venerdì 15 luglio 2022

15 luglio - VITTORIA DELLE LAVORATRICI, LAVORATORI DEGLI ASILI COMUNALI Taranto

 

comunicato stampa

La giunta comunale ieri ha approvato una delibera con cui per la prima volta, dopo decenni, si consente alle lavoratrici e lavoratori degli asili comunali di lavorare alcune settimane a luglio (dal 18 al 31) e ad agosto (dal 16 al 31), complessivamente un mese; altro importante risultato è che questo lavoro estivo ai attuerà anche nei prossimi due anni: 2023/2024.

Importante è stata la disponibilità, apertura e impegno a risolvere la questione in pochi giorni, da parte del Comune e in particolare dell'ass. Luppino e della Dirigente Irianni.

Si "rompe" così la pesante, per i lavoratori, sospensione dell'attività lavorativa nel due mesi estivi e si è creato un primo importante precedente anche per i prossimi anni, a vantaggio sia della continuità salariale dei lavoratori, sia della sicurezza, salute dei bambini e operatori .

E' un precedente che non solo riguarda le lavoratrici di Taranto ma puo diventare un riferimento per lavoratrici di altre città che sono nelle stesse condizioni

Questa vittoria è stato il frutto della lunga battaglia delle lavoratrici e lavoratori, e viene dopo altri significativi risultati: aumento dell'orario di lavoro (anche se ancora insufficiente), riconoscimento contrattuale e economico dell'attività di ausiliariato, conquistati sempre con la lotta, scioperi, presidi.


Questo risultato ci spinge ad andare avanti. La situazione delle lavoratrici e lavoratori degli asili resta comunque precaria e la mobilitazione riprenderà da settembre:

- Vogliamo che la sospensione estiva sia definitivamente e integralmente cancellata, e che quindi si lavori tutto l'anno;

- vogliamo un aumento dell'orario stabile di lavoro, dalle attuali 3 ore a 5 giornaliere

- vogliamo che il lavoro avvenga in maggiore sicurezza

- vogliamo soprattutto avviare un percorso di internalizzazione del servizio e dei lavoratori - il lavoro di pulizia e ausiliariato è strutturale, essenziale alla gestione degli asili, permanente.

Ma ancora una volta si conferma che solo la lotta paga.

15.7.22

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Calderazzi Margherita

USB - Lavoro privato

Francesco Marchese



mercoledì 13 luglio 2022

13 luglio - SOLIDARIETÀ ALLE OPERAIE DELLA BERETTA: SI ESTONDONO I MESSAGGI E IL SOSTEGNO

 

Da Palermo al fianco delle operaie della Beretta di Trezzo in lotta - info solidale agli operai dei Cantieri Navali e in un quartiere proletario - messaggi alle operaie dalle precarie Coop Sociali in lotta 

Da Palermo vi giunga la nostra massima solidarietà 💪🏻.. per noi donne  è una lotta continua su tutti gli ambiti ma in quanto donne abbiamo sempre mostrato quella marcia in più che ci contraddistingue nell' affrontare  l' attacco ai nostri diritti… forza forza forza non siete sole 💪🏻💪🏻💪🏻💪🏻 Giorgia delegata Slai Cobas sc Palermo

Sono un assistente igienico personale di Palermo un forte abbraccio a tutte voi che lottate, la Lotta paga non mollate  💪🏼💪🏼✊✊✊ Antonella

Coraggio siamo tutte con voi cedere mai 💪🏼💪🏼💪🏼💪🏼 Anna Maria

Coraggio e avanti sempre Daniela

Non mollate solo la lotta paga💪💪💪 Teresa

Massima solidarietà come donne e come lavoratrici , non mollate mai, i diritti vanno difesi sempre e comunque non siete sole nella lotta siamo con voi, forza 💪🏼

Rita

 

Solidarietà alle operaie Beretta dal Comitato 23 settembre 

Sosteniamo la lotta delle operaie della Beretta di Trezzo contro un accordo discriminante e peggiorativo delle condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici!

Comitato 23 settembre

 

Dalle lavoratrici del Si.Cobas 

Da me Simonetta, operatrice S.I.COBAS e da tutte le lavoratrici a cui ho girato il volantino, solidarietà e sostegno!

Per scioperi o presidi fateci sapere per tempo date e luogo per poterci organizzare.

Un abbraccio da tutte noi

 

Importante, da Vito Totire, medico del lavoro 

 Avuta notizia della vostra lotta esprimo piena solidarietà contro ogni discriminazione o contro ogni atto, che sarebbe criminale, teso ad occultare "infortuni" facendoli passare per eventi extra lavorativi;

gli "infortuni" (usiamo le virgolette perchè si tratta di una parola che sarebbe da non usare più) devono essere prevenuti e non occultati;

alle lacrime di coccodrillo sul calo della natalità corrisponde, nella realtà, una condotta discriminante che turba un evento come la gravidanza che deve essere vissuto in piena serenità e al riparo totale da rischi fisici (compreso i rumori) e psicosociale. 

Dunque piena solidarietà e un grazie ai compagni dei cobas che hanno fatto circolare la notizia.

Peraltro ci piacerebbe discutere su questo: vogliamo discutere anche dell'oggetto della produzione oltre a contrastare il "modo" della produzione?

Un cordiale saluto

Vito Totire, medico del lavoro

Non ho consultato gli altri compagni ma certamente posso esprimere solidarietà a nome di tutta la RETE NAZIONALE LAVORO SICURO (nata a Modena il 26.5.2022) 

Dalle operaie della Pellegrini/ex Ilva di Taranto

 Un saluto alle colleghe, dipendenti Beretta. Mi presento, sono una dipendente dell'Azienda Pellegrini, appaltatrice Acciaierie Italia ex Ilva Taranto. 

Siamo con voi nella lotta per riprenderci i nostri diritti come lavoratrici e la nostra dignità salariale.

Anche noi a Taranto stiamo lottando contro pesanti discriminazioni, accordi sindacali che colpiscono nostri diritti fondamentali, come la malattia,

La nostra situazione lavorativa è contrattuale x mezzo del covid 19 nel 2021 è stata modificata con parametro orario esteso con più ore. Dopo 2 anni di pandemia la nostra azienda Pellegrini ha pensato di premiare il personale confermando quelle ore in contratto indeterminato. Purtroppo, però, non a tutte, per un accordo sindacale USB /Fisascat Cisl che stabilisce quel parametro solo a chi non ha sforato le 48 ore di malattia nell'arco del 2021, non mettendo neanche in conto le assenze per la pandemia. 

Questa è una discriminazione che purtroppo ci è costata cara poiché siamo tornate dopo il 30 Marzo chi ha 15 ore, chi a 17.

Ma anche noi stiamo lottando, perchè questa discriminazione che colpisce soprattutto noi donne non passi. Con forza difenderemo ciò che non possono toccarci: il diritto al nostro lavoro.

Un forte abbraccio, siamo con voi in lotta e pensiamo che l'unità delle lavoratrici sia un'arma importante per noi.

Lucia dipendente Gruppo Pellegrini ex Ilva




martedì 12 luglio 2022

13 luglio - ALESSANDRIA, PRIMA PER MORTI SUL LAVORO

 

Il rapporto è con il numero dei lavoratori. Nove gli incidenti mortali nei primi cinque mesi del 2022

Aumentano da Nord a Sud gli incidenti sul lavoro e purtroppo anche quelli mortali. Sono 364 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi cinque mesi del 2022, con una media di oltre due morti sul lavoro al giorno. In netto aumento, inoltre, le denunce di infortunio (+48%), che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso aumentano del 48%. Lo rivela l'osservatorio Vega Engeneering su dati Inail. In questo tragico bilancio la provincia di Alessandria ne esce molto male, con numeri che fanno veramente paura.

I settori più a rischio: trasporti e magazzinaggio, costruzioni, attività manifatturiere. La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (95 su un totale di 268). Ma l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati viene rilevato ancora tra i lavoratori più anziani, gli ultrasessantacinquenni, che registrano 32,6 infortuni mortali ogni milione di occupati. L’incidenza di mortalità minima rimane, invece, ancora nella fascia di età tra 25 e 34 anni, (pari a 4,6), mentre tra i giovani (15 e 24 anni), l’incidenza risale a 9,9 infortuni mortali ogni milione di occupati.

Odio il martedì

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi cinque mesi del 2022 sono 26 su 268. Altre 21, invece, in itinere, nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 41. Il martedì si conferma anche nei primi cinque mesi 2022 come il giorno della settimana in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali.

Provincia 'nera'

I dati aggiornati a fine maggio 2022 fanno balzare al primo posto a livello nazionale la provincia di Alessandria per incidenza degli infortuni mortali, in rapporto agli occupati totali (dati Istat 2021): i nove casi registrati nei cinque mesi dell'anno presi in considerazione rappresentano un indice del 52,5 - numero di infortuni per milione di occupati - al secondo posto c'è Frosinone, poi Foggia, Aosta. Per trovare un'altra provincia del Piemonte bisogna scendere fino alle posizioni 49 e 50 (Cuneo e Asti) .

Alessandria è ugualmente in una brutta situazione anche se si legge la classifica con i dati assoluti. Se è infatti Milano ad avere già 13 morti sul lavoro in nemmeno metà anno (12 a Roma, 11 a Brescia), i 9 decessi alessandrini collocano al quarto posto il nostro territorio. 




12 luglio - TARANTO: DA UN OPERAIO ILVA AS IN CIGS

 


domenica 10 luglio 2022

11 luglio - BASTA VIOLENZA, BASTA MORTI! È IL MOMENTO DI REAGIRE! da Comitato Lavoratori delle Campagne

 

Domenica 10 Luglio , a San Firmino, vicino Saluzzo (CN), è morto Moussa Dembele, lavoratore maliano di 30 anni, rimasto intrappolato in un macchinario agricolo durante il turno.

La provincia di Cuneo è piuttosto nota per le dinamiche di sfruttamento dei braccianti, denunciate dagli stessi a più riprese nel corso degli ultimi anni.

Motivi per i quali, questa estate, molti di loro hanno deciso di lavorare altrove, o di cambiare settore di impiego, per non accettare delle paghe misere in mancanza di sicurezza.

Senza contare la difficoltà principale di trovare una casa o un posto in accoglienza, che costringe tanti, anche quest’anno, a vivere per strada.

Nel Ragusano, invece, è da Sabato 2 Luglio che non si hanno più notizie di Daouda Diane, lavoratore ivoriano di 37 anni, scomparso dopo essersi recato a lavoro in un cantiere.

Un corteo composto da lavoratori e conoscenti ha attraversato ieri le strade di Acate affinchè le istituzioni facciano luce sulla vicenda, pronti allo sciopero qualora non dovessero arrivare notizie.

Come accaduto a Foggia con il corteo dell’ 11 Giugno, soltanto scendendo per strada è stato possibile porre l’attenzione sulle vicende di violenza, altrimenti relegate ad atti di cronaca.

Soltanto reagendo con la lotta alla violenza di Stato, alla violenza dei datori di lavoro e a quella razzista, possiamo porre fine al ricatto dello sfruttamento.

Dalla Sicilia al Piemonte, la violenza sui lavoratori si manifesta diversamente, ma le motivazioni all’ origine sono le stesse.

Con un pensiero alla famiglia del bracciante deceduto, e a tutte le vittime della violenza, avanti con la lotta!


10 luglio - «L’acqua è un bene comune, non uno strumento di profitto». Manifestazione alla Coca Cola di Nogara (VR): cariche della polizia.

                       

La manifestazione, indetta da Adl Cobas e Rise Up 4 Climate Justice, contro lo che estrae quasi un miliardo e mezzo di litri d'acqua all’anno dalla vicina falda a un prezzo poco più che gratuito.

9 / 7 / 2022

Attiviste e attivisti di Rise Up 4 Climate Justice e Adl Cobas hanno manifestato questa mattina davanti allo stabilimento della Coca Cola di Nogara, una fabbrica che estrae quasi un miliardo e mezzo di litri d'acqua all’anno dalla vicina falda a un prezzo poco più che gratuito, guadagnando milioni che, grazie a un sistema di holding, vanno tutti in paradisi fiscali. Basti pensare che il prezzo a metro cubo pagato dalla multinazionale è di circa 1 centesimo, mentre il costo medio dell’acqua per l’utilizzo domestico è di circa 1 euro e 37 centesimi a metro cubo.

La cosa, già di per sé scandalosa, assume ancora più gravità in questa fase storica che vede la crisi climatica diramare prepotentemente i suoi effetti sulle condizioni materiali di vita delle persone. Mai prima d’ora l’Occidente era stato in preda a una siccità su così larga scala ed a una reale carenza di acqua, dovuta in particolare ai disequilibri nella sua gestione. Governo e istituzioni locali si stanno apprestando infatti a varare misure di razionamento idrico per la popolazione, mentre ci sono multinazionali come la Coca Cola che la sprecano senza alcun limite. Ed è proprio al grido di “riappropriamoci dell’acqua bene comune”, che i manifestanti si sono avvicinati ai cancelli con alcuni cubiteni vuoti (l’obiettivo simbolico era quello di riempirli di acqua appunto per riappropriarsene) e sono stati caricati dalle forze dell’ordine.

Lo stabilimento della Coca Cola di Nogara (VR) è uno dei più limpidi esempi di estrattivismo nel nostro Paese. La fabbrica - già nota per condizioni di sfruttamento e precarietà a cui sono sottoposti i lavoratori – si avvale di concessioni che la stessa regione non ha mai voluto rinegoziare: meno di due anni fa un decreto del direttore della Direzione Ambiente escludeva addirittura l’azienda dalla procedura di V.I.A., rinnovando a tempo indeterminato l’uso delle derivazioni di acque sotterranee.
La Coca Cola continua a estrarre, sfruttare, produrre e incassare. «L’Adl Cobas nel 2017 aveva aperto in questo stabilimento contro il licenziamento di 40 persone» dice un rappresentante sindacale, «oggi siamo qua per altre ragioni, ma la logica è sempre la stessa perché stiamo parlando di sperpero di risorse pubbliche connesso a un grave sfruttamento del lavoro e dei beni naturali».

Nulla di più iniquo e diseguale, eppure si continua a non prendere alcun provvedimento. È la medesima logica “dell’emergenza”, che scarica verso il basso costi e responsabilità della crisi, che abbiamo visto palesarsi più volte negli ultimi anni, dalla pandemia alla guerra, passando per il “cambio” di modello energetico. «Forse è questa la “transizione” che hanno in mente i governi e le multinazionali: un nuovo grande terreno di accumulazione, a discapito di quella fetta di popolazione povera che si è fatta sempre più grande» dice un attivista di Rise Up 4 Climate Justice, che prosegue «nei giorni passati il Parlamento europeo ha approvato la nuova tassonomia che vedrà gas ed energia nucleare essere annoverate tra le rinnovabili. Questo, come lo sfruttamento incondizionato delle risorse del pianeta, è un altro passo verso la completa devastazione ecologica».

Coca Cola è solo una delle tante multinazionali del territorio che usano un bene comune a scopi industriali, continuando a mettere a profitto risorse sempre più scarse. Uno dei casi da poco emersi nelle cronache locali è quello di Acqua Vera a San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova. L’azienda, che appartiene alla Nestlé, ha appena annunciato di voler creare un nuovo polo di imbottigliamento di oltre 37 mila metri quadri, raddoppiando di fatto la produzione.

E questo avviene nonostante 11 anni fa un referendum ha sancito che non ci potesse essere più alcun margine di business per l’acqua e che qualsiasi scelta sul servizio idrico dovesse passare attraverso il pieno controllo democratico. Non solo questo non è mai avvenuto, ma il trend a cui stiamo assistendo è l’esatto opposto: l’acqua sta diventando il simbolo della negazione della democrazia.

Ed è per questa ragione che Adl Cobas e Rise Up 4 Climate Justice annunciano che non si fermeranno nelle mobilitazioni per difendere un bene che le stesse Nazioni Unite definiscono “un diritto umano essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani”

GIÙ LE MANI DALL’ ACQUA BENE COMUNE!


sabato 9 luglio 2022

9 luglio - SCIOPERO GENERALE? MA CHE SISTEMA È?

Che sistema è proclamare da ora, inizi di luglio, uno sciopero generale per ottobre (già con una data), indipendentemente dallo stato in questo mesi delle lotte dei lavoratori, lavoratrici, disoccupati?

Che sistema è che uno sciopero generale viene deciso da alcuni sindacati di base, realtà che si riuniscono e stabiliscono a “tavolino” questa data, che pertanto non è e non può in questo modo essere decisa dai lavoratori, da assemblee sui posti di lavoro, nello sviluppo delle lotte?

Che sistema è far dipendere la decisione di uno sciopero generale dall’ultimo sindacatino autonomo che ha occupato la “casella” degli scioperi; e che sistema è non mettere in discussione, nelle parole e nei fatti, questa assurdo, inaccettabile attacco al diritto di sciopero da parte della Commissione di garanzia che mette sullo stesso piano scioperi di vertenze di singoli posti di lavoro, con lo sciopero generale?

Questa logica non ci appartiene e non appartiene al mondo dei lavoratori e lavoratrici.

Questo fa diventare lo sciopero generale una ritualità che svuota di conflittualità, di protesta lo stesso sciopero generale, lo “uccide”.

Come non può avere niente a che fare questo “chiacchiericcio” telematico di mesi che, invece,di parlare delle lotte in corso e necessarie da fare, dibatte su date, piattaforme, modifiche, ecc.

Questo andazzo auto rappresentativo, non va bene. E’ un sistema da piccola borghesia non dei proletari.

Né d’altra parte l’alternativa è solo parlare genericamente di lotte, di “mobilitazione generale e generalizzata”, in cui tutto è posto sullo stesso piano, senza gerarchia di classe della mobilitazione.

Ci sono lotte proletarie ben precise da sostenere, generalizzare, unire, riprendere in mano:

- va ripresa con forza la battaglia unitaria nazionale contro le delocalizzazioni i cui effetti gravi continuano a colpire “vecchie” realtà di fabbrica (Dalla Gkn alla Tessitura di Mottola, alla Caterpillar, ecc.) e nuove (es. Maier Cromoplast di Verdellino), e verso cui, la Gkn insegna la lotta deve essere sempre attiva, altrimenti anche gli accordi parziali governo e padroni se li rimangiano;

- c’è l’attacco al lavoro che va avanti senza trovare reali ostacoli, che mettono in discussioni settori fondamentali della classe, come alla Stellantis, Acciaierie d’Italia ex Ilva – qui la battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga;

- dobbiamo porre al centro la battaglia per gli aumenti salariali, nei contratti nazionali e nelle contrattazioni integrative, con una riedizione di una “scala mobile”, come rivendicazione necessaria contro i devastanti aumenti dei prezzi, bollette, benzina, ecc e contro la ripresa dei profitti del padronato, a cui il governo Draghi soccorre con iniezioni di miliardi e miliardi;

- la battaglia per il salario minimo garantito è da prendere in mano noi perchè sia verso disoccupati, chi perde il lavoro, lavoratori immigrati, lavoratrici precarie; altrimenti il rischio è che venga usato per abbassare il salario degli operai;

- in alcune realtà si sta lottando contro le morti sul lavoro, per fare della sicurezza una battaglia organizzata, nazionale, che riesca ad unire posti di lavoro, realtà sindacali, medici, tecnici, associazioni, familiari;

- si stanno portando avanti con accordi infami tra azienda e sindacati, sia confederali sia a volte di base (es. Usb), nuove discriminazioni verso le donne lavoratrici, cercando di cancellare diritti fondamentali, garantiti anche da leggi, Statuto dei lavoratori, come la maternità, la malattia; così come peggiorano differenze salariali, di mansioni, di condizioni di lavoro tra donne e uomini (dalla Beretta, alla Pellegrini, alla Montello, ecc.); a questo le operaie stanno già rispondendo con le lotte, le denunce, ma nessuno, fuori dal loro posto di lavoro, le sostiene;

- i lavoratori immigrati, dai campi alle officine, stanno cercando faticosamente di opporsi in alcune realtà (es. nel foggiano ma anche al nord) alle condizioni di lavoro bestiali, al razzismo, alla negazione di documenti, salario, contratti, ma si sentono soli in questa lotta.

- sicuramente, i giovani, gli studenti torneranno a lottare contro l’alternanza scuola-lavoro che nel sistema del capitale vuol dire sfruttamento e morte, e contro una formazione militarizzata con l’esercito nelle scuole, ma non possiamo stabilire ora quando e come;

- a peggiorare il tutto c’è la guerra inter imperialista, l’azione criminale del governo Draghi che viola ogni giorno Costituzione, che chiama il dissenso “terrorismo”, che toglie fondi per il lavoro, il salario per aumentare le armi; un governo che deve essere cacciato! Non con manovre di Palazzo ma con la lotta proletaria e popolare.

Su tutto questo è burocratismo mettersi la “coscienza a posto” facendo una piattaforma/elenco della spesa o facendo dello sciopero generale la panacea e non l’arma unificante e elevante della lotta generale.

Quando invece ora devono essere sostenute le lotte in corso, dovunque siano e chiunque le organizzi, estenderle e generalizzarle dove è possibile, fare anche di altre vertenze esemplari, vertenze nazionali. Ma su questo non si fa ancora ciò che è necessario, o perchè si guarda solo alle proprie lotte o attenuando, nell’allargamento del fronte mobilitabile, la centralità delle fabbriche, degli operai, col rischio di svuotare la mobilitazione delle direzione di classe.

La “piattaforma” per l’autunno è fatta di lotte, di realtà concrete di lavoratori in corso e possibili.

I sindacati confederali sono parte di questa situazione grave, sia nel fare (accordi, trattative a perdere) sia nel non fare, e sono i principali responsabili del clima difficile che c’è nelle fabbriche, nei posti di lavoro per difendersi e “insorgere”. Senza una lotta contro costoro non è possibile liberare energie per la lotta di classe.

Non va quindi abbandonata o attenuata la ferma critica, denuncia, lotta ai sindacati confederali.

Ma questa battaglia va fatta in campo aperto, per unire tutti i lavoratori, lavoratrici dovunque siano organizzati, in maggioranza proprio nei sindacati confederali e proprio nelle fabbriche che sono il cuore della lotta contro padroni e governo.


Un intervento da Slai Cobas per il sindacato di classe



9 luglio - BUON ANNO DI LOTTA

 

Salutiamo con entusiasmo un anno di lotta grande, ricca, complessa che hanno fatto gli operai della Gkn. Un anno importante che ha dato lezioni e incoraggiamento a tutti i lavoratori, lavoratrici.

Certo, come spiega Massimo del Collettivo operaio della Gkn, nell'intervento fatto durante l'assemblea proletaria anticapitalista nazionale del 17 giugno, la lotta ha strappato dei risultati niente affatto scontati per la difesa del lavoro, contro la delocalizzazione e i licenziamenti, e ha costruito intorno una vasta e bella solidarietà; ma la strada è ancora lunga e loro e noi continueremo ad "insorgere".

Grazie compagni e buon anniversario!

Slai Cobas per il sindacato di classe.

Riportiamo l'intervento di Massimo, che fa il punto ad oggi della vertenza, scusandoci di una trascrizione purtroppo non buona.

I lavoratori sono delusi, la reindustrializzazione tarda a manifestarsi. C'è una mancanza di concretezza della parte della nuova proprietà. In questi mesi vi è stata una presenza minimale dell'azienda. Si è insediata una parte di azienda, ma pulizia e mensa non li hanno ancora presi e ci sono anche lavoratori delle pulizie che devono essere riassunti

I lavoratori vedono lontana la reindustrializzazione che per Borgomeo devono essere per il 23/24, ma non vedendo movimenti in officina ci preoccupiamo. Non c'è la manutenzione interna, la sorveglianza, non parliamo di  tutti gli aspetti legati alla produzione, ma legati anche alla mensa e alle pulizie che non sono mai giunti a concretizzarsi. Li abbiamo fatti noi e ci siamo anche in parte riusciti. L'avvio della nuova proprietà dovrebbe concretizzare nel 2023 e partire nel 2024. Noi essendo in cassaintegrazione al 90% siamo vittime di una "bollitura"  

Pochi giorni fa, a seguito di un nostro rifiuto di far uscire materiale da dentro la fabbrica, il dott. Borgomeo ha scavalcato tutti i tavoli istituzionali e ha mandato una lettera ai lavoratori. Questo episodio è stato piuttosto grave, primo perché in quei tavoli istituzionali, da cui derivano gli accordi presi a gennaio con la nuova proprietà , avevamo messo i paletti di verifica di tutto il percorso di reindustrializzazione. L'imprenditore che si era impegnato in un certo tipo di percorso, ha cambiato narrativa e si sta impegnando in un altro tipo di percorso che non è verificabile. Nuovi investitori entreranno nella QF che porteranno lavoro e brevetti, potrebbe essere anche meglio ma così si saltano tutte le verifiche poste negli accordi; ma negli incontri successivi i famosi investitori non si sono mai presentati. Noi siamo stati convocati dalla regione Toscana il 31 maggio con due righe, ma si viene a sapere un'ora prima della riunione che gli investitori non ci sono. 

Quindi, elementi che vanno a concretizzare una reale industrializzazione dello stabilimento non si stanno verificando. C'è stato un episodio a maggio: abbiamo scoperto che si era intrufolato nello stabilimento un esponente della Gkn facendosi passare per una ditta esterna di logistica che avrebbe avuto il compito di trasportare gli imballi. Noi siamo riusciti tramite la forza del presidio ad allontanare questo soggetto, il tutto alla presenza di Borgomeo che si è dichiarato estraneo alla faccenda. Fatto sta che fuori c'era pattuglia della DIGOS.
Il presidio serve, se non ci fosse stato ce l'avrebbero fatta sotto il naso. Per cui noi insistiamo anche su questo aspetto a mantenere il livello di presidio dell'anno scorso, ache se noi abbiamo liberato l'ingresso aziendale e ci siamo spostati nel parcheggio.

I cassaintegrati hanno il dovere di essere sempre presenti anche se in cassa integrazione, anche per gestire tutta quelle cose che l'azienda non fa, come la mensa, le pulizie. 

Tornando a ciò che dicevo prima, il dottor Borgomeo ha mandato una lettera direttamente ai lavoratori bypassando le forme di organizzazione sindacali, una condotta che ci porta indietro negli anni. 

C'è stata una risposta forte da parte delle organizzazioni sindacali che si sono unite insieme a noi in questa protesta. Ieri (16 giugno) c'è stata una forte assemblea perchè dicevano che gli investitori vedendo tutta questa movimentazione che facciamo potrebbero essere indotti ad abbandonare il progetto. Questa è una cosa grave, andare a mettere la paura addosso ai lavoratori. Ci siamo riuniti in assemblea per fare il punto, abbiamo buttato giù un ordine del giorno che rivendica i nostri diritti.


Continuano poi le nostre attività di mobilitazione, di sostegno,  di solidarietà alle altre vertenze sul territorio nazionale. Domani saremo a Roma nella manifestazione di Piazza del Popolo indetta dalla CGIL per ribadire i concetti contro il carovita. Secondo noi è necessario essere presenti, avere quello spazio per portare le nostre posizioni.


A luglio sarà un anno dal 9 luglio 2021 fatidico. Faremo un concerto fuori dalla fabbrica. Anche quando eravamo in produzione con Gkn c'erano alcune attività che si svolgevano ogni tanto fuori dai cancelli, compresi i concerti. Ci saranno gruppi musicali,  sarà un'occasione per festeggiare, anche se c'è poco da festeggiare, la lotta passata. Essere arrivati fino a qui con il mondo che c'è adesso, con i rapporti di forza difficili in generale, ci fa essere molto soddisfatti, almeno di questo.

Non bisogna adagiarsi, bisogna insistere, continuare a insorgere! 


venerdì 8 luglio 2022

8 luglio - IL CALDO UCCIDE, MA QUESTO È UN OMICIDIO PREMEDITATO CHE SI CHIAMA SFRUTTAMENTO E SCHIAVISMO: Tragedia in Calabria, bracciante muore sotto il Sole a 40°C: nessun divieto di lavoro nelle ore più calde Di Redazione

 

Antonio Lombisani, 59 anni, sposato, padre di una figlia, era un bracciante agricolo. È morto mercoledì 6 luglio stroncato dal caldo mentre era al lavoro in un agrumeto nella frazione Thiene del comune di Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza. Antonio è stato trovato riverso a terra, alle 14,30 di una giornata in cui il termometro ha superato i 40 gradi. La Procura della Repubblica di Castrovillari ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia per chiarire le cause della morte.

Solo pochi giorni fa, scrivono USB e Rete Iside in una nota, i due sindacati avevano lanciato il grido di allarme sui pericoli dello stress termico legato alle alte temperature sui luoghi di lavoro. Governo e Regioni, tranne Puglia e Basilicata come annunciato in più occasioni da TuttoLavoro24.it, nulla hanno fatto però di fronte all’emergenza climatica e alle alte temperature che colpiscono soprattutto il settore dell’agricoltura.

Anche quest’anno la Puglia e la Basilicata hanno vietato il lavoro agricolo dalle 12,30 alle 16, le ore più calde del giorno. Tali utili provvedimenti non sono arrivati alle orecchie del governatore della Calabria Occhiuto e tantomeno al ministro Patuanelli, più volte sollecitato ad un incontro sulle condizioni di lavoro del bracciantato, ma evidentemente non interessato a sentire le ragioni di chi tutti i giorni vive condizioni inaccettabili. Una misura, la sospensione del lavoro nelle ore più calde, che deve essere applicata in modo preventivo e diffuso su tutto il territorio nazionale, prima di dover piangere la morte di un altro lavoratore.

“Evidentemente si preferisce ossequiare gli interessi dell’agroindustria e della GDO anziché cercare di governare le emergenze”, scrivono Usb e Rete Iside, che ricordano anche il caso del giovane bracciante Camara Fantamadi, 27enne maliano deceduto mentre lavorava nei campi del Brindisino nell’estate 2021, e come lui molti altri, non solo migranti: Giuseppina Spagnoletti, 39 anni, morta il 31 agosto 2017 a Ginosa (Taranto) per un malore e la grande fatica a temperature insostenibili; Paola Clemente, 49 anni, morta ad Andria il 13 luglio 2015 durante l’acinellatura, la ripulitura dei grappoli dagli acini imperfetti fatta a mano sotto i teli di plastica che arroventano l’aria, nella quale sono impiegate soprattutto donne, locali e romene. Pochi giorni dopo morì anche Mohammed, 47 anni, sudanese, mentre raccoglieva i pomodori nelle campagne fra Nardò e Avetrana. Stroncato dal caldo e dalla fatica. E pochi giorni prima di Fantamadi un bracciante orientale di 57 anni era morto nei campi di riso in provincia di Pavia, ucciso da un colpo di calore.


giovedì 7 luglio 2022

7 luglio - Stellantis, 4.704 esuberi nella fabbrica di Melfi: li chiamano temporanei ma di fatto sono futuri licenziamenti. OCCORRE LA LOTTA E L'ORGANIZZAZIONE DI CLASSE

 

4.704 esuberi temporanei che nella sostanza preannunciano licenziamenti. Mai fidarsi degli accordi firmati da padroni e sindacati confederali!

“Per il suddetto stabilimento di Melfi - scrive l’azienda al Ministero - in premessa al precedente accordo sindacale stipulato il 25 giugno 2021, è contemplato un piano in materia di investimenti, riorganizzazione, occupazione e relative misure gestionali per la produzione di quattro nuove vetture completamente elettriche e multibrand – il cui lancio è previsto a partire dal 2024 – nonché l’assemblaggio diretto nello stabilimento delle batterie per le vetture elettriche ivi fabbricata”.

Quel “piano” (e l’accordo), che prometteva che non ci sarebbero stati esuberi, prevedeva comunque una cassa integrazione già per migliaia di operai, il taglio di una linea di produzione, ma il mantenimento della produzione di 400 mila auto l’anno e una serie di “incentivi all’esodo” per gli operai che hanno

raggiunto quasi i mille. È chiaro che questo piano di produzione in questo caso non si sarebbe potuto fare senza spremere fino all’osso ogni operaio sulla linea, aumentando i ritmi e quindi peggiorando di molto le condizioni di lavoro.

Adesso però arriva la marcia indietro su “investimenti, riorganizzazione, occupazione” con frasi che tendono sempre ad ingannare come l’inizio di questo altro paragrafo: “Contemporaneamente alle necessità connesse alla realizzazione del piano di riorganizzazione dello stabilimento di Melfi, illustrato ili 25 giugno 2021, si rende necessario fronteggiare , per gli attuali modelli in produzione – Jeep Renegade, Jeep Compass e Fiat 500X – gli effetti della complessiva situazione di mercato nonché le repentine e imprevedibili mancanze di forniture di componenti di produzione essenziali, dovute alla perdurante crisi globale dei semiconduttori.”

Che i “modelli in produzione - Jeep Renegade, Jeep Compass e Fiat 500X”, che erano considerati il fiore all’occhiello dell’azienda (auto per la classe media) in questo periodo non avrebbero retto la concorrenza e che c’è una crisi globale di materie prime e soprattutto di semiconduttori, i dirigenti della Stellantis lo sapevano già al momento della firma del famigerato accordo, ma hanno voluto, come sempre, scaricare sugli operai tutti i costi. E si scarica doppiamente quando si fa ricorso all’aiuto dello Stato che concede la deroga alla cassa integrazione, cosa che dovrebbe essere concordata nell’incontro previsto per il 20 luglio.

Mentre, quindi, per i padroni della fabbrica di automobili più grande d’Italia adesso quell’accordo non è più valido, i sindacati continuano a riempire l’aria, e la testa degli operai, di chiacchiere sulla necessità degli ammortizzatori e i “pericoli” per l’indotto e per tutta l’area industriale! Ma invece di dare inizio alla lotta… ne parleranno il 20 luglio al Ministero.

Gli operai sanno per propria esperienza (e in particolare a Melfi non ci si dovrebbe mai dimenticare degli eccezionali 21 giorni di sciopero) che senza una lotta che tenga d’occhio gli accordi questi vengono lasciati nelle mani dei padroni e dei sindacalisti al loro servizio che ne fanno quello che vogliono.

E vista la dura “crisi di lunga durata” che si preannuncia è necessario e urgente organizzarsi e prendere la lotta nelle proprie mani!


mercoledì 6 luglio 2022

6 luglio - SOLIDARIETÀ TRA OPERAIE

 

Dalle operaie della Pellegrini/ex Ilva di Taranto alle operaie della Beretta di Trezzo

Lavoratrici, compagne, la solidarietà, l'unità nella lotta è una nostra arma fondamentale. L'attacco che sta andando avanti in queste fabbriche è un attacco a tutte le donne. Facciamo conoscere in tutte le realtà in cui siamo la lotta delle operaie della Beretta che stanno davanti ad uno snodo importante, mandiamo loro messaggi. Inviateli a WA 3408429376 e lavoratriciprecariedisoccupate@gmail.com, e noi li faremo immediatamente pervenire.

Assemblea Donne/Lavoratrici

_______________________

Un saluto alle colleghe, dipendenti Beretta. Mi presento, sono una dipendente dell'Azienda Pellegrini, appaltatrice Acciaierie Italia ex Ilva Taranto. 

Siamo con voi nella lotta per riprenderci i nostri diritti come lavoratrici e la nostra dignità salariale.

Anche noi a Taranto stiamo lottando contro pesanti discriminazioni, accordi sindacali che colpiscono nostri diritti fondamentali, come la malattia,

La nostra situazione lavorativa è contrattuale x mezzo del covid 19 nel 2021 è stata modificata con parametro orario esteso con più ore. Dopo 2 anni di pandemia la nostra azienda Pellegrini ha pensato di premiare il personale confermando quelle ore in contratto indeterminato. Purtroppo, però, non a tutte, per un accordo sindacale USB /Fisascat Cisl che stabilisce quel parametro solo a chi non ha sforato le 48 ore di malattia nell'arco del 2021, non mettendo neanche in conto le assenze per la pandemia. 

Questa è una discriminazione che purtroppo ci è costata cara poiché siamo tornate dopo il 30 Marzo chi ha 15 ore, chi a 17.

Ma anche noi stiamo lottando, perchè questa discriminazione che colpisce soprattutto noi donne non passi. Con forza difenderemo ciò che non possono toccarci: il diritto al nostro lavoro.

Un forte abbraccio, siamo con voi in lotta e pensiamo che l'unità delle lavoratrici sia un'arma importante per noi.

Lucia dipendente Gruppo Pellegrini ex Ilva


6 luglio - BOLIVIA: IL SINDACATO OPERAIO DI SUOR NAZARIA IGNACIA

La religiosa, deceduta il 6 luglio 1943, è stata la fondatrice del primo sindacato femminile e operaio in America latina.

di David Lifodi da Bottega del Barbieri

Il 6 luglio 1943 moriva la suora spagnola Nazaria Ignacia, fondatrice, in Bolivia, nel 1933, del primo sindacato femminile in America latina, dieci anni prima della nascita della Federación de Fabriles y la Federación de Mineros e ben diciannove della storica Central Obrera Boliviana (Cob), nata nel 1952. Il sindacato sorto su impulso della suora, che raggruppava le donne contadine, quelle dedite al commercio informale e le casalinghe della città di Oruro si distingueva rispetto alla Federación de Mineros, che pure vantava dirigenti di alto livello come Juan Lechín Oquendo, Simón Reyes, Víctor López Arias, Édgar (Huracán) Ramírez e Óscar Salas, ma per statuto, potevano essere esclusivamente uomini, a differenza del Sindicato católico de mujeres trabajadoras del hogar. Proveniente dalla Congregación de las Hermanitas de los Ancianos Desamparados, Nazaria Ignacia arrivò a Oruro nel 1912. Beatificata nel 1992 e canonizzata nel 2018, la suora è la stata la prima santa boliviana. Il docente dell’Universidad Católica Boliviana San Pablo Carlos Cordero Garraffa ricorda che la suora decise di fondare il primo sindacato latinoamericano del continente dopo aver visto la situazione in cui versavano le donne di Oruro ed aver creato, nel 1927, sempre nella stessa città, la Congregación Hermanas Misioneras de la Cruzada Pontificia. Questo sindacato, così inedito, si dette da fare per la creazione di comedores per i poveri, case di accoglienza per gli orfani, ma soprattutto, la suora si distinse per il suo impegno ante litteram contro il patriarcato e il machismo che già allora imperversavano nel paese. Nazaria Ignacia venne a conoscenza delle durissime condizioni di vita nelle miniere, dette assistenza ai disoccupati, lavorò con i movimenti contadini, minerari e operai, non caso fu lei stessa a qualificare come obrero il suo Sindicato católico de mujeres trabajadoras del hogar e promosse inoltre la Olla del pobre, che alleviava la fame di circa 150-200 persone al giorno. Nata nel 1889 a Madrid, la religiosa si dedicò completamente all’attività missionaria non solo in Bolivia, ma anche in Uruguay e in Argentina, dove trascorse il suo ultimo periodo di vita. Il legame della suora con la città di Oruro era così forte che, per venire incontro alle sue ultime volontà, nel 1972 vi furono trasferiti i resti. In una lettera pastorale del 15 maggio 1931 Nazaria Ignacia ricordava le difficili condizioni di vita della classe operaia, in particolare di quella boliviana e soprattutto femminile. Le venti donne che inizialmente facevano parte del sindacato non erano dipendenti di nessuna impresa pubblica o privata. In particolare, Nazaria Ignacia amava ricordare in maniera inequivocabile: “Estamos perdiendo el tiempo si no bajamos a la calle, si no salimos a la realidad, si no vamos donde la gente nos necesita, sobre todo los más pobres”.

Antesignana di un sindacalismo combattivo, Nazaria Ignacia resta ancora oggi un simbolo di coerenza e di impegno da seguire.



martedì 5 luglio 2022

5 luglio - dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

 

L'inflazione segna il record dal 1986. E arriva all'8%. Una mensilità è già quasi bruciata. Come in un effetto domino, ogni venditore ritocca i prezzi al rialzo. Gli unici che non possono farlo sono i venditori di forza lavoro.

Noi possiamo farlo solo attraverso la mobilitazione sociale. Ed è per questo che coltivano la nostra divisione, paura e rassegnazione.

Così salari bloccati - da moderazione salariale, svuotamento dei contratti nazionali, precariato e appalti, scioperi rituali - e inflazione si combinano: un altro giro di giostra nello spostamento della ricchezza dal lavoro al capitale.

E a questo va aggiunto:

1. Pensare che il salario vada rimpinguato solo con misure fiscali è sbagliato e falso. Se il sistema fiscale rimane complessivamente iniquo, lo "sconto" fiscale in busta lo ripagherai in seguito. Si deve aumentare il salario diretto ma anche quello differito: quindi patrimoniale subito, tassazione diretta fortemente progressiva, ridurre pesantemente la tassazione indiretta.

2. L'inflazione è spinta dalla guerra ma inizia prima della guerra. La catena del valore capitalista è impazzita. La finanza si getta su ogni movimento di prezzo per farne una bolla da cui trarre guadagno. Che siano legno, Bitcoin, grano o rame, poco importa per il capitale. Ma noi mangiamo grano e i giochini di trading li ripaghi tutti al supermercato. La vita e la finanza sono inversamente proporzionali.

3. Se la situazione è disastrosa qua, il combinato di desertificazione, guerra, rialzo prezzi nei paesi più poveri è catastrofe. È in arrivo un nuovo tsunami di disperazione. Chi sta in alto ci imbottirà ulteriormente di nazionalismo e razzismo.

4. Non abbiamo alternative alla lotta. Ma il contesto ci impone di prenderci cura di ogni grammo di sudore, di ogni minuto di sciopero, di ogni parola pronunciata. Fuori dall'emergenza e dentro l'urgenza ma anche fuori da ogni forma di ritualità, velleità, minoritarismo.

Scala mobile dei salari

Il capitale deve cedere, il lavoro deve avere

Riduzione d'orario a parità di salario

Insorgiamo per convergere, convergiamo per insorgere

Lo sciopero generale e generalizzato è un processo, non una data

#insorgiamo


domenica 3 luglio 2022

4 luglio - SULLA SENTENZA DEL 30 GIUGNO

 

Sulla sentenza del 30 giugno del Tribunale di Firenze nel processo d’appello-bis.

Firenze. In questi giorni, dopo la condanna di Moretti a 5 anni al 4° grado di giudizio, una schiera di giornalisti prezzolati (disposti a farsi comprare e a svendere la propria ‘coscienza’), si è scandalizzata per questa condanna e si sta affannando nella difesa sperticata del cavalier “spiacevolissimo episodio”.

Da ciò che scrivono mostrano di essere, oltremodo, disinformati o di essere prezzolati passacarte.

‘Cavaliere’ perché fu nominato dall’allora capo di Stato, Napolitano, in occasione del 1° anniversario della strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009; “spiacevolissimo episodio” perché Moretti ebbe l'ardire di definire così l’immane tragedia all’audizione della Commissione Lavori del Senato, 8 mesi dopo il disastro ferroviario.

A ‘lorsignori’ giornalisti è bene ricordare anche che nella gestione Moretti, dal 2006 al 2014, come Ad della holding Fs, sui binari ferroviari di questo paese hanno perso la vita 56 lavoratori, mediamente una vittima ogni due mesi.

Questo “spiacevole” drammatico particolare la dice tutta sulla sicurezza vantata e sbandierata dall’ing. Moretti nella sua ‘dichiarazione spontanea’ trasformata in una requisitoria autoassolutoria, di un’ora e venti minuti, tenuta prima che il collegio giudicante si ritirasse in camera di consiglio.

--
COORDINAMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI AUTOCONVOCATI PER L'UNITA' DELLA CLASSE

giovedì 30 giugno 2022

30 giugno - info solidale: NON UN PASSO INDIETRO. FINO ALLA VITTORIA! GUERRA, PANDEMIA, CAROVITA, MISERIA. CONTRO IL CAPITALE: LOTTA DI CLASSE!

 

Movimento di Lotta - Disoccupati "7 Novembre"

Un importante gironata di lotta che ha visto oltre 500 disoccupati/e in piazza, insieme al Comitato Vele Di Scampia 167. Un corteo lunghissimo e l'occupazione del Consiglio Comunale fino all'incontro che, ad integrazione della nota pervenuta il 27/06 da parte della Prefettura, dove si convoca il prossimo incontro per il 6 Luglio, si

specifica che il Ministero del lavoro ha richiesto ai partecipanti al tavolo, durante le interlocuzioni telematiche avvenute tra gli enti nella giornata del 23, ulteriori verifiche al fine di approfondire le ipotesi di lavoro presentate dalla documentazione del Comune di Napoli e dal Ministero del lavoro.

Dopo una lunga mobilitazione, fatta di lotte e repressione, abbiamo finalmente riaperto la trattativa tra Ministero del Lavoro, Prefettura, Comune di Napoli.

1) E’ stata pubblicata la delibera dei G.O.L. i finanziamenti che potrebbero finanziare percorsi di formazione e lavoro anche per le platee storiche dei disoccupati di lunga durata facendo rientrare anche i disoccupati di lunga durata residenti in quartieri o zona a particolare rischio di esclusione e vulnerabilità sociale.

2) È in corso la verifica da parte del Ministero del Lavoro dei documenti del Comune di Napoli e delle proposte progettuali di accompagnamento dei disoccupati di lunga durata: usando i G.O.L. ma sostenendo anche tramite altri fondi (gli F.S.E.), altre risorse e normative speciali per i disoccupati storici di Napoli (come avvenne per le Cooperative 25 Giugno o Primavera 3)

In questi giorni e settimane ci sono stati diversi incontri tra le varie istituzioni. Con oggi abbiamo ufficializzato che, per evitare tavoli inutili, il giorno 6 Luglio ci sarà in Prefettura di Napoli, con il Comune di Napoli, un ulteriore incontro con la nostra delegazione ed il Ministero del Lavoro che entra nel merito delle proposte concrete che gli enti intendono mettere in campo.

Non possiamo che ribadire che solo la nostra mobilitazione e la partecipazione attiva in piazza di tutti/e gli iscritti al movimento dei disoccupati può mettere fiato sul collo e garantire risultati concreti. Infatti, nel frattempo, è stato attivato il concorso per l'ASIA Napoli, dopo anni di denunce da parte nostra sul degrado cittadino e sull’utilizzo delle Agenzie Interinali. Ma un concorso dove ci sono requisiti che escludono alcuni soggetti, per accedere ai test la partecipazione è legata al pagamento di 15 euro, ci sono requisiti che valorizzano il percorso clientelare delle Agenzie Interinali, non ci sono clausole specifiche per i disoccupati di lunga durata, da settimane in città già si promettono posti di lavoro in cambio di soldi a faccendieri e politicanti, nel frattempo vengono già stabilite alcune liste preferenziali per cui oltre 200 unità saranno vincolate da alcuni requisiti e non si soddisfa il fabbisogno che dovrebbe andare ben oltre le 500 unità: in tutto questo le piattaforme online, non per tutti accessibili, sono andate in tilt in poche ore.

Proseguiamo la lotta, senza sosta, per strappare i risultati per cui da tempo lottiamo: formazione, lavoro socialmente necessario, salario garantito!

Dopo due anni di Covid e gestione criminale e caotica delle misure di contenimento, l'escalation militare, le conseguenze sociali sono enormi: carovita, disoccupazione, precarietà, morti sul lavoro, disastri ambientali.

O ci organizziamo noi e lottiamo...O continueranno a sfruttarci ed opprimere...

Il 5 Luglio saremo al Tribunale di Napoli per uno dei tanti processi che vede coinvolti 8 nostri compagni/e mentre il 6 Luglio: tutti in piazza!

MOVIMENTO DI LOTTA-DISOCCUPATI “7 NOVEMBRE”

cercaci su Facebook, Instagram o via email mov7nov@gmail.com

Le iscrizioni sono ancora aperte, tutti i Lunedì dalle 16:30 a Via Carriera Grande 32, sede di Napoli

Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

#Napoli #7nov #Lavoro