solo con la lotta come nei blocchi dei 21 giorni contro "la doppia battuta" può contrastare il piano già scritto di Stellantis supportato dal governo Meloni
da Operai Contro
«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».
Da Basilicata24.it del 27 giugno 2026
Lo
strappo si è consumato ieri pomeriggio all’ingresso della fabbrica
di San Nicola di Melfi. A quel punto una metà degli operai se n’è
andata. Un’altra metà ha invece protestato coi sindacati, e dopo
una trattativa coi vertici aziendali, è rimasta in fabbrica per il
turno. “All’inizio – ci dice un operaio del Montaggio – a noi
che siamo rimasti volevano darci la Cassa integrazione come agli
altri, mentre noi abbiamo preteso che ci venisse segnata la giornata
lavorativa intera, abbiamo messo la benzina per scendere in fabbrica,
dovevano avvisarci prima che non c’era materiale, non siamo mica
pecorelle”.
LO
STRAPPO.
Momenti
di tensione, quindi, determinati dalla mancata comunicazione qualche
ora prima della carenza di materiale. “Ci hanno detto che un mezzo
col materiale necessario, non era giunto in fabbrica. Ma potevano
avvisarci due ore prima, come spesso fanno, e non farci scendere per
poi comunicarci il ‘senza lavoro’ lì, non si fa così, operiamo
in una multinazionale, non nella bottega del bosco: ci vuole più
serietà”. Maestranze divise, quindi, tra chi è rimasto sulla
linea, pretendendo di lavorare, e chi invece ha accettato la
decisione e ha fatto macchina indietro facendo rientro a casa.
I
PRECEDENTI: I 21 GIORNI DEL 2004
Da
segnalare, inoltre, che episodi simili erano già accaduti nella
‘fabbrica integrata’ di San Nicola. Ad esempio nel 2004, poco
prima che partissero gli scioperi dei ’21 giorni’, noti come la
primavera di Melfi. All’epoca, una delle gocce che fece traboccare
il vaso, determinando blocchi e cariche, fu proprio il ripetersi, più
volte di fila, di episodi simili. Ovvero agli operai già in fabbrica
veniva comunicato di tornare a casa con la nota formula del ‘senza
lavoro’. Al quarto, quinto episodio simile, in un contesto già
teso per altre rivendicazioni in corso, scattò la protesta. Fu uno
dei ‘detonatori’ della rivolta. Ma è passato troppo tempo ed è
difficile ipotizzare, in un contesto così mutato, che possa accadere
di nuovo.
E
SE ACCADESSE DI NUOVO…?
Però
non è da escludere che, complice il caldo e i nervi a fior di pelle,
il ripetersi di ‘strappi’ simili, in questa fase, non possa
urtare la base operaia sino alla mobilitazione. “Non siamo mica
pecorelle”, sentenzia l’operaio che ci ha comunicato lo
“snervante” episodio di ieri pomeriggio. Un episodio che si
unisce alla consueta abitudine, da parte dei vertici, di comunicare
alle maestranze di “scendere al lavoro” anche poche ore prima del
turno, generando spesso stress e caos ‘organizzativo’.

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