DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS.
I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!
Slai Cobas Taranto
Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)
Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini
Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni.
Il
«cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa:
chiusa poco dopo
Michael Flacks è il cavaliere bianco dei
casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in
esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo
simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di
grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto
sociale (8.500 dipendenti coinvolti). Quindi bisogna avere capitali
ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici)
ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese
residente a Miami, risponde a questi requisiti?
Il caso Kelly
Moore - Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si
entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al
domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per
2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra
agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo.
Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di
vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di
fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio
destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda
ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro
insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints
è sotto il titolo «I nostri recenti successi». Flacks Group non è
un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi
investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È
un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael
Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una
holding familiare che ha il core business negli immobili e radici
societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve
imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di
piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex
Ilva e British Steel.
Bilanci?
Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce
bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A
richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle
società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato
in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non
ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto
di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono
istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati,
autorità regolatorie. In assenza di bilanci pubblici che cosa
arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group
Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la
moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La
versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava
tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende
target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di
500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di
tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti
200 milioni). Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi
di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e
siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo
l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna
news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto,
esiste il riscontro di un bilancio. Il tavolo e le carte - In
portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore
e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger
(ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della
carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi
giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un
patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende.
Sul
tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte
“vere”...
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo
pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla
Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto
succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da
folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di
chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe
già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...

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