mercoledì 27 maggio 2015

27 maggio - Il Jobs Act colpisce ancora



dal fatto quotidiano


L’Usb protesta fuori dal centro congressi di via Cavour a Roma dove l’azienda Mediaworld incontra i sindacati per discutere della chiusura di sette punti venditain tutta Italia. “Non c’è democrazia, serve una legge sulla rappresentanza, il sindacato di base che soprattutto nella Capitale ha parecchi iscritti è escluso dal vertice” afferma il sindacalista Francesco Iacovone. “Le multinazionali non possono sfruttare il nostro territorio e andarsene con il primo vento di crisi, sbattere per strada 906 famiglie” aggiunge. E’ questo il numero degli esuberi previsto dall’azienda su cui i sindacati dovranno contrattare. Le soluzione prospettate da Cgil, Cisl e Uil sono i contratti di solidarietà e la mobilità. “Le ricette che ci propinano, Jobs act, precarietà, non funzionano. Secondo Renzi siamo fuori dalla crisi? Ecco la prova contraria, siamo noi” affermano i lavoratori. Il timore è che Mediaworld usi lo stato di crisi per puntare su una riorganizzazione aziendale del tutto tecnologica, con punti vendita vetrina, basati su acquisti online. “Vogliono mandarci a casa e assumere nuovi giovani con il Jobs act, con il contratto a tutele crescenti, è più conveniente – temono i dipendenti anche di altre catene di distribuzione come Carrefour, Auchan, Mercatone Uno – e noi dopo anni di lavoro, giovani ma non troppo, subiamo l’ennesima umiliazione, siamo merce da scaricare” chiosano.
  di Irene Buscemi

Nessun commento:

Posta un commento