mercoledì 3 giugno 2026

4 giugno - Ancora su Amendolara: CHI STA DIETRO AI CAPORALI?

 


Si chiamavano Ullah Ismat Quiem, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Layiad, 27 anni, tre braccianti afghani e un pakistano, costretti a raccogliere frutta e verdura in quelle campagne per 12 – 13 ore di lavoro al giorno, sotto il solleone, trattati come schiavi, senza diritti, senza contratto, salari mai pagati. I caporali, al soldo dei clan mafiosi e dei padroni di quelle terre, li hanno bruciati vivi nella loro auto, perché si erano ribellati, in una squallida stazione di servizio Ip di Amendolara, nel cosentino.

Erano in cinque, quattro sono morti carbonizzati, il quinto – Taj Mohammad Alamyar, pure lui di nazionalità afghana – è riuscito a salvarsi ed ha raccontato, terrorizzato, a stampa e Tv, del ruolo della mafia afghana in quelle campagne e di un sistema schiavile a cui lui e i suoi compagni erano sottoposti.

Ci dobbiamo chiedere per chi lavoravano questi caporali che costringevano lavoratori agricoli in quelle condizioni bestiali, sfruttati per intere giornate lavorative e, per giunta, senza paga?

Lavoravano per aziende agricole regolari che, a loro volta, rifornivano, di frutta e verdura, i banchi delle principali aziende della grande distribuzione organizzata.

E’ quel che avviene nelle campagne di tutt’Italia, dal Sud al Nord, è un sistema schiavile che funziona così. Ovunque.

Non è vero - come dicono alcune associazioni imprenditoriali agricole – che il sistema è buono, c’è qualche mela marcia! Non è vero, perché, per limitarci al Piemonte che è la Regione in cui viviamo, questo sistema lo incontriamo a Saluzzo, nell’astigiano, nell’albese, a Carmagnola, nel torinese, nelle risaie del novarese e in Bassa Valle Scrivia.

Secondo l’ONU, metà della popolazione agricola italiana è costituita da migranti, per lo più irregolari. Manodopera sfruttata dal sofisticato sistema alimentare dell’Italia.

Anche noi consumatori siamo parte del problema.

Quando ci sediamo a tavola, ci dobbiamo chiedere cosa c’è dietro a un bel bicchiere di vino o a un’insalata di pomodori|

Abbiamo più volte denunciato questo sistema perverso, anche attraverso il nostro libro uscito di recente SCHIAVI MAI!, ma, siamo sicuri, in questo caso come in altri che l’attenzione dei media durerà qualche giorno, poi tutto passerà nel dimenticatoio.

Eppure, in Italia, da una decina d’anni, esiste una legge – la 199/2016 – che si è posta l’obiettivo di perseguire non solo i caporali, ma anche le aziende agricole committenti.

Legge totalmente inapplicata.

Avete mai letto, accanto a nomi di caporali, anche solo un nome di un italianissimo proprietario terriero che utilizza i caporali a proprio uso e consumo?

Occorre affrontare con forza questo sistema criminale, ma, al tempo stesso, occorre affrontare il ruolo delle imprese agricole.

Bisogna cambiare le leggi ingiuste, pretendere la cancellazione della Bossi – Fini che relega i lavoratori in condizioni di semiclandestinità rendendoli ricattabili, contrastare le logiche che hanno ispirato i decreti sicurezza e i decreti flussi.

Una volta che arrivano, queste persone sono abbandonate ai caporali. Basta leggere i dati: sapete quanti entrati con il decreto flussi conseguono il contratto di lavoro? Il 20%. E il resto dov’è va a finire?

Certo, parliamo di caporalato, però i caporali sono solo parte del problema. Ci sono altri tre grandi responsabili: il datore di lavoro che li sfrutta per quelle ore, li paga in quel modo e li tiene in quelle condizioni lavorative, poi ci sono i liberi professionisti – consulenti, avvocati, notai, associazioni agricole – che assistono i padroni, li consigliano, conoscono perfettamente la situazione, sanno quanti lavoratori sono in “nero” e quanti in “grigio” e poi c’è la grande distribuzione che fa il bello e il cattivo tempo, detta prezzi e condizioni.

A fronte di ogni caporale, c’è sempre un’azienda che si rivolge a lui. Gli schiavi lavorano, i caporali controllano e i padroni guadagnano” Fannie Lou Hamer

Castelnuovo Scrivia, 3 giugno 2026 - Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia



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