venerdì 19 maggio 2023

19 maggio - Sull'alluvione un intervento di un compagno dello Slai Cobas sc di Ravenna. Massima solidarietà alla popolazione emiliane/romagnole

 

Un disastro e una strage annunciata.

Quindici giorni fa, più o meno nelle stesse zone dell’Emilia Romagna colpite oggi, c’è stata la prima alluvione che aveva messo sott’acqua più della metà della regione. Il monitoraggio del clima per fare previsioni a distanza di 2 settimane avrebbe dovuto spingere amministrazioni comunali, provinciali, regionali così come il governo a prendere provvedimenti per prevenire, per impedire che una nuova pioggia torrenziale causasse danni enormi alle popolazioni e al territorio.

E poi non dimentichiamo che era successo anche ad Ischia qualche mese prima.

Invece è andata peggio di prima.

14 persone morte (6 a Ravenna), 10 mila di sfollati, persone intrappolate ai piani alti senza luce né linee telefoniche, in alcuni casi senz’acqua potabile, le città e i centri minori di Forlì, Cesena, Ravenna,

Faenza, Imola, Rimini, Bologna i più colpiti, campi e case sott’acqua. E gli allagamenti si stanno estendendo per le esondazioni di fiumi e dei canali, e le frane.

I 30 milioni che il governo intende stanziare non bastano neanche a coprire i danni di miliardi di euro dell’alluvione precedente. La Coldiretti denuncia che sono finite sott’acqua oltre 5mila aziende agricole con tutte le conseguenze per i lavoratori, e parla di 50 mila posti di lavoro a rischio nell’ortofrutta, nelle industrie e nelle cooperative di lavorazione e trasformazione, con danni che saranno calcolati dopo il deflusso delle acque e del fango.

Sicuramente una delle cause che hanno pesato su questa alluvione sono i cambiamenti climatici: ci sono stati lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali che in poche ore hanno concentrato l’acqua di mesi.

Ma il governo, con il Ministro Musumeci ci viene a dire che a tutto questo "ci dobbiamo abituare a convivere"!

No, tutto questo non è normale che accada. Innanzi tutto questi non solo cambiamenti “naturali”.

I cambiamenti climatici derivano da questo sistema con al centro il Profitto del Capitale che altera/distrugge l’ambiente e il clima, crea le condizioni per la diffusione di pandemie, e che ora ci sta portando ad un’altra guerra con l’uso di armi sempre più micidiali.

Non sono “naturali” le Grandi opere che devastano il territorio, gli allevamenti e l’agricoltura intensivi che determinano emissioni e l’inquinamento del suolo, la cementificazione. A Ravenna si vuole costruire un rigassificatore e un nuovo metanodotto e l’ENI, nel nome della decarbonizzazione, vuole realizzare uno dei più grandi centri di stoccaggio del carbonio (CCS), al mondo sostenuto dalla Regione con Bonaccini e dal Comune, oltre che dal governo centrale.

Ma se crolla un argine il problema è la manutenzione, non è certo un “castigo di Dio”. In Romagna non si sono costruite le casse di espansione, ad esempio, bacini che servono a contenere enormi masse d'acqua dei fiumi che raggiungono la piena.

Lo dicono gli stessi padroni: "Un Paese di paradossi. È tra i più piovosi d’Europa, ma riesce a immagazzinare appena il 4% dell’acqua, complici infrastrutture obsolete, perdite sulla rete, dighe bloccate o da sfangare". (Sole 24 ore)

C’è n’è abbastanza per capire che le scelte politiche non vanno in direzione delle masse. Per i padroni e per salvarli dalla loro crisi e per le scelte di guerra i soldi i governi, quello centrale e quello locale, li fanno invece scorrere come un’alluvione.

Così come anche il governo locale è responsabile del disastro di questa alluvione.

L’Emilia Romagna è passata da “regione rossa” a “zona rossa” per l’alluvione che l’ha colpita. Quella che un tempo era la punta avanzata di un governo riformista che aveva unito stato sociale, servizi efficienti e pianificazione urbanistica, ora è franata sotto il peso dell’acqua perché è da tempo che aveva scelto di rappresentare gli interessi dei padroni delle industrie, dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi, delle banche, del turismo e su di essi destinare risorse economiche.

Bonaccini chiede la nomina rapida di un commissario straordinario per gestire questa ennesima emergenza: ma lui dov’è stato fino ad oggi per prevenire quello che è successo?

Per le masse nessuna preoccupazione per la tutela, la messa in sicurezza del territorio. Questo non è nell’agenda della politica borghese, quella al servizio di padroni, petrolieri, finanzieri, palazzinari.

Le lotte che pure ci sono state nei territori, come a Ravenna con l’opposizione al rigassificatore, sono espressione della volontà popolare di prendere nelle proprie mani la propria salute e sicurezza, la difesa del territorio. Ma questo non basta evidentemente.

C’è tutto un sistema contro fatto di interessi capitalistici e scelte politiche da rovesciare, non c’è altra soluzione.

Altri profitti deriveranno pure dalla ricostruzione mentre le masse vengono abbandonate a sé stesse.

Questa alluvione chiama a una lotta popolare dal basso autorganizzata per la difesa dei territori, così come la lotta e l’unità delle organizzazioni del sindacalismo di base e di classe per contrastare il piano “ristori” del governo che pensiamo sia l’ennesimo provvedimento “di classe” che non sia a beneficio dei lavoratori e delle loro famiglie, una lotta per tutelare il reddito delle lavoratrici e lavoratori, per tutelare gli avventizi in agricoltura, con la piena copertura salariale per le giornate di inattività e garantendo reddito anche ai precari nei settori come quello del turismo e del lavoro agricolo.

Così come non lasciamo fare tutto a loro, al governo centrale e locale, a loro che sono i principali responsabili di quest’ennesimo disastro, organizziamo comitati popolari per non delegare a governo nazionale e locale la mobilitazione per la messa in sicurezza di territorio e popolazione.



 

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