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venerdì 28 febbraio 2014
26 febbraio: la denuncia e la lotta quotidiana contro i padroni assassini della Rete nazionale per la sicurezza e salue sui posti di lavoro e sul territorio
25 febbraio: LA LOTTA PER IL LAVORO NON E' ASSOCIAZIONE A DELINQUERE! PRECARI BROSS LIBERI SUBITO.
Arresti ai
precari BROS, le parole di un imputato: 'Ma quale associazione a delinquere?'
Riportiamo
da Zero81 le dichiarazioni rese da
"Chicco" (uno dei membri dei Precari Bros di Napoli implicati nell'operazione giudiziaria
dello scorso 13 febbraio) durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi lo
scorso venerdì. (Le seguenti dichiarazioni sono state consegnate nei giorni
scorsi dal suo legale di fiducia).
Intendo in
ogni caso dichiarare spontaneamente quanto segue:
Respingo
recisamente ogni addebito mosso nei miei confronti nell’ordinanza.
Ho fatto
parte limpidamente delle organizzazioni di disoccupati e assieme ai miei
compagni ho intrapreso un percorso di lotta per la rivendicazione del nostro
diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa per noi e le nostre famiglie.
Ci siamo
confrontati con le amministrazioni pubbliche e con le forze politiche alla luce
del sole, portando all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma della
disoccupazione e della marginalità, alla quale una fetta consistente della
popolazione della nostra città è di fatto condannata.
Abbiamo
cercato risposte per le migliaia di cittadini senza lavoro e per le loro
famiglie, agendo non per un interesse personale, che non fosse quello della
rivendicazione di un diritto elementare come quello al lavoro ed alla
sopravvivenza.
La
marginalità e la disoccupazione nella nostra città condannano alla scelta
obbligata del crimine e della devianza. A tutto questo la nostra lotta per un
lavoro ha cercato di fornire un’alternativa concreta.
E lo abbiamo
fatto individuando settori d’intervento e proposte operative: dalle bonifiche
alla raccolta differenziata, dai servizi sociali e di assistenza alle persone
al supporto al settore turistico. Per questo ci siamo formati e abbiamo cercato
di maturare competenze che rendessero il nostro lavoro utile alla collettività,
fuori dalle logiche di puro assistenzialismo di cui si parla nell’ordinanza.
Non possono
essere addebitate a noi le responsabilità della politica, che in 40 anni non è
stata in grado di fornire risposte al dramma della disoccupazione e della
disperazione sociale.
Così come
non può essere ridotta a questione di ordine pubblico la lotta per la
realizzazione di un diritto che la Costituzione vorrebbe garantito a tutti.
La
rivendicazione del diritto al lavoro e ad un’esistenza libera e dignitosa per
tutte e tutti è stata l’unica ragione che ha mosso le mie azioni e respingo
come infamante per me e per i miei compagni la definizione di associati per
delinquere.
Luigi Volpe
“Chicco"
25 febbraio: "VALI" SE PRODUCI PROFITTO PER IL CAPITALE... L'ISTAT DIFFONDE I DATI SUL "CAPITALE UMANO", E LE DONNE VALGONO MENO
Ma di cosa
si sorprendono e si indignano. Nel sistema capitalista - che le varie
"chiare saraceno, daniela del boca" si guardano bene dal mettere in
discussione, e di cui gli "ichino" con la loro politica
contribuiscono attivamente a sostenere - uomini e donne sono valutati come
merce, come forza lavoro, e come merce vengono "pesate"
economicamente. Nel sistema capitalista le donne sono considerate meno degli
uomini, perchè sono considerate e messe in una condizione lavorativa, di vita
inferiore, meno del 50% lavora e anche quando lavorano nelle stesse condizioni
degli uomini sono in generale trattate peggio e pagate meno; per il sistema capitalista,
il suo Stato, i suoi governi il lavoro domestico delle donne deve
permettere di riprodurre la forza-lavoro (i cui costi per il capitalista già
sono compresi nel salario che dà al lavoratore) e scaricare i servizi sociali,
quindi il sistema capitalista non potrà/vorrà mai quantificare e pagare
realmente il lavoro domestico.
Come dice
Ichino: questa è la realtà.
Il film di
Virzì ne ha dato una parziale rappresentazione, ma come si dice ha
"scoperto l'acqua calda" - che è anche molto peggio per i proletari.
Questo è il
sistema capitalista signore e signori! Vi dovrebbe indignare il "capitale
umano" stesso, il sistema per cui vali se produci profitto per il
capitale. E se vi sorprendete, se vi indignate, che aspettate a lottare contro?
Noi proletari, comunisti, noi donne rivoluzionarie questo sistema vogliamo
rovesciarlo!
*****************************************
"Il
capitale umano di ciascun italiano equivarrebbe a circa 342mila euro",
dati diffusi dall’Istat in merito alla capacità di generare reddito dei
cittadini italiani, riferiti alle attività di mercato dell’anno 2008. Tale
media, però, non riguarderebbe le donne, il cui valore pro-capite
ammonterebbe a 231 mila euro, il 49% in meno rispetto agli uomini.
"Il differenziale è da mettersi in relazione alle differenze di
remunerazione esistenti tra uomini e donne - spiega l’Istat - ma
anche al minor numero di donne che lavorano e al minor numero di anni lavorati
in media dalle donne nell'arco della loro vita”. "Se invece a
questo si sommasse il lavoro invisibile e cioè quello di cura, la famiglia, i
figli, la casa, ecco che ai 231mila euro si dovrebbero aggiungere altri ben
431mila euro di attività domestiche".
Chiara Saraceno: "Sono i dati, sorprendenti e amari..."
Daniela Del Boca docente di Economia politica
all’università di Torino: «Sono dati che mi indignano... Nel conteggio del capitale umano
l’occupazione femminile viene ulteriormente penalizzata dalla sottrazione dei
periodi di maternità, dai congedi… Le donne subiscono poi una doppia discriminazione:
non soltanto negli stipendi, ma anche in quella che si chiama discriminazione
preventiva. Sapendo cioè di dover fare una scelta inconciliabile tra famiglia e
occupazione, si autoescludono dal mercato. E tutto questo viene naturalmente
calcolato nella potenzialità o meno di produrre reddito».
Ichino: "Sono dati che semplificano
la realtà, perché misurano solo un aspetto della persona. Ma sono
indispensabili per capire almeno una parte di quella realtà".
24 febbraio: senza tregua la lotta degli operai della logistica di Vignate e capriat
PROSEGUONO
LE MOBILITAZIONI DEI FACCHINI DEI MAGAZZINI DI VIGNATE E CAPRIATE CONTRO I
LICENZIAMENTI di 170 LAVORATORI.
In risposta al silenzio delle cooperative che gestiscono il nuovo magazzino
e alle lettere di licenziamento arrivate oggi ai lavoratori di Capriate,
dalle 9 di stamattina blocco totale dei camion alla piattaforma LDD di
Trezzo d'Adda.
LA DETERMINAZIONE NON MANCA, MA LA SOLIDARIETA' AIUTA, CHIEDIAMO A TUTT* DI
SUPPORTARE LA LOTTA AL MAGAZZINO GIALLO DI TREZZO.
Per lo Slai Cobas s.c.
Sebastiano
Lamera
3355244902
24 febbraio: la repressione a Napoli contro le lotte per il lavoro..
Numerosi disoccupati napoletani sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi nei giorni scorsi perché accusati di aver organizzato una “associazione per delinquere” finalizzata a commettere più delitti con lo scopo di condizionare le scelte amministrative e di governo regionale in materia occupazionale. Una imputazione che entra nel vivo del conflitto sociale ed incide pesantemente sull’agibilità politica dei movimenti dei disoccupati, che mira a bloccarne le pratiche di conflitto e rivendicazione assolutamente legittime, tutte interne alla dinamica della difesa dei propri interessi di classe contrapposti a quelli padronali.
Anche nella provincia napoletana, nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un protagonismo inedito degli uffici di Procura che, con una rapidità ineguagliabile, hanno svolto indagini fulminee e chiesto l’emissione di provvedimenti restrittivi nei confronti di alcuni manifestanti che il 16 gennaio scorso protestavano sotto la locale casa comunale contro la Tares più alta d’Italia, in un comune che è tra quelli maggiormente devastati dal biocidio campano. A Giugliano in Campania – dove le forze dell’ordine in quel frangente hanno anche sperimentato per la prima volta lo spray urticante e fatto ricorso all’uso dei lacrimogeni sparati anche ad alzo zero – la protesta popolare è stata fronteggiata con il ricorso alla magistratura: vari i reati contestati che vanno dalla resistenza al pubblico ufficiale all’oltraggio ed all’interruzione di pubblico servizio, dalle lesioni personali al danneggiamento fino al tentativo di invasione di uffici pubblici.
23 febbraio: "SIAMO DOVUNQUE": GLI OPERAI LOGISTICA DELLA LDD - E LUNEDI' SI RICOMINCIA...
Nel riportare di seguito
l'articolo di stampa, aggiungiamo che da giovedì è in atto il presidio al polo
logistico di Trezzo. Questo presidio di fatto, a differenza di come può
sembrare dall'articolo, ha portato a momenti di blocco dei camion in entrata e
in uscita; insieme a questo i lavoratori hanno fatto un blocco della strada
adiacente, mentre ieri hanno deciso di articolare la lotta portandola da
Trezzo, a Osio a Bergamo. In particolare è stato fatto un presidio, con
volantinaggio,comizi volanti davanti ad un grande supermercato della Ldd, molto
frequentato, da famiglie dei lavoratori della zona, e tanti immigrati; poi il
presidio si è spostato sotto la sede centrale della Ldd, che si trova in una
via a grande scorrimento di macchine, questo presidio ha portato ad un
rallentamento del traffico con tante persone che esprimevano la solidarietà ai
lavoratori in lotta. Gli operai restano compatti, anzi aumentano di numero.
Lavoratori iscritti alla Cgil che si uniscono, rifiutando la linea della Cgil,
che pur dicendosi d'accordo sugli obiettivi punta a impedire la lotta, cercando
di convogliare l'iniziativa unicamente verso richieste al prefetto e azione
legale. Tanti sono i lavoratori che stanno crescendo in questa lotta e che
vogliono prendere nelle loro mani la battaglia sindacale di classe più generale
dello slai cobas per il sindacato di classe. LUNEDI', giorno in cui le
cooperative subentranti vogliono cominciare a fare i colloqui individuali per
discriminare, fare "pulizia etnica" tra lavoratori, tenere fuori i
più combattivi nella lotta, facendo di fatto una divisione tra
"buoni" della Cgil e "cattivi" dello slai cobas per il
sindacato di classe, i lavoratori della logistica non li lasceranno in pace! E
il presidio si sposterà sotto la sede degli uffici delle cooperative.
Gli ex facchini della
Ldd-Lombardini piantano le tende. Da Vignate a Trezzo il presidio
permanente al polo logistico
di Monica Autunno
Trezzo
sull'Adda, 21 febbraio 2014 - «Proteste inaccettabili, che lasciano a casa
la metà dei lavoratori»: gli ex facchini della Ldd-Lombardini piantano
le tende davanti al nuovo polo logistico di Trezzo e si preparano a un nuovo
presidio permanente. «Di qui non ce ne andremo se non a fronte di una proposta
seria, e che garantisca il lavoro a tutti noi». Da ieri mattina, dunque, è
presidio, monitorato dalle forze dell’ordine, davanti al nuovo polo logistico
della Ldd, in funzione da poche settimane in viale Lombardia e dove sono già
all’opera un centinaio di addetti, procacciati da nuove cooperative. I
presidianti, manco a dirlo, sono i centotrenta lavoratori delle ex cooperative
appaltatrici della Lombardini nei precedenti magazzini di Vignate e Capriate (rifornitori
dei supermercati Ld di tutto il NordItalia), rimasti a piedi durante il
passaggio di sede, e già protagonisti di veementi proteste e blocchi nelle
scorse settimane.
Una settantina i presenti, coordinati dallo Slai Cobas. Ed è stato il referente sindacale Sebastiano Lamera a relazionare in un’assemblea a cielo aperto sull’infausto esito della trattativa condotta nei giorni scorsi sotto l'egida prefettizia. I soggetti trattanti, va detto, si moltiplicano: uscita di scena la cooperativa Logic Service (cui fanno riferimento gli ex lavoratori di Vignate), si tratta con Ldd Lillo, con la società esterna che ha avuto in appalto il nuovo grande magazzino di Trezzo ma anche con due new entry, le cooperative casertane M.B. e Santa Chiara, che sarebbero ora referenti per la manodopera nelle aree di carico e scarico merci. La proposta definita dai Cobas «non accettabile» propone il reintegro a scaglioni di una sessantina sui 130 lavoratori rimasti a piedi: 5 da lunedì, e poi a scaglioni di 5, 10 e 20 sino a raggiungimento del tetto, in luglio.
Una settantina i presenti, coordinati dallo Slai Cobas. Ed è stato il referente sindacale Sebastiano Lamera a relazionare in un’assemblea a cielo aperto sull’infausto esito della trattativa condotta nei giorni scorsi sotto l'egida prefettizia. I soggetti trattanti, va detto, si moltiplicano: uscita di scena la cooperativa Logic Service (cui fanno riferimento gli ex lavoratori di Vignate), si tratta con Ldd Lillo, con la società esterna che ha avuto in appalto il nuovo grande magazzino di Trezzo ma anche con due new entry, le cooperative casertane M.B. e Santa Chiara, che sarebbero ora referenti per la manodopera nelle aree di carico e scarico merci. La proposta definita dai Cobas «non accettabile» propone il reintegro a scaglioni di una sessantina sui 130 lavoratori rimasti a piedi: 5 da lunedì, e poi a scaglioni di 5, 10 e 20 sino a raggiungimento del tetto, in luglio.
«Ma i lavoratori rimasti senza
stipendio sono 130, non sono sessanta — così Lamera — È un aspetto importante.
E non è l’unico. Noi chiediamo un tavolo sindacale, dove le questioni siano
affrontate in maniera analitica e dove venga siglato un accordo scritto. La
proposta precisa che i reintegri sono vincolati a colloquio privato a chiamata,
e anche qui non ci siamo. Ammesso che debbano esserci scaglioni e priorità,
dobbiamo stabilirli insieme».
Cobas e
lavoratori dunque rilanciano con una nuova richiesta di incontro. Ma nel
frattempo, ecco la protesta trasferita in pianta stabile in viale Lombardia a
Trezzo, dove, nei prossimi due o tre giorni, si attenderanno sviluppi. Nessun
blocco in vista o nessuna azione eclatante (a Vignate, ricordiamolo, i
magazzini furono bloccati per tre giorni e i lavoratori salirono sui tetti del
capannone). Un presidio h 24, a simbolo del quale è già eleggibile la tenda da
campeggio collocata di prima mattina davanti all’ingresso battuto senza interruzione
dai Tir. I cui conducenti arrivano, suonano il clacson e solidarizzano: «Stiamo
diventando un paese di disoccupati». Lo slogan degli «ex Logic Service» al
megafono, è lo stesso di tre settimane fa: «Vogliamo il nostro lavoro. Senza, è
meglio morire».
22 febbraio: RIPRENDONO I BLOCCHI DEGLI OPERAI LOGISTICA, QUESTA VOLTA A TREZZO
Oggi un’altra giornata di lotta ha
visto protagonisti i lavoratori delle piattaforme della logistica di Vignate e
Capriate, che stanno scioperando da giovedì.
Dal primo
pomeriggio e fino a sera, decine di camion son stati bloccati a singhiozzo ai
cancelli del magazzino LDD di Trezzo.
Questa è
stata la risposta alla strategia del dividi et impera messa in atto dalle
cooperative che gestiscono la nuova piattaforma e che vorrebbero assumere, alle
loro condizioni, solo una minima parte degli 170 addetti al momento senza
lavoro.
Oltre che ai
problemi facilmente intuibili dentro il magazzino, i camion fermi hanno causato
rallentamenti e blocchi del traffico anche nelle vie e nello svincolo adiacenti,
dando modo ai manifestanti di effettuare dei volantinaggi che son stati
accolti con calorosa solidarietà dalla quasi totalità degli automobilisti.
Altra nota positiva la presenza di diversi lavoratori tesserati cgil che,
contravvenendo alle indicazioni del proprio sindacato, hanno partecipato
attivamente alle varie fasi della giornata.
SABATO 22
FEBBRAIO saremo di nuovo al capannone giallo LDD di Trezzo d’Adda dalla
mattina.
NON SIAMO SCHIAVI - NON SIAMO NUMERI
– LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’ PER TUTTI!
Slai cobas per il sindacato di classe - Dalmine (BG)
21 febbraio: Gli operai Fiat si preparano all'incontro del 24 alla Regione
Comunicato
stampa
Palermo, 21
febbraio 2014
Gli operai
Fiat si preparano all'incontro del 24 alla Regione
Gli operai
Fiat che continuano il presidio davanti la sede della Regione Siciliana in
assemblea in questi giorni hanno innanzi tutto criticato i continui rinvii
delle riunioni "per la crisi di governo" ovvero le manovre di potere
a favore di padroni e banche e a scapito invece dei lavoratori e delle masse
popolari che peggiorano di giorno in giorno le condizioni di vita di
operai, lavoratori... e delle loro famiglie. Già sono passati i primi due
mesi di cassa in deroga.
Gli ultimi
sviluppi rispetto alla vertenza sarebbero le recenti notizie circa
l'interessamento di alcuni imprenditori che hanno già visitato lo stabilimento,
ma su questo l'esperienza negli anni trascorsi (Invitalia ecc) non deve
far cadere in mere illusioni.
Si è
ragionato che a fronte di qualsiasi governo, vecchio o nuovo, nazionale o
locale (e alla negativa presenza dei sindacati confederali, che hanno
trascinato e trascinano la classe operaia in condizioni sempre peggiori) la
mobilitazione degli operai è l'unica garanzia per affrontare i problemi,
ma su questo si è preso atto che occorre fare la lotta tra gli stessi operai
che in diverse forme continuano ad attendere, ad "aspettare il
miracolo", si scoraggiano... e su questo l'azione dei confederali ha fatto
la sua parte.
Lunedì 24,
in occasione dell'incontro previsto, gli operai saranno attivamente
presenti davanti al palazzo dell'Assemblea Regionale.
Slai
cobas per il sindacato di classe
Via G. del
Duca, 4 Palermo
338.7708110
– 340.8429376
21 febbraio: TREZZO, ASSEMBLEA PERMANENTE DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA
Con perfetto
tempismo le cooperative che gestiscono il nuovo magazzino LDD di Trezzo hanno
informato della loro volontà di assorbire nel magazzino 60 lavoratori nell’arco
dei prossimi 6 mesi. A questo scopo hanno già iniziato a convocare i lavoratori
del magazzino di Vignate per dei colloqui individuali.
Questa, anche se parla di assunzioni, non è una buona notizia, ma solo un tentativo, ampiamente previsto, di dividere i lavoratori indebolendone così il fronte di lotta. Tutti i lavoratori coinvolti sanno che i 60 “fortunati” sono già stati scelti tempo fa e che questi colloqui a tappeto son solo una farsa, è risaputo che la chiusura delle piattaforme di Vignate e Capriate è un’occasione per fare repulisti degli elementi poco graditi, sindacalizzati o semplicemente considerati poco “redditizi”.
Ieri l’assemblea permanente ai cancelli della piattaforma di Trezzo, ha respinto questo piano con blocchi e volantinaggi nel corso di un presidio durato per tutta la giornata.
Oggi venerdì 21 febbraio, la mobilitazione proseguirà per ribadire il NO alle assunzioni discriminatorie e per chiedere con forza, che si arrivi ad un accordo che garantisca il lavoro per tutti i 170 addetti di Vignate e Capriate.
VENERDI’ 21 FEBBRAIO appuntamento al capannone giallo LDD di Trezzo d’Adda.
NON SIAMO SCHIAVI - NON SIAMO NUMERI – LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’ PER TUTTI!
Slai cobas per il sindacato di classe
Questa, anche se parla di assunzioni, non è una buona notizia, ma solo un tentativo, ampiamente previsto, di dividere i lavoratori indebolendone così il fronte di lotta. Tutti i lavoratori coinvolti sanno che i 60 “fortunati” sono già stati scelti tempo fa e che questi colloqui a tappeto son solo una farsa, è risaputo che la chiusura delle piattaforme di Vignate e Capriate è un’occasione per fare repulisti degli elementi poco graditi, sindacalizzati o semplicemente considerati poco “redditizi”.
Ieri l’assemblea permanente ai cancelli della piattaforma di Trezzo, ha respinto questo piano con blocchi e volantinaggi nel corso di un presidio durato per tutta la giornata.
Oggi venerdì 21 febbraio, la mobilitazione proseguirà per ribadire il NO alle assunzioni discriminatorie e per chiedere con forza, che si arrivi ad un accordo che garantisca il lavoro per tutti i 170 addetti di Vignate e Capriate.
VENERDI’ 21 FEBBRAIO appuntamento al capannone giallo LDD di Trezzo d’Adda.
NON SIAMO SCHIAVI - NON SIAMO NUMERI – LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’ PER TUTTI!
Slai cobas per il sindacato di classe
19 febbraio: "SENZA IMPRESA NON C'E' (LA LORO) ITALIA"
Roma, artigiani e commercianti
in piazza: "A rischio la pace sociale"
Si tratta di
medi e piccoli imprenditori che nella prima repubblica stavano legati e
proliferavano all'ombra della DC, poi dei socialisti, ma con legami anche con
l'ex Pci via via che si diventava un partito borghese; poi sono stati
berlusconiani e nel nord sono loro che hanno ingrossato le fila della
Lega.
Ora, la Lega
cerca di stargli dietro, ma il partito di maggior riferimento, che gli fa
simpatia è il M5S
Si sono
retti utilizzando, e non solo al sud, il lavoro nero.
Con la crisi
vanno in fallimento, non ce la fanno ad andare avanti. Rivendicano dal governo
misure urgenti in termini di tasse, semplificazioni, no alla burocrazia,
richiesta di facilitazioni per il credito... e taglio del costo del lavoro.
Non si
rivolgono, non dicono una frase di denuncia dei loro "padri", le
grandi aziende capitalistiche, spesso multinazionali che hanno creato la crisi
che inevitabilmente fa morti e feriti nel piccolo capitale, e che ora anche
loro fanno la marcia reazionaria dei "40mila", sia pur
virtuale.
Sono
fabbriche come la Fiat, come l'Ilva che hanno fatto chiudere o ridimensionare
bottega alle tante ditte, dittarelle, artigiani, ma anche commercianti.
Stravolgono
coscientemente o incoscientemente la realtà, affermando che "Senza impresa
non c'è Italia", che loro, non gli operai che producono e creano
plusvalore, sarebbero le fondamenta del sistema produttivo italiano, da cui
dipendono occupazione e stabilità.
Hanno
fondamentalmente una ideologia di destra, ma vengono lisciati dai mass media
anche della sinistra.
I sindacati
confederali avallano l'idea che piccoli e medi imprenditori e lavoratori sono
nella stessa barca. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a
proposito della manifestazione, ha detto: “Le imprese hanno ragione di
protestare perché sono in difficoltà, sono moltissime e rappresentano quasi un
quarto del nostro sistema produttivo", Bonanni della Cisl ha affermato più
chiaramente: "Nei prossimi giorni ci mobiliteremo anche noi, perchè
lavoratori e imprese hanno oggi gli stessi problemi".
19 febbraio: INDIA - LOTTA DI CLASSE NEL SETTORE AUTO
- Mercoledì, 19 Febbraio 2014
10:18
- perlalottacontinua.iobloggo.com
Dopo un lungo periodo di lotta dal
giugno 2011 al luglio 2012 culminato con un attacco collettivo ai
rappresentanti del padronato, era lampante che il medesimo sarebbe andato alla
radice dell'organizzazione Operaia cercando di cambiare sostanzialmente la
forza-lavoro.
COMPOSIZIONE DELLA FORZA-LAVORO:
DIVISIONI SALARIALI E GERARCHIE GENERAZIONALI
Dopo il 18 luglio 2012 circa 550
Operai a tempo indeterminato su 1000 sono stati licenziati. Per tentare di
sostituirli circa 150 sono stati spostati dallo stabilimento di Gurgaon a
quello di Manesar, in particolare presso il settore C, operativo dal luglio
2013, non senza alcuni brevi scioperi degli edili come si vedrà in appendice a
questo numero. Oltre ai 550 permanenti, circa 2200 su 2500 precari sono stati
cacciati sostituiti da Operai assunti come "collaboratori".
La prima decisione a seguito della
rivolta del 18 luglio è stata quella di non assumere più Operai a contratto
presso MARUTI SUZUKI(precari) nel reparto di produzione. Questo è stato
innanzitutto un chiaro segnale politico, nel senso che "vediamo la
fragilità di questo sistema e cerchiamo di fare qualcosa al riguardo".
Invece di utilizzare Operai a contratto si è preferito introdurre una nuova
categoria (Company Casuals) (una sorta di contratti di collaborazione, ndt) .
Gli Operai così inquadrati sono direttamente assunti dall'azienda, il che non
fa guadagnare in salario o diritti, ma permette a MARUTI SUZUKI un controllo
più diretto sulle assunzioni. "Abbiamo eliminato agenzie di lavoro e
contratti a scadenza. Siamo tornati al sistema già in vigore a Gurgaon.
Facciamo un'analisi completa del candidato, controlliamo la sua storia, la sua
famiglia. Inizialmente sono assunti come apprendisti e valutati per un anno, in
seguito vengono sottoposti ad un esame ed inquadrati come tirocinanti per due
anni. La cosa più importante è l'atteggiamento" ha annunciato il
presidente Barghava in una recente intervista. I collaboratori
lavorano per sei o sette mesi e poi licenziati; alcuni vengono poi richiamati
dopo un paio di mesi. MARUTI SUZUKI in questo modo impedisce l'esistenza di una
forza-lavoro permanente. In precedenza, i precari in MARUTI che avevano lavorato
lo stesso periodo degli attuali collaboratori spesso restavano per diversi
anni. I nuovi contratti sono una decisione politica del padrone che impatta
sulla produzione. Se da un lato la maggior parte degli addetti è stata
sostituita dopo sei mesi, dall'altro si ostacola una maggiore esperienza di
gruppo nel lavoro e la costante necessità di formazione: ciò influisce
negativamente sulla produttività. In termini generali, essa già scendeva
durante la prima occupazione del giugno 2011, passando da 45 secondi per
un'auto a 60 secondi, complessivamente di 960 auto su due turni. A novembre
2013 i livelli crollano a 795 vetture, con previsioni di rialzo a 900 entro
gennaio 2014. Dopo il rallentamento della catena di montaggio dall'estate 2011
la velocità delle linee è rimasta invariata, nonostante la crisi. Il padrone
piuttosto di fermare la catena manda gli Operai a fare pulizie per un'ora a
turno rallentando ulteriormente il ciclo, conscio di un inasprimento delle
tensioni Operaie come risposta ad un eventuale accelerazione. Complessivamente
possiamo affermare che il numero di Operai permanenti è effettivamente
diminuito da luglio 2012 in relazione a "collaboratori" (o
precedentemente con i precari) e tirocinanti. Nonostante le dichiarazioni di
volere fare a meno di contratti a tempo, almeno 150 Operai così inquadrati
svolgono ancora lavori di movimentazione merci e trasporto. Ciò ci porta alla
seguente composizione in termini salariali. Possiamo notare facilmente che dai
regolamenti venuti successivamente al 2012 il divario tra Operai fissi e
precariato è aumentato considerevolmente: (1 rupia indiana: 0,000061 euro)
GIUGNO 2011
PERMANENTI: da 13000 a 17000 rupie
APPRENDISTI: da 8000 a 10000 rupie
PRECARI: 6500 rupie
NOVEMBRE 2013
PERMANENTI: da 32000 a 36000 rupie
APPRENDISTI: da 16000 a 18000 rupie
COMPANY CASUALS-COLLABORATORI: 13800
rupie (11000 al netto di tasse e fondo previdenziale)
PRECARI: da 5500 a 6000 rupie
Inoltre, il premio annuale di
produttività per i fissi, equivalente quasi ad uno stipendio aggiuntivo, è
stato nuovamente introdotto nel 2013 dopo la sospensione nell'anno precedente.
Presso la fabbrica di Gurgaon, MARUTI SUZUKI ha avviato un sistema di
concessione di prestiti agevolati ai dipendenti per cifre da 100000 a 300000
rupie, se il richiedente trova altri due Operai come garanti: ciò fidelizza
ulteriormente i lavoratori stabili al padronato. Dopo il 18 luglio, gli Operai
più anziani in attesa di pensionamento sono stati trasferiti da Gurgaon a
Manesar godendo di un salario di circa 50000 rupie in più. Essi sono stati
affiancati a collaboratori neoassunti e tirocinanti freschi di formazione da
istituti professionali. Gli Operai con cui abbiamo parlato sapevano, della
lotta del biennio 2011-2012, poco più di un semplice "è stato ucciso un dirigente".
Questa divisione generazionale tra Operai esperti e precari neoassunti vorebbe
insomma evitare quella "miscela esplosiva" di 25enni arrabbiati,
ovverosia la fascia d'età che ha spinto in avanti le lotte alla MARUTI nel
2012. Molti trasferimenti avvengono tra MARUTI SUZUKI e SUZUKI POWETRAIN; lo
stesso avviene a Manesar. Le due società si sono fuse nel 2012 ma gli Operai
POWERTRAIN hanno un sindacato separato (HMS): tale sindacato si oppone ai
trasferimenti tra Gurgaon, Manesar e POWERTRAIN denunciando che ciò mina la
posizione unitaria del sindacato. Ultimi ma non meno importanti sono i
trasferimenti politici degli "Operai attivi": ad esempio il padrone
ha trasferito i 13 delegati sindacali dalla fabbrica di Manesar ai distanti
show-room di MARUTI. Ciò ha seguito di notevoli pressioni ed il
collaborazionismo della polizia: un familiare di uno di questi Operai è stato
convocato in centrale, minacciando la prigione (come per gli altri 150
sindacalizzati) se l'Operaio non avesse accettato senza discussioni lo
spostamento.
ALL'ESTERNO DELLA FABBRICA: I
PRIGIONIERI POLITICI E L'APPAGAMENTO INDUSTRIALE
Al di fuori della fabbrica, le
principali pressioni avvengono sui 150 prigionieri politici detenuti nel
carcere di Bhondsi, vicino a Gurgaon. Il numero di Operai e famiglie coinvolte
in campagne di solidarietà come scioperi della fame o tour di denuncia intorno
al distretto di Haryanasono scesi dalla fine del 2012. Ogni tentativo di
manifestare nelle aree industriali è represso dalla polizia: la prevista dimostrazione
per il primo anniversario della rivolta, il 18 luglio 2013, è stato accolto da
oltre 10.000 poliziotti. In un' altra occasione, quando la "biciclettata
Operaia" si è avvicinata di molto a Manesar, i manifestanti sono prima
stati posti in stato di fermo e successivamente indirizzati verso Rohtak, luogo
con "meno potenzialità contagiose" dei distretti produttivi. Operai e
dimostranti accettano in larga parte di partecipare a tali campagne, che
potrebbero essere utili ma sicuramente insufficienti. Uno dei principali
obiettivi della polizia è quello di incanalare le lotte sulla stretta via della
anti-repressione, la quale generalmente non si moltiplica e non colpisce il
profitto dei padroni. È così, lo stretto rapporto tra Stato e padroni si sta sempre
più rivelando, regalando una buona lezione a chiunque abbia speranze di
"democratiche libertà". Mentre il gioco di polizia, tribunale e
dipartimento del lavoro è più semplice da svelare, molto più complesso è capire
la dinamica statal-padronale di imporre la pace sociale oltre alle limitazioni
sindacali nell'area. Come si è visto con l'esempio della lotta
alla NAPPINO AUTO, i tentativi in questo settore produttivo di istituire
sindacati "all'interno di ogni società" proseguono anche dopo il 18
luglio 2012: vi è quindi da analizzare fino a che punto i sindacati sono -
volontariamente o meno - parte della strategia statal-padronale, od anche solo
di quella di contenimento.
da Gurgaon Workers News traduzione
a cura di lalottacontinua.iobloggo.com
19 febbraio: Da Marchionne all'Electrolux i capitalisti ricattano e minacciano come veri parassiti e briganti: dateci i soldi o chiudiamo!
Marchionne
si conferma ogni giorno di più come l'esempio del fascismo padronale,
atteggiamento che si sta diffondendo ampiamente. Dopo la chiusura dello scontro
con il fondo Veba, il fondo sanitario dei
lavoratori americani del settore auto, adesso è passato a
minacciare il governo canadese. "La posta in gioco – riporta il sole 24
ore di ieri - sono centinaia di milioni in aiuti per investire nei due
stabilimenti canadesi di Chrysler: quello di Windsor, da cui escono i
monovolume; e quello di Brampton, che sforna le berline di grandi
dimensioni."
La minaccia
è pesante e diretta e ripete quello già fatto in Serbia, in Italia (dove si
appresta a fare lo stesso per i prossimi "investimenti" e che troverà
le porte aperte dal nuovo primo ministro Renzi, quello che disse «con
Marchionne senza se e senza ma»,) "… se il Canada non darà gli aiuti
necessari ci sono numerosi altri stati pronti a farlo per aggiudicarsi gli
investimenti. Il manager ha citato il Brasile, dove il maxinvestimento per la
nuova fabbrica Fiat di Pernambuco è finanziato all'85% da prestiti a tassi
agevolati da banche pubbliche brasiliane."
E il
giochetto per recuperare soldi facendoli risparmiare alla famiglia
Agnelli/Elkann si ripete: "Chrysler ha ipotizzato un investimento di 2.6
miliardi di dollari canadesi a Windsor (circa 1,75 miliardi di euro) e un altro
miliardo a Brampton; secondo il "Globe and Mail" avrebbe chiesto ai
connazionali canadesi una partecipazione di 700 milioni (circa 450 milioni di
euro)." Soldi che poi non si sa se verranno davvero investiti o utilizzati
per altri scopi come temono alcuni analisti.
Il governo
canadese, che non si fida del noto manager, e "che ha partecipato
insieme a Washington al salvataggio di Chrysler nel 2009 – ha per ora
stanziato 500 milioni di dollari canadesi in un "Fondo per l'innovazione
automotive", e ha chiesto di vedere il dettaglio degli investimenti
previsti."
"Quanto
potrà durare il negoziato?" si chiede il giornalista. Per non continuare a
"perdere quote di mercato", come dicono gli economisti, il
"negoziato" dovrebbe durare poco dato che "Secondo la stampa
canadese, la minaccia di Marchionne di portare altrove l'investimento (per
esempio in Messico) potrebbe costare a Chrysler un ritardo nel lancio dei nuovi
prodotti; [che è proprio uno dei motivi della chiusura degli stabilimenti in
Italia] non è detto, inoltre che sia facile trovare un impianto sufficientemente
scarico da poter accogliere una linea completamente nuova per uno dei prodotti
di punta del gruppo americano. Ma sono conseguenze che il manager
italo-canadese in passato è stato disposto ad affrontare; per esempio, quando
spostò la 500L da Mirafiori alla Serbia." A spese degli operai di
Mirafiori sui quali si continua ad abbattere la cassa integrazione - proroga di
un anno di cassa integrazione straordinaria - e il futuro assolutamente
incerto!
19 febbraio: LE IMPRESE CHE SIANO DI STATO O DEI COSIDDETTI IMPRENDITORI "ILLUMINATI" SONO UGUALI A TUTTE LE LORO CONSORELLE, SONO: CRIMINALI E ASSASSINE!
Tirreno Power, la Procura di Savona: “Centrale può aver causato 400 morti”
Dure le parole del procuratore Francantonio Granero che commenta l'attività della centrale a carbone ligure che tra gli azionisti conta la Cir dei De Benedetti. L'azienda si difende: "Consulenze di parte. Serve prudenza"
La Tirreno
Power potrebbe aver procurato 400 vittime. Sono dure le parole del
procuratore di Savona Francantonio Granero sulla società che fa capo ai
francesi di Gdf (50%) e alla Cir della famiglia De Benedetti (39%) gia’
inguaiata con i debiti sia di Tirreno Power oltre a quelli di Sorgenia. “Senza
la centrale di Vado tanti decessi non vi sarebbero stati”, dice. Secondo il
magistrato la centrale a carbone, in base a dati dei consulenti, “dal 2000 al
2007 sarebbe da attribuire alle emissioni della centrale 400 morti”.
Sull’attività
di Tirreno Power sono aperti da tempo due filoni d’inchiesta da parte della
Procura, uno per disastro
ambientale e una per omicidio colposo. Secondo il procuratore ci
sarebbero stati anche “tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie
respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie
respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012″. I consulenti hanno
mappato una ‘zona di ricaduta delle emissioni’ ed hanno escluso, come causa
delle patologie, il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi
delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda quasi tutta Savona,
Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze. Nell’inchiesta
risultano indagati per disastro ambientale Giovanni Gosio ex direttore
generale, dimessosi alcune settimane fa e il direttore dello stabilimento Pasquale
D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome.
Le
consulenze della procura di Savona su Tirreno power sono “di parte” e non sono
mai state sottoposte “a un contraddittorio”. E’ questa la difesa dell’azienda
secondo la quale “non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di
esposizione agli inquinanti”. “Tale mancanza di chiarezza è accompagnata
dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di
affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può
affermare in concreto alcun nesso di causalità”, afferma. L’azienda invita
ad “una maggiore prudenza considerando la forte rilevanza anche emotiva che i
temi trattati rivestono e che dovrebbero essere tuttavia sempre suffragati da
fatti comprovati anziché da ipotesi di parte le cui fondamenta sono tutte da
verificare”.
19 febbraio: FLESSIBILITA' IN USCITA: IL PIANO DI RENZI SUL LAVORO
(Riportiamo
- aggiornato - un articolo giù uscito su questo blog).
Quello che
Matteo Renzi va spacciando come nuovo piano per il lavoro (dandogli anche un
termine inglese, che fa tanto moderno...: "Jobs Act"), che
eliminerebbe il precariato, altro non è che la riedizione della proposta di
Ichino, fatta a suo tempo per accompagnare l'attacco all'art. 18.
Vale a dire:
le ditte non pagherebbero i contributi nei primi tre anni, che quindi sarebbero
a carico dello Stato, e quindi di tutti i lavoratori, e i neoassunti verrebbero
esclusi dall'applicazione dell'articolo 18 per i primi tre anni, durante i
quali i padroni possono tranquillamente e in ogni momento licenziarli senza
rischio di ricorsi legali. Si sta discutendo sul campo di applicazione. “se
restringerlo al primo contratto della vita lavorativa o agli under 35, oppure
per qualsiasi assunzione senza limiti di età e di numero di rapporti di lavoro
dipendenti”. Se passa quest'ultima soluzione, tra vari contratti di durata
massima tre anni e nessun limite di età, i lavoratori sarebbero a vita sempre e
in ogni momento licenziabili!!
Per questo
Renzi nelle interviste sta dicendo che non vuole parlare sull'art. 18, o di
modifiche della riforma Fornero (che continua pietosamente a chiedergli
Maurizio Landini); infatti di cosa dovrebbe parlare se con questo piano
l'art.18 è bello che sparito, almeno per i primi tre anni, poi...
La
flessibilità “in entrata”, come dice Renzi, è in realtà tutta in “uscita”; “l'appetibilità”
per i padroni per le assunzioni con questo contratto di inserimento ci potrebbe
essere proprio perchè garantisce la “flessibilità in uscita”, che non verrebbe
certo scoraggiata a causa dell'“indennità risarcitoria” che si vuole introdurre
nella prima fase dato che già Renzi sta pensando di renderla poco onerosa per
le aziende.
La proposta
del piano Renzi, con il suo effettivo mentore, Ichino, di un contratto unico,
per - si dice - eliminare i contratti a termine che si susseguono, quelli interinali,
ecc., in realtà è l'unificazione al livello più basso (anche a livello di
inquadramento contrattuale e quindi retributivo), sarebbe l'unificazione di
tutte le forme di precarietà in una sola, senza più limiti e rischio di
vertenze per i padroni.
Stessa unificazione al ribasso riguarderebbe la introduzione di una retribuzione minima oraria garantita per tutti i lavoratori, e in particolare per precari, immigrati, donne che rientrano dalla maternità... Al di là che in questo modo si vuole rendere legale l'illegalità (già in essere), vale a dire la non applicazione dei contratti a questa settori di lavoratori, lavoratrici, questa proposta è davvero oscena anche dal punto di vista della filosofia oggettivamente razzista, sessista che l'accompagna, e che cristallizza, invece di rimuoverla, una condizione di inferiorità.
Stessa unificazione al ribasso riguarderebbe la introduzione di una retribuzione minima oraria garantita per tutti i lavoratori, e in particolare per precari, immigrati, donne che rientrano dalla maternità... Al di là che in questo modo si vuole rendere legale l'illegalità (già in essere), vale a dire la non applicazione dei contratti a questa settori di lavoratori, lavoratrici, questa proposta è davvero oscena anche dal punto di vista della filosofia oggettivamente razzista, sessista che l'accompagna, e che cristallizza, invece di rimuoverla, una condizione di inferiorità.
Altro
aspetto del piano riguarda i contratti flessibili, per cui il progetto prevede
l'estensione delle tutele: dalla maternità alla malattia... Ma questa, che non
è affatto una proposta nuova, lascerebbe sempre intatta tutta l'illegalità di
rapporti di lavoro di fatto dipendenti, come e più di quelli effettivi,
spacciati, anche con Renzi, come rapporti parasubordinati. Si pensa anche di
far tornare i co.co.co (collaborazioni coordinate e continuative) al posto dei
contratti a progetto per rendere di fatto più larghi, flessibili i tempi e i
modi di utilizzo del lavoratore.
Infine, l'altra "vecchia novità" del sussidio di disoccupazione universale al posto dell'attuale cassa integrazione, che dovrebbe essere uguale per tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell'azienda, all'area geografica, all'età anagrafica. Anche qui ci troviamo all'unificazione delle condizioni di coloro che hanno perso il lavoro, ma al più basso livello. Gli operai attualmente in cassintegrazione ci perderebbero due volte, per l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè verrebbe immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna possibilità, come ora, di rientro.
Infine, l'altra "vecchia novità" del sussidio di disoccupazione universale al posto dell'attuale cassa integrazione, che dovrebbe essere uguale per tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell'azienda, all'area geografica, all'età anagrafica. Anche qui ci troviamo all'unificazione delle condizioni di coloro che hanno perso il lavoro, ma al più basso livello. Gli operai attualmente in cassintegrazione ci perderebbero due volte, per l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè verrebbe immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna possibilità, come ora, di rientro.
Inoltre
questo sussidio di disoccupazione è condizionato all'obbligo di frequentare un
percorso di formazione - che se fosse legato ad una riqualificazione per un
effettivo sbocco occupazionale potrebbe anche essere utile, ma in realtà, come
alcune esperienze già mostrano, si tratta solo di ore di tempo sprecate,
inutili, senza prospettiva, usate di fatto in forme ricattatorie.
19 febbraio: RIPRENDE LA LOTTA DEGLI OPERAI LOGISTICA DI VIGNATE-CAPRIATE
PROSEGUE LA
MOBILITAZIONE DEGLI OLTRE 160 LAVORATORI DEI MAGAZZINI LD-LOMBARDINI (ORA DI
PROPRIETÀ DEL GRUPPO LILLO) INIZIATA IL 22 GENNAIO CON IL BLOCCO DI 3 GIORNI
DEL MAGAZZINO DI VIGNATE.
GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO DALLE H9 I
LAVORATORI SI RITROVERANNO IN PRESIDIO PRESSO IL MAGAZZINO LD DI TREZZO D’ADDA
FINO AD OTTENERE GARANZIE OCCUPAZIONALI PER TUTTI.
Questi lavoratori operano da anni come facchini per cooperative di logistica e oggi si ritrovano senza nessuna garanzia occupazionale a fronte dell’apertura di un nuovo magazzino a Trezzo nel quale sono state convogliate le attività che prima si svolgevano a Vignate e a Capriate.
Non si tratta di un caso di crisi o mancanza di lavoro, la MD Lillo, con l'acquisizione del marchio Ld-Lombardini, è diventata la leader nazionale degli hard-discount e quello che si sta tentando a Vignate e Capriate è solo il tentativo di “fare pulizia” tra i lavoratori eliminando quelli scomodi, sindacalizzati, con contratti a tempo indeterminato che, negli anni, hanno ottenuto maggiori diritti e salario, con anzianità che arrivano a 10-18 anni nello stesso magazzino, per sostituirli con altri lavoratori precari, più ricattabili e flessibili.
La classica guerra tra poveri che sempre più spesso viene utilizzata nel mondo delle logistiche per mantenere alti i profitti peggiorando le condizioni dei lavoratori.
Nell'incontro di giovedì 13 alla
Prefettura di Milano era presente la società BeM del sig. Massimo Berselli che
ha acquisito l'appalto dalla LDD-Lillo e che a sua volta ha subappaltato a 2
cooperative, preesistenti da 2 anni, la Santa Chiara e la MB, che stanno
operando nel magazzino di Trezzo dal 27 gennaio con circa 130 lavoratori di cui
una parte provenienti dal Sud e che, quindi, per il momento non necessita di
ulteriori assunzioni.
Preso atto della situazione il Prefetto ha proposto che la LDD e la BEM si facciano carico di redigere un programma per l'assorbimento dei lavoratori, con tempi, modi e numeri da inviare alle ooss entro il prossimo giovedì, tenendo conto del piano industriale di espansione e quindi della necessità di ulteriori lavoratori per raggiungere gli obbiettivi aziendali.
Preso atto della situazione il Prefetto ha proposto che la LDD e la BEM si facciano carico di redigere un programma per l'assorbimento dei lavoratori, con tempi, modi e numeri da inviare alle ooss entro il prossimo giovedì, tenendo conto del piano industriale di espansione e quindi della necessità di ulteriori lavoratori per raggiungere gli obbiettivi aziendali.
Questo modo di operare non
l'accettiamo affatto in quanto, sulla proposta del prefetto non ci sono
garanzie di inserimento immediato dei lavoratori e quindi c'è il rischio che
questi entrino a far parte di un bacino a perdere. Inoltre, non ci si spiega
per quale motivo si possano ignorare delle norme contrattuali, come l'art. 42,
che impone alle aziende che intendono appaltare lavori di movimentazione e
logistica che la cooperativa subentrante applichi tale ccnl e quindi dia il
diritto di precedenza ai lavoratori che già operavano nell'appalto.
Per questo i
lavoratori non vogliono rimanere inermi nell’attesa che si decida del loro
destino, e DA GIOVEDI' 20 RIPRENDONO LA LOTTA.
L’unica
soluzione che accettiamo è il reintegro di tutti i lavoratori!
Da Slai
cobas per il sindacato di classe (Dalmine Bergamo)
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