venerdì 28 febbraio 2014

26 febbraio: la denuncia e la lotta quotidiana contro i padroni assassini della Rete nazionale per la sicurezza e salue sui posti di lavoro e sul territorio



25 febbraio: LA LOTTA PER IL LAVORO NON E' ASSOCIAZIONE A DELINQUERE! PRECARI BROSS LIBERI SUBITO.

Arresti ai precari BROS, le parole di un imputato: 'Ma quale associazione a delinquere?'
Riportiamo da Zero81 le dichiarazioni rese da "Chicco" (uno dei membri dei Precari Bros di Napoli implicati nell'operazione giudiziaria dello scorso 13 febbraio) durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi lo scorso venerdì. (Le seguenti dichiarazioni sono state consegnate nei giorni scorsi dal suo legale di fiducia).
Intendo in ogni caso dichiarare spontaneamente quanto segue:
Respingo recisamente ogni addebito mosso nei miei confronti nell’ordinanza.
Ho fatto parte limpidamente delle organizzazioni di disoccupati e assieme ai miei compagni ho intrapreso un percorso di lotta per la rivendicazione del nostro diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa per noi e le nostre famiglie.
Ci siamo confrontati con le amministrazioni pubbliche e con le forze politiche alla luce del sole, portando all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma della disoccupazione e della marginalità, alla quale una fetta consistente della popolazione della nostra città è di fatto condannata.
Abbiamo cercato risposte per le migliaia di cittadini senza lavoro e per le loro famiglie, agendo non per un interesse personale, che non fosse quello della rivendicazione di un diritto elementare come quello al lavoro ed alla sopravvivenza.
La marginalità e la disoccupazione nella nostra città condannano alla scelta obbligata del crimine e della devianza. A tutto questo la nostra lotta per un lavoro ha cercato di fornire un’alternativa concreta.
E lo abbiamo fatto individuando settori d’intervento e proposte operative: dalle bonifiche alla raccolta differenziata, dai servizi sociali e di assistenza alle persone al supporto al settore turistico. Per questo ci siamo formati e abbiamo cercato di maturare competenze che rendessero il nostro lavoro utile alla collettività, fuori dalle logiche di puro assistenzialismo di cui si parla nell’ordinanza.
Non possono essere addebitate a noi le responsabilità della politica, che in 40 anni non è stata in grado di fornire risposte al dramma della disoccupazione e della disperazione sociale.
Così come non può essere ridotta a questione di ordine pubblico la lotta per la realizzazione di un diritto che la Costituzione vorrebbe garantito a tutti.
La rivendicazione del diritto al lavoro e ad un’esistenza libera e dignitosa per tutte e tutti è stata l’unica ragione che ha mosso le mie azioni e respingo come infamante per me e per i miei compagni la definizione di associati per delinquere.
Luigi Volpe “Chicco"


25 febbraio: "VALI" SE PRODUCI PROFITTO PER IL CAPITALE... L'ISTAT DIFFONDE I DATI SUL "CAPITALE UMANO", E LE DONNE VALGONO MENO

Ma di cosa si sorprendono e si indignano. Nel sistema capitalista - che le varie "chiare saraceno, daniela del boca" si guardano bene dal mettere in discussione, e di cui gli "ichino" con la loro politica contribuiscono attivamente a sostenere - uomini e donne sono valutati come merce, come forza lavoro, e come merce vengono "pesate" economicamente. Nel sistema capitalista le donne sono considerate meno degli uomini, perchè sono considerate e messe in una condizione lavorativa, di vita inferiore, meno del 50% lavora e anche quando lavorano nelle stesse condizioni degli uomini sono in generale trattate peggio e pagate meno; per il sistema capitalista, il suo Stato, i suoi governi  il lavoro domestico delle donne deve permettere di riprodurre la forza-lavoro (i cui costi per il capitalista già sono compresi nel salario che dà al lavoratore) e scaricare i servizi sociali, quindi il sistema capitalista non potrà/vorrà mai quantificare e pagare realmente il lavoro domestico.
Come dice Ichino: questa è la realtà. 
Il film di Virzì ne ha dato una parziale rappresentazione, ma come si dice ha "scoperto l'acqua calda" - che è anche molto peggio per i proletari.

Questo è il sistema capitalista signore e signori! Vi dovrebbe indignare il "capitale umano" stesso, il sistema per cui vali se produci profitto per il capitale. E se vi sorprendete, se vi indignate, che aspettate a lottare contro? Noi proletari, comunisti, noi donne rivoluzionarie questo sistema vogliamo rovesciarlo!

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"Il capitale umano di ciascun italiano equivarrebbe a circa 342mila euro", dati diffusi dall’Istat in merito alla capacità di generare reddito dei cittadini italiani, riferiti alle attività di mercato dell’anno 2008. Tale media, però, non riguarderebbe le donne, il cui valore pro-capite ammonterebbe a 231 mila euro, il 49% in meno rispetto agli uomini. "Il differenziale è da mettersi in relazione alle differenze di remunerazione esistenti tra uomini e donne - spiega l’Istat - ma anche al minor numero di donne che lavorano e al minor numero di anni lavorati in media dalle donne nell'arco della loro vita”. "Se invece a questo si sommasse il lavoro invisibile e cioè quello di cura, la famiglia, i figli, la casa, ecco che ai 231mila euro si dovrebbero aggiungere altri ben 431mila euro di attività domestiche".
Chiara Saraceno: "Sono i dati, sorprendenti e amari..."
Daniela Del Boca docente di Economia politica all’università di Torino: «Sono dati che mi indignano... Nel conteggio del capitale umano l’occupazione femminile viene ulteriormente penalizzata dalla sottrazione dei periodi di maternità, dai congedi… Le donne subiscono poi una doppia discriminazione: non soltanto negli stipendi, ma anche in quella che si chiama discriminazione preventiva. Sapendo cioè di dover fare una scelta inconciliabile tra famiglia e occupazione, si autoescludono dal mercato. E tutto questo viene naturalmente calcolato nella potenzialità o meno di produrre reddito».
Ichino: "Sono dati che semplificano la realtà, perché misurano solo un aspetto della persona. Ma sono indispensabili per capire almeno una parte di quella realtà".


24 febbraio: senza tregua la lotta degli operai della logistica di Vignate e capriat

PROSEGUONO LE MOBILITAZIONI DEI FACCHINI DEI MAGAZZINI DI VIGNATE E CAPRIATE CONTRO I LICENZIAMENTI di 170 LAVORATORI.
In risposta al silenzio delle cooperative che gestiscono il nuovo magazzino e alle lettere di licenziamento arrivate oggi ai lavoratori di Capriate, 
dalle 9 di stamattina blocco totale dei camion alla piattaforma LDD di Trezzo d'Adda.

LA DETERMINAZIONE NON MANCA, MA LA SOLIDARIETA' AIUTA, CHIEDIAMO A TUTT* DI SUPPORTARE LA LOTTA AL MAGAZZINO GIALLO DI TREZZO.

Per lo Slai Cobas s.c.
Sebastiano Lamera
3355244902



24 febbraio: la repressione a Napoli contro le lotte per il lavoro..


Numerosi disoccupati napoletani sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi nei giorni scorsi perché accusati di aver organizzato una “associazione per delinquere” finalizzata a commettere più delitti con lo scopo di condizionare le scelte amministrative e di governo regionale in materia occupazionale. Una imputazione che entra nel vivo del conflitto sociale ed incide pesantemente sull’agibilità politica dei movimenti dei disoccupati, che mira a bloccarne le pratiche di conflitto e rivendicazione assolutamente legittime, tutte interne alla dinamica della difesa dei propri interessi di classe contrapposti a quelli padronali.
Anche nella provincia napoletana, nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un protagonismo inedito degli uffici di Procura che, con una rapidità ineguagliabile, hanno svolto indagini fulminee e chiesto l’emissione di provvedimenti restrittivi nei confronti di alcuni manifestanti che il 16 gennaio scorso protestavano sotto la locale casa comunale contro la Tares più alta d’Italia, in un comune che è tra quelli maggiormente devastati dal biocidio campano. A Giugliano in Campania – dove le forze dell’ordine in quel frangente hanno anche sperimentato per la prima volta lo spray urticante e fatto ricorso all’uso dei lacrimogeni sparati anche ad alzo zero – la protesta popolare è stata fronteggiata con il ricorso alla magistratura: vari i reati contestati che vanno dalla resistenza al pubblico ufficiale all’oltraggio ed all’interruzione di pubblico servizio, dalle lesioni personali al danneggiamento fino al tentativo di invasione di uffici pubblici.


23 febbraio: "SIAMO DOVUNQUE": GLI OPERAI LOGISTICA DELLA LDD - E LUNEDI' SI RICOMINCIA...

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Nel riportare di seguito l'articolo di stampa, aggiungiamo che da giovedì è in atto il presidio al polo logistico di Trezzo. Questo presidio di fatto, a differenza di come può sembrare dall'articolo, ha portato a momenti di blocco dei camion in entrata e in uscita; insieme a questo i lavoratori hanno fatto un blocco della strada adiacente, mentre ieri hanno deciso di articolare la lotta portandola da Trezzo, a Osio a Bergamo. In particolare è stato fatto un presidio, con volantinaggio,comizi volanti davanti ad un grande supermercato della Ldd, molto frequentato, da famiglie dei lavoratori della zona, e tanti immigrati; poi il presidio si è spostato sotto la sede centrale della Ldd, che si trova in una via a grande scorrimento di macchine, questo presidio ha portato ad un rallentamento del traffico con tante persone che esprimevano la solidarietà ai lavoratori in lotta. Gli operai restano compatti, anzi aumentano di numero. Lavoratori iscritti alla Cgil che si uniscono, rifiutando la linea della Cgil, che pur dicendosi d'accordo sugli obiettivi punta a impedire la lotta, cercando di convogliare l'iniziativa unicamente verso richieste al prefetto e azione legale. Tanti sono i lavoratori che stanno crescendo in questa lotta e che vogliono prendere nelle loro mani la battaglia sindacale di classe più generale dello slai cobas per il sindacato di classe. LUNEDI', giorno in cui le cooperative subentranti vogliono cominciare a fare i colloqui individuali per discriminare, fare "pulizia etnica" tra lavoratori, tenere fuori i più combattivi nella lotta, facendo di fatto una divisione tra "buoni" della Cgil e "cattivi" dello slai cobas per il sindacato di classe, i lavoratori della logistica non li lasceranno in pace! E il presidio si sposterà sotto la sede degli uffici delle cooperative.


Gli ex facchini della Ldd-Lombardini piantano le tende. Da Vignate a Trezzo il presidio permanente al polo logistico
di Monica Autunno 



Trezzo sull'Adda, 21 febbraio 2014 - «Proteste inaccettabili, che lasciano a casa la metà dei lavoratori»: gli ex facchini della Ldd-Lombardini piantano le tende davanti al nuovo polo logistico di Trezzo e si preparano a un nuovo presidio permanente. «Di qui non ce ne andremo se non a fronte di una proposta seria, e che garantisca il lavoro a tutti noi». Da ieri mattina, dunque, è presidio, monitorato dalle forze dell’ordine, davanti al nuovo polo logistico della Ldd, in funzione da poche settimane in viale Lombardia e dove sono già all’opera un centinaio di addetti, procacciati da nuove cooperative. I presidianti, manco a dirlo, sono i centotrenta lavoratori delle ex cooperative appaltatrici della Lombardini nei precedenti magazzini di Vignate e Capriate (rifornitori dei supermercati Ld di tutto il NordItalia), rimasti a piedi durante il passaggio di sede, e già protagonisti di veementi proteste e blocchi nelle scorse settimane.
Una settantina i presenti, coordinati dallo Slai Cobas. Ed è stato il referente sindacale Sebastiano Lamera a relazionare in un’assemblea a cielo aperto sull’infausto esito della trattativa condotta nei giorni scorsi sotto l'egida prefettizia. I soggetti trattanti, va detto, si moltiplicano: uscita di scena la cooperativa Logic Service (cui fanno riferimento gli ex lavoratori di Vignate), si tratta con Ldd Lillo, con la società esterna che ha avuto in appalto il nuovo grande magazzino di Trezzo ma anche con due new entry, le cooperative casertane M.B. e Santa Chiara, che sarebbero ora referenti per la manodopera nelle aree di carico e scarico merci. La proposta definita dai Cobas «non accettabile» propone il reintegro a scaglioni di una sessantina sui 130 lavoratori rimasti a piedi: 5 da lunedì, e poi a scaglioni di 5, 10 e 20 sino a raggiungimento del tetto, in luglio.
«Ma i lavoratori rimasti senza stipendio sono 130, non sono sessanta — così Lamera — È un aspetto importante. E non è l’unico. Noi chiediamo un tavolo sindacale, dove le questioni siano affrontate in maniera analitica e dove venga siglato un accordo scritto. La proposta precisa che i reintegri sono vincolati a colloquio privato a chiamata, e anche qui non ci siamo. Ammesso che debbano esserci scaglioni e priorità, dobbiamo stabilirli insieme».
Cobas e lavoratori dunque rilanciano con una nuova richiesta di incontro. Ma nel frattempo, ecco la protesta trasferita in pianta stabile in viale Lombardia a Trezzo, dove, nei prossimi due o tre giorni, si attenderanno sviluppi. Nessun blocco in vista o nessuna azione eclatante (a Vignate, ricordiamolo, i magazzini furono bloccati per tre giorni e i lavoratori salirono sui tetti del capannone). Un presidio h 24, a simbolo del quale è già eleggibile la tenda da campeggio collocata di prima mattina davanti all’ingresso battuto senza interruzione dai Tir. I cui conducenti arrivano, suonano il clacson e solidarizzano: «Stiamo diventando un paese di disoccupati». Lo slogan degli «ex Logic Service» al megafono, è lo stesso di tre settimane fa: «Vogliamo il nostro lavoro. Senza, è meglio morire».


22 febbraio: RIPRENDONO I BLOCCHI DEGLI OPERAI LOGISTICA, QUESTA VOLTA A TREZZO

Oggi un’altra giornata di lotta ha visto protagonisti i lavoratori delle piattaforme della logistica di Vignate e Capriate, che stanno scioperando da giovedì. 
Dal primo pomeriggio e fino a sera, decine di camion son stati bloccati a singhiozzo ai cancelli del magazzino LDD di Trezzo.
Questa è stata la risposta alla strategia del dividi et impera messa in atto dalle cooperative che gestiscono la nuova piattaforma e che vorrebbero assumere, alle loro condizioni, solo una minima parte degli 170 addetti al momento senza lavoro.
Oltre che ai problemi facilmente intuibili dentro il magazzino, i camion fermi hanno causato rallentamenti e blocchi del traffico anche nelle vie e nello svincolo adiacenti, dando modo ai manifestanti di effettuare dei  volantinaggi che son stati accolti con calorosa solidarietà dalla quasi totalità degli automobilisti. Altra nota positiva la presenza di diversi lavoratori tesserati cgil che, contravvenendo alle indicazioni del proprio sindacato, hanno partecipato attivamente alle varie fasi della giornata. 

SABATO 22 FEBBRAIO saremo di nuovo al capannone giallo LDD di Trezzo d’Adda dalla mattina.

NON SIAMO SCHIAVI - NON SIAMO NUMERI – LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’ PER TUTTI!

Slai cobas per il sindacato di classe - Dalmine (BG)


21 febbraio: Gli operai Fiat si preparano all'incontro del 24 alla Regione

Comunicato stampa
Palermo, 21 febbraio 2014

Gli operai Fiat si preparano all'incontro del 24 alla Regione

Gli operai Fiat che continuano  il presidio davanti la sede della Regione Siciliana in assemblea in questi giorni hanno innanzi tutto criticato i continui rinvii delle riunioni "per la crisi di governo" ovvero le manovre di potere a favore di padroni e banche e a scapito invece dei lavoratori e delle masse popolari che  peggiorano di giorno in giorno le condizioni di vita di operai, lavoratori... e delle loro famiglie.  Già sono passati i primi due mesi di cassa in deroga.

Gli ultimi sviluppi rispetto alla vertenza sarebbero le recenti notizie circa l'interessamento di alcuni imprenditori che hanno già visitato lo stabilimento, ma su questo l'esperienza negli anni trascorsi (Invitalia ecc)  non deve far cadere in mere illusioni.

Si è ragionato che a fronte di qualsiasi governo, vecchio o nuovo, nazionale o locale (e alla negativa presenza dei sindacati confederali, che hanno trascinato e trascinano la classe operaia in condizioni sempre peggiori) la mobilitazione degli operai è l'unica garanzia per affrontare i  problemi, ma su questo si è preso atto che occorre fare la lotta tra gli stessi operai che in diverse forme continuano ad attendere, ad "aspettare il miracolo", si scoraggiano... e su questo l'azione dei confederali ha fatto la sua parte.

Lunedì 24, in occasione dell'incontro previsto, gli operai saranno attivamente presenti davanti al palazzo dell'Assemblea Regionale. 

Slai  cobas per il sindacato di classe
Via G. del Duca, 4 Palermo
338.7708110 – 340.8429376


21 febbraio: TREZZO, ASSEMBLEA PERMANENTE DEGLI OPERAI DELLA LOGISTICA

Con perfetto tempismo le cooperative che gestiscono il nuovo magazzino LDD di Trezzo hanno informato della loro volontà di assorbire nel magazzino 60 lavoratori nell’arco dei prossimi 6 mesi. A questo scopo hanno già iniziato a convocare i lavoratori del magazzino di Vignate per dei colloqui individuali.
Questa, anche se parla di assunzioni, non è una buona notizia, ma solo un tentativo, ampiamente previsto, di dividere i lavoratori indebolendone così il fronte di lotta. Tutti i lavoratori coinvolti sanno che i 60 “fortunati” sono già stati scelti tempo fa e che questi colloqui a tappeto son solo una farsa, è risaputo che la chiusura delle piattaforme di Vignate e Capriate è un’occasione per fare repulisti degli elementi poco graditi, sindacalizzati o semplicemente considerati poco “redditizi”.

Ieri l’assemblea permanente ai cancelli della piattaforma di Trezzo, ha respinto questo piano con blocchi e volantinaggi nel corso di un presidio durato per tutta la giornata.
Oggi venerdì 21 febbraio, la mobilitazione proseguirà per ribadire il NO alle assunzioni discriminatorie e per chiedere con forza, che si arrivi ad un accordo che garantisca il lavoro per tutti i 170 addetti di Vignate e Capriate.

VENERDI’ 21 FEBBRAIO appuntamento al capannone giallo LDD di Trezzo d’Adda.
NON SIAMO SCHIAVI - NON SIAMO NUMERI – LAVORO, DIRITTI, DIGNITA’ PER TUTTI!


Slai cobas per il sindacato di classe


19 febbraio: "SENZA IMPRESA NON C'E' (LA LORO) ITALIA"

Roma, artigiani e commercianti in piazza: "A rischio la pace sociale"
Si tratta di medi e piccoli imprenditori che nella prima repubblica stavano legati e proliferavano all'ombra della DC, poi dei socialisti, ma con legami anche con l'ex Pci via via che si diventava un partito borghese; poi sono stati berlusconiani e nel nord sono loro che hanno ingrossato le fila della Lega. 
Ora, la Lega cerca di stargli dietro, ma il partito di maggior riferimento, che gli fa simpatia è il M5S
Si sono retti utilizzando, e non solo al sud, il lavoro nero.
Con la crisi vanno in fallimento, non ce la fanno ad andare avanti. Rivendicano dal governo misure urgenti in termini di tasse, semplificazioni, no alla burocrazia, richiesta di facilitazioni per il credito... e taglio del costo del lavoro.
Non si rivolgono, non dicono una frase di denuncia dei loro "padri", le grandi aziende capitalistiche, spesso multinazionali che hanno creato la crisi che inevitabilmente fa morti e feriti nel piccolo capitale, e che ora anche loro fanno la marcia reazionaria dei "40mila", sia pur virtuale. 
Sono fabbriche come la Fiat, come l'Ilva che hanno fatto chiudere o ridimensionare bottega alle tante ditte, dittarelle, artigiani, ma anche commercianti. 
Stravolgono coscientemente o incoscientemente la realtà, affermando che "Senza impresa non c'è Italia", che loro, non gli operai che producono e creano plusvalore, sarebbero le fondamenta del sistema produttivo italiano, da cui dipendono occupazione e stabilità. 
Hanno fondamentalmente una ideologia di destra, ma vengono lisciati dai mass media anche della sinistra.
I sindacati confederali avallano l'idea che piccoli e medi imprenditori e lavoratori sono nella stessa barca. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a proposito della manifestazione, ha detto: “Le imprese hanno ragione di protestare perché sono in difficoltà, sono moltissime e rappresentano quasi un quarto del nostro sistema produttivo", Bonanni della Cisl ha affermato più chiaramente: "Nei prossimi giorni ci mobiliteremo anche noi, perchè lavoratori e imprese hanno oggi gli stessi problemi". 


19 febbraio: INDIA - LOTTA DI CLASSE NEL SETTORE AUTO

  • Mercoledì, 19 Febbraio 2014 10:18
  • perlalottacontinua.iobloggo.com
Dopo un lungo periodo di lotta dal giugno 2011 al luglio 2012 culminato con un attacco collettivo ai rappresentanti del padronato, era lampante che il medesimo sarebbe andato alla radice dell'organizzazione Operaia cercando di cambiare sostanzialmente la forza-lavoro.

COMPOSIZIONE DELLA FORZA-LAVORO: DIVISIONI SALARIALI E GERARCHIE GENERAZIONALI
Dopo il 18 luglio 2012 circa 550 Operai a tempo indeterminato su 1000 sono stati licenziati. Per tentare di sostituirli circa 150 sono stati spostati dallo stabilimento di Gurgaon a quello di Manesar, in particolare presso il settore C, operativo dal luglio 2013, non senza alcuni brevi scioperi degli edili come si vedrà in appendice a questo numero. Oltre ai 550 permanenti, circa 2200 su 2500 precari sono stati cacciati sostituiti da Operai assunti come "collaboratori". 

La prima decisione a seguito della rivolta del 18 luglio è stata quella di non assumere più Operai a contratto presso MARUTI SUZUKI(precari) nel reparto di produzione. Questo è stato innanzitutto un chiaro segnale politico, nel senso che "vediamo la fragilità di questo sistema e cerchiamo di fare qualcosa al riguardo". Invece di utilizzare Operai a contratto si è preferito introdurre una nuova categoria (Company Casuals) (una sorta di contratti di collaborazione, ndt) . Gli Operai così inquadrati sono direttamente assunti dall'azienda, il che non fa guadagnare in salario o diritti, ma permette a MARUTI SUZUKI un controllo più diretto sulle assunzioni. "Abbiamo eliminato agenzie di lavoro e contratti a scadenza. Siamo tornati al sistema già in vigore a Gurgaon. Facciamo un'analisi completa del candidato, controlliamo la sua storia, la sua famiglia. Inizialmente sono assunti come apprendisti e valutati per un anno, in seguito vengono sottoposti ad un esame ed inquadrati come tirocinanti per due anni. La cosa più importante è l'atteggiamento" ha annunciato il presidente Barghava in una recente intervista. I collaboratori lavorano per sei o sette mesi e poi licenziati; alcuni vengono poi richiamati dopo un paio di mesi. MARUTI SUZUKI in questo modo impedisce l'esistenza di una forza-lavoro permanente. In precedenza, i precari in MARUTI che avevano lavorato lo stesso periodo degli attuali collaboratori spesso restavano per diversi anni. I nuovi contratti sono una decisione politica del padrone che impatta sulla produzione. Se da un lato la maggior parte degli addetti è stata sostituita dopo sei mesi, dall'altro si ostacola una maggiore esperienza di gruppo nel lavoro e la costante necessità di formazione: ciò influisce negativamente sulla produttività. In termini generali, essa già scendeva durante la prima occupazione del giugno 2011, passando da 45 secondi per un'auto a 60 secondi, complessivamente di 960 auto su due turni. A novembre 2013 i livelli crollano a 795 vetture, con previsioni di rialzo a 900 entro gennaio 2014. Dopo il rallentamento della catena di montaggio dall'estate 2011 la velocità delle linee è rimasta invariata, nonostante la crisi. Il padrone piuttosto di fermare la catena manda gli Operai a fare pulizie per un'ora a turno rallentando ulteriormente il ciclo, conscio di un inasprimento delle tensioni Operaie come risposta ad un eventuale accelerazione. Complessivamente possiamo affermare che il numero di Operai permanenti è effettivamente diminuito da luglio 2012 in relazione a "collaboratori" (o precedentemente con i precari) e tirocinanti. Nonostante le dichiarazioni di volere fare a meno di contratti a tempo, almeno 150 Operai così inquadrati svolgono ancora lavori di movimentazione merci e trasporto. Ciò ci porta alla seguente composizione in termini salariali. Possiamo notare facilmente che dai regolamenti venuti successivamente al 2012 il divario tra Operai fissi e precariato è aumentato considerevolmente: (1 rupia indiana: 0,000061 euro)
GIUGNO 2011
PERMANENTI: da 13000 a 17000 rupie
APPRENDISTI: da 8000 a 10000 rupie
PRECARI: 6500 rupie
NOVEMBRE 2013
PERMANENTI: da 32000 a 36000 rupie
APPRENDISTI: da 16000 a 18000 rupie
COMPANY CASUALS-COLLABORATORI: 13800 rupie (11000 al netto di tasse e fondo previdenziale)
PRECARI: da 5500 a 6000 rupie
Inoltre, il premio annuale di produttività per i fissi, equivalente quasi ad uno stipendio aggiuntivo, è stato nuovamente introdotto nel 2013 dopo la sospensione nell'anno precedente. Presso la fabbrica di Gurgaon, MARUTI SUZUKI ha avviato un sistema di concessione di prestiti agevolati ai dipendenti per cifre da 100000 a 300000 rupie, se il richiedente trova altri due Operai come garanti: ciò fidelizza ulteriormente i lavoratori stabili al padronato. Dopo il 18 luglio, gli Operai più anziani in attesa di pensionamento sono stati trasferiti da Gurgaon a Manesar godendo di un salario di circa 50000 rupie in più. Essi sono stati affiancati a collaboratori neoassunti e tirocinanti freschi di formazione da istituti professionali. Gli Operai con cui abbiamo parlato sapevano, della lotta del biennio 2011-2012, poco più di un semplice "è stato ucciso un dirigente". Questa divisione generazionale tra Operai esperti e precari neoassunti vorebbe insomma evitare quella "miscela esplosiva" di 25enni arrabbiati, ovverosia la fascia d'età che ha spinto in avanti le lotte alla MARUTI nel 2012. Molti trasferimenti avvengono tra MARUTI SUZUKI e SUZUKI POWETRAIN; lo stesso avviene a Manesar. Le due società si sono fuse nel 2012 ma gli Operai POWERTRAIN hanno un sindacato separato (HMS): tale sindacato si oppone ai trasferimenti tra Gurgaon, Manesar e POWERTRAIN denunciando che ciò mina la posizione unitaria del sindacato. Ultimi ma non meno importanti sono i trasferimenti politici degli "Operai attivi": ad esempio il padrone ha trasferito i 13 delegati sindacali dalla fabbrica di Manesar ai distanti show-room di MARUTI. Ciò ha seguito di notevoli pressioni ed il collaborazionismo della polizia: un familiare di uno di questi Operai è stato convocato in centrale, minacciando la prigione (come per gli altri 150 sindacalizzati) se l'Operaio non avesse accettato senza discussioni lo spostamento.

ALL'ESTERNO DELLA FABBRICA: I PRIGIONIERI POLITICI E L'APPAGAMENTO INDUSTRIALE
Al di fuori della fabbrica, le principali pressioni avvengono sui 150 prigionieri politici detenuti nel carcere di Bhondsi, vicino a Gurgaon. Il numero di Operai e famiglie coinvolte in campagne di solidarietà come scioperi della fame o tour di denuncia intorno al distretto di Haryanasono scesi dalla fine del 2012. Ogni tentativo di manifestare nelle aree industriali è represso dalla polizia: la prevista dimostrazione per il primo anniversario della rivolta, il 18 luglio 2013, è stato accolto da oltre 10.000 poliziotti. In un' altra occasione, quando la "biciclettata Operaia" si è avvicinata di molto a Manesar, i manifestanti sono prima stati posti in stato di fermo e successivamente indirizzati verso Rohtak, luogo con "meno potenzialità contagiose" dei distretti produttivi. Operai e dimostranti accettano in larga parte di partecipare a tali campagne, che potrebbero essere utili ma sicuramente insufficienti. Uno dei principali obiettivi della polizia è quello di incanalare le lotte sulla stretta via della anti-repressione, la quale generalmente non si moltiplica e non colpisce il profitto dei padroni. È così, lo stretto rapporto tra Stato e padroni si sta sempre più rivelando, regalando una buona lezione a chiunque abbia speranze di "democratiche libertà". Mentre il gioco di polizia, tribunale e dipartimento del lavoro è più semplice da svelare, molto più complesso è capire la dinamica statal-padronale di imporre la pace sociale oltre alle limitazioni sindacali nell'area. Come si è visto con l'esempio della lotta alla NAPPINO AUTO, i tentativi in questo settore produttivo di istituire sindacati "all'interno di ogni società" proseguono anche dopo il 18 luglio 2012: vi è quindi da analizzare fino a che punto i sindacati sono - volontariamente o meno - parte della strategia statal-padronale, od anche solo di quella di contenimento.
da Gurgaon Workers News traduzione a cura di lalottacontinua.iobloggo.com


19 febbraio: Da Marchionne all'Electrolux i capitalisti ricattano e minacciano come veri parassiti e briganti: dateci i soldi o chiudiamo!

Marchionne si conferma ogni giorno di più come l'esempio del fascismo padronale, atteggiamento che si sta diffondendo ampiamente. Dopo la chiusura dello scontro con il fondo Veba,  il fondo sanitario dei lavoratori americani del settore auto, adesso è passato a minacciare il governo canadese. "La posta in gioco – riporta il sole 24 ore di ieri - sono centinaia di milioni in aiuti per investire nei due stabilimenti canadesi di Chrysler: quello di Windsor, da cui escono i monovolume; e quello di Brampton, che sforna le berline di grandi dimensioni."
La minaccia è pesante e diretta e ripete quello già fatto in Serbia, in Italia (dove si appresta a fare lo stesso per i prossimi "investimenti" e che troverà le porte aperte dal nuovo primo ministro Renzi, quello che disse «con Marchionne senza se e senza ma»,) "… se il Canada non darà gli aiuti necessari ci sono numerosi altri stati pronti a farlo per aggiudicarsi gli investimenti. Il manager ha citato il Brasile, dove il maxinvestimento per la nuova fabbrica Fiat di Pernambuco è finanziato all'85% da prestiti a tassi agevolati da banche pubbliche brasiliane."
E il giochetto per recuperare soldi facendoli risparmiare alla famiglia Agnelli/Elkann si ripete: "Chrysler ha ipotizzato un investimento di 2.6 miliardi di dollari canadesi a Windsor (circa 1,75 miliardi di euro) e un altro miliardo a Brampton; secondo il "Globe and Mail" avrebbe chiesto ai connazionali canadesi una partecipazione di 700 milioni (circa 450 milioni di euro)." Soldi che poi non si sa se verranno davvero investiti o utilizzati per altri scopi come temono alcuni analisti.
Il governo canadese, che non si fida del noto manager, e "che ha partecipato insieme a Washington al salvataggio di Chrysler nel 2009 – ha per ora stanziato 500 milioni di dollari canadesi in un "Fondo per l'innovazione automotive", e ha chiesto di vedere il dettaglio degli investimenti previsti."

"Quanto potrà durare il negoziato?" si chiede il giornalista. Per non continuare a "perdere quote di mercato", come dicono gli economisti, il "negoziato" dovrebbe durare poco dato che "Secondo la stampa canadese, la minaccia di Marchionne di portare altrove l'investimento (per esempio in Messico) potrebbe costare a Chrysler un ritardo nel lancio dei nuovi prodotti; [che è proprio uno dei motivi della chiusura degli stabilimenti in Italia] non è detto, inoltre che sia facile trovare un impianto sufficientemente scarico da poter accogliere una linea completamente nuova per uno dei prodotti di punta del gruppo americano. Ma sono conseguenze che il manager italo-canadese in passato è stato disposto ad affrontare; per esempio, quando spostò la 500L da Mirafiori alla Serbia." A spese degli operai di Mirafiori sui quali si continua ad abbattere la cassa integrazione - proroga di un anno di cassa integrazione straordinaria - e il futuro assolutamente incerto!


19 febbraio: LE IMPRESE CHE SIANO DI STATO O DEI COSIDDETTI IMPRENDITORI "ILLUMINATI" SONO UGUALI A TUTTE LE LORO CONSORELLE, SONO: CRIMINALI E ASSASSINE!

Tirreno Power, la Procura di Savona: “Centrale può aver causato 400 morti”

Dure le parole del procuratore Francantonio Granero che commenta l'attività della centrale a carbone ligure che tra gli azionisti conta la Cir dei De Benedetti. L'azienda si difende: "Consulenze di parte. Serve prudenza"



La Tirreno Power potrebbe aver procurato 400 vittime. Sono dure le parole del procuratore di Savona Francantonio Granero sulla società che fa capo ai francesi di Gdf (50%) e alla Cir della famiglia De Benedetti (39%) gia’ inguaiata con i debiti sia di Tirreno Power oltre a quelli di Sorgenia. “Senza la centrale di Vado tanti decessi non vi sarebbero stati”, dice. Secondo il magistrato la centrale a carbone, in base a dati dei consulenti, “dal 2000 al 2007 sarebbe da attribuire alle emissioni della centrale 400 morti”.
Sull’attività di Tirreno Power sono aperti da tempo due filoni d’inchiesta da parte della Procura, uno per disastro ambientale e una per omicidio colposo. Secondo il procuratore ci sarebbero stati anche “tra i 1700 e i 2000 ricoveri di adulti per malattie respiratorie e cardiovascolari e 450 bambini ricoverati per patologie respiratorie e attacchi d’asma tra il 2005 e il 2012″. I consulenti hanno mappato una ‘zona di ricaduta delle emissioni’ ed hanno escluso, come causa delle patologie, il traffico automobilistico, altre aziende della zona e i fumi delle navi in porto. Il perimetro della mappa riguarda quasi tutta Savona, Vado, Quliano e Bergeggi e in parte Albisola e Varazze. Nell’inchiesta risultano indagati per disastro ambientale Giovanni Gosio ex direttore generale, dimessosi alcune settimane fa e il direttore dello stabilimento Pasquale D’Elia. Ci sarebbe anche un terzo indagato di cui non si conosce il nome.
Le consulenze della procura di Savona su Tirreno power sono “di parte” e non sono mai state sottoposte “a un contraddittorio”. E’ questa la difesa dell’azienda secondo la quale “non si comprende quale sia stato il metodo di valutazione di esposizione agli inquinanti”. “Tale mancanza di chiarezza è accompagnata dall’assenza della doverosa analisi di robustezza, di sensitività e quindi di affidabilità globale del metodo adottato. Anche per questo motivo non si può affermare in concreto alcun nesso di causalità”, afferma. L’azienda invita ad “una maggiore prudenza considerando la forte rilevanza anche emotiva che i temi trattati rivestono e che dovrebbero essere tuttavia sempre suffragati da fatti comprovati anziché da ipotesi di parte le cui fondamenta sono tutte da verificare”.


19 febbraio: FLESSIBILITA' IN USCITA: IL PIANO DI RENZI SUL LAVORO

(Riportiamo - aggiornato - un articolo giù uscito su questo blog).
Quello che Matteo Renzi va spacciando come nuovo piano per il lavoro (dandogli anche un termine inglese, che fa tanto moderno...: "Jobs Act"), che eliminerebbe il precariato, altro non è che la riedizione della proposta di Ichino, fatta a suo tempo per accompagnare l'attacco all'art. 18.
Vale a dire: le ditte non pagherebbero i contributi nei primi tre anni, che quindi sarebbero a carico dello Stato, e quindi di tutti i lavoratori, e i neoassunti verrebbero esclusi dall'applicazione dell'articolo 18 per i primi tre anni, durante i quali i padroni possono tranquillamente e in ogni momento licenziarli senza rischio di ricorsi legali. Si sta discutendo sul campo di applicazione. “se restringerlo al primo contratto della vita lavorativa o agli under 35, oppure per qualsiasi assunzione senza limiti di età e di numero di rapporti di lavoro dipendenti”. Se passa quest'ultima soluzione, tra vari contratti di durata massima tre anni e nessun limite di età, i lavoratori sarebbero a vita sempre e in ogni momento licenziabili!!
Per questo Renzi nelle interviste sta dicendo che non vuole parlare sull'art. 18, o di modifiche della riforma Fornero (che continua pietosamente a chiedergli Maurizio Landini); infatti di cosa dovrebbe parlare se con questo piano l'art.18 è bello che sparito, almeno per i primi tre anni, poi...
La flessibilità “in entrata”, come dice Renzi, è in realtà tutta in “uscita”; “l'appetibilità” per i padroni per le assunzioni con questo contratto di inserimento ci potrebbe essere proprio perchè garantisce la “flessibilità in uscita”, che non verrebbe certo scoraggiata a causa dell'“indennità risarcitoria” che si vuole introdurre nella prima fase dato che già Renzi sta pensando di renderla poco onerosa per le aziende.
La proposta del piano Renzi, con il suo effettivo mentore, Ichino, di un contratto unico, per - si dice - eliminare i contratti a termine che si susseguono, quelli interinali, ecc., in realtà è l'unificazione al livello più basso (anche a livello di inquadramento contrattuale e quindi retributivo), sarebbe l'unificazione di tutte le forme di precarietà in una sola, senza più limiti e rischio di vertenze per i padroni.
Stessa unificazione al ribasso riguarderebbe la introduzione di una retribuzione minima oraria garantita per tutti i lavoratori, e in particolare per precari, immigrati, donne che rientrano dalla maternità... Al di là che in questo modo si vuole rendere legale l'illegalità (già in essere), vale a dire la non applicazione dei contratti a questa settori di lavoratori, lavoratrici, questa proposta è davvero oscena anche dal punto di vista della filosofia oggettivamente razzista, sessista che l'accompagna, e che cristallizza, invece di rimuoverla, una condizione di inferiorità.
Altro aspetto del piano riguarda i contratti flessibili, per cui il progetto prevede l'estensione delle tutele: dalla maternità alla malattia... Ma questa, che non è affatto una proposta nuova, lascerebbe sempre intatta tutta l'illegalità di rapporti di lavoro di fatto dipendenti, come e più di quelli effettivi, spacciati, anche con Renzi, come rapporti parasubordinati. Si pensa anche di far tornare i co.co.co (collaborazioni coordinate e continuative) al posto dei contratti a progetto per rendere di fatto più larghi, flessibili i tempi e i modi di utilizzo del lavoratore.
Infine, l'altra "vecchia novità" del sussidio di disoccupazione universale al posto dell'attuale cassa integrazione, che dovrebbe essere uguale per tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell'azienda, all'area geografica, all'età anagrafica. Anche qui ci troviamo all'unificazione delle condizioni di coloro che hanno perso il lavoro, ma al più basso livello. Gli operai attualmente in cassintegrazione ci perderebbero due volte, per l'entità e la durata del sussidio, ma soprattutto perchè verrebbe immediatamente interrotto ogni rapporto con l'azienda, senza alcuna possibilità, come ora, di rientro.
Inoltre questo sussidio di disoccupazione è condizionato all'obbligo di frequentare un percorso di formazione - che se fosse legato ad una riqualificazione per un effettivo sbocco occupazionale potrebbe anche essere utile, ma in realtà, come alcune esperienze già mostrano, si tratta solo di ore di tempo sprecate, inutili, senza prospettiva, usate di fatto in forme ricattatorie.


19 febbraio: RIPRENDE LA LOTTA DEGLI OPERAI LOGISTICA DI VIGNATE-CAPRIATE

PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DEGLI OLTRE 160 LAVORATORI DEI MAGAZZINI LD-LOMBARDINI (ORA DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO LILLO) INIZIATA IL 22 GENNAIO CON IL BLOCCO DI 3 GIORNI DEL MAGAZZINO DI VIGNATE.
 

 GIOVEDI’ 20 FEBBRAIO DALLE H9 I LAVORATORI SI RITROVERANNO IN PRESIDIO PRESSO IL MAGAZZINO LD DI TREZZO D’ADDA FINO AD OTTENERE GARANZIE OCCUPAZIONALI PER TUTTI.

Questi lavoratori operano da anni come facchini per cooperative di logistica e oggi si ritrovano senza nessuna garanzia occupazionale a fronte dell’apertura di un nuovo magazzino a Trezzo nel quale sono state convogliate le attività che prima si svolgevano a Vignate e a Capriate.

Non si tratta di un caso di crisi o mancanza di lavoro, la MD Lillo, con l'acquisizione del marchio Ld-Lombardini, è diventata la leader nazionale degli hard-discount e quello che si sta tentando a Vignate e Capriate è solo il tentativo di “fare pulizia” tra i lavoratori eliminando quelli scomodi, sindacalizzati, con contratti a tempo indeterminato che, negli anni, hanno ottenuto maggiori diritti e salario, con anzianità che arrivano a 10-18 anni nello stesso magazzino, per sostituirli con altri lavoratori precari, più ricattabili e flessibili.
La classica guerra tra poveri che sempre più spesso viene utilizzata nel mondo delle logistiche per mantenere alti i profitti peggiorando le condizioni dei lavoratori.
Nell'incontro di giovedì 13 alla Prefettura di Milano era presente la società BeM del sig. Massimo Berselli che ha acquisito l'appalto dalla LDD-Lillo e che a sua volta ha subappaltato a 2 cooperative, preesistenti da 2 anni, la Santa Chiara e la MB, che stanno operando nel magazzino di Trezzo dal 27 gennaio con circa 130 lavoratori di cui una parte provenienti dal Sud e che, quindi, per il momento non necessita di ulteriori assunzioni.
Preso atto della situazione il Prefetto ha proposto che la LDD e la BEM si facciano carico di redigere un programma per l'assorbimento dei lavoratori, con tempi, modi e numeri da inviare alle ooss entro il prossimo giovedì, tenendo conto del piano industriale di espansione e quindi della necessità di ulteriori lavoratori per raggiungere gli obbiettivi aziendali.
Questo modo di operare non l'accettiamo affatto in quanto, sulla proposta del prefetto non ci sono garanzie di inserimento immediato dei lavoratori e quindi c'è il rischio che questi entrino a far parte di un bacino a perdere. Inoltre, non ci si spiega per quale motivo si possano ignorare delle norme contrattuali, come l'art. 42, che impone alle aziende che intendono appaltare lavori di movimentazione e logistica che la cooperativa subentrante applichi tale ccnl e quindi dia il diritto di precedenza ai lavoratori che già operavano nell'appalto.
Per questo i lavoratori non vogliono rimanere inermi nell’attesa che si decida del loro destino, e DA GIOVEDI' 20 RIPRENDONO LA LOTTA.

L’unica soluzione che accettiamo è il reintegro di tutti i lavoratori!

Da Slai cobas per il sindacato di classe (Dalmine Bergamo)