domenica 28 giugno 2026

28 giugno - info Stellantis 2: STELLANTIS: «È UNO SFINIMENTO QUOTIDIANO».

 la testimonianza del dramma che si vivono gli operai Stellantis, ma non solo, di fronte alla chiusura delle fabbriche


da 

Operai Contro

Il dramma nascosto dietro le uscite incentivate.

Dietro la formula burocratica e apparentemente neutra delle “uscite incentivate” si consuma una realtà complessa e dolorosa all’interno degli stabilimenti italiani di Stellantis. Quelli che vengono presentati pubblicamente come percorsi di transizione morbida e consensuale, concordati tra l’azienda e le parti sociali, si rivelano nei fatti il risultato di un progressivo e insostenibile sfinimento psicofisico ed economico dei singoli lavoratori.
Operai e impiegati si trovano da anni intrappolati in un meccanismo logorante. La quotidianità è segnata da una cassa integrazione a singhiozzo che taglia drasticamente i salari, unita a una gestione dei turni estremamente precaria. Spesso i turni vengono comunicati e poi improvvisamente revocati con la scusa della “mancanza di materiale”, molte volte anche all’ultimo minuto. In alcuni stabilimenti si assiste addirittura al ricorso improvviso alla “messa in libertà” — un termine arcaico, di vecchia usanza quasi da caserma, che fotografa perfettamente il clima di incertezza e la rigidità della gestione aziendale.
A questo scenario si sovrappongono carichi di lavoro insostenibili nei pochi giorni in cui le linee produttive tornano effettivamente in funzione. Così facendo, l’attività si concentra in rari picchi stressanti, mentre parallelamente ci sono lavoratori che da mesi, se non da anni, non entrano in fabbrica per fare un solo giorno di lavoro. Con uno stipendio che alla fine del mese diventa inevitabilmente “leggero”, l’accettazione dell’incentivo economico non è una libera scelta, ma l’unica via di fuga rimasta per pagare il mutuo, evitare il pignoramento della casa e sottrarsi a una situazione psicologicamente insostenibile. Il rischio concreto, tuttavia, è quello di ritrovarsi poco dopo disoccupati e senza alcuna prospettiva per il futuro.
Mentre il dibattito pubblico, la politica e i sindacati si concentrano su discussioni astratte riguardanti i “nuovi modelli da produrre”, nessuno pensa concretamente alla tutela di chi quei modelli dovrebbe materialmente costruirli. Il timore diffuso tra le maestranze è che l’effetto finale di questo silenzio istituzionale sia lo svuotamento progressivo dei siti produttivi storici della loro forza lavoro stabile e tutelata. Una volta ridotto l’organico, per le future esigenze di mercato, eventualmente, si attingerà a piene mani dal bacino del precariato, utilizzando giovani lavoratori interinali per il tempo strettamente necessario, per poi interrompere i contratti senza alcuna garanzia.
Non era difficile prevedere quello che sta succedendo, eppure ci siamo arrivati senza nessuna reazione, dietro a un sindacato inutile a difendere i nostri interessi, buono solo a chiedere “piani industriali” e tavoli concertativi con la presenza del Governo.
Un operaio di Melfi che ha accettato “ l’uscita incentivata’’



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