sabato 21 febbraio 2026

21 febbraio - QUANDO GLI IMMIGRATI NON FANNO NOTIZIA: QUANDO VENGONO ASSASSINATI SUL LAVORO

 

Tragedia sul lavoro nel Milanese: operaio muore schiacciato da un macchinario
L’incidente si è verificato oggi pomeriggio nell’azienda Mondo Sd, specializzata nella produzione e lavorazione materie plastiche, a Bernate Ticino, nel Milanese.
A cura di Francesca Caporello
Tragedia a Bernate Ticino, nel Milanese. Questo pomeriggio, venerdì 20 febbraio, intorno alle 17 si è verificato un gravissimo incidente sul lavoro che ha costato la vita a un operaio, un uomo di origini pakistane, di 37 anni. Come confermato dalla polizia locale di Bernate Ticino a Fanpage.it l'incidente sarebbe accaduto in via Delle Vallogge di Sotto, nell'azienda Mondo Sd, specializzata nella produzione e lavorazione di materie plastiche.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi: un'ambulanza, un'automedica e un elicottero del 118, inviati in codice rosso da Areu (l'agenzia di emergenza urgenza della Lombardia) con la massima urgenza, ma purtroppo, per l'operaio non c'è stato nulla da fare. È morto sul colpo e i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
Presenti anche la polizia locale di Bernate Ticino con il comandante Walter Chiodini, i carabinieri di Abbiategrasso, la Procura di Milano, l'Ats (Agenzie di Tutela della Salute), una squadra dei vigili del fuoco di Magenta e un'altra di via Messina a Milano.
Ancora non si conoscono le cause precise dell'incidente. Ma da una prima ricostruzione sembrerebbe che l'operaio sia rimasto schiacciato da un muletto che si è scontrato contro un altro macchinario. Stava infatti lavorando proprio a un macchinario che divide la plastica da altri materiali quando è stato risucchiato nella tramoggia, forse per aver perso l'equilibrio, anche se non si esclude anche l'errore umano, suo o di qualche suo collega.


21 febbraio - info: PMC MELFI ACCORDO SULLA CASSA ALL’OMBRA DI UN RICATTO

 

Operai Contro


Per anticipare il pagamento della cassa integrazione l’azienda ha chiesto libertà di movimento delle attrezzature. I sindacalisti hanno scaricato la scelta sugli operai che hanno resistito. Usciranno solo pochi robot, il resto rimarrà sotto il loro controllo.

Il sindacato e la stampa hanno riportato la notizia dell’accordo sulla cassa integrazione per i lavoratori PMC di Melfi dal 1° gennaio al 30 aprile 2026. La cassa verrà anticipata ai lavoratori dalla PMC, che finora si era opposta a questa eventualità, sostenendo di non avere più le disponibilità finanziarie. Sembrerebbe che gli operai PMC abbiano raggiunto così un buon risultato anche se temporaneo. Ed è indubbio che l’avere un reddito, anche se parziale, fa comodo. Quello che nessuno ha detto però è che questo accordo è stato raggiunto sotto un ignobile ricatto. L’azienda si è dichiarata disponibile ad anticipare la cassa a patto che gli operai lasciassero uscire dalla fabbrica i robot che servono da qualche altra parte, probabilmente in qualche stabilimento PROMA. Da considerare che la PMC non è altro che la sommatoria degli azionisti della PROMA e della MA. Aziende controllate dagli stessi azionisti che ancora fanno profitti anche nella zona industriale di Melfi. I sindacati, invece di insorgere contro questo ricatto, che dimostra in maniera lampante che in realtà le presunte difficoltà finanziarie dichiarate dalla PMC sono state solo menzogne, si sono limitati a riportare il ricatto ai lavoratori riuniti in assemblea ieri, chiedendo loro di decidere. Evidentemente i sindacalisti si sono “dimenticati” di aver pomposamente dichiarato in un comunicato unitario dello scorso 23 gennaio che “Fino alla sottoscrizione di un accordo quadro complessivo, non dovrà essere spostato né movimentato alcun asset (PMC1 e PMC2)”!
Gli operai hanno compreso il gioco dell’azienda e dei sindacati ed hanno concesso l’uscita di solo una piccola minoranza dei robot presenti in fabbrica (12 in tutto), avvisando che nessun ulteriore ricatto sarà tollerato alla scadenza della cassa ad aprile.
A. V.



venerdì 20 febbraio 2026

20 febbraio - info internazionalista: Il grande sciopero dei lavoratori in India

 300 milioni di persone in piazza in uno storico sciopero nazionale in India

 Abdul Rahman | peoplesdispatch.org Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/02/2026
Lo sciopero è stato indetto congiuntamente dai sindacati operai e contadini per richiedere il ritiro delle politiche anti-popolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

12 febbraio 2026 di Abdul Rahman I lavoratori hanno interrotto il trasporto ferroviario in varie località dello stato di Tripura. Foto: CPI(M)
Giovedì 12 febbraio, 300 milioni di lavoratori, agricoltori, studenti e professionisti di vari settori sono scesi in piazza in tutta l'India per difendere i propri diritti e denunciare le politiche del governo di estrema destra del Paese.
I lavoratori hanno indetto uno sciopero bloccando migliaia di miniere di carbone, raffinerie, fabbriche, banche e trasporti in angoli remoti del Paese, rispondendo all'appello dei Central Trade Unions (CTU), una piattaforma congiunta dei principali sindacati indiani, tra cui il Centre for Indian Trade Unions (CITU), l'All India Trade Union Congress (AITUC), l'All India Central Council of Trade Unions (AICCTU) e l'Hind Mazdoor Sabha (HMS), tra gli altri.
Ai lavoratori si sono uniti milioni di contadini e braccianti agricoli provenienti da tutto il Paese, rispondendo all'appello del Samyukta Kisan Sabha (SKM) e dell'All India Agricultural Workers Union (AIAWA), tra gli altri. Contadini e braccianti hanno manifestato in tutte le sedi distrettuali e nei centri dei villaggi in tutta l'India.
In diversi luoghi, ai lavoratori e ai contadini si sono uniti studenti, organizzazioni femminili e altri gruppi della società civile che hanno espresso la loro solidarietà allo sciopero.
In molte zone gli scioperanti hanno sfidato i tentativi dei proprietari delle fabbriche e delle forze di sicurezza di fermare lo sciopero, picchettando i cancelli delle fabbriche e marciando per le strade per attuare lo sciopero.
In diversi stati, come Kerala, Odisha e Tripura, tra gli altri, la maggior parte delle attività commerciali sono state chiuse in solidarietà con lo sciopero. Sono state organizzate manifestazioni presso gli uffici governativi con migliaia di persone che hanno marciato, gridando slogan, issando striscioni, cartelloni e bandiere rosse.
Nella capitale, Delhi, i lavoratori hanno organizzato grandi raduni presso la segreteria di Stato. Successivamente si sono riuniti anche a Jantar Mantar, dove la leadership centrale dei CTU e dello SKM ha tenuto discorsi definendo lo sciopero un successo.
Sudip Dutta, presidente del CITU, ha affermato che lo sciopero di un giorno è solo simbolico e che se il governo guidato da Narendra Modi non soddisferà le loro richieste, dovrà prepararsi a scioperi più grandi e più lunghi nei prossimi giorni, poiché i lavoratori e i contadini non permetteranno al governo di danneggiare i loro interessi o di vendere la sovranità nazionale dell'India agli Stati Uniti e ad altre potenze straniere.
Richieste principali

Una delle richieste principali dello sciopero è il ritiro degli accordi commerciali che l'India ha recentemente concordato con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. I CTU, lo SKM e i partiti di sinistra indiani hanno definito questi accordi una resa della sovranità del Paese e dannosi per gli interessi di milioni di agricoltori indiani, poiché consentono il libero accesso dei mercati indiani ai prodotti agricoli stranieri.
Un'altra richiesta fondamentale è il ritiro dei quattro nuovi codici del lavoro introdotti dal governo Modi nonostante la lunga opposizione dei sindacati e il ritiro di una nuova legge sulla tutela dell'occupazione rurale chiamata VB GRAM G Act.
L'SKM e l'AIAWU hanno affermato che il VB GRAM G Act rende di fatto inefficace il diritto al lavoro. Essi desiderano il ritorno del precedente MGNREGA, che è stato ritirato dal governo.
Gli agricoltori e i lavoratori indiani hanno anche chiesto il ritiro di una serie di leggi introdotte dal governo Modi, come la legge sull'elettricità, la legge sulle sementi e altre, definendole favorevoli alle grandi aziende e contrarie agli interessi della popolazione.
La tutela della politica laica e democratica dell'India è stata una delle principali richieste avanzate durante lo sciopero. I CTU, lo SKM e altri ritengono che il governo del Bharatiya Janata Party (BJP), di stampo suprematista indù, stia minacciando la natura laica e democratica dell'India perseguendo a

L'articolo pubblicato sul blog da ORE 12 Contronformazione rossoperaia del 16 febbraio

Un gigantesco sciopero di milioni di lavoratori - secondo alcuni calcoli ha riguardato una platea di 250 milioni di lavoratori delle fabbriche, del pubblico impiego, delle campagne, di ogni tipo di realtà con tantissime donne, giovani, contadini - ha visto una partecipazione veramente molto estesa.

20 febbraio - info: Ex Fiat Termini Imerese, si passa dal danno alla beffa e viceversa, il governo non proroga la cassa integrazione in deroga e si avvicinano i licenziamenti nelle fabbriche in crisi

 

Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15 anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le sorprese  non finiscono mai… nella finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il manifesto di ieri la cancellazione del “l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle aree di crisi complessa italiane”.

Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione diretta dei fondi, passandole al  Ministero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale, di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.

Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno innanzi tutto le spese i 107 lavoratori dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela, le due aree di crisi

complessa della Sicilia rimasti senza il sussidio di quasi 500 euro mensili che veniva finanziato ogni anno dal 2017.”

La Cgil nazionale esprime “forte preoccupazione e contrarietà per il mancato rifinanziamento della mobilità in deroga, strumento fondamentale per tutelare migliaia di lavoratori privi di altre coperture”; anche i sindacati confederali siciliani hanno chiesto “di rispristinare la mobilità in deroga”, anche perché “soprattutto per Termini Imerese i lavoratori dell’indotto, già penalizzati rispetto a quelli diretti, rischiano anche di perdere il loro status mentre è in corso il progetto di reindustrializzazione del Gruppo Pelligra. Diventerebbero disoccupati come gli atri senza alcun diritto di assunzione nelle nuove aziende che dovrebbero insediarsi a Termini”.

Fermo restando che quella della reindustrializzazione dell’area è una bufala che i sindacati confederali, a cominciare dalla Fiom, raccontano da anni agli operai; sindacati che invece nella sostanza hanno accompagnato le mosse dei vari governi solo per ottenere la cassa integrazione e, anche loro, tenere buoni gli operai, il governo con questa manovra sta cercando di chiudere a modo proprio le vertenze lunghe che a dire dell’ultimo Report della Fim, fatto su un campione di 993 aziende, coinvolgono 115mila metalmeccanici.

La Cgil annuncia che promuoveranno “tutte le mobilitazioni necessarie per difendere i diritti, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e il loro futuro occupazionale”.

Questi annunci di “mobilitazione” arrivano sempre quando i buoi sono già scappati dalla stalla, quando il governo ha fatto l’ennesimo passo verso un sistema che garantisce sempre e solo gli interessi dei padroni… ed è per questo che tocca agli operai prendere nelle proprie mani la mobilitazione che si fa sempre più urgente.  


giovedì 19 febbraio 2026

19 febbraio - Tanino Malecore è morto - un saluto commosso dai lavoratori e lavoratrici dello Slai Cobas

 

Il nostro Tanino Malecore - delegato sindacale Slai Cobas all'ex Pasquinelli - è morto

un abbraccio forte alla moglie Alessandra che da quando è stato ricoverato è stata sempre con lui, giorno e notte, con una forza eccezionale; lo stesso i figli.

Malediciamo i responsabili della morte da tumore di Tanino, l'Amat, il Comune, le Ditte che si sono susseguite, che alle denunce di Tanino sulle inaccettabili condizioni di lavoro, sulla mancanza gravissima di interventi a difesa della salute, della sicurezza, rispondevano negando la gravità della situazione o con la repressione, addirittura con un licenziamento a Tanino (che poi per la battaglia dello Slai Cobas si sono dovuti rimangiare).

Oggi, come dicono gli altri lavoratori ex Pasquinelli, le condizioni sono come prima e peggio di prima: si mettono le mani in rifiuti pericolosi, sul nastro passano topi, scarafaggi, si respirano esalazioni tossiche. Altri lavoratori si stanno ammalando.

Basta, basta, maledetti! Dovete pagare caro!

Lo Slai Cobas per Tanino, con i lavoratori e le lavoratrici che vogliono ribellarsi, preparerà una dettagliata denuncia.

Le compagne e i compagni dello Slai Cobas



19 febbraio - info Stellantis: INDOTTO STELLANTIS ARRIVANO ALTRI LICENZIAMENTI

 

Stellantis, a Mirafiori entrano 80 giovani ma l'indotto piange: Trasnova ne licenzia 14 nel Torinese

Il futuro dei lavoratori Trasnova di Pomigliano è appeso a un filo: vicino il licenziamento di 94 operai

Il futuro in bilico degli operai di quattro siti : la società annuncia licenziamenti collettivi


Operai Contro


Lo spazio per le sceneggiate dei capi sindacali è ridotto a zero. Piccoli rinvii, promesse di reindustrializzazione servono solo ai sindacalisti per sbandierare vittorie inesistenti. I padroni picchiano duro e la loro arma è la lettera di licenziamento. O la resistenza diretta degli operai per gli operai o la sconfitta sicura.

Arrivano altri licenziamenti nell’indotto Stellantis e centinaia di operai vengono scaricati mentre si riorganizzano le produzioni.
Tre aziende della logistica e dei servizi — Trasnova, Logitech e Teknoservice — hanno avviato procedure di licenziamento che coinvolgono complessivamente 232 operai, tra gli stabilimenti e i poli logistici di Piedimonte San Germano, Pomigliano d’Arco, Melfi e Torino.
La procedura più ampia riguarda Trasnova, che ha annunciato il licenziamento collettivo di 94 operai in seguito alla scadenza delle commesse provenienti da Stellantis. A seguire, Logitech ha avviato il taglio di 90 posti, mentre Teknoservice ha comunicato l’esubero di 48 operai. Numeri che si sommano a quelli di altre aziende dell’indotto automobilistico già in fase di dismissione: solo a Melfi sono circa 1880 gli operai in cassa integrazione, tutti inseriti nell’indotto Stellantis.

lunedì 16 febbraio 2026

16 febbraio - PROCLAMAZIONE SCIOPERO NAZIONALE E GENERALE 9 MARZO 2026 INTERA GIORNATA

 

SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628  e mail: slaicobasta@gmail.com

11 febbraio 2026

All. 1

Presidente del Consiglio Roma

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roma

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro Roma

Ministro della Funzione Pubblica Roma

Ministero dell’Istruzione e del Merito Roma

Ministero dell’Università e della Ricerca Largo Roma


Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Roma

Ministro delle Imprese e del Made in Italy Roma

Ministro dell’Economia e delle Finanze Roma

Commissione di Garanzia Sciopero

Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.

Alle Amm.ni pubbliche/associazioni datoriali/enti/aziende/cooperative

Alla Direzione TreniItalia

Alla Direzione Poste Italiane


OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DELLE DONNE - GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA DEL 9/3/2026,


Lo Slai cobas per il sindacato di classe COMUNICA LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PER L’INTERA GIORNATA DEL 9 MARZO 2026

PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI di qualsiasi forma compresi tirocinanti e apprendisti o in somministrazione, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, in concomitanza con altri scioperi indetti nella stessa giornata da altre OO.SS

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:

CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, CONTRO “FEMMINICIDI” E LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA SOLIDARIETA’ CON LE DONNE PALESTINESI E TUTTE LE DONNE UCCISE/REPRESSE NELLE LOTTE DI LIBERAZIONE

(I motivi generali e la piattaforma dello sciopero delle donne, si riporta in allegato)


Lo Slai cobas per il sindacato di classe ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DA LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI.

SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, INTERESSATE DA CONSULTAZIONI ELETTORALI.

SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.


Si richiede l’attivazione delle forme di informazione e comunicazione previste dalla Legge 146/90 e 83/2000 e ai soggetti datoriali pubblici, privati e cooperativi,


Distinti saluti


SLAI COBAS per il sindacato di classe

Responsabile lavoratrici/donne

ANELLO DONATELLA


PIATTAFORMA DELLE DONNE/LAVORATRICI

sciopero delle donne 9 marzo 2026


- Lavoro per tutte le donne - Lavoro per le donne significa anche indipendenza economica dall’uomo, dalla famiglia; per le donne licenziate, nessun sgravio, incentivo alle aziende e obbligo di riassunzione a TI;

- Contro la precarietà: trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari; internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici; nei part time orario non inferiore a 30 ore settimanali;

- Pari salario per pari lavoro;

- abbassamento dell’età pensionabile a 35 anni lavorativi, come riconoscimento del doppio lavoro;

- Salario garantito per tutte le donne disoccupate;

- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;

- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;

- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;

- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;

- In agricoltura parità salariale contrattuale con gli uomini; divieto di pagamento per trasporto/caporale, sanzionando le aziende; No all’uso di prodotti tossici; strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro;

- Contro gli abusi e violenze sessuali – delegate nei campi delle lavoratrici;

- Accesso gratuito ai servizi sanitari, aumento di asili e servizi di assistenza anziani e per le persone disabili gratuiti;

- Socializzazione dei servizi domestici essenziali;

- Contro carovita e carobollette;

- Permessi di soggiorno, documenti, diritto di residenza, cittadinanza, case, NO Cpr/centri lager; uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate;

- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai servizi sociali, sanitari, al salario garantito;

- Libertà, accesso a misure alternative per le donne/proletarie detenute, come tutela del diritto alla salute alla genitorialità, e come difesa dalle violenze, abusi sessuali in carcere che in particolare immigrate, soggettività lbgtq+.;

- Contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, studentesse, attiviste sociali e politiche, cancellazione delle leggi del governo Meloni (decreto Caivano, decreto sicurezza 1660, attacco al diritto di sciopero) – NO al Ddl Bongiorno;

- Diritto di aborto libero, gratuito e assistito, in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza; contraccettivi gratuiti - potenziamento della ricerca per contraccettivi sicuri per la salute;

- Allontanamento dai luoghi di lavoro per capi, padroni, ecc. responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, sessisti - tutela delle lavoratrici denuncianti;

- Divieto perenne di permanenza in casa di uomini violenti, misure di controllo quotidiano;

- Case rifugio, centri antiviolenza, consultori laici - gestiti e controllati dalle donne; chiusura delle sedi pro-vita e simili e divieto di loro attività, propaganda;

- Procedura d’urgenza nelle denunce e nei processi per stupro, femminicidi, stalking, molestie sessuali, con patrocinio gratuito per le donne; accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne;

- nessuna repressione, riconoscimento del diritto delle donne all'autodifesa per aver reagito alla violenza maschile.

- Contro la riforma reazionaria, moderno oscurantista della scuola del governo Meloni, contro la militarizzazione delle scuole, contro la scuola al servizio della concezione ideologica “Dio, patria, famiglia”, educazione sessuale nelle scuole gestita direttamente dalle studentesse;

- Abolizione nella pubblicità, nei mass media, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, sessista discriminatorio, fascista, razzista, contro le donne; repressione degli atti machisti e dei luoghi di loro ritrovi.

- Per il sostegno alle donne e alla resistenza palestinese, contro la complicità del governo Meloni con il nazisionista Netanyahu e il “Board pace” di Trump, rottura di tutte le relazioni militari, economiche, culturali tra Italia e Israele.


Per comunicazioni: WA 3408429376
e mail: cobas_slai_palermo@libero.it
pec: slaicobassc@pec.libero.it



16 febbraio - da Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro: siamo a questa mattina a 109 morti sui luoghi di lavoro nel 2026 con itinere si superano i 130

 i mandanti di queste stragi sono le politiche ASSASSINE del governo fascista Meloni al servizio dello sfruttamento e gli interessi dei padroni. L'UNICA GIUSTIZIA E' QUELLA PROLETARIA!


Ma è un paese normale il nostro dove un tecnico in pensione di 79 anni muore lavorando in una RSA travolto da un letto? Non mi interessa se lavorava in nero, difatti stanno indagando sulla sua posizione assicurativa, nel 2025 il 30% dei morti avevano più di 60 anni, Ma non meno terribile la vicenda di un operaio indiano di 60 anni che ha perso un braccio in un macchinario, ovviamente senza le normali sicurezze.

domenica 15 febbraio 2026

15 febbraio - info dallo Slai Cobas sc Taranto: TAVOLI TECNICI E OCCUPAZIONE

 Tavolo tecnico del Comune su occupazione a Taranto, ecc. - Per fine mese è convocato dall'Ass. alle Politiche del Lavoro Stamerra un nuovo Tavolo - Ma occorre chiarezza e fatti nettamente diversi


E' ben strano (si fa per dire...) che il Comune di Taranto mentre convoca un Tavolo sull'occupazione, prospettive lavorative, proprio nei giorni scorsi ha rilanciato il grave progetto di "esternalizzazione" degli asili comunali e quindi del personale, nonostante che il primo tentativo era stato rigettato dalla mobilitazione delle lavoratrici e genitori dei bambini.

Allora, non esiste che da un lato si fanno parole, e dall'altro si fanno fatti che peggiorano la realtà di occupazione delle lavoratrici e lavoratori a Taranto.

Riportiamo l'intervento che lo Slai Cobas ha fatto nella prima riunione di questo Tavolo, che denuncia questa contraddizione e indica invece l'altra strada. 

INTERVENTO DELLO SLAI COBAS 

Il problema qui è che se dobbiamo essere concreti, se dobbiamo dire da dove partire, beh è un po’ strano che facciamo tutta una serie di pianificazioni, prospettive eccetera e quando invece abbiamo ancora tantissimi problemi che vivono i lavoratori. 

Le soluzioni invece che trovarsi vanno sempre indietro, e allora per essere credibili, il Comune non può con una mano tenere una situazione molto precaria, penso appunto anche a tutta la quantità di disoccupati - quì onestamente non è che c’è tanto bisogno di mappature, basta andare al collocamento, a quello che è rimasto del collocamento, per capire che sono migliaia e migliaia - e dall'altra non cambiare decisamente la strada di intervento. Altrimenti c'è il rischio di fare progetti, ma che questi restano nel Tavolo e non è che non l’abbiamo visto il passato, magari non da questo Comune, che questi progetti non hanno portato a nulla. 

Inoltre un'altra grave questione è che ci sono centinaia e anche migliaia di lavoratori e lavoratrici che stanno da trent'anni in una situazione precaria e che ora rischiano di andare a condizioni sempre peggiori. Brevemente, gli asili, per esempio, sono trent'anni che stanno in una condizione di superlavoro, di pluri mansioni che si sovrappongono tra servizi di ausiliariato e pulizie e stanno ancora alla vergogna di tre ore e mezzo, per non parlare del tema della sicurezza e della salute. Su queste cose, non è che noi non abbiamo per anni coinvolto il Comune perché è l'ente responsabile della condizione degli appalti, e parliamo di strutture pubbliche importanti; però su questo solo dopo tante lotte siamo riusciti ad ottenere dei minimi risultati, ma per le questioni essenziali di stabilizzazione, di aumento dell'orario, a nessuno importa. 

Qui c’è il rappresentante del cimitero in cui c'è una situazione diciamo di malavita, tanto per cominciare, e poi di un carico di lavoro eccessivo che pesa su pochi. Noi lo abbiamo posto spesso questo problema, e quindi chiedo che anche questo tema venga affrontato. 

Il problema più generale è che, quando si tratta di una situazione di appalti assolutamente necessari, permanenti, strutturali, per cui senza quel servizio non possono andare avanti, si deve affrontare un percorso di internalizzazione, da parte del Comune.

Figuratevi se non apprezzo e non do credito alle parole dell'assessora, però il problema è del Comune, del sindaco, della giunta nel suo complesso. Io mi fido se vedo dei cambiamenti e dei passi avanti, cosa che purtroppo almeno non su queste questioni, non sono avvenute, non ci stanno, anzi si fanno dei passi indietro. Noi abbiamo avuto in passato un'esperienza di internalizzazione per quanto riguardava una società mista, allora si chiamava 'Taranto Servizi', e andò bene.

Così per quanto riguarda la formazione. Si dice che la formazione deve essere legata a prospettive di lavoro. Anche su questo, almeno 7-8 anni, dopo una lunga battaglia di disoccupati a Taranto (perché senza la lotta non ci sono risposte) noi per la prima volta riuscimmo a conquistare un corso di formazione, tra l'altro pagato per la prima volta, strettamente legato allo sbocco lavorativo che in quel caso era la raccolta differenziata, e in effetti una parte di loro è entrata e tutt'ora lavora, anche se in condizioni terribili, ma questo è un altro argomento. Allora quando parliamo di formazione non è che dobbiamo rimanere su parole generiche o generali, dobbiamo dire; e va ripresa quell'esperienza parzialmente positiva, però rimasta a 7-8 anni fa. 

Si dice Taranto, Taranto, Taranto, ma basta andare in giro per vedere che qui non è che ci dobbiamo inventare chissà che prospettive lavorative, occupazionali eccetera, ce ne sarebbero a iosa, dalla pulizia alle strade, eccetera. Ci sono lavori stradali, infrastrutturali in corso che si stanno facendo in funzione essenzialmente dei giochi del Mediterraneo, ma su questo, quando si va nel concreto, in questi lavori quanti disoccupati di Taranto vengono impiegati? C’è un obbligo nelle gare di appalto del Comune per cui la ditta X che deve fare queste strade, eccetera deve assumere i disoccupati a Taranto? O una buona percentuale di essi? Non mi risulta che questo c’è. Noi l’abbiamo posto anche in passato come una delle soluzioni occupazionali, ma non si è fatto nulla. Quindi se vogliamo fare un discorso concreto le vie ci sono. Però il Comune si deve assumere le sue responsabilità.

Un’ultima cosa. Il problema Ilva, il problema di eventuali futuri esuberi che tutti pongono, sia il Governo sia gli ipotetici futuri proprietari che vogliono comprare l’Ilva a un euro. Da parte del Comune c’è una sorta di piano molto futuribile di alternative lavorative per chi restasse fuori, che sarebbero migliaia, si parla di almeno cinquemila. Bene, noi siamo nettamente contrari, se fosse questa la strada noi siamo nettamente contrari. I lavoratori dell'Ilva devono restare in Ilva, perchè con formazione reale, qualificata, hanno da fare parecchio nella bonifica della fabbrica e dell’area industriale; devono stare, come si dice, sotto un unico padrone, sia quelli che stanno in produzione sia quelli che fanno le bonifiche. Diversamente il Comune in quella maniera, insieme anche alle intenzioni del Governo eccetera, di fatto rischia di sviluppare a una guerra fra poveri, perché, ammesso e non concesso - perché consentitemi ma quei piani credo non siano poi realistici – però, ammesso e non concesso, perché mai quei lavori non dovrebbero andare a disoccupati a Taranto e invece dovrebbero andare a dequalificare di fatto gli operai dell’Ilva e delle ditte dell’appalto che avrebbero da fare tanto anche in una situazione di ridimensionamento. 

E allora anche qui, io vedo ancora una contraddizione tra gli atti, le cose che fa questa giunta e il sindaco Bitetti e le buone intenzioni che si annunciano.

Quindi, o cominciamo a mettere le mani e a risolvere, dare risposte alle situazioni degli appalti comunali, che sono, ripeto, ultraprecari, in condizioni anche salariali vergognose. (Faccio una parentesi: sta nelle prospettive il fatto che il Comune di Taranto (e in parte anche altri Comuni) pongano la questione del salario minimo? Questo non è stato fatto); o si affrontano queste questioni, altrimenti purtroppo siamo davanti a parole, Tavoli che non producono di fatto risultati. 

Quindi in questo senso, se è così noi ci stiamo, se non è così, arrivederci.


venerdì 13 febbraio 2026

13 febbraio - La lotta per il salario ora nelle fabbriche e i posti di lavoro è urgente e necessaria. Perché e come farla

 da ORE 12 Controinformazione rossoperaia  del 11.02.26

A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa. Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha preso nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti vanno in direzione dove sono più profittevoli. Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo. Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.

Dice Marx: “Quando la bilancia pende sempre più a favore del capitalista contro l'operaio è chiaro che la tendenza generale della produzione capitalista non è l'aumento del livello medio dei salari ma la diminuzione di esso, cioè spinge il valore del lavoro su per giù a suo limite più basso. Se tale in questo sistema è la tendenza delle cose significa forse che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del Capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione? Certamente no - dice Marx - se esse se essa si riuserebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.

Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e i contratti non portano a casa i risultati concreti sul fronte del salario, la situazione è che gli operai non lotteranno neanche per cose più importanti di loro.

Credo di aver dimostrato - dice Marx - che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistemi del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l'aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro e che la necessità di contrattare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che esso è costretta a vendersi come merce”.

Se la classe operaia cedesse per viltà, se non facesse la lotta per il salario in condizioni in cui esso viene abbassato dall'azione del capitalismo, dalla crisi, ecc, ecc, se la classe operaia cedesse per viltà, cioè per mancanza di combattività, per passività, per indisponibilità a fare questa lotta, nel suo conflitto quotidiano con il Capitale si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande, è questa l’insistenza che da tempo facciamo sia verso gli operai sia verso perfino le nostre realtà organizzate affinché questa lotta per il salario sia realmente fatta e la lotta per il salario significa unire i lavoratori sulla base dell'abbassamento dei salari e chiamarli a lottare, indipendentemente dalla dimensione dei contratti nazionali che non stanno soddisfacendo questo elemento, a lottare per forti aumenti salariali a partire dalle fabbriche in cui si riesce a convincerli che questa è la strada da percolare. Se noi non riusciamo a innescare la lotta per il salario sui posti di lavoro, sia tra quelli che la crisi ha portato all'abbassamento effettivo del loro salario e alla messa in discussione del loro lavoro sia tra quei settori “che tirano”, in cui gli operai non stanno ricavando niente se non dal fatto che stanno lavorando dai profitti che i partiti stanno continuando a fare, è evidente che noi ci troviamo in una possibilità in cui viene a mancare ai lavoratori il brodo di cultura necessario - e quindi a noi stessi - perché si possa innescare, sulla base di questa lotta, uno scontro radicale con il Capitale in cui tutti gli elementi generali di politica nazionale e internazionale possono essere messi in discussione perché a questa questione sono comunque legati.

"Nello stesso tempo la classe operaia -dice Marx - indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana.

Quindi è chiaro che questa lotta la quotidiana la dobbiamo fare a maniera anche se siamo d'accordo su quei sindacati perché concentrano tutto su questa lotta o sulla lotta sindacale sul posto di lavoro pensando di stare facendo chissacchè, che questa sia una condizione necessaria per lo sviluppo del movimento reale dei lavoratori non vuol dire che vanno esagerati i risultati. Sindacati come il Si Cobas tentano a esagerare ogni giorno le piccole conquiste che pure vengono fatte, certo esse non vanno disprezzate ma esagerarle e considerare quindi che questo sia il termometro dei lavoratori per di più in un solo settore che può essere quello della logistica, mentre è fondamentalmente guardare alla classe operaia nel suo insieme e al peso che hanno le grandi fabbriche, gli operai metalmeccanici, gli operai industriali nella più generale composizione della classe operaia oggi. Solo a partire da questo dato di fatto che noi possiamo tradurre in fatti l'indicazione di Marx che è ancora oggi la più netta, chiara e semplice che possiamo avere e dare ai lavoratori. La classe operaia non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti ma non contro le cause di questi effetti si può soltanto frenare il movimento discendente ma non mutarne la direzione, cioè che la stessa lotta sindacale che comunque bisogna fare, che comunque è necessaria, che comunque è un brodo di cultura, di lotte più importanti presenti e future, ma essa applica in questa lotta soltanto dei palliativi ma non cura la malattia. Quindi la classe operaia, quindi le lotte, quindi le organizzazioni sindacali che fanno questa lotta, non devono lasciarsi assorbire, dice Max, esclusivamente da queste inevitabili guerriglie che scaturiscono incessantemente dagli attacchi continui del Capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, sui proletari, sul movimento dei lavoratori generano nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società, perché a partire dal mutamento radicale delle condizioni dei lavoratori che si può costruire sia in termini economici, sia socialmente, sia politicamente sia alla fine in termini di Stato, la società a misura dei lavoratori, dei proletari e del loro reparto centrale che resta comunque la classe operaia industriale. Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società e chiaramente qui allora il problema della parola d'ordine che guida la stessa lotta per il salario, che in forme sindacali significa richieste di aumenti salariali, riduzione dell’orario di lavoro che ha la stessa valenza di miglioramento delle condizioni di lavoro, il mantenimento del posto di lavoro che sono tutte dentro questa stessa lotta, la cui leva centrale è la lotta per il salario, sono sempre lotte intorno a una parola d'ordine che è lotta che è “un equo salario per un equa giornata di lavoro” e il salario dignitoso, il salario minimo, tutte queste rivendicazioni, rispondono esclusivamente al criterio di una parola d'ordine di conservazione dell'esistente, ma in una situazione di crisi, di approfondimento di essa del sistema capitalistica e perfino di precipitazioni di esso, di una dinamica di guerra imperialista, gli operai non possono che scrivere sulla loro bandiera il motto di rivoluzionario: “soppressione del sistema del lavoro salariato” perché solo l'abbattimento del capitalismo, la soppressione del sistema di lavoro salariato, è quello che può radicalmente cambiare la situazione degli operai, delle masse popolari e dell'intera società. Ora, tra i lavoratori, è di questo che bisogna parlare, bisogna imporre nell'agenda dei lavoratori non inseguendo né discorsi populisti, né discorsi di bassa lega che vengono fatte dai lavoratori stessi e in primo luogo in forme assolutamente inadeguate dalle stesse organizzazioni sindacali, serve l'organizzazione sindacale di classe che dica chiaro ai lavoratori queste parole, ne organizzi la lotta e la spieghi in questo senso come lotta rivendicativa necessaria a costruire le condizioni per il rovesciamento generale del sistema capitalistico, per rimuovere le cause in cui effetti sono la perdita del lavoro, l'abbassamento del salario e tutto il resto. Oggi questo è centrale. La concentrazione delle forze nelle file della classe operaia, dei proletari su questo terreno è una condizione perché questo produca quel radicamento, quel rafforzamento delle file operaie, necessario oggi a far sì che la classe operaia poi possa prendere posizione, giocando un luogo nella lotta più generale, contro il sistema imperialista, il sistema capitalista, lo Stato del Capitale, i governi nel nostro paese, il governo fascio-padronale della Meloni e, perché gli operai offrano una sponda ai movimenti, agli studenti, alle masse che si stanno mobilitando sul terreno della solidarietà alla Palestina, della lotta contro la guerra, dell'antifascismo, dell'antirazzismo, della difesa degli spazi sociali, delle libertà contro i decreti sicurezza e i piani del governo.





13 febbraio - info ex Ilva da tarantocontro 2: Ex Ilva, no al dissequestro dell’Afo 1 - lo Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto al contrario degli altri sindacati confederali e non - condivide pienamente la decisione

 

il gip Robertiello: servono altri accertamenti sull'incendio del 7 maggio 2025

Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, ha rigettato l’istanza di dissequestro dell’Altoforno 1 presentata da Acciaierie d’Italia in As, ex Ilva.

La richiesta era stata discussa nell’udienza di lunedì. Nell’ordinanza il giudice ha evidenziato la necessità di mantenere l’impianto sotto sequestro per consentire ulteriori accertamenti sulle cause dell’incidente avvenuto il 7 maggio 2025. Quel giorno un incendio interessò una delle tubiere dell’impianto nelle quali transita aria calda ad alta temperatura utilizzata per la combustione del coke e l’avvio del processo di produzione della ghisa.

Dalle immagini delle telecamere interne risulta che alle 11.31 dalla tubiera 11 fuoriuscì un ingente quantitativo di gas incendiato, seguito dalla proiezione di materiale solido incandescente, con lo sviluppo di un rogo di vaste proporzioni. Secondo gli investigatori erano in corso operazioni di messa in sicurezza e spegnimento di materiale incandescente. L’evento avrebbe esposto a rischi i lavoratori presenti, sia dipendenti sia di ditte terze.

Alcuni addetti si recarono all’unità sanitaria dello stabilimento per ustioni lievi, contusioni ed escoriazioni. Gli organi tecnici hanno ipotizzato un “incidente rilevante” ai sensi del d.lgs. 105/2015, prospettando i reati di incendio colposo, getto pericoloso di cose e omessa comunicazione di incidente rilevante.

Il gip sottolinea nel provvedimento che l’altoforno 1 “costituisce, al tempo stesso, il luogo dell’evento del 7 maggio 2025, lo strumento materiale attraverso il quale l’evento si è prodotto e la principale fonte di prova per la ricostruzione delle relative cause”. La misura adottata, aggiunge, rappresenta “l’unico mezzo idoneo a preservare l’integrità della fonte di prova. Non è, pertanto, praticabile l’ipotesi di svolgere gli accertamenti residui in assenza del sequestro”.

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il sequestro probatorio – osserva ancora il gip – deve essere mantenuto ogniqualvolta il bene sottoposto a vincolo conservi una concreta, attuale e non meramente potenziale attitudine a fungere da fonte di prova”. Per questo è “sufficiente che residuino accertamenti non marginali la cui esecuzione richieda la conservazione materiale del bene nello stato in cui esso si trova. La verifica della persistenza delle esigenze probatorie non può essere condotta in termini astratti o meramente formali, ma deve essere ancorata alla concreta evoluzione dell’indagine, alla natura degli accertamenti ancora da svolgere e al grado di complessità tecnica del contesto oggetto di accertamento”.

*Sull’argomento: Si è cercato afo 1 – Corriere di Taranto


13 febbraio - info ex Ilva da tarantocontro 1: Ex Ilva, ultimatum dei sindacati a Chigi .. che paura del governo Meloni/URSO di fronte a questo ultimatum

 

 sono mesi che chiedono un tavolo che non può che essere come gli altri in cui i sindacalisti confederali e usb non toccano palla per così dire - Slai Cobas per il sindacato di classe 

info stampa

Ex Ilva, ultimatum dei sindacati a Chigi

Fim, Fiom e Uilm chiedono un tavolo entro febbraio: «Lo Stato sia protagonista del rilancio». Tensioni su investimenti, cassa integrazione e gestione degli impianti a Taranto

Ultimatum dei metalmeccanici al Governo sulla vertenza ex Ilva. Fim, Fiom e Uilm chiedono una convocazione a Palazzo Chigi entro la fine di febbraio, con il coinvolgimento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In caso contrario, annunciano una mobilitazione sotto la sede del Governo.

«Ribadiamo la necessità di una convocazione a palazzo Chigi: se non ci sarà entro la fine di febbraio, siamo pronti ad autoconvocarci davanti a palazzo Chigi», hanno affermato i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella in una conferenza stampa a Roma. Per i sindacati è indispensabile «avere chiarezza» su investimenti, piano industriale e prospettive occupazionali, ritenendo «centrale» l’intervento dello Stato nel processo di rilancio.

giovedì 12 febbraio 2026

12 febbraio - L'appello di Nudm per lo sciopero del 9 marzo - Info e una nostra nota

 Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, e in particolare le lavoratrici dello Slai Cobas sc, come ogni anno dal 2013, chiaramente ha proclamato lo sciopero del 9 marzo. 

Dal 2013 siamo state tra i primi sindacati di base, e spesso da sole, a indire lo "SCIOPERO DELLE DONNE" - che noi riteniamo giusto definire così e non "sciopero transfemminista" che appare riferito solo ad un settore delle donne. Per tale proclamazione abbiamo ricevuto ben due sanzioni dalla Commissione Garanzia Scioperi di 2500 euro l'una che stiamo ancora pagando (insieme ad altri soldi per aver fatto opposizione alla sanzione del 2020 e aver ricevuto condanna). Queste sanzioni sono state possibili anche perchè la CGS ha usato a piene mani pure il fatto che tutti gli altri sindacati di base avevano accettato di revocare quegli scioperi, accettandone i divieti. 

Noi NO! Abbiamo giustamente resistito, perché si trattava di un illegittimo attacco al diritto di sciopero e in particolare un attacco alle donne nella giornata dell'8 marzo che subiscono non uno sfruttamento ma un doppio sfruttamento, non un'oppressione ma una oppressione totale, fino ai femminicidi, stupri, violenze sessuali.

Abbiamo detto: ribellarci è giusto e necessario! contro padroni, governi, istituzioni borghesi, maschi fascisti che ogni giorno rovinano le nostre vite.

L'abbiamo detto e l'abbiamo fatto, perché la repressione non ci deve fermare! 

Anche quest'anno il governo fascista Meloni - che, ultima schifezza, vuole attaccare nuovamente la libera volontà delle donne con la legge "Bongiorno" sulla violenza sessuale - cercherà di impedire lo sciopero. Confidiamo che quest'anno in maniera unitaria nessun sindacato si tiri indietro, e ci sia una risposta unitaria, compatta. Chiaramente non abbiamo nessuna fiducia nei sindacati confederali, che sui posti di lavoro spesso sono concausa delle condizioni di discriminazione che subiscono le lavoratrici.  


LAVORATRICI SLAI COBAS per il sindacato di classe


L'appello di Nudm

LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!

APPELLO ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ALL3 SINDACALIST3, ALL3 DELEGAT3 

PER LO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO 2026 

Viviamo un tempo in cui patriarcato e capitalismo ricorrono alla guerra per risolvere la crisi in cui versano. 

Le guerre, la corsa al riarmo e la deriva autoritaria attraversano il pianeta massacrando vite, impedendone la stessa riproduzione, rendendo i processi di liberazione e autodeterminazione delle esistenze minati da feroce repressione, chiudendo spazi di dissenso e pensiero critico. La guerra è sempre più impattante anche dove non ci sono conflitti armati in corso: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella scuola delle prescrizioni a docentə, studentə e contenuti. 

Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero transfemminista, politico, sociale e vertenziale, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dai e dei consumi, dai e dei generi, nel momento in cui la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabilizzate e povere.  Deriva autoritaria, controllo dei corpi e economia di guerra non sono aspetti disgiunti ma costruiscono quotidianamente l’arruolamento morale e materiale della società nello Stato e l’irrigidimento dei ruoli di genere e di classe. 

Ultima violenza istituzionale il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di alcuni decenni. Il dissenso presuppone una disponibilità fino a manifestazione contraria e scredita la parola di chi ha subito per tutelare chi ha abusato. Le conseguenze dell’approvazione sarebbero aberranti non solo nei contesti familiari ma anche nei contesti lavorativi e in particolare quelli di maggiore ricattabilità e sfruttamento. Le denunce stanno facendo registrare un aumento vertiginoso dei casi mentre il governo continua a negare l’educazione psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole. 

La legge va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero.

Il riarmo sta imponendo una pesante austerity in un momento di durissima crisi economica e di guerra commerciale mentre si programma la spesa a debito per finanziare la riconversione bellica della produzione industriale. Le donne, le persone trans e non binarie, le persone razzializzate, disabili e neurodivergenti, giovani e meno giovani vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la crisi con l'aumento del lavoro povero e precario, l'aumento dei prezzi e la distruzione del servizio pubblico e del welfare. Si fa sempre più significativo il gender gap salariale mentre il governo continua a incentivare il part-time imposto e a enfatizzare il ruolo delle donne in quanto madri e lavoratrici, con misure una tantum e bonus. È lo stesso sistema che produce l'espulsione e l’invisibilizzazione sistematica dal mondo della formazione e del lavoro delle persone trans. Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tutt.

Per questo chiediamo a tutti i sindacati di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera giornata nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione. Auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche che da ormai 10 anni pratichiamo, fra tentativi ed errori sperimentando pratiche e strumenti, sempre in dialogo attraverso assemblee pubbliche. Lo Sciopero del 9 marzo si svolgerà durante le Paralimpiadi Milano Cortina che, come ogni Grande Evento, è una macchina moltiplicatrice del lavoro precario e volontario, di turistificazione e devastazione ambientale, ma non solo. Sappiamo del tentativo di sfruttare l'evento per imporre alle organizzazioni sindacali una sospensione degli scioperi al fine di "garantire il regolare svolgimento delle manifestazioni". Respingiamo l'ennesimo attacco al diritto di sciopero da parte del Governo: rispondiamo che se bisogna bloccare qualcosa, allora sono Olimpiadi o guerre, non uno dei pochi strumenti di conflitto sociale ancora praticabili, ovvero lo sciopero. Al di là di ogni rischio di ritualità, la sperimentazione aperta dallo sciopero dell’8 marzo in questi 10 anni ha risuonato negli scioperi contro il genocidio dell’autunno passato al grido di Blocchiamo tutto! e nello sciopero generale contro l’ICE a Minneapolis. Intendiamo continuare a fare dello sciopero una pratica collettiva di lotta e di organizzazione capace di superare frammentazioni e di incidere su una realtà inaccettabile.

 Il 9 marzo 2026 sarà sciopero transfemminista!

Non una di meno