mercoledì 18 dicembre 2024

18 dicembre - Per Vittorio Granillo - Saluto dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

Gli operai, tutte le lavoratrici e i lavoratori dello Slai Cobas per il sindacato di classe sono molto addolorati per la morte di Vittorio Granillo, dirigente operaio dello Slai cobas di Pomigliano/Napoli, e mandano un saluto solidale a tutti gli operai, le operaie, i compagni di Pomigliano per la loro grave perdita, dopo quella recente di Mara Malavenda, anch'essa lavoratrice dirigente del sindacato, con cui Vittorio ha sempre lottato.

Si tratta di una perdita di un compagno con cui siamo stati legati dal 1992, dalla nascita, per la prima volta, e rimasta unica, dei cobas nelle grandi fabbriche; abbiamo fatto un percorso di anni insieme, e anche quando abbiamo autonomamente costruito lo Slai cobas per il sindacato di classe, il legame di lotta di classe, l'affetto, la simpatia scherzosa, anche nei momenti di polemica sono stati sempre presenti.

Non si tratta solo della perdita di un compagno, operaio comunista, ma della perdita di un pezzo di storia del movimento operaio, non solo di Pomigliano, un pezzo di storia della difficile strada per ricostruire il sindacalismo di classe, a partire dalle fabbriche, che veda protagonisti gli operai e operaie, centrali nella battaglia per porre fine al sistema economico, politico del capitale, per diventare i "becchini" di questo sistema di sfruttamento e di oppressione.

Vittorio in questa battaglia è stato un esempio di coerenza e di radicale opposizione di ogni compromesso, anche quando insieme a Mara hanno fatto l'esperienza della lotta parlamentare.

Noi vogliamo ricordare Vittorio soprattutto nelle sue battaglie dentro l'Alfa, poi Fiat di Pomigliano degli "anni buoni" in cui la sua lotta coerente, di scontro aperto verso tutti i responsabili dell'attacco verso gli operai, la sua forza, determinazione, riconosciuta e seguita da tantissimi operai e operaie aveva permesso di conquistare dei risultati in fabbrica. Anche quando lo Slai Cobas nazionale ha cambiato il suo Dna di sindacato di classe e di base con al centro le fabbriche e nelle mani degli operai, Vittorio ha mantenuto coerentemente la natura operaia dello Slai Cobas di Pomigliano.

Poi vi è stato la situazione e il clima difficile nelle fabbriche che tuttora permane; in questi anni abbiamo anche polemizzato con Vittorio per una sua certa illusione giudiziaria. Ma anche in questo periodo non è mai venuto meno il rispetto reciproco e il riconoscimento, sia pur con differenti posizioni,  della sincerità con cui Vittorio, e Mara, facevano anche questa battaglia, pensando solo e soltanto agli operai e operaie.

Vittorio, come Mara, ci mancherà molto, anche la sua ironia e ottimismo, ma rimarrà sempre con noi.

Slai Cobas per il sindacato di classe

coordinamento nazionale


martedì 17 dicembre 2024

17 dicembre - Ci è giunta pochi minuti fa la tristissima notizia della morte di Vittorio Granillo dirigente dello Slai Cobas di Napoli/Pomigliano

 Napoli, è morto Vittorio Granillo fondatore e dirigente del sindacato operaio autorganizzato

17 Dicembre 2024

Campania 0

Lo Slai Cobas sotto la sua guida e di Mara Malavenda ha conquistato importantissime vittorie contro Fiat e Stellantis

E’ morto Vittorio Granillo, i dirigente sindacale, fondatore insieme a Mara Malavenda nel 1992 dell’organizzazione sindacale indipendente Slai Cobas, prima forma di autorganizzazione operaia.

Lo Slai Cobas, sotto la guida del compagno Vittorio Granillo e della compagna Mara Malavenda, ha conquistato importantissime vittorie, in molti casi contro “Fiat” e “Stellantis”, in oltre dieci sentenze di Cassazione sezione lavoro, autentiche smentite giuridiche alla dittatura padronal-confederale ed ha riaperto al riconoscimento giuridico dei diritti sindacali di ogni organizzazione dei lavoratori – spiega in una nota l’organizzazione sindacale di base – Lo Slai Cobas ha determinato con il proprio lavoro e battaglie, il principio fondante di ogni sindacato autentico dei lavoratori e delle lavoratrici, l’autorganizzazione”.

La lotta della classe operaia in questi trentadue anni da che è avvenuto il crimine politico della concertazione e della limitazione dei diritti sindacali nel nostro Paese, è diventata una questione di una gravità politica senza precedenti nella Storia repubblicana – continua la nota dello Slai Cobas – E a dimostrarlo non sono solamente le cronache delle stragi sul lavoro e delle centinaia di migliaia di infortuni e malattie professionali che affliggono ogni anni i lavoratori e le lavoratrici, italiani/e ed immigrati/e, ma anche la continua ridefinizione complessiva filo-padronale da parte di parlamenti e governi corrotti dalle grandi firme del capitale nostrano delle regole del diritto del lavoro e dei contratti nazionali del lavoro firmati sempre ed esclusivamente dalle organizzazioni colluse e corrotte dal sistema capitalistico del profitto ad ogni costo e della flessibilità, a vantaggio quasi esclusivamente dei padroni, e la continua chiusura ed esternalizzazione delle attività produttìve. Prossimamente – conclude la nota – ci sarà occasione di approfondire e dare

sabato 14 dicembre 2024

14 dicembre - info Taranto: Asili, prima lo scippo del mese estivo, ora si tolgono ferie alle lavoratrici/lavoratori - lo Stato di agitazione continua

 

Da un lato il Comune di Taranto, l'assessorato ai servizi educativi continua a negare incontri richiesti per aumento dell'orario, salario minimo e sicurezza, e neanche nel prossimo periodo di festività natalizie fa cominciare a recuperare giornate ed ore del mese estivo scippato;

dall'altro la Ditta Servizi Integrati toglie ferie ai lavoratori per usarle nelle giornate di chiusura degli asili a Natale, così come non paga giornate di chiusura per maltempo o per i dovuti per legge controlli sanitari disposti dalla ditta.

Premesso che le ferie non vanno usate dalla ditta pro domo sua, dato che la ditta ha solo la facoltà di autorizzare o non autorizzare il periodo di ferie richiesto da una lavoratrice,

lo Slai cobas chiede di coprire il prossimo periodo festivo con giornate/ore lavorative; e chiede per le giornate di maltempo o di visite sanitarie disposte dalla ditta che queste siano pagate, perchè non sono frutto di una decisione del lavoratore; anzi, vedi per il maltempo, i lavoratori erano pronti a scendere a lavorare e sono stati bloccati. 

Lo Slai cobas ritiene inaccettabile che il Comune non risponde alle legittime richieste delle lavoratrici e lavoratori degli asili. 

Per tutto questo, dopo gli scioperi fatti nelle scorse settimane e mesi, lo stato di agitazione continua: Comune, Ditta, dirigenti degli asili chiedono più lavoro, multi mansioni, non risolvono neanche mezzo problema; le lavoratrici e lavoratori faranno solo le attività lavorative indispensabili e solo quelle previste dal capitalato d'appalto e compatibilmente con le attrezzature da medioevo, a disposizione. Niente di più!

Slai Cobas sc Taranto

14 dicembre - NELLE STRAGI SUL LAVORO SONO PIÙ DI 100 LE LAVORATRICI UCCISE IN NOME DEL PROFITTO. Dal blog di C. Soricelli

Anche ieri un'altra strage. Rendiamo omaggio a Teresa Carceo un'altra donna morta sul lavoro in soli due giorni: Teresa è caduta da un veicolo elettrico dentro un agriturismo, oltre 100 le donne morte sul lavoro quest'anno. Ma ieri è morto anche un edile di 65 anni in un cantiere ANAS. Questa vittima è dovuta all'allungamento indiscriminata dell'età per andare pensione, non tenedo conto che in tarda età non si possono svolgere lavori pericolosi. Grazie a Salvini che "ruba" i voti dei lavoratori promettendo sempre sotto alle elezioni di abolire la legge Fornero per poi addirittura peggiorarla una volta presa la poltrona, tra l'altro Salvatore Briamante la vittima, lavorava in un cantiere dell'ANAS 

giovedì 12 dicembre 2024

Strage di lavoratori anche ieri; 6 morti, 5 sui luoghi di lavoro e uno in itinere, superati di corsa i 1000 morti sui lui luoghi di lavoro e i 1400 con l'itinere. Un auentico boom e rendono il lavoro sempre più precario e quindi insicuro. Rendiamo omaggio alla bellissima "angela" Mimma Faia morta dopo due mesi di agonia; folgorata mentre lavorava in una trattoria palermitana 

PALERMO – Mimma Faia è morta dopo oltre due mesi dall’infortunio, la donna (nella foto) di 38 anni che era rimasta folgorata in una trattoria di corso dei Mille, dove lavorava. Stava passando lo straccio in un locale a palermo quando è stata folgorata da una scarica elettrica. Già oltre 100 le donne morte sul lavoro anche quest'anno. guidando trattori e camion, su macchinari, ma soprattutto in itinere per la stanchezza, per la fretta di rendere compatibile il loro lavoro con il loro carico familiare. Una di queste lavoratrici è stata costretta a licenziarsi perchè l'azienda per la quale lavorava non gli ha concesso una flessibilità di 15 minuti in entrata al lavoro. doveva portare presubilmente i figli a scuola. Praticamente c'è stata un'altra strage come quella di Calenzano ma diffusa sul territorio nazionale. Onorevole Gribaudo, occorre rivedere l'organizzazione del lavoro, soprattutto se si ha un carico familiare. Ecco chi sono gli altri 4 lavoratori morti ieri. Due sono in Emilia Romagna, nella rpvincia di Modena è morto un artigiano nella sua officina colpito da un pezzo di macchinario. In provincia di Reggio Emilia è morto il Ferroviere Guglielmo Maiello, Nella provincia di Pesaro Urbino, al largo di Fano è morto un pescatore cadendo in mare, in provincia di Frosinone e morto un operaio albanese, mentre togleva dal tetto l'amianto, il tetto è crollato, ferendo anche un operaio marocchino, sono residenti in Emilia Romagna, è uno di quei morti itineranti che ormai rappresentano da soli il 30% dei morti, gli stranieri sono ormai il 40% dei morti sotto i 60 anni.. Onorevole Chiara 

Gribaudo, non creda a chi dice che mi invento i morti, sono tutti registrati, lo dicono per coprire i loro fallimenti e interessi

venerdì 13 dicembre 2024

13 dicembre - SULL'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO, per il dibattito: Respinto (per ora) l'attacco di Salvini al diritto di sciopero - Necessaria l'unità dei lavoratori, lavoratrici per nuovi scioperi - la nostra posizione post 29

 dal blo proletari comunisti

Per oggi, 13 dicembre, l'Usb chiama i lavoratori ad uno sciopero nazionale. Occorreva respingere l'attacco fascista, anticostituzionale di Salvini allo sciopero ed è stato respinto con la sentenza del Tar del Lazio, per cui oggi anche i trasporti sciopereranno per l'intera giornata. Di questo siamo contenti!

Ma chiaramente Salvini tornerà a bomba, e annuncia una proposta di legge che punterebbe a mettere ulteriori catene a gran parte dei lavoratori (non solo dei trasporti ma di tutti i servizi pubblici), già fortemente impediti dalla Commissione garanzia scioperi con la legge 146/90 a fare scioperi di tutti che possano pesare nei tempi e nelle modalità), in maniera che sia di fatto vietato il diritto di sciopero. Un divieto che partirebbe dai servizi pubblici ma via via si estenderebbe anche ai settori privati, alle fabbriche, a tutti i lavoratori. Non abbiamo dubbi che la Meloni e tutto il governo appoggerebbe l'attacco di Salvini in sintonia con i piani fascisti dei decreti sicurezza e gli altri precedenti. Mattarella che farà, dirà anche questa volta: io non ero d'accordo, ma firmo...?

Quindi è sempre più necessaria l'unità di lotta di tutti i lavoratori e lavoratrici per impedire che questi piani fascisti vadano avanti, per difendere realmente condizioni di lavoro, di vita, sicurezza, diritto di sciopero, diritti sindacali in generale. Un'unità che deve andare al di là delle appartenenze sindacali, dai lavoratori iscritti ai sindacato confederali, soprattutto nelle fabbriche e posti di lavoro privati che sono tuttora la maggiorparte, ai lavoratori dei sindacati di base, che oggi è nella mobilitazione unitaria che devono far pesare piattaforme, prassi, forme di lotte di classe, ostacolando piattaforme e prassi dei sindacati confederali, compresa la Cgil di Landini che "parla bene" ma ancora pratica la prassi di sempre. (Su questo riportiamo di sotto il numero di Controinformazione rossoperaia su "Dopo lo sciopero del 29 novembre - la lotta nelle fabbriche - i passi da fare. Invitando i lavoratori, lavoratrici a stamparlo e diffonderlo nei loro posti di lavoro) 

Ma proprio rispetto alla necessità odierne di lavorare per un grande movimento dei lavoratori, riteniamo sia stata una scelta sbagliata quella dell'USB di aver indetto uno sciopero separato, invece di aderire allo sciopero del 29 novembre, a cui tra l'altro ha partecipato la maggiorparte dei sindacati di base. Questa decisione è sbagliata perchè si separa dalla maggioranza dei lavoratori a livello nazionale e di tutti i settori e fa prevalere una logica di "parte", di medaglietta, di divisione che oggi più che mai è deleteria. 


 

giovedì 12 dicembre 2024

12 dicembre - info: La protesta degli ‘schiavi dei divani’ di Forlì va avanti: “Così ci sfruttano, ecco la catena”

Dietro le condizioni denunciate dai lavoratori si nasconde una rete di sfruttamento organizzata, sostiene Sudd Cobas. Gruppo 8: "Non c'entriamo con la gestione dei dipendenti di Sofalegname"

di Flora Alfiero | 12 Dicembre 2024 

La protesta degli “schiavi dei divani” di Forlì va avanti e la situazione resta tesa e irrisolta. Gli operai, organizzati dal sindacato Sudd Cobas, continuano a presidiare lo stabilimento di via Meucci dove da otto mesi vivono in un magazzino trasformato in dormitorio. La richiesta è chiara: applicazione del contratto nazionale, turni di 8 ore per 5 giorni, pagamento dei contributi INPS e una soluzione abitativa dignitosa. Tuttavia, la trattativa con l’azienda si è interrotta martedì pomeriggio, quando la direzione ha respinto le richieste sindacali. Sul luogo del presidio è intervenuta anche la polizia per identificare i manifestanti, in quello che i sindacalisti vedono come un tentativo di intimidazione. “Non stiamo chiedendo la luna – spiega Sarah Caudiero di Sudd Cobas – sui diritti minimi e la legalità non trattiamo”.

mercoledì 11 dicembre 2024

11 dicembre - ANCORA SULLA STRAGE DI CALENZANO: All'ENI di Calenzano l'ennesima strage operaia per il profitto dei padroni, sostenuto dai governi dei padroni, in primis oggi il governo Meloni

 

Davide Baronti (in alto a sinistra), Gerardo Pepe (sotto), Vincenzo Martinelli (al centro),
Franco Cirelli (in alto a destra), Carmelo Corso (sotto)

L'esplosione all'ENI di Calenzano è l’ennesima strage operaia, sono saliti a 5 gli operai morti e 26 feriti.

Le stragi sul lavoro sono state una caratteristica in questi mesi, quasi ogni mese abbiamo dovuto contare i morti operai, quasi ogni mese è calata pesante la morte operaia nel paese e nel mondo dei lavoratori, certamente non per cause naturali o fortuite ma la morte dentro il sistema di gestione da parte del Capitale e dei padroni delle condizioni di lavoro sui posti di lavoro.

La drammatica mancanza di sicurezza a cui corrispondono i mancati controlli dello Stato e delle sue istituzioni preposte, lo sfruttamento in ogni condizione, la precarietà, i bassi salari, il sistema degli appalti, dei subappalti, sono l'insieme delle cose che seminano lutti nelle file dei lavoratori dei loro familiari. L'esplosione di Calenzano dipende dal modo di produzione dell’ENI, che non è una fabbrichetta ma una delle principali multinazionali nel nostro paese, una multinazionale di Stato a servizio del profitto.

Come scrive il Presidente di Medicina Democratica: “nel 2017 e nel 2020 erano state segnalate criticità, poi nel 23 improvvisamente hanno detto che tutto andava bene”. Ecco come andava bene!

I gestori - dice sempre il responsabile di Medicina Democratica - quando sono di fronte a uno scenario importante come la rottura di un tubo, tendono a minimizzare, tendono a dire che non ci sono rischi” e qui i rischi invece li abbiamo visti tutti e contiamo i morti, i feriti, i dispersi, ma in questa occasione l'esplosione in fabbrica si è riversata pienamente sul territorio, presentando per alcune ore i peggiori scenari, come l'inquinamento, la gente che deve rimanere chiusa in casa, il rischio che non riguarda la fabbrica ma riguarda tutti gli operai dell'area contigua all'ENI e che riguarda le abitazioni cittadine, "mettetevi le mascherine, non uscite di casa, tenete chiuse le finestre": il capitalismo oggi è

sempre più questo nelle fabbriche e nei posti di lavoro, dall'ENI all’ex Ilva alle ferrovie, abbiamo contato stragi di ogni tipo e ogni volta a fronte di queste stragi ci sono state dette le stesse cose, anche dagli stessi che hanno prodotto le stragi.

lunedì 9 dicembre 2024

9 dicembre - CALENZANO (FIRENZE): ESPLOSIONE NEL DEPOSITO ENI. 2 OPERAI MORTI, 3 DISPERSI, 9 FERITI. Eni assassina - Stato e governo del capitale complici!

 da radio onda d'urto


Enorme esplosione al deposito della raffineria Eni di Calenzano (Firenze) con un bilancio di 2 lavoratori morti, 3 dispersi e 9 feriti, 1 grave. Sul posto pompieri, ambulanze e forze dell’ordine. La colonna di fumo nero è visibile a km di distanza, mentre l’esplosione è stata avvertita fino a Empoli e Firenze. Il rogo è scaturito, per cause da accertare, nel punto di carico dove le autobotti effettuano il rifornimento di carburante.

Il policlinico Careggi e gli ospedali del circondario hanno attivato il piano di massiccio afflusso, in previsione di un massiccio arrivo di feriti, con blocco dell’attività ordinaria dell’ospedale e spazi riservati al pronto soccorso. Chiusa l’uscita A1 e sospesa tutta la circolazione ferroviaria attorno a Calenzano, dove il Comune ha detto ai residenti di restare in casa, nel raggio di 5 km. Distribuite anche mascherine per il forte odore di idrocarburi nell’aria.

La corrispondenza  con Dmitrij Palagi, capogruppo in Consiglio comunale a Firenze per Sinistra Progetto Comune. Ascolta o scarica

Un primo commento con Alessandro Picchioni, segretario della Filctem-Cgil di Firenze. Ascolta o scarica

Sui rischi connessi al deposito Eni di Calenzano (Firenze) già nel 2020 Maurizio Marchi, di Medicina Democratica, avevano condotto un’accurata inchiesta: clicca qui

Rispetto a questa inchiesta di Medicina Democratica, Radio Onda d’Urto ha intervistato il presidente nazionale, Marco Caldiroli. Ascolta o scarica


 

giovedì 5 dicembre 2024

6 dicembre - info: La crisi mondiale della siderurgia scaricata sui lavoratori in tutto il mondo - Arcelor/Mittal Francia

 

ARCELORMITTAL CONFERMA LA CHIUSURA DEL SITO DI DENAIN: "CI SARANNO LICENZIAMENTI DEFINITIVI"!

La minaccia incombeva, ma la speranza, per quanto flebile, rimaneva. La doccia fredda è arrivata lunedì 25 novembre alla fine della giornata, al termine di un consiglio economico e sociale tenutosi a Reims, che ha segnato il destino di 136 dipendenti. Evocando un "contesto economico difficile" e un "forte calo dell'attività" tra i suoi clienti nell'industria e nell'automotive, ArcelorMittal chiuderà i suoi siti di Reims e Denain, rispettivamente con 112 e 24 dipendenti, ovvero quasi un quarto della forza lavoro totale dei centri di assistenza ArcelorMittal in Francia. "La cessazione della produzione è prevista per giugno", ha aggiunto l'intersindacale in un comunicato.

Martedì 26 novembre, i colleghi di Dunkerque hanno noleggiato un autobus per l'Hainaut per sostenere i loro omologhi di Denais, in sciopero dal 20 novembre. Questa chiusura, "non è una sorpresa. Non abbiamo più nulla da perdere, andremo a sostenere i nostri compagni", insiste Gaëtan Lecocq, segretario generale della CGT di ArcelorMittal, che vede l'inizio di una lenta emorragia.

Siamo morti!

"Iniziamo con quelli piccoli prima di attaccare quelli più grandi. Denain e Reims, secondo lui, "sono solo l'inizio di una lunga lista se non facciamo nulla". Nel sito di Dunkerque, "senza il progetto di decarbonizzazione (che ArcelorMittal ha deciso di mettere in attesa), siamo morti". Non siamo più in discussione. Ci saranno licenziamenti a titolo definitivo (...) La fabbrica appartiene a noi.

mercoledì 4 dicembre 2024

5 dicembre - Nota sullo sciopero generale del 29 novembre - la lotta nelle fabbriche - i passi da fare

 

È assolutamente necessario tornare sullo sciopero generale del 29 novembre e collocarlo oggi con una valutazione che guarda a quello che sta realmente avvenendo nelle fabbriche e nei posti di lavoro. 

Innanzitutto una valutazione generale: lo sciopero generale è stato da noi condiviso e sostenuto perché era necessario per rispondere alla manovra finanziaria del governo e per rimettere in circolazione la mobilitazione dei lavoratori in tutto il paese in forma generale.

Abbiamo più volte detto che ci vuole uno sciopero generale ma serve uno sciopero generale che penalizzi tutto l'apparato industriale e che si traduca in manifestazioni forti sia nelle piazze sia nel territorio, inteso in senso lato, comprendente blocchi e forme di lotta per rendere chiaro il grado di opposizione tra i lavoratori. Così non è stato, alcune manifestazioni sono state abbastanza partecipate, pensiamo a Bologna, a Genova e, per quanto riguarda il Sud, a Palermo, ma in generale il livello di partecipazione alla manifestazione non è stato niente di che, non solo nei numeri, ma anche nella composizione di questi cortei che hanno

visto una forte presenza di pubblico impiego, di pensionati e la chiamata raccolta di tutto l'apparato sindacale, sia quello di vertice che quello di base, dai rappresentanti sindacali alle RSU.

Così i dati che vengono comunicati sono gonfiati e riguardano quelle realtà in cui effettivamente lo sciopero ha raggiunto numeri significativi.

Se pensiamo al sud, alle grandi fabbriche del Sud - alcune delle quali falcidiate dalla cassa integrazione e quindi i lavoratori in fabbriche che sono al di sotto del numero normale - facciamo un esempio su tutti: la manifestazione di Taranto, che ha visto la partecipazione di circa 300 lavoratori e con una riuscita bassissima all'interno delle Acciaierie all'interno di tutto l'appalto Ilva.

E’ chiaro quindi che c'è stata una non corrispondenza obiettiva tra le dimensioni dello sciopero generale necessario e anche delle parole espresse dai sindacalisti, in particolare da Landini, e la forma con cui lo sciopero generale e queste parole sono state poi interpretate realmente nelle manifestazioni.

Se dovessimo guardarlo da questo punto di vista, questo sciopero non segna tutt'ora un cambiamento né di fase né di livello di scontro tra padroni e governo, ma siamo nello stadio iniziale della ripresa e della lotta generale dei lavoratori e su questo lo sciopero può essere un segnale significativo.

La contrapposizione manifestatasi tra il governo e i sindacati confederali è stato un fatto positivo. Le parole di Landini sulla necessità della rivolta sociale e le altre parole espresse nel comizio di Bologna sono molto impegnative e sono da noi assolutamente condivise. Sicuramente è necessario lo sviluppo di una rivolta sociale fondata innanzitutto sulla mobilitazione dei lavoratori. E’ necessaria una forte contrapposizione in tutto il paese tra le politiche dei padroni e del governo e i lavoratori. Sicuramente questo cammino dello sciopero generale avviato il 29 ha bisogno di svilupparsi ed intensificarsi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ma sappiamo che le parole di Landini possono restare solo parole perché l'insieme dell'apparato sindacale rappresentato dal sindacalismo confederale in tutti questi anni ha dimostrato di non essere in grado di rispondere alle esigenze di lotta vera dei lavoratori.

Da parte nostra abbiamo fortemente insistito, prendendo anche a pretesto le parole di Landini per chiamare i lavoratori presenti allo sciopero -  ma anche coloro che non erano presenti - a intraprendere una via di lotta prolungata che abbia per obiettivo la difesa degli interessi dei lavoratori, il rovesciamento dell'azione dei padroni e delle politiche del governo a loro servizio.

Per questo è necessario che si incalzino i sindacati perché alle parole che hanno detto nei comizi corrispondono i fatti, che si incalzino i sindacati sul problema del salario, sul problema del lavoro, sul problema della Sanità, sul problema delle condizioni degli appalti, sul problema della sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio.

Un altro problema che è legato a questo è sicuramente il rapporto che c'è tra la situazione dei lavoratori e l'azione provvedimenti extra economici del governo. II grandi temi sono la guerra e la partecipazione italiana alla guerra, la repressione nei confronti della lotte dei lavoratori che in questo sciopero ha agito con l’oscena in campagna di Salvini che, prendendo a pretesto la situazione dei trasporti, ha sviluppato una forte campagna contro il diritto di sciopero che risulta essere il vero obiettivo di questo governo, in sintonia con la sua ideologia e il suo programma moderno fascista, di Stato di polizia, a servizio dell’interesse esclusivo degli interessi del Capitale.

È importante che in questo sciopero sia entrata la questione dei decreti sicurezza nella piattaforma dello sciopero stesso, perché intorno ai decreti di sicurezza il governo fa un passo importante e decisivo verso la repressione di tutti i lavoratori, verso la repressione dei movimenti di lotta, del movimento degli studenti, del movimento antifascista, del movimento in solidarietà con la Palestina, dei movimenti territoriali che combattono la devastazione territoriale e ambientale, dei movimenti ambientalisti e quindi è importante che il movimento dei lavoratori nel suo insieme, con i sindacati confederali, abbiano assunto l'opposizione ai decreti sicurezza.

Mentre non è avvenuto lo stesso per le questioni relative alla guerra imperialista, alla corsa agli armamenti, al riarmo, alla partecipazione italiana alle guerre. Non è avvenuto per quanto riguarda il ruolo del governo sul fronte dei migranti, sul decreto flussi, per esempio, che è una dei decreti volti all'espulsione di massa dei migranti, a bloccare i porti e le navi al loro salvataggio e alla loro accoglienza, e a rendere sempre più di tipo schiavistico e repressivo le condizioni di vita dei migranti che arrivano nel nostro paese. Questi temi non sono entrati in questo sciopero generale ed è importante che invece, nella continuità della lotta, vi rientrino pienamente, sia attraverso le piattaforme, i contenuti, sia attraverso la presenza, l'organizzazione e la partecipazione diretta allo sciopero generale delle forze che si battono contro la repressione e i decreti sicurezza, contro la guerra e la corsa agli armamenti e di tutto il fronte di solidarietà nei confronti dei migranti.

Quindi noi siamo per un nuovo sciopero generale, un vero sciopero generale da costruire nelle prossime settimane, soprattutto nei prossimi mesi, che sia corrispondente sia alle esigenze dei lavoratori e dei movimenti di lotta di opposizione politica e sociale nel nostro paese, sia alle parole che vengono espresse dai sindacalisti confederali e in primis da Landini sul carattere e i contenuti e le forme che lo sciopero deve avere, assolutamente necessario di fronte a un governo del Capitale, a un governo di stampo moderno fascista, da Stato di polizia, a un governo della guerra che evidentemente non ha nessuna intenzione di fare passi indietro rispetto alle politiche che sta portando avanti.

Uno sciopero generale di questa natura che metta sotto accusa l'intera politica del governo e sostenuto da manifestazioni in fondo e di lotta delle grandi masse dei lavoratori, è il brodo di cultura necessario alla richiesta forte e chiara della caduta del governo.

A questo sciopero hanno partecipato e aderito una parte dei sindacalismo di base e altri ancora hanno dato vita in occasione di questo sciopero ad iniziative di lotte particolari in alcune città e in alcune realtà. Tutto questo è innanzitutto di segno positivo perché uno sciopero generale ha bisogno della partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali, sia quelle confederali non allineate in maniera organica a governo e padroni in questo particolare momento, sia di tutto l'arcipelago del sindacalismo che raccoglie una fetta combattiva e d'avanguardia dei lavoratori.

Detto questo, però, la seconda questione che va posta è il cambio di passo dello sciopero generale vero richiede un cambio di passo e di tattica - per non alzare il polverone della discussione strategica - dell'insieme del sindacalismo di base e di classe, noi siamo per un passo indietro che possa portare a un passo in avanti. Il passo indietro sta nel fatto di puntare alto, puntare effettivamente sullo sciopero generale, puntare sul fatto di spingere e tallonare i sindacati confederali in questa direzione perché rispetto ai problemi e alle rivendicazioni che vengono sollevate, rispetto ai temi che si vogliono inserire in questo sciopero, è impossibile pensare di poter realizzare un passo in avanti dell'insieme dei lavoratori senza che si costruiscano scioperi generali che siano fondamentalmente promossi dai sindacati confederali. Questa è una necessità oggettiva se si vuole dare forza e contenuti alle battaglie che il sindacalismo di base deve fare.

In effetti – e questo sciopero parzialmente lo ha dimostrato - laddove le forze del sindacalismo di base e del movimento sono entrati in dialettica con questo sciopero, partecipando alle grandi manifestazioni o alle piccole manifestazioni che però coinvolgevano i settori di lavoratori non coinvolti dal sindacalismo di base, il sindacalismo di base e i movimenti hanno potuto influenzarlo, pensiamo al ruolo positivo che c'è stato nella dialettica tra lo sciopero generale indetto dai confederali e le battaglie condotte dagli spezzoni del sindacalismo di base che vi hanno aderito in situazioni come Torino, come Padova, nel Veneto.

Non sono servite invece obiettivamente le manifestazioni autonome promosse dal sindacalismo di base, a una delle quali abbiamo partecipato direttamente anche noi che sono stati marginali e oltre che poco partecipate dalla base reale di queste forze, sono stati marginali rispetto alle dimensioni generali dello sciopero generale, non servivano in questa occasione azioni minoritarie come concezione e marginali rispetto alle masse generali dei lavoratori e che non riuscivano a portare dentro le dimensioni effettive dello sciopero generale le rivendicazioni relative alla guerra, alla solidarietà con la Palestina, alla lotta contro la repressione. In questo senso, la peggiore delle decisioni rispetto a questo sciopero generale è stata quella di contrapporsi ad esso sviluppata dall'USB convocando in un'altra data lo sciopero generale che non può che essere che l'ultima forma dell'auto-sciopero e, sicuramente, non in grado né di incidere sull'universo generale dei lavoratori e meno che mai nel dare forza al conflitto con padroni e governo, sia sulle tematiche del salario, del lavoro, delle condizioni di lavoro e sicurezza, dei servizi sociali, della Sanità, del reddito, sia sul terreno della contrapposizione alle questioni generali del governo, rappresentate dalla guerra, dalla repressione, dalle politiche anti immigrati di stampo razzista e imperialista.

Altro discorso è il rapporto più generale con le fabbriche e le grandi fabbriche: questo sciopero non ha rappresentato un sostanziale passo in avanti, se pensiamo alla manifestazione di circa 20.000 operai della Stellantis hanno prodotto nelle settimane precedenti, se pensiamo alle vertenze in atto e alle situazioni di altre realtà produttive come le Acciaierie, sia a Taranto sia di tutte le fabbriche siderurgiche del nostro paese, se pensiamo all'insieme della condizione operaia e alle rivendicazioni di salario, di lavoro e sicurezza nelle fabbriche, si vede bene che questo sciopero non è stato in grado di raccoglierle.

Dobbiamo guardare a ciò che realmente succede e si produce in questo fronte di classe in termini attenti e corrispondenti alla condizione reale, la crisi del gruppo Stellantis interna alla crisi dell'auto a livello mondiale, dove si intrecciano la crisi di sovrapproduzione, le guerre commerciali e i processi di ristrutturazione, anche in funzione del cambiamento cosiddetto “epocale” che la produzione dell'auto domanda a fronte del cosiddetto passaggio alle auto elettriche. In questo contesto in cui sovrapproduzione e crisi di mercato convivono, i padroni su scala mondiale scaricano sui lavoratori e sulla classe operaia, sugli operai, il peso di questa crisi, traducendolo in licenziamenti di massa, chiusure di stabilimenti, che è un fenomeno che avviene su scala mondiale o, almeno, su scala dei grandi complessi automobilistici che vi sono nei paesi imperialisti e capitalisti. Su questo il problema è di opporre ai padroni la lotta di classe, la lotta effettiva degli operai, la lotta effettiva negli stabilimenti, il coordinamento della lotta tra i vari stabilimenti, la visione internazionale e internazionalista della lotta dei lavoratori.

Avevamo già posto questo problema in occasione dei grandi scioperi dell'auto che hanno toccato gli Stati Uniti e bisognava - e bisogna - riprendere la piattaforma generale di quegli scioperi e trasformarle in una piattaforma generale all'interno di tutti i paesi, ma oggi questa piattaforma generale si muove all'interno dei piani che per la Stellantis sono di licenziamenti di massa, chiusura degli stabilimenti e per altri settori industriali sono processi di ristrutturazione, di cambio di proprietà, vedi la questione Acciaierie ex Ilva, che avranno un'influenza non solo immediata ma strategica sulla struttura generale delle fabbriche e sulla condizione generale del settore, che rimane centrale per la classe operaia nel nostro paese e nel mondo. Torneremo, come abbiamo già fatto in diverse occasioni, sull'analisi concreta della situazione concreta esistente, almeno per quanto riguarda il nostro paese, in tutto il gruppo Stellantis, da Melfi a Mirafiori e, per quanto riguarda la questione delle Acciaierie, da Taranto all'intero universo della siderurgia.

In queste prime settimane, oltre che verificare il grado di risposta che ci può essere nelle file dei lavoratori a questa situazione deve servire a preparare le condizioni di Piattaforma operaia, di linea generale, di unità e di collegamento tra le realtà operaie e, innanzitutto tra le avanguardie operaie esistenti in questo stabilimento che sono diversamente collocate sia sul piano sindacale sia sul piano dell'orientamento politico. E in questo contesto che ci dobbiamo preparare a quello che non potrà più essere un “autunno caldo” ma sicuramente non può essere però un “inverno freddo” e che a gennaio, febbraio, marzo, in quei mesi si giocherà una partita importante per l'effettiva ripresa della lotta della classe operaia, per riaffermare la centralità operaia nell'insieme del movimento dei lavoratori che interagisca in forma decisiva nello sviluppo di un vero sciopero generale e di una effettiva rivolta sociale.

A conclusione del ragionamento che abbiamo svolto, ribadiamo la nostra indicazione generale: serve un vero sciopero generale, serve che le fabbriche, le grandi fabbriche, abbiano un ruolo d'avanguardia in questo sciopero generale. Serve che l'insieme del sindacalismo di base, di classe faccia un cosiddetto passo indietro, cioè che lavori per incalzare l'intero movimento sindacale verso lo sciopero generale per poter fare due passi in avanti, portare e influenzare l'intero movimento dei lavoratori e in particolare le fabbriche in uno scontro di classe che raccolga le rivendicazioni di classe, il carattere di lotta intransigente contro padroni e governo e che introduca nell'insieme del movimento dei lavoratori le grandi tematiche politiche che si uniscono alla condizione economica e di vita dei lavoratori e fondamentalmente la questione della guerra e della solidarietà alla Palestina, l'opposizione ai decreti sicurezza, al moderno fascismo, allo Stato di polizia, l'opposizione alla politica razzista, imperialista, nei confronti dei migranti.


martedì 3 dicembre 2024

4 dicembre - info: Stellantis Cassino - operai in lotta ma sindacalismo collaborazionista e sindacalismo 'reticente' li lasciano soli

 

da operai contro

Mentre in Germania gli operai Volkswagen bloccano la produzione, da noi di fronte all’evidenza dello smantellamento di alcuni reparti, alla ristrutturazione e riduzione incentivata di migliaia di operai, il sindacalismo compromesso continua a chiedere inutili tavoli concertativi al governo!
Emblematica la situazione allo stabilimento Stellantis di Cassino, dove l’azienda ha deciso di non rinnovare gli appalti di alcuni servizi interni allo stabilimento ciociaro. Trasnova, De Vizia, Teknoservice, Logitech complessivamente circa 150 operai che dal 31 dicembre saranno senza salario. Da oltre 10 giorni, questi lavoratori in maggioranza della UIL, hanno aperto un presidio all’ingresso

dello stabilimento. Apparentemente la solidarietà dei sindacati interni è rimasta sul piano formale, dentro lo stabilimento la produzione di auto non è stata finora interrotta.

giovedì 28 novembre 2024

Scioperiamo e scendiamo in piazza il 29… ma che si avvii una reale rivolta sociale contro padroni e governo

 Scioperiamo e scendiamo in piazza il 29… ma che si avvii una reale rivolta sociale contro padroni e governo

Come Slai Cobas per sindacato di classe lavoriamo per ricostruire la forza e l’unità dei lavoratori. Questo è importante in questo momento perché ci troviamo di fronte a una situazione in cui tutti i governi hanno sempre fatto l’interesse dei padroni ma questo governo sta facendo un passo ulteriore al servizio esclusivo degli interessi dei padroni, grande finanza, parassitismo economico e sociale e marcia verso una dittatura aperta. I padroni metalmeccanici vengono al tavolo e dicono: zero aumenti, zero stop alla precarietà, zero sulla sicurezza.

Questo è inaccettabile!

Questi padroni si sentono ancora più forti, tant’è che oggi il loro governo attacca pure il diritto di sciopero e ha fatto un Ddl sulla ‘sicurezza con cui vuole condannare e sanzionare anche i lavoratori che fanno blocchi, picchetti, lotte assolutamente necessarie per pesare, insieme a colpire tutti i movimenti degli studenti, contro la guerra, solidali con la Palestina, movimenti territoriali Notav, Noponte, i movimenti ambientalisti, ad attaccare le necessarie proteste dei migranti, restringendo la democrazia per tutti. Anche uno che dice “rivolta sociale” come il segretario della Cgil, Landini (che poi non la farà perché dobbiamo farla noi lavoratori) viene attaccato dal governo Meloni che difende solo l’interesse delle multinazionali, va a braccetto con Elon Musk. Chi governa oggi è una frazione più nera del Capitale.

Se vogliamo ottenere qualcosa anche sul contratto, veri aumenti salariali, lavoro stabile, difesa della sicurezza e salute e dei nostri diritti; se vogliamo respingere una manovra finanziaria che dà tutto ai padroni e niente ai lavoratori, che toglie soldi alla sanità, alla scuola, alla sicurezza, ambiente per aumentare i soldi per gli armamenti, per la guerra; se non vogliamo prendere in giro i lavoratori, dobbiamo lavorare perché ci sia effettivamente una rivolta sociale. La rivolta sociale non si fa a parole, si fa quando centinaia, migliaia di lavoratori scioperano, fanno continue lotte, si rivoltano, come è successo negli anni ‘70 in cui solo così abbiamo ottenuto alcuni nostri diritti. I segr. nazionali della Cgil/Fiom e della Uilm/Uil parlano di situazione inaccettabile e rispetto al contratto dei metalmeccanici di un ritorno al passato, dopodiché, all’interno dei posti di lavoro, i discorsi che stanno portando tra i lavoratori non sono adeguati all’altezza dello scontro sociale e politico.

Scioperare il 29, tornare in piazza vuol dire costruire effettivamente l’unità tra i lavoratori, perché tutti i lavoratori sono colpiti, al di là della tessera sindacale. C’è un sindacato, Fim Cisl, che sta ormai con il governo e vuole dividere i lavoratori. Quello che ci serve per una lotta ampia, incisiva e continua è una “guerra civile” anche in fabbrica tra tutti i lavoratori ricostruendo in questo modo una unità di classe effettiva per portarli in piazza.

Dobbiamo fare questo lavoro, perché dobbiamo ritornare a fare le battaglie a partire dalle fabbriche, su una piattaforma con al centro gli aumenti del salario, già la richiesta che è stata presentata era inadeguata, le stesse statistiche ci dicono che i salari italiani sono i più bassi d’Europa e i padroni ci stanno dicendo zero aumenti salariali! Invece di tassare le grandi rendite, il governo nella legge di bilancio abbassa le tasse dei ceti medio/ricchi e alza le nostre tasse, mettendo sullo stesso piano noi lavoratori che non riusciamo a tirare avanti, con le nostre famiglie, i nostri figli e i redditi alti dei borghesi. Vogliamo un effettivo taglio delle nostre tasse e che le tasse debbano servire per finanziare la sanità, la scuola, le pensioni.

Le strade sono due: o si fa l’interesse dei lavoratori o si fa l’interesse delle grandi multinazionali che anche nella crisi aumentano i profitti, mentre non danno nessuna soluzione alle grandi vertenze nelle fabbriche, Acciaierie/ Stellantis, ecc., mettono tantissimi operai in cassintegrazione, che in questa fase diventano anticamera di esuberi

Ma non basta. Il governo ci stanno trascinando in una guerra imperialista mondiale. Si parla di miliardi di evasione fiscale, ma quanti miliardi vanno per gli armamenti, per ammazzare, per il genocidio in Palestina, per finanziare le guerre? Per questo ci sono i soldi, mentre niente soldi per aumentare gli ispettori del lavoro, per i controlli.

Queste sono le questioni concrete su cui noi dobbiamo tornare a costruire un’unità, una forza nello sciopero del 29.

Il problema sono le direzioni, sindacali, col discorso dei governi amici di questi anni, l’abbiamo presa in quel posto. Adesso basta però! Ripartiamo dall’unità delle fabbriche e della unità di tutti i lavoratori, precari, disoccupati, masse povere Migliaia di operai che vanno in piazza a farsi vedere, cambiano le cose. Ma si deve andare bloccando posti di lavoro, strade e città, per imporre gli interessi di classe, non per fare la “passeggiata”,

Però ogni operaio deve fare la sua parte, deve fare una battaglia anche con il suo compagno di lavoro, perché. a partire dalle grandi fabbriche ritroviamo la nostra unità di classe, difendiamo i nostri interessi, altrimenti questi ci schiacciano, questi tra un po’ diranno che il sindacato va fermato, che non può scioperare, non può fare vera attività in fabbrica, e questo sta già avvenendo con una grave repressione vero i cobas e sindacati di base.

Questo sciopero deve coinvolgere tutti perché tutti siamo coinvolti, tutti siamo coinvolti nella guerra, nel razzismo, nella repressione. Bisogna fare la rivolta sociale? Bene, noi siamo pronti, siamo qua! Ma per non farci ingannare da parole che poi non si trasformano in fatti, noi lavoriamo per costruire una posizione autonoma degli operai avanzati all’interno dei posti di lavoro, con una piattaforma di classe su cui aprire uno scontro prolungato contro i padroni e governo e per mettere in discussione il sistema capitalista.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

sabato 23 novembre 2024

23 novembre - NON SI ARRESTA LA CARNEFICINA SUI POSTI DI LAVORO, DOVE SONO IN AUMENTO I LAVORATORI GIOVANI E GLI ULTRA 65

 

da Osservatorio di C. Soricelli

 

Anche ieri 5 morti sul lavoro. 4 sui luoghi di lavoro, uno in itinere: due in provincia di Lecce, uno nel palermitano e uno nel bellunese, ma quest'ultimo è uno di quelli che spariscono dal numero di morti; è un boscaiolo di 65 anni. Non il Veneto non è la regione più sicura, ma una delle peggiori, terza per numero di morti, 73 sui luoghi di lavoro che superano i 100 se si contano anche tutti i morti in itinere 

 Nella foto Cosimo bello, morto ieri con altri 4 lavoratori

Chi muore giovane è caro agli dei dicevano gli antichi

Carlo Soricelli Iadanza

Cosimo Bello di nome e di fatto è uno dei tanti angeli che muoiono sul lavoro, operatore ecologico ha perso la vita ieri a soli 28 anni in un incidente mentre raccoglievano i rifiuti. Ma 4 i morti anche ieri se si contano tutti e non solo gli assicurati a Inail. Assistiamo impotenti a una strage di giovani e di vecchi/e + 25% i morti. Il poeta greco Melandro scriveva "muor giovane chi è caro agli dei"


23 novembre - GIUSLAVORISTI LANCIANO ALLARME PER LA REPRESSIONE ANTI COBAS

 


venerdì 22 novembre 2024

22 novembre - INFO E DENUNCIA DA STELLANTIS POMIGLIANO

 

Il 18 ottobre scorso ha visto protagonisti i metalmeccanici dell’Automotive, infatti FIM FIOM UILM hanno proclamato uno sciopero generale del settore, il primo unitario dopo 30 anni, per difendere l’occupazione e costruire il futuro dell’industria dell’auto. Uno sciopero storico anche per le relazioni di “conflitto” o presunto tale, che vivono i sindacati firmatari del contratto specifico di lavoro (CCSL) che vige in Stellantis, e la Fiom non firmataria.
Che la situazione sia molto grave lo diciamo da tempo noi, ma non serve certo chiedere risposte ad UE, Governo e soprattutto Stellantis senza mettere in piedi una vera e propria strategia di lotta. E’ evidente, invece, che i rappresentanti dei lavoratori sono stati troppo impegnati a pensare a difendere i loro interessi piuttosto che quelli degli operai. “Meglio tardi che mai” è venuto da dire a tanti con la proclamazione dello sciopero, ed invece a distanza ormai di un mese, il nulla assoluto; un silenzio che per l’appunto come da titolo, fa pensare alla loro complicità in questo triste scenario. Dopo il 18 chi si aspettava di vederli uniti e combattivi, è rimasto fortemente deluso infatti è successo l’esatto opposto ovvero per nulla uniti e di combattere nemmeno a parlarne. In questo mese anche le loro solite “passeggiate” nei reparti sembrano essere finite, infatti si sono visti pochissime volte. In questo mese non si è fatto una sola assemblea per pianificare un “piano di lotta” forse perché non ne hanno nemmeno l’intenzione di farne uno; in questo mese dove a Pomigliano ci sono stati pochi giorni di cassa, nemmeno 1 solo minuto di sciopero è stato proposto. Il 18 ottobre scorso si scende in piazza e nelle fabbriche e poi il silenzio; il nulla.

lunedì 18 novembre 2024

GLI OPERAI BELGRAVIA IN SCIOPERO CONTRO AGLI ATTACCHI PADRONALI DECIDONO DI PORTARE LA LORO LOTTA DENTRO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 NOVEMBRE DELLA RIVOLTA SOCIALE

 

Sciopero allo stabilimento Belgravia, dove gli operai in lotta si stanno scontrando con la repressione, sottile oppressiva, diretta in sintonia con l’azione del governo. E' uno scontro a tutto campo, i padroni hanno sempre provato a contrastare il diritto di sciopero, ma oggi sono rafforzati e aumenta il loro senso di impunità, per il carattere moderno fascista del governo Meloni.

In fabbrica le paghe sono differenziate e basse di partenza per il Ccnl agricolo, che impone un regime di fabbrica dove la produzione industriale è gestita arbitrariamente come produzione agricola, senza la garanzia della continuità lavorativa, e con una paga da fame ridotta rispetto ai CCNL industriali.

Una imposizione basata sulla complicità di Cgil Cisl Uil che assumono le decisioni dei padroni di tagliare la paga e i diritti agli operai applicando un CCNL agricoli e florovivaisti. Per meglio farlo in questo caso hanno strutturato un doppio livello di applicazione del CCNL nazionale, che rafforza il loro ruolo a livello locale nella gestione e controllo dei lavoratori, in stretta collaborazione con i padroni. Che proprio per questo li riconoscono ai tavoli di trattativa senza difficolta’.

Nello sciopero i lavoratori si stanno schierando. Da una parte chi fa il crumiro, chi si illude così di avere qualche riconoscimento speciale dall’azienda tradendo la lotta dei compagni in sciopero (la cronaca e la storia delle lotte su questo dicono che le promesse dei padroni durano molto poco). Per intanto i padroni si vantano di aver ordinato pizza per tutti, straordinariamente fatta arrivare in fabbrica per sfamare gli operai che hanno fatto la doppia giornata in sostituzione degli operai in sciopero, richiamati anche da casa.

Dall’altra chi rompe con la rassegnazione e prende coraggio e nella lotta diventa più precisa anche la denuncia della vita e della produzione nello stabilimento. Pesanti sono le condizioni di lavoro, non per

venerdì 15 novembre 2024

15 novembre - PALERMO: SPARI A SCUOLA, LO SLAI COBAS sc DENUNCIA

 

Lo Slai Cobas per il sc denuncia come gravissimo quanto accaduto a Palermo nella scuola statale Borsellino, Istituto Comprensivo a Piazza Magione, dove alcuni giorni fa all’interno di una iniziativa didattica per la sicurezza stradale alcuni vigili urbani, simulando un arresto, con l’ausilio di un cane addestrato hanno sparato colpi di pistola a salve davanti ai piccoli alunni della scuola dell’infanzia e della scuola primaria.

I bambini in particolare della scuola dell’infanzia si sono impauriti e hanno iniziato a piangere, si legge in un quotidiano locale “«Papà lo sai questa mattina hanno sparato a scuola per uccidere il cattivo, si è sentito dire un genitore dalla figlia di 4 anni appena tornata dall’asilo. “Lo giuro, per un secondo mi si è gelato il sangue nelle vene – racconta il genitore – poi mi ha spiegato cosa era successo e sono rimasto sconvolto, senza parole» (da La Repubblica Palermo).

E’ paradossale che la Dirigente Scolastica che ha subito preso le distanze dall’iniziativa non sapesse nei dettagli come questa sarebbe stata svolta, così come minimo sono ipocrite le scuse del Comandante dei vigili urbani alle famiglie dei bambini mentre ha fatto presente che da ora in poi queste iniziative non si organizzeranno più nelle scuole di primo grado ma alle superiori si. Per gli studenti delle scuole di secondo grado nella scuola attuale che tanto piace al governo Meloni le esercitazioni militari e poliziesche vanno invece bene!

Ed è stato assolutamente vergognoso utilizzare, per giustificarsi, il fatto che parecchi bambini della scuola primaria abbiano applaudito, ma i bambini sono bambini appunto e in generale seguono gli esempi, le incitazioni che arrivano dai cosiddetti adulti, da chi li dovrebbe educare, vedi alcune maestre che hanno incitato i bambini ad applaudire come si sente nel video pubblicato e diffuso sui mass media.

Da più parti si è sollevato nell’immediato lo stesso interrogativo: cosa c’entrano gli spari, la simulazione di un’azione repressiva con una iniziativa didattica volta alla sicurezza stradale?

E se l’interrogativo è logico e naturale, purtroppo invece non c’è affatto da sorprendersi poiché anche questa negativa “lezione” fatta nella scuola di Palermo si inserisce nella concezione e azione concreta del governo Meloni/Valditara che mentre si riempie arrogantemente la bocca di “legalità” a scuola, di “educazione alla convivenza civile” di “educazione civica” e via dicendo, nei fatti vuole invece sempre più imporre una scuola che deve sempre più essere quella dell’alternanza scuola-lavoro al servizio della logica militare e della guerra, quella in cui agli studenti si insegna come usare il manganello, vedi l’osceno caso di Genova, la scuola del voto in condotta e della repressione, dell’umiliazione degli studenti alla Valditara maniera e contemporaneamente della loro irregimentazione, e come si vede già sin da quando sono piccoli.

Esprimendo solidarietà agli alunni e ai genitori che hanno giustamente protestato, non possiamo che ribadire che questa scuola deve essere rigettata e combattuta ma per farlo occorre lottare ad ampio raggio contro il governo Meloni.

Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo

articolo della stampa

Venerdì, 15 Novembre 2024

Gli spari dei vigili a scuola e la simulazione dell'arresto, la preside: "Drammatica sottovalutazione, chiedo scusa a tutti"

UBBIDIRE AI PARONI VUOL DIRE MORTE E MISERIA, ALIMENTIAMO LA RIVOLTA. VERSO LO SCIOPERO DEL 29 NOVEMBRE

QUESTA MATTINA

L’uomo aveva 54 anni e stava effettuando lavori di ristrutturazione sul tetto di un capannone a Pozzuolo Martesana, all'interno del polo logistico della Dhl. La vittima sarebbe un operaio di una ditta esterna che stava effettuando lavori di ristrutturazione. Per fare i rilievi sono arrivati i carabinieri di Pioltello, il personale di Ats Milano Est e le autorità giudiziarie.

Secondo una prima ricostruzione l'uomo, un operaio di origine argentina, durante un lavoro di rimozione copertura isolante sul tetto e posa della nuova, a causa di un cedimento, è precipitato dal tetto nella tromba delle scale interne. Ha sbattuto violentemente la testa procurandosi una grave lesione al cranio. E' morto sul colpo.

Anche questo operaio è stato mandato sul tetto a lavorare da un padrone in appalto, da un capo che diceva ‘qui comandiamo noi, sappiamo cosa è giusto fare, tu devi solo ubbidire!!!’ E invece il tetto non ha retto il suo peso condannandolo a morte.

In questa guerra quotidiana del profitto, dove a morire sono solo i lavoratori, ci vuole un cambio di passo. Rispondere, con fatti piccoli e grossi, da far crescere, da unire in una RETE NAZIONALE. Reagire, ribellarsi.

Lo sciopero improvviso dell'altro giorno delle operaie in appalto al Salumificio Beretta dello Slai Cobas, che dopo le offensive e fascisteggianti parole dei capi rivolte alle contestazioni delle operaie sul modo di lavorare ‘andate al Mc Donald se volete fare polemiche, i lavoratori non hanno diritto di parola nelle decisioni dell’azienda…’ è stato giusto. E' ancora una goccia nel mare della classe opeaia, ma è un segnale.

Ribellarsi, reagire è la strada per recuperare dignità, forza e sicurezza nelle fabbriche.

È un esempio che denuncia come la Cgil sia tutto il contrario di così. Cgil che per l’appalto Beretta viene chiamata alla trattativa da Mpm in funzione anti Slai Cobas, perché pronta a firmare un accordo aziendale che porta indietro la tutele e la condizione delle operaie. Dalle operaie che scelgono e fanno il sindacato, torna il modello del sindacato dove le operaie subiscono e non hanno voce né diritto di sapere. Invece che protagonismo, sottomissione. Un sindacato che accetta il sistema dei padroni ‘quello del comando io, voi non avete diritto di parola, noi sappiamo cosa fare…’. Perchè sostanzialmente si comportano allo stesso modo!!

Contestiamo con tutti i mezzi un Accordo Aziendale alle spalle delle operaie, misero e allineato a difesa dell’appalto. Contro padroni e sindacati amici dei padroni vale la stessa lotta, e la porteremo nello sciopero generale nazionale del 29 novembre, perché se Landini ha dichiarato in tv ‘che ci vuole la rivolta sociale’, questa rivolta non può restare una vuota dichiarazione, ci vuole veramente e va alimentata a partire dalle fabbriche.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

giovedì 14 novembre 2024

14 novembre - FORMAZIONE OPERAIA: MARX A TARANTO

 

Invitiamo i lavoratori x giovedì 14 ore 16.30 biblioteca comunale 
piazzale Bestat - interviene prof Di Marco ex direttore dipartimento
 filosofia università Federico secondo Napoli 

Nella situazione di oggi sempre più difficile per i lavoratori,
 è importante comprendere il perchè attraverso l’analisi scientifica
 della crisi del capitalismo e della contraddizione capitale / lavoro 
un ciclo di formazione marxista rivolta a avanguardie operaie e di 
lotta
Slai Cobas sc - Taranto


mercoledì 13 novembre 2024

13 novembre - Dal bog di C. Soricelli: Con Salvini al Governo i morti aumentano del 25%

 

Salvini chieda perdono ai familiari dei lavoratori anziani morti sul lavoro. Ha preso i voti in tutte le ultime elezioni dicendo che avrebbe abolito la Legge Fornero ma lui e il suo partito l'hanno addirittura peggiorata facendo aumentare in modo angosciante i lavoratori morti in tarda età. Un morto si tre sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni, col governo nel quale lui è ministro i morti sul lavoro sono aumentati di oltre il 25% se si considerano morti sul lavoro non solo gli assicurati a Inail ma anche i morti in nero e quelli assicurati a altri Istituti. È su queste cose che si fa opposizione cari Schlein, Conte, Fratoianni e Gribaudo. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio nazionale di Bologna morti sul lavoro.

13 novembre - info: ETERNIT BIS, OVVERO I PADRONI NON VOGLIONO PAGARE I LORO CRIMINI

Oggi, in tribunale a Torino, prima udienza del processo Eternit Bis

Ad inizio udienza è stata ricordata con un video la figura di Romana Blasotti Pavesi, storica presidente di Afeva

13.11 ore 17:43. Si è aperto oggi, in una delle maxi aule del Palazzo di giustizia di Torino il processo d'appello Eternit bis per le morti provocate dall’esposizione ad amianto a Casale Monferrato, nell’Alessandrino.

Prima udienza del processo Eternit Bis

Il ricorso è stato presentato dai difensori di Stephan Schmidheiny, in seguito alla sentenza della Corte d'Assise di Novara del 7 giugno 2023, che aveva condannato il magnate svizzero a 12 anni di reclusione per omicidio plurimo aggravato di centinaia di cittadini e lavoratori. Allo stesso tempo il ricorso è pure

da parte della Procura a causa del reato derubricato in omicidio colposo e non doloso.

I procuratori generali Sara Panelli e Gianfranco Colace hanno chiesto la rinnovazione del dibattimento per dimostrare la responsabilità dell’imputato anche su alcuni dei casi per i quali era stato scagionato. I decessi presi in esame nel corso del procedimento sono stati 392. La condanna, a Novara, è stata pronunciata per 147, mentre la prescrizione è stata dichiarata per 199.

Ad inizio udienza è stata ricordata con un video la figura di Romana Blasotti Pavesi, storica presidente di Afeva mancata lo scorso settembre. Si torna in aula mercoledì prossimo.

Processo Eternit Bis, al via il ricorso in appello a Torino