martedì 30 giugno 2026

30 giugno - Bracciante muore mentre raccoglie angurie nel Mantovano, ipotesi di malore per il caldo....

 ....una morte, omicidio, che colpisce un nostro fratello immigrato, frutto del razzismo/fascista di questo governo, del caporalato di stato, della barbarie dei padroni

L'uomo di origine marocchina, 55enne, si è accasciato mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola. I colleghi hanno chiamato il 118. L'allarme della Cgil: "Le ordinanze non funzionano, mancano controlli sufficienti"

Un bracciante agricolo di 55 anni, Haddad Taher, di nazionalità marocchina, è morto nel pomeriggio di ieri a Borgocarbonara, nel Mantovano, mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola di Magnacavallo. 

Tra le ipotesi al vaglio c'è quella di un malore legato alle alte temperature.
L'uomo si è improvvisamente accasciato a terra durante il lavoro. I colleghi, presenti nei campi, hanno dato l'allarme al 118. Sul posto sono intervenuti un'ambulanza di Soccorso Azzurro e l'elisoccorso arrivato da Parma, ma i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.
Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Gonzaga e dei tecnici della struttura di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana, intervenuti per ricostruire con precisione l'accaduto. 

Allarme della Cgil: Tre lavoratori morti nel Mantovano tra caldo e schiavismo agrario

"Nel mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro lavoratore in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage". 

Parte da questo bilancio Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, commentando il decesso del bracciante agricolo nel mantovano. "Si muore come cent'anni fa nei campi, in mezzo a un'indifferenza che sembra quella di cent'anni fa", dice Orezzi all'AdnKronos. "Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c'è un'allerta sanitaria. È una cosa che non sta né in cielo né in terra" Per il sindacalista non si tratta di episodi isolati, ma della manifestazione di un problema strutturale che intreccia sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e sfruttamento. "Nel mantovano ci sono ancora sacche di schiavismo agrario. Un lavoratore su tre è esposto a queste situazioni. Il caporalato non riguarda soltanto Calabria, Puglia o Campania, ma è presente anche in Lombardia, nella cosiddetta locomotiva d'Italia". 

Secondo Orezzi, le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più calde non stanno producendo gli effetti sperati. "Le ordinanze contro il caldo non funzionano perché mancano controlli sufficienti, soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento. Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi gravissimi".
Il segretario della Cgil di Mantova parla di una situazione che colpisce in particolare i lavoratori più vulnerabili. Dei quattro casi richiamati dal sindacato - tre decessi e un lavoratore in coma - tre riguardano migranti e uno un lavoratore italiano. "L'agricoltura impiega una quota molto elevata di lavoratori stranieri e quindi sono proprio le fasce più ricattabili della popolazione a pagare il prezzo più alto. Nel mantovano le comunità indiana e marocchina sono tra le più numerose e sono direttamente coinvolte".



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