SLAI COBAS LAVORA PER LA RIBELLIONE OPERAIA
ALLA 'NORMALITA’ DELLA PRODUZIONE'Ancora tra gli operai di Tenaris alla seconda portineria della fabbrica dopo il grave infortunio che ha colpito l’operaio di origini rumene VC, di 55, nei pressi dell’alto forno nel reparto acciaieria.
Tra i primi ad avvicinarsi all’entrata dello stabilimento, per il suo turno di lavoro, proprio un operaio di una delle ditte esterne che opera in acciaieria.
In giornata ancora erano previste perizie tecnico legali con il blocco del reparto, ma come ha ricordato il Corriere, ci sono le richieste avanzate da Tenaris per avere con urgenza il dissequestro dell’impianto centrale, evidentemente in qualche modo erano andate a buon fine.
Nemmeno un quarto d’ora dopo, mesto mesto, l’operaio se ne esce dalla fabbrica e con un po di fatica per la lingua spiega che il capo si era dimenticato di mandare il messaggio di stare a casa.
I sopralluoghi quindi stanno continuando, ma questo episodio è la spia della condizione degli operai delle ditte esterne, una fabbrica dentro la fabbrica, ma che via via diventa sempre più il modello ‘flessibile’ a cui conformare gli stessi operai Tenaris che anche in questo caso, vengono informati giorno per giorno via whatsapp ‘anche domani l’acciaieria resta chiusa’ facendoli pagare di tasca propria con le ferie il blocco degli impianti per le indagini della magistratura. Che i più ipotizzano andranno avanti almeno fino a lunedì. Per altro, dalle ultime ristrutturazioni alla contrattazione aziendale, anche la programmazione degli orari, dei turni, fino alle mansioni degli operai Tenaris, in tal senso già ha fatto un grande balzo indietro.
Questo che facciamo è un lavoro importante, sicuramente con i tempi tirati che hanno i lavoratori all’entrata e all’uscita dallo stabilimento un lavoro limitato, una parte del lavoro necessario ma che non per questo, perde d’interesse.
Anche tra gli operai di questa portineria viene espresso un modo di vedere che assume la divisione dei lavoratori dentro la fabbrica, attraverso una delle sue forme, quella degli appalti, voluta dai padroni, che si regge su norme via via sempre meno vincolanti, consolidata nella contrattazione sindacale.
'Ci dispiace per quello che è successo al nostro collega, speriamo tantissimo che possa rimettersi, ma sono quelli delle ditte...' 'Noi facciamo i corsi, ci controllano, ci tengono alla sicurezza… per le ditte non si sa come lavorano'. Non c’è nulla da fare, ‘sono decisioni che non prendiamo noi dice un gruppetto’, quando si parte male persino l’ovvietà della grande fabbrica siderurgica, un ambiente di lavoro severo, con grandi impianti che fondono e laminato tonnellate di metallo e che non ammettono errori, finisce ai margini, finisce sottovalutata.
Solo poche settimane fa si è sviluppato un grande incendio sulle linee di produzione del
reparto oliatura all’avvio degli impianti, che in pochi attimi si è esteso, con un forte impatto per via dell'imponente colonna di fumo nero, anche nel paese. Solo la scarsa presenza di operai in quel momento nel capannone, ha limitato la conta dei danni a quelli materiali. Ed è chiaro di come si tratti di operai, della collettività degli operai, fissi o delle ditte che siano.La sicurezza è questione legata alla normalità di questa produzione, del modo di produrre capitalista organizzata per alzare la quanrità di plusvalore estratto dalla forza lavoro degli operai, che determina il modo in cui si lavora e quindi quali tutele formali o reali esistano per la sicurezza, chiaramente dentro la forma concreta delle diverse tipologie contrattuali applicate.
C’è un livello differente tra gli operai fissi, somministrati e in appalto, ma secondo un modello che schiaccia verso il basso i diritti di tutti i lavoratori, a tutele calanti potremmo dire.
Gli appalti immediatamente restituiscono l’idea del lavoro ricattato, oggettivamente hanno tutele ridotte in termini di paga e normative.
Anche il lavoro somministrato, spacciato nel 1997 come un’occasione per gli studenti nei fine settimana è diventato la forma prevalente delle assunzioni nell’industria. Anche qui il ricatto dovuto alla precarietà del rapporto di lavoro influenza il lavoratore ad essere disponibile più di altri per avere una conferma del contratto. La reazione degli operai che si lamentano perché ‘alla scadenza li hanno lasciati a casa anche se lavoravano bene’ è una conferma diretta di questo sistema di comando e controllo in fabbrica. Che però non vede, oltre quella che viene percepita come ingiustizia, come sia uno strumento per attaccare loro stessi, ovvero l’insieme dei lavoratori e dei diritti che ci restano dall'autunno caldo.
Tant’è che la lotta contro la precarietà è stato uno dei grandi vuoti ad esempio dell’ultimo rinnovo contrattuale dei metalmeccanici.
La questione delle manutenzioni, di conseguenza della salute e della sicurezza, per i padroni in generale è considerata come un costo improduttivo, da ridurre il più possibile, in fabbrica.
Ciò è sotto gli occhi degli operai Tenaris quando lavorano più veloci, quando lavorano fianco a fianco ad un operaio precario buttato sulle linee per necessità o per calcolo, quando la paga viene divisa nei cosiddetti ‘premi’, che hanno fatto diventare una quota del salario, variabile e stabilita in ultima istanza dall’azienda. Questa quota aggiuntiva di produzione divenuta normale, si può raggiungere solo impegnandosi a fare di più, a dare il massimo, in concorrenza tra operai e non pensando a come si lavora. Indotti a mettenrci 'volontariamene il rischio' per il profirtto dei padroni. Come i famosi record produttivi che hanno alzato il numero di colate per turno o giornaliere ed i fatturati di Tenaris.
Quindi ogni punto su cui ci fermiamo a ragionare ci porta alla divisione di classe esistente tra gli operai nella fabbrica, da combattere tra li operai, e di come la lotta per la salute e la sicurezza nei posti di lavoro -e nei territori diciamo noi- la attraversi pienamente.
C’è un sentire ricorrente che legge le ditte di appalti come ambienti deprimenti, mancanza di professionalità, dove ci vanno in prevalenza gli extracomunitari. Un modo di guardare non per conoscere e trasformare, ma per giudicare e sentirsi ‘a posto’, accettando che i diritti dei lavoratori, che devono essere di classe e conquistati con la lotta collettiva, vengano subordinati alle leggi dei governi borghesi o ridotti a concessioni dispensate dai padroni. (E quindi precari pure quelli).
L’altissimo numero dei lavoratori assassinati in questa guerra quotidiana dei padroni per il profitto, che restano statistiche alla mano mediamente tre, quattro ogni giorno, dice chiaro che lo scontro con i padroni è aperto, che questo modo di pensare è sbagliato, è nocivo, corrode nel profondo la coscienza di classe, come l’incuria dei padroni verso le passerelle da cui cadono gli operai, come il giovane Tenaris 100% che ‘ancora per caso’ finendo sotto non è stato travolto dai tubi sulla via rulli, un anno fa circa.
Quindi gli operai che dicono, ‘sono quelli delle ditte’, che fa il paio con ‘è stata una fatalità’, ‘bisogna indagare’ o ammettono ‘non voglio mettermi contro Tenaris’, si illudono di avere un posto ed un trattamento privilegiato in fabbrica, ma realmente. Sugli impianti siamo tutti in trincea, ma così si chiamano fuori dalla mobilitazione che serve, tanto sugli impianti che devono funzionare ‘a mille’, tanto tra le molte aziende che si dividono il lavoro in appalto e potenzialmente in subappalto all’interno dello stabilimento.
Mobilitazione che nella situazione delle fabbriche oggi, non può che manifestarsi come una forma di ribellione operaia.
Nonostante il fermo dell'acciaieria, qualche voce tra gli operai delle ditte è stato possibile raccoglierla e non fanno che confermare questo scenario.
-Si è vero abbiamo contratti di lavoro precari, ma nella nostra ditta nessuno viene mandato via. Sono gli operai se ne vanno perché la paga è troppo bassa, tieni il lavoro perché non hai alternative, perché devi regolarizzare i documenti, fare un ricongiungimenti familiare… come immigrati siamo ancora più precari degli altri, ma ci assumono solo così.
-Ho visto predisporre delle putrelle metalliche da usarsi come binari per accedere all’interno di un forno spostate a forza di braccia, assurdo ed entrarvi per far manutenzione senza nemmeno aspettare che la temperatura fosse quella ottimale.
-Noi siamo tutti dispiaciuti per il nostro compagno di lavoro, speriamo che si possa rimettere in salute, ma è inspiegabile che dopo tutti questi giorni non ci sia una descrizione credibile sulla dinamica di questo infortunio, cosa stanno nascondendo?
-I giornali hanno scritto che l'azienda coinvolta nell’infortunio si occupa di manutenzione in fabbrica da trent’anni, ma gli operai che poi lavorano direttamente sull’impianto che esperienza hanno della Tenaris?
-Hanno scritto che la sostituzione della parte del meccanismo di pulizia delle scorte del forno è stata fatta sabato mattina in occasione della chiusura degli impianti, quindi di fatto è una ammissione che queste manutenzioni sono sottoposte a tempi contingentati, quando andrebbero privilegiate le condizioni di lavoro e di sicurezza… la fretta uccide.
E abbiamo ragione a dirlo altrimenti non sarebbe successo l’infortunio.
- ‘nella mia ditta io lavoro bene, sono qui da molti anni, conosco tutti i percorsi e i collegamenti interni, i capi mi dicono vai piano non correre, quando dai reparti mi fanno fretta alla radio rispondo quando ho finito qui, arrivo’. Ma non è così per tutti, non molto tempo fa si è ripetuto lo scoppio delle scorie della fusione a contatto con l’acqua perché non erano raffreddate a sufficienza, si stratta di una reazione potenzialmente molto pericolosa...
- le aziende vedono la manutenzione come un costo, come capitali immobilizzati, meglio chiamare una ditta esterna quando c’è bisogno. Ma si agisce anche in emergenza, c’è la reperibilità e gli operai devono essere pronti e disponibili ed arrivare in fabbrica velocemente. Ma nel quadro della riduzione dei costi anche i contratti di appalto diventano al ribasso e non tutte le ditte accettano e chi accetta a sua volta può farlo per necessità o perché poi si rivale sui lavoratori, sulla paga e sui tempi di lavoro, per alzare comunque i propri margini di profitto.
- le ditte esterne dovrebbero essere assorbite, per le gru soprattutto, ma poi come fai a dire questo servizio si questo no… e adesso sta arrivando agosto!
Pochi in fabbrica conoscono, e ne restano sorpresi, il fatto che tipo 25 anni fa, la manutenzione era gestita da un reparto interno centralizzato con almeno cinquecento operai, che assicurava un grado elevato di conoscenza, esperienza, continuità di intervento, smantellato con la ristrutturazione del servizio dopo la privatizzazione dell’azienda, passando ad una forte presenza delle ditte esterne.

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