venerdì 31 luglio 2026

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI



Evoca, operaie/i in sciopero per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas.

La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta una prima forma di autotutela della salute che Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni, ha indetto e sostiene, e che dimostra un certo grado di ribellione

- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione

- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.

Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie/i che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.

Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.

Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie/i in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.

E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.

 

La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le azioni inesistenti del governo Meloni/dei padroni, che se fa fa danni come la riduzione da 33 a 15 milioni del fondo per la cassaintegrazione caldo, da soli non bastano, per quantità, efficacia e per sostanza dato che per i profitti dei padroni la produzione non si deve fermare mai.

E altrettando chiaro dovrebbe apparire come senza le mobiltazioni autonome e collettive, senza un’organizzazione di classe i lavoratori siano destinati a subire nello scontro individuale con i padroni.

Lo si vede bene in fabbrica, ieri non si respirava, stamattina è peggio, non oso immaginare di pomeriggio’, ‘71% di umidità già alle 6 di mattina’ stiamo gocciolando in linea’… ‘ieri i colleghi mi dicono che alla 16 i distributori di acqua erano gia’ vuoti’ e cosi via.

Alcuni commenti delle operaie Evoca scese in sciopero con Slai Cobas, denunciano il risultato di anni di mancati interventi specifici dentro i capannoni in cui non vengono messi soldi per la salute dei lavoratori, per le condizioni di lavoro reali, quindi nemmeno gli adeguamenti necessari allo stress termico provocato dall’intensificarsi del fenomeno delle ondate di calore, perchè tutto è concentrato su di una ristrutturazione che accelera i ritmi di lavoro, dove ‘correre’ diventa la parola d’ordine, che fa la saturazione dei tempi di lavoro, toglie direttamente le operaie dalle postazione e chi resta deve fare il lavoro in più, per aumentare il plusvalore estorto alle operaie/i, e far cadere più profitti nelle tasche degli azionisti/padroni. Queste sono le normali condizioni di lavoro fortemente usuranti su cui si scarica il microclima tropicale, sulle linee di montaggio di una fabbrica con una età media per altro alta. 

Ma è il piano industriale in corso da tempo, quello che avanza, che i sindacalisti di Cgil Cisl Uil e i loro delegti fingono di non vedere, arrivando a chiedere nelle assemblee ‘fateci sapere noi domandiamo il piano industrialealla direzione ma non abbiamo informazioni’, ridicoli imbonitori se non fosse tragico, che finiscono per essere smentiti dalle stesse operaie ‘...questo te l’ho detto anche l’anno scorso’ ma non avete fatto nulla’.

Come dire l’applicazione locale della linea di Cgil Cisl Uil che il 17 giugno 26, hanno sottoscritto un nuovo patto nazionale per il lavoro che definisce le trattative con i padroni. In realtà si tratta di un nuovo patto unitario per la produzione, una unità sindacale a perdere che soffoca i diritti e le speranze dei lavoratori,  orientato alla pace produttiva al servizio esplicito degli interessi di Confindustria sopra di tutto. che annulla in negativo le differenze, che almeno nella propaganda ed in qualche iniziativa la Cgil dichiarava di avere dalla Cisl neo corporativa, che ha abbracciato il governo Meloni (il suo ex segretario ora è nel governo) che si è dichiarata ‘nemica’ degli scioperi, seguita dalla Uil che nell’ultimo congresso ha compiuto il suo salto verso il governo Meloni nonostante più di ogni altro, sia organicamente al servizio dei padroni, nonchè razzista, fascista, guerrafondaio.

Ma a dir la verità di differenze tra sindacati Cgil Cisl Uil e loro delegati, in questa fabbrica all’atto pratico non se ne notano più da molto tempo. La direzione e ‘loro sindacati’, come scrivono nei comunicati congiunti azienda/esecutivo, continuano unitariamente ad ignorare la questione caldo, al centro sempre e solo l’andamento e la cogestine della produzione. Una illusione in realtà dato che a questi sindacati è lasciato il ruolo di portaordini, di convincimento e di controllo verso gli operai a restare inermi di fronte a tutto, che asseconda il grande problema della forte tendenza ad essere passivi dei lavoroatori. Sono dunque, un ostacolo diretto alla mobilitazione necessaria, con cui fare i conti.

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