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mercoledì 16 novembre 2016

16 novembre - da M. Spezia: SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 16/11/16



INDICE

IL SUPERSFRUTTAMENTO DEL MODERNO PROLETARIATO

Posta Resistenze posta@resistenze.org
TERREMOTI E ALTRO: UN GRANDE PIANO NAZIONALE DI MESSA IN SICUREZZA E MANUTENZIONE
NEWSLETTER MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS

COMUNICATO STAMPA: IN RICORDO DELLE VITTIME DELLA EURECO

PER IL PROGETTO “IL SOLE SULLA PELLE” IL FILM SULLA STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO

La Città Futura noreply@lacittafutura.it

SOCIALIZZAZIONE DELLO SVILUPPO TECNOLOGICO E LOTTA PER LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO


MEDICINA DEMOCRATICA: LE MODIFICHE COSTITUZIONALI E L’ITALICUM SONO ATTI INSALUBRI DA RESPINGERE AL MITTENTE

ARRIVERA’ UN ALTRO TERREMOTO...

I VIGILI DEL FUOCO SUL SOCCORSO ALLE ZONE TERREMOTATE: SPECCHIO IN CUI VERSA LO STATO DEI SOCCORSI

CONVEGNO NAZIONALE PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA

Mario Murgia AIEA Val Basento info@associazioneespostiamiantovalbasento.it
FERRANDINA 18 NOVEMBRE: CONVEGNO “AMIANTO E SOSTANZE TOSSICHE: GIUSTIZIA PER LE VITTIME”
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario mfpr.naz@gmail.com
LETTERA APERTA AI SINDACATI DI BASE: MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE

Clash City Workers cityworkers@gmail.com
LICENZIATO LAVORATORE SCOMODO


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To:
Sent: Wednesday, November 02, 2016 9:05 AM
Subject: IL SUPERSFRUTTAMENTO DEL MODERNO PROLETARIATO

Non passa giorno che Renzi e il suo fido scudiero Poletti non decantino le nuove opportunità che il governo dà ai giovani e non si vantino dei risultati del Jobs Act, dei vaucher ecc.
Dietro questo diluvio di parole si cerca di nascondere situazioni di sfruttamento quasi schiavistico.
Prendiamo il caso Foodora, un’azienda tedesca che si occupa di consegna dei pasti caldi a domicilio su ordinazione, tramite fattorini in bicicletta, attiva in Italia a Milano e Torino.
I fattorini torinesi vivono condizioni di lavoro ancora più penose dei milanesi, per non parlare di quelli francesi, dove per esempio, la paga è di 7 euro l’ora e 2 euro a consegna.
Alcuni giorni fa i lavoratori Foodora torinesi hanno prima rallentato, e poi bloccato il lavoro.
I fattorini, giovanissimi e spesso studenti-lavoratori, protestano contro le condizioni di lavoro impossibili (dalle consegne in ogni condizione climatica alla bici con relativa manutenzione a loro carico), contro la paga a cottimo (2 euro e sessanta a consegna), ed in particolare contro il licenziamento di due di loro che, per primi, si sono “permessi” di protestare.
Questi lavoratori, al pari di molti altri, non figurano come dipendenti dell’azienda, ma “collaboratori”.
Viene in questo modo nascosta la loro condizione di proletari super sfruttati, che ricevono un salario da fame. Inoltre, con questa tipologia lavorativa, l’azienda può sempre rifiutare le loro richieste.
Addirittura Foodora arriva a dire, con l’arroganza tipica dei padroni, che il cottimo e lo stress sono “un’opportunità per chi ama andare in bici, guadagnando anche un piccolo stipendio”!
Il caso Foodora è un classico esempio dell’inganno dei contratti a collaborazione, veri e propri trucchi ai danni del lavoratore, al pari di altre leggi e normative dello Stato borghese, che servono a occultare ed intensificare lo sfruttamento capitalista della forza-lavoro.
Nel capitalismo il lavoratore non è un “collaboratore” dell’impresa, ma uno schiavo salariato costretto a vendere la sua forza-lavoro, le cui condizioni di lavoro e di vita sono costantemente a rischio a causa delle crisi economiche e della concorrenza sfrenata che si fanno i padroni.
Questi lavoratori e tanti altri che nelle statistiche borghesi appaiono come “lavoratori autonomi” a pieno titolo sono parte integrante del moderno proletariato, la classe sociale che può emanciparsi solo abolendo la proprietà privata borghese.
Contro lo sfruttamento e la precarietà, per la difesa delle proprie condizioni e diritti, i settori di proletariato diffuso devono unire le loro forze e le loro lotte a quelle della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati per costruire un vero e forte fronte unico di lotta proletario.
Con i lavoratori di Foodora, esigiamo con forza:
-         salari pieni e certi, no al cottimo;
-         un lavoro regolare e stabile, un contratto vero, strumenti di lavoro a spese dell’azienda;
-         ritiro del licenziamento dei due lavoratori.
No ai provvedimenti repressivi! Se colpiscono uno colpiscono tutti, rispondiamo UNITI!

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From: Posta Resistenze posta@resistenze.org
To:
Sent: Thursday, November 03, 2016 1:01 AM
Subject: TERREMOTI E ALTRO: UN GRANDE PIANO NAZIONALE DI MESSA IN SICUREZZA E MANUTENZIONE


di Domenico Moro
31/10/2016
Mentre l’Italia è devastata da nuove scosse di terremoto, Moscovici, Commissario europeo per gli affari economici, e il ministro Padoan discutono se e in che misura le spese per il terremoto di agosto in Italia centrale possano essere defalcate dal computo del deficit di bilancio. Il punto imprescindibile, per Bruxelles, è, come sempre, rientrare nei limiti di bilancio. Francamente, ciò è ormai intollerabile. E’ ora di dire basta con il tira e molla tra governo Renzi e Commissione europea per una manciata di milioni per le spese per il terremoto, mentre si prevedono nella legge di bilancio super e iperammortamenti fiscali che andranno a beneficio soltanto delle grandi imprese.
Più che di permessi della Commissione europea a includere nella legge di bilancio cifre non esorbitanti, c’è bisogno di un grande piano di ricostruzione nazionale, che metta in campo risorse adeguate (miliardi e non poche centinaia di milioni) per la messa in sicurezza del territorio italiano da terremoti e alluvioni e per la manutenzione della infrastruttura stradale e ferroviaria. Proprio pochi giorni fa a Lecco è crollato un cavalcavia stradale e, mentre le autostrade, costruite con i soldi pubblici e ora a gestione privata, aumentano le tariffe, le autostrade ancora pubbliche subiscono crolli, come quello che ha interessato l’anno scorso un tratto dell’autostrada Palermo-Catania. Ma basta guardare alla situazione del manto stradale in tutta Italia, persino a quello della Capitale e dalla sua provincia, per rendersi conto di quanto sia degradata la rete sotto il controllo pubblico, dopo anni di investimenti zero, a causa del Fiscal compact europeo, che ha prodotto il pesante decurtamento dei trasferimenti statali agli enti locali (-50% ai comuni).
Invece, per quanto riguarda la sicurezza ferroviaria non dimentichiamo la tragedia accaduta in Puglia a luglio, che causò ventitre morti. Secondo l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (ANSF) gli stanziamenti del governo per la messa in sicurezza sono inadeguati: non basteranno, secondo il direttore dell’agenzia, Gargiulo, i 300 milioni promessi dal ministro Del Rio, ma, ad una prima e prudenziale stima, ne serviranno almeno 500. Intanto, la situazione è talmente pericolosa che, per le tratte ancora non adeguate agli standard, l’ANSF propone il limite di velocità di appena 50 chilometri all’ora, che l’associazione dei gestori privati delle ferrovie rifiuta.
C’è un modo per combattere la disoccupazione e la crescita del debito, creando nuovi posti di lavoro e buona crescita del PIL: salvare vite umane, abitazioni, infrastrutture vitali e il nostro patrimonio storico. Ma, per fare questo, bisogna superare questa Europa: i suoi assurdi vincoli di bilancio e i suoi metodi di funzionamento, il Patto di stabilità in primis, in modo da mettere in atto una politica economica pubblica finalmente espansiva. Una politica che non si incentri tanto sulla riduzione dei tassi d’interesse, che va soprattutto a favore dei profitti, ma che si incentri soprattutto sulla ripresa massiccia degli investimenti pubblici, mediante un piano gestito direttamente dallo Stato. È in questo senso che si può e si deve parlare di recupero e di allargamento della sovranità popolare e democratica, in opposizione ad un sovrannazionalismo europeista esclusivamente del capitale.
In definitiva, le ultime e dolorose vicende italiane ci parlano di una questione più generale. Il problema centrale cui dare risposta è quale sviluppo e quale crescita vogliamo. Più precisamente, il tipo di sviluppo e di crescita è strettamente collegato a come, per chi e cosa produrre. In altre parole, è connesso a uno sviluppo che sia utile al Paese, in termini certamente, in primo luogo, di sicurezza, ma anche, più in generale, di soddisfazione dei bisogni della collettività (ad esempio: diritto all’abitare e alla mobilità), mediante l’allargamento del perimetro dell’attività pubblica in economia e la riduzione del campo, ora predominante, dei rapporti di produzione privati.

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From: Medicina Democratica segreteria@medicinademocratica.org
To:
Sent: Saturday, November 05, 2016 2:13 PM
Subject: NEWSLETTER MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS


SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! – NEWSLETTER N. 272 DEL 02/11/16
Indice: Disegno di Legge Sacconi: una legge per favorire l’insicurezza sul lavoro / Carenze nei luoghi di lavoro: domande e risposte (prima parte) / Caporalato: approvato dalla Camera in via definitiva il Disegno di Legge / Macchine marcate CE prive dei requisiti essenziali di sicurezza / L’esposizione ad agenti cancerogeni e la sorveglianza sanitaria / Imparare dagli errori: infortuni mortali nella riparazione di tetti / Imparare dagli errori: lo smantellamento di un impianto di GPL

PROCESSO ETERNIT II, INIZIATIVA A TORINO IL 27 OTTOBRE

Associazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica, Comitato per la difesa della salute negli ambienti di lavoro e sul territorio invitano In occasione della ripresa del processo ETERNIT bis del 27 ottobre prossimo a partecipare ad un Presidio davanti al Tribunale di Torino a partire dalle 9,30 (via Falcone angolo Corso Vittorio Emanuele).

UN NO SALUTARE PER L’AMBIENTE E I DIRITTI

Nelle tesi dei sostenitori della “riforma costituzionale” vi è quella che non si toccano i principi costituzionali di base (i primi tre titoli), tra cui quello del diritto alla salute, all’ambiente, alla sicurezza. Le modifiche del titolo V, ed in particolare l’articolo 117 relativo alla distribuzione di competenze e poteri in particolare tra lo Stato e le Regioni contengono però molti “sassolini” che diventeranno frane soprattutto a fronte di maggiori poteri attribuiti all’esecutivo e una riduzione del bilanciamento tra organi politici (Camera/Senato in primis).

A MANFREDONIA, UN NO PER IMPEDIRE L’INFERNO DEL GPL

I cittadini di Manfredonia hanno ragione! Medicina Democratica sostiene i cittadini di Manfredonia che si oppongo all’insediamento di un deposito di oltre 60 mila metri cubi di GPL nel territorio del comune e annessi sistemi di scarico e movimentazione del GPL dalle navi gasiere.


IL NO FA BENE ALLA SALUTE

Il no fa bene alla salute: dibattito pubblico con Valerio Onida, Gaspare Jean, Piergiorgio Duca, Fulvio Aurora, Vittorio Agnoletto giovedì 17 novembre 2016 alle ore 21.00 presso Casa della Cultura in via Borgogna, 3 a Milano.
Medina Democratica
Movimento di lotta per la salute Onlus
SITO WEB

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To:
Sent: Saturday, November 05, 2016 7:38 PM
Subject: COMUNICATO STAMPA: IN RICORDO DELLE VITTIME DELLA EURECO

Buonasera,
inviamo a seguire Comunicato Stampa del Comitato in merito all’iniziativa svoltasi ieri, per ricordare le vittime nel sesto triste anniversario della tragedia.
Saluti cordiali
COMUNICATO STAMPA
Paderno Dugnano, 4 novembre 2016
Sono passati sei anni, ma non bisogna dimenticare quanto è successo all’Eureco, anche dopo tanto tempo abbiamo bisogno di non scordare questi morti, di far sentire vicina la comunità, la città. Non avere memoria dei fatti, sarebbe come uccidere i lavoratori di nuovo.
Il 4 novembre per Paderno non è più solo una ricorrenza nazionale. Da sei anni è il giorno del dolore, il giorno della tragedia senza giustificazioni. Nel 2010 una colonna di fumo e fiamme divorò il piazzale dell’azienda di stoccaggio rifiuti Eureco di via Mazzini, uccidendo Sergio Scapolan (63 anni), Harun Zeqiri (44), Salvatore Catalano (55) e Leonard Shehu (38): per loro non ci fu scampo, morirono dopo settimane e mesi di agonia.
Quattro colleghi riuscirono a salvarsi ma da allora devono fare i conti con le cicatrici, con i ricordi, con nuove battaglie. Non è bastata certo a loro la condanna per omicidio colposo plurimo, Giovanni Merlino, all’epoca proprietario dell’azienda.
Oggi, nell’anniversario della strage, una delegazione del “Comitato Eureco”, rappresentanti del Comune di Paderno Dugnano, Don Paolo della parrocchia di Palazzolo, di forze politiche e di cittadini, hanno portato dei fiori e fatto un minuto di silenzio, presso il Parco della Pace a Palazzolo Milanese, dove ci sono gli alberi piantati a ricordo delle vite spezzate con le targhe dei nomi dei lavoratori morti.
Speriamo che anche chi non ha potuto intervenire direttamente, si ricordi di questo triste anniversario ed abbia un pensiero per le vittime, perché episodi del genere mai più si ripetano.
Le vite dei lavoratori valgono immensamente più del profitto a cui troppo spesso sono sacrificate.
Corre l’obbligo di dire che nonostante il tempo sia passato, i problemi sono rimasti ed anche aumentati. Alcuni lavoratori non sono stati risarciti, la perdita del lavoro continua e i disagi anche.
E’ noto che proprio nell’area ex Eureco si vorrebbe ricominciare la stessa attività pericolosa e come Comitato con l’appoggio dei cittadini e delle forze politiche stiamo facendo pressione per fermare questa scelta sciagurata.
Abbiamo recentemente effettuato incontri con Sala Sindaco della Città Metropolitana sulla situazione ex Eureco. In Regione è stata approvato un Ordine del Giorno presentato dal M5S per maggiori controlli e per sostenere i lavoratori in stato di disagio.
Sono attualmente in itinere ricorsi al TAR da parte del Comune di Paderno Dugnano e di Medicina Democratica perché si riconosca la non idoneità dell’area contigua alla Milano Meda e al Villoresi, per impianti di trattamento di rifiuti pericolosi.
Il prossimo 8 novembre alle 21, presso la sala del Consiglio Comunale avrà luogo l’assemblea pubblica “No all’Eureco 2” per fare il punto della situazione e per il 17 dicembre stiamo organizzando una cena di sottoscrizione per i lavoratori ex Eureco ancora in stato di disagio.
Come Comitato ringraziamo tutti i partecipanti: i cittadini, le associazioni, l’Istituzione locale (Presidente del Consiglio Comunale di Paderno Dugnano), Don Paolo, i rappresentanti delle forze politiche (PRC, Insieme per Cambiare, M5S e Sinistra Anticapitalista) e invitiamo tutti a partecipare ai prossimi eventi.
COMITATO A SOSTEGNO DEI FAMILIARI DELLE VITTIME E DEI LAVORATORI EURECO

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To:
Sent: Sunday, November 06, 2016 5:22 PM
Subject: PER IL PROGETTO “IL SOLE SULLA PELLE” IL FILM SULLA STRAGE FERROVIARIA DI VIAREGGIO

APPELLO A DARE UNA NUOVA SPINTA AL PROGETTO
Continuano le riprese del film-documentario “Il sole sulla pelle”, lungometraggio che sviluppa narrativamente la storia della strage ferroviaria di Viareggio del 29/06/09.
L’Associazione Il Mondo che Vorrei, la Toscana Film Commission, L’Aura Scuola di Cinema di Ostana di Giorgio Diritti e Fredo Valla e la Fondazione Giorgio Gaber sostengono il progetto, che vede come testimonial Luca Bassanese (musicista), Giorgio Diritti (regista), e che recentemente anche Vinicio Capossela, autore della canzone “Ovunque proteggi” che ha dato il titolo al cortometraggio di Massimo Bondielli, ha voluto ricordare durante il concerto di Bolgheri il 5 agosto 2016:
Nello scorso agosto 2016 si è conclusa la prima fase della campagna di raccolta fondi del progetto “Il sole sulla pelle”.
Siete stati in 108 sostenitori a fare la vostra donazione consentendo il raggiungimento del 50% dell’obiettivo prefissato. 2.000 contatti hanno condiviso la pagina del progetto. Oltre 100.000 persone hanno visualizzato i post sulle pagine Facebook della Caravanserraglio Film Factory e de Il Mondo che vorrei ONLUS.
Nel frattempo, in molti hanno chiesto di voler sostenere il progetto. Sono cittadini e associazioni che gli autori incontrano durante le proiezioni/racconto. Quindi, la Caravanserraglio Film Factory ha deciso di riaprire la nuova campagna sul portale di Produzioni dal Basso:
INVITATE I VOSTRI AMICI A SOSTENERE IL PROGETTO
* * * * *
A distanza di due anni dalla sua prima uscita, il cortometraggio “Ovunque proteggi” con la regia di Massimo Bondielli, scritto insieme a Gino Martella, prodotto dalla Caravanserraglio Film Factory e voluto dall’associazione dei familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29/06/09 “Il Mondo che Vorrei Onlus”, continua a vincere premi.
Il festival romano di “Diritto al Corto” organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tre, sotto la direzione artistica della professoressa Antonella Massaro, ha selezionato 12 opere su tematiche socio-giuridiche tra gli oltre 3500 lavori pervenuti. Tra queste 12 opere c’è anche “Ovunque proteggi”.
Il 29 ottobre 2016, durante la serata finale presso il Teatro Palladium di Roma, il cortometraggio sulla strage ferroviaria di Viareggio, all’unanimità ha ricevuto il premio Menzione Speciale della Giuria, presieduta dal regista Giuliano Montaldo e composta da Pier Giorgio Bellocchio, Enrico Carocci, Carolina Crescentini, Laura Delli Colli, Sabrina Impacciatore, Virginio Palazzo, Daniele Silvestri, Massimo Vigliar.
“La strage di Viareggio riassume in maniera emblematica una tendenza tipicamente italiana: il disastro che si poteva evitare, la commozione e lo sdegno immediatamente successivi, i tempi troppo lunghi del processo penale, il Diritto che non riesce a fare Giustizia”:
Diritto al Corto è il 20° festival che seleziona il lavoro della Caravanserraglio Film Factory ed è il 6° premio ricevuto in due anni. Il portale di Cinemaitaliano.info lo inserisce tra i documentari italiani più premiati del 2015, terzo tra i cortometraggi:
“Conversando con i giurati” – dicono gli autori – “è emerso che spesso siamo abituati a pensare il cinema composto da tanti recinti espressivi. I giurati hanno apprezzato Ovunque proteggi in quanto “opera”, al di là di questi schematismi”.
Martedì 8 novembre, “Ovunque proteggi” sarà proiettato alla Camera dei Deputati, dove saranno presenti gli Autori e i familiari delle vittime:
Tra qualche settimana sarà pronunciata la Sentenza di I° Grado del Processo che si tiene a Lucca. Probabilmente qualcuno voleva far rimanere la Strage ferroviaria di Viareggio uno “spiacevole episodio”, ma la determinazione dei familiari e la passione per il cinema civile di Bondielli & Martella, la stanno facendo diventare un “messaggio universale” di giustizia e verità. Come ha detto Marco Piagentini durante una delle tante tappe che il racconto sta realizzando in giro per l’Italia: “con i soldi provano a comprare il tuo silenzio, ma con noi hanno sbagliato i conti!”.

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From: La Città Futura noreply@lacittafutura.it
To:
Sent: Sunday, November 06, 2016 9:06 PM

Subject: SOCIALIZZAZIONE DELLO SVILUPPO TECNOLOGICO E LOTTA PER LA RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO



di Sergio Cimino

05/11/16
La rivendicazione della riduzione dell’orario di lavoro come questione disgiunta da un discorso complessivo sul rapporto di potere tra capitale e lavoro può condurre a risultati effimeri, soggetti ad una compromissione parziale o totale ad opera della controffensiva padronale.
Con la fine del periodo storico caratterizzato dalle più imponenti conquiste del movimento operaio anche la tendenza ad una progressiva riduzione dell’orario di lavoro conosce una battuta d’arresto, fino ad arrivare alla messa in discussione di quelli che si ritenevano dati strutturali ormai consolidati. In Europa solo qualche anno fa imperversava la discussione sull’opt-out, ossia la clausola che consente di derogare il limite di 48 ore dell’orario settimanale (con la possibilità di arrivare fino a 65 ore settimanali). Ma i segni più evidenti sono quelli rintracciabili nella generale regressione che si registra in sede di contrattazione sindacale.
La subordinazione alle esigenze del sistema delle imprese avviata con l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e sublimata con il Testo unico sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014, trova espressione, tra le altre cose, attraverso l’introduzione del principio di derogabilità in senso peggiorativo dei contratti collettivi ad opera dei contratti aziendali. Un’opportunità offerta al padronato che può intervenire su tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, compreso quindi l’orario, con derive facilmente intuibili data la minor forza di resistenza dei lavoratori di una singola azienda rispetto a quelli di un intero settore. Né, purtroppo, segni di una tendenza all’aumento dell’orario di lavoro sono assenti già in sede di contrattazione collettiva (giusto per fare un esempio: il contratto collettivo dei lavoratori dell’igiene ambientale, che porta la settimana lavorativa da 36 a 38 ore, con 104 ore annuali in più).
Il processo in atto appare paradossale a fronte di una trasformazione epocale dei processi produttivi, determinata dall’automazione e informatizzazione dei processi produttivi. Ma appunto, di apparenza si tratta, che si dissipa nel momento in cui si analizza proprio la rottura di un nesso tra azione sindacale e suo contenuto politico, analisi che dovrebbe permetterci di rispondere alla seguente domanda: Perché i benefici in termini di produttività conseguiti grazie all’automazione e all’informatizzazione non si sono tradotti in una riduzione dei tempi di lavoro?
Come tutte le innovazioni tecnologiche, anche l’ultimo impetuoso processo si è manifestato nel sistema governato dal capitale, sotto forma di una maggiore produzione di plusvalore relativo. Lo sviluppo delle forze produttive in un’economia capitalista non ha come scopo l’accorciamento della giornata lavorativa ma solo la sua parte relativa al lavoro necessario, a vantaggio di quella che produce il plusvalore. E perché la dialettica tra rappresentanti del capitale e rappresentanti dei lavoratori non potrebbe condurre, come del resto accaduto storicamente, ad una traduzione di una parte della riduzione del lavoro necessario, in termini di un ridimensionamento della complessiva giornata lavorativa?
Lo sviluppo capitalistico non ha solo conseguenze in termini quantitativi ma coinvolge aspetti qualitativi che vanno ad incidere proprio sul complessivo assetto di potere nell’ambito dei rapporti sociali di produzione. In particolare, la connotazione sociale delle condizioni che producono un maggior plusvalore relativo viene fatta propria dal capitale e conseguentemente raffigurata come funzione ad esso appartenente.
Si arriva al punto in cui il capitale non tende soltanto a ridurre all’indispensabile il diretto impiego di lavoro vivente e a diminuire di continuo, mediante lo sfruttamento delle forze produttive sociali del lavoro, il lavoro necessario per l’approntamento di un prodotto, ma si approfondisce il dominio sempre più esclusivo del capitale sulle condizioni di lavoro; e, attraverso questo dominio, con l’impiego sempre più razionale di tutte le condizioni della produzione, si sviluppa e si specifica lo sfruttamento capitalistico della forza-lavoro. L’operaio riesce a cogliere ormai la globalità del processo di produzione soltanto attraverso la mediazione del capitale: forza-lavoro non più soltanto sfruttata, ma integrata dentro il capitale.
La “socialità” delle condizioni di produzione che consentono al capitale di ottenere economie di costo, viene trasfigurata in elementi che sono insiti nella sua natura. È quanto accade anche per il progresso tecnologico. La direzione dei vantaggi rivenienti dalle innovazioni tecnologiche è rimessa completamente nelle mani del capitale ed anche in questo caso l’intero processo è visto come “potenza estranea” dal lavoratore.
La costruzione di piattaforme sindacali che tornino a richiedere una riduzione dell’orario di lavoro va quindi inquadrata in una complessiva azione politica che abbia come premessa imprescindibile la ricomposizione della classe lavoratrice. Questa ricomposizione, per essere efficace, deve ripercorrere le trasformazioni avvenute nell’organizzazione del lavoro, affinché le forme organizzative della rappresentanza di classe trovino corrispondenza nelle reali articolazioni produttive.
Partendo sempre da una irrinunciabile analisi della realtà effettiva, un tema di riflessione per l’area costituita dal sindacalismo più conflittuale e dalle organizzazioni politiche di classe del proletariato, potrebbe essere quello dell’adeguatezza delle categorie contrattuali in cui è suddiviso il corpo del lavoro salariato, nella fase attuale. Attraverso processi di esternalizzazione e appaltizzazione gli ultimi decenni hanno traghettato un’economia fondata ancora sul modello fordista verso un’organizzazione produttiva che potremmo definire tentacolare, in cui un centro beneficiario di ultima istanza si avvale della produzione di valore dei nodi di una rete composita, che può presentarsi sotto le più diverse forme economiche e giuridiche.
I lavoratori di quelle che erano le strutture portanti di un sistema basato sulla grande impresa, hanno alimentato copiosamente la contabilità degli esuberi. Ma questo vuol dire che il lavoro è scomparso? Questo punto rappresenta un crocevia dei temi che sono stati affrontati finora. La narrazione ideologica del capitale utilizza le innovazioni tecnologiche come giustificazione tecnica per l’avvio di processi di ristrutturazione di aziende o di interi settori. L’accettabilità dei costi sociali che i lavoratori dovranno subire trova proprio in questa argomentazione “oggettiva” la sua base portante.
Il valore mistificatorio di questa narrazione è nel velo con cui essa copre il fatto che il lavoro non scompare, ma che cambiano le forme in cui il capitale estorce plusvalore. Dal lato del lavoro queste nuove forme prendono le sembianze di un maggior sfruttamento. Le lavorazioni espulse dal perimetro aziendale della grande impresa vengono svolte da lavoratori inquadrati in aziende di minori dimensioni con conseguenti livelli di diritti e garanzie più bassi, o nei moderni opifici digitali (Accenture docet) in cui i lavoratori sono inquadrati con contratti atipici e costantemente sottoposti al ricatto del mancato rinnovo.
Al termine del processo avremo un quadro in cui:
-         i lavoratori della grande impresa (e soprattutto le loro organizzazioni rappresentative) subiscono responsabilmente brutali processi di ristrutturazione motivati dal fattore tecnologico: ciò si traduce in perdita di salario (con l’attivazione di misure statali o settoriali per il superamento delle tensioni occupazionali, ma anche come richiesta esplicita nei rinnovi contrattuali), di diritti e garanzie; ciò che rende letteralmente surreale poter ipotizzare una piattaforma rivendicativa che si strutturi attorno alla richiesta della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
-         i lavoratori delle piccole imprese che hanno assunto le lavorazioni esternalizzate o degli opifici digitali hanno un rapporto di lavoro che vive in un contesto di evidente debolezza, in cui l’orario di lavoro è soggetto ad una completa flessibilizzazione in funzione degli obiettivi aziendali.
Il risultato complessivo è una amplificazione del processo di estorsione di plusvalore relativo, ottenuta grazie alle innovazioni tecnologiche, alle conseguenti modifiche produttive e alle corrispondenti sovrastrutture giuridiche (deregolamentazione del rapporto di lavoro). Nel sistema del capitale, quindi, un orario di lavoro risalente al modello fordista (con addirittura tendenze al suo aumento) può benissimo convivere con la più radicale delle trasformazioni indotte dalle innovazioni tecnologiche.

L’opposizione ad un modello siffatto, dal quale scaturiscono maggior sfruttamento della forza-lavoro occupata, peggioramento delle condizioni di lavoro e mantenimento di un corposo esercito industriale di riserva (con tassi di disoccupazione che non si discostano nel loro oscillare da un nocciolo strutturale), può venire solo da chi ha interessi contrapposti. Solo il lavoro salariato, unito nel vincolo di soggezione al capitale ma disgregato nell’attuale forma di processo produttivo con una coscienza di classe frantumata dallo schiacciante potere persuasivo dei mezzi di comunicazione di massa e dalle pressioni culturali, può farsi carico di un compito storico tanto vecchio quanto


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To:
Sent: Sunday, October 30, 2016 10:06 AM
Subject: MEDICINA DEMOCRATICA: LE MODIFICHE COSTITUZIONALI E L’ITALICUM SONO ATTI INSALUBRI DA RESPINGERE AL MITTENTE


L’attuale esecutivo ha inaugurato il suo mandato con la parola d’ordine dell’innovazione e delle riforme.
La riforma costituzionale (Legge Boschi) così come la riforma elettorale (Italicum: Legge 52/15), per quanto dichiarato dagli ideatori, andrebbero nella direzione di rendere più veloce l’azione dei governi con due meccanismi fondamentali: eliminando il bicameralismo ed introducendo un imbuto nella selezione dei rappresentanti politici (della compagine governativa e dell’opposizione).
Per queste riforme è stato indetto un referendum (costituzione) e un altro sarebbe opportuno (Italicum). Riteniamo che la logica che le sostiene sia la stessa ed è una logica che dobbiamo contrastare. Il progetto è modificare le basi della Repubblica democratica non per rendere più efficienti le istituzioni, ma per introdurre una sorta di “premierato” del Presidente del Consiglio, una deriva autoritaria, per “normalizzare” la realtà italiana e ridurre gli spazi dell’espressione della volontà popolare e del conflitto sociale.
Il primo punto di tale programma è una nuova legge elettorale che stabilisce un premio di maggioranza eccessivo mettendo fuori gioco ogni minoranza non allineata ai raggruppamenti elettorali maggiori e scoraggia (di fatto) la partecipazione di sempre più vaste masse di popolazione alla stessa espressione del voto (che voto a fare, se non trovo qualcuno che mi rappresenti veramente? Che voto a fare se il mio voto avrà un valore minore di quello di un sostenitore dei partiti più forti? Oppure se oggi sono minoranza, per divenire maggioranza con questi sbarramenti, dovrei attendere tanto per ottenere una rappresentanza ed intanto mettere in campo una strategia extraparlamentare di lunga-lunghissima durata).
Insomma l’Italicum è una riedizione, peggiorata, del Porcellum in una fase storica in cui la gente già in maggioranza è attratta dall’astensione. Evidentemente agli occhi degli ideatori del progetto il fenomeno dell’esclusione di buona parte della popolazione è visto con favore.
Per una associazione come Medicina Democratica che, nel nome stesso, ritiene fondamentale la democrazia e la partecipazione (“Bisogna combattere la mancanza di partecipazione come una malattia...”), questo progetto è un atto lesivo dello stesso diritto alla Salute.
Maccacaro ha analizzato in più occasioni il rapporto malattia, estraniazione, isolamento ed assenza di rappresentanza, ma anche chi non ha letto i suoi testi capisce che il non potere agire realmente sulla selezione della classe politica significa anche non potere scegliere chi programmerà o gestirà il Sistema Sanitario.

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From: Resistenza resistenza@lists.riseup.net
To:
Sent: Monday, November 07, 2016 10:11 AM
Subject: ARRIVERA’ UN ALTRO TERREMOTO...

ARRIVERA’ UN ALTRO TERREMOTO, SE SARA’ UNA CATASTROFE OPPURE NO DIPENDE DA QUEL CHE FAREMO NEL FRATTEMPO
Quest’articolo è dedicato a tutti quelli che in questi giorni vivono nelle macerie del terremoto del centro Italia, a tutti quelli che sono giustamente sconvolti da una situazione di abbandono delle masse popolari del nostro Paese, a tutti quelli che si rendono conto che il dissesto territoriale è un problema politico, di direzione politica, di interessi di classe.
Dal 24 agosto 2016 il centro Italia è sconvolto dal terremoto. A differenza delle emergenze degli ultimi venti anni (dal terremoto del ‘97 tra Umbria e Marche, a quello di L’Aquila del 2008, a quello del 2012 dell’Emilia) in questa occasione il centro Italia vive in una situazione d’emergenza da due mesi e mezzo. A essere coinvolti sono 103 kilometri quadrati di territorio della nostra penisola, parliamo di 40.000 sfollati solo nelle Marche, di centinaia di piccole e medie aziende bloccate, di centinaia di scuole chiuse, di qualche decine di palazzi sfollati ad Ancona fino ad arrivare a Roma.
In queste ore stiamo assistendo al paradosso: da una parte siamo tra quei paesi imperialisti che vive dei disastri ambientali per troppa cementificazione (siamo tra i Paesi con il maggior numero di case rapportate al numero di abitanti) e dall’altro ci sono anziani, famiglie, bambini sfollati che dormono nei vagoni dei treni (a Fabriano), piuttosto che nelle tende senza i minimi servizi igienici (a Norcia).
Oggi tutti sanno che esistono misure antisismiche che prevengono situazioni catastrofiche come queste, ma chi deve attuarle queste misure?
Ma non dobbiamo fermarci alla denuncia delle malefatte del Governo di turno, che è emanazione dei poteri forti e che non è nato per fare gli interessi delle masse popolari; il punto è costruire tempestivamente una rete solidale e dal basso di organizzazioni territoriali composto dalle masse popolari e che fa gli interessi delle masse popolari. Sono già molte le associazioni (vedi l’Associazione “A2O” di Ancona che per l’emergenza terremoto sta organizzando molte iniziative di solidarietà, oppure il lavoro delle Brigate di Solidarietà Attiva) che promuovono il protagonismo delle masse popolari e si mettono al servizio delle esigenze delle stesse.
Il passo successivo è comprendere che “mettersi al servizio per fare gli interessi delle masse popolari” significa costruire l’alternativa politica necessaria per farla finita con speculatori e affaristi di ogni sorta. Significa costruire un Governo d’Emergenza Popolare così da promuovere la strada della rivoluzione socialista.

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From: Resistenza resistenza@lists.riseup.net
To:
Sent: Monday, November 07, 2016 10:11 AM
Subject: I VIGILI DEL FUOCO SUL SOCCORSO ALLE ZONE TERREMOTATE: SPECCHIO IN CUI VERSA LO STATO DEI SOCCORSI

L’articolo che riportiamo dimostra il modo in cui la classe dominante sta intervendo nelle zone colpite dal terremoto del centro Italia.
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LA SEDE DEI VIGILI DEL FUOCO DICHIARATA INAGIBILE. PARISI RISOLVE CON STUCCO E CAZZUOLA
USB: I vigili proclamano lo stato di agitazione nazionale
Roma, mercoledì, 02 novembre 2016
“Un soccorso basato sul risparmio” questa è la dura affermazione di Costantino Saporito, USB Vigili del Fuoco Nazionale, in merito all’intervento nel centro Italia. “Stiamo agendo con 465 unità, mentre per il terremoto dell’Aquila eravamo in 2.700”.
L’investimento nella macchina del soccorso, nella prevenzione, nella ricerca e, soprattutto, nell’assunzione di personale, al fine di raggiungere il parametro europeo di un vigile del fuoco ogni mille abitanti, è una pura chimera in un sistema che vede i privati padroni della nostra sicurezza.
Forse non tutti sanno che nessuna delle sedi dei vigili in tutta Italia è antisismica. Sono stati stanziati 75 milioni di euro ma i lavori non sono mai partiti. A Camerino, duramente colpita dalle scosse degli ultimi giorni, il distaccamento, dove alloggiavano i colleghi, è stato dichiarato inagibile, sta crollando. Ora si dorme nelle tende e non si ha nemmeno più la possibilità di cucinarsi un pasto.
“Già, perché quando si è in emergenza” - continua Saporito - “le ditte private che dovrebbero continuare a sfamare i Vigili spariscono e, ci si deve organizzare da soli o, come è successo a Camerino, si deve chiedere un pasto caldo al Soccorso Alpino o andare in trattoria”.
L’ingegnere Guido Parisi, direttore generale delle risorse logistiche e strumentali, invece di mettere in sicurezza la struttura di Camerino, con solidi lavori strutturali, ha pensato bene di chiamare gli operai e mettere a posto solamente gli intonaci. Tutto è basato sull’apparire, i lavori vengono fatti in maniera superficiale perché l’immagine è tutto e si preferisce spendere poco.
USB già dalle prime giornate dell’evento sismico di Amatrice e delle altre zone limitrofe (Arquata del Tronto, Accumoli, Pescara, San Pellegrino, ecc.) ha sottolineato, sia durante l’unico incontro sia con nota specifica indirizzata ai vertici dell’intero ministero e dipartimento, il problema della presenza pericolosa di amianto tra i cumuli di macerie.
Ad oggi non risulta essere stata avvertita né ASL, né l’ARPA, né il commissario straordinario del sisma. Di contro la denuncia fatta da USB ha sensibilizzato l’interesse della magistratura la quale speriamo faccia chiarezza sui vari gradi di responsabilità.
“La situazione è al collasso” - Conclude Saporito - “e nulla viene fatto per ripristinare case e servizi. Per questo motivo il corpo dei Vigili del Fuoco ha proclamato lo stato di agitazione”.
Emanuela Dei

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From: Patrizia Gentilini patrizia.gentilini@villapacinotti.it
To:
Sent: Thursday, November 10, 2016 12:47 PM
Subject: CONVEGNO NAZIONALE PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA


PROCESSI DI COMBUSTIONE E SALUTE UMANA
CONVEGNO NAZIONALE DEDICATO A LORENZO TOMATIS
Promosso da Ordine dei Medici di Pistoia e Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia
Con il patrocinio di FNOMCEO
PISTOIA, SABATO 3 DICEMBRE 2016
Hotel Villa Cappugi via Collegigliato, 45
I processi di combustione che hanno caratterizzato la società moderna a partire dalla rivoluzione industriale, rappresentano oggi uno dei più rilevanti problemi per le ricadute ambientali e sanitarie, a cominciare dai cambiamenti climatici.
Ogni processo di combustione infatti, sia che derivi da combustibili fossili che da biomasse per produzione di energia, traffico o trattamento di rifiuti, produce grandi quantità di inquinanti e di gas clima alteranti.
Lo scadimento della qualità dell’aria che ne consegue è fonte di rischi per la salute umana ormai indiscutibilmente accertati sul piano scientifico.
Scopi del Convegno sono:
-         fornire strumenti di conoscenza e di aggiornamento alla classe medica sul tema Ambiente-Salute
-         inquadrare il problema, individuando i principali inquinanti e le loro ricadute sulla salute
-         delineare soluzioni possibili che permettano di superare l’attuale modello produttivo basato su processi lineari (estrazione di materie prime - produzione di manufatti - formazione di rifiuti) trasformandolo in un modello, coerente con i cicli della Natura, basato su processi circolari che utilizzino come fonte primaria l’energia solare.
Per partecipare al Convegno, aperto anche ad uditori esterni (fino ad esaurimento posti), è necessario registrarsi a: info@omceopistoia.it.
Per informazioni
0573 22 245 (OMCeO Pistoia)
0575 22 256 (ISDE Arezzo)
cellulari 340 59 95 091 / 329 79 73 354
PROGRAMMA
8.00 - 8.30 Registrazione e apertura dei lavori
8.40 SALUTI
Maurizio Scassola: vice Presidente FNOMCeO,
Egisto Bagnoni: Presidente ODM Pistoia,
Roberto Romizi: Presidente ISDE Italia
9.00 PRIMA SESSIONE: INQUADRAMENTO GENERALE DEI PROCESSI DI COMBUSTIONE
Moderatori: Ferdinando Laghi e Egisto Bagnoni
9.10 Le combustioni in natura e per attività antropiche - Gianni Tamino
9.30 Centrali a carbone, cementifici, inceneritori per rifiuti e biomasse, traffico: situazione italiana e costi economici per danni alla salute e all’ambiente - Giovanni Ghirga
9.50 Ruolo delle Agenzie Regionali di Protezione Ambientale (ARPA) - Paolo Lauriola
10.10 Ruolo dei Dipartimenti di Prevenzione (ASL) - Renzo Berti
10.30 - 11.00 DIBATTITO
11.00 SECONDA SESSIONE: INQUINANTI E RISCHI PER LA SALUTE UMANA
Moderatori: Agostino Di Ciaula e Ferdinando Santini
11.00 Inquinanti dai processi di combustione: dagli interferenti endocrini al particolato ultrafine - Ernesto Burgio
11.20 Qualità dell’aria e salute: non solo patologie cardiovascolari, respiratorie e cancro - Agostino Di Ciaula
11.40 Qualità dell’aria e salute infantile - Patrizia Gentilini
12.00 - 13.00 DIBATTITO
13.00 - 14.30 Buffet
14.30 TERZA SESSIONE: ESEMPI, SOLUZIONI E PROSPETTIVE CONCRETE
Moderatori: Vincenzo Migaleddu e Maria Grazia Petronio
14.30 La Chimica Verde - Vincenzo Migaleddu
14.50 Una Mega centrale a biomasse nel Parco del Pollino - Ferdinando Laghi
15.10 Energia per l’Italia: il punto di vista di alcuni scienziati italiani - Alberto Bellini
15.30 I rifiuti: da problema a risorsa - Pietro Piva
15.50 Fertilità del suolo e contrasto ai cambiamenti climatici: il ruolo del compostaggio - Fabio Musmeci
16.10 Presentazione della Campagna Nazionale ISDE “Combustioni Zero” - Ferdinando Laghi
16.30 DISCUSSIONE e CONCLUSIONI
Relatori:
Egisto Bagnoni Presidente ODM Pistoia
Alberto Bellini Ingegnere Università di Bologna
Renzo Berti Direttore Dipartimento Prevenzione ASL Toscana Centro
Ernesto Burgio Pediatra Presidente Comitato Scientifico ISDE
Agostino Di Ciaula Internista Segretario Comitato Scientifico ISDE
Patrizia Gentilini Oncoematologa Comitato Scientifico ISDE
Giovanni Ghirga Pediatra ISDE Civitavecchia
Ferdinando Laghi Internista Vice Presidente ISDE
Paolo Lauriola ARPA Emilia Romagna
Vincenzo Migaleddu Radiologo ISDE Sardegna
Fabio Musumeci ENEA
Maria Grazia Petronio Igienista Vice Presidente ISDE
Pietro Piva Consorzio Contarina
Roberto Romizi Presidente ISDE Italia
Ferdinando Santini ODM Pistoia
Maurizio Scassola Vice Presidente FNOMCeO

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From: Mario Murgia AIEA Val Basento info@associazioneespostiamiantovalbasento.it
To:
Sent: Saturday, November 12, 2016 12:06 PM
Subject: FERRANDINA 18 NOVEMBRE: CONVEGNO “AMIANTO E SOSTANZE TOSSICHE: GIUSTIZIA PER LE VITTIME”

FERRANDINA
Venerdì 18 novembre 2016
AMIANTO E SOSTANZE TOSSICHE PRESENTI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO E SUL TERRITORIO: GIUSTIZIA PER LE VITTIME
AULA CONSILIARE
INIZIO LAVORI ORE 18:00
SALUTI
Gennaro MARTOCCIA Sindaco di Ferrandina
INTRODUCE
Maria Morante Assessore Istruzione, Ambiente, Sanità
RELATORI
Annamaria Dubla Associazione Ambiente e Legalità
Francescopaolo Lobuono Responsabile U.O. medicina lavoro Matera
Andrea Rosario Di Giura Avvocato delegato AIEA e Medicina Democratica
Giovanni Barozzino Componente Commissione Parlamentare Infortuni sul Lavoro
DIBATTITO
CONCLUSIONI
Mario Murgia Associazione Italiana Esposti Amianto
MODERATORE
Margherita Agata giornalista

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From: Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario mfpr.naz@gmail.com
To:
Sent: Saturday, November 12, 2016 3:52 PM
Subject: LETTERA APERTA AI SINDACATI DI BASE: MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE

Alle lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, braccianti
Ai Sindacati di base, a tutti gli organismi di lotta delle donne
Il 25 novembre lavoratrici, precarie, disoccupate, rappresentanti di migranti, braccianti, dal sud al nord, da Taranto a Torino, a Milano, da Palermo a Bologna, dall’Aquila a Roma, ecc. ecc., raccogliendo l’appello delle lavoratrici precarie delle cooperative sociali di Palermo da tanto tempo in lotta, saranno a Roma in piazza Montecitorio dalle ore 9:30, per assediare i Palazzi del potere, il parlamento.
Noi donne lottiamo ogni giorno per il lavoro, il salario, contro le discriminazioni, lottiamo nelle cooperative contro contratti vergognosi che ci offendono, contro le violenze e molestie dei padroni, lottiamo nelle fabbriche contro chi vuole ridurre la nostra vita a macchina per il suo profitto e ogni giorno toglie un pezzo della nostra vita; lottiamo nel commercio, nei pubblici esercizi, contro il lavoro nero, i licenziamenti, i ricatti; lottiamo come disoccupate contro l’umiliazione di trovare lavoro; lottiamo contro la schiavitù e le violenze sessuali di caporali e padroni nelle campagne, lottiamo nella scuola, nei call center, nelle lotte per la casa, nelle lotte sul territorio per la salute, ma questa nostra voce e soprattutto le nostre lotte restano inascoltate, anzi vengono silenziate, oscurate.
Noi donne subiamo quotidianamente l’oscena violenza sessuale e la catena infinita di femminicidi. Ma nessuno, o pochissimi, lega questa violenza alla nostra condizione generale fondata sul doppio sfruttamento e oppressione, che produce violenze sessuali e femminicidi.
Ed è proprio questa condizione generale che noi il 25 novembre vogliamo portare a Roma.
Non possiamo delegare questa lotta al femminismo borghese.
Siamo noi lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, che lottiamo ogni giorno, che la dobbiamo portare unite a livello nazionale.
L’unità è la nostra forza!
VI ASPETTIAMO IL 25 NOVEMBRE A PIAZZA MONTECITORIO, DAVANTI AL PARLAMENTO, ALLE ORE 9:30.
Abbiamo chiesto incontri con parlamentari.
In questi non vogliamo sentire le loro ipocriti discorsi, ma parlare noi, portare noi la sfida della nostra piattaforma, che scaturisce dalle lotte.
Taranto 5 novembre 2016
Per le lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate
347 53 01 704

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From: Clash City Workers cityworkers@gmail.com
To:
Sent: Sunday, November 13, 2016 8:59 AM
Subject: LICENZIATO LAVORATORE SCOMODO

Marco 51 anni, delegato Cobas, è stato licenziato da Prometeo, una azienda in un comune della provincia di Pisa nata dalla fusione di una società in house e soggetti privati. Di questo licenziamento parlano ormai i giornali locali da giorni.
La sua colpa, ci dice Federico Giusti, del coordinamento delegati e lavoratori indipendenti, è di essere stato ripreso da un “solerte” cittadino mentre puliva in maniera sommaria una caditoia. Il video, girato da una associazione legata alla lista di destra nel consiglio comunale di Casciana Terme-Lari e messo in rete è diventato virale, l’occasione per inscenare una campagna mediatica contro i dipendenti pubblici.
Bisognerebbe riflettere a lungo sulla gogna mediatica: sono sempre più numerosi i licenziamenti non di chi falsifica la presenza in servizio o si fa corrompere da ditte, parliamo di lavoratori colpiti da provvedimenti disciplinari spesso costruiti ad arte, di chi ha preso posizioni pubbliche e si trova sospeso per avere recato danno di immagine ai propri enti.
Gli interventi del sindaco del PD sono stati determinanti per il licenziamento di Marco avvenuto a inizio novembre. E’ nato un coordinamento per la riassunzione di Marco.
L’INTERVISTA A FEDERICO GIUSTI
Partiamo intanto da due considerazioni nell’indotto Piaggio la crisi è arrivata, da settimane c’è un presidio permanente di interinali davanti alla ditta Sole, a dicembre una fabbrica storica come la Ristori potrebbe dimezzare i suoi effettivi, licenziare gli operai per ricorrere solo agli interinali per alcuni mesi all’anno.
Una crisi irreversibile che sta distruggendo decine di posti di lavoro. Ora le contraddizioni stanno arrivando anche nei settori pubblici. Prometeo era una società in house composta da 4 dipendenti, poi nel 2014 dopo la fusione dei comuni di Lari e Casciana Terme (siamo nella profonda provincia pisana) e prima di essere commissariato, il Comune di Lari ha deliberato la cessione di ramo d’azienda per esternalizzare parte dei servizi e i dipendenti che ne facevano parte.
Ad oggi la Prometeo srl ha 8 dipendenti e 3 tipologie diverse di contratto create per favorire alcuni e penalizzare altri. Di per sé parliamo di una piccola realtà ma emblematica: hanno fuso tra di loro piccoli comuni raccontando la storia della convenienza per i cittadini, sono arrivati agli amministratori soldi dalle Regioni, molti meno di quelli promessi, nel frattempo i servizi ai cittadini sono diminuiti. Pensate a una azienda con otto dipendenti e tre tipologie contrattuali diverse, capirete bene che l’ente pubblico ha operato non nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori. Avevamo ragione a contrastare la fusione dei comuni, un bluff ai danni dei cittadini per non parlare poi della natura autoritaria di questi processi che determinano la riduzione dei servizi e degli spazi di democrazia e rappresentanza.
Sicuramente la attiva partecipazione di Marco a questi percorsi dal basso non gli ha attirato simpatie, anzi lo ha messo in cattiva luce, lo ha fatto prendere di mira.
DISCRIMINAZIONE PRIMA E LICENZIAMENTO POI?
Marco sconta il fatto di essersi opposto alla privatizzazione dei servizi comunali, di avere organizzato una realtà di base in quello che era un feudo incontrastato del PD e del sindacato concertativo. Marco lavora da 30 anni, ha una invalidità certificata del 55%, non è un fannullone o un assenteista, eppure per il suo datore di lavoro non produceva abbastanza. Ci hanno perfino negato un contratto di secondo livello perché a detta loro non ne avevamo diritto.
E’ dello stesso avviso anche il sindaco renziano del Pd: questa è la dimostrazione di cosa intendano per democrazia, ossia la mera tutela degli interessi di impresa. I 4 dipendenti provenienti dal Comune, ceduti come ramo di azienda, hanno perso, in questi anni, diritti. Hanno un contratto diverso, il multiservizi e non quello delle autonomie locali, il Comune se l’è cavata con un superminimo che nel corso degli anni sarà riassorbito progressivamente che di fatto blocca gli aumenti contrattuali per 20 anni.
Anche questo modo di gestire la cessione dei rami di azienda dovrebbe indurre a riflessioni perché i sindacati hanno ceduto diritti e sovranità, a loro interessava solo cedere pezzi di comune e assicurare a un soggetto privato un giro di affari non indifferente, parliamo di 1.150.000.00 di euro all’anno per 20 anni per i soli interventi nell’ex Comune di Lari ai quali aggiungere altre centinaia di migliaia euro extra capitolato per servizi svolti ogni anno.
A chi conviene la cessione dei rami di azienda? Non ai lavoratori e ai cittadini ma ai privati di certo sì.
COME SI ARRIVA A QUESTO LICENZIAMENTO?
E’ quasi pronto il ricorso contro il licenziamento che a detta di molti cittadini, e non solo noi, resta un provvedimento inaudito, spropositato e ingiustificabile. L’azienda, a seguito della pubblicazione in rete di un video, ha sospeso Marco e una collega per due settimane, ben oltre il termine previsto dal contratto, un evidente abuso di potere a nostro avviso. Il licenziamento è stato fortemente voluto dal sindaco del PD, basta leggere la stampa locale per farsi una idea.
Il video riprende Marco che non pulisce due caditoie in una zona isolata di campagna. A fine turno Marco e una collega, anche lei sospesa ma poi riammessa, si sono limitati a rimuovere alcuni fili d’erba secca. Marco era seduto sul Porter (mezzo di servizio), le caditoie sporche le avevamo già pulite con perizia, quelle dove c’era solo qualche filo d’erba rimosso come vi ho appena detto. E’ imperizia? Forse superficialità ma di certo non esiste noncuranza dei doveri propri di un dipendente pubblico.
QUANTI LAVORATORI POTREBBERO ESSERE LICENZIATI NEL PRIVATO E NEL PUBBLICO PER RAGIONI SIMILI? BASTA UN EPISODIO DI 20 SECONDI PER VALUTARE IL COMPORTAMENTO DI UNA GIORNATA? E IN ASSENZA DI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI SI PUO’ PROCEDERE CON UN LICENZIAMENTO?
In questa epoca, la diffusione di un video stravolge la realtà Non siamo davanti a quanti falsificano la loro presenza in servizio o abusano del loro potere per trarne indebito vantaggio: la evidente sproporzione tra la pena (il licenziamento) e la colpa (la mancata pulizia di due caditoie) dovrebbe indurre a riflessione.
In realtà l’assenza dell’obbligo al reintegro e la riforma dell’articolo 18 sono un’arma sensazionale che permette ai padroni di cacciare i lavoratori e i delegati scomodi, se la caveranno con una buonuscita, altro discorso sarebbe stato l’obbligo a riassumere il lavoratore illegittimamente licenziato
PERCHE’ PARLATE DI LICENZIAMENTO POLITICO?
Basta leggere le dichiarazioni a mezzo stampa del sindaco per capire chi da chi sono venute le pressioni per questo inaudito provvedimento.
Chi ha messo in rete il video che lo ha ritratto mentre puliva due caditoie seduto dal camioncino (video di pochi secondi a fine turno, 20 secondi) è sicuramente un esponente della lista di destra. Questa lista da tempo chiede che la commissione di controllo e garanzia del comune di occupi della Prometeo, quindi invece di andare a guardare le carte, i lavoratori extra capitolato, gli organici effettivi, i servizi di capitolato realizzati e non, hanno preso un video, messo sotto accusa i lavoratori e dato l’occasione all’azienda di prendere un provvedimento disciplinare inaudito.
Allo stesso tempo licenziando Marco nessuna verifica dell’operato della azienda ad oggi è stata fatta, il PD e la opposizione di centrodestra sembrano essere stati almeno concordi su un punto: tacitare tutti creando un capro espiatorio: il lavoratore.
Ora abbiamo costituito un comitato per la riassunzione, quello che faremo è andare fino in fondo non solo nella vicenda processuale, ma per costruire con i cittadini un comitato che sappia farsi promotore di una diversa gestione del territorio e dei soldi pubblici.
Vogliamo verità e giustizia per Marco ma anche denunciare l’uso politico dei processi di privatizzazione e della cessione di rami di azienda, pensiamo che il Partito Democratico della provincia di Pisa abbia una responsabilità anche morale, siamo certi che i cittadini siano dalla nostra parte e vogliano essere aiutati a evidenziare tutti i servizi che non funzionano, una grande denuncia nell’interesse del pubblico.
Per questo il licenziamento di Marco è di natura politica perché quando i servizi erano pubblici funzionavano meglio e non esisteva un datore di lavoro che per meno di 30 secondi era pronto a licenziarti.

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