Che sistema è proclamare da ora, inizi di luglio, uno sciopero
generale per ottobre (già con una data), indipendentemente dallo
stato in questo mesi delle lotte dei lavoratori, lavoratrici,
disoccupati?
Che
sistema è che uno sciopero generale viene deciso da alcuni sindacati
di base, realtà che si riuniscono e stabiliscono a “tavolino”
questa data, che pertanto non è e non può in questo modo essere
decisa dai lavoratori, da assemblee sui posti di lavoro, nello
sviluppo delle lotte?
Che
sistema è far dipendere la decisione di uno sciopero generale
dall’ultimo sindacatino autonomo che ha occupato la “casella”
degli scioperi; e che sistema è non mettere in discussione, nelle
parole e nei fatti, questa assurdo, inaccettabile attacco al diritto
di sciopero da parte della Commissione di garanzia che mette sullo
stesso piano scioperi di vertenze di singoli posti di lavoro, con lo
sciopero generale?
Questa
logica non ci appartiene e non appartiene al mondo dei lavoratori e
lavoratrici.
Questo
fa diventare lo sciopero generale una ritualità che svuota di
conflittualità, di protesta lo stesso sciopero generale, lo
“uccide”.
Come
non può avere niente a che fare questo “chiacchiericcio”
telematico di mesi che, invece,di parlare delle lotte in corso e
necessarie da fare, dibatte su date, piattaforme, modifiche, ecc.
Questo
andazzo auto rappresentativo, non va bene. E’ un sistema da piccola
borghesia non dei proletari.
Né
d’altra parte l’alternativa è solo parlare genericamente di
lotte, di “mobilitazione generale e generalizzata”, in cui tutto
è posto sullo stesso piano, senza gerarchia di classe della
mobilitazione.
Ci sono
lotte proletarie ben precise da sostenere, generalizzare, unire,
riprendere in mano:
- va
ripresa con forza la battaglia unitaria nazionale contro le
delocalizzazioni i cui effetti gravi continuano a colpire “vecchie”
realtà di fabbrica (Dalla Gkn alla Tessitura di Mottola, alla
Caterpillar, ecc.) e nuove (es. Maier Cromoplast di Verdellino), e
verso cui, la Gkn insegna la lotta deve essere sempre attiva,
altrimenti anche gli accordi parziali governo e padroni se li
rimangiano;
- c’è
l’attacco al lavoro che va avanti senza trovare reali ostacoli, che
mettono in discussioni settori fondamentali della classe, come alla
Stellantis, Acciaierie d’Italia ex Ilva – qui la battaglia per la
riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga;
-
dobbiamo porre al centro la battaglia per gli aumenti salariali, nei
contratti nazionali e nelle contrattazioni integrative, con una
riedizione di una “scala mobile”, come rivendicazione necessaria
contro i devastanti aumenti dei prezzi, bollette, benzina, ecc e
contro la ripresa dei profitti del padronato, a cui il governo Draghi
soccorre con iniezioni di miliardi e miliardi;
- la
battaglia per il salario minimo garantito è da prendere in mano noi
perchè sia verso disoccupati, chi perde il lavoro, lavoratori
immigrati, lavoratrici precarie; altrimenti il rischio è che venga
usato per abbassare il salario degli operai;
- in
alcune realtà si sta lottando contro le morti sul lavoro, per fare
della sicurezza una battaglia organizzata, nazionale, che riesca ad
unire posti di lavoro, realtà sindacali, medici, tecnici,
associazioni, familiari;
- si
stanno portando avanti con accordi infami tra azienda e sindacati,
sia confederali sia a volte di base (es.
Usb), nuove discriminazioni verso le donne lavoratrici, cercando di
cancellare diritti fondamentali, garantiti anche da leggi, Statuto
dei lavoratori, come la maternità, la malattia; così come
peggiorano differenze salariali, di mansioni, di condizioni di lavoro
tra donne e uomini (dalla Beretta, alla Pellegrini, alla Montello,
ecc.); a questo le operaie stanno già rispondendo con le lotte, le
denunce, ma nessuno, fuori dal loro posto di lavoro, le sostiene;
- i
lavoratori immigrati, dai campi alle officine, stanno cercando
faticosamente di opporsi in alcune realtà (es. nel foggiano ma anche
al nord) alle condizioni di lavoro bestiali, al razzismo, alla
negazione di documenti, salario, contratti, ma si sentono soli in
questa lotta.
-
sicuramente, i giovani, gli studenti torneranno a lottare contro
l’alternanza
scuola-lavoro che nel sistema del capitale vuol dire sfruttamento e
morte, e
contro una formazione militarizzata con l’esercito nelle scuole, ma
non possiamo stabilire ora quando e come;
- a
peggiorare il tutto c’è la guerra inter imperialista, l’azione
criminale del governo Draghi che viola ogni giorno Costituzione, che
chiama il dissenso “terrorismo”, che toglie fondi per il lavoro,
il salario per aumentare le armi; un governo che deve essere
cacciato! Non con manovre di Palazzo ma con la lotta proletaria e
popolare.
Su
tutto questo è burocratismo mettersi la “coscienza a posto”
facendo una piattaforma/elenco della spesa o facendo dello sciopero
generale la panacea e non l’arma unificante e elevante della lotta
generale.
Quando
invece ora devono essere sostenute le lotte in corso, dovunque siano
e chiunque le organizzi, estenderle e generalizzarle dove è
possibile, fare anche di altre vertenze esemplari, vertenze
nazionali. Ma su questo non si fa ancora ciò che è necessario, o
perchè si guarda solo alle proprie lotte o attenuando,
nell’allargamento del fronte mobilitabile, la centralità delle
fabbriche, degli operai, col rischio di svuotare la mobilitazione
delle direzione di classe.
La
“piattaforma” per l’autunno è fatta di lotte, di realtà
concrete di lavoratori in corso e possibili.
I
sindacati confederali sono parte di questa situazione grave, sia nel
fare (accordi, trattative a perdere) sia nel non fare, e sono i
principali responsabili del clima difficile che c’è nelle
fabbriche, nei posti di lavoro per difendersi e “insorgere”.
Senza una lotta contro costoro non è possibile liberare energie per
la lotta di classe.
Non va
quindi abbandonata o attenuata la ferma critica, denuncia, lotta ai
sindacati confederali.
Ma
questa battaglia va fatta in campo aperto, per unire tutti i
lavoratori, lavoratrici dovunque siano organizzati, in maggioranza
proprio nei sindacati confederali e proprio nelle fabbriche che sono
il cuore della lotta contro padroni e governo.
Un
intervento da Slai Cobas per il sindacato di classe