venerdì 14 agosto 2015

14 agosto - Come in Puglia, anche nel profondo Nord: lavoratore in nero muore nei campi



lo portano a casa per mascherare l'infortunio
E' accaduto a Carmagnola, nel Torinese: la vittima è un bracciante romeno che era pagato in nero. La procura di Asti apre un'indagine
SUCCEDE ancora di morire sul lavoro, senza essere in regola. E non solo al sud, anche in Piemonte. È accaduto quest'estate a Carmagnola, famosa per la Sagra del peperone. E proprio quelli stava raccogliendo lo scorso 17 luglio un bracciante romeno. Si chiamava Ioan Puscasu, aveva 46 anni. Assieme al fratello lavorava da ormai quattro anni in un'azienda agricola in via Pret. Lo hanno visto accusare un forte dolore al petto e poi accasciarsi a terra. Prima di chiamare l'ambulanza, è stato però spostato dai compagni in tutta fretta, forse su indicazione del titolare, nell'abitazione accanto alla cascina che gli era stata assegnata per riposarsi nella pausa pranzo. Sull'accaduto sono in corso le indagini dello Spresal e dei carabinieri di Moncalieri. Ieri è stato girato in Procura ad Asti un rapporto dettagliato su quanto avvenuto quel giorno. Quello che gli investigatori vogliono appurare è se lo straniero sia stato portato dove viveva per farlo stendere, e quindi per un'ingenua forma di cortesia, o sia stato invece tolto dal posto di lavoro proprio per evitare che la verità venisse a galla. Fatto sta che quando l'ambulanza del 118 ha raggiunto la cascina, il romeno era già morto, secondo alcuni testimoni da un'ora e mezzo. In lacrime il fratello che è stato subito informato dai "colleghi". Anche lui lavora in nero nella stessa azienda agricola. E dai controlli effettuati in seguito alla morte del bracciante, è venuto fuori come sia prassi di quella ditta impiegare stranieri senza alcun contratto né qualsiasi forma di tutela. Non è escluso che il romeno si sia sentito male perché vittima di un colpo di calore. Quando si è accasciato stava infatti raccogliendo verdura in una serra dove la temperatura, di per sé già elevata, era resa ancora più insopportabile dall'afa di quei giorni. E dove insomma era impossibile riuscire a lavorare per più ore di seguito. Il proprietario dell'azienda agricola avrebbe poi pagato il funerale dell'uomo e il trasferimento della salma e della famiglia in Romania. "Ma tutto questo non basta  -  attacca Denis Vair, segretario provinciale della Flai Cgil  -  Non si può continuare così. Episodi come questo tolgono il velo su una questione che non si vuole affrontare: anche in Piemonte c'è il caporalato. Ma è venuto il momento di dire basta al lavoro nero". Tra poche settimane ci sarà la Sagra del peperone. "e i tanti che affolleranno le vie di Carmagnola  -  aggiunge Vair  -  devono sapere che dietro i prodotti ci sono delle persone che non solo lavorano e faticano, ma muoiono anche per raccoglierli e coltivarli. Da alcuni anni il sindacato dei lavoratori dell'agricoltura della Cgil porta avanti campagne contro lo sfruttamento del lavoro nei campi piemontesi. È sempre più necessaria una legge regionale su questo tema".

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