo a nostra disposizione a questa atrocità.

Tra i tanti, i primi ad essere in dovere di ripudiare e, soprattutto, di opporre strenua resistenza allo scoppio ed al dilagare delle guerre siamo chiamati noi lavoratori, noi operai, con gli scioperi, con il fermo delle fabbriche e della produzione ad uso e consumo dei profitti attraverso anche questi conflitti, non solo simbolicamente in segno di solidarietà, che ha un impatto tutto sommato limitato, ma impedendo che con la produzione stessa si alimenti questa degenerazione della società.

Piattole umane come Putin, Zelensky, Trump o Biden che sia, Netanyahu ma anche il traditore Abu Mazen, o ancora Meloni, così come tutti i leader occidentali servi della Nato, non è esprimendo il tifo da stadio verso di essi che può risollevare le nostre coscienze, ma anzi è condannandoli, esprimendo un profondo disprezzo nei loro confronti attraverso la disobbedienza, con le proteste di piazza, che ci permetterà di comprendere quanto noi stessi come popolo possiamo essere influenti nel potere decisionale della propria nazione, ma se rinunciamo a questo, rinunciamo anche a vivere.

Ed è proprio per evitare che le piazze si sollevino attraverso le lotte e le rivolte dei cittadini che entra in gioco la prossima approvazione del nuovo (ma in realtà vecchio di cent’anni) decreto sicurezza, il Ddl 1660, un disegno di legge che è a sua volta una dichiarazione di guerra all’interno dei confini dello Stato, da parte dei detentori del potere nei confronti delle masse impoverite dal furto della loro ricchezza, un disegno di legge che è il necessario passo per i governanti dell’estrema destra di reprime con ogni metodo, che siano le minacce o che sia la violenza diretta, ogni manifestazione del dissenso, ogni pur minimo diritto avanzato dalla parte più fragile della popolazione. Ma a noi piace essere realisti, sappiamo perfettamente che maggiore sarà il grado di impunità verso le repressive forze dell’ordine pubblico e maggiori saranno le proteste e gli attacchi violenti nei loro confronti. Quando la genti si vedranno definitivamente negata anche quella misera giustizia che oggi di tanto in tanto arriva come una lotteria dai tribunali, allora nessuno avrà più nulla da perdere, e sarà in quel momento che le rivolte si svilupperanno in guerra civile. I nostri governanti bramano la guerra? E guerra sia.

Noi sappiamo perfettamente chi è il nostro vero nemico, che è quello che disprezza le nostre vite per il proprio interesse, il nostro nemico è chi ci arma per combattere una guerra che non ci appartiene, ed è verso di esso che dobbiamo rivolgerle.


21 gennaio - info solidale: Firenze, Montblanc chiede il daspo antisindacale

Sudd cobas Prato Firenze

1. Montblanc ha richiesto al Tribunale di Firenze (sezione Civile) di emettere nei confronti del SUDD Cobas un divieto a manifestare nel raggio di 500 metri dal negozio di via Tornabuoni a Firenze, pena sanzioni da 5000 euro. Il 6 febbraio si terrà l’udienza per decidere sulla “domanda di urgenza” (ex art.700) presentata dal brand.

2. Montblanc si inventa i “Daspo antisindacali” per mettere il bavaglio alla lotta dei lavoratori Z Production di Campi Bisenzio, che in questi mesi hanno fatto emergere il super-sfruttamento nella filiera e smascherato la vergognosa delocalizzazione punitiva messa in atto contro la loro sindacalizzazione. Sembra incredibile, ma Montblanc sostiene di non avere “alcuna responsabilità, neppure indiretta” nello sfruttamento di chi per anni ha fabbricato migliaia di borse Montblanc lavorando 12 ore al giorno per salari da fame.

3. Montblanc ha deciso di scrivere una delle pagine più indegne della storia delle politiche antisindacali di questo paese. Le diciassette pagine del ricorso depositato sono un inno al primato del “diritto al libero esercizio dell’attività di impresa” sul diritto di sciopero e di libera manifestazione. La tutela della “reputazione commerciale” viene invocata contro il diritto alla libertà di espressione, chiedendo di mettere il bavaglio a lavoratori che denunciano le proprie condizioni di sfruttamento e la vergogna di una delocalizzazione che li lascia senza lavoro. In definitiva, quello che si vuole affermare è il primato del “diritto al massimo profitto” delle multinazionali contro la democrazia stessa.

4. Se una richiesta del genere dovesse essere accolta saremmo di fronte a un precedente pericolosissimo, che potrebbe produrre in futuro nuovi restringimenti degli spazi di democrazia e di agibilità sindacale, ben oltre la specifica vertenza. Per accogliere questo ricorso, bisognerebbe fare carta straccia di mezza Costituzione. Ai tempi del DDL 1660, non è abbastanza per dirci: “non accadrà”. Ogni forma di espressione di dissenso pacifica è sotto attacco.

5. Che venga accolta o respinta dal Tribunale, la richiesta formulata da Montblanc è grave in quanto tale. Questo ricorso costituisce un affronto. Non ai lavoratori della filiere Montblanc, non al sindacato, ma allo stesso diritto al dissenso. Sulla capacità di riconoscere l'affronto si misura la capacità collettiva e sociale di resistere a quest'attacco.

6. Una delle idee che - nemmeno troppo nascosta - sta alla base del ricorso presentato da Montblanc, è una idea classista della città e dello spazio pubblico. Il fatto che davanti alle boutique di lusso di via Tornabuoni possano manifestare gli operai che nei capannoni della provincia industriale producono quelle stesse merci esposte in vetrina è considerata di per sé qualcosa di scandaloso ed intollerabile. “Che roba Contessa...”. I ricchi rivendicano il loro diritto esclusivo ad alcuni pezzi di città. Questa potrebbe e dovrebbe essere l'occasione di fare convergere movimento operaio e lotta per il diritto alla città. In gioco non c'è solo il diritto di sciopero, ma una concezione democratica della città.

7. Se il problema di Montblanc è la cattiva reputazione, dubitiamo che provando a intimidire sindacato e lavoratori riuscirà a rifarsene una buona. Il tentativo è di bollare come “diffamazione” il lavoro di contro-informazione operaia fatto in questi mesi. Lo sfruttamento nelle filiere Montblanc è un fatto. È un fatto che gli operai della Z Production si sono trovati senza lavoro (perché la multinazionale l’ha tolto) proprio dopo aver ottenuto i propri diritti dopo anni di turni di dodici ore e paghe da 3 euro l'ora. È un fatto che le commesse sono state “delocalizzate” a una decina di km per essere nuovamente lavorate in condizioni di illegalità.

8. La verità fa male a un mondo - quello dei grandi brand della moda Made in Italy - che si regge su una intollerabile ipocrisia. Da una parte l'immagine etica e di sostenibilità sociale che i brand si autocostruiscono, e dall'altra una realtà fatta di appalti al massimo ribasso dove i diritti di chi lavora vengono umiliati.

9. Montblanc ha annunciato anche azioni penali contro il sindacato. Non sappiamo quali. Sappiamo solo che noi continueremo a fare il nostro lavoro, senza paura di pestare i piedi a qualche gigante.

Domenica 2 febbraio alle 18:00 tutta la cittadinanza è invitata a un'assemblea a Firenze per difendere democrazia e diritto di sciopero.

La comunità che in questi anni ha sostenuto le lotte di lavoratrici e lavoratori è chiamata a raccogliere il loro appello.

     

lunedì 20 gennaio 2025

20 gennaio - BANGLADESH: CAMBIO DI GOVERNO MA PER GLI OPERAI NON CAMBIA NULLA, ANZI

 da

Operai Contro

Il BANGLADESH E’ IL SECONDO PAESE AL MONDO PER PRODUZIONE TESSILE. NELL’AGOSTO DEL 2024 GLI OLTRE 4 MILIONI DI ADDETTI, IN MAGGIORANZA OPERAIE, BLOCCARONO LA PRODUZIONI RIVENDICANDO MIGLIORI SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO. LA LORO AZIONE COSTRINSE IL GOVERNO ALLE DIMISSIONI E IL PRIMO MINISTRO SHEIK HASINA A FUGGIRE. SOTTO IL NUOVO GOVERNO, PRESIEDUTO DAL NOBEL PER LA PACE MUHAMMAD YUNUS, I PADRONI DELL’INDUSTRIA TESSILE HANNO INCREMENTATO I LORO PROFITTI DEL 13%. L’INIZIALE AUMENTO SALARIALE DEL 5% E’ STATO MOLTO PREST0 EROSO DALL’AUMENTO DEGLI AFITTI E DELL’INFLAZIONE GALOPPANTE, MENTRE I PROPIETARI HANNO AUMENTATO RITMI E CARICHI DI LAVORO. “LE CONDIZIONI NELLE FABBRICHE SONIO PEGGIORI DI PRIMA CHE CACCIASSIMO IL GOVERNO PRECEDENTE” AFFERMANO LE OPERAIE! CAMBIARE GOVERNO NON BASTA GLI OPERAI, OVUNQUE, DEVONO METTERSI IN PROPRIO!!

https://www.taipeitimes.com/.../arc.../2025/01/12/2003830040

sabato 18 gennaio 2025

18 gennaio - VILE INTIMIDAZIONE ALLA SOLIDARIETÀ DEI LAVORATORI COL POPOLO PALESTINESE. MASSIMA SOLIDARIETÀ AL SI COBAS

Ieri abbiamo trovato queste scritte sul portone di ingresso della nostra sede di Milano. 


 

Il nostro sindacato è al fianco del popolo palestinese, l'abbiamo fatto partecipando e organizzando manifestazioni ed iniziative insieme alle organizzazioni palestinesi in Italia, fino a mettere in campo tre scioperi generali contro le guerre del capitale e il genocidio in Palestina e non ci fermeremo.

Il movimento in sostegno alla lotta del popolo palestinese si muove su scala internazionale così come dimostrano le iniziative sempre più estese in tutto il mondo.

Sappiamo bene da che parte stare e mai accetteremo l'equazione per cui lottare per la liberazione della Palestina significhi essere antisemiti.

S.I. Cobas Milano

venerdì 17 gennaio 2025

18 gennaio - LA CISL VELEGGIA VERSO LA FUSIONE CON UGL?

la marcia reazionaria moderno fascista neocorporativa all’interno del movimento sindacale va denunciata e contrastata sui posti di lavoro e sul territorio - essa esige che venga alimentata la lotta e l’unità su basi antigovernativa e antipadronale - andando oltre la giornata di sciopero generale del 29 novembre - in tutto il movimento sindacale .. ma è anche l’ora oggettiva che avanzi l’unità d’azione del sindalismo di base e all’interno di essa la corrente del sindacalismo classista e combattivo che lega la lotta in fabbrica, sui posti di lavoro sul territorio alla lotta contro il governo moderno fascista e di stato di polizia e alla lotta contro la guerra imperialista , l’economia di guerra.

Slai Cobas per il sindacato di classe - gennaio 2025


LA CISL VELEGGIA VERSO LA FUSIONE CON L'UGL?
L’edizione di giovedì sedici gennaio della cloaca massima dello pseudo giornalismo italiano d’accatto, il Giornale, contiene un articolo – firmato da tale Gian Maria De Francesco – nel quale si dà conto di uno scontro verbale tra Maurizio Landini, segretario della Cgil, ed il suo omologo Luigi Sbarra, della Cisl.
Luigi Sbarra alla festa fascista di Fratelli d’Italia
Come premessa, ci appare giusto precisare che qui nessuno di noi ha simpatia per la trimurti confederale, nemmeno per la Confederazione Generale Italiana del Lavoro, che delle tre è senza dubbio l’organizzazione più rappresentativa, per quanto sempre più incalzata dai numeri raggiunti da quelle di base e di classe.
Motivo del contendere è l’indecente proposta di legge, elaborata dai cislini e recepita positivamente dalla compagine governativa, sulla partecipazione attiva dei lavoratori alle sorti delle aziende: un vergognoso sistema per aumentare l’orario ed i ritmi di lavoro ad esclusivo vantaggio della proprietà.
Infatti, qualora il progetto venisse accolto – e tradotto in legge – dalla cricca fascioleghista, i salari e gli stipendi dei dipendenti sarebbero pericolosamente legati all’andamento dei conti economici del padrone: in questo modo si incentiverebbe l’autosfruttamento per gonfiare ancora le tasche di costui.
Lo Sbarra si difende sostenendo che «la legge di iniziativa popolare promossa dalla Cisl punta a unire il Paese su un nuovo modello di sviluppo basato sulla corresponsabilità e sulla democrazia economica», ma è soltanto un inganno da cui gli unici veri produttori della ricchezza del Paese devono guardarsi come se fosse una nuova forma di peste.
La ricetta proposta dal massimo esponente della corporazione con sede a Roma, in via Po 21, porta la stessa sempre più nelle braccia delle compagini governative: a questo punto, la scelta più logica sarebbe una fusione tra la Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori e l’Unione Generale del Lavoro.
Bosio (Al), 17 gennaio 2025
Stefano Ghio - Slai Cobas per il sindacato di classe Alessandria/Genova


giovedì 16 gennaio 2025

17 gennaio - IA E LAVORATORI, IL CASO PORTUALI AMERICANI: Portuali americani, aumenti salariali e lotta contro l’automazione

di Taylor Nicol Rogers - Tabby Kinder * 

La lotta contro i robot che minacciano i posti di lavoro americani

di Taylor Nicol Rogers e Tabby Kinder

Quando circa 25.000 membri dellInternational Longshoremen’s Association (ILA) sono entrati in sciopero lo scorso ottobre, bloccando tre dozzine di porti  sulle coste est e del Golfo degli Stati Uniti, si è diffuso un allarme generale. Alcune previsioni indicavano che, poiché questi porti gestiscono un quarto del commercio internazionale del paese, lo stop avrebbe potuto costare all’economia americana fino a 4,5 miliardi di dollari al giorno, riaccendere l’inflazione e innescare effetti a catena che si sarebbero sentiti in tutto il mondo.

In realtà, il panico è durato solo 72 ore. A seguito di negoziati frettolosi e dell’offerta di un aumento salariale di quasi il 62% in sei anni, i portuali hanno accettato di tornare al lavoro, anche se temporaneamente – forse “i tre giorni più redditizi nella storia dei rapporti tra lavoro e dirigenza”, secondo le parole di Patrick L Anderson, CEO della società di consulenza aziendale Anderson Economic Group. Ma per certi versi la battaglia è solo all’inizio. Sebbene sia stato l’aumento salariale ad attirare l’attenzione dei media, il vero problema del sindacato è l’automazione, in particolare le proposte della United States Maritime Alliance (USMX), che rappresenta gli operatori portuali e i vettori di container, di dotare più porti statunitensi di gru semi-automatiche. Queste gru sono dotate di una tecnologia avanzata che le rende più veloci ed efficienti da utilizzare, affermano i proprietari. Ma l’ILA sostiene che la loro introduzione minaccia i mezzi di sussistenza dei suoi membri. A meno che USMX non accetti un divieto totale sui macchinari automatizzati, il sindacato ha minacciato di scioperare di nuovo già la prossima settimana. Accogliamo le tecnologie che migliorano la sicurezza e l’efficienza”, ha affermato in una dichiarazione il pittoresco presidente dell’ILA, Harold Daggett. “Ma solo quando un essere umano rimane al timone”.

16 gennaio - Inferno Tesla. Il capitalismo "spaziale" di Musk, nocivo per gli operai e l'ambiente

Inchiesta shock sugli impatti ambientali della produzione di auto elettriche che, in Texas ma non solo, sarebbe legata a gravi impatti ambientali e condizioni di lavoro durissime.

di Rita Cantalino (*)

Foto: Gigafactory Berlin-Brandenburg Tesla ©Victor Golmer/iStockPhoto – ripresa da https://valori.it/impatti-ambientali-tesla-auto-elettriche/

L’inchiesta del Wall Street Journal sugli stabilimenti Tesla ha svelato gravi impatti ambientali e condizioni di lavoro infernali. Secondo le rivelazioni di ex dipendenti, nel 2022 lo stabilimento di Austin in Texas avrebbe rilasciato nell’aria sostanze nocive a causa di un guasto non riparato. Le acque reflue di produzione, inoltre, sarebbero state sversate nelle fognature della città.

L’inchiesta del Wall Street Journal sullo stabilimento di Tesla a Austin, in Texas

Il nuovo SUV Model Y era la grande promessa di Elon Musk agli investitori, utile a ripulire la macchia dei deludenti risultati di Tesla in Borsa. La sua produzione, però, ha generato impatti ambientali che mettono in ombra i sogni di gloria del tycoon. Al centro delle polemiche lo stabilimento texano, dove si assembla il SUV. Quella di Austin è una delle più grandi fabbriche automobilistiche al mondo: occupa una superficie di più di 100 ettari.

Stando all’inchiesta, la porta dell’enorme forno di fusione del metallo per la costruzione dei pezzi è stata rotta per mesi. «Non si chiudeva spargendo tossine nell’aria e facendo salire la temperatura dei locali», riferisce il quotidiano statunitense. Gli operai lavoravano in un ambiente infernale, con i pavimenti invasi dal fumo e a temperature che arrivavano fino a 37 o 38 gradi. Le acque di produzione, piene di vernice, oli e altre sostanze chimiche come gli acidi solforico e nitrico, sono state riversate nelle fogne senza alcun trattamento di purificazione. I 24mila metri quadrati del bacino di raccolta delle acque reflue hanno appestato l’ambiente per mesi con l’odore di uova marce. Nella vasca i dipendenti hanno riferito di aver trovato anche un cervo morto. Quelle stesse acque, durante le piogge, sarebbero state scaricate direttamente nel fiume Colorado.

Ma c’è di più. Un ex membro del personale di sicurezza ambientale ha raccontato che Tesla gli avrebbe chiesto di mentire al governo per poter continuare a operare nonostante le violazioni. Stando alle rivelazioni dell’ex dipendente, l’azienda avrebbe raggirato gli ispettori ambientali chiudendo la porta del forno con un sistema provvisorio e diminuendo la quantità di carburante al suo interno per abbassare le temperature durante i controlli.

Gli impatti ambientali della produzione di auto elettriche

Il lato oscuro della promessa di una mobilità “verde” è la solita vecchia storia: una produzione che nuoce all’ambiente, in barba a qualunque normativa. L’inchiesta del Wall Street Journal sostiene che Tesla abbia ignorato a lungo i gravi impatti ambientali che stava generando. Tutto questo pur di evitare i costi dei lavori di adeguamento e incrementare le proprie performance.

mercoledì 15 gennaio 2025

15 gennaio - TARANTO: La posizione/indicazione dello Slai Cobas oggi nello sciopero metalmeccanici alle Ditta appalto e ad Acciaieria

 

Stamattina alle Ditte dell'appalto, in cui una parte degli operai non ha ancora ricevuto la 13° e la paga di gennazio, la divisione voluta dai padroni delle ditte tra contratto metalmeccanico e altri tipi di contratto - innanzitutto 'Multiservizi', insieme alla espansione dei contratti a termine anche di 1/2 mesi che porta i lavoratori ad essere costantemente sotto ricatto, ha impedito che ci fosse il blocco della portineria - come in passato - e una partecipazione unitaria allo sciopero.

Alle ditte dell'appalto, i padroni "piangono" quando non ricevono i loro soldi, ma poi sfruttano gli operai, tagliando i costi del lavoro, con contratti più bassi e sempre a rischio.

I sindacati confederali hanno fatto passare questa divisione contrattuale e poi si lamentano se tanti operai stamattina non hanno potuto scioperare. 

Ma la soluzione è quella indicata dallo Slai Cobas e portata stamattina tra gli operai.

La nostra posizione sullo sciopero metalmeccanico e sulla vendita Ilva, a tutte le portinerie


 

15 gennaio - STRAGE OPERAIA SUL LAVORO, UNA BATTAGLIA UNA GUERRA DI CLASSE DA METTERE TRA LE PRIORITÀ DEL 2025: Ieri 14 gennaio ci sono stati 6 morti sui luoghi di lavoro + itinere

Con i 4 morti di ieri l lombardia già in "fuga" con 11 morti. In Italia già 42 morti, 35 di questi sui luoghi di lavoro, già + 4 morti rispetto al 14 gennaio 2024 

Carlo Soricelli 

Operaio cade dal tetto di un capannone a Giussano e 

precipita per oltre 6 metri: morto 32enne

Un 32enne è morto dopo essere caduto dal tetto di un capannone a Giussano (Monza) nel pomeriggio del 14 gennaio. Il giovane sarebbe precipitato da un’altezza stimata di oltre 6 metri.

A cura di Enrico Spaccini

Un 32enne è morto nel primo pomeriggio di oggi, martedì 14 gennaio, in seguito a un incidente sul lavoro a Giussano (in provincia di Monza e della Brianza). Stando alle prime informazioni, pare che il giovane si trovasse sul tetto di un capannone quando, per cause ancora da chiarire, sarebbe caduto precipitando per 6 metri. All'arrivo dei sanitari, il 32enne era già deceduto.

Come riportato dall'Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu), i soccorsi sono scattati poco dopo le 14 del 14 gennaio. Sul posto, in via Brunati a Giussano, sono state inviate un'ambulanza e un'automedica. Tuttavia, i sanitari hanno potuto solo constatare il decesso del 32enne.

Il giovane sarebbe precipitato dal tetto di un capannone, a un'altezza stimata di oltre 6 metri. La ricostruzione della dinamica dell'incidente è stata affidata ai carabinieri della Compagnia di Seregno, intervenuti insieme agli ispettori dell'Agenzia di tutela della salute (Ats) di Monza e ai vigili del fuoco del Comando di Monza. Dovrà essere accertato anche il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

martedì 14 gennaio 2025

14 gennaio - dal blog tarantocontro: Lo stato delle cose per Acciaierie e indotto

 

Lo stato delle cose per acciaierie e indotto - dopo le offerte

il punto dello Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

martedi 14 in un audio - pubblicato su questo blog

martedi 21presidio portinerie

per saperne di più  wa 3519575628

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Vendita ex Ilva, 10 le offerte arrivate

corriere di taranto info

pubblicato il 11 Gennaio 2025, 13:13

I Commissari Straordinari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria (AS) e di ILVA in AS comunicano che, entro il termine fissato alla mezzanotte di venerdì 10 gennaio 2025, sono pervenute dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. La scadenza, precedentemente prorogata a dicembre 2024, ha consentito una più ampia partecipazione al processo di presentazione delle offerte. Tra le offerte ricevute, tre sono per tutti i complessi aziendali: cordata Baku Steel Company CJSC + Azerbaijan Investment Company OJSCBedrock Industries Management Co Inc e Jindal Steel International.

Sono sette le offerte interessate a singoli asset: cordata CAR Segnaletica Stradale Srl + Monge & C. SpA + Trans Isole SrlEusider SpAcordata Eusider SpA + Marcegaglia Steel SpA + Profilmec SpAI.M.C. SpAMarcegaglia Steel SpAcordata Marcegaglia Steel SpA + Sideralba SpA e Vitali SpA.

Sebbene il termine stabilito non sia da considerarsi perentorio, eventuali proposte che dovessero pervenire successivamente saranno valutate esclusivamente qualora presentino condizioni particolarmente favorevoli per la procedura in corso. I Commissari Straordinari si riservano un periodo di tempo congruo per esaminare attentamente tutte le proposte ricevute, con particolare riguardo agli aspetti occupazionali, alla decarbonizzazione e all’entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela del lavoratori coinvolti. “La partecipazione così significativa di grandi attori internazionali conferma che siamo sulla strada giusta per il rilancio della siderurgia italiana”. È quanto rileva il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in merito alla presentazione di dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva, di cui tre per gli interi complessi aziendali da parte di player internazionali e altre sette per singoli asset. “Questa è la fase decisiva. Responsabilità, coesione e unità di intenti” ha concluso il ministro.


14 gennaio - I morti sul lavoro nell’intero 2024 a cura dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

 da



Clicca qui il Report a cura di Carlo Soricelli. Tutti dati sono scandalosi, per le donne, gli stranieri, gli autotrasportatori ecc.  Fra tutti, è incredibile la strage di anziani che muoiono lavorando: sono oltre il 30% degli ultrasessantenni e di questi sempre sui luoghi di lavoro 157 hanno addirittura più di 70 anni. E’ davvero incredibile non fare nessuna distinzione sull’età per andare in pensione tra chi svolge un lavoro pericoloso e chi no.


Carlo Soricelli Iadanza

Patrizio Spasiano è morto lavorando per 500 euro al mese. Il povero giovane è morto intossicato in una Fabbrica casertana per una fuga di ammoniaca. Ma nella stessa fabbrica c'era già stato un infortunio mortale pochi giorni prima del quale abbiamo già parlato Pompeo Mezzacapo di 39 anni era stato investito da un muletto


 

già 21 i morti sul lavoro nel 2025

mercoledì 8 gennaio 2025

LA SANITÀ DEL GOVERNO MELONI: “Licenziamenti” all’Asp di Vibo, Città attiva: «Avevamo lanciato l’allarme, con lo scioglimento si sta arretrando»

 IERI EROI OGGI LICENZIATI

L’Osservatorio civico interviene sul mancato rinnovo dei contratti a infermieri e oss rimarcando le critiche sulla gestione della commissione straordinaria. Fa appello a Occhiuto, chiede al prefetto l’istituzione di un tavolo urgente e conta sulla Procura: «Valuti eventuali reati nella sospensione di alcuni Servizi»

Sui licenziamenti di infermieri e operatori socio sanitari dell’Asp di Vibo, che hanno scatenato numerosi interventi incluso quello dell’Ordine professionale degli infermieri (Opi), oggi si esprime anche l’Osservatorio civico “Città attiva” di Vibo che da anni porta avanti le proprie battaglie a sostegno del diritto alla sanità pubblica e all’erogazione di servizi sanitari adeguati ed efficienti per i cittadini. «Stiamo seguendo con grande apprensione quello che sta succedendo in questi giorni nella sanità Vibonese, con il mancato rinnovo dei contratti in scadenza di diversi operatori sanitari, a cui esprimiamo piena solidarietà». Questo è quanto hanno fatto sapere in un comunicato stampa gli avvocati vibonesi Daniela Primerano, Francesca Guzzo, Ornella Grillo componenti del sodalizio. «Già a maggio, noi dell’Osservatorio civico “Città attiva” di Vibo, insieme agli altri gruppi che ci affiancano nella battaglia per una sanità degna di un Paese civile – prosegue la nota -, avevamo cercato di far comprendere a chi aveva in mano il futuro della sanità vibonese, che lo scioglimento dell’Asp di Vibo sarebbe stato una sciagura per un sistema già fortemente deficitario, ma mai avremmo immaginato di sprofondare nell’abisso». «Ci siamo sentiti ripetere per mesi – hanno affermato Primerano, Guzzo e Grillo – che il reparto di Medicina d’urgenza e l’Obi rimanevano chiusi per mancanza di personale e adesso assistiamo, incredibilmente, al mancato rinnovo di contratti in scadenza per “esubero di personale”, con il conseguente depotenziamento di altri reparti, già in affanno, e la soppressione di ulteriori Servizi».

info Turchia: L’ALTRO MONDO

 da

Operai Contro
 

Nello stabilimento Polonez, situato in uno dei distretti industriali più remoti dell’area metropolitana di Istambul, vengono impiegate 176 persone, in maggioranza donne. In fabbrica si producono principalmente insaccati. La gerarchia di fabbrica, come dappertutto al servizio del padrone, è arrogante e sempre presente nelle linee di produzione per imporre ritmi e carichi di lavoro insopportabili.
Viene corrisposto un salario da fame che oscilla tra le 13 e le 16 mila lire turche al mese (€354/ 435) quasi la metà del salario minimo di 23mila lire turche (€626) stabilito per legge.
Dentro lo stabilimento e tra le linee di produzione sono continui i soprusi e le umiliazioni, un clima di terrore con continue minacce di licenziamento. Le buste paga vengono ulteriormente ridotte da trattenute “illegali”, non consentite dallo stesso governo dei padroni turchi nelle paghe al di sotto del salario minimo. In queste condizioni pare molto difficile per le operaie andare avanti e infatti a metà del mese di luglio oltre 80 operaie si iscrivono al sindacato in uno stabilimento dove non esisteva.
In pochi giorni le maestranze, che non avevano mai fatto parte di una organizzazione sindacale diventano maggioranza all’interno dello stabilimento.
La risposta brutale del padrone non si fa attendere, licenziamento di tutte le 146 operaie sindacalizzate sostituite con 176 nuove assunzioni.
ll lungo presidio
“Eravamo trattate come animali, subivamo molestie verbali e umiliazioni e ci costringevano a fare straordinari la domenica. Ci obbligavano a firmare i fogli degli straordinari” Si scalda Semra Sezer, che lavorava in fabbrica da un anno. Le dichiarazioni avvengono davanti alla fabbrica, dove le operaie della Polonez hanno costruito un presidio con centinaia di pedane per riparasi dal cocente sole dl mese di agosto. Gülhan Çınar, alla Polonez da cinque anni, interviene descrivendo il proprio licenziamento. “Ho saputo di essere stata licenziata ai sensi del codice 46, che è un’accusa di furto, mentre ero in congedo per malattia. Non possiamo accettarlo. Le condizioni di lavoro erano molto dure. Lavoravo turni di 12 ore e non ho mai visto uno stipendio di 20.000 lire (600 euro) nonostante lavorassi quattro domeniche. Quando abbiamo chiesto un aumento, il manager ci ha offerto solo 300 lire (otto euro).

2025 CONTINUA LA MATTANZA IN NOME DEL PROFITTO

 


Già una decina i morti sul lavoro in questi primi giorni del 2025. Lucia Manfredi medico, e Diego Duca operatore del 118 si stavano recando al lavoro, sono morti ieri per un incidente, lasciano orfano un bambino di 10 anni 


 


sabato 4 gennaio 2025

COME È FINITO IL 2024 INIZIA IL 2025: Già due morti sul lavoro a Lamezia e Conversano....ma non solo, si aggregano i "giornalisti" embedded al servizio di governo e padroni

 

dal manifesto

Strage senza fine Il nuovo anno inizia con un bollettino nero

Redazione

La striscia di sangue sul lavoro riempie già il nuovo anno. Il 2025 si apre con due morti quando ancora la maggior parte dei lavoratori è ancora un ferie. Un lavoratore di 38 anni, Francesco Presta, è morto ieri mattina dopo essere precipitato da un’impalcatura di circa sei metri in un’azienda di profilati nell’area industriale di Lamezia Terme. Mentre un operaio agricolo è morto dopo essere stato travolto dall’automezzo da cui era sceso per aprire un cancello. L’incidente è avvenuto in contrada Riggiero, zona tra Conversano (Bari) e Cozze (Bari). Per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Sul posto...

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Dal Corriere della Sera. Di Giusi Fasano. Incredibile articolo di chi si "butta" in un argomento che non conosce. Se anche fosse vero....ci mette anche i morti in itinere...senza neppure sapere che anche in quelli che diffonde Inail ci sono. Cara Fasano i morti che diffonde l'Osservatorio sono tutti registrati in tabelle excel per giorno, mese e anno della tragedia, con l'identità della vittima, per età, per professione e nazionalità. Non è Istat l'Osservatorio ma non lo è neppure Inail. Perché cari giornalisti non indagate su quello che denuncio da 16 anni? Che i morti di Inail sono solo i morti di questo Istituto e che rappresentano solo circa il 70% dei morti sul lavoro in Italia Ma che vengono spacciati come rappresentativi del panorama lavorativo italiano. Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro 

 Morti sul lavoro, se già riparte l'inaccettabile conta

di Giusi Fasano

Francesco Stella, morto il 3 gennaio 2025, è il primo di una lista che già sappiamo sarà lunga. Ma la sicurezza sul luogo di lavoro va pretesa: non possiamo fare l'abitudine a una strage quasi sempre evitabile

Come la parola «pace» in questo tempo di guerra in Medio Oriente: la più invocata, la meno credibile. Così la parola «sicurezza» in tempo di pace e di lavoro, in Italia: la più ostentata, la meno affidabile. Al giorno 3 di questo 2025 contiamo i primi due infortuni mortali sul lavoro e — ne siamo già tristemente certi — la lista sarà lunga, lunghissima. Ce lo ripetiamo ogni anno, a ogni strage: basta con i morti sul lavoro, inaccettabile la media di tre caduti al giorno; servono più controlli e cultura della sicurezza.... Ma quasi non ha più senso indignarsi perché ogni frase, alla fine, sa di retorica, di qualcosa già detto e ridetto senza che le parole abbiano mai portato a una strada per invertire la rotta. Si finisce col discutere dei numeri: non sono tre al giorno, sono meno, poi ci sono i morti «in itinere», poi per leggere i dati va considerata la statistica pre-Covid e quella post-Covid... Ma il punto è: se anche fosse una vittima al giorno, anche una alla settimana, sarebbe tutto comunque intollerabile non solo per il numero in sé ma anche perché nel 99,9 per cento dei casi gli infortuni sono evitabili, tutte quelle vite si potrebbero salvare a volte con piccoli, piccolissimi accorgimenti di buon senso. Prendi Francesco, il lavoratore caduto ieri da una impalcatura alta sei metri. L’inchiesta chiarità la dinamica ma la logica ci dice che se è precipitato non era agganciato a nulla oppure era agganciato e il meccanismo non ha funzionato; qualcuno non ha fatto quel che doveva per garantire che lui salisse al sicuro. E finiamola con i «però», con i «ma». La sicurezza sul lavoro si deve pretendere, dagli altri e da se stessi. Sì, anche da se stessi, anche quando il responsabile di turno non ti obbliga a osservarla, come invece dovrebbe fare. Si deve pretendere. Sempre. Non esiste l’opzione «b» per accorciare i tempi o perché «tanto non è mai successo niente»; non salgo su una impalcatura a lavorare se non sono imbragato, e non importa se l’imbragatura richiede tempo o se limita i movimenti. Devo pretenderla. E prima di me deve pretenderla la persona responsabile — guarda un po’— proprio della sicurezza. Siamo il Paese di Suviana, di Casteldaccia, dell’Esselunga di Firenze, di Brandizzo, di Calenzano... nomi che abbiamo imparato ad associare a stragi sul lavoro per le quali ci siamo commossi davanti ai figli, ai fratelli, alle vedove, alle madri in lacrime.

mercoledì 1 gennaio 2025

7 GENNAIO CREVALCORE

 

Appello alla sottoscrizione e alla partecipazione

7 gennaio 2005 - 2025

a 20 anni dal disastro ferroviario di Crevalcore:

17 morti (di cui 5 ferrovieri) e decine di feriti

7 gennaio ore 15.30 PRESIDIO

al “Parco 7 gennaio 2005” - Bolognina di Crevalcore


Esserci - Per esprimere la solidarietà ai familiari e ai ferrovieri; - perché fu una strage annunciata, dove tutte le condizioni (linea a binario unico, nebbia fitta, un solo macchinista alla guida, nessun sistema di controllo e ridondanza ...) erano poste per non evitarla; - per ricordare e riflettere sulla barbara sentenza che ha inchiodato per sempre Vincenzo Di Biase, il macchinista morto, e per il continuo riprodursi di simili sentenze che assolvono i responsabili e con la vergognosa formula dell’“errore umano” condannano i lavoratori. Una forma particolare e feroce di repressione: uccisi sul lavoro e condannati per il disastro! - Per ribadire il nostro NO! alla delega: sono i lavoratori e le lavoratrici che devono far propria la lotta per la sicurezza e la salute; - per affermare la necessità di un’attività unitaria e costante sui temi della sicurezza, della salute e della repressione nei luoghi di lavoro e sul territorio.

- Coordinamento 12 ottobre - Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; - Ezio Gallori; - Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); - Assemblea 29 giugno; - Cub-Trasporti; - Sindacato Generale di Base (SGB); - SolCobas; - Cobas Lavoro Privato; Cub Pisa; - Slai Cobas per il sindacato di classe; Medicina Democratica di Firenze; - Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa e opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata


Comunicato

L’unico “errore umano”: non ribellarsi!


Ore 12.53, un treno viaggiatori si scontra con un treno merci: 17 Vittime, tra cui 5 ferrovieri, e decine di feriti. 5 giorni dopo, la 18^ vittima: un macchinista, amico dei colleghi morti nella strage, si toglie la vita.

Dal blog di C. Soricelli: l'annus Horribilis 2024 si conclude con 10 morti negli ultimi 2 giorni, nel post chi sono le vittime

 

chi sono le vittime

L'anno si è concluso con 1055 morti sui luoghi di lavoro che diventano con l'itinere così come li conta e diffonde INAIL 1481 (ma che potrebbero aumentare in fase di aggiornamento finale) negli ultimi 2 giorni del 2024 sono morti di lavoro in 10. Ecco chi sono: In provincia di Lodi è morto un giovane egiziano di 24 anni cadendo dal tetto di un capannone. In Provincia di Caserta ha perso la vita travolta da un muletto Pompeo Mazzacapo, in Provincia di Modena, a Finale Emilia ha perso la vita un giardiniere che stava potando un albero, trovato solo dopo 10 ore. In provincia di Parma è morto ucciso da un toro l'agricoltore Renzo Villani, in Piemonte nella provincia di Vercelli ha perso la vita fulminato Marco Bergamaschi. nel centro di Milano è morto sulle strade un rider pakistano di 43 anni, in Umbria una giovane donna è morta mentre si recava a lavorare in un ristorante per il Veglione di Capodanno, per infortuni domestici sono morti in tre: Paolo Vitelli un noto imprenditore che è morto aprendo una serranda, scivolando per terra e battendo la testa in un resort in Val D'Aosta, un'altra giovane donna di 25 anni è morto per un incendio a Torino, a Cefalù in Sicilia è morto un turista tedesco per monossido di carbonio, che in questo mese ha ucciso decine di persone, qua e là per l'Italia. In Allegato la mia Colomba della Pace 2025 senza guerre e morti sul lavoro


 

martedì 31 dicembre 2024

Cisl - avanza il colletaralismo con padroni e governo in chiave neocorporativa e moderno fascista

 Sbarra lascia la Cisl. È Fumarola la designata alla successione

dalla stampa

 Il segretario intende rispettare il limite dei 65 anni, età che preclude la permanenza alla segreteria

Luigi Sbarra (in foto) lascerà, dopo quattro anni, il suo ruolo di segretario generale della Cisl l'anno prossimo. «Rispetterò lo statuto onorando le regole, come è giusto che sia», ha dichiarato ieri in un'intervista ad Avvenire. A febbraio 2025 compirà 65 anni, età che preclude - secondo le regole che si è dato il sindacato di Via Po - la possibilità di far parte delle segreterie locali e nazionali (pensionati esclusi). Si tratta di una norma introdotta dal suo predecessore Annamaria Furlan, uscita a 62 anni perché pensionanda del settore postale, e alla quale Sbarra non intende derogare. Il passaggio, tuttavia, avverrà nel solco della continuità. Nell'intervista il segretario uscente ha praticamente designato il successore nel segretario generale aggiunto Daniela Fumarola. «Penso che - ha detto - abbia il profilo giusto per guidare la Cisl nei prossimi anni con responsabilità, autorevolezza, pragmatismo, autonomia dalla politica, concretezza». L'iter sarà avviato già a gennaio e si concluderà con il congresso della prossima estate anche se sarà il consiglio generale a individuare il nuovo leader cislino. Fumarola ha 58 anni, è nata a Taranto ed è laureata in scienze sociologiche alla Cattolica di Milano. Il suo impegno sindacale è iniziato nel 1987 nella Fisba Cisl, la federazione degli operai agricoli (oggi Fai), la stessa da cui proviene Sbarra. La sua carriera è proseguita fino a raggiungere la segreteria generale della Puglia, un ruolo nel quale si è distinta per non aver ceduto alle pressioni generalizzate per la deindustrializzazione dell'ex Ilva di Taranto.