Nonostante
incontri e Tavoli in corso - l'incontro coi sindacati di questa
mattina sulla Cigo è slittato al pomeriggio alle 15,30 -
ArcelorMittal non ha affatto sospeso la procedura di avvio della
cassintegrazione e ha già comunicato ai lavoratori coinvolti il
numero delle giornate di cassintegrazione, per 1011 operai, 106
intermedi e 278 tra impiegati e quadri. Nello stesso tempo i
sindacati denunciano che mentre mette in cassintegrazione operai
addetti alla manutenzione centrale ordinaria e straordinaria degli
impianti, appalta ad aziende esterne questi stessi lavori.
MA
CHE SUCCEDE TRA GLI OPERAI?
Questa
mattina alle 6 sia alla portineria D che alla portineria A abbiamo
discusso con loro questa situazione.
Gli operai denunciano prima di tutto l'assenza di informazione diretta da parte dei sindacati interni; i lavoratori vengono lasciati in attesa, fermi, senza alcunchè di indicazioni. Da un lato non c'è sorpresa - lo "slogan": Mittal come Riva, peggio di Riva - detto per prima dallo Slai Cobas - è diventato un commento comune tra gli operai; dall'altro c'è coscienza della necessità della lotta, di non far passare questi ricatti del padrone indiano, perchè ad ogni ricatto ne seguiranno altri. Ma sulla risposta di lotta sorgono problemi. Pur essendo avanzata a livello di massa la denuncia della linea e azione attuale dei sindacati confederali, gli operai pensano che loro non possano pesare. Dicono giustamente che senza organizzazione gli operai non possono fare nulla, ma non c'è ancora fiducia, in sè e soprattutto nei loro compagni di lavoro, sulla possibilità che gli stessi operai costruiscano dal basso, a partire dagli operai più coscienti una nuova organizzazione/autorganizzazione. Lo Slai Cobas ha teso invece a portare soprattutto fiducia. Una fiducia non astratta ma concreta, che nasce dalla realtà di questa fabbrica.
Gli operai denunciano prima di tutto l'assenza di informazione diretta da parte dei sindacati interni; i lavoratori vengono lasciati in attesa, fermi, senza alcunchè di indicazioni. Da un lato non c'è sorpresa - lo "slogan": Mittal come Riva, peggio di Riva - detto per prima dallo Slai Cobas - è diventato un commento comune tra gli operai; dall'altro c'è coscienza della necessità della lotta, di non far passare questi ricatti del padrone indiano, perchè ad ogni ricatto ne seguiranno altri. Ma sulla risposta di lotta sorgono problemi. Pur essendo avanzata a livello di massa la denuncia della linea e azione attuale dei sindacati confederali, gli operai pensano che loro non possano pesare. Dicono giustamente che senza organizzazione gli operai non possono fare nulla, ma non c'è ancora fiducia, in sè e soprattutto nei loro compagni di lavoro, sulla possibilità che gli stessi operai costruiscano dal basso, a partire dagli operai più coscienti una nuova organizzazione/autorganizzazione. Lo Slai Cobas ha teso invece a portare soprattutto fiducia. Una fiducia non astratta ma concreta, che nasce dalla realtà di questa fabbrica.





























