lunedì 15 aprile 2019

13 aprile - Genova. La causa del degrado è… l’operaio in pausa pranzo. Effetti del decreto fascio/razzista Salvini/Di Maio: prima i migranti, poi i centri sociali e poi....gli operai

di R. C.
I nodi come sempre vengono al pettine, ed è notizia di ieri il riconoscimento, finalmente, della fonte dei problemi che attanagliano la città di Genova.
Non la gestione del post-crollo del ponte Morandi, tragedia che ha messo, di nuovo, tristemente in luce tutti i limiti della gestione privatistica (e quindi per-forza-di-cose tendente al profitto personale) di un elemento della vita pubblica, come può essere la manutenzione di uno snodo fondamentale della viabilità di una metropoli. Non la mancata applicazione del Piano dell’organico del porto dei lavoratori delle imprese previsto dalla legge 84/1994, strumento che sarebbe utilissimo per fare fronte, appunto, alle conseguenze del crollo del ponte Morandi mediante la somministrazione di maggiori fondi pubblici per le attività portuali e di trasporto collegate al porto, e dunque ai lavoratori stessi. Non la cessione del patrimonio pubblico sanitario per mezzo della svendita delle Farmacie Comunali, un magro bottino oggi che impedisce un futuro servizio domani ai cittadini e impoverisce la rete di solidarietà istituzionale verso la popolazione. Bensì, la vera grana del capoluogo ligure è, udite udite… gli operai in pausa pranzo che si sparano la sacrosanta accoppiata di mezzogiorno, panino e birra.

«Chiederemo l’alcol test dopo la pausa pranzo per i lavoratori Fincantieri». Queste le parole dell’assessore alla Sicurezza del Comune di Genova, Stefano Garassino. Rispondendo a un’interrogazione del M5S a proposito del degrado che si riscontra in alcune piazze, specialmente dove si trovano i cantieri navali, l’assessore in quota Lega ha individuato nell’operaio in pausa il soggetto su cui rivolgere le attenzioni delle istituzioni. La zona di Sestri Ponente, dove si trova il cantieri di Sestri, non rientra fra quelle interessate dall’ordinanza anti-alcol (a quanto pare, per motivi di organizzazione di polizia locale), e allora non resta che «chiedere alla dirigenza di Fincantieri di fare l’alcol test ai lavoratori che rientrano dalla pausa pranzo. E’ anche una questione di sicurezza». Quella sicurezza che ovviamente non viene mai tirata in ballo quando si tratta di abbinarla alla condizione dei luoghi dei lavori, o alla certezza del pagamento a fine mese degli stipendi, per non parlare della tenuta dei ponti che si stagliano sopra le case dei cittadini…
Inutile riportare gli sbraiti della Fiom-Cgil dinanzi a questo ennesimo attacco padronale alla dignità dei lavoratori, perché in verità di ennesima fumo per gli occhi si tratta, visto che la suddetta, col padrone, è scesa direttamente in campo addirittura per le prossime elezioni europee. Dinanzi alla precipitazione generale delle condizioni del paese (economica, politica, culturale), nonché della stessa città di Genova (sono lontani i tempi del triangolo produttivo, la proposta del “Regionalismo differenziato” certifica lo slittamento della produzione che conta verso quella dell’est), non ci resta che consigliare all’assessore di mettere da parte l’approccio manettaro e di tornare tra la gente che mira a rappresentare, individuando i veri problemi dei suoi concittadini.
Magari, bevendosi una birra in buona compagnia.


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