Il fatto
che, non solo nella "normalità" della società capitalistica, ma anche
nella "normalità" della crisi i ricchi diventano sempre più ricchi e
i poveri sempre più poveri è oramai ripetuto proprio da tutti. E con tanto di
grafici e statistiche: Bankitalia, Ocse, Istat, Eurostat…
Tra i
manager al servizio dei padroni l'esempio di Marchionne, tra gli altri, vale
anche per tutti gli altri: manager pubblici, manager delle grandi banche e gli
amministratori delegati: infatti con un "tesoretto" di circa 27 milioni
di azioni, come riporta La Repubblica del 9 febbraio, è diventato, se lo vuole,
il possibile terzo azionista di Fiat!
Quante più
aziende "ristrutturano", chiudono; quanti più operai licenziano e
costringono ad un salario da fame, a farsi la guerra gli uni con gli altri e a
condizioni di lavoro senza alcuna sicurezza, tanto più guadagnano, si
arricchiscono e si comportano come veri e propri re sia per l'arroganza con cui
trattano tutti quelli che provano a contrastarli, sia per il linguaggio da guerra
che usano.
Marchionne
in particolare, come abbiamo ripetuto più volte, incarna il fascismo padronale.
"Ma che
cosa accadrebbe se l'ad del Lingotto decidesse un giorno di tenere le azioni
che ha ricevuto in questi anni come stock option e stock grant e diventare
azionista? Potrebbe salire fino al secondo posto tra i soci, sia pure a
notevole distanza dagli Agnelli. Anche se oggi sarebbe "solo" terzo.
Chi gli ha parlato in questi mesi racconta che "di fronte a questa ipotesi
la sua reazione è una risata". Eppure ì stato proprio Marchionne, a
Detroit, a spiegare che "stiamo lavorando per preparare adeguatamente la
mia successione, qualsiasi sia il momento in cui avverrà", non prima del
2017."
…
"Così,
sommando le azioni oggi possedute (3 milioni), quelle che otterrà entro il
febbraio 2015 (7 milioni) e quelle che otterrebbe dalla trasformazione delle
stock option, il manager potrebbe contare su un pacchetto di circa 27 milioni
di azioni. Che scenderebbero a 21 nel caso in cui decidesse di pagare con la
vendita di titoli le tasse sull'acquisto (com'è accaduto nel 2012). Con 21
milioni di azioni in portafoglio, Marchionne avrebbe l'1,7 per cento della
società che salirebbe sopra il 2 (al 2,2) se decidesse di tenere tutti i 27
milioni pagando le tasse in altro modo. E con il 2 per cento di Fiat,
Marchionne sarebbe oggi il terzo azionista dopo Exor (30,1 per cento) e a poca
distanza dalla società di investimento scozzese Baillie and Gifford che detiene
il 2,6 per cento."
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