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martedì 5 aprile 2016

4 aprile - SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 04/04/16. Di M. Spezia



INDICE

Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
ILVA: TUTE SPORCHE E GREMBIULI IN CARTA, COSÌ SI ACCEDE ALLE MENSE...E LA SALUTE?

Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
DUE INCIDENTI ALL’ILVA DI TARANTO
“PANE E AMIANTO” TG1 TV7 DEL 18/03/16
LE MORTI PER AMIANTO APPRODANO IN PARLAMENTO: MARTEDÌ AUDIZIONE IN COMMISSIONE D’INCHIESTA

AMIANTO A OTTANA. I DUBBI SUL MEDICO INAIL COL DOPPIO INCARICO: CONFLITTO D’INTERESSI?

COMUNICATO CUB TRASPORTI FINE SCIOPERO GENERALE PER FERROVIE DEL 18 MARZO 2016

VIDEO INTEGRALE DELL’AUDIZIONE IN COMMISSIONE DI INCHIESTA SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO

ENICHEM, MORTI AMIANTO: IL CASO IN SENATO

Franco Cilenti franco.cilenti@libero.it
PUBBLICAZIONE DEL NUMERO DI MARZO DEL PERIODICO LAVORO E SALUTE

Riccardo Antonini erreemmea@libero.it
REPORT DI RINGRAZIAMENTO SULL’ESPOSIZIONE DELLA MOSTRA “INCANCELLABILE”

7 APRILE 2016: GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE

Carlo Soricelli carlo.soricelli@gmail.com
REPORT MORTI SUL LAVORO NEI PRIMI TRE MESI DEL 2016

Federico Giusti giustifederico@libero.it
PISA: PRESENTAZIONE LIBRO “ILVA LA TEMPESTA PERFETTA”

Maurizio Loschi maloschi@alice.it
REFERENDUM PROSSIMI VENTURI; VUOI SAPERNE DI PIÙ?

Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
NO TRIV: PERCHE’ SI !

Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
TRIVELLE FUORILEGGE


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From: Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 5:36 PM
Subject: ILVA: TUTE SPORCHE E GREMBIULI IN CARTA, COSÌ SI ACCEDE ALLE MENSE...E LA SALUTE?


Il tema della sicurezza per i lavoratori dell’ILVA è una questione che il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti estende non solo ai reparti ma anche alle mense e ai refettori della fabbrica. Come avevamo già denunciato lo scorso 13 febbraio in conferenza stampa, una circolare interna datata 5 giugno 2015 e firmata dal direttore del personale ILVA, Ruggero Cola, vieta l’uscita degli indumenti di lavoro dalle portinerie per la presenza sugli stessi di sostanze cancerogene. Com’è possibile che si possa accedere con quelle tute in sala mensa durante la pausa pranzo? E veniamo al punto: queste mense così organizzate nelle vicinanze di aree fusorie tutt’oggi in marcia solo per Decreto Legge, sono sicure per la salute degli operai che quotidianamente vi accedono?
Andiamo con ordine e ricostruiamo questa vicenda anche con il contributo di alcune foto scattate in sala mensa e inviate in forma anonima al Comitato. Nella giornata di ieri (giovedì 17 marzo) l’azienda ha convocato RSU e RLS di FIM e FIOM proprio sulla questione mense e tute. Nell’incontro con i rappresentanti sindacali ILVA ha ribadito che il regolamento della Sodexo (società che si occupa della gestione delle mense nel siderurgico) prevede l’utilizzo del grembiule monouso per l’accesso alle mense. Si tratta inoltre di una prescrizione del settembre 2015 del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Taranto. ASL di Taranto che ha già fatto la sua “bella” figura con l’intercettazione di un suo ispettore in conversazione con l’ex responsabile delle pubbliche relazioni, che nel passato recente era regolarmente presente in fabbrica. La stessa ASL che fa chiudere locali pubblici, ma non usa lo stesso metodo per le mense centrali dello stabilimento...due pesi e due misure!
Il ritiro del grembiule monouso obbligatorio per l’accesso ai locali mensa avviene già all’interno della sala, dove gli operai accedono con le tute sporche di polveri e materiali pericolosi. Gli stessi camici, una volta usati, andrebbero poi riposti all’interno di comuni bidoni per i rifiuti posizionati, a loro volta, all’interno delle strutture. Ci chiediamo: è una procedura sicura? Dove vengono smaltiti questi rifiuti? Risulta poi che non tutti gli operai indossino in realtà il grembiule monouso. Questa è prevenzione? Cosa finisce nei piatti consumati?
Inoltre i locali mensa sono dotati di ventole di areazione che aspirano aria ovviamente dall’esterno, quindi dalle aree a caldo che rilasciano nell’aria sostanze pericolose per la salute.
Nel verbale di ispezione della ASL Spesal 388/2015 del 25/09/15 si legge (tra le altre cose) che “parte della pavimentazione del refettorio DIM/SUD ex PLA/1 si presenta in condizioni tali da non consentirne una facile pulizia e detersione; le bocchette di areazione delle mense ACC/1 e IMA/3 non sono tenute in stato di pulizia e si presentano ricoperte di polvere nera; presso la mensa ACC/1 si verifica il distacco di frammenti di pittura dal soffitto e presenza di alcune ragnatele; nei locali mensa ex PLA/1 e IMA/3 operai di alcune ditte indossavano tute da lavoro visibilmente insudiciate”.
Dunque ci domandiamo: le mense e i refettori dello stabilimento ILVA di Taranto possono essere considerati (alla luce di quanto abbiamo visto) luoghi sicuri per i lavoratori?
Perché in trent’anni non è mai stato fatto niente?

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From: Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 6:41 PM
Subject: DUE INCIDENTI ALL’ILVA DI TARANTO

ILVA, IERI INCIDENTE AL REPARTO GRF, OGGI ESPLOSIONE IN ACCIAIERIA 2
Di Alessandra Congedo
18 marzo 2016

Due incidenti nel giro di poche ore all’ILVA.
Il primo si è verificato nella tarda serata di ieri nel reparto GRF (Gestione Rottami Ferrosi), uno degli impianti dell’area a caldo dell’ILVA sottoposti a sequestro dal 26 luglio 2012 e soggetti alle prescrizioni AIA.
Un operaio ha riportato ustioni a una mano. L’episodio è avvenuto nella zona della discarica, quindici minuti dopo lo svuotamento delle paiole. C’è stata una “reazione esplosiva che ha investito a distanza la motopala PSG 494” - ha spiegato all’ANSA Piero Vernile (RSU UILM) - “che ha preso fuoco. All’interno c’era un lavoratore che è stato portato presso l’infermiera per ustioni alla mano. Il botto tremendo è stato avvertito anche nel distaccamento interno dei Vigili del Fuoco e nel reparto IMA. I vetri e i muri hanno tremato”.
Il rappresentante sindacale ha ricordato che “altri incidenti sono avvenuti lo scorso anno con incendio di escavatori che erano stati dichiarati idonei” e “che nessuno si prende le responsabilità di un impianto che, come dice l’AIA, deve essere completamente rivoluzionato”. Fin qui quanto riportato dall’ANSA.
Un altro episodio si è verificato questa mattina generando non poco spavento tra i lavoratori. Una forte esplosione ha interessato, infatti, l’Acciaieria 2 dove è avvenuta la reazione di una paiola bagnata dalla pioggia dei giorni scorsi, forse in seguito allo sversamento di ghisa liquida da un carro ponte.
Dall’azienda fanno sapere che quattro operai si sono rivolti all’infermeria. Due di questi hanno riportato lievi contusioni. E’ stata, quindi, smentita dall’azienda, la voce proveniente dalla fabbrica che parlava di un numero maggiore di operai recatisi nell’infermeria in seguito all’esplosione.

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From: Mario Murgia murgia.mario50@virgilio.it
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 6:08 PM
Subject: “PANE E AMIANTO” TG1 TV7 DEL 18/03/16
L’inchiesta di Barbara Romano sulla tragedia dei morti e malati per amianto e altri veleni fra i lavoratori ex Enichem di Ottana si può vedere al link:
al minuto 51:50.
“Pane e Amianto”: questo è il titolo dell’inchiesta andato in onda il 18/03/16 su RAI 1, nella puntata di TV7, dalle 23,30: si parla della tragedia dei morti e dei malati provocati dall’amianto e altri veleni nello stabilimento EniChem di Ottana, in Sardegna, come da tempo denunciato da AIEA, Associazione Italiana Esposti Amianto.

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From: Mario Murgia murgia.mario50@virgilio.it
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 6:08 PM
Subject: LE MORTI PER AMIANTO APPRODANO IN PARLAMENTO: MARTEDÌ AUDIZIONE IN COMMISSIONE D’INCHIESTA

Martedì prossimo i rappresentanti dell’AIEA, saranno sentiti in audizione, sui profili di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nei siti industriali ex EniChem della Val Basento, regione Basilicata, e i siti di Ottana (NU) e di Assemini (CA), regione Sardegna.

OTTANA E ASSEMINI, LE MORTI PER AMIANTO APPRODANO IN PARLAMENTO: MARTEDÌ AUDIZIONE IN COMMISSIONE D’INCHIESTA
Giovedì,17 Marzo 2016
Il caso amianto approda in Parlamento, all’attenzione della commissione d’inchiesta parlamentare. Martedì prossimo i rappresentanti dell’AIEA, saranno sentiti in audizione, sui profili di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nei siti industriali di Ottana, ma anche quello di Assemini.
Una richiesta per aprire un fascicolo sulle morti causate dall’amianto, in particolare nella fabbrica di Ottana, era stata inviata qualche settimana fa alla Presidente della Commissione la senatrice Camilla Fabbri, proprio dai senatori del PD Silvio Lai, Giuseppe Cucca e Ignazio Angioni, a cui è poi seguita la richiesta delle associazioni di essere sentite.
“L’auspicio” - scrivono in una nota i senatori - “è che l’audizione di martedì possa essere un primo importante passo verso la giusta direzione e che già in questa primavera si possa prevedere un sopralluogo della commissione di inchiesta negli stabilimenti chimici di Ottana e Assemini”.
Sempre sulla questione amianto a Ottana, si registra una interpellanza parlamentare al ministro del lavoro e delle politiche sociali da parte del parlamentare di SEL Michele Piras, proprio sul mancato riconoscimento dei benefici e gli indennizzi previsti ai lavoratori, ancora in attività, esposti precedentemente all’amianto. Michele Piras mette in evidenza un possibile caso di conflitto di interessi in questa intricata vicenda.
“Emergono nuovi inquietanti particolari” - scrive Piras - “Scopriamo che un medico dell’INAIL ha prestato concomitante servizio per l’Istituto e per le aziende che hanno rilevato una parte delle attività dismesse dalla chimica di Stato. Il dubbio sorge legittimo, soprattutto se registriamo l’atteggiamento dell’INAIL nei confronti dei lavoratori dell’ex Enichem Ottana”.
Per il parlamentare Sel esisterebbe quindi un caso di potenziale conflitto di interess. “Ipotesi” - scrive Piras - “che, con una interpellanza urgente, abbiamo chiesto al governo di verificare, al fine di favorire, nell’incrocio fra attività politica, esposti alla magistratura, attività legislativa, una nuova stagione di diritti e verità. Affinché ciò che è accaduto nell’area industriale non accada mai più”.

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From: Mario Murgia murgia.mario50@virgilio.it
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 6:08 PM
Subject: AMIANTO A OTTANA. I DUBBI SUL MEDICO INAIL COL DOPPIO INCARICO: CONFLITTO D’INTERESSI?

Da Il Marghine 
17/03/16
A ogni passo che si compie, nella ricerca di verità e giustizia per la contaminazione da amianto a Ottana, emergono nuovi inquietanti particolari, nuovi dubbi circa la reale volontà delle nostre Istituzioni di riconoscere ai lavoratori del polo chimico e alle famiglie delle vittime almeno i benefici di legge per le malattie e i lutti subiti.
Oggi scopriamo che un medico dell’INAIL (ente preposto alla vigilanza sanitaria e al riconoscimento della malattia professionale) ha prestato concomitante servizio per l’Istituto e per le aziende che hanno rilevato una parte delle attività dismesse dalla chimica di Stato, aziende nelle quali hanno trovato occupazione 30 dei 180 lavoratori della ex EniChem.
E se ovviamente questo non ci legittima a trarre alcuna facile conclusione, il dubbio sorge legittimo, soprattutto se registriamo l’atteggiamento dell’INAIL nei confronti dei lavoratori dell’ex EniChem Ottana.
Un caso di potenziale conflitto di interessi, ipotesi che, con una interpellanza urgente, abbiamo chiesto al governo di verificare, al fine di favorire - nell’incrocio fra attività politica, esposti alla magistratura, attività legislativa - una nuova stagione: di diritti e verità. Affinché ciò che è accaduto nell’area industriale non accada mai più”.
Così scrive il Deputato Sardo Michele Piras, che ha presentato oggi una Interpellanza Parlamentare al Ministro del Lavoro affinché si chiariscano i contorni di una vicenda che vede da una parte i lavoratori di Ottana privati del riconoscimento della malattia professionale, dall’altra un medico che ha svolto un ruolo all’interno del Sito Industriale e che oggi ricopre la funzione di medico INAIL titolato al riconoscimento delle stesse malattie professionali. 
Di seguito, integralmente, l’Interrogazione a firma del Deputato Michele Piras.

INTERPELLANZA AL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Premesso che:
la “EniChem Fibre SpA” è stata la controllata del gruppo “EniChem” operante nel settore della produzione di fibre sintetiche e di intermedi per materie plastiche; sorta come settore della “Anic” (che nel 1967 aprì lo stabilimento principale in Basilicata, a Pisticci) nacque ufficialmente nel 1984 a seguito della decisione dell’EniChem di creare società controllate per i rispettivi settori merceologici e produttivi: gli stabilimenti principali si trovavano a Pisticci e ad Ottana (NU);
come denunciato da varie associazioni (e come si evince da atti di sindacato ispettivo depositati in questa legislatura anche dallo scrivente) sono numerose le testimonianze su quanto accadeva nello stabilimento di Ottana negli anni ‘90 e a ridosso del terzo millennio, in merito al contatto diretto degli allora lavoratori con l’amianto, in particolare attraverso l’inalazione della fibra in condizioni di lavoro non protetto;
nello specifico, risultano essere decine i morti per tumori asbesto correlati che hanno lavorato all’interno della EniChem Ottana ed altrettante persone oggi lottano contro la malattia; nonostante ciò, non esiste alcun riconoscimento ufficiale (da parte delle istituzioni dello Stato) della correlazione fra l’esposizione all’amianto e le patologie contratte dai lavoratori di Enichem: infatti, alle famiglie dei deceduti o di coloro che oggi lottano contro le malattie contratte sul luogo di lavoro, non sono riconosciuti i risarcimenti per morte o danno alla salute legate a causa professionale; nella stessa misura, non sono riconosciuti i benefici e gli indennizzi previsti ai lavoratori, ancora in attività, esposti precedentemente all’amianto;
“Ottana Polimeri srl”, operante sullo stesso polo industriale della “Enichem”, nasce dalla evoluzione di “Inca International” (successivamente “Equipolymers”); ad oggi, 30 dei 180 lavoratori dipendenti della ex EniChem risultano impiegati presso la “Ottana Polimeri srl”;
il dottor D., dirigente medico INAIL della Sardegna, ha svolto negli anni la propria attività anche al di fuori dell’incarico ricoperto presso l’Ente Previdenziale; nello specifico ha svolto attività di medico competente dei lavoratori presso la società “Ottana Polimeri srl” (nello stesso stabilimento sito in Ottana) in seguito a incarico datato 1 luglio 2010 e ancora in data 21 ottobre 2013, nonché fino all’anno 2014; precedentemente ha inoltre ricoperto lo stesso ruolo per la “Equipolymers”, effettuando (a quanto si apprende da testimonianze raccolte dalle associazioni) visite specifiche come “spirometrie”, presumibilmente per il riscontro di patologie asbesto-correlate;
per sapere:
se i Ministri interrogati ritengano che tali attività potevano essere espletate dal medico compatibilmente con le funzioni di medico INAIL ovvero se l’INAIL abbia autorizzato il dottor D. a svolgere attività anche fuori dall’Istituto;
se l’attuale funzione di medico dell’Istituto INAIL Sardegna (svolta dal Dottor D. in relazione alle istruttorie in atto presso l’INAIL di Nuoro, Sassari, Oristano e Cagliari per il riconoscimento delle malattie professionali legate al crescere delle morti e dei malati riconducibili agli ex lavoratori Enichem del sito industriale di “Ottana”, nonché ai loro eredi per il riconoscimento della rendita ai superstiti) sia compatibile con l’attività di medico competente per la sicurezza dei lavoratori svolta negli anni precedenti nello stesso sito industriale, ovvero se non ritengano che il medico versi in conflitto di interessi, anche alla luce di quanto disposto dall’articolo 18 del regolamento generale dell’INAIL, oltre che in ottemperanza alle disposizioni della legge 69 del 2015, che riguarda specificatamente i medici dell’Istituto che sono tenuti ad osservare comportamenti tali da non determinare anche potenzialmente conflitti di interesse;
se ritengano che quanto esposto in premessa sia comunque compatibile con l’attività istituzionale svolta dall’INAIL e se non ritengano che ciò comporti gravi pregiudizi all’istituto;
se non intendano appurare se quanto in premessa sia fenomeno isolato ed occasionale ovvero se altri medici dell’INAIL Sardegna abbiano esercitato in passato (o tutt’ora esercitino) la propria attività professionale anche al di fuori dell’incarico ricoperto presso l’istituto previdenziale;
se non intendano verificare quanti siano i medici che lavorano in esclusiva per l’INAIL Sardegna e se ciò sia conforme alla legge e, in caso contrario, quali provvedimenti siano stati adottati in merito;
se intendano offrire chiarimenti in merito alla situazione di cui sopra.

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From: Maria Nanni mariananni1@gmail.com
To:
Sent: Sunday, March 20, 2016 11:47 PM
Subject: COMUNICATO CUB TRASPORTI FINE SCIOPERO GENERALE PER FERROVIE DEL 18 MARZO 2016

Ringraziamo tutti i ferrovieri che hanno scioperato e hanno sostenuto la necessità dello Sciopero Generale, proclamato da CUB, SI COBAS, USI AIT, SGB con adesioni di varie altre realtà sindacali territoriali come Slai COBAS, USB, FIOM, FILT, singoli attivisti e membri RSU, riconoscendo l’importanza di una mobilitazione di tutto il mondo del lavoro contro le politiche di sfruttamento del Governo che a cascata hanno colpito duramente i ferrovieri e che con la privatizzazione alle porte ancor più minacciano il nostro futuro.
Gli scioperanti hanno colto il nesso che unisce le specifiche problematiche dal proprio posto di lavoro, dal proprio settore e dal comparto ferroviario stesso, alla cornice più ampia di impoverimento e cancellazione di diritti del lavoro. Una guerra interna condotta dal Governo per conto della parte confindustriale, che si accompagna ai venti di quella esterna.
L’adesione larga ha visto partecipare settori non di esercizio che solitamente sono meno propensi alla manifestazione delle rivendicazioni nazionali. Sul versante circolazione le aziende di trasporto hanno dato fondo a tutte le risorse anche illegali per reperire personale che facesse partire i treni: da comandi fuori normativa, forzature e distorsioni delle regole, personale in straordinario, utilizzo di quadri, etc.
Ma l’adesione dei ferrovieri è stata incancellabile. A coronamento le manifestazioni di Milano, Firenze e Napoli hanno posto in risalto la necessità dei blocchi sociali a sostegno della classe nella crisi attuale: studenti, lavoratori, disoccupati, precari, licenziati.
Per contro il pericolo di questa unità di intenti dal basso è stata ben colta dalla controparte nei maldestri tentativi del Presidente del Consiglio per deligittimarne la portata.
Così un caso particolare merita attenzione, quando la Commissione di Garanzia Sciopero ha intimato formalmente all’Organizzazione Sindacale CAT, con minaccia di sanzioni, di ritirare il sostegno alle ragioni dello sciopero: si vuole colpire proprio ciò che più fa paura, la progressiva formazione delle alleanze nel mondo del lavoro che portano a esprimere su punti vertenziali qualificanti il maggior numero di lavoratori che vi si riconoscono.
Per loro diversamente va bene solo se addomesticati o divisi…

CUB Trasporti

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From: Mario Murgia murgia.mario50@virgilio.it
To:
Sent: Wednesday, March 23, 2016 1:03 PM
Subject: VIDEO INTEGRALE DELL’AUDIZIONE IN COMMISSIONE DI INCHIESTA SUGLI INFORTUNI SUL LAVORO

Trasmetto il video integrale dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie, professionali, che si è tenuta ieri, 22 marzo 2016, alle 13:45 presso il Senato della Repubblica in merito ai profili di tutela della salute e sicurezza sul lavoro connessi all’amianto, inerenti i siti industriali ex ANIC/EniChem della Val Basento, di Ottana e di Assemini.
Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro: audizione 22 marzo 2016 AIEA

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From: Mario Murgia murgia.mario50@virgilio.it
To:
Sent: Wednesday, March 23, 2016 1:03 PM
Subject: ENICHEM, MORTI AMIANTO: IL CASO IN SENATO

ENICHEM, MORTI AMIANTO: IL CASO IN SENATO
“Esiste un problema oggettivo di omogeneità di trattamento dei lavoratori rispetto all’accertamento dell’esposizione all’amianto da parte dell’INAIL”.
L’ha dichiarato la Presidente della Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali del Senato, Camilla Fabbri, dopo l’audizione di Mario Murgia e Sabina Contu, rispettivamente vice presidente nazionale e presidente regionale di AIEA (Associazione Italiana Esposti Amianto).
I due dirigenti hanno chiesto “il commissariamento del Contarp INAIL della Sardegna, colpevole di non aver riconosciuto la presenza di amianto negli ex impianti Enichem di Ottana e di Assemini a differenza di quanto avvenuto, a parità di condizioni, a Pisticci, in Basilicata”.
Il caso delle morti sospette per amianto è approdato in Parlamento dopo che i tre senatori del PD, Silvio Lai, Ignazio Angioni e Giuseppe Cucca, avevano suggerito alla senatrice Fabbri di aprire un fascicolo.
Contu e Murgia hanno ripercorso le tappe della vicenda, portando tutta la documentazione acquisita in anni di lavoro, e ricordando il caso del medico INAIL (chiamato “il dottor D”) che avrebbe prestato servizio per l’Istituto, ma contemporaneamente anche ad Ottana. Il conflitto di interessi del “dottor D” è stato anche l’oggetto di una recente interrogazione del parlamentare di SEL Michele Piras.
“L’inchiesta, che oggi abbiamo istruito, dovrà proseguire prevedendo nuove audizioni” - ha annunciato la Fabbri - “in particolare delle autorità amministrative e giudiziarie che si stanno occupando della vicenda dei lavoratori dell’ex Enichem esposti ad amianto e ad altre sostanze nocive”. 
Ansa News

FARE LUCE SUI RESPONSABILI
(tratto dall’articolo “Le Morti per Amianto, il senato apre un’istruttoria su Ottana” redatto da Paolo Merlini e pubblicato dalla Nuova Sardegna il 23/03/16.
“Esiste un problema oggettivo di omogeneità di trattamento dei lavoratori rispetto all’accertamento dell’esposizione all’amianto da parte dell’INAIL Si tratta di un tema che affronteremo nelle prossime settimane e che riguarda gli aspetti di tutto il Paese”.
E’ quanto ha dichiarato la Presidente della Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali del Senato, Camilla Fabbri, dopo l’audizione di dopo l’audizione di Mario Murgia e Sabina Contu dell’Associazione Italiana Esposti Amianto).
“L’inchiesta che abbiamo istruito dovrà proseguire prevedendo nuove audizioni, in particolare delle autorità amministrative e giudiziarie che si stanno occupando della vicenda dei lavoratori dell’ex EniChem esposti ad amianto e ad altre sostanze nocive.
Sempre sul fronte della nostra indagine, poi, sarà importante accertare il ruolo delle diverse proprietà e gestioni che, negli anni, si sono succedute, anche al fine di verificare le responsabilità, tenendo conto del dovere di risarcire le vittime.
Il caso dei siti industriali ex EniChem dalla Sardegna alla Basilicata conferma quanto da tempo, come Commissione abbiamo sostenuto: la necessità di arrivare alla formulazione di un testo unico in materia che garantisca chiarezza normativa e, quindi, giustizia rispetto ad un dramma che, come l’amianto, rappresenta e rappresenterà una vera e propria emergenza per il nostro Paese.”

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From: Franco Cilenti franco.cilenti@libero.it
To:
Sent: Monday, March 28, 2016 1:22 PM
Subject: PUBBLICAZIONE DEL NUMERO DI MARZO DEL PERIODICO LAVORO E SALUTE

Comunico la pubblicazione del numero di marzo del periodico “Lavoro e Salute”, al link:
Gli argomenti del numero di marzo:
Editoriale. Sindacati malati o assenteisti?
Il punto su Renzi e i lavoratori pubblici
Sanità: la legalità del male
Malasanità aziendale
Il TTIP danneggia gravemente la salute
La malasanità integrativa
Sanità Val Susa: parla la gente
Sanità privatizzata in Piemonte
Donne e lavoro, la peggiore condizione
Lettera: ci fanno lavorare troppo
I giovani non si ribellano?
Note sulla “carta” CGIL
La salute dei lavoratori oggi
Maccacaro, l’umanità di uno scienziato
Racconto: monologo di un etilista
I tanti ossessionati dal virus HIV
Partono i referendum sociali
Perchè il referendum contro le trivelle
Elezioni a Torino, con Airaudo e Artesio

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From: Riccardo Antonini erreemmea@libero.it
To:
Sent: Wednesday, March 30, 2016 9:01 AM
Subject: REPORT DI RINGRAZIAMENTO SULL’ESPOSIZIONE DELLA MOSTRA “INCANCELLABILE”

Dal 21 gennaio al 6 marzo 2016, abbiamo esposto la mostra sulla strage ferroviaria di Viareggio “Incancellabile” in via San Martino (zona mercato) a Viareggio.
Ogni giorno dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00, è stato un bell’impegno: un mese e mezzo intenso e faticoso ma grazie alla vostra disponibilità abbiamo realizzato, come scrivono i familiari, “Un altro piccolo grande mattone da collocare ne IL MONDO CHE VORREI”.
Assemblea 29 giugno e i familiari esprimono la loro gratitudine ad Anna Maria, Concetta, Maria Rosa, Sonia, Roberto, Giuliano, Lorenzo, Carlo Alberto, Francesco, Mario, Annalisa, Sara, Linda, Francoise, Moreno...
Come si suol dire: “L’unione ha fatto la forza”.
In questo mese e mezzo abbiamo incontrato 800-900 visitatori alla mostra, abbiamo fatto nuove tessere all’Associazione dei familiari, abbiamo diffuso libri, DVD, magliette, ecc. e migliaia di volantini per il “NO alla prescrizione per Viareggio!”
Inoltre, abbiamo incontrato studenti di varie classi e scuole e le società sportive (dal calcio all’hockey, dal basket alla pallavolo, dal tennistavolo al beach volley) che sulle loro maglie di gioco hanno apposto ed esposto il simbolo dell’Associazione “Il Mondo che vorrei”.
Grazie per aver reso possibile in forma così ampia e articolata l’esposizione della mostra “INCANCELLABILE”.
Vi aspettiamo alle prossime iniziative ed alla prossima...avventura.

Viareggio, 29 marzo 2016
Associazione “Il Mondo che vorrei”
Assemblea 29 giugno

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From: Medicina Democratica segreteria@medicinademocratica.org
To:
Sent: Thursday, March 31, 2016 12:09 AM
Subject: 7 APRILE 2016: GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE

Newsletter del sito www.medicinademocratica.org

7 APRILE 2016 GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE
PALAZZO ISIMBARDI, VIA VIVAIO, 1 MILANO ORE 17.30
RETE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DI MILANO E LOMBARDIA MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS, ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO, COMITATO PER LA DIFESA DELLA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO E NEL TERRITORIO
7 APRILE 1916 - 7 APRILE 2016 GIORNATA MONDIALE DI MOBILITAZIONE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE
Come ogni anno, il 7 aprile si celebra la giornata mondiale di mobilitazione per il diritto alla salute.
In Europa, i paesi con sistemi sanitari pubblici, in particolare, Inghilterra, Francia, Spagna, Italia hanno subito o stanno subendo pesanti attacchi che hanno messo o stanno mettendo in crisi il diritto universale alla salute. Il neo liberismo diffuso impone forme sempre più spinte di privatizzazione a partire dai tentativi di diffusione delle assicurazioni sanitarie integrative (e non solo) che vengono sistematicamente introdotte nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
La sanità viene considerata una merce qualsiasi, oggetto dell’iniziativa del mercato e fonte di profitto.
In solidarietà e in unione con tutti i movimenti, le associazioni e i sindacati che si oppongono alle misure che vanno in quella direzione, compresi in particolare i paventati accordi internazionali TTIP e TISA, le associazioni unite nella Rete per il diritto alla Salute di Milano e Lombardia di cui fanno parte Medicina Democratica, il Forum Civico Metropolitano, l’associazione Senza Limiti onlus (per la difesa degli anziani cronici non autosufficienti e disabili gravi), l’Associazione Italiana Esposti Amianto onlus hanno deciso di celebrare questa giornata a Milano anche per riflettere sulla recente Legge approvata dalla regione Lombardia (Legge n. 23 dell’11 agosto 2015) di evoluzione del sistema sanitario lombardo.
La salute è un bene comune cui non si può rinunciare e che va perseguito. Il sistema sanitario nazionale va difeso, implementato, sostenuto. Si tratta di un diritto costituzionale che richiede, per essere attuato, un’organizzazione sanitaria universale, gratuita e partecipata, basata sulla prevenzione.
Parteciperanno ed interverranno:
Hakim Baya, membro della Commissione internazionale di Solidaires SUD Sante Sociaux (France)
Piergiorgio Duca, presidente di Medicina Democratica (docente di biometria e statistica medica dell’Università di Milano),
Alberto Donzelli, esperto di sanità pubblica della fondazione Allineare Sanità e Salute
Giuseppe Natale, portavoce Forum Civico Metropolitano
Andrea Micheli, epidemiologo – esperto europeo di economia sanitaria
Vittorio Agnoletto, medico del lavoro e docente di “globalizzazione e politiche della salute” all’Università Statale di Milano
Margherita Napoletano, del Coordinamento Rappresentanti Lavoratori per la Sicurezza - Sanità
Carlo Parascandolo, della Rete per il diritto alla salute di Milano e Lombardia
L’incontro si svolgerà giovedì 7 aprile dalle ore 17.30 alle ore 20.30 presso la Sala degli Affreschi di palazzo Isimbardi, già sede della Provincia, in via Vivaio, 1 a Milano.

Aiuta Medicina Democratica onlus devolvendo il tuo 5 per mille firmando nella tua dichiarazione dei redditi nel settore volontariato e indicando il codice fiscale 97349700159.

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From: Carlo Soricelli carlo.soricelli@gmail.com
To:
Sent: Thursday, March 31, 2016 6:27 PM
Subject: REPORT MORTI SUL LAVORO NEI PRIMI TRE MESI DEL 2016

Sono 130 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, erano 120 il 31 marzo del 2015 (+7,3%) e 132 lo stesso giorno del 2008 (-1,6%) e questo nonostante si siano persi centinaia di migliaia di posti di lavoro dall’anno d’apertura dell’Osservatorio.
Con le morti sulle strade e in itinere si superano i 270 morti complessivi per infortuni.
Consigliamo a tutti quelli che si occupano di queste tragedie di separare chi muore per infortuni sui luoghi di lavoro, da chi muore sulle strade e in itinere con un mezzo di trasporto.
I lavoratori che muoiono sulle strade e in itinere sono a tutti gli effetti morti per infortunio sul lavoro, ma richiedono interventi completamente diversi dai lavoratori morti sui luoghi di lavoro.
E su questo aspetto che si fa una gran confusione. Ci sono categorie come i metalmeccanici che sui luoghi di lavoro hanno pochissime vittime per infortuni, poi, nelle statistiche ufficiali, non separando chiaramente le morti causate dall’itinere, dalle morti sui luoghi di lavoro, risultano morire in tantissimi in questa categoria che è numerosissima e una forte mobilità.
E’ ricominciata la strage di agricoltori schiacciati dal trattore, sono già 15 dall’inizio dell’anno, di questi, come previsto, addirittura cinque negli ultimi due giorni. Tutti gli anni sui luoghi di lavoro il 20% di tutte le morti per infortuni sono provocate da questo mezzo. 132 sono i morti schiacciati dal trattore nel 2015 e 152 nel 2014.
Da anni chiediamo al Primo Ministro Renzi, al Ministro del Lavoro Poletti e delle Politiche Agricole Martina di fare una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo prima che inizi la strage. Purtroppo senza ottenere nessun risultato. Contiamo molto della sensibilità dei media e dei cittadini che a centinaia ogni giorno visitano il sito. In questi nove anni di monitoraggio le percentuali delle morti nelle diverse categorie sono sempre le stesse: l’agricoltura sempre la categoria con più vittime, seguono l’edilizia, i servizi, i metalmeccanici e l’autorasporto.
MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO NEL 2016 PER REGIONE E PROVINCIA.
TOSCANA 12: Lucca 3, Livorno 2, Massa Carrara 2, Pisa 2, Arezzo 1, Pistoia 1, Siena 1.
PIEMONTE 11: Cuneo 4, Asti 3, Torino 3, Alessandria 1.
VENETO 11: Padova 3, Vicenza 3, Treviso 2, Venezia 1, Belluno 1, Verona 1.
EMILIA ROMAGNA 10: Bologna 2, Forlì Cesena 2, Modena 2, Reggio Emilia 2, Ferrara 1, Piacenza 1.
SICILIA 8: Agrigento 3, Caltanissetta 1, Catania 1, Enna 1, Ragusa 1.
LOMBARDIA 8: Brescia 4, Bergamo 3, Como 1.
CAMPANIA 8: Napoli 5, Salerno 3.
PUGLIA 7: Taranto 3, Barletta Andria Trani 1, Brindisi 1, Foggia 1, Lecce 1.
LAZIO 6: Roma 2, Frosinone 2, Viterbo 1, Latina 1.
TRENTINO ALTO ADIGE 6: Trento 3, Bolzano 3.
SARDEGNA 5: Cagliari 2, Sassari 2, Oristano 1.
MARCHE 6: Macerata 3, Ancona 1, Ascoli Piceno 1.
ABRUZZO 5: Pescara 2, L’Aquila 1, Chieti 1, Teramo 1.
UMBRIA 4: Terni 3, Perugia 1.
CALABRIA 2: Cosenza 1, Reggio Calabria 1.
LIGURIA 2: Genova 1, Imperia 1.
FRIULI VENEZIA GIULIA 2: Pordenone 1, Udine 1.
MOLISE 1: Campobasso 1.
I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero e in mare non sono segnalati a carico delle province.
MORTI SUL LAVORO NEL 2015
Sono stati 678 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro nel 2015, contro i 661 del 2014 (+2,6%), erano 637 nel 2008 (+6,1%).
I morti sul lavoro non sono aumentati solo quest’anno come stimato dalle denunce INAIL.
Noi registriamo un aumento significativo anche rispetto al 2008, anno di apertura dell’Osservatorio.
Con le morti sulle strade e in itinere si superano i 1.400 morti complessivi (stima minima).
MORTI PER INFORTUNI SUI LUOGHI DI LAVORO NEL 2015 PER REGIONE E PROVINCIA IN ORDINE DECRESCENTE DELLE MORTI.
LOMBARDIA 77: Brescia 24, Bergamo 12, Milano 10, Como 3, Cremona 3, Mantova 3, Pavia 6, Sondrio 6, Varese 5, Lecco 2, Lodi 2, Monza 2.
TOSCANA 68: Grosseto 11, Firenze 9, Massa Carrara 9, Arezzo 8, Pisa 7, Pistoia 6, Prato 6, Livorno 5, Lucca 4, Siena 2.
VENETO 55: Vicenza 19, Verona 9, Venezia 7, Treviso 7, Padova 6, Rovigo 5, Belluno 2.
CAMPANIA 52: Salerno 19, Napoli 13, Benevento 9, Caserta 7, Avellino 3.
SICILIA 46: Palermo 15, Messina 6, Agrigento 5, Siracusa 5, Trapani 5, Caltanissetta 4, Catania 4, Ragusa 3.
PIEMONTE 45: Torino 16, Cuneo 10, Alessandria 5, Biella 4, Asti 3, Vercelli 2, Novara 1, Verbano Cusio Ossola 1.
LAZIO 39: Roma 19, Viterbo 10, Frosinone 6, Latina 2, Rieti 2.
PUGLIA 38: Bari 19, Barletta Andria Trani 4, Brindisi 4, Foggia 4, Taranto 4, Lecce 3.
EMILIA ROMAGNA 32: Bologna 6, Modena 6, Ravenna 4, Forlì Cesena 3, Ferrara 3, Piacenza 3, Reggio Emilia 3, Parma 2, Rimini 2.
ABRUZZO 31: Chieti 10, L’Aquila 9, Teramo 8, Pescara 3.
TRENTINO ALTO ADIGE 24: Bolzano 14, Trento 10.
MARCHE 19: Ancona 6, Ascoli Piceno 5, Fermo 3, Pesaro-Urbino 3, Macerata 2.
CALABRIA 21: Catanzaro 6, Cosenza 6, Crotone 3, Reggio Calabria 3, Vibo Valentia 3.
LIGURIA 14: La Spezia 6, Genova 3, Savona 3, Imperia 2.
FRIULI VENEZIA GIULIA 15: Pordenone 7, Udine 5, Gorizia 1.
UMBRIA 14: Perugia 11, Terni 3.
MOLISE 12: Campobasso 11, Isernia 1.
SARDEGNA 12: Cagliari 5, Oristano 3, Medio Campisano 2, Carbonia Iglesias 1, Ogliastra 1, Olbia-Tempio 1.
BASILICATA 8: Potenza 4, Matera 4.
VALLE D’AOSTA: 2.
I lavoratori morti sulle autostrade, all’estero e in mare non sono segnalati a carico delle province.
L’INAIL nel 2014 ha riconosciuto complessivamente 662 morti sul lavoro, di questi il 52% sono decessi in itinere e sulle strade, ma le denunce per infortuni mortali sono state 1.107.
Crediamo che anche per il 2016 ci siano più o meno le stesse percentuali. Nel 2015 tra gli assicurati INAIL sembra ci sia stata un’inversione di tendenza, per la prima volta dopo tantissimi anni questo Istituto vede aumentare le denunce per infortuni mortali, questo nei primi dieci mesi del 2015. Ma le denunce non comportano necessariamente un riconoscimento dell’infortunio. Sta a noi che svolgiamo un lavoro volontario, senza interesse di nessun tipo, far conoscere anche questo aspetto ai cittadini italiani.

Sito Osservatorio Morti sul Lavoro

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From: Federico Giusti giustifederico@libero.it
To:
Sent: Saturday, April 02, 2016 8:20 AM
Subject: PISA: PRESENTAZIONE LIBRO “ILVA LA TEMPESTA PERFETTA”

Locandina iniziativa Pisa
per mailing. diffusione, sito e appuntamenti
Federico Giusti

Libreria Tra le Righe
via Corsica, 8 Pisa
Telefono e fax 050 83 01 77
Mercoledì 12 aprile ore 18
Presentazione del dossier sull’ILVA
Tra morti bianche, devastazione del territorio e crimini impuniti.
 “ILVA la tempesta perfetta. Tutti gli avvenimento della fase calda 2012-2012”.
Saranno presenti gli autori.
Libreria “Tra le Righe”
Sportello salute e sicurezza nei luoghi di lavoro dei Cobas Pisa

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From: Maurizio Loschi maloschi@alice.it
To:
Sent: Saturday, April 02, 2016 10:44 AM
Subject: REFERENDUM PROSSIMI VENTURI; VUOI SAPERNE DI PIÙ?

Carissima, carissimo,
oltre al referendum sulle trivelle del 17 aprile prossimo sono stati costituiti dovunque, e quindi anche a Savona, i comitati promotori per alcuni nuovi quesiti referendari riguardanti la scuola, gli inceneritori e la possibilità di trivellare impunemente territorio e fondali marini.
Abbiamo a disposizione molto materiale riguardante tali referendum e la raccolta delle firme conseguente, ma non vogliamo intasare inutilmente la tua casella di posta.
Ti chiediamo pertanto se sei interessata/o a ricevere informazioni su questi temi o meno.
Se ti interessa rispondi di SI a chi ti ha inviato questo messaggio e verrai inserito in questa mailing-list temporanea, che verrà sospesa subito dopo la raccolta delle firme a riattivata esclusivamente per la durata della campagna referendaria, e poi definitivamente cancellata.
Ovviamente puoi inoltrare questa mail a tua volta alla tua rubrica di conoscenti e fare da tramite per le risposte positive.
Ci impegniamo comunque a non trasmettere a questa mailing-list allegati pesanti (piuttosto metteremo il link al sito dove scaricarli) e a non inviarti più di 3 mail alla settimana.
Sperando in una tua risposta affermativa, un caro saluto e l’augurio di difendere insieme la qualità della scuola, l’aria pulita e la tutela del mare e del territorio.

Il comitato promotore di Savona

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From: Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
To:
Sent: Sunday, April 03, 2016 2:15 PM
Subject: NO TRIV: PERCHE’ SI !

PERCHE’ DOBBIAMO VOTARE SI AL REFERENDUM NO TRIV DEL 17 APRILE
CON I QUESITI REFERENDARI ABBIAMO GIA’ OTTENUTO RISULTATI IMPORTANTI, ADESSO FACCIAMO UN ALTRO PASSO
L’esecutivo del governo Renzi per mesi ha fatto di tutto (a livello lecito e sottobanco, mettendo in campo un mix di strumenti normativi e di ricatti basati su logiche di scambio) per evitare ad ogni costo che si potesse giungere a questo importante appuntamento referendario.
La determinazione con cui l’attuale compagine governativa, in maniera a volte subdola e/o sfacciatamente vergognosa, ha finora perseguito la finalità di ostacolare l’idea stessa che milioni di italiani potessero dire la loro in materia di perforazioni per la prospezione, ricerca, coltivazione di idrocarburi, ha infatti aspetti davvero grotteschi, come il ricorso alla Legge di Stabilità per eludere principi e prassi decisorie che fino a poco tempo fa sembravano inderogabili pilastri del cosiddetto “Sblocca Italia”.
E’ il caso della scomparsa “per magia”, tramite semplice emendamento, dei principi di “strategicità, indifferibilità, urgenza, pubblica utilità”, che rappresentavano l’anima stessa del decreto legge “Sblocca Italia” (poi Legge n 164/2014).
E’ il caso della titolarità all’esproprio già prima dell’esito delle attività di prospezione e ricerca, così come della facoltà di assoggettare quote considerevoli di territorio per costruire infrastrutture funzionali agli impianti ed alle attività di trasformazione e trasporto degli idrocarburi al di fuori delle aree di concessione.
E’ altresì il caso dell’abolizione del diritto di decisione da parte dello stesso presidente del consiglio, al termine di tempi ristretti e di un iter che esclude l’intesa “in senso forte” tra Stato ed Enti locali in sede di Conferenza dei Servizi. Lo stesso Piano delle Aree (dove le Companies potrebbero avanzare richieste o meno) è stato semplicemente cancellato, così lasciando alle multinazionali la facoltà non solo di continuare ad avanzare richieste di permessi e concessioni in modo selvaggio e senza criteri condivisi da Enti locali e territori, ma addirittura concedendo loro la facoltà di avvalersi di un doppio regime legislativo per l’ottenimento dei titoli.
Insomma, di 6 quesiti referendari ammessi il Novembre scorso dalla Corte di Cassazione, la Corte Costituzionale ne ha salvato solo uno, a seguito appunto degli emendamenti in Legge di Stabilità, che pur assorbendo 3 dei quesiti proposti, ne lasciava elusi altri due, attualmente impugnati per “conflitto di attribuzione” da sei delle 10 Regioni che avevano depositato i quesiti a Settembre. Ad oggi si attende il provvedimento di ammissibilità il prossimo 9 Marzo.
LE CONDIZIONI PER DARE UNA SPINTA CONTRO IL FOSSILE SONO FAVOREVOLI
Chi da anni avverte il peso sulla propria vita, sulla propria pelle, nel condizionamento delle scelte economiche, in quanto vive e lavora a ridosso di centri oli, raffinerie, hub portuali, pozzi petroliferi, centri e/o pozzi di stoccaggio di petrolio e di gas; quanti vivono con sotto i piedi oleodotti e gasdotti; quanti bevono e coltivano la terra con acque provenienti da falde inquinate da centinaia di sostanze chimiche, da metalli pesanti, da idrocarburi; i pescatori, i lavoratori del settore turistico/alberghiero, oggi non si chiedono SE appoggiare questo referendum, ma COME continuare ad accumulare forza sociale e politica per voltare pagina, per chiudere con leucemie, tumori, avvelenamento di acqua, aria, suolo, cibo, per andare finalmente oltre il modello energetico fondato sulle fossili. La combinazione, negli ultimi mesi, della campagna planetaria di pressione dal basso verso i lavori della conferenza internazionale sul clima a Parigi (COP 21), con la forte sensibilizzazione provocata dalla lettera enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”, ha fatto da detonatore per le lotte territoriali contro le grandi opere, in un contesto internazionale di accelerazione dell’iniziativa bellica, di forte e veloce cambiamento degli assetti geopolitici, mentre resta perdurante la tendenza al ribasso storico del costo unitario di produzione del barile.
IL VOTO DEL 17 APRILE FAVORISCE UNA GRANDE COALIZIONE SOCIALE PER ATTUARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA FONDATA SULLE RINNOVABILI PULITE
Il voto del 17 Aprile è un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito, residuo di trabocchetti e scossoni, esso è l’UNICO STRUMENTO di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana.
Lo sanno bene le centinaia di comitati e di associazioni, i comitati che lottano contro le piattaforme a mare, così come contro la Tap, contro le centinaia di chilometri di tubi delle reti di gas su faglie sismiche, contro centrali e pozzi di stoccaggio che provocano sismicità indotta per decreto ministeriale, contro le raffinerie che emettono sostanze nocive, contro i depositi di stoccaggio a rischio di incidente rilevante e di inquinamento della falda; lo sanno i produttori ortofrutticoli, gli allevatori, così come le reti per l’opzione Combustione Zero Rifiuti Zero.
Se alle centinaia di associazioni a carattere nazionale si sono aggiunti i comitati No TAV della Val di Susa, così come il Forum nazionale per l’Acqua Pubblica, la Confederazione Cobas, la FIOM, non è certo in virtù di una squallida operazione di sommatoria aritmetica delle piccole convenienze locali.
Di certo chi conosce gli equilibri sociali, politici, culturali, economici, di chi gestisce (tra l’altro senza mandato elettorale!) le sorti di circa 60 milioni di italiani, sa bene che il referendum “questo referendum”, rappresenta la porta stretta attraverso cui solo uno potrà passare: o vinceranno la furbizia ed il gioco sporco che il governo Renzi sta conducendo con estrema arroganza e sicumera in nome della TTIP, delle lobbies inceneritorie, finanziarie, delle multinazionali, o vinceranno le ragioni di chi chiede diritti, dignità, rispetto dei territori e della salute, affermazione del valore d’uso attraverso esercizio diffuso, decentrato e diretto, dal basso, di più democrazia.
Non abbiamo scelto noi il quesito su cui far convergere, in questa delicata fase di transizione autoritaria e centralizzatrice dei poteri, l’intelligenza e la potenza delle reti del conflitto e della proposta per quello che fino a pochi anni or sono si definiva comunemente “un altro mondo è possibile!”.
Abbiamo comunque uno strumento di convergenza comune, una tabella che indica con chiarezza il percorso praticabile. Sappiamo bene che ci attende un percorso duro ed irto di ostacoli, ma dobbiamo essere fieri di quanto siamo riusciti a fare finora; ancor più di quanto stiamo facendo, senza smettere di essere ambiziosi!
Portare al voto 26 milioni di italiane/i (tanti ne occorrono per il quorum!), sapendo tra l’altro che i sondaggi danno il Sì al 40% (nemmeno per lo scorso referendum su Acqua Pubblica e Nucleare a Febbraio davano tanto!), vuol dire sintonizzarsi fraternamente, solidarizzare, crescere concentrandosi sull’obiettivo. Vuol dire mettere a disposizione non un freddo dispositivo di propaganda, ma attivare un sentire comune, attivare saperi e progettualità essenziali per la sfida della transizione.
La transizione alle rinnovabili pulite non può essere una delega in bianco alla miglior convenienza delle lobbies energetiche. E’ anzitutto controllo consapevole esercitato dal basso in condizioni di condivisione e di formazione/autoformazione costante; è espropriazione del monopolio alienato della scienza e pratica della soddisfazione a misura di bisogni collettivi individuati.
LA SPINTA REFERENDARIA COSTRINGE MOLTE COMPAGNIE A RINUNCIARE
Soltanto fino a poche settimane fa sarebbe stato azzardare immaginare che, dopo la pioggia di richieste di permessi, alcune compagnie potessero abbandonare il campo. La spinta referendaria, letta come recepimento formale di una pressione materiale costante e crescente dovuta ai crescenti cicli di lotta sviluppatisi nell’intero paese, in terra ed in mare, ha creato, contrariamente ai servili desiderata dell’esecutivo centrale, un quadro di forte incertezza normativa.
Adesso è un fatto che il governo ha dovuto emanare un apposito decreto di azzeramento per il permesso in Adriatico “Ombrina mare due” della Rockhopper, una delle più discusse e controverse concessioni a mare, che nonostante ripetute mobilitazioni di massa, ricorsi, leggi regionali, sembrava ineluttabilmente in fase di avvio operativo.
Stessa sorte per l’odiato permesso chiesto dalla compagnia Petroceltic di fronte alle isole Tremiti; per un permesso della Appennine Energy nello Jonio, dove inoltre, in questi giorni, la Shell abbandona i giacimenti nel golfo di Taranto, inviando al Ministero dello Sviluppo Economico la lettera con cui rinuncia al permesso di cercare il petrolio nel mare fra Puglia, Basilicata e Calabria, con le istanze riguardanti i due permessi di ricerca D7482FR-SH E D7482FR-SH.
I TERRITORI CONTINUANO A CONTARE
In pochi mesi il processo messo in atto dalla strategia referendaria ha consentito di ottenere un vero e proprio capovolgimento dell’impianto centralizzatore e decisionista del famigerato “Sblocca Italia”.
Un primo banco di prova riguarda il recupero delle competenze regionali nelle procedure di Via per il progetto di movimentazione e stoccaggio di petrolio e di gas a Taranto, in Puglia, provenienti dal nuovo Centro Oli di “Tempa Rossa”, in Basilicata, e destinati alla raffinazione off shore.
La giunta regionale pugliese torna, grazie all’assorbimento dei quesiti referendari negli emendamenti alla Legge di Stabilità, ad avvalersi di poteri e competenze, mentre i cittadini ed i movimenti dispongono nuovamente di un importante interlocutore istituzionale, che nel peggiore dei casi potrà essere destinatario di azioni di conflitto e di pressione.
Come ai tempi delle mobilitazioni per sollecitare le amministrazioni comunali a deliberare per chiedere ai rispettivi presidenti di giunta regionale l’impugnazione dell’art. 38 dello Sblocca Italia, il referendum agisce da esplicito catalizzatore motivazionale all’azione deliberante di giunte e consigli comunali contro numerose richieste di permessi, come sta accadendo in diversi comuni campani e lucani in questi giorni, dove sono i sindaci a convocare esponenti di comitati No Triv e movimenti a loro sostegno.
RENZI TEME LA DEBACLE PER LE “SUE” RIFORME ISTITUZIONALI
Abbiamo poco tempo per riuscire ad incidere in modo adeguato ed efficace. Il Governo, obbligato a stabilire una data per la celebrazione del referendum No Triv, non a caso sceglie la prima domenica utile per legge. Oltre a sacrificare senza batter ciglio l’equivalente dell’ammontare annuale delle royalties (non meno di 350 milioni di Euro!), pur di evitare l’election day, sta tentando di sabotare i tempi per il normale dispiegamento di una campagna elettorale degna di questo nome. In realtà il presidente del Consiglio non vuole che la strada per il referendum confermativo istituzionale, stabilito ad Ottobre 2016, tra cui la revisione del Titolo V della Costituzione (di cui lo Sblocca Italia è una sostanziale anticipazione), possa in alcun modo essere ostacolato da altri fenomeni di grande catalizzazione del dissenso.
Il referendum del 17 Aprile rappresenta in realtà un potente momento di accumulo positivo di energie sociali, di saperi, di creatività, di veloce incremento di relazioni operative tra reti consolidate. Lo stesso Renzi ha più volte dichiarato che in caso di sconfitta del “suo” referendum istituzionale abbandonerebbe il suo ruolo attuale e la stessa politica.
Allora, diamo una mano al campione del decisionismo neoliberista a lasciare campo libero ad una grande coalizione per il bene comune! Il quadro è quindi complesso e dinamico. Gli elettori hanno voglia e necessità, dopo anni di lotte, di potersi esprimere non solo nel merito dei quesiti ammessi, ma dell’intera Strategia Energetica Nazionale.
Raggiungere il quorum in tempi così brevi e sapendo coinvolgere vittoriosamente 26 milioni di cittadine/ italiane/i, significherebbe saper guidare dal basso un intero processo di trasformazione sociale e politica di un paese ammuffito ed intristito da una crisi asfittica, con effetti trascinanti anche per le lotte di altri paesi europei.

Coordinamento Nazionale No Triv
CONTATTI
Facebook: “Coordinamento Nazionale No Triv”
Twitter: @triv_no

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From: Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
To:
Sent: Sunday, April 03, 2016 2:15 PM
Subject: TRIVELLE FUORILEGGE

Il documento di Greenpeace “Trivelle fuorilegge. Uno studio sull’inquinamento provocato dalle attività estrattive in Adriatico”, marzo 2016, pagine 15 è scaricabile al link:

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